Recensione di “Milanabad” di Michele Monina a cura di Valentino G. Colapinto

19 ottobre 2010 by

milanabadMilanabad, Italia

“Milanabad” di Michele MONINA: 244 pp. in brossura, prezzo di copertina €15 [Castelvecchi – Le Torpedini, 2010]. 

L'inarrestabile scrittore, giornalista e autore televisivo Michele Monina (Ancona, 1969), autore finora di ben 16 opere letterarie e 10 biografie di cantanti e sportivi (di cui tre dedicate a Vasco Rossi e due a Valentino Rossi), sforna la sua ultima sorprendente creatura, quello che potremmo definire a ragione il primo vero “romanzo rap” italiano.

Monina conosce molto bene il mondo dell'hip hop italiano e i suoi protagonisti, basti pensare al suo “GeneRAPzione. Viaggio nell'hip hop da Celentano a Fabri Fibra” (2007) e Milanabad si avvale della collaborazione di molti cantanti e rapper più o meno noti, come tra gli altri Caparezza, L'Aura, Francesco Renga o Cristina Donà, che hanno creato testi di canzoni immaginarie ispirati alla sua storia.

Un testo in particolare, leggermente rimaneggiato, è stato poi davvero inciso da Miss Simpatia con il titolo “La mia Ancona” e qui è possibile osservarne il video: http://www.youtube.com/watch?v=AgBqDc0XOUo

Queste liriche, a volte molto belle, inframmezzano i capitoli del libro, chiamati tracks come le tracce di un cd, anzi di un mixtape rap. Ma non basta, il talentuoso Monina infatti cerca di replicare anche stilisticamente la ritmica rap, costruendo quasi tutto il romanzo sui soli dialoghi, impresa assolutamente non facile ma riuscita, che dona a Milanabad una velocità e intensità di lettura notevole.

Tutto questo per raccontare la storia di Marco, anzi Pluto (questo il suo street name), un ragazzo come tanti delle periferie degradate della Milano Est, che dopo uno sfratto va a vivere insieme al suo cugino per metà egiziano Tarik, detto Rabbia, che lo inizia alla vera cultura hip hop e lo fa entrare nella sua crew (anzi cumpa), di cui poi diviene il leader indiscusso grazie a un talento innato.

Proprio mentre il successo sembra arridere a Pluto su tutti i fronti (da quello musicale a quello sentimentale), un vigliacco pestaggio da parte di un gruppo di naziskin provoca la morte del suo dj Malik e fa andare in ospedale Tarik, il quale ne uscirà sconvolto e finirà per farsi influenzare da un gruppo di sedicenti rapper islamici, in realtà aspiranti terroristi, abbandonando il duo “Pluto e La Rabbia”.

Marco-Pluto dovrà allora affrontare la difficile scelta tra la partecipazione alla finale di un concorso musicale che gli spalancherebbe le porte delle Major e la salvezza di suo cugino.

Monina racconta con spietata lucidità l'alienazione delle periferie metropolitane e la vita senza speranza dei ragazzi che ci vivono, per cui l'hip hop rappresenta forse l'unica possibile via di fuga.

Se volete capire cosa vuol dire crescere oggi nelle borgate di una città italiana, leggete Milanabad.

Se volete capire cos'è l'hip hop italiano, leggete Milanabad.

Se volete semplicemente leggere un bel romanzo, duro e veloce come un flow rap, leggetevi ancora una volta Milanabad.

Valentino G. Colapinto

Liberidiscrivere partecipa al J.A.S.T Blog Tour organizzato da Marsilio Editori

18 ottobre 2010 by

jast1Liberidiscrivere partecipa al  J.A.S.T. Blog Tour, il primo blog tour letterario che abbia luogo in Italia, organizzato da Marsilio Editori per l’uscita di J.A.S.T. – Just Another Spy Tale, un avvincente e innovativo romanzo collettivo scritto da Lorenza Ghinelli (rivelazione italiana alla recente Fiera del Libro di Francoforte), Simone Sarasso (uno dei più talentuosi autori noir della nuova generazione) e Daniele Rudoni (fumettista che lavora per Sergio Bonelli e Marvel America).

Di che si tratta? Un Book Blog Tour è l’equivalente in rete di un tour promozionale, una cosa inedita qui da noi ma che ha un certo corso in altri paesi, come per esempio gli Stati Uniti. In pratica, se in un tradizionale tour uno scrittore presenta il libro ogni giorno in una città diversa, nel caso del J.A.S.T. Blog Tour ogni giorno per un determinato periodo su una serie di blog verrà ospitato un post sul libro, che potrà contenere un’intervista a uno degli autori, un estratto dal romanzo o altro. Tutti i blog si linkeranno reciprocamente, in modo che agli interessati sarà possibile ripercorrere l’intero tour in ogni sua tappa.

Il tour avrà inizio il 20 ottobre – giorno di uscita del romanzo – e si svolgerà nell’arco di due settimane fino al 2 novembre, facendo tappa per alcuni dei più vivaci e interessanti blog letterari e culturali attivi nel web italiano. 

J.A.S.T. Blog Tour – il programma completo

Prima tappa – 20 ottobre – http://www.booksblog.it/

Seconda tappa – 21 ottobre – http://www.carmillaonline.com/

Terza tappa – 22 ottobre – http://angolonero.blogosfere.it/

Quarta tappa – 23 ottobre – http://libriblog.com/

Quinta tappa – 24 ottobre – http://corpifreddi.blogspot.com/

Sesta tappa – 25 ottobre – http://sulromanzo.blogspot.com/

Settima tappa – 26 ottobre – http://blogolonelbuio.blogspot.com/

Ottava tappa – 27 ottobre – http://hotmag.me/nonsolonoir/

Nona tappa – 28 ottobre http://www.thrillercafe.it/

Decima tappa – 29 ottobre http://telefilmcult.blogspot.com/

Undicesima tappa – 30 ottobre http://www.librinews.com/

Dodicesima tappa – 31 ottobre http://antoniogenna.wordpress.com/

Tredicesima tappa – 1 novembre http://liberidiscrivere.splinder.com/

Quattordicesima tappa  – 2 novembre http://i-libri.com/

:: Recensione di “Generazione A” di Douglas Coupland a cura di Valentino G. Colapinto

18 ottobre 2010 by

generazione_aUna Generazione senza Futuro?

Generazione A” di Douglas Coupland (traduzione di Marco Pensante): 391 pp. in brossura, prezzo di copertina € 15 [ISBN Edizioni – Special Books, 2010].

Dopo un esordio col botto (Generazione X, 1991) e un piccolo capolavoro (Microservi, 1995), si erano progressivamente perse in Italia le tracce del canadese Douglas Coupland (1961), che pure si era affermato come scrittore di culto degli anni '90, autoproclamato portavoce della generazione post-ideologica del Grunge e della prima Internet. Va reso quindi merito alla ISBN per aver pubblicato il suo ultimo romanzo, “Generazione A”, che già dal titolo si richiama esplicitamente alla sua opera più famosa.

L'obiettivo di Coupland è lo stesso di Tondelli: fare sociologia con i mezzi della letteratura. Nessuno meglio di lui, forse il più grande “scrittore nerd” in circolazione, sa descrivere con spietata lucidità e ironia dissacrante i nostri tempi consumistici e postmoderni, dominati dai social network e dai mobili Ikea.

Tecnicamente parlando “Generazione A” è un romanzo di fantascienza apocalittico (genere molto in voga), essendo ambientato in un futuro prossimo in cui le api si sono inspiegabilmente estinte e il mondo intero è avviato a una triste (per l'ottica di un nordamericano, ovviamente) decrescita, a causa dell'aumento a dismisura del prezzo del petrolio e del sempre maggiore inquinamento.

Si tratta in realtà di un Decamerone postmoderno (un modello citato espressamente da Coupland), in cui cinque ragazzi di varie parti del mondo – misteriosamente punti da api redivive – sono costretti da un'oscura organizzazione a raccontarsi delle storie, mentre sono confinati in una sperduta isola canadese.

Se i racconti boccacceschi erano però incentrati sull'erotismo e la derisione dei vizi di nobiltà e clero, qui i temi sono aggiornati ai supereroi, i nuovi culti religiosi, i disastri e gli alieni.

È proprio in questa parte che l'Autore dà il meglio di sé, dopo un incipit fulminante, cui fa seguito però una carburazione un po' lenta e a volte noiosa, dimostrando di essere più portato per il racconto che per le lunghe narrazioni. E “Generazione A” si rivela essere una ricchissima catena di storie, tutte sottilmente unite le une alle altre, fino alla sorprendente rivelazione finale.

I livelli di lettura più profondi del romanzo contengono una riflessione metaletteraria sull'importanza della narrazione e una feroce satira della postmodernità, con lo sguardo puntato soprattutto sull'impatto di internet e dei gadget tecnologici sulle nostre vite.

Una nota di apprezzamento va alla splendida veste editoriale del volume, piacevole sia alla vista sia al tatto. Speriamo che, oltre alle nostre amiche api, non spariscano anche libri cartacei così belli, visto il prossimo avvento degli ebook sul mercato italiano.

Ultimo particolare: all'inizio il lettore è avvisato che il libro è stato pubblicato con il sostegno del “Canada Council for the Arts”, il quale lo scorso anno avrebbe investito ben 20,1 milioni di dollari nella scrittura e nell'editoria di tutto il Canada.

Hai capito, Ministro Bondi?

Valentino G. Colapinto

:: Recensione de Le bambine di Sugar Beach di Helene Cooper a cura di Nicoletta Scano

18 ottobre 2010 by

978-88-541-1670-2Anche se quest'opera viene presentata come un romanzo, questo racconto presenta davvero tante caratteristiche tipiche dell'autobiografia e del memoir.

Se da una parte la progressione dei capitoli tenta di rispettare un ordine cronologico che ripercorre le tappe salienti della vita dell'autrice e di quella della sua famiglia, le sensazioni descritte, i ricordi che emergono pian piano, collegati senza un apparente ordine logico, ma suscitati da sensazioni, coincidenze, nostalgie, rendono la narrazione particolarmente complessa e al contempo viva.

L'autrice riesce perfettamente a presentare i numerosi e salienti eventi storici che la sua famiglia nel corso di una trentina d’anni si trova ad affrontare in viaggio tra la Liberia, gli Stati Uniti, ed infine, quando la narrazione segue la protagonista impegnata nel proprio lavoro come cronista del Wall Street Journal,  in diversi punti del pianeta, senza perdere di vista una dimensione più umana e sicuramente più tragica degli avvenimenti, che in qualche modo permette al lettore di entrare veramente all'interno di una vicenda singolare eppure rappresentativa di tanti altri gruppi familiari costretti ad emigrare, ad adattare la propria vita al corso storico, a superare le difficoltà dettate da scelte politiche o semplicemente economiche contingenti.

D'altra parte, sarebbe riduttivo affermare che la descrizione storica presentata in questo libro sia solo di contorno: probabilmente grazie al taglio giornalistico professionale del narratore protagonista, gli eventi sono presentati con grande attenzione e rigore. La storia del proprio paese d'origine, la Liberia, non è presentata unicamente attraverso gli occhi dell'autrice, allora bambina, che assiste allo scoppio della guerra civile: al contrario, anche in quella fase, la narrazione viene arricchita da frammenti di cronaca, da dati e ricostruzioni storiche accurate.

Il grande merito di questo libro, è sicuramente il grande sforzo che l'autrice ha profuso nel tenere aperti più piani, quello storico, quello personale ed emotivo, quello autobiografico e di amore per la propria famiglia, attraverso il quale ha cercato di ricostruire l'epopea di un intero clan.

Se da una parte questo tentativo è sicuramente apprezzabile e piuttosto singolare, è innegabile considerare che in alcuni tratti la fluidità della narrazione ne risente un po' e non sempre è facile immedesimarsi in una storia continuamente focalizzata su piani differenti.

A questo proposito, tuttavia, bisogna segnalare il grande talento dell'autrice, che grazie alla sua scrittura piuttosto essenziale e sicuramente scorrevole, compensa con il proprio stile di narrazione la grande complessità degli eventi rappresentati.

Questo libro è sicuramente una lettura consigliata per chi voglia approfondire o almeno conoscere la storia di un paese africano nella sua corsa alla democratizzazione e nella sua travagliata storia civile, cogliendo al contempo l'opportunità offerta dalla struttura della narrazione di affrontare questi cambiamenti e le tematiche dell'abbandono della propria terra, dell'immigrazione in un paese straniero, del ricongiungimento familiare, attraverso gli occhi di una donna in crescita dall'adolescenza all’età adulta, che offre una visione assolutamente realistica ed umana circa una vicenda realmente accaduta.

:: Recensione di Il male stanco di Luigi Bernardi a cura di Giulietta Iannone

16 ottobre 2010 by

Il male stanco di Luigi BernardiPropongo ai lettori di Liberidiscrivere un libro interessante, edito da Zona nel 2003, scritto da Luigi Bernardi e quanto mai attuale in questi giorni in cui la cronaca nera sembra aver trasceso i limiti della dimensione umana. Non cito il caso più eclatante ormai da giorni al centro dell’attenzione di quotidiani e programmi televisivi per riportare il discorso al di là del morboso e dello sconcertante su temi seri e dolorosi che bene o male ci coinvolgono tutti analizzati da uno studioso che non vuole fare del facile cinico sensazionalismo ma vuole indagare, scavare nei lati più bui e tragici della società, per capire, riflettere, giungere a delle conclusioni.
Sette capitoli, scarni, obbiettivi, che aggiungono alla freddezza del reportage fatto di statistiche una profonda riflessione sociale scevra da pregiudizi e compiacimento. Bernardi racconta come ha iniziato a interessarsi di crimini e cronaca nera spinto forse da una buona dose di curiosità intellettuale e da un coinvolgimento personale che preferisco non anticiparvi lasciandovi alle parole dell’autore nelle prime pagine del libro.
La prima riflessione che sicuramente è degna di nota è che questi fatti pur nella loro atrocità che delinea una cattiveria di fondo degli autori, sorpendentemente sembrano evidenziare qualcosa di più ampio, collettivo, una perdita di responsabilità. Poi un’altra riflessione riguarda gli addetti ai lavori stessi di questi fatti, i giornalisti per esempio che trattano la cronaca nera nei quotidiani e nelle televisioni e che lo fanno condizionati da una certa frettolosità poichè devono agire in tempo reale senza una visone di lungo respiro e devono rispondere ai propri committenti finali.
Tragicamente il pubblico dei lettori e dei telespetattori vuole il “mostro”, vuole il linciaggio mediatico e il giornalista si trasforma suo malgrado in un boia per procura, lasciando sullo sfondo le vere motivazioni che spingono certe persone a diventare “mostri”, ad uccidere, a commettere delitti sempre più spesso maturati nell’ambito familiare, ma anche che coinvolgono sconosciuti che magari si incontrano per caso e iniziano a litigare per futili motivi.
Una ventina di casi emblematici, e a loro modo unici, singolari , efferati che ci permettono di aprire una finestra sulla nostra società, malata, voyeuristica, infetta. Bernardi definisce il male  “stanco” e fa di più considera che la progettualità del male sembra implosa. Molti delitti non vengono commessi per trarne un beneficio, uccidere non è più uno strumento di promozione ma un gesto che ha valore in quanto tale.
Solo comprendendo questo si può fare luce sul passato per capire il nostro presente e progettare il nostro futuro. Consiglio la lettura di Il male stanco come antidoto alla banalità che ci circonda perchè il male non è mai banale, è frutto di vigliaccheria, debolezza, follia ma fa parte del nostro quotidiano, più di quanto a volte ci farebbe comodo pensare.

Altrisogni rivista di narrativa: horror, sci-fi , weird

16 ottobre 2010 by

Da sempre Liberidiscrivere è attenta alle piccole realtà editoriali che sorgono in Italia e oggi con estremo piacere informa i suoi lettori della nascita di Atrisogni un magazine digitale di narrativa fantastica, horror, sci-fi e weird, realizzata in formato PDF e ePub. Venerdì 17 settembre è stato pubblicato il primo numero della rivista: 86 pagine di articoli e racconti a soli 2,88 euro. Ma veniamo nel dettaglio. Altrisogni è un progetto editoriale atipico ma innovativo affrontato nel modo più professionale possibile, rivolto alla narrativa di genere e ai giovani talenti e va notato, fatto più che unico che raro, che retribuisce gli autori dei racconti che pubblica. Se sete curiosi come lo siamo stati noi vi segnalo che sul sito Internet dell'editore, alla pagina dedicata ad Altrisogni è possibile scaricare gratuitamente una versione dimostrativa della rivista, una selezione di 20 pagine del giornale completo.

(http://www.dbooks.it/libreria/scheda/54/6/narrativa/altrisogni-01.html),

:: Blueeyedboy – Il ragazzo dagli occhi blu- Il blog dell'assassino

16 ottobre 2010 by

blueIl 28 ottobre uscirà in libreria per Garzanti il nuovo romanzo di Joanne Harris, 'Il ragazzo con gli occhi blu'.Intanto chi è Blueeyedboy? Chi si nasconde dietro questo pseudonimo? Nelle comunità online, nei social network nessuno è davvero ciò che sembra essere e può nascondersi un assassino. Chi è la ragazza dal cappotto rosso?

Blueeyedboy ha un blog se avete tempo dateci un'occhiata: http://blueeyedboy1.blogspot.com/

:: Recensione di Porno Bloc. Rotocalco morboso dalla Romania Post-comunista di Marco Belli e Lorenzo Mazzoni

15 ottobre 2010 by

porno blocESCE LA RISTAMPA DI PORNO BLOC, QUANDO LA PORNOGRAFIA DIVENTA SENZA PREGIUDIZI

E' stato ristampato da poco Porno Bloc. Rotocalco morboso dalla Romania post post-comunista, del fotografo Marco Belli e dello scrittore Lorenzo Mazzoni, edito dalla neonata casa editrice LineaBN (staccatasi, dopo un percorso durato più di due anni, da la Carmelina Edizioni).

Un libro che va a collocarsi nell'attualità di questi tempi, con le spinose relazioni fra l'Italia e gli immigrati e il problema dell'integrazione. Il romanzo fotografico, ultimo nato dalla scuderia della Linea BN (attivissima in questi ultimi mesi), è ambientato in una Bucarest estiva, calda e caotica, dove un oscuro personaggio, un italiano residente in Romania, in balia dei propri vizi e delle proprie debolezze, dovrà partecipare a una ‘misteriosa conferenza’.

Durante i suoi allucinati pellegrinaggi metropolitani incontra una ragazza e inizia con lei un gioco di perversione e follia. Attraverso bambini di strada, bloc di periferia, locali notturni e un’umanità in disfacimento, l’uomo muove i suoi incerti passi fino al sorprendente, inevitabile finale. Un libro dove fotografia e testo si rincorrono e si intrecciano, creando uno strano e morboso rotocalco contemporaneo, su una realtà, quella della capitale romena, inedita e fascinosa.

Senz'altro un libro che farà discutere per i temi trattati, ma come scritto anche da Mihai Mircea Butcovan (giornalista romeno de “il manifesto” e “Internazionale” curatore della postfazione): “gli autori, sapendo che “domandare è un ottimo modo per sapere” hanno fatto domande alle persone, ai libri, ai luoghi, ai colori, al passato ed al presente, all’immaginato o sperato futuro di quel paese e di coloro che lo abitano. Hanno capito più di quello che hanno visto e ci restituiscono qualcosa, una parte, senza la pretesa di raccontare tutto”.

Con un tono asciutto che rimanda a una narrativa nichilista che va da Camus per arrivare a Houellembecq e una fotografia scarna, ruvida e di grande effetto, il libro spicca per l'originalità dei temi trattati e per la perfetta simbiosi realizzata dai due autori.

Marco Belli, fotografo autore, fra l'altro, degli scatti di Dal comunismo al consumismo (scritto da Mihai Mircea Butcovan ed edito sempre da LineaBN Edizioni) e attivo nel campo dell'integrazione romena in Italia, e Lorenzo Mazzoni, prolifico narratore, autore, fra l'altro della saga dell'ispettore Malatesta (outsider strampalato all'interno della poco fantasiosa polizia italiana), stanno continuando il loro percorso di scoperta delle capitali dell'Est Europa (previsti un libro su Sofia e uno su Tirana), per cercare di mettere in luce gli aspetti meno conosciuti di realtà culturali differenti ma anche molto simili a quella del nostro Paese.

PORNO BLOC. ROTOCALCO MORBOSO DALLA ROMANIA POST POST-COMUNISTA (LINEABN EDIZIONI, 2010)
EURO 12,00
ISBN 978-88-903300-8-7
WWW.LINEABN.COM

:: Recensione di Tre di Melissa P. a cura di Giovanni Choukhadarian

15 ottobre 2010 by

imagesQuesto libro si chiama Tre, ha 164 pagine e costa 16 euro. Vi si raccontano le storie di Günther, George e Larissa, più svariati altri, che hanno svariati obiettivi nella vita: mangiare (male), bere (peggio), spostarsi da un luogo all’altro senza una ragione precisa, ammucchiarsi senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, come da dettato costituzionale. Il racconto è diviso a metà fra Roma e Buenos Aires, che potrebbero essere anche Torino e Lima: i luoghi fisici non hanno grande importanza, i paesaggi costruiti nemmeno. All’autrice, che 7 anni fa era una ragazzina e ora, comprensibilmente, non più, interessano i corpi; beninteso vissuti fino al degrado, maltrattati e strapazzati come si conviene a un romanzo italiano oltraggioso pubblicato presso Stile Libero. Come in ogni buona fiction da prima serata di Rai1, sovrabbondano i dialoghi.
Siccome l’oggetto del libro è di poco rilievo, si possono prendere frasi non casuali per dar l’idea di cosa si legge: “La pancia si gonfiava, riempita di pensieri viziati che si raccoglievano tra l’esofago e lo stomaco e intasavano i condotti, nuvole nere si condesavano lì” (amore intestinale, a pag. 37);  “Vomitò sul divano di velluto viola. Gunther si allontanò con un salto all’indietro, George vide il suo piede pestare una chiazza di vomito rigettata contro il marmo, ma non trovò la forza per avvertirlo” (amore ginnico, pag. 57); “Era la prima volta che faceva l’amore da quando aveva scoperto di essere incinta. All’inizio, quando George scivolò sotto di le e Gunther l’afferrò per i fianchi quasi a volerli staccare, Larissa non sentì il suo corpo mutato” (amore triadico-prenatale, pag. 138).
Giudizio della  Commissione Nazionale Valutazione Libri della Cei: futile, superficiale, inaccettabile.

p.s: (all’editore: barboni, Günther si scrive con la umlaut, che sull’alfanumerica è alt+129)

:: Intervista a Paolo Roversi a cura di Valentino G. Colapinto

14 ottobre 2010 by

90-anni-buon-compleanno-bukowski-L-1Benvenuto Paolo su Liberidiscrivere e grazie per aver accettato la nostra intervista. Come da tradizione iniziamo con le presentazioni. Sei nato a Suzzara, sulla riva mantovana del Po, nel 1975, ti sei laureato in Storia contemporanea all'Università di Nizza e risiedi a Milano, dove lavori come scrittore, giornalista e promotore culturale. Hai fondato e dirigi il famoso sito dedicato alla letteratura gialla, noir e thriller “MilanoNera” – che è anche una free press, una web tv, una società per eventi e una libreria – il “NebbiaGialla Suzzara Noir Festival” e “Milano in Bionda”. Vuoi aggiungere altro?

Direi che c'è tutto. Posso solo aggiungere che da poco abbiamo lanciato un nuovo portale generalista che si chiama “Hotmag”, cui hanno già aderito una cinquantina di blogger. Se siete curiosi, dateci un'occhiata: www.hotmag.me  

Roversi e Bukowski, Bukowski e Roversi. Una passione, anzi quasi una felice ossessione, che ha prodotto finora ben tre libri tra biografie, raccolte di aforismi e “romanzi bukowskiani”. Apparentemente non sembri avere nulla in comune con Hank, il barbone sbronzo e misantropo: come nasce quest'affinità con il poeta maledetto losangelino?

Se scrivo romanzi, lo devo proprio a Bukowski. È infatti dopo aver letto il suo Post Office che ho desiderato diventare uno scrittore, anche se col mio autore non ho nulla in comune: non scrivo come lui, non tratto i suoi argomenti e la nostra narrativa è profondamente diversa. Il Vecchio, però, mi ha insegnato a non mollare, a tenere duro di fronte alle delusioni – inevitabili quando sei un esordiente – perché la scrittura è fatica e gli obiettivi si raggiungono solo coi sacrifici. Lui ha dovuto aspettare i cinquant'anni per essere considerato uno scrittore. Io ho ancora quindici anni di tempo per darci dentro… 

Ritieni che ci saranno altre opere ispirate a lui nel tuo futuro?

No, ormai ho dato. Magari parteciperò alla sceneggiatura, se trarranno un film da “Taccuino di una sbronza”, così come ne hanno tratto uno spettacolo teatrale… 

Questa biografia nasce anche grazie all'apporto della scomparsa Fernanda Pivano. Tu che hai avuto la fortuna di conoscerla da vicino vuoi raccontarci qualcosa di lei e del vostro rapporto?

Nanda amava gli scrittori ed era aperta e disponibile con tutti quelli che si interessavano a loro. Io quando l'ho contattata ero un emerito sconosciuto, un ventenne con una grande passione per Bukowski. A lei è bastato per aprirmi la sua casa e raccontarmi del nostro scrittore. 

Non hai mai potuto conoscere Charles Bukowski di persona, anche perché lo hai scoperto nel 1994, l'anno stesso della sua morte. Se potessi usare la macchina del tempo e incontrarlo in carne ossa, cosa gli chiederesti?

Niente di speciale. Come diceva lui stesso: gli scrittori è meglio conoscerli dai loro libri anziché di persona. Con Buk mi limiterei a fare una capatina al bar dove gli offrirei qualche drink… Magari gli farei provare il mio Mojito Radeschi. 

Quest'anno è uscito anche un tuo romanzo “Pescemangiacane” [VerdeNero, 2010], dove affronti con il meccanismo della crime fiction la tematica dello stupro ambientale subito dalla tua amata Bassa. Ritieni che un buon noir debba contenere sempre un pizzico d'impegno? E cosa rispondi a chi accusa i noir italiani di essere a volte troppo buonisti e politicamente corretti?

Il noir – ma anche il giallo – deve sempre prendere spunto da un fatto reale, da un problema della società. Almeno, i miei lo fanno. Altrimenti non ha senso scrivere se non per raccontare qualcosa che ti sta veramente a cuore. Non mi stancherò mai di ripetere che non scriviamo questo tipo di romanzi solo per svelare il nome del colpevole. C'è moltissimo di più. 

Con l'apprezzata serie di romanzi dedicati all'hacker Enrico Radeschi ti sei affermato come uno dei più validi noiristi italiani. Un tempo si riempivano le pagine culturali delle riviste con feroci discussioni sulla “morte del romanzo”, oggi invece va di moda parlare di “morte del noir” – vedi da ultima l'inchiesta condotta da Marilù Oliva sul blog “lapoesiaelospirito” – e c'è chi si spinge a teorizzare il “post-noir” (Raul Montanari e altri) o addirittura il “porn-noir” (Stefano Di Marino dixit). Tu che cosa ne pensi a proposito? Il noir ha ancora qualcosa da dire?

Questa diatriba è vecchia di un anno, o forse più. Ciclicamente se ne torna a discutere senza un apparente motivo a mio avviso. Per me si tratta solo di etichette che lasciano il tempo che trovano… Per quanto mi riguarda, comunque, la risposta migliore l'ho già data un anno fa, proprio di questi tempi a Roma, durante la presentazione de “L'uomo della pianura” con Giulio Leoni. Cosa ho detto? Non vi voglio rovinare il gusto della sorpresa, perché ve la potete gustare qui: http://www.youtube.com/watch?v=3IBX6mNAUWQ al minuto 2,10 c'è la mia risposta definitiva a riguardo. Non ne rimarrete delusi 😉 

Un'ultima curiosità: sei impegnato in mille attività diverse. Come riesci a conciliarle e a farti bastare ventiquattro ore al giorno? Puoi raccontarci una tua giornata tipo? E qual è il tuo metodo di lavoro?

La notte è principalmente dedicata alla scrittura, così come quasi tutti i momenti liberi e i viaggi –  tantissimi su e giù per l'Italia – in treno. Durante il giorno lavoro in una multinazionale dove faccio l'informatico, il nerd, e questo mi è stato molto utile per la creazione del mio Enrico Radeschi, protagonista di quattro romanzi, che oltre al giornalista è appunto un hacker. Comincio a scrivere un romanzo solo quando ho tutta la storia in testa e una scaletta meticolosa già su carta. Trovo molto più semplice lavorare così e anche con una scadenza tassativa di consegna. Mi aiuta a concentrarmi, a canalizzare le energie e a non disperdere le forze in altro. Certo, per chi mi sta accanto, gli ultimi giorni prima della consegna sono infernali. E anche per me, in realtà, ma sotto stress rendo meglio, non ci posso fare nulla.

Valentino G. Colapinto

:: Recensione di Il sole sorge sul Vietnam di Lorenzo Mazzoni e Tommy Graziani

14 ottobre 2010 by

sole vietnamSORGE SUL VIETNAM, TENERO E ORIGINALE OMAGGIO AL PAESE ASIATICO 
  

Nel 2005, il 30 aprile, in concomitanza con il trentennale della Liberazione di Saigon, il coraggioso editore modenese Edizioni Kult Virtual Press, pubblica in rete un e-book, scaricabile gratuitamente e democraticamente. Il sole sorge sul Vietnam con testi di Lorenzo Mazzoni e fotografie di Tommy Graziani.
Non un reportage giornalistico, non un vero e proprio diario di viaggio, non un racconto di fantasia, ma un insieme di tutto questo, miscelato con arte e supportato da istantanee suggestive.
Fra ricette culinarie, estratti de La guerra di popolo del generale Giap, poesie d’amore, reportage dai bassifondi di Ho Chi Minh Ville, accenni alle guerre combattute da questo eroico popolo, l’e-book si snoda avvincente, in una riuscita sinergia di immagini e parole. Un tributo ad un Vietnam contemporaneo e antico.
Sono presenti le belle liriche di Ho Chi Minh, il suo commovente addio alla nazione. Annotazioni prese in fretta dalla spiaggia di Nha Trang. Scatti rubati per le strade caotiche di Huè. Consigli utili per viaggiare nel Vietnam evitando gli altri turisti. E c’è la rubrica “spendere una cifra socialista in un paese socialista” che consiste semplicemente nell’adattarsi.
I due, all’epoca collaboratori de “il reporter”, sempre per lo stesso editore, hanno fatto uscire un secondo e-book, un portfolio sul Laos, Mekong Blues (Edizioni Kult Virtual Press, 2007). Un viaggio all’interno dello sconosciuto paese del sud-est asiatico, con mezzi locali, insieme alla gente del luogo. Un e-book che mescola con sapienza il classico reportage giornalistico d’avventura con accenni e notazioni storiografiche.
Del resto, anche nella sua carriera di romanziere, Lorenzo Mazzoni non ha mai abbandonato il piacere per il reportage vero e proprio. Accenni ai suoi “cattivi maestri” Kapuscinski, Hartley e Greene, sono presenti sia nella spy-story Ost. Il banchetto degli scarafaggi (Edizioni Melquìades, 2007), sia nel surreale Il requiem di Valle Secca (Tracce, 2006), dove le descrizioni della città infestata dai fumi venefici sembrano dettate dal compianto reporter polacco.
Oggi, dopo cinque anni da quell'importante prima edizione, LineaBN Edizioni ha deciso di ripubblicare Il sole sorge sul Vietnam impreziosito da foto inedite di Tommy Graziani e da estratti di Mekong blues e anche in questa veste cartacea la forza principale del libro rimane nella capacità di descrivere un paese così distante come il Vietnam, togliendogli la patina, molto spesso sgradevole, dell'attrazione turistica ed esotica. Un libro dove I brani storici e i disagi del viaggio sono raccontati in poche righe e i volti delle persone ritratte , rendono l'idea di un percorso intimo aperto all'altro, al nuovo.

IL SOLE SORGE SUL VIETNAM (MEKONG BLUES), DI LORENZO MAZZONI E TOMMY GRAZIANI
LINEABN EDIZIONI
EURO 13,00
ISBN 9788896437155

:: Recensione di Charles Bukowski di Paolo Roversi a cura di Valentino G. Colapinto

13 ottobre 2010 by

90-anni-buon-compleanno-bukowski-L-1Il vero Bukowski svelato da Paolo Roversi 

“Charles Bukowski. Scrivo racconti e poi ci metto il sesso per vendere. La vita, la poesia e i segreti di uno scrittore maledetto” di Paolo ROVERSI: 192 pp. Ill. in brossura, prezzo di copertina € 16 [Castelvecchi – I Timoni, 2010]. 

C'è lo scrittore e c'è il suo mito. Spesso le due cose si confondono fino a diventare indistinguibili, come nel caso di Henry Charles Bukowski (Andernach, 1920 – San Pedro, 1994), per tutti “Hank”, e del suo doppio letterario, Henry Chinaski, amatissimi tutti e due soprattutto in Europa – e in Italia in particolare – più che nella loro patria, gli USA.

A cercare di mettere ordine, distinguendo la storia dalla leggenda, ci pensa adesso lo scrittore e giornalista Paolo Roversi (Suzzara, 1975) con la riedizione aggiornata di questa meritevole biografia (già pubblicata nel 2005 da Stampa Alternativa).

Sul poeta sbronzo e maledetto di Los Angeles esiste già una ricca bibliografia, ma ci sentiamo senz'altro di consigliare quest'opera a tutti i suoi fan, perché Roversi è innanzitutto egli stesso un fan e in più uno dei più grandi studiosi della vita e delle opere di Bukowski – scoperto per caso in biblioteca proprio nel 1994, anno della sua morte, dopo averlo scambiato erroneamente per un autore russo alla Bulgakov.

Su di lui Roversi ha scritto ben tre libri: oltre alla succitata biografia, una raccolta di aforismi, “Seppellitemi vicino all'ippodromo così che possa sentire l'ebbrezza della volata finale” [Stampa Alternativa – Millelire, 1997] e il sorprendente “Taccuino di una Sbronza” [Kowalski, 2008], in cui Bukowski si reincarna addirittura in un tranquillo (fino ad allora) ragazzo milanese, che comincia a frequentare una certa “Jolanda Bivano”, amica di Buk e dei poeti della Beat Generation…

Quasi un'ossessione quella per il più etilico degli scrittori e i risultati si vedono. Quest'agile vademecum, infatti, permette al lettore di impossessarsi in poco tempo di tutto l'universo bukowskiano, osservandolo quasi dal buco della serratura. Anche per chi ha letto tutto o quasi Bukowski, infatti, le sorprese non mancano.

È strano, per esempio, venire a sapere che il cantore dei peggiori bar losangelini non era poi così maledetto (nell'ultima fase della vita s'imborghesì non poco) e squattrinato (godette di una ricca eredità paterna) come amava invece far credere.

Il libro si avvale di un ricco e interessante apparato fotografico e della collaborazione della mai troppo rimpianta Fernanda Pivano (1917-2009), la quale raccontò anni orsono al giovanissimo Roversi molti aneddoti curiosi e particolari poco conosciuti sull'amico Buk, di cui aveva diffuso la fama nel nostro paese. Un'amicizia bizzarra eppure sincera, quella che questo libro ha il merito di rievocare, tra uno degli alcolisti più impenitenti mai vissuti e una traduttrice astemia fin dalla nascita, che non andava oltre la coca cola.

Ne viene fuori il Bukowski che non ti aspetti. Sensibile, timido, quasi romantico, mentre accoglie la Fernanda nazionale con un fiore in mano. Ben lontano, quindi, dall'immagine stereotipata del barbone ubriaco, misantropo e rissoso, che gira sempre con un coltello in tasca. Un tipo da cui sarebbe saggio restare ben alla larga. E non era poi tanto vero neppure che il vecchio ubriacone fosse così innamorato degli ippodromi, dove ci andava più per studiare il pubblico che per osservare i cavalli.

Queste divertenti rivelazioni nulla tolgono, ovviamente, al vigore e alla bellezza delle sue poesie e racconti, tra i più significativi della letteratura novecentesca non solo americana, perché anche in casi come quello di Bukowski – i cui scritti sono quasi completamente autobiografici – non bisogna mai confondere l'autore con la sua opera.

Molto interessanti i capitoli dove si citano tutti i cantanti ispirati dal Nostro, tra cui c'è – udite, udite – perfino Ambra Angioini, oppure quelli dove si raccontano i mitici reading ad altissimo contenuto alcolico e inoltre la leggendaria comparsata televisiva ad Apostrophes di Bernand Pivot, su cui non sapremo forse mai la verità dei fatti.

Scoprirete, inoltre, che esistono molti locali italiani ispirati a Bukowski, che pure non vi mise mai piede nel Belpaese, e tutti i film tratti dai suoi scritti, nonché un elenco completo delle sue opere tradotte e pubblicate in Italia con tanto di annotazioni critiche.

Insomma, se siete fan di Bukowski non potete non avere questo libro e se non lo siete questa è la migliore introduzione possibile a un grandissimo e inimitabile autore. 

Valentino G. Colapinto