:: Recensione di Il male stanco di Luigi Bernardi

Propongo ai lettori di Liberidiscrivere un libro interessante, edito da Zona nel 2003, scritto da Luigi Bernardi e quanto mai attuale in questi giorni in cui la cronaca nera sembra aver trasceso i limiti della dimensione umana. Non cito il caso più eclatante ormai da giorni al centro dell’attenzione di quotidiani e programmi televisivi per riportare il discorso al di là del morboso e dello sconcertante su temi seri e dolorosi che bene o male ci coinvolgono tutti analizzati da uno studioso che non vuole fare del facile cinico sensazionalismo ma vuole indagare, scavare nei lati più bui e tragici della società, per capire, riflettere, giungere a delle conclusioni.
Sette capitoli, scarni, obbiettivi, che aggiungono alla freddezza del reportage fatto di statistiche una profonda riflessione sociale scevra da pregiudizi e compiacimento. Bernardi racconta come ha iniziato a interessarsi di crimini e cronaca nera spinto forse da una buona dose di curiosità intellettuale e da un coinvolgimento personale che preferisco non anticiparvi lasciandovi alle parole dell’autore nelle prime pagine del libro.
La prima riflessione che sicuramente è degna di nota è che questi fatti pur nella loro atrocità che delinea una cattiveria di fondo degli autori, sorpendentemente sembrano evidenziare qualcosa di più ampio, collettivo, una perdita di responsabilità. Poi un’altra riflessione riguarda gli addetti ai lavori stessi di questi fatti, i giornalisti per esempio che trattano la cronaca nera nei quotidiani e nelle televisioni e che lo fanno condizionati da una certa frettolosità poichè devono agire in tempo reale senza una visone di lungo respiro e devono rispondere ai propri committenti finali.
Tragicamente il pubblico dei lettori e dei telespetattori vuole il “mostro”, vuole il linciaggio mediatico e il giornalista si trasforma suo malgrado in un boia per procura, lasciando sullo sfondo le vere motivazioni che spingono certe persone a diventare “mostri”, ad uccidere, a commettere delitti sempre più spesso maturati nell’ambito familiare, ma anche che coinvolgono sconosciuti che magari si incontrano per caso e iniziano a litigare per futili motivi.
Una ventina di casi emblematici, e a loro modo unici, singolari , efferati che ci permettono di aprire una finestra sulla nostra società, malata, voyeuristica, infetta. Bernardi definisce il male  “stanco” e fa di più considera che la progettualità del male sembra implosa. Molti delitti non vengono commessi per trarne un beneficio, uccidere non è più uno strumento di promozione ma un gesto che ha valore in quanto tale.
Solo comprendendo questo si può fare luce sul passato per capire il nostro presente e progettare il nostro futuro. Consiglio la lettura di Il male stanco come antidoto alla banalità che ci circonda perchè il male non è mai banale, è frutto di vigliaccheria, debolezza, follia ma fa parte del nostro quotidiano, più di quanto a volte ci farebbe comodo pensare.

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