Posts Tagged ‘Viviana Filippini’

:: Liberi Junior – Ely e Bea. Il mistero a Pancake Court (Gallucci 2016) A cura di Viviana Filippini

15 ottobre 2016
coco

Clicca sulla cover per l’acquisto

Il mistero a Pancake Court è il decimo volume della serie di libri per ragazze creata dalla scrittrice americana Annie Barrows con protagoniste Ely e Bea. Le avventure delle due amiche per la pelle sono note al pubblico italiano grazie all’editore Gallucci, che ha stampato i volumi in questi anni. Come vuole la tradizione, nella trama le principali protagoniste saranno Ely, bionda, tranquilla e riflessiva che ama deliziarsi con la lettura di libri e, accanto a lei, la moretta Bea, più energica e pestifera dell’amica di sempre. Bea vive nel quartiere di Pancake Court e sua madre le permette di vedere due film a settimana, nei quali non devono comparire parolacce. Bea è attratta dalle avventure in bianco e nero dell’investigatore Al Seven. Ciò che la colpisce di Al è la sua abile capacità di addentrarsi in ogni singolo anfratto per scoprire i misteri che caratterizzano il mondo filmico del quale è protagonista. La piccola dai capelli scuri è così eccitata dalla visione dei vecchi film da mettersi in testa di essere l’investigatore di tutta Pancake Court e, assieme alla sua inseparabile amica Ely, sarà pronta a risolvere tutti i misteri che aleggiano nel suo luogo di residenza. Ancora una volta Annie Borrows riesce a creare una trama nella quale il divertimento, la suspense e la curiosità sono le caratteristiche che animano le vite di Ely e Bea, questa volte alla prese con atmosfere poliziesche nelle quali le due si immergono per gioco. Bea vuole però fare le cose in modo serio e riesce anche crearsi anche un ufficio con targhetta sulla porta e poltrona, recuperando l’occorrente nella vecchia cantina di casa. Le due amiche metteranno in campo tutta la loro astuzia per scoprire, per esempio, cosa si nasconde sotto il tombino in giardino, o perché il postino si è addormentato e la ciabattina è sparita. Ad un certo punto le due amiche dovranno capire perché una corda si allunga da sola e per trovare la soluzione, Ely e Bea coinvolgeranno gli amici dei caseggiati vicini. Le storie con protagoniste Ely e Bea sono di piacevole lettura grazie ad uno stile asciutto che porta l’attenzione sulle azioni delle due bambini, le quali coinvolgono amici e conoscenti, e noi lettori compresi, nelle loro mirabolanti avventure. A rendere ancor a più apprezzabile agli occhi del lettore la storia delle due amiche, le immagini lineari e ordinate dell’australiana Sophie Blackall. Traduzione Mazzarelli P.

Annie Barrows è un’editrice e scrittrice americana famosa per la serie di libri per bambini con protagoniste le due inseparabili amiche Ely+Bea (Ivy & Bean nella versione americana), ma è anche autrice di libri per adulti. La Barrows ha sempre avuto forte empatia con i libri tanto che ha lavorato in una biblioteca quando andava a scuola, ha studiato letteratura inglese all’università e poi è diventata editor. Ha cominciato a scrivere libri per bambini dopo la nascita delle sue due figlie e si è ispirata proprio a loro per creare i personaggi di Ely e Bea.

Sophie Blackall è australiana, ma vive ormai stabilmente a Brooklyn. Le sue illustrazioni hanno vinto diversi premi e sono apparse anche su vari giornali, tra cui il “New York Times”.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Marina Fanasca Ufficio stampa Gallucci.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

:: L’ultimo amore di Baba Dunja, Alina Bronsky, (Keller 2016) a cura di Viviana Filippini

6 ottobre 2016
260-dunja

Clicca sulla cover per l’acquisto

Baba Dunja, protagonista di L’ultimo amore di Baba Dunja di Alina Bronsky è l’emblema dell’amore per la propria terra. Un sentimento così forte che la donna è pronta pure a sfidare le radiazioni che hanno investito il suo paesino d’origine a pochi chilometri da Chernobyl. Baba fa proprio di testa sua tornando a vivere nel posto che le ha dato i natali, togliendo le ragnatele dalla casa e coltivando il suo amato orto, il quale le dona frutti un po’ troppo grandi rispetto alla norma, ma questo alla donna non importa. Baba trascorre le giornate prendendosi cura della propria casetta e facendo visita ai pochi abitanti suoi amici (sono così poco numerosi da stare sulle dita delle mani) anche loro, relitti umani, soli e abbandonati. Tra di loro c’è Marja che non si capacita della morte di Konstantin, il suo gallo; poi ci sono Petrov, Garilov e Jegor, tutti impegnati a ricostruirsi le loro umili vite in un mondo spazzato via del disastro nucleare. Tutto va avanti in modo ripetitivo fino a quando un fattaccio tremendo (un omicidio) metterà in subbuglio l’intero piccolo mondo di Cernovo. Il romanzo di Alina Bronsky è il ritratto di un mondo vittima delle radiazioni nucleari, nel quale la gente che ci è nata non esita a tornarci, nonostante sappia quanto siano gravi le conseguenze dell’assorbimento delle radiazioni stesse. Baba e gli altri mangiano i prodotti della terra che coltivano e non manifestano tutto il terrore dimostrato dagli uomini in tuta isolante che arrivano sul posto per prenderne dei campioni da analizzare, con il fine di verificare quanto sia alto il livello delle radiazioni. Baba più di tutti gli altri si ostina a continuare la sua vita come era prima dell’incidente di Chernobyl, lavorando la terra, andando a fare provviste a piedi nel villaggio vicino, prendendosi cura degli animali domestici. L’anziana è una sorta di eroina del quotidiano, una sopravvissuta che il lettore impara a conoscere pagina dopo pagina, scoprendo che è vedova. A dire il vero il marito è sì morto, ma le compare come una sorta di visione mistica nei momenti di maggiore preoccupazione. La donna è stata infermiera tuttofare e mamma di due figli. La figlia Irina è un chirurgo e vive in Germania e ha una figlia (Laura) per la quale la nonna accumula soldi, anche se poi scoprirà di aver idealizzato un po’ troppo sia l’immagine della figlia, che quella della nipote mai conosciuta. Del figlio, Baba parla poco, sa che è omosessuale e che vive in America, ma si capisce che è lontano in tutti i sensi. Il libro della scrittrice russa, tedesca d’adozione, ci porta dentro al mondo travolto dal disastro nucleare di Chernobyl e ci fa conoscere da vicino la devastazione sulle persone e sull’ambiente che quelle onde dannose portarono nel 1986. Conseguenze vive ancora oggi dopo trent’ anni. Pensando alla protagonista Baba e a quello che è il suo ultimo grande amore ci si rende conto che la decisione della donna è sì un po’ sconcertante, ma ne L’ultimo amore di Baba Dunja di Alina Bronsky, Baba non ama tanto una persona precisa, ma la sua casa e la terra dove lei ha vissuto e dalla quale le sue radici di donna di Cernovo non possono – e non volgiono- essere recise. Traduzione di Scilla Forti

Alina Bronsky è nata nel 1978 a Ekaterinburg, in Russia. Ora vive a Berlino. Tra i suoi libri precedenti pubblicati in Italia ricordiamo: La vendetta di Sasha (2010), I piatti più piccanti della cucina tartara (2012) usciti per E/O e Outcast per Corbaccio.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Keller Editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Liberi junior – Il pigiama verde, Guia Risari (Coccole Books 2016) a cura di Viviana Filippini

30 settembre 2016
pig

Clicca sulla cover per l’acquisto

Il piccolo Andrea è un bambino parecchio capriccioso, che sa dire sempre e solo no! Fosse solo questo a rendere il protagonista de Il pigiama verde una piccola peste, lo si potrebbe accettare, ma il bambino diventa ancora più cocciuto e dispettoso quando deve andare a letto, perché non vuole mai indossare il pigiama. La ragione? È il semplice fatto che il pigiamino gli ricorda troppo l’oscurità della notte, il buio e l’inquietante silenzio che la caratterizzano. Una sera il papà fa un regalo molto speciale ad Andrea: un bel pigiama verde. Il bambino è molto sospettoso e non capisce perché mai dovrebbe indossare quell’affare, ma il babbo gli fa notare che quell’indumento non è un semplice capo d’abbigliamento. Quella è una tuta speciale che gli farà vivere fantastiche avventure. Andrea, un po’ riluttante, indossa il pigiama verde e una volta chiusi gli occhi per dormire, il piccoletto comincerà una serie di inimmaginabili avventure. E così Andrea si trova con una fantastica tuta impermeabile nelle profondità marine dove scorge strane creature, compreso un polipo che cambia colore. In un attimo, il protagonista si ritrova prima nella giungla tra scimmie, uccellini canterini e felini maculati, e poi nello spazio, dove vede stelle luminose e sorridenti. Il libro di Guia Risari è una storia corredata dalle simpatiche e colorate illustrazioni di Andrea Alemanno che rendono agli occhi del piccolo lettore molto coinvolgenti le mirabolanti avventure vissute dal piccolo protagonista. Il pigiama verde di Guia Risari è una piacevole storia che aiuta i bambini a capire come il sonno, grazie ad un piccolo aiuto (in questo caso il pigiama verde) possa diventare una dimensione nella quale riposare con piacere, sperimentando emozionanti e fantastiche avventure.

Guia Risari (Milano, 1971) è laureata in Filosofia morale all’Università Statale di Milano. È specializzata in Studi ebraici moderni in Inghilterra e in Letteratura comparata in Francia, dove ha vissuto per qualche tempo e ha collaborato con diverse università francesi. Ha lavorato come educatrice, giornalista e traduttrice. Scrive racconti, libri per bambini, testi teatrali, saggi, testi surrealisti, poesie. Tiene laboratori, conferenze e corsi di scrittura e lettura. Fra i suoi libri si citano: Jean Améry. Il risentimento come morale sul risentimento nella filosofia occidentale (Franco Angeli 2002), vincitore di cinque premi letterari, L’alfabeto dimezzato. Storie di coccodrilli scottati e scimpanzé in piscina (Beisler, 2007), Il cavaliere che pestò la coda al drago (EDT-Giralangolo, 2008), Gli occhiali fantastici (Franco Cosimo Panini, 2010), Il Decamerino (Mondadori, 2015), La porta di Anne (Mondadori, 2016), Il viaggio di Lea (Einaudi Ragazzi, 2016).

Source: libro inviato dall’autrice, che ringraziamo, al recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Da quassù la terra è bellissima, Toni Bruno, (Bao publishing 2016) a cura di Viviana Filippini

26 settembre 2016
toni

Clicca sulla cover per l’acquisto

Gli anni Sessanta e le tensioni tra Stati Uniti d’America e URRS, dovute alla Guerra fredda, sono al centro della graphic novel Da quassù la terra è bellissima di Toni Bruno, pubblicata da Bao publishing. Due mondi diversi, agli antipodi, alle prese con gli studi e le esercitazioni militari per mandare l’uomo nello spazio. Da una parte, nel paese stelle e strisce, c’è il professor Jones, esperto psicologo e ricercatore presso un’università statunitense. Dall’altra, in Urss, c’è Akim, uomo tutto d’un pezzo, appartenente all’esercito russo che lo sta preparando per una missione spaziale. Due vite lontane, diverse. Un giorno il professor Jones riceve l’avviso di chiamata per la guerra del Vietnam, e visto come stanno andando le cose, il giovane docente è molto preoccupato, ma un suo caro amico ha in serbo per lui una buona via di fuga. Mister Jones potrà evitare la guerra in Vietnam andando in Russia. All’inizio, l’americano non avrà la minima intenzione di partire, ma accetterà la proposta dall’amico e, di conseguenza, la missione da compiere. Arrivato in Russia, Jones dovrà scontrarsi con una cultura diversa da quella americana e con una società nella quale lo straniero è visto con profondo sospetto e lo è ancora di più se americano come lui. Jones, ridotto ad uno straccio dal poco riposo e dallo stress personale, si sente sì uno cencio, ma questo non gli impedirà di cominciare a svolgere il suo lavoro di psicoterapeuta con Akim. Il russo è il pupillo dell’esercito sovietico, però l’uomo è vittima di un qualcosa di sconosciuto (stress e traumi piscologici accumulati e non accettati) che gli impedisce di passare i test necessari per la missione fuori dal globo terrestre. Per mister Jones l’impresa lavorativa sembrerà diventare più complicata del previsto in quanto, oltre alle pressioni del governo russo – che non vede progressi, ma solo pecche nel lavoro che l’americano sta compiendo- il giovane professore dovrà scontrarsi con il muro di omertà e incomunicabilità dietro il quale si nasconde Akim. Tra tazze di caffè bollente, sigarette, gelide giornate e notti insonni, un po’ alla volta lo psicologo Jones non solo riuscirà a sconfiggere la ritrosia di Akim ma, diventando suo amico, lo aiuterà, con semplici espedienti (spostare i mobili nello studio delle sedute o cominciare a parlare di sé per aiutare il militare ad esporsi) ad affrontare le proprie paure, portandolo a parlare e a riflettere sui propri tormenti. La storia di Toni Bruno ricostruisce un’epoca storica del nostro passato recente nella quale le tensioni e la competizione tra Stati erano, e lo sono ancora oggi in certi casi, sempre dietro l’angolo. Da quassù la terra è bellissima è la narrazione per immagini di un’amicizia capace di andare oltre le diversità culturali e aldilà gli interessi politici, riscoprendo il lato umano dei protagonisti, spesso costretti a sentirsi solo degli ingranaggi della macchina governativa, per la quale il fallire e il sentimentalismo sono inaccettabili.

Toni Bruno è nato a Catania nel 1982, vive e lavora a Roma. Autore legato all’attivismo politico e all’editoria indipendente, ha disegnato per case editrici come Newton Compton e per riviste come L’Unità, Il Misfatto, Mamma! Antifanzine, Ztl Free Press, Sherwood Comix e tante altre. Ha illustrato i booklet degli album “Siamo Guerriglia”, “Rumbo al socialismo XXI” e “Banditi senza tempo” della Banda Bassotti. Ha pubblicato numerosi graphic novel quali Non mi uccise la morte- La storia di Stefano Cucchi (Castelvecchi Editori, 2009), Lo psicotico domato (Nicola Pesce editore, 2010) e Kurt Cobain- Quando ero un alieno (Edizioni BD, 2013) poi tradotto negli Stati Uniti, in Canada, in Spagna, in Brasile e Francia.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: La notte più buia, Monika Held, (Beat, 2016) a cura di Viviana Filippini

15 settembre 2016
bnhk

Clicca sulla cover per l’acquisto

Heiner e Lena. Una coppia che vive la propria vita alla ricerca della tranquillità. Lena e Heiner sono i protagonisti di La notte più buia di Monika Held, e Heiner ha un’ossessione particolare: un vasetto con dei sassolini. Appena qualcuno gli fa visita, Heiner prende il vasetto, invita l’ospite a mettere le due dita dentro ai sassolini e poi chiede cosa siano. Le tante persone che hanno fatto questo gesto hanno dato diverse risposte, ma la verità, una volta scoperta, è quella che li ha lasciati più sbalorditi. Heiner è un sopravvissuto ad Auschwitz e per lui il passato nel campo di concentramento è divenuto una vera e propria fissazione che non gli da’ tregua, anzi ne è diventata la parte integrante della sua vita e di quella di Lena. Il legame tra il sopravvissuto e la donna è iniziato nel 1964, quando Heiner Rosseck, superstite di Auschwitz si trova a Francoforte, in tribunale per deporre al processo in corso contro i crimini compiuti dai Nazisti. L’uomo che, come emerge in ogni pagina, non ha mai superato del tutto il trauma dell’internamento, è costretto non solo a rivedere i perfidi aguzzini che aveva incontrato nei campi negli anni Quaranta, ma è obbligato a raccontare il passato, proprio per incastrare i colpevoli, per smascherare il ruolo, le responsabilità e le atroci azioni compiute dagli imputati nei campi di prigionia. Rivivere il dramma delle giornate della deportazione scatenano in Heiner un grave stress psicofisico ed emotivo che lo debilita in modo profondo. Proprio in tribunale una giovane donna, Lena, si accorge dello shock che tormenta l’uomo e lo soccorre. Questo gesto di solidarietà scatenerà tra i due una vera e propria amicizia che si trasformerà in storia d’amore. La notte più buia è un viaggio dentro alla vita passata di Heiner, dalla quale emerge quanto le sofferenze vissute nel campo di prigionia siano per lui dei segni incancellabili che hanno condizionato molto anche il suo rapporto con la ex moglie e con la figlia. Heiner ha visto fallire il suo matrimonio ma, nonostante tutto il soffrire, grazie all’incontro con Lena, è riuscito ancora ad innamorarsi. La nuova compagna del protagonista, come noi lettori, diventa testimone della vita di Heiner. Allo stesso modo, come molti altri sopravvissuti, Heiner torna ad Auschwitz dove porta Lena. Qui, nel luogo del dolore e della morte, come altre persone scampate al massacro, il sopravvissuto racconterà il suo dramma descrivendolo in ogni singolo e minimo dettaglio. Il bisogno di Heiner di esprimersi e di far conoscere quel passato è così grande che si ha come l’impressione che lui si senta quasi a proprio agio nel posto dove ha patito così tanto dolore e dove ha lavorato trascrivendo i nomi di centinaia di migliaia di innocenti uccisi dal regime, la cui unica colpa era di essere ebrei. La notte buia è una testimonianza molto intensa sullo sterminio degli ebrei durante la Seconda guerra mondiale ma, allo stesso tempo, la storia della Held diventa un monito per tutte le nuove generazioni a non dimenticare mai il passato, per non compiere, ancora, gli errori che costarono la vita a milioni di innocenti. Traduzione di Riccardo Cravero.

Monika Held è nata nel 1943 ad Amburgo. Per molti anni è stata corrispondente per il magazine Brigitte, scrivendo su Italia, Albania, Buthan, Paraguay, Guatemala e Mongolia. Ha ottenuto numerosi premi per i suoi articoli e per il suo impegno politico, tra cui il German Social Prize, l’ELisabeth-Selbert. Preis, il Reporting Prize e la Polish Medal. Attualmente vive in Germania, a Francoforte sul Meno.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’ufficio stampa BEAT.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il volo della famiglia Knitter, Guia Risari, (Bohem editore, 2016) a cura di Viviana Filippini

9 settembre 2016
knitter-h230

Clicca sulla cover per l’acquisto

Quanti di voi piccoli e grandi lettori avete mai pensato di volare? Credo che almeno una volta nella vita, tutti lo abbiamo immaginato e ne Il volo della famiglia Knitter, il nuovo libro per bambini di Guia Risari edito da Bohem, questo accade davvero ai protagonisti della trama. Al centro della storia c’è la famiglia Knitter composta da papà Knitter, mamma Knitter, figlio 1 Knitter, figlio 2 Knitter, una cane, una gatto e un canarino. Una famiglia tranquilla che ha solo un problema a sopportare il grande caldo della città dove vive. Tutto finisce nel momento in cui il canarino giallo spicca il volo e insegna a volare a tutta la famiglia. All’inizio sembra che i Knitter abbiano serie difficoltà di volo, ma appena avranno appreso dal canarino tutti i trucchetti per librarsi nell’aria, inizieranno a compiere mirabolanti viaggi alla scoperta di mondi nuovi. La storia creata da Guia Risari, arricchita dalle immagini delicate e colorate realizzate da Anna Castagnoli, è avventurosa e insegna ai piccoli lettori quanto sia importante non smettere mai di fantasticare e di stupirsi delle piccole cose che la vita riserva. Volare nel cielo blu con le ali piumate e con le proprie braccia è quello che permette ai protagonisti di questa vicenda di trovare mondi sconosciuti e di continuare a muoversi liberi nell’orizzonte infinito, scoprendo nuove dimensioni naturali, animali, persone, usi e costumi, dei quali non si conosceva l’esistenza. Uno degli aspetti che mi ha incuriosito de Il volo della famiglia Knitter di Guia Risari è il fatto che i personaggi non abbiano nomi propri e non a caso noi li conosciamo come papà e mamma Knitter, figlio 1 e figlio 2. Potrebbe sembrare un dettaglio irrilevante, ma il fatto che i membri della famiglia Knitter non abbiano nomi di persona specifici, dal mio punto di vista rende ancora maggiore il processo di immedesimazione del piccolo lettore con la famiglia creata dalla Risari, facendolo sentire ancora più partecipe e coinvolto nell’emozionante volo sulla ali della fantasia e della vita.

Guia Risari (Milano, 1971) è laureata in Filosofia morale all’Università Statale di Milano. È specializzata in Studi ebraici moderni in Inghilterra e in Letteratura comparata in Francia, dove ha vissuto per qualche tempo e ha collaborato con diverse università francesi. Ha lavorato come educatrice, giornalista e traduttrice. Scrive racconti, libri per bambini, testi teatrali, saggi, testi surrealisti, poesie. Tiene laboratori, conferenze e corsi di scrittura e lettura. Fra i suoi libri si citano: Jean Améry. Il risentimento come morale sul risentimento nella filosofia occidentale (Franco Angeli 2002), vincitore di cinque premi letterari, L’alfabeto dimezzato. Storie di coccodrilli scottati e scimpanzé in piscina (Beisler, 2007), Il cavaliere che pestò la coda al drago (EDT-Giralangolo, 2008), Gli occhiali fantastici (Franco Cosimo Panini, 2010), Il Decamerino (Mondadori, 2015), La porta di Anne (Mondadori, 2016), Il viaggio di Lea (Einaudi Ragazzi, 2016).

Source: libro inviato al recensore dall’autore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Basilicò, Giulio Macaione, (Bao publishing, 2016) a cura di Viviana Filippini

5 settembre 2016
bnh

Clicca sulla cover per l’acquisto

Giovanni, Agata, Diego Maria, Rosalia e Santo, sono i quattro fratelli protagonisti della graphic novel Basilicò di Giulio Macaione edita da bao publishing. Tutti i ragazzi si trovano catapultati a casa della madre non però per festeggiare il compleanno della donna come avevano in previsione, ma per la sua morte improvvisa. Il libro a disegni di Macaione parte da un fatto drammatico per ricostruire la vita di questa famiglia dove la madre, Maria, ad un certo punto si troverà da sola a crescere tutti i figli. La storia per immagini è un viaggio alternato tra presente drammatico dei ragazzi, che devo confrontarsi con l’improvvisa scomparsa dalla congiunta e il passato fatto da flashback molto utili a lettore per comprendere delle verità non del tutto chiare per i ragazzi. O meglio, chi legge il libro le conosce subito, mentre i protagonisti della vicenda le apprenderanno piano piano e questo stravolgerà per sempre l’immagine che avevano della madre e quella del padre. I frammenti dell’esistenza della famiglia di Maria sono intervallati da sfiziose ricette di cucina, corredate da un unico e solo ingrediente segreto, che evidenziano quanto per la donna sia importante mantenere viva la tradizione culinaria siciliana. Leggendo Basilicò si scopre come la vita di Maria non si stata facile, anzi la donna ha sempre combattuto e lottato per dare ai propri figli il giusto benessere e valori importanti e solidi attraverso i quali costruire le proprie vite. In realtà più ci si addentra nella storia, più ci si accorge di come le esistenze di Giovanni, Agata, Diego Maria, Rosalia e Santo siano molto complesse e pure in conflitto con quello che la madre ha insegnato loro. Giovanni ha sposato una donna che pensa più all’apparire e all’essere; Agata lavora precariamente in un call center ed è convinta che prima o poi (ad un certo punto sembrerà sempre poi) i suoi quadri avranno successo. Diego Maria passa da un fidanzato all’altro; Rosalia ha sposato un medico, ma non esita a farsi un amante e Santo, il più piccolo, fa il giornalista giramondo. Esistenze sull’orlo della crisi che entrano in conflitto costante tra loro e con la madre, Maria sottolinea questo stato di profonda precarietà che le caratterizza. La mamma punzecchia in modo continuo i figli, non lo fa con cattiveria, ma questo suo modo di fare, che vorrebbe per portare i figli a riflettere sulla loro vita, non fa altro che infastidirli e creare conflitti con lei e pure tra di loro. Ad un certo punto i ragazzi, tutti riuniti attorno alla salma della madre verranno a conoscenza di una dolorosa e impensabile verità, che stravolgerà per sempre l’idea che avevano dei due genitori. Il fumetto di Macaione ha un andamento circolare, nel senso che all’inizio si incontra la morte ed essa torna anche alla fine, con dati e fatti più concreti e corposi per i protagonisti e per i lettori che comprenderanno il senso di tante cose dette e fatte dalla donna. Basilicò di Giulio Macaione è il ritratto di una famiglia dove la cucina è il collante tra le parti e le sue immagini mettono in evidenza quanto a volte il mentire non sia da interpretare come un atto di meschinità, ma piuttosto è lo strumento migliore utilizzato per poter tutelare in modo costante l’ esistenza delle persone amate.

Giulio Macaione è nato a Catania nel1983, è cresciuto a Palermo e vive a Bologna dove si è diplomato all’Accademia delle Belle arti. Nel 2005 ha debuttato con il corto Mortén, vincitore del concorso “Otto tavole per Mondo Naif” indetto da Kappa Edizioni. Sempre con Kappa, pubblica i romanzi grafici The Fag Hag e Innamorarsi a Milano, entrambi su testi di Massimo De Giovanni. Con Comma 22 pubblica Ofelia, tradotto anche in Francia da Edithion Physalis. Con Renbooks pubblica I colori del vicino e sta lavorando al prossimo fumetto Alice from dream to dream, ambientato negli Stati Uniti, dove ha vissuto per un periodo. Il suo blog è giuliomacaione.blogspot.it.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

:: La strada del nord, Anila Wilms (Keller editore, 2016) a cura di Viviana Filippini

2 settembre 2016
vbg

Clicca sulla cover per l’acquisto

La strada del nord è il primo romanzo della scrittrice albanese Anila Wilms e, non a caso, l’autrice lo ambienta proprio nella sua terra di nascita, creando un intreccio narrativo nel quale il lettore potrà ritrovare diversi generi letterari che vanno dallo storico al giallo dal sapore di intrigo internazionale. La vicenda è ambientata nella Tirana degli anni Venti, per la precisione nel 1923, quando il vecchio impero si è dissolto alla fine della Prima guerra mondiale, lasciando spazio alla formazione di un nuovo stato albanese. Questo cambiamento provoca nelle genti del posto, in particolar modo nella popolazione della montagna che vive seguendo la legge del Kanun, una sete di vendetta nei confronti del governo appena nato, pronto a tutto pur di radicarsi nella polverosa città di Tirana. In questo luogo arriva Julius Grant, ambasciatore americano, al suo primo incarico davvero importante. Grant è orgoglioso del lavoro da svolgere, perché la sua missione è quella di verificare la presenza, più o meno concreta, di giacimenti di oro nero (petrolio) in Albania. Una realtà quasi certa attorno alla quale già ci sarebbe l’interessamento di vari attori economici e geografici come le compagnie petrolifere di inizio Novecento, l’Italia e il Regno Unito. La situazione si complica in un giorno del 1924, quando un ingegnere forestale tedesco arriva a Tirana con due corpi senza vita, appartenenti a due giovani americani assassinati su un ponte. Questo fatto, oltre a mettere in subbuglio l’ambasciatore Grant, in realtà scombussola parecchio la già instabile situazione politico-sociale dell’Albania. Tutti parlano dell’omicidio, i politici, i giornalisti e la gente comune si scatenano in domande e nella ricerca di risposte per capire chi abbia ucciso i due giovani e perché. Delitto politico o tragica causalità del destino si alterneranno in una narrazione dinamica nella quale gli intrallazzi e gli interessi economici e politici dimostrano di andare ben oltre il valore umano delle persone. La Wilms per scrivere questa storia ha preso spunto da un fatto realmente accaduto in Albania nel 1924 e questo le ha permesso di delineare a noi lettori un mondo travolto dal caos completo. Un piccolo microcosmo all’interno del quale il brutale assassinio di questi giovani stranieri si rivela essere un fatto che non fa altro che peggiorare la già precaria condizione del neonato stato albanese. Le dinamiche narrative interne al libro della Wilms sono interessanti perché dalla ricerca del colpevole, si passa alle questioni sociali e a quelle politiche. Un movimento che pian piano delinea i differenti eventi e questioni politiche che travolsero il nascente Stato. Ne sono un esempio gli schieramenti politici che vedevano opporsi, da una parte, il vescovo Doroteus, dall’altra, il giovane Fauf Henry, pronto a fare qualsiasi cosa pur di ottenere il dominio sull’Albania. La strada verso il nord della Wilms è un po’ romanzo giallo perché c’è un omicidio da risolvere, ma allo stesso tempo, il libro è un affresco storico che porta noi lettori allo scoperta della vita politica, sociale di un mondo (l’Albania) sottoposto, in quell’epoca del Novecento, a modernizzazione forse un po’ troppo forzata e inaspettata per un popolo molto legato ai valori tradizionali. Traduzione dal tedesco Franco Filice.

Anila Wilms è nata nel 1971 a Tirana, in Albania, dove ha studiato Storia e Filologia. Nel 1994 si è trasferita a Berlino.

Source: libro inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Keller Editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

:: Il ponte delle Vivene, Davide Dotto, (Ciesse edizioni, 2016) a cura di Viviana Filippini

28 luglio 2016
byt

Clicca sulla cover per l’acquisto

Il ponte delle Vivene è il primo romanzo di Davide Dotto, il quale affonda le proprie radici nel mondo delle credenze e nel folclore popolari della Valle del Chiese. Tutto ruota attorno ad un antico castello incastrato nella roccia e ad un antico ponte di corda che attraversa lo strapiombo che sta dietro alla costruzione. Una sorta di confine tra il mondo degli uomini e quelle delle Vivene. Chi sono queste figure? Secondo i montanari della zona sono degli spiriti che custodiscono e proteggono la memoria della valle e che si manifestano in esseri che hanno la sembianza di donna. In questo mondo, in bilico tra realtà e tradizione atavica, arriva a vivere, da fuori della valle, Giuseppina novella sposa di Oreste. La giovane donna non solo dovrà abituarsi ad uno stile di vita per lei del tutto nuovo, ma dovrà farsi accettare anche da tutti i membri della comunità della Valle del Chiese. Un po’ alla volta, Giuseppina riuscirà ad integrarsi, ma la mancanza di un figlio che le permetta di sentirsi davvero parte del suo nuovo mondo la porterà a chiedere una sorta di intercessione allo spirito misterioso della Vivena, senza sapere quali saranno le conseguenze derivanti dalla sua scelta. Il ponte delle Vivene è una storia avventurosa nella quale la vita quotidiana dei protagonisti s’intreccia con figure leggendarie che si tramandano di generazione in generazione.Le Vivene cambiano aspetto fisico, ma sono sempre donne, caratterizzate da una saggezza profonda che il popolo ammira e allo stesso tempo teme. Nel libro ci sono figure femminili come Marlena, Adelina, Zoe che nel loro modo di fare e pensare hanno un qualcosa in più che le rende simili e, allo stesso tempo, diverse da tutti coloro che le circondano. Il ponte delle Vivene di Davide Dotto è un viaggio in un mondo che ci potrebbe sembrare lontano dai nostri tempi, ma da questa narrazione emerge quanto sia importante per le generazioni del domani mantenere vive e salde le radici del passato e delle credenze popolari.

Davide Dotto è nato a Terralba nel 1973 e vive nella provincia di Treviso. Laureato in giurisprudenza all’università di Padova nel 2000, è impiegato amministrativo presso un ente locale. Lettore onnivoro, da anni riempie quaderni di pensieri, note, impressioni. Da questi sono stati tratti racconti pubblicati i diverse antologie. Ha collaborato con Scrittevolemente.com, è tra i redattori di Art-litteram.com e cura il blog Il nodo della penna.com. Questo è il suo primo romanzo.

Source: inviato dall’autore che ringraziamo.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Un’ intervista con Guia Risari, a cura di Viviana Filippini

25 luglio 2016

oXUQZFrCiao a Guia Risari e benvenuta a Liberi di scrivere per raccontarci un po’ come è nato Il viaggio di Lea, edito da Einaudi Ragazzi

V: Come è nata la trama del Il viaggio di Lea?

G: Sono stata sollecitata da Lodovica Cima: in qualche modo, è lei che devo ringraziare. In quel periodo, cercava un testo che parlasse della vita e del suo senso. L’idea è nata da una spinta in questa direzione e poi ha seguito il suo cammino.

V: C’è qualche situazione particolare della vita reale che ha influenzato la creazione della piccola Lea, una ragazzina alla ricerca delle risposte sul senso della vita e della morte?

G: Non è stato difficile immaginare una situazione di solitudine, fuga e ricerca. Le domande di fondo di Lea, poi, sono quelle che ci facciamo tutti. Solo che spesso rifuggiamo dal cercare le risposte, voltiamo pagina, dimentichiamo. Sono esperienze che appartengono a ognuno di noi. Io, da piccola, scappavo spesso di casa. Andavo a vivere – per interi pomeriggi! – in solaio; da lì saltavo sui tetti e mi avvicinavo al cielo, che mi è sempre parso un ottimo interlocutore. Non ho mai dimenticato i motivi di questa inquietudine, anche se non sempre ho accesso ai tetti…

V: Nel tuo libro riabiliti la figura del gatto che, purtroppo, spesso e volentieri nel corso della storia e della tradizioni popolare ha assunto valore negativo. Per Lea Porfirio cosa rappresenta?

G: È vero; il gatto, che pur cacciando i topi ha garantito agli uomini di conservare tante derrate alimentari, è stato spesso oggetto di persecuzioni e torture. Quand’era nero, poi, gli si attribuiva un’indole diabolica. In realtà, essendo il gatto nero più robusto e longevo, viaggiava spesso sulle navi dei pirati, segnalandone la presenza. Di qui l’idea che portasse sfortuna. Porfirio nel mio romanzo rappresenta l’anima realista, un po’ cinica e disincantata della storia. Ha attraversato vari secoli e vissuto in tanti paesi, collezionando una gran quantità di esperienze e ricordi, da cui pesca con estrema libertà per far fronte al presente. Non ha illusioni, non si nasconde dietro sogni impossibili: conserva tuttavia curiosità e voglia di sperimentare. È l’amico ideale di Lea che, al contrario, si cura dalle ferite della vita con una buona dose di illusioni.

V: La protagonista inizia un viaggio e ha un’interessante abitudine, quella di disegnare e fare dei ritratti di alcune delle persone che incontra sul suo cammino. Questo riprodurre la realtà mettendola su carta e interpretandola in modo personale perché è importante per Lea?

G: Credo sia importante per tutti quelli che s’immergono nella realtà fino quasi a perdere i contorni di sé trovare un modo per fermarsi, prendere le distanze e osservare le cose con un certo distacco. La mediazione della carta – un ritratto fatto di segni o di parole – a questo serve. A confrontarsi con quel che avviene e con la propria visione, a studiare a fondo i dettagli, a dare un’interpretazione, a posizionarsi.

V: Il viaggio compiuto dalla protagonista le permetterà di incontrare persone di diversi caratteri e professioni, che le mostrano i diversi aspetti che la vita può avere. Quanto è importante per la protagonista confrontarsi con queste realtà umane?

G: Per la protagonista, come per tutti noi, il mondo sarebbe incompleto senza un confronto con gli altri. Questo significa misurarsi con la diversità, con visioni peculiari e a volte inconciliabili della vita. Significa allontanarsi dal centro, dal proprio centro, per guardare l’esistenza con occhi diversi; tornare alle proprie posizioni e avere il coraggio di abbandonarle o modificarle radicalmente. Non è un processo indolore, a volte è disorientante, è una piccola lotta e in parte una perdita, di certezze, di terreno, di stabilità. Ma è un processo indispensabile che arricchisce la vita di colori e sfumature.

V: Ad un certo punto accanto a Lea compare la piccola Ipa. Le due ragazzine diventano subito amiche e si sostengono a vicenda come se si scambiassero insegnamenti reciproci. Volevo sapere se le loro caratteristiche fisiche (una bionda, l’altra mora, una con gli occhi azzurri, l’altra no) sono una scelta voluta (mi hanno ricordato il giorno e la notte, la luce e la tenebra, la vita e la morte) perché ha un particolare significato o è dettata da fini stilistici (solo per differenziare le due)?

G: Le opposizioni sono parte della vita e insieme compongono un quadro completo e armonico. Così è per questi due personaggi: Lea fugge dalla vita per cercare il senso della morte; Ipa compie il cammino opposto. E non è un caso che s’incontrino in treno e quindi in cammino perché il rapporto tra vita e morte non si può capire che in itinere.

V: Che differenza c’è tra lo scrivere per bambini e per adulti?

G: Crescere e invecchiare non sono un processo coerente e uniforme. Non si abbandona uno stato per un altro. Non c’è un regno dell’infanzia, uno dell’adolescenza, la giovinezza, la maturità, la vecchiaia. Esiste piuttosto un continuum che fa convivere tutte queste età nel presente: conserva tracce e tratti del passato e anticipa quelli del futuro. Per questo non c’è, secondo me, un modo per parlare o scrivere per bambini e un altro per adulti. Ci sono tante voci che ci abitano e la capacità di non metterle a tacere per corrispondere a un’immagine comoda e artefatta di sé. Se si vive con pienezza, si è in grado di conservare la voce bambina e di trattarla come una voce adulta. Per questo nascono poi dei libri “trasversali” che parlano a tutti.

V: Se dovesse/si scegliere una canzone da abbinare a questo libro, quale sarebbe?

G: Close to Paradise di Patrick Watson.

V: Già al lavoro su altre scritture? Se sì di cosa tratteranno (se puoi dircelo)?

G: Ho da poco terminato di scrivere un romanzo per adulti che definirei “biblico” perché racconta di Dio, della creazione del mondo, di Lucifero, di Adamo ed Eva, della cacciata dal paradiso in chiave umoristica. A settembre invece usciranno in contemporanea, tre albi per l’infanzia: Il volo della famiglia Knitter (Bohem Press) che parla di volo e libertà, Se fossi un uccellino (ELI edizioni) che è una poesia dedicata alle piccole creature alate e Il Pigiama verde (Coccole Books) che racconta le meraviglie prodotte da un pigiama. In questo momento, sto scrivendo contemporaneamente tre romanzi – uno per adulti e due per ragazzi – ma sono tutti troppo all’inizio perché li possa raccontare. Ci sono storie che nascono già con una strada tracciata: bisogna solo avere l’abilità di seguirla. Altre che si rivelano invece mobili e incerte; si scoprono andando e rivelano le loro sorprese solo si sa attendere con pazienza e continuare, nonostante la meta cambi posizione e obblighi a clamorose virate. Le tre storie che sto cercando di “catturare” mi obbligano a questo tipo di scrittura imprevedibile, che è una rivelazione quotidiana. Appena ne saprò di più, anch’io potrò raccontare meglio.

:: Sassi vivi, Anna Rottensteiner, (Keller 2016), a cura di Viviana Filippini

18 luglio 2016
vr

Clicca sulla cover per l’acquisto

Sassi vivi di Anna Rottensteiner, edito da Keller, parte da un lungo flashback di Franz, uno dei protagonisti della trama, e conduce noi lettori alla scoperta del passato e della vite che i personaggi letterari vissero con tutti gli effetti e le conseguenze derivanti dalla Seconda guerra mondiale. Il romanzo della Rottensteiner è un viaggio tra i ricordi del passato e i dolori del presente. Negli anni Trenta/Quaranta del Novecento, teatro della narrazione è il Sudtirolo dove il giovane Franz vive con la madre che deve compiere un’importante decisione: aderire al Reich, mantenendo in questo modo la possibilità di continuare a seguire usi e costumi propri, o accettare l’annessione all’Italia, rinunciando però alle proprie radici culturali. La donna non accetterà nessuna delle due opzioni, trovandosi a vivere in una situazione nella quale lei e il figlio saranno guardati con dubbio e sospetto. Il tutto si complicherà ancora di più quando la madre di Franz deciderà di ospitare Armando, un professore romano, non ben visto dai sud tirolesi, perché sospettato di essere vicino al fascismo. Ad un cero punto, l’uomo verrà raggiunto da un certa Dora, la sua amata figlia, simpatica ed esuberante, che ha “perso la testa” (nel senso che lo ammira molto) per Mussolini. I destini di Franz e della ragazza si intrecceranno in modo indissolubile, quando lui, partito come soldato per il fronte, la ritroverà a Salò. Sassi vivi si addentra nei destini esistenziali dei due giovani, che finita la guerra si trasferiranno nei paesi nordici dove Dora comincerà a realizzare una serie di sculture – i sassi vivi- che la aiuteranno a fare memoria di tutto il male visto e vissuto durante il conflitto bellico. Il dolore e il senso di colpa che opprimono la donna saranno così gravi da impedirle di trovare la pace e la tranquillità esistenziale per vivere con Franz. Dora, schiacciata dal peso della sofferenza confesserà tutto il suo male esistenziale a Franz – e a noi lettori- per non aver mai compreso fino in fondo il padre Armando, non un fascista come tutti credevano, ma un partigiano che aveva sempre cercato di metterla in guardia dal suo ammaliamento per il regime. In questo piccolo romanzo la Rottensteiner mette nella trama non solo una storia d’amore, ma tutta una serie d’importanti tematiche ancora attuali al giorno di oggi. Tra le pagine ci sono il conflitto fra la generazione dei padri e quella dei figli; l’avversione verso coloro che non avendo scelto con chi schierarsi erano visti come dei traditori e come persone delle quali non fidarsi; il fatto che le guerre separano le persone impedendo loro di conoscersi realmente e, ancora, l’atmosfera di caos completo dell’Italia dopo il 1943. I sassi vivi realizzati da Dora sono opere d’arte, ma a lei permettono di dare forma alle individualità e al ricordo delle persone che ha conosciuto e, purtroppo, anche perso a causa della guerra e della incomprensioni. Sassi vivi di Anna Rottensteiner è una storia intensa, nella quale gli spettri del passato danno il tormento a Dora nel presente impegnata nella ricerca costante della pace persa. Traduzione Carla Festi

Anna Rottensteiner è nata nel 1962 a Bolzano, ha studiato letteratura tedesca e slava a Insbruck e ha poi lavorato per librerie e case editrici. Dal 2003 dirige il centro di letteratura LiteraturhausamInn. Sassi vivi è il suo primo romanzo. A febbraio 2016 è uscito il suo secondo libro NureinWimpernschlag.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Un ringraziamento a Silvia Turato dell’ufficio stampa Keller.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

 

:: L’ultimo bicchiere di Klingsor, Torgny Lindgren, (Iperborea 2016) a cura di Viviana Filippini

13 luglio 2016
cvx

Clicca sulla cover per l’acquisto

Klingsor. Quando ho letto il nome nel titolo del libro L’ultimo bicchiere di Klingsor di Torgny Lindgren edito da Iperborea, ho cominciato ad avere un chiodo fisso in testa, perché mi ricordava qualcosa. A forza di scavare nella memoria mi sono ricordata che Klingsor è anche il protagonista del romanzo autobiografico di Herman Hesse (L’ultima estate di Klingsor), uscito nel 1920, con protagonista un pittore dalla vita appassionata e, ad un certo punto, in crisi. In realtà, anche il Klingsor di Lindgren è un artista, lui fa il pittore e chi leggerà il libro conoscerà la sua storia seguendo i passi e le ricerche che due critici stanno raccogliendo per farne un libro. La vicenda, ambientata nei paesi nordici, parte dal momento in cui il pittore Klingsor cammina nel bosco e trova su un ceppo di legno, ben saldo e ritto, un vecchio e antico bicchiere – l’ultimo- utilizzato da un suo lontano parente per sbronzarsi a Pentecoste. Quel bicchiere, rimasto intatto dopo un secolo, diventa per Klingsor una sorta di oracolo, dal quale il protagonista prende spunto per una propria riflessione personale – e molto particolare- sul senso della realtà. Klingsor afferma che ogni cosa esistente sulla faccia della terra è materia viva e pulsante, anche quando essa appartiene a quegli oggetti e cose che si ritengono inanimati. Per esprimere quella che per Klingsor è una vera e propria rivelazione, lui inizia a prendere lezioni di pittura per corrispondenza da una certa Fanny. Nella trama narrativa le loro lezioni a distanza diventeranno il mezzo per lo scambio di opinioni pittoriche ed esistenziali, e quando Klingsor comunicherà alla docente la sua sacra verità, lei si dimostrerà molto scettica. Lo additerà come un visionario e come un artista molto vicino agli uomini primitivi che veneravano gli oggetti o si creavano feticci. Klingsor non si farà intimorire da nulla e da nessuno, anzi reagirà con la sua ironia congenita, quell’arma che lo sostiene sempre, senza tradirlo mai, nella sua indagine esistenziale e filosofica. Il pittore non ascolta le critiche e gli attacchi, ma procede nel suo creare e cercare, facendo quadri su quadri, anche se in realtà le tele ritraggono solo oggetti e sempre gli stessi. La ricerca di Klingsor diventa per lui una vera e propria ossessione, e chiodo fisso è pure la indefinibile, ma squisita, zuppa ribollita più volte, che l’uomo usa come pasto dal quale recuperare energia e lo stimolo per continuare a cercare la sua verità. Questo impegno costante non impedirà al pittore di trovare moglie (la stessa Fanny) e di andare oltre la critiche di tutti coloro che non coprendono il suo bisogno di dipingere. Il personaggio creato dallo svedese Lindgren è un uomo originale, fuori dai canoni tradizionali, a tratti potrebbe sembrare folle e un individuo strambo da tenere ai margini della società ma, per Klingsor, protagonista di L’ultimo bicchiere di Klingsor i giudizi altrui sono irrilevanti, per lui dipingere non è solo un semplice mettere colori sulla tela. Per il pittore Klingsor muovere la mano sul quadro è un atto fisico ed emotivo, è un raccontare e sostenere il fatto che per lui non esiste confine tra la vita e la morte, perché la materia – anche se inanimata- è vita e la vita è materia. Traduzione Carmen Giorgetti Cima. Postfazione Lucio Morawetz.

Torgny Lindgren nato nel 1938 nel Västerbotten, nel nord della Svezia, è uno degli autori più originali ed eclettici per temi e scrittura della narrativa scandinava contemporanea. Accademico di Svezia, insignito dei più prestigiosi premi in patria e all’estero, dal Premio del Consiglio Nordico al Prix Fémina, e definito da Le Monde “tra i veramente grandi”, è noto anche in Italia per gli otto titoli già tradotti, tra cui BetsabeaPer amore della verità e La ricetta perfetta.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca dell’ Ufficio Stampa Iperborea.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.