Gli sudavano le mani mentre guidava. Perchè? Sul suo volto apparve un sorriso amaro. Che senso aveva tanta cautela? Non aveva forse desiderato solo morire nelle ultima sei settimane? Serrò la bocca. Era finita. Adesso doveva adattarsi a vivere. Che altro poteva fare? Vivere e dimenticare, almeno finchè non fosse stato in grado di ripensarci senza soffrire. E prima o poi ci sarebbe riuscito. Ma certo. Lo dicevano tutti i libri. La summa dell’ umana saggezza. Nel frattempo, era di nuovo al lavoro.
Sembra banale iniziare una recensione dicendo che il libro che si è appena letto è bellissimo, già banale, mi perdoneranno quindi quelli che non lo farebbero mai, ma Scomparso di Joseph Hansen, edito da Elliot, titolo originale Fadeout, tradotto con sensibilità e limpidezza da Manuela Francescon, è davvero un libro bellissimo, dal ritmo perfetto, che apprezzeranno tutti gli amanti dell’ hardboiled con venature psicologiche e crepuscolari quanto lo può permettere l’impietoso sole della California, molto alla Ross Mcdonald per intenderci, e non solo.
Innanzitutto questo romanzo ha un’ impostazione classica, un buon equilibrio tra parti descrittive e caratterizzazione dei personaggi, dialoghi incisivi e sempre impeccabili, senza sbavature o parole superflue, poi è doveroso evidenziare che ha i suoi bei 40 anni, fu infatti pubblicato in America nel 1970 e ambientato qualche anno prima, e per finire ha un protagonista gay, cosa che se può sembrare normale oggi, negli anni in cui fu scritto, e pubblicato, non lo era affatto, anzi fervevano i primi tentativi di liberazione sessuale ed essere gay era ancora un marchio infamante capace di precludere carriere e ghettizzare nel vero senso della parla.
Hansen ci mise tanto a pubblicarlo, perché non voleva fare del suo libro un manifesto gay, voleva semplicemente pubblicare un libro le cui tendenze sessuali del protagonista fossero marginali e unicamente atte a evidenziare la sua psicologia, il suo carattere e la sua personalità.
Dave Brandstetter, protagonista di Scomparso, è infatti un investigatore assicurativo dell’agenzia del padre, vedovo del suo compagno Rod, appena morto di cancro all’intestino, e basta questo particolare a stendere un velo di malinconia e tristezza rendendo meno vivido il sole accecante della Los Angeles di fine anni 60.
Per sopravvivere al lutto si butta nel lavoro e il primo caso che deve affrontare riguarda la presunta morte di Fox Olson, stella del Fox Olson show, programma radiofonico della radio locale di Pima, amena cittadina persa in un canyon non lontano da Los Angeles. Presunta morte perché tutto quello che resta è l’auto, una Thunderbird bianca, precipitata da un ponte alla fine di una strada tutta tornanti, in una grigia giornata di pioggia.
Del corpo di Olson nessuna traccia e basta questo a mettere in allarme la compagnia assicurativa, che rischia di sborsare alla vedova l’assicurazione sulla vita di centocinquantamila dollari – un sacco di soldi – come dirà lo stesso Brandstetter all’affranta vedova, già pronta a farsi consolare tra le braccia di un aitante riccone del luogo.
Come nei migliori romanzi di Ross Mcdonald intrighi famigliari, soldi e potere si intrecciano portando a galla una storia terribile nella sua semplicità e dolorosa in cui i sentimenti sono i soli sconfitti, in cui i più sensibili pagano per tutti.
Il meccanismo dell’indagine è impeccabile, Brandstetter con umanità e comprensione si lascia coinvolgere in una storia in cui non c’è nessun vero colpevole, ma solo uomini e donne dolorosamente occupati a sopravvivere al male di vivere.
Scomparso è il primo romanzo di una serie di dodici episodi che la Elliot pubblicherà in Italia per la prima volta. Sono certa che se lo leggerete non potrete, come me, non aspettare il prossimo della serie previsto prima dell’estate.
Joseph Hansen nacque in South Dakota nel 1923. Poeta e scrittore, pubblicò circa 40 libri di vario genere e raggiunse la fama soprattutto grazie alla serie hardboiled dedicata all’investigatore privato Dave Brandstetter. Nel 1992 vinse il Premio alla carriera dell’associazione Private Eye Writers of America e il Lambda Literary Award for Gay Men’s Mystery della Lambda Literary Foundation per l’ultimo romanzo della serie di Dave Brandstetter, A Country of Old Men: The Last Dave Brandstetter Mystery (1991). Hansen morì nel 2004 per un attacco di cuore nella sua casa a Laguna Beach, California.
Alexander Torbach è un ex poliziotto. Ha lasciato la polizia in modo drammatico e da allora una specie di strisciante senso di colpa lo accompagna e gli avvelena la vita pure adesso che si guadagna da vivere come cronista di nera. Alexander Torbach tra i casi che segue è ossessionato da “Il collezionista di occhi”, un serial killer spietato che prima di uccidere si diverte a giocare a nascondino con le sue vittime. Si accanisce nel modo più efferato sui bambini, li rapisce, li nasconde, ne uccide la madre e lascia al padre quarantacinque ore di tempo per trovarli prima che muoiano e quando succede, perché sempre succede, li priva di un occhio e proprio da questo macabro rituale è nato il suo soprannome. Ecco in questo consiste il gioco perverso che ha escogitato per nutrire i suoi demoni interiori che nascono da abusi subiti nell’infanzia. Alexander Torbach capisce ben presto che per prenderlo l’unico modo è stare al suo gioco, seguire le sue indicazioni, come in una macabra caccia al tesoro dove il tesoro da trovare è un inerme e indifeso bambino da liberare. Poi un incontro cambia le carte in tavola. Alexander Torbach conosce una fisioterapista cieca Alina Gregoriev, che ha un dono: le basta toccare le persone per vedere cosa hanno fatto. Alina sostiene che il suo ultimo paziente era proprio il Collezionista. Difficile da credere. Certo ma quando non si hanno altri appigli, altre tracce, ci si aggrappa pure ad una cosa così assurda, incredibile. In un susseguirsi di avvenimenti mozzafiato dove il passare del tempo accresce la tensione in modo spasmodico Alina e Alexander si impegnano nella angosciosa ricerca degli ultimi bambini rapiti anche se un dubbio inizia a farsi strada, il dono di Alina le permette davvero di vedere il passato? Alexander sente che qualcosa non torna e proprio nel modo più drammatico avrà la certezza di quanto si erano sbagliati. E il finale si scopre essere solo un nuovo inizio capace di gettare il protagonista nella più cieca disperazione. E la caccia continua.
Mesi fa avevamo recensito un esauriente saggio della studiosa Cristina Greco, che analizzava come il fumetto può non solo essere una forma di intrattenimento ma veicolare anche temi importanti rivalorizzando la memoria culturale con lo scopo più o meno esplicito di educare
Nella mia vita mi sono documentata e ho letto numerosi libri riguardanti la Shoah, le persecuzioni antisemite, la questione ebraica, alcuni saggi, racconti biografici, libri fotografici, alcuni libri più spiccatamente fiction e sicuramente non posso dire di avere letto tutto. Le pubblicazioni sono smisurate e ogni anno escono sempre nuovi libri caratterizzati da un fatto irreversibile: chi li scrive è sempre più lontano dai fatti succeduti. I sopravvissuti dei campi, i testimoni di quegli anni, le generazioni che hanno vissuto durante la Seconda Guerra Mondiale, presto non saranno più in vita, non potranno più raccontare le loro storie. Oggi ci sono i loro figli, i nipoti, persone che hanno vissuto l’Olocausto in maniera riflessa e non per questo meno drammatica. La storia dell’Olocausto è un storia in cui il male ha mostrato la sua faccia peggiore, la crudeltà dei carnefici ha potuto causare tali sofferenze da essere difficilmente concepibili, però non dimentichiamolo non fu solo una storia di orrore ma anche di coraggio, di abnegazione, di uomini che misero a repentaglio le loro vite per salvare più persone possibili, di giusti tra le nazioni. Come non citare Schindler, conosciuto dal grande pubblico grazie al film di Spielberg, Perlasca, Wallenberg, e i numerosi, che forse resteranno per sempre sconosciuti, che furono deportati e persero la vita nel tentativo di proteggere amici, o semplici estranei, di religione ebraica. Forse la storia delle persecuzioni degli ebrei ungheresi è la meno conosciuta, o almeno lo è per me. Gratitudine fa luce proprio su questo. Pubblicato per la prima volta in Canada del 2008 e vincitore del 59° “U.S. National Jewish Book Award for Fiction” e del “Canadian Jewish Book Award” questo romanzo spiccatamente corale unisce alla storia di fantasia, che drammatizza le vite di una ricca famiglia ebrea ungherese che visse durante l’ultima guerra, l’azione eroica di Raoul Wallenberg, personaggio realmente esistito, che salvò e protesse migliaia di ebrei ungheresi fornendogli falsi passaporti svedesi e case che non potevano essere violate, esattamente come fece l’italiano Giorgio Perlasca nella ambasciata spagnola a Bucarest.
Berlino, tardo autunno, giorni nostri. Marc Lucas è un avvocato e assistente sociale, il suo lavoro consiste nell’aiutare gli altri: ragazzi sbandati per lo più abbandonati per strada, drogati, disperati. Marc Lucas ha un dono, è un sensitivo, può avvertire stati d’animo, provare empatia e compassione. Marc Lucas è anche fortunato, è felicemente sposato con Sandra, è in attesa di un figlio, è felice, nulla potrebbe andare meglio, poi all’improvviso la tragedia. A causa di un incidente stardale di cui lui si sente responsabile, Sandra muore e con lei il bambino. La vita di Marc Lucas diventa di colpo insopportabile finchè un annuncio su un giornale non gli ridà speranza, un’ ancora di salvezza alla quale aggrapparsi con tutte le sue forze:























