“Vampiri” è il volume totally black con eleganti scritte dorate, edito da Skira per la collana Gotica, nel quale sono raccolte tre storie di vampiri: “Dracula” di Bram Stoker, “Carmilla” di Joseph Sheridan Le Fanu e “Il vampiro” di John W. Polidori.
Le tre opere letterarie sono le prime ad essersi occupate della misteriosa figura del vampiro succhia sangue. “Dracula” di Bram Stoker, uscito nel 1897 e ispirato alla figura del conte Vlad III principe di Valacchia, apre la raccolta e trascina il lettore in un mondo cupo, tetro, nel quale il male incarnato dal Conte si manifesta in Transilvania e anche in Inghilterra. Accanto ad esso ci sono due racconti che lo hanno preceduto e che evidenziano come l’interesse per la misteriosa figura del vampiro fosse già presente prima del lavoro di Stoker. Abbiamo l’horror “Carmilla” di Le Fanu, un racconto ambientato in Stiria e pubblicato nel 1872. Qui il vampiro è una donna, o meglio ha le sembianze di una ragazza dalla salute un po’ cagionevole che viene ospitata della giovane Laura. Tra le due nasce subito una profonda amicizia, anche se, Laura a volte non comprende l’affetto un po’ troppo espansivo che Carmilla ha per lei. Inoltre Carmilla, che ama svegliarsi tardi e prova ribrezzo per i canti religiosi assomiglia molto, forse troppo, ad un vecchio ritratto di Mircalla, contessa di Karnstein, vissuta duecento anni prima e signora di quella terra. Poi una strana malattia che colpisce Laura e le improvvise sparizioni notturne di Carmilla mettono in evidenza che forse qualcuno, dentro alla pagine del racconto, non è chi vuole far credere di essere. Il terzo racconto presente nel tomo di Skira è “Il vampiro” di Polidori, uscito in Inghilterra nel 1819 e primo racconto della letteratura moderna con protagonista l’omonima creatura leggendaria. In esso Aubrey, giovanotto inglese, incrocia il suo destino con quello di Lord Ruthven, un individuo del quale si sa poco o nulla, ma che sta avendo grande successo nella società di Londra. Aubrey incontra Lord Ruthven e lo segue a Roma, poi l’agire del Lord spinge il ragazzo ad andarsene altrove: in Grecia. Qui Aubrey incontra Ianthe, se ne innamora e lei gli racconta la storia del vampiro e poco dopo viene ritrovata cadavere. Dentro le pagine della storia si susseguono strane morti, sparizioni di personaggi che sembrano deceduti, ma non lo sono e verità agghiaccianti che lasceranno senza parole – e qualcuno altro senza sangue- i protagonisti e il lettore. Le tre vicende sono un misto tra fantasia e horror ma, allo stesso tempo, i tre scritti evidenziano temi ancora attuali oggi come il fascino per il mistero, l’attrazione e la repulsione per ciò che è sconosciuto, la paura del diverso e della morte, e anche una buona dose di manipolazione psicologica che si scatena nei personaggi non sempre consci delle proprie azioni. Il libro “Vampiri” è una riscoperta di alcuni classici della letteratura horror e delle paure che tormentano da sempre gli esseri umani, corredato anche da un’interessante appendice con una serie di immagini del passato con protagonista la misteriosa ed enigmatica figura del vampiro. Traduzioni di Remo Fedi, Andrea Montemagni, Attilio Brizzi e Angelo Randazzo.
Abraham Stoker, detto Bram (1847–1912), è stato uno scrittore irlandese, divenuto celebre come autore di Dracula, uno fra i più conosciuti romanzi gotici del terrore. Autore di “Dracula”.
Joseph Sheridan Le Fanu (1814–1873) è stato uno scrittore irlandese, ricordato soprattutto per le sue storie di fantasmi e di paranormale. Autore di “Carmilla”.
John William Polidori (1795 –1821) è stato uno scrittore e medico britannico. Autore di “Il vampiro”.
Source: inviato dall’editore, grazie a Letizia Castiello dell’ufficio stampa.
“Il golem” è un romanzo di Gustav Meyrink pubblicato a puntate su una rivista fra il 1913 e il 1914 e poi in volume nel 1915. Da poco Skira editore lo ha ripubblicato con “Vampiri”, per dare il via alla sua nuova collana Gotika, che indaga il mondo dell’Occulto attraverso una nuova edizione dei classici della letteratura internazionale. “Il Golem” è uno dei più noti esempi di letteratura espressionista degli anni Venti del ‘900. Quello scritto da Meyrink è però un golem nuovo, poiché nelle pagine del romanzo la creatura è un’entità sì presente ma non definita, anzi è una presenza sfuggente che agisce seminando panico e terrore. Il golem di Meyrink non è quindi il classico mostro in materia grezza obbediente e devoto e ben radicato nella cultura tradizionale ebraica, la sua creatura letteraria è in un certo senso l’incarnazione del male, della maniacalità e della depravazione umana. La storia ha al centro la figura di Athasius Pernath, un intagliatore di pietre preziose ebreo. Un giorno Pernath si trova nel duomo di Praga e davanti a lui gli si para un individuo con il quale scambia il proprio cappello. Questo gesto, che potrebbe sembrare semplice e banale, catapulterà l’intagliatore a rivivere in una sorta di surreale sogno-visione la sua vita all’interno dell’antico ghetto ebraico di Praga. Pernath non è l’unico a sperimentare questa strana situazione dove accadono eventi drammatici in serie. Con lui ci sono il vecchio rigattiere Aaron Wassertrum, il quale per come agisce e per come si esprime è la rappresentazione del male incarnato. A fargli da contraltare nella raffigurazione del genio del bene c’è, invece, la figura di Hillel, un impiegato al municipio ebraico. Accanto a loro ci sono Miriam, la figlia di Hillel e Charousek, uno studente di medicina con un carattere sfaccettato e da scoprire. Il tutto prende forma in una Praga del passato, una città un po’ cupa, oscura e misteriosa, nella quale oltre alla fede, alla cabala, permane attorno ad ogni persona e cosa un’inquietante sensazione di mistero e pericolo incombente. Con “Il golem” Meyrink attua una vera e propria analisi della psiche dei diversi personaggi che agiscono nella trama narrativa, tutti profondamente tormentati e afflitti da conflittualità interiori e, per questo, coinvolti in una doppia lotta, una con il mondo e l’altra con il proprio io. Leggendo “Il golem” di Meyrink si ha come la sensazione che ognuna delle creature letterarie incarni le ossessioni e le paure di un animo umano incapace di affrontare le proprie angosce e il golem che alleggia sempre attorno a loro senza essere visto in modo chiaro e netto ne è la metaforica rappresentazione. Traduzione Carlo Mainoldi.
“Chi ha bisogno di te” è il nuovo romanzo edito da Elisabetta Bucciarelli, per Skira. La protagonista è una ragazzina di 17 anni, Meri, ma questo non deve indurre il lettore a pensare che la storia narrata sia per un pubblico di adolescenti. La ragione? Semplice. L’autrice mette in gioco un percorso di ricerca esistenziale e di senso del vivere che coinvolge anche i lettori. Meri, a differenze della compagne di classe, non ha ancora trovato il vero amore, lo sta cercando e questa impresa non è per niente facile. La ragazzina si divide tra scuola e casa, dove vive con una madre che la educa all’amore per le piante e ai loro semi e che le parla citando, in ogni occasione, frasi delle canzoni dei Queen. Tra i banchi di scuola, invece, Meri ha Sara, la sua migliore amica e le due si dividono tra libri, quaderni, chiacchiere e giochetti da ragazzini. Quello che emerge dalla narrazione della vita scolastica è che la protagonista ha sì gli stessi interessi e anche manie delle compagne, ma a Meri accadrà qualcosa di particolare. Ad un certo punto della sua giovane vita, l’adolescente cresciuta a piante e rock comincia a ricevere dei fogliettini di carta con scritto dei messaggi. Frasi mirate, precise, e solo chi la conosce bene può sapere certe cose di lei. Meri è spiazzata, perché non ha la più pallida idea di chi potrebbe essere il misterioso mittente, ma questo non le impedirà di agire per scoprire chi sia il portatore di messaggi e per dare un senso al suo vivere. “Chi ha bisogno di te” è un romanzo dal ritmo ironico, ma mai banale, e musicale, non solo perché ci son le canzoni di Freddie Mercury e Co., ma perché le relazioni, le amicizie, gli eventi, i dialoghi di Meri con chi la circonda, sembrano la melodia in movimento su uno spartito musicale. Una musica con variazioni sul tema, che narrano il cammino di una giovane donna pronta ad affacciarsi alla vita. Il romanzo della Bucciarelli è romantico, ma non mieloso, anzi direi che è diretto e incisivo, nel senso che nonostante il vivere sia spesso imprevedibile, la protagonista lotta per trovare un valore per la propria identità, e per farlo le serviranno tante esperienze e incontri. Questi eventi possono essere identificati come delle vere e proprie prove che Meri deve affrontare per capirsi e comprendere il mondo che la circonda. E allora la storia della scrittrice milanese può essere definita anche romanzo di formazione, proprio perché per la protagonista – e pure molti dei personaggi letterari che lei incontrerà- scatterà un vero e proprio processo di trasformazione e cambiamento. “Chi ha bisogno di te” di Elisabetta Bucciarelli è una delicata storia di crescita, nella quale le ansie di un giovane cuore diretto verso l’età adulta sono raccontate con garbo. Qualità che ci donano una trama coinvolgente, con un’ottima colonna sonora (io sono un po’ di parte perché adoro i Queen) e nella quale ogni lettore potrebbe trovare, o ritrovare, un po’ di sé.























