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:: Juibilaeum di Luigi De Pascalis (Rai Libri 2025) a cura di Patrizia Debicke

30 giugno 2025

La fede e il potere. Bonifacio VIII, il potente Papa con la spada, l’Ordine dei Templari governato da Jacques de Molay, il Re di Francia Filippo IV il Bello asceso al trono nel 1286 ad appena diciassette anni. È tra Parigi e Roma che si svolge  la storia  narrata da Luigi De Pascalis nel suo nuovo romanzo. Ma subdoli tradimenti, intrighi e cospirazioni lastricano la strada verso l’evento che cambierà per sempre la storia dell’Occidente cristiano: il primo Giubileo..
A.D. 1299/1300 è uno degli anni  e uno  dei momenti più vitali per  le sorti del papato retto da  Bonifacio VIII, Benedetto Caetani, il feroce pontefice della potente famiglia campana,  che  dal 1294  al 1303 resse  con la sua spada e la sua decisa ideologia teocratica  il governo di Roma e della storia  della Chiesa.
La storia, non ufficiale, lo vuole anche assassino (e magari ci azzecca), del suo  predecessore  il monaco Celestino V che dopo pochi  mesi aveva rinunciato al papato con l’avviso e l’appoggio  di Bonifacio VIII, esperto canonista ma in seguito proprio da lui imprigionato nella Rocca  di Fumone di sua proprietà per timore dei suoi rivali. La sua esistenza in vita avrebbe potuto infatti spingerli a  rimettere in gioco il sant’uomo e usarlo come antipapa.
Ma Bonfifacio è anche un uomo con acciacchi. Infatti benché , dall’aprile del 1295, avesse avviato la  sua prodigiosa attività di governo, di tanto in tanto era costretto a rallentare , per i suoi  gravi disturbi del ricambio, soffriva di gotta, ma e soprattutto di  calcoli renali che difficilmente gli concedevano tregua . Unico rimedio valido  era il continuo consumo dell’acqua di Anticoli (odierna Fiuggi), che gli veniva portata espressamente a Roma con carovane di muli. Solo più tardi avrebbe cominciato a seguire alcuni rimedi suggeriti per ora a distanza e per lettera dal famoso medico catalano Arnaldo da Villanova per  alleviare i suoi mali.
Già verso la fine del 1299  aveva cominciato a diffondersi  al di là delle Alpi e altrove la voce che il Papa aveva  intenzione di promulgare un giubileo con il quale potrebbe concedere l’indulgenza plenaria a tutti  coloro che nel 1300 sarebbero venuti a visitare  le basiliche romane. Una voce che aveva dilagato ovunque, spingendo tanti pellegrini, anche francesi, a mettersi in viaggio verso Roma.
Ma c’era un ma, per promulgare un Giubileo  con disinvoltura Bonifacio VIII avrebbe preferito poterlo appoggiare su dei precedenti ecclesiastici.
Ragion per cui mischiato tra questi pellegrini  era partito da Parigi, viaggiando in incognito per conto del Gran Maestro anche il templare Goffredo di Charnay. Aveva   ricevuto l’incarico di consegnare a Bonifacio VIII, per facilitare il suo compito, un importante documento, una pergamena che citava  un dimenticato giubileo indetto  un secolo prima  ma di  riferire anche che il tesoriere parigino dell’Ordine, nominato proprio dal papa, sottraeva  importanti  somme  destinate ai Templari in  favore di Filippo IV, sovrano da tempo in grave dissenso con il pontefice.
Goffredo  aveva scelto di  viaggiare da solo su strade secondarie, ma poco sicure  nel timore di essere seguito dai sicari di Nogaret, il perfido e diabolico  guardasigilli del sovrano francese. Ciò nondimeno mettendo anche in gioco la sua sicurezza salverà sul San Bernardo da un’aggressione dei briganti tre “pellegrini”: marito, moglie e la giovane e bellissima figlia, Berenice. Da quel momento il conturbante fascino della ragazza riuscirà pian piano a  conquistare i sensi e il cuore del templare che, benché abbia finora rispettato i voti di castità pronunciati tanti anni prim,  finirà  per soccombere alla tentazione.  
Al quartetto , il templare e la famiglia di pellegrini, dopo aver superato il lago di Bolsena si unirà il medico Arnaldo da Villanova, in viaggio  per Roma per porre rimedio ai mali di Bonifacio. Giunto miracolosamente in tempo per portare soccorso a Charnay, caduto con i compagni in un secondo agguato di banditi e  poi dopo averlo curato dalla brutta ferita riportata, caricarlo sul suo carro fino alla comune  meta.  Ma sulla loro stessa strada c’è anche un turcomanno, Nadir, inviato di nascosto dal Gran maestro con una copia dei messaggi affidati a Goffredo.
Cosa stanno architettando  i templari? Mentre nel frattempo a Roma un mercenario  ex generale  bizantino, Demetrio Iliades, cerca per conto di Bonifacio di scoprire cosa  di orribile avviene all’Hostaria de l’oca…
Un romanzo avvincente, con una perfetta  ricostruzione storica, per una trama che introduce  il lettore coinvolgendolo dalla prima all’ultima pagina  in uno dei momenti più significativi del Tardo Medioevo.
Una straordinaria ricostruzione storico ambientale di Luigi De Pascalis  che, con le sua consueta bravura e grande cultura storica,  affiancando i  suoi  ben calibrati personaggi  di fantasia abilmente mischiati a quelli realmente vissuti con una coinvolgente narrazione romanzesca, ci riporta indietro nel tempo a vivere fatti e situazioni realmente accaduti.

La “fede” e il potere temporale o teocrazia era il principio  irrinunciabile di  Bonifacio VIII. Per il quale  il papa, oltre ad essere sommo pontefice della Chiesa cattolica (e quindi a detenere il sommo potere spirituale nella cristianità), era anche sovrano e addirittura avrebbe voluto mantenere quella stessa sovranità su tutta la cristianità. Esercitando di diritto la teocrazia la dottrina secondo cui Dio è la fonte diretta di ogni potere, sia quello spirituale, cioè religioso, sia quello temporale, ossia terreno: pertanto la Chiesa deve coincidere con lo Stato o lo Stato deve essere subordinato alla Chiesa. Poiché la salvezza delle anime è considerata superiore a ogni altro interesse materiale, la teocrazia presuppone la sottomissione del potere temporale a quello spirituale e, di conseguenza, dei laici all’autorità del clero (vedi Iran ai giorni nostri.)

Luigi De Pascalis è un autore di narrativa storica e fantastica. Ha pubblicato romanzi e numerosi racconti in riviste, quotidiani e antologie. Per due volte ha vinto il Premio Italia per la letteratura fantastica e il Premio Acqui Storia nel 2016. Tra i suoi romanzi ricordiamo quelli della serie di Caio Celso (La dodicesima Sibilla. Un’indagine di Caio Celso, Rosso Velabro, Il signore delle furie danzanti. La prima indagine di Caio Celso, Il collezionista di sogni), La pazzia di Dio (finalista Premio Acqui Storia), La morte si muove nel buio (finalista Premio Acqui Storia e Premio Salgari), Notturno bizantino, la lunga fine di un impero (candidato al Premio Strega e vincitore del Premio Acqui Storia 2016), Il sigillo di Caravaggio, Il pittore maledetto, La congrega segreta. Come illustratore ha realizzato Pinocchio, graphic novel sul romanzo di Carlo Collodi.

:: L’ingrato di Sacha Naspini (e/o 2025) a cura di Patrizia Debicke

15 giugno 2025

Un sottile, ma efficace analisi psicologica, un’ ambientazione accennata  quel tanto che basta, con poche succinte ma acute pennellate, e una trama lineare sono caratteristiche tipiche  di Naspini, su cui poggiano di continuo  sensazioni e fatti nuovi da scoprire nel corso della narrazione.
Scopriamo nell’Ingrato  tutti i pregi e gli innumerevoli difetti della piccola provincia  dove tutti conoscono tutti (in questo caso  abbiamo  un paesino immaginario  della Maremma  toscana ) e diventano la scusa per una giusta e bene motivata denuncia della maldicenza.  Questo brutto vizio subdolo, affilato, talvolta usato anche da  persone insospettabili. La maldicenza è come il venticello che si accompagna come un gemello alla  calunnia, ricordate Rossini?: “va scorrendo, va ronzando; nelle orecchie della gente s’introduce destramente nelle teste e nei  cervelli fa stordire e fa gonfiar….” Ma  può anche esplodere … Ecco infatti e  anche qui nel suo  primo breve romanzo, oggi rivisitato da Naspini, la maldicenza cittadina si dilata per sfogare  la tensione emotiva  di fronte a un nugolo di insoddisfazioni, preoccupazioni, quelle non mancano mai, fino a diventare incontrollabile.  
Luigino Calamaio, fiorentino d’origine,  di professione maestro elementare vive ormai da vent’anni a Le Case, borgo arrampicato  sulle colline dell’entroterra maremmano. Sempre gentile, riservato ed  educato. in paese, è considerato una persona perbene. A parte quel  “vizietto”  di poco conto .
Sì, perché Calamaio ha una vera e propria incontenibile  passione: dipingere alla maniera di Toulouse Lautrec ma non si sente all’altezza di creare nuove opere. Ritrae  le sue modelle, immergendole  nell’atmosfera e nelle situazioni  dei quadri di Lautrec e poi  conserva i quadri in un sottoscala di casa sua, in paese.  Un tempo gli piaceva guardare le bambine senza vera malizia, così solo mentre andavano in bagno, ma non per motivi sessuali solo per lasciarsi ispirare dalle loro nudità ma, dopo aver rischiato di farsi scoprire da una rossina Chiara Rambaldi,  aveva smesso per sempre.  La cosa era stata fatta passare dalla scuola come una crisi isterica di una bambina in lutto per  la morte di un familiare.
Da quel momento Calamaio aveva chiuso, limitandosi  a scorrazzare per la campagna alla  ricerca di idee, atmosfere ma e soprattutto, dopo aver  corretto  i compiti, a chiudersi  a lavorar di pennello  nel suo sottoscala,  e a rigenerarsi catapultandosi  idealmente in un’altra epoca, creando ardite riproduzioni  di Lautrec.
Solo, ormai prossimo alla pensione, nessuna storia d’amore importante nella sua vita ( ha avuto solo un paio di relazioni sbagliate finite presto).
Ma la sua vita ripetitiva di uomo verrà interrotta dal ritorno di Chiara, Chiaretta Rambaldi   la ragazzina dai capelli rossi diventata, donna arrivata a Case Nuove in compagnia di  un giovane come lui  e immersa fino al collo  nel mondo della droga. E quando sola e senza più mezzi, avrà bisogno di sostegno e di aiuto per disintossicarsi, il maestro, il  Calamaio, sarà l’unico a darglielo e ad accoglierla in casa.  Da quel momento farà di lei la modella per i suoi quadri, affezionandosi a lei. Ma  mal gliene incoglie perché in breve, Luigino Calamaio si troverà  prigioniero  di una serie di eventi e maldicenze incontrollabili in paese, mentre gli si  rinfaccia l’ingratitudine, di lui, accolto proveniente dalla città, che non è si adattato alle ferree regole di una comunità contemporaneamente giudice, carnefice e vittima di se stessa.
La vox populi l0 condanna per qualche cosa di non noto, addirittura  inesistente ma percepito come immorale, nato da oscene fantasie che passando  di bocca in bocca, si ingigantiscono  trasformandosi, come in bocca a Don Bortolo nel Barbiere di Siviglia, da un venticello in temporale fino a deflagrare  in un colpo di cannone.
Tutto perché il povero maestro , il Calamaio, ha superato i sacri confini del conformismo, un vero delitto senza possibilità di appello per una società gretta e chiusa che può soltanto  accogliere o respingere.
Lui infatti, innocente vittima di quel gioco al massacro verrà  emarginato e  ridotto alla  solitudine, solo oggetto  di sgarbi ed offese , come  un qualcosa di nocivo da eliminare . E quando le malelingue parlando,  provocando, esasperando e ferendo, faranno tanto male al punto da causare la sua reazione , a quel punto  sarà la sua fine.

Sacha Naspini è nato a Grosseto nel 1976. È autore di numerosi racconti e romanzi, tra i quali ricordiamo I sassi (2007), Cento per cento (2009), Il gran diavolo (2014) e, per la e/o, Le Case del malcontento (2018 – Premio Città di Lugnano, Premio Città di Cave, finalista del Premio Città di Rieti; da questo romanzo è in fase di sviluppo una serie tv), Ossigeno (2019 – Premio Pinocchio Sherlock, Città di Collodi), I Cariolanti (2020), Nives (2020), La voce di Robert Wright (2021), Le nostre assenze (2022), Villa del seminario (2023), Errore 404, Bocca di strega (2024) e L’ingrato. Novella di Maremma (2025). È tradotto o in corso di traduzione in quasi 50 Paesi: Stati Uniti, Canada, UK, Australia, Francia, Cina, Corea del Sud, Grecia, Croazia, Russia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Egitto (con distribuzione in tutti gli Stati arabi), Germania, Olanda, Austria, Svizzera, Catalogna, Spagna (con distribuzione in Argentina, Messico, Cile, Perù, Colombia, Repubblica Dominicana, Costa Rica, Uruguay.). Naspini scrive per il cinema.

:: I banchieri del diavolo di Vito Bruschini (Newton Compton 2025) a cura di Patrizia Debicke

12 giugno 2025

Marion Clementi, è una ragazza con forti carenze affettive, orfana fin da ragazzina, ha subito forti traumi che cerca  di superare  con l’aiuto di uno psicanalista, ma è  anche un’ aspirante scrittrice alla ricerca di un editore per il suo primo romanzo. Con l’aiuto del vicino di casa, un noto scrittore , riuscirà  a far arrivare alla sua editor  la bozza del suo libro. Questa, intuendo nello scritto delle possibilità lo inoltra a Ulisse Aldrovandi, proprietario dell’omonima casa editrice. Aldrovandi, pur concedendo un colloquio a Marion, valuta il suo testo non ancora all’altezza di una  pubblicazione e  le propone invece, al corrente della  sua preparazione in materia,  un lavoro da ricercatrice in Vaticano  per conto del  famoso scrittore francese Michel Constantin. Costantin  sta lavorando a un saggio sul Jacques Necker, il banchiere svizzero  padre della celebre Madame de Staël, che alla fine del Settecento con Luigi XVI si era  arricchito con numerose speculazioni.
Marion decide di accettare  la proposta, intanto perché  sarà ben pagata e in più imparerà a fare i primi passi nell’ambiente editoriale e letterario.
Ottenuta l’autorizzazione a entrare nell’Archivio Vaticano, all’accettazione troverà, impegnato in veste di prefetto laico responsabile della biblioteca,   Tommaso, suo ex compagno universitario, con cui dieci anni prima  ha  persino avuto un filarino. Nei giorni successivi, scavando e rovistando tra gli innumerevoli documenti dell’archivio, troverà  poco su Necker e invece  quasi per caso un fascicolo con sopra scritto 1793 l’anno dell’inizio in Francia del Terrore, l’orrenda  carneficina  che aveva coinvolto reali, aristocratici, borghesia e gente comune.  E dentro un interessante contenuto: in diverse lettere da lui indirizzate alla sua amante  Juliette Drouet la conferma dell’esistenza di una copia in tedesco, di un manoscritto inedito di Victor Hugo sulla famiglia Bergmeyer, una delle famiglie di banchieri più antica famosa e ricca del mondo. Una copia quindi che dovrebbe contenere il seguito del suo ultimo romanzo pubblicato , inizialmente previsto come il primo di una trilogia.
Solo dopo lunghe ricerche troverà anche quel testo, di cui nessuno conosceva l’esistenza e  in cui si spiegano modi e tempi della fulminea ascesa della famiglia Bergmeyer, diventata alla fine del 1800 tra le più importanti entità bancarie internazionali. Tempi e modi che si dimostrano quasi un’accusa contro di loro, secondo Hugo responsabili di gran parte delle guerre dell’epoca, grazie alle quali la dinastia ha accumulato tali ricchezze da essere considerata la famiglia più facoltosa della storia dell’umanità.
E qual’era  il loro segreto? Semplice: ogni volta si alleavano con entrambi i contendenti. Per  esempio, nelle guerre napoleoniche i Bergmeyer del ramo francese finanziarono Napoleone, mentre quelli del ramo inglese Wellington. Per loro non contava chi vinceva tra i due. In un modo o nell’altro i vincitori sarebbero stati sempre loro, i Bergmeyer e le loro banche.

Quello in mano a Marion rappresenta quindi un vero e proprio atto d’accusa contro l’alta finanza che, grazie a quella dinastia, ancora oggi condiziona la vita economica del mondo occidentale.
Ma il suo iniziale entusiasmo per quella straordinaria scoperta verrà quasi annullato da una tragedia. Recatasi  a casa di Constantin infatti, per metterlo al corrente, scoprirà lo scrittore barbaramente assassinato con un’ascia bipenne. E non solo lui perché poco lontano dal suo cadavere scoprirà anche quello della governante, ma invece di chiedere aiuto, fuggirà terrorizzato confidandosi solo con la sorella Nora. Ma i delitti non sono finiti. Dopo Costantin e la governante toccherà all’agente letteraria. Insomma una serie di brutali omicidi, che in qualche modo sembrano legati a quel manoscritto  perduto di Hugo ciò nondimeno man mano, che l’incredibile storia di Victor Hugo riverbera nel presente, par voler ruotare intorno oltre che a quegli omicidi  anche  alle delicate e complesse vicende private della protagonista che ne ha fatto la scoperta. Forse a qualche  inquietante segreto a lei legato?
Molto, troppo inquietante.
Le indagini della polizia, guidate dalla tenente Viola Monarca, sembrano non approdare ad alcun risultato, solo  l’intuito del sottotenente Salvo Cammarata farà notare che  le date degli omicidi paiono quasi rappresentare scelte cabalistiche con  rituali esoterici.
I banchieri del diavolo riprende dunque  la storica trilogia citata  dallo stesso Victor Hugo nella prefazione di L’uomo che ride e che, unitamente a Novantatré, nelle intenzioni dello scrittore francese avrebbe dovuto comprendere un terzo e ultimo romanzo dedicato agli oscuri legami tra monarchia e banchieri.
Romanzo che è un mix di generi perfetto: storico, giallo, politico-economico, psicologico anche se a ben guardare praticamente romanzo nel romanzo. Con colta e suasiva ricostruzione e ritmo incalzante, infatti ci introduce da  un racconto che si svolge nel XIII secolo a  una narrazione contemporanea con una ben documentata ricerca storica che regala al lettore una approfondita conoscenza di quelle che furono le origini dell’alta finanza dalla fine del ‘700. Appassionante fino all’ultima riga, attraverso una ricostruzione, immaginifica ma molto realistica, dei movimenti storici che hanno costruito le prime oligarchie finanziarie della vecchia Europa, il romanzo getta luce su quanto il nostro presente politico, sociale ed economico derivi dall’ascesa di grandi famiglie di banchieri senza scrupoli che ancora oggi ambiscono a sovvertire i delicati equilibri internazionali e a conquistare (se non lo hanno già fatto) il potere mondiale.»

Vito Bruschini, artista, designer, giornalista professionista, dirige l’agenzia stampa per gli italiani nel mondo «Globalpress Italia». Con Giorgio Bocca ha scritto le dieci puntate di “Storia degli Italiani – Dall’Unità al Terrorismo” mentre, per il teatro, è stato autore di “Sotto un cielo di bombe”, una rievocazione del primo bombardamento di Roma.
Il suo primo romanzo, edito da Newton Compton nel 2009, si intitola “The Father. Il padrino dei padrini” e parla della storia della mafia dalla Sicilia agli Stati Uniti. In seguito, sempre con Newton Compton, ha pubblicato anche “Vallanzasca. Il romanzo non autorizzato del nemico pubblico numero uno” e “La strage. Il romanzo di Piazza Fontana”, riscuotendo un notevole successo di critica e pubblico. Il suo ultimo romanzo si intitola “Educazione criminale. La sanguinosa storia della banda dei Marsigliesi” e parla della storia di una delle più spietate bande criminali del secondo dopoguerra. 

:: Il canto degli innocenti di Piergiorgio Pulixi (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

10 giugno 2025

Un protagonista stuzzicante per “Il canto degli innocenti”  primo capitolo della serie dei Canti del male,  : Vito Strega, un omone, quasi un colosso, (alto un metro e novantacinque), che gira in Mini Minor 1971, descritto come “forte, irascibile e sanguigno”, ma anche un colto laureato, con ben tre lauree: giurisprudenza, filosofia e psicologia, ma forse complessato da antiche e mai dimenticate storie familiari che gli rovinano la vita. Uomo tutto d’un pezzo, educazione militare, figlio d’un ammiraglio, ex combattente in Kosovo , con alcune storie alle spalle che vorrebbe  dimenticare, e talvolta generoso al punto di farsi male.
Una storia ambientata in una città sconosciuta e che pare quasi avulsa dalla realtà, ma con tante cose che richiamano il presente, dove  l’omicidio di una giovane studentessa getta la polizia nel caos.  A uccidere è stata un’adolescente di appena tredici anni. E non sarà l’unico caso : una serie di efferati omicidi, di inesplicabili delitti con il perverso sapore di vendetta, ribellione o riscatto, commessi da adolescenti fra i dodici e i quindici anni, metterà in ginocchio chi dovrebbe garantire giustizia, portando alla disperazione e al lutto tante famiglie . Una parte dei superiori e dei colleghi ritengono il commissario Vito Strega, brillante investigatore, uomo geniale e tormentato, sospeso dal servizio per aver sparato a un collega in circostanze misteriose e in attesa di un agognato  reintegro,  dopo il parere positivo di una strizzacervelli,  il solo in grado di fermare quella  orrenda a catena mortale.
L’unico capace di risolvere quello spaventoso enigma  e  che, con l’ esperienza di chi ha studiato psicologia, filosofia e legge, e l’istinto di chi non accetta  mai verità di comodo, dovrà indagare sottotraccia, sorretto solo dall’amica e collega ispettrice Teresa Brusca e l’acquiescenza del vice questore Palomara.
Ciò nondimeno  ogni pista che imboccherà pare voler celare un intreccio più oscuro. E dovrà  diffidare da indizi e particolari che potrebbero spingerlo fuori strada.
Ma poi chi mai avrebbe armato la testa e la mano  di questi ragazzi? Cosa si nasconde dietro la loro furia?  L’arduo percorso da  affrontare per  riuscire a tirare le fila e arrivare a una soluzione  sarà tutto in salita perché, se in letteratura esiste il tabù per cui i bambini e i ragazzi dovrebbero essere sempre innocenti, stavolta questo tabù verrà sgretolato e  spazzato via non solo dal fatto  che i ragazzi di Il Canto degli innocenti commettano terribili delitti, ma anche per quanto il farlo  dia loro tanta soddisfazione o almeno pare.
In questo suo primo episodio della Saga del Male, Pulixi tocca con mano un discorso e un problema strisciante : il Male attecchisce sotto i nostri occhi e trova terreno fertile nelle menti più fragili e suggestionabili, quelle dei giovanissimi in un mondo sempre più dominato dai video giochi e dai social network.
Ma perché poi questi ragazzi arrivano a uccidere con tanta rabbia? Cosa li spinge o chi? C’è una mente perversa dietro di loro? Un burattinaio che li plagia e coordina le loro mosse?
Molto   intrigante la prima parte con  il personaggio di Vito Strega, uomo  intelligente e motivato  benché si lasci coinvolgere troppo  in una alcune drammatiche scenate e magari inutili  scazzottate.
Ben calibrati nella narrazione i suoi principali comprimari,  il vice questore, la sua gatta Sofia e la strizzacervelli psicologa, la ex moglie , la sua ispettrice, l’inquietante seduttrice ufficiale dei carabiniere, l’amica bambina vicina di casa con nonna  saggia e molto simpatica, che ci incuriosiscono quanto basta .
Insomma  fatti i debiti patti con una certa indispensabile esagerazione della fiction, la storia tiene e mette addosso il pizzicorino in attesa del seguito,  pare affollato da molti futuri  episodi (promessi) per raccontare le mille facce del male ai giorni nostri. L’aspettiamo.

Piergiorgio Pulixi nato a Cagliari nel 1982, vive a Milano. Ha pubblicato Perdas de Fogu (Edizioni E/O 2008), L’albero dei Microchip (Edizioni Ambiente 2009), Donne a perdere (Edizioni E/O 2010) e la serie poliziesca iniziata con Una brutta storia (Edizioni E/O 2012) e La notte delle pantere (Edizioni E/O ecc.ecc.

:: Morte per un manoscritto di Luigi Guicciardi (Damster 2025) a cura di Patrizia Debicke

2 giugno 2025

Modena, primi di luglio: il commissario capo Giovanni Cataldo e il nuovo collega l’ispettore Franco Greco, pugliese, Rinaldi è appena andato in ferie,  chiamati da Don Zamboni salgono al primo piano dell’antico palazzo abbaziale di Nonantola.
Il prete infatti di primo mattino ha rinvenuto in una stanza il cadavere con la gola tagliata da una lama affilatissima di Don Rinaldi, studioso emerito. L’omicidio di un religioso  nell’edificio monastico   potrebbe essere solo un caso come tanti per il commissario capo Giovanni Cataldo, se non fosse per il particolare che la vittima  stava inventariando un misterioso  fondo archivistico da poco scoperto nella storica abbazia. Una scossa di terremoto all’inizio o meglio un assestamento tellurico  ha infatti  provocato il crollo  ai primi dell’anno  della parete di una cappella annessa all’edificio religioso dentro la quale  è stata ritrovata una specie di cassetta contenente delle carte molto antiche.  
Trattandosi di bene religioso assegnato alla cura del vescovo, questi aveva affidato di autorità  le relative ricerche e catalogazione a Don Rinaldi, un personaggio all’altezza per competenza, affinché svolgesse intanto un esame preliminare su quei preziosi  documenti.
Il filo conduttore, al di là del  modus operandi dell’assassino, si scoprirà presto essere  l’insistente  voce  in circolazione su un  presunto ritrovamento di alcuni canti originali della Commedia di Dante Alighieri, che nella cittadina  soggiornò durante l’esilio. Potremmo forse essere sulle tracce di un fantomatico manoscritto di Dante Alighieri, che sarebbe stato ben nascosto dal tredicesimo secolo nell’Abbazia di Nonantola?
Esisterà davvero oppure si tratta di una favola per gli sciocchi? Potrebbe essere detto manoscritto la causa degli ben altri  tre omicidi che  nel giro di pochi giorni, commessi con le stesse orribili modalità,verranno scoperti nella zona?  Una successiva terribile e sanguinaria sequenza infatti, che si  sommerà  alla già complicata e apparentemente incomprensibile inchiesta investigativa, quando nel giro di pochi giorni si scoprirà che sono stati ammazzati  sia  un vecchio mendicante di colore che frequentava l’abbazia, un professore di Lettere in pensione e una bella docente universitaria di paleografia.
Coadiuvato da due nuovi colleghi, il ruvido ispettore Greco e il volonteroso e aperto sovrintendente Vernole, appassionato di letteratura, Cataldo  dovrà dare il via a un’insolita indagine destreggiandosi  tra presente e passato, tra un computer scomparso, rubato ma poi ritrovati presso un ricettatore e alcuni documenti medievali, dai quali emergerebbe con prepotenza la figura di Dante Alighieri.  Sarebbe questo il motivo che unisce la morte del prete,  del barbone, del professore e della paleografa ?
A complicare tuttavia maggiormente le indagini, avverrà anche l’omicidio di un librario dentro la  sua libreria e poco dopo l’incomprensibile  suicidio del sovrintendente Vernole, anche lui  appassionato di Dante.
La faccenda, nonostante l’indefesso lavoro della scientifica a caccia di indizi, le testimonianze dei parenti e amici dei morti  pare arenarsi, complicandosi  sempre di più mentre suggerisce possibili nuove piste e nuove ipotesi. La sete di sangue dell’assassino pare non placarsi in alcune modo.  Che tipo di mostruosa frenesia bisogna avere per continuare a uccidere? La rabbia non basta perché sembra diventare unìincontrollabilw forma di follia. Avrà mai fine?
Mentre la stampa e i superiori di Cataldo paiono quasi addormentati dal caldo di luglio che  infuoca la pianura, il nostro commissario capo barcamenandosi tra filologia testuale e oscure tracce elettroniche, scoprirà finalmente, dopo altri delitti, con sbalordita amarezza, che si può spargere tanto sangue solo per una rivincita tesa  all’assurda ambizione di realizzare un sogno: un manoscritto autografo unico, fin qui ignoto al mondo, ma in grado di rivoluzionare i futuri  studi della letteratura italiana .
Ma i tutti i casi non sono mai risolti completamente  perché  talvolta il culmine della gelosia può  far commettere atti ed errori che poi non si sarà più in grado di riparare.

Luigi Guicciardi, modenese, insegnante di liceo e critico letterario, è il creatore del commissario Cataldo, poliziotto al centro di una serie di mystery: “La calda estate del commissario Cataldo”; “Filastrocca di sangue per il commissario Cataldo” – entrambi finalisti al Premio Scerbanenco – “Relazioni pericolose per il commissario Cataldo” (2001), “Un nido di vipere per il commissario Cataldo” (2003), “Cadaveri diversi” (2004, Piemme); “Occhi nel buio” (2006), “Dipinto nel sangue” (2007), “Errore di prospettiva” (2008), “Senza rimorso” (2008), “La belva” (2009), “La morte ha mille mani” (2010) per Hobby&Work; “Una tranquilla città di paura” (2013, LCF Edizioni); “Le stanze segrete” (2014), “Paesaggio con figure morte” (2015), “Giorni di dubbio” (2016), “Una tranquilla disperazione” (2017) per Cordero Editore, “Nessun posto per nascondersi” (2018), e “Sporchi delitti” (2019) per Fratelli Frilli Editore, “Un conto aperto con il passato” (2020), “Ai morti si dice arrivederci” (2021), “I dettagli del male” (2022), “Il ritorno del mostro di Modena” (2022), “Il commissario Cataldo e il caso Tiresia” (2023), “Morte di una ragazza speciale” (2023), “Donne che chiedono giustizia” (2024), “Nessuno si senta al sicuro” (2024), per Damster. Ha contribuito con alcuni racconti a varie antologie tra cui “Scosse. Scrittori per il terremoto”, Felici Editori (2012), “GialloModena” (2016), “Delitti al museo” Mondadori (2019). Il suo sito http://www.luigiguicciardi.it.

:: Dimenticare Milano di Romano De Marco (Ubagu Press 2025) di Patrizia Debicke

28 Maggio 2025

L’inizio, originale ma  convincente, sviluppandosi in due diversi prologhi per riportare in scena  i due protagonisti, Marco Tanzi e Luca Betti, regala  subito alla narrazione un ritmo scatenato.
Nel primo Marco Tanzi ha lasciato Milano da più di due anni. É partito improvvisamente da un giorno all’altro senza salutare e senza dare spiegazioni. Sua figlia e il suo migliore amico hanno per giorni, poi per settimane inutilmente provato a rintracciarlo, prima di rassegnarsi.
Oggi Tanzi, ormai solo un ex tante cose: poliziotto, carcerato e infine investigatore privato, vive lontano e lavora in mare  alla testa della scorta di un gruppo scelto di contractors, mercenari pagati profumatamente per difendere le grandi navi mercantili in transito nel golfo di Guinea dagli assalti dei pirati. Ma sarà proprio dopo aver sventato un pericoloso attacco a cinquecento miglia al largo di Lagos, Nigeria, che il passato tornerà a picchiare imperiosamente alla sua porta. Una telefonata dalla società presso la quale opera lo informerà che qualcosa di terribile, un’aggressione quasi mortale, a un suo famigliare è avvenuta in Italia. Qualcosa che lo costringerà a rammentare la realtà del passato, per sua volontà segregato da oltre vent’anni nella sua coscienza. Ma i vincoli di sangue gli impongono di esserci nel momento del bisogno, perciò per Marco esiste un’unica  scelta: tornare subito a Milano e risolvere quella brutta faccenda che lo coinvolge in prima persona. Scelta che avrà come immediato risultato di infilarsi audacemente in una guerra contro una pericolosa organizzazione criminale in cui, per giorni, ogni nuova mossa da affrontare potrebbe diventare l’ultima.
Dopo poche pagine, alla fine di un  secondo prologo avventuroso  e drammatico, ritroveremo  anche Luca Betti,  vecchio caro amico di Marco, commissario di polizia in un’unità  di élite milanese che ,  per sua decisione coinvolto in un’ azzardata azione per salvare un bambino, ha messo a rischio  la sua vita e quella di due colleghi. Sospeso infatti dal servizio, si troverà in una situazione molto difficile, rischiando addirittura  di perdere il lavoro, che ormai per lui  è rimasto la sola cosa che conta e dà un significato alla vita dopo il fallimento del suo matrimonio. Per di più anche il suo  rapporto con Sara, l’unica figlia che ha interrotto gli studi ed è andata a vivere col compagno, non è il massimo.  Insomma la sente e la vede molto meno di quanto gli piacerebbe.  
Costretto malvolentieri a essere un nullafacente, almeno per un po’ “Sta sprofondando nelle sabbie mobili di chi ha ottenuto la libertà e non sa che farsene quando suona il campanello…”
Alla porta c’è il vecchio amico Marco Tanzi venuto a chiedere il suo aiuto.
Da quel momento per loro, in pochi giorni Milano si trasformerà in un campo di battaglia, una sanguinosa arena a un passo dal precipizio, che li costringerà  ad affrontare una drammatica e sanguinaria battaglia condotta sino all’ultimo respiro .
Romanzo complesso, molto intrigante e particolarmente ben costruito e in cui a contraltare dei due protagonisti risaltano le figure femminili, diverse tra loro ma indispensabili per umanizzare le loro vite, i pensieri e le reazioni.
A partire da Daniela Boschi, questore di Milano e diretto superiore di Luca Betti, che negli anni è sempre stata pronta a difenderlo, sia perché lo ritiene un ottimo investigatore ma anche forse perché   prova qualcosa nei suoi confronti. Per non parlare di Michela, cognata di Marco Tanzi, madre di Lorenzo, motivo del suo ritorno a Milano, forse la sola persona che riesce ancora a mantenere Marco attaccato alle persone che ama, benché lui spesso, con i suoi comportamenti, faccia di tutto per allontanarle.
“Quello che c’è stato fra me e te… è  stato uno sbaglio. Ma è servito a qualcosa, mi ha fatto capire  chi sono e cosa voglio. E soprattutto, da quell’errore è nato Lorenzo.” Eh già perché Lorenzo, riconosciuto e amato da Renato fratello maggiore di Marco e marito di Michela, in realtà è il frutto di un errore, una relazione tra i due cognati.
E ultime, ma non ultime nella scale dei valori, le due figlie dei protagonisti: Giulia, figlia di Marco  laureata ormai, molto ben inquadrata nella vita e avviata a fare un gran  buon matrimonio e Sara figlia di Luca, poco più che ventunenne , una ventata di freschezza, di gioventù, per l’ affetto che offre al padre  e quando può lo coccola.
Un romanzo che, come detto, prende maggior  forza e struttura proprio grazie allo spessore di tutti i personaggi, ognuno a suo modo importante  nel fare  la storia sempre interessante e completa.
Luca Betti e Marco Tanzi due uomini simili, tormentati ma anche diversi  e distanti  tra loro per reazione e personalità. Ciò nondimeno talvolta sembrano come due facce della stessa medaglia, con i loro alti e bassi emozionali ma coscienti, che comunque e sempre se qualcosa trascinerà verso il basso uno dei due l’altro sarà là, pronto a tendere una mano per rialzarsi. Negli anni hanno costruito insieme un’intesa fatta di perspicacia, costanza, coraggio e umanità. Quasi una fratellanza, un legame così forte  che spesso  li porta a non pensare alle conseguenze dalle loro azioni.
Un felice ritorno  per la serie Nero a Milano di Romano De Marco  con il suo quarto episodio Dimenticare Milano,  un romanzo convincente che ci narra  una storia di vendetta ma anche di grande amicizia e  riprende e dilata con disinvoltura le caratteristiche salienti dei suoi precedenti romanzi giallo/noir. Insomma un altro indovinato hard boiled in salsa milanese dove azione e adrenalina vengono innescati in una trama complessa e  articolata.  Caratteristiche che ci rimandano agli scatenati e avventurosi ritmi  alla Don Winslow, Michael Connelly, James Ellroy, Lee Child e Joe Nesbo. 

Romano De Marco, abruzzese, classe 1965, esordisce come autore nel 2009 con FERRO E FUOCO (Giallo Mondadori n. 2974 ripubblicato per le librerie, nel 2012 da Pendragon edizioni). Nel 2011 esce il suo MILANO A MANO ARMATA, (Foschi Editore, premio Lomellina in giallo 2012). Nel gennaio 2013 è la volta di A CASA DEL DIAVOLO (Time Crime, Fanucci – ripubblicato da Pickwick Mondadori nel 2020). Nel 2014 pubblica con Feltrinelli IO LA TROVERO’ (collana Fox Crime, 2014) cui fanno seguito CITTA’ DI POLVERE (Narrativa 2015) e MORTE DI LUNA (Zoom Filtri, 2015 e Pickwick Mondadori, 2020). Dal 2017 passa all’editore PIEMME col quale pubblica L’UOMO DI CASA (premio lettori al noir festival, premio Scerbanenco 2017) SE LA NOTTE TI CERCA (Premio Fedeli 2018) NERO A MILANO (premio lettori al noir festival, premio Scerbanenco 2019, Premio Nebbiagialla 2020 e Premio Giallo Ceresio 2020) IL CACCIATORE DI ANIME (2020). Nel 2021 escono UN PO’ MENO DI NIENTE (con lo pseudonimo Vanni Sbragia) e STORIE DEL BORGO SENZA TEMPO entrambi per l’editore FERNANDEL di Ravenna. Nel 2022 è la volta di LA CASA SUL PROMONTORIO per Salani editore e nel 2023 esce CODICE DI FERRO (Camena Editore) seguito diretto del suo primo romanzo uscito per il Giallo Mondadori e scritto 15 anni prima. Il suo nuovo romanzo, in uscita nel maggio 2025 è DIMENTICARE MILANO (della serie Nero a Milano) edito dalla nuova casa editrice UBAGU Press. E’ tradotto in spagna e Danimarca, ha pubblicato racconti e articoli su Linus, Il Corriere della sera, Micromega e sulle collane del Giallo Mondadori. Collabora con vari blog e i suoi racconti sono inseriti in oltre venti antologie. Dal 2019 è direttore artistico del festival GIALLODISERA a Ortona.

:: La mia più oscura preghiera di S.A. Cosby (Rizzoli 2025) di Patrizia Debicke

24 Maggio 2025

“La mia più oscura preghiera” tradotto da Giuseppe Manuel Brescia, è  il thriller d’esordio che ha fatto giudicare dalla critica  S.A. Cosby un potenziale  maestro del genere, lanciandolo subito sul mercato americano e  internazionale.
La storia è ambientata a Queen County,  Virginia, paese di origine di Cosby. Con questo romanzo , S.A. Cosby inserisce subito il lettore nel cuore oscuro del Sud degli Stati Uniti, in una storia feroce e serrata, piena di personaggi che si muovono  tra crimine, redenzione e violenza.
“Mi occupo dei cadaveri” è il biglietto di presentazione di Nathan Waymake. Risponde così infatti  quando gli chiedono quale sia la sua occupazione. Ma chi lo conosce meglio sa che è molto più che un becchino. Sì certo, sa come trattare con i cadaveri visto che, quando non fa a botte con la teppa locale, lavora a tempo pieno nell’impresa di pompe funebri di suo cugino.
Ex marine, ex vice sceriffo, figlio di una coppia mista, padre bianco e madre di colore, ha dato le dimissioni per comprensibili e tragici motivi personali, ciò nondimeno si è costruito nella cittadina  del Sud dove è cresciuto, la reputazione in essere una persona retta in grado di aiutare la gente quando le altre strade non sono percorribili. Non è certo una persona che va in cerca di guai, ma purtroppo sembra che invece quelli stiano sempre là acquattati dietro l’angolo pronti ad acciuffarlo.
E infatti quando un amatissimo pastore locale, il criticato Reverendo Esau Watkins, meglio noto come E-Money per la capacità di spillare denaro ai fedeli con la sua Chiesa Battista della Nuova Speranza, due degnissime parrocchiane le signore Parrish e Sheer, si rivolgono a lui per chiedergli  di svolgere un’indagine privata sulle vere cause di quella morte, visto che la polizia pare stia facendo ben poco, le starà a sentire. Loro non credono che il pastore si sia suicidato, e tutte le prove suggeriscono che probabilmente hanno ragione.  Anzi addirittura pare che gli inquirenti locali stiano  tentando di far passare un omicidio per suicidio. Insomma, secondo le due signore, Nat dovrebbe impedire che la morte del religioso venga insabbiata dalla polizia. Ma a Queen County, Virginia, la locale giustizia ha molte facce e quasi nessuna pulita.  
Restio e dubbioso all’inizio, Nat accetterà tuttavia di fare qualche domanda allo sceriffo.
Quella che sembrava poco più che una chiacchierata informativa, un lavoretto facile, facile si trasformerà invece in poco tempo  in un’intricata e caotica  spirale di orrori nei più sporchi meandri della provincia americana, tra gangster dilettanti, spietati signori del crimine, affascinanti porno star, poliziotti corrotti, orge sfrenate,  dark ladies  e uno straricco,  prestigioso ma temibile  predicatore.
Mentre gli intrighi  da sbrogliare si diramano sfociando  in mille rivoli  Nathan, convivendo con  i fantasmi del proprio passato, dovrà muoversi con destrezza  gestendo le invasive ombre della corruzione , per portare alla luce tutta il marciume che molti dei potenti di  Queen Country vorrebbero venisse  definitivamente sepolto al cimitero con il pastore Watkins.
Perché a Queen County tutto si paga, e il prezzo della verità sembra essere il più alto di tutti. Qualcuno di molto più pericoloso ha addirittura messo Nathan nel mirino e il costo da pagare per le  sue indagini potrebbe salire talmente tanto da rivelarsi fatale.
Narrato in prima persona dal suo punto di vista, ci consente di cogliere la vera essenza del personaggio, dell’uomo, sia nei suoi difetti che nei suoi pregi. Ha in sé qualcosa di speciale, qualcosa che risalta con prepotenza facendo sì che la gente nei suoi confronti provi contemporaneamente attrazione e timore.
Un romanzo “La mia più oscura preghiera” condotto in costante tensione o con la minacciosa  sensazione, continuamente interrotta sia da episodi di violenza che da essere  sotto tiro.
Una trama con un retroscena cupo, pieno di sesso e volgarità, ma adeguato sia all’ambientazione che alle circostanze.
S.A. Cosby usa la scrittura in modo brillante atto anche a ricreare la realtà dell’ambientazione, le larghe  divisioni in città tra chi ha e chi non ha. Quello stacco o meglio largo divario che esiste tra le linee di discriminazione razziale e la subdola corruzione esercitata dalle persone in  possesso sia del denaro che del potere.
Ma non tutto della storia è buio e negativo, ogni tanto nelle pagine traspare  persino un velo di humour e alcune scene mi hanno fatto addirittura sorridere. Mi piace la dinamica dei rapporti  tra Nathan e Skunk, un vero amico e fidato killer a pagamento. Mi piace come interagiscono, l’assoluta comprensione e la fiducia reciproca  tra loro e ho apprezzato l’approccio concreto e sobrio di Skunk a ogni situazione.
All’inizio pur non calando mai di ritmo, quando le motivazioni di Nathan erano solo fondate sul guadagno, si notava come  un certo distacco  tra  lui e l’indagine ma verso la fine, quando ci avviciniamo rapidamente alla drammatica conclusione, la tensione e il suo diretto  coinvolgimento emotivo decollano,  arrivando quasi alle stelle.   

S.A. Cosby è uno scrittore statunitense, originario della Virginia. È autore di quattro romanzi e diversi racconti pubblicati su importanti riviste e raccolti in antologie. Per il racconto The Grass Beneath My Feet ha vinto nel 2019 l’Anthony Award for Best Short Story. Prima di ottenere successo come scrittore ha fatto diversi lavori tra cui il buttafuori, l’operaio, il giardiniere, il montatore di palchi e l’addetto alle pompe funebri. È un appassionato escursionista e giocatore di scacchi. Per Deserto d’asfalto (Nutrimenti 2021) ha vinto il Los Angeles Times Book Prize 2020 nella categoria Mystery/thriller. Sia di Deserto d’asfalto che del suo successivo romanzo Razorblade Tears.

:: L’abisso di San Sebastiano di Mark Haber (Marcos y Marcos, 2025) a cura di Patrizia Debicke

11 Maggio 2025

«Non poteva esistere opera del conte Hugo Beckenbauer più grande dell’Abisso di San Sebastiano, insisteva Schmidt, e io ero d’accordo perché essere d’accordo con Schmidt era più facile che esser in disaccordo con Schmidt

Un romanzo sull’arte, sull’amicizia e sull’ossessione dal diabolico umorismo . L’arte è una cosa insidiosa. A differenza di altri campi – le scienze come  la medicina e il diritto,  ma anche  le discipline umanistiche –  nell’arte esiste la  soggettività fondamentale per valutare   ogni impresa artistica. Sembrano verità universali: questo dipinto è bello  questo libro buono ma definire quali siano i punti fermi  per una  qualsiasi forma d’arte è molto difficile. E a conti fatti questo principio vale sia per i critici d’arte come per chi recensisce il  libri.
Questo è l’ assurdo, spiritoso e presuntuoso dato dei fatti  che Mark Haber esplora e denuncia con grande abilità in ” L’abisso di San Sebastiano”.
Il libro basato su un concetto apparentemente semplice. Il narratore è una sorta di fenomeno nel mondo accademico-critico, essendo stato uno dei co-scopritori di un pittore rinascimentale olandese del XVI secolo, il “conte” Hugo Beckenbauer, e del suo capolavoro trascendente, l’ Abisso di San Sebastiano. Il “co” nella frase precedente costituisce il fulcro del romanzo: il nostro eroe, mentre era uno  disilluso studente universitario a Oxford, strinse amicizia con il volubile compagno di studi  austriaco, Schmidt, con il quale poi scoprì il piccolo dipinto dimenticato tra le pagine polverose di un libro di testo. Ripensandoci, tanto tempo dopo, tre o quattro decenni, a quanto pare sempre per bocca del narratore, del quale non sapremo mai il nome, apprendiamo  come in seguito  lui e Schmidt siano diventati quasi delle superstar nel mondo dei critici d’arte e degli autori del settore.  
I due infatti hanno pubblicato testi tenuto innumerevoli conferenze, scritto uno dopo l’altro  tutta una serie di libri sui dettagli del piccolo dipinto, ponderosi tomi che valutavano le ombre sfumate di un cielo apocalittico o lo sguardo pazientemente enigmatico dell’ “asino sacro” che compare in primo piano nell’opera.
Tuttavia negli anni , tra i due amici colleghi,  complici varie incomprensioni e  l’odio dell’austriaco  per le  due  mogli del narratore, c’è stato  un brutto  litigio provocato  da un suo  misterioso commento aborrito da Schmidt. Litigio che ha finito con trasformare la loro precedente fattiva  collaborazione, in una sciagurata guerra combattuta a suon di sferzanti commenti e la pubblicazione di  brucianti saggi.
Il nostro protagonista, tuttavia dopo anni dall’inizio delle ostilità tra loro, riceve una e-mail da Schmidt. Sembra che il suo vecchio amico sia in punto di morte a Berlino, e vuole che l’amico vada a trovarlo per l’ultima volta.
L’arrivo di questa mail “tutto sommato breve” di sole nove pagine, dopo tredici anni di glaciale rottura e il successivo viaggio transatlantico del narratore rappresenteranno  il  successivo ed esplicativo fil rouge della storia. L’abisso di San Sebastiano che parla soprattutto del passato , diventa un ironica  presa di giro  della critica d’arte ma anche dei tanti rischi legati all’ambizione. Scopriremo un mucchio di  dettagli sul dipinto e sull’autore, un certo  Beckenbauer, e  sulla sua  sordida vita di pittore nomade, sessuomane e sifilitico. E la cui opera, salvo quell’unico quadro speciale, pare fosse insignificante.
Scopriremo che Schmidt era solito dire che la pittura, apparentemente finita in pratica nel 1528 con la scomparsa di Matthias Grünewald, era stata in seguito salvata solo dalla pittura fiamminga, dal Manierismo olandese e dal Rinascimento. L’arte pittorica  a suo vedere tuttavia era morta una volta per tutte, diceva, nel 1906, ultimo rappresentante, Cézanne. Tutto ciò che era venuto dopo non era arte per lui:  solo della spazzatura .
Ma i tanti libri in materia scritti sul dipinto  dai due amici/rivali non erano in realtà capolavori di  approfondita ricerca  su un’opera ma piuttosto demagogiche pubblicazioni in una gara tra loro  perdurata decenni.
L’autore omette deliberatamente i dettagli del dipinto in sé: sappiamo solo che ci sono un asino, una parete rocciosa, raggi di luce e  degli apostoli, ma non è certo abbastanza per capire perché gli siano attribuite qualità tanto straordinarie.
Ma man mano che la storia procede si ha tuttavia la sensazione che il narratore scopra che tutta quell’erudizione dedicata  a L’abisso di San Sebastiano si sia  alla fine trasformata  in una specie di prigione che uccideva il piacere dell’arte invece di accrescerlo, tanto da chiedersi se ne fosse mai valsa davvero  la pena.
Una scrittura piena, accurata, che si avvale di sapiente maestria in  un romanzo particolare, diverso e intrigante sugli effetti sterili  e a ben vedere ridicoli  di un acceso combattimento intellettuale a basso rischio.

Mark Haber è un autore statunitense. Ha lavorato per undici anni presso Brazos Bookstore, leggendaria libreria indipendente di Houston,Texas, dopo aver inseguito i fantasmi di grandi scrittori del passato, da Cervantes a Conrad a Bolaño. Il suo romanzo d’esordio, Il giardino di Reinhardt (Keller, 2022) e` stato inserito nella longlist del PEN/Hemingway Award.
L’abisso di San Sebastiano (Marcos y Marcos, 2025), è stato nominato miglior libro di quell’anno dalla New York Public Library e da Literary Hub.

:: La profezia del povero Erasmo di Andrea Vitali (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 Maggio 2025

Anni Trenta. Il corpo di uno sconosciuto  ritrovato in quella nebbiosa  mattina di novembre 1934  nel bosco che tocca la  riva del piccolo  lago svizzero, il lago di Bienne, non è certo una bella cosa. Né bella né allegra ma cosa poteva aspettarsi Ariella Achermann dopo aver accettato l’invito per  quella vacanza noiosa e malriuscita in casa della sorella in quel paesino di poche case e di pochi umani tappati ogni sera tra le proprie mura? Insomma un  vero disastro pensava  mentre passeggiava con il cane quella mattina, sforzandosi di trovare un qualche scusa per ripartire prima e invece zac la fregatura  e  quel morto.
Morto che si scoprirà nascondere in sé ben più di un mistero.
Tre anni prima, a Bellano, era stato celebrato  il funerale di Erasmo Siromalli,  integerrimo fruttivendolo , da anni vedovo inconsolabile,  con la passione per la storia patria, uomo stimato dal prevosto e dai concittadini per la sua onestà e laboriosità. Peccato che l’unico  figlio Cletto, l’orfano,  sia ben diverso dal padre, rimasto vedovo quando lui aveva appena 10 anni.
Il povero Erasmo  era morto con il timore  in cuor suo per il futuro della prole  e n’aveva ben donde.
Cletto infatti,  belloccio ventitreenne, pare del tutto disinteressato a portare avanti  la piccola  ma sana  e ben avviata attività paterna, molto apprezzata dall’affezionata clientela locale.
Vanesio e pasticcione,  fin dall’inizio rifiuta  di prendere in mano il negozio del padre.
Come il genitore è  stato messo sottoterra lui,  che  non si ritiene  adatto all’uggiosa  esistenza di un bottegaio in un  paesino di poche case affacciato sul lago, comincia l’opera di smantellamento  dell’eredità paterna con un primo e impulsivo  cambio di fornitore.  Per il resto poi tentenna incerto, lambiccandosi il capo  persino su come  organizzare per sé  un diverso  e possibile  futuro.
Futuro che magari, gli piacerebbe altrove,  lontano dalla cittadina di Bellano. Insomma Bellano gli va proprio stretta. Intanto comincia a fare danni, lavora di malavoglia , compra merce di cattiva qualità .  E pensa di cedere la bottega. Prima o poi, ormai ha deciso,  la venderà.
Fino a quando, durante un viaggio a Lecco per trovare un accordo appena  più conveniente con un commerciante della zona , quel tanto per tenere  nel frattempo in piedi il negozio, visto che si trova là , ne approfitterà per godersi una bella passeggiata per la città e un film incantatore interpretato dal celebre  Alberto  Rabagliati . Ma, uscito dal cinema, proprio in quel momento   il caso e il destino si metteranno di mezzo gettandogli  quasi tra le braccia la giovanissima operaia del locale opificio Gioietta Vendoli.  La ragazza  infatti dopo aver reagito con forza a un’inopportuna palpata  sulla natica destra mentre stava correndo per sfuggire  al molestatore, aveva accettato ben volentieri il cortese aiuto offerto del giovane.
Ora però bisogna spiegare che detta Gioietta, poverissima di famiglia, ma con sogni di un’altra vita  alimentati dalla lettura di riviste femminili o altre  del genere  Stelle e Cine mio, stava facendo  di tutto per sfuggire alla  bacchettona madre Castica, al padre sulla stessa piega e alla convivenza con lo zio invalido per un colpo apoplettico.
Cletto, affascinato e presuntuoso , si fingerà un prospero grossista, mentre anche lei cadendo nella stessa trappola e  quasi per gioco vanterà  una posizione sociale più elevata.
Sarà solo l’inizio di una serie di bugie, equivoci e imbrogli che moltiplicandosi inesorabilmente  condurrano  i due giovani sposi , nel frattempo mercè una presunta gravidanza sono arrivati anche all’altare , a un acrobatico e incontrollabile crescendo  con la messa in atto di un’escalation truffaldina. Faccenda comica e terribile ma con ferali conseguenze  per coloro  che hanno avuto la disgrazia di incrociare il loro cammino.
Cletto non  riuscirà a vendere il negozio per fare cassa in qualche modo  e ripianare i tanti debiti accumulati in lungo e largo e che non può pagare . Che fare? Eppure, suo padre, il povero Erasmo aveva previsto che, se suo figlio non avesse messo giudizio, gli sarebbe toccata una cattiva fine.
Ai due giovani, dunque ormai assillati dalle possibili conseguenze dei loro trascorsi e travolti da un romanzesco fuori controllo, non resterà  che la fuga. Insomma devono sparire e  come?
Ma Cletto e Gioietta si sentono furbi e ne sanno o credono di sapere una più del diavolo.
Andrea Vitali ci regala, con l’umorismo e la sua solita verve che l’identifica costantemente, una storia nera  interpetrata da  una coppia di sfaccendati provinciali , incontenibili nella loro ottusa e crudele stoltezza.

Andrea Vitali dopo aver frequentato «il severissimo liceo Manzoni» di Lecco,si laurea in medicina all’Università Statale di Milano ed esercita la professione di medico di base nel suo paese natale.
Scrittore molto prolifico, ha esordito nel 1990 con il romanzo breve Il procuratore, ispiratogli dai racconti di suo padre; nel 1996 ha vinto il Premio letterario Piero Chiara con L’ombra di Marinetti, ma il grande successo lo ha ottenuto nel 2003 con Una finestra vistalago (Premio Grinzane 2004).
Nel 2006 ha vinto il Premio Bancarella con il romanzo La figlia del Podestà; nel 2009 il Premio Boccaccio e il Premio Hemingway. Tra i numerosi romanzi, ricordiamo: nel 2011 La leggenda del morto contento e Zia Antonia sapeva di menta. Nel 2012 Galeotto fu il collier e Regalo di nozze. L’anno successivo escono Le tre minestre, lungo racconto autobiografico edito da Mondadori-Electa e Di Ilide ce n’è una sola. Nel 2014 Quattro sberle benedette, Premiata ditta Sorelle Ficcadenti e Biglietto, signorina!; nel 2015 La ruga del cretino, scritto con Massimo Picozzi, Le belle Cece, La verità della suora storta, Quattro schiaffi benedetti, Un amore di zitella (tutti editi da Garzanti). Nel 2016 Nel mio paese è successo un fatto strano (Salani), Le mele di Kafka (Garzanti), Viva più che mai (Garzanti). Nel 2019 esce Certe fortune. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò (Garzanti), Sotto un cielo sempre azzurro (Garzanti) e Documenti, prego (Einaudi). Altre sue pubblicazioni sono: Un uomo in mutande. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò (Garzanti, 2020), Nessuno scrive al Federale. I casi del maresciallo Ernesto Maccadò (Garzanti, 2020), Vivida mon amour (Einaudi, 2021), Un bello scherzo (Garzanti, 2021), La gita in barchetta (Garzanti, 2021), Cosa è mai una firmetta (Garzanti, 2022), Eredi Piedivico e famiglia (Einaudi, 2024).
Tra le sue pubblicazioni si ricorda anche il libro per bambini La zia Ciabatta (Garzanti, 2020).Da ricordare che con il romanzo Almeno il cappello (edito nel 2009 da Garzanti) Andrea Vitali ha vinto il Premio Casanova, il Premio Isola di Arturo Elsa Morante, il Campiello sezione giuria dei letterati ed è stato finalista al Premio Strega.

:: L’enigma del Fante di Cuori di Patrizia Debicke e Alessandra Ruspoli (Ali Ribelli Edizioni, 2025) a cura di Giulietta Iannone

27 aprile 2025

Nuova veste, (meglio impaginato, rivisitato), per L’enigma del Fante di cuori della coppia letteraria (sono madre e figlia) Patrizia Debicke e Alessandra Ruspoli, già edito nel 2020 per Delos digital (solo in edizione digitale). Questa volta potrete leggere invece anche la bella edizione in brossura, oltre all’ebook, grazie all’editore di Gaeta, Ali Ribelli che lo pubblica nella collana Intrecci. Un giallo storico, tipico feuilleton settecentesco, ricco di colpi di scena, intrighi, misteri e congiure, con una sontuosa ricostruzione storica che ricrea ambienti, costumi, atmosfere, in cui entrambe le autrici mettono del proprio e donano all’opera un sapore composito e ricco di suggestioni e sfumature. Si sa le lotte di potere alla morte di un monarca sono acerrime e sanguinose, oggi come ieri, qui siamo alla corte inglese nel XVIII secolo, e morta Anna di Gran Bretagna, ultima sovrana del casato cattolico degli Stuart, a succederle giunge in Inghilterra il protestante George Louis von Hannover, asceso al trono col nome di Giorgio I. La cattolicissima Spagna non è tanto contenta di questa scelta e preme perchè al più presto Giorgio I venga deposto. Alla congiura partecipano i quattro Fanti: il duca di Oxford, è il Fante di quadri, il duca di Bolingbroke il Fante di fiori, ma i pilastri della congiura sono i due Fanti segreti: quello di picche e quello di cuori. Ma Giorgio I ha un asso nella manica: Lord Donagall, consigliere del nuovo sovrano, che grazie al suo acume e al suo coraggio darà del filo da torcere ai congiurati. Un romanzo dunque ricco di avventure, attento alla ricostruzione storica, e denso di quel pathos che fa ricco il thriller storico. Se amate i gialli storici, con un pizzico di romanticismo, un romanzo da non perdere.

Patrizia Debicke van der Noot: romanzi, gialli, thriller, gialli storici e d’avventura, racconti. Critica letteraria e collaborazioni editoriali con: Milanonera, The Blog Around The Corner, Contorni di Noir, Writers Magazine Italia e Libro Guerriero. Romanzi gialli e storici: L’oro dei Medici, La gemma del cardinale, L’uomo dagli occhi glauchi, La Sentinella del Papa, La congiura di San Domenico, L’eredità medicea, Il segreto del Calice Fiammingo, Figlia di Re: un matrimonio per l’Italia. Conferenze storiche per il FAI, per gli Istituti Italiani di Cultura di Francia e Lussemburgo, per l’Università del Lussemburgo, per circoli letterari. Workshop di scrittura per scuole medie e superiori. Coordinatore e conduttore per il 10° e 12° Festival del Giallo di Pistoia.

Alessandra Ruspoli ha scritto per Capital, Modaviva, Uomo Harper’s Bazaar, Aqua. Ha pubblicato Dieci Piccoli Sette Nani, insieme a Lucio Nocentini, e racconti per diverse antologie. Ha curato organizzazione e Ufficio Stampa delle mostre L’Arcadia di Arnold Boecklin e Rodolphe Toepffer: Invito al viaggio e Invenzione del fumetto. Arredamento e Interior Design in campo alberghiero. Sommelier.

:: Degna sepoltura di Cristina Rava (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 aprile 2025

In questo nuovo romanzo di Cristina Rava ci introduciamo  tra i segreti più sordidi  dell’animo umano, in quella ragnatela di bugie, segreti e rapporti pericolosi della provincia, appena mascherate nei retroscena, dal suono di volta in volta possente o delicato , ora forte  ora soave, dello splendido organo della cattedrale di Albenga. Quasi come  possente monito che certe verità rischiano di dimostrarsi molto  più vicine e pericolose di quanto si possa immaginare.
Stavolta uno strano caso di ambientazione tutta ligure per i due protagonisti  ormai diventati quasi degli amici:  Ardelia Spinola medico legale con un carattere determinato e una grande passione, oltre che per il lavoro, per i gatti e Bartolomeo Rebaudengo,  un commissario andato in congedo prima della pensione. Scelta, quella del commissario, stimolata dal bisogno di libertà e facilitata da un’inattesa cospicua eredità. Ma una scelta che non ha mai spento il suo bisogno di verità e di giustizia e visto che non giudica necessario indossare una divisa, continua a darsi da fare.
Un potenziale acquirente piemontese, Guido Pellissero, un professore  ormai in vista della pensione e abbastanza determinato a comprare un posto tranquillo, sicuro, tutto suo con magari un pezzettino di terra per fare l’orto, dopo aver  notato una vecchia casetta, poco più che un rudere lungo la strada secondaria tra Borghetto e Toirano, ha deciso di saperne di più. Purtroppo il tempo è avverso diluvia e non è certo il momento ideale per una visita. L’incaricato dell’agenzia, il geometra Trucco poi a cui è affidata la trattativa dell’immobile, arriverà con le chiavi ma senza averlo mai visitato prima. Il collega incaricato infatti, e che lo conosce, è fuori sede. Tuttavia l’ha informato che è rimasto invenduto per anni, solo per insormontabili beghe, pareva di divisioni familiari, ora superate . Dopo aver  fatto  visitare  al cliente interessato stanza dopo stanza, la casetta è grande, svela recondite potenzialità, magnificandone  la solidità della struttura, passeranno alla cantina, scendendo la scala…. Ma là si troveranno improvvisamente davanti a un cadavere, adagiato in una cassa e in avanzato stato di decomposizione. Però in quel cadavere c’è qualcosa  di strano, qualcuno gli ha messo tra le dita  un rosario e intorno a lui sono stati lasciati dei fiori ormai seccati e dei lumini votivi.  Parrebbe quasi con l’intento di offrire al defunto una specie di sepoltura. Una strana e inconsueta messa in scena che spalancherà agli inquirenti un ventaglio di ipotesi investigative e che scateneranno la più macabra fantasia di Ardelia, subito incaricata di fornire un referto nella sua veste di medico legale. La vittima è morta per la frattura della base cranica. Presumibilmente contro un gradino…Ma prima era stata colpita violentemente con un pugno allo zigomo destro…
Quel cadavere, si scoprirà presto per la denuncia presentata dai genitori da giorni, appartiene a Umberto, un adolescente ribelle che, uscito di casa dopo aver litigato con il padre ed essere stato punito da lui non è mai più tornato. Il ragazzo, figlio adottivo di una ricca e nota coppia della zona non si è mai veramente integrato in quel mondo e non ha mai legato con i compagni di scuola che si capirà lo bullizzavano, escludendolo dal loro giro. Timido e insicuro aveva un unico sincero amico,  Silvio Quintavalle appartenente a una famiglia semplice ma onesta. Un ragazzo che per vivere s’ingegna economicamente, è un bravo lavoratore e, già sentito dalla polizia, ha dichiarato di aver messaggiato tramite cellulare con  Umberto, averlo raggiunto e poi di essere rimasto con lui  per un po’ di tempo, prima di riportarlo con il suo vecchio pick up e su sua richiesta poco lontano da dove è stato ritrovato. Quindi di essersi allontanato per incontrare un’amica, con cui in seguito ha trascorso tutta la serata. Di Quintavalle pertanto si dovrà escludere l’eventuale colpevolezza per i   successivi messaggi con l’amico che, si vedrà, sono stati scambiati prima dell’ora della sua morte.   
Ma allora cosa è accaduto dopo a Umberto?  A questo povero ragazzo, voluto assolutamente, scelto, in parte viziato da una ricca figlia bramosa di discendenza ma forse mai davvero capito e amato. Solo pianto da morto? Come era finito in quella cantina? Aveva fatto qualcosa di sbagliato quando era rimasto solo? E se anche fosse? Possibile che un adolescente abbia fatto qualcosa di così grave da meritare di morire assassinato. Ma poi chi ha misericordiosamente composto il suo cadavere?  Pare difficile pensare che l’abbia fatto l’assassino. Ma allora chi e perché?
La faccenda appare molto ma molto intricata. Le indagini che, soprattutto all’inizio, viaggiano sul filo della psicologia e imboccano diverse piste ci consentono di scoprire i diversi personaggi e i loro segreti e pian piano individuare alcuni imprevedibili moventi.
Ciò nondimeno sarà tutto meno che facile scoprire la verità, in quella che a conti fatti si dimostrerà anche un’indagine contro il tempo.  
Bisognerebbe riuscire ad approfondire certe luminose intuizioni che potrebbero rivelarsi utili ma come? Riuscirà Ardelia, aiutata dall’intuito del commissario Rebaudengo, ad arrivare finalmente a delle conclusioni?
La storia è, come sempre, complessa, tortuosa, interessante, ma pur suggerendo strade alternative non presenta veri e propri  colpi di scena e si dipana soltanto alla fine.
Il linguaggio utilizzato dalla Rava, come sempre fluido, veloce, intrigante e ricercato accompagna tutta la trama e sono ben descritti alcuni personaggi minori e le loro storie. La solita coralità nel libro rende la lettura piacevole, anche se stavolta il solito giro di Ardelia con Alma, l’amica pianista per ora single, le telefonate e le dritte di Gabriele, l’amico misterioso uomo dei servizi ecc. ecc. finiscono con il comportare una serie di  particolari un po’ dispersivi. Apprezzo doverosamente le descrizioni di ottimi cibi consumati a pranzo e a cena, ma non altrettanto forse la loro ripetitività in questa nuova avventura della serie Spinola/ Rebaudengo. Unica vera novità infatti, nel ormai loro stracollaudato rapporto praticamente familiare è  il piccolo mistero finale legato a un diario arrivato da lontano?

Cristina Rava vive ad Albenga, sulla Riviera di Ponente, dove sono ambientati i suoi libri. Dopo inconcludenti studi di medicina, ha lavorato nel settore dell’abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente per galleggiare nella vita.
Già autrice di due raccolte di racconti e di una memoria storica, tutte legate al territorio ligure, dal 2007 ha intrapreso la via del noir con alcuni romanzi pubblicati da Fratelli Frilli tra il 2006 e il 2012. Per Garzanti ha pubblicato i romanzi Un mare di silenzio (2012) e Dopo il nero della notte. Un’indagine di Ardelia Spinola (2014), entrambi aventi come protagonista il medico legale Ardelia Spinola. Nel 2021 è uscito per Rizzoli Il pozzo della discordia.

:: Oltre la porta socchiusa di Lucia Guida (Arkadia 2024) a cura di Patrizia Debicke

23 marzo 2025

Immagini flash con una valenza quasi cinematografica per questo romanzo diario di Alice Bellucci, benestante impiegata quarantacinquenne single, non per sua colpa viene coinvolta in un gravissimo  incidente automobilistico. In una pausa emotiva dedicata a introspettivi pensieri non gioiosi, mentre oppressa dal caldo  di fine giugno sta  tornando dall’ufficio diretta a casa con la sua macchina, resta   incollata per pigrizia dietro la maleodorante scia di un camioncino. Ma la puzza di gasolio le attanaglia la gola. Basta decide e via con il sorpasso. Ma  sarà una  mossa  sbagliata,  una decisione quasi fatale addirittura perché un attimo dopo sprofonderà nel caos.
Un bolide a cento all’ora infatti, con al volante un pirata della strada, la scaraventerà  in aria mandandola a spiaccicarsi contro la fiancata del camioncino puzzolente prima di dileguarsi nel nulla.  E niente e nessuno, sia le meticolose ricerche battendo  a tappeto tutti i carrozzieri  della zona  che le approfondite  indagini  condotte dalla polizia, approderanno mai  a qualcosa.  Chi l’ha quasi ammazzata e la sua macchinona sono spariti per sempre .  
Quello spaventoso incidente  costringerà Alice a mesi di ospedale, per frattura a cranio, costole, gamba e a una lunga successiva riabilitazione, accompagnata dal fattivo aiuto degli psicoterapeuti. Regalandole poi però, quasi  come una ciliegina sulla torta, anche un licenziamento concordato.  Tutto da quel momento sarà diverso per lei: abitudini, mentalità e obbligate scelte di vita.  Una vita che in qualche modo dovrà rimodellare completamente.
Non riesce a ricordare nulla degli attimi prima e dopo il suo incidente. Niente, buio totale. Il coma indotto dai medici per favorire il recupero a una paziente con un grave trauma cerebrale e i successivi giorni su giorni di sfibrante dolore solo alleviato dai farmaci, la relegheranno in una specie di nuvola. Unica rassicurante certezza, la costante presenza di sorella e cognato al suo fianco sempre pronti ad accudirla e sostenerla anche economicamente e con munifica generosità. Ma non saranno solo loro perché potrà contare anche su Matias il nipote quasi diciottenne che sceglierà  volentieri di istallarsi a casa della zia,  per poter  studiare più comodamente in città  e frequentare gli amici. Tutta una famiglia quindi vicina, talvolta forse un tantino troppo avvolgente ma che, a conti fatti, diventerà per lei un essenziale punto di riferimento. Pilastro portante: Betty sua  sorella  che, pur non approvando spesso le sue scelte, l’ha sempre sostenuta  anche in passato, persino cercando di farle trovare un compagno giusto, magari tra i single amici e colleghi del marito.
La vita affettiva di Alice infatti è sempre stata costellata da relazioni  spesso egoisticamente sbagliate, da scelte impulsive, da errori anche banali come intestardirsi a fare un lavoro poco esaltante. Senza mai riuscire a scegliere davvero qualcosa di diverso di quanto le capitava.
Forse oggi l’essere diventata quasi una sopravvissuta la spingerà a cambiare?.
E allora forza, via, si torna a casa, lasciando dietro di sé in quella camera di clinica persino il meraviglioso mazzo di rose mandato  da una  generosa mano anonima.
Primi mesi di  adattamento per Alice in cui proverà a ricostruire la sua vita. L’avvocato del cognato ha negoziato per lei una discreta liquidazione, ora deve solo  riassestarsi e ripartire.
Ma come e per dove? Intanto si sforza a  riprendere le vecchie abitudini, leggere, rivedere le poche  vecchie amiche e magari camminare un po’ per favorire il ricupero della gamba rattoppata.
Un fortuito incontro al parco le farà conoscere Carlo, uomo affascinante e sfuggente, che entra nella sua vita e risveglia in lei strane  emozioni e con il quale intraprenderà  un’amicizia idealistica destinata tuttavia  esaurirsi in fretta e a chiudersi , mentre, a casa di sorella e cognato, conoscerà Paride, perversamente imprigionato in una inquieta relazione con una donna sposata e  forse in cerca di cambiamenti. Con lui, pur senza mirare un legame coinvolgente davvero, nascerà un rapporto sentimentale e di più forse ma poi qualcosa si romperà maldestramente tra loro …
Ma come prevedere il futuro del destino? Insomma quali sorprese si preparano per Alice?
L’autrice conduce la narrazione della trama, altalenandola con quella misteriosa di Carlo, cartina di tornasole di una personalità complessa, e stuzzica le attese del lettore con indicazioni che sollecitano dei dubbi.  Paride, invece pare per Alice, una vera e preziosa amicizia,  un personaggio, positivo che stimola maggiore ottimismo, regalandole il sogno di una possibilità  anche nei momenti peggiori.
Oltre la porta socchiusa è un romanzo che  evidenzia la capacità  di Lucia Guida  di saper accompagnare  chi legge la sua storia tutta da  interpretare e scoprire, rivelandone i suoi  segreti pian piano  attraverso i diversi punti di vista e i caratteri dei suoi  personaggi..
 Un romanzo soprattutto sulla vita e sulla difficile ricerca della felicità, un viaggio che diventa  quasi un risveglio introspettivo per Alice, una donna costretta a rimettere il suo vissuto di tanti anni   in discussione. Arrivando a una rinascita intrigante e non scontata che le consentirà di scegliere liberandosi orgogliosamente da una quasi auto-prigione intellettuale.

Lucia Guida abita e lavora a Pescara come docente di lingua inglese. Ha partecipato ad antologie di prosa di AAVV per varie case editrici pubblicando per Nulla Die “Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile” (2012), e nel 2013 il romanzo di narrativa “La casa dal pergolato di glicine”. Ha dato alle stampe per Amarganta “Romanzo Popolare” (2016), e la silloge di poesie “Interlinee” (2018). “Come gigli di mare tra la sabbia”, (2021) di Alcheringa Edizioni, è stato segnalato in premi nazionali e internazionali e vincitore del Marchio Microeditoria di Qualità 2023. “Oltre la porta socchiusa” per i tipi di Arkadia è il suo quarto romanzo e la sua sesta pubblicazione.