Hypnos è un’editrice del fantastico. Ha inaugurato la sua “Biblioteca dell’Immaginario” con due titoli: Robert W. Chambers Il Re in Giallo e altri racconti, a cura di Giuseppe Lippi e Andrea Vaccaro e Jean Ray. "Il Gran Notturno", a cura di Francesco Lato.
Ne abbiamo parlato con Andrea Vaccaro.
Il progetto Hypnos è nato come magazine per poi “estendersi” in una Casa Editrice. Un percorso obbligato?
Entrambi i progetti sono molto “personali” e nascono più come esigenza da parte del lettore (me stesso in primis) che come progetto editoriale: quando nacque Hypnos (un po’ per gioco e un po’ per scommessa) l’idea era quella di creare un canale dove poter proporre ai lettori uno sguardo su autori ignorati o troppo presto dimenticati nel nostro paese. Col tempo è stato piacevole scoprire che tale esigenza era sentita non solo dal sottoscritto ma anche da molti altri appassionati, quindi si è aperto un piccolo spiraglio per poter pensare di proporre non solo qualche racconto qua e là, ma opere più corpose. Si può dire che, se Hypnos ha cercato di aprire un piccolo spiraglio verso un mondo letterario spesso ignorato, i volumi della collana Biblioteca dell’Immaginario (la collana a cui appartengono i primi due titoli, “Il Re in Giallo” di Chambers e “Il Gran Notturno”, di Jean Ray) cercheranno di spalancare la porta.
Il primo titolo di Hypnosè "Il re in giallo" di Robert William Chambers. Cosa ti ha spinto a scegliere un'opera di questo autore americano per inaugurare l'Editrice?
“Il Re in Giallo (e altri racconti fantastici)” ben rappresenta quello che è il percorso intrapreso. Infatti si tratta del primo di quattro volumi che presenteranno tutta l’opera weird di Robert W. Chambers, autore molto prolifico nell’ambito del fantastico, ma in Italia noto esclusivamente per i racconti del Re in Giallo. Al di là di scrittori ormai considerati classici (il cui status è stato raggiunto negli ultimi decenni anche da Lovecraft), per la maggior parte degli autori del fantastico manca un’edizione completa e critica, ed è anche questa grossa lacuna che speriamo di poter, seppur in minima parte, di colmare. Il libro contiene altri due racconti oltre a quelli del “Re in Giallo”, “Il fabbricanti di Lune” e “Una piacevole serata”, mentre il prossimo volume presenterà la raccolta “The Mystery of Choice”, il cui valore artistico non è lontano dal suo più noto capolavoro. Altro aspetto che mi ha convinto a esordire con questo titolo è la conoscenza solo nominale tra i giovani appassionati di letteratura weird e horror, del “Re in Giallo”, grazie anche ai suoi legami col mondo lovecraftiano. Sebbene sia quindi noto al pubblico, pochi lo hanno effettivamente letto, vista la sua scarsa reperibilità sul mercato. La speranza è che “Il Re in Giallo” non sia più solo il nome di uno pseudobiblion, come il Necronomicon, ma un libro a tutti gli effetti.
Esiste una tradizione italiana della Weird fiction?
Non credo esista una vera e propria tradizione del weird in Italia. Tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del secolo successivo ci sono stati autori che spesso hanno esplorato il fantastico e il macabro, ma per lo più come “deviazione” da una via improntata al realismo. Solo raramente vi sono stati autori in cui il fantastico, il macabro e il sovrannaturale ha ricoperto un ruolo centrale: mi viene in mente il misconosciuto Giovanni Magherini Graziani, che per una strana serie di concatenazioni, fu l’unico autore italiano ad apparire negli anni ’30 su Weird Tales. Di certo non vedo una tradizione che nel tempo si sia consolidata, solo episodi isolati, tanto che oggi forse il solo Michele Mari può dirsi un autore “weird”.
Quanto secondo te permane ancora di "weird" nella fantascienza moderna?
Negli ultimi anni le mie letture di fantascienza si sono limitate per lo più a racconti e a qualche romanzo, tuttavia la sensazione è che la fantascienza moderna non abbia molti punti in comune con il weird. L’irruzione del bizzarro, dello “strano” in una realtà familiare, lascia poco spazio a una letteratura, come la fantascienza, che tende più a spiegare, a creare un universo razionalizzato. Inoltre gran parte della fantascienza moderna si basa più sul noto che sull’ignoto, mentre nella fantascienza degli anni d’oro era un continuo varcare nuovi confini. Solo alcuni grandi del passato sono riusciti a coniugare due mondi così apparentemente antitetici, come hanno fatto, pur in maniera molto differente, due geni del fantastico quali Fritz Leiber (e mi riferiscono soprattutto ad alcuni suoi racconti o al romanzo “Nostra Signora delle Tenebre”) o il sottovalutato R. A. Lafferty, che ha saputo creare un universo che non esiterei a definire weird. Inoltre ormai l’immaginazione latita, e le strade della fantascienza mi paiono sempre più ripiegate su se stesse, lasciando poco a qualsivoglia intrusione.
Potresti rivelarci qualcosa sui prossimi titoli in uscita?
Il prossimo volume in uscita sarà il primo di due tomi dedicati a Fitz-James O’Brien, considerato il più grande autore “americano” (O’Brien era irlandese ma si trasferì presto negli Stati Uniti, dove produsse la quasi totalità delle sue opere) di racconti nel periodo a cavallo tra Poe e Lovecraft. Sebbene il suo nome sia sconosciuto ai più, alcuni suoi racconti sono considerati ormai dei classici del fantastico e di fantascienza, come “Che cos’era?” (What Was It?) e “La lente di diamante” (The Diamond Lens). Il volume avrà un’accurata presentazione di Pietro Guarriello, uno dei massimi esperti italiani su O’Brien. Vedrà poi la luce una nuova collana, a fianco della Biblioteca dell’Immaginario, che presenterà opere singole, di autori che non sono considerati classici del weird, ma che, spero, susciteranno ugualmente l’interesse dei lettori, mentre per fine anno è previsto il secondo volume dei racconti di Chambers, “The Mystery of Choice”.
Stanze nascoste è essenzialmente un libro di memorie, lo sforzo di un uomo che sente avvicinarsi la vecchiaia, forse anche la morte, e vuole fare un bilancio della propria vita ricorrendo ad un’arma a doppio taglio, un’arma impropria in fondo che se mal maneggiata può fare solo danno: l’uso sconsiderato della verità.

Matteo Righetto è nato nel 1972 a Padova, dove vive e insegna Lettere alle scuole superiori. Ha pubblicato Savana Padana (Zona, 2009) e nello stesso anno ha cofondato il movimento letterario Sugarpulp con la benedizione di Joe R. Lansdale e Victor Gischler. È appena uscito il suo secondo romanzo Bacchiglione Blues (Perdisa Pop, 2011), ambientato come sempre nella Bassa Padovana. 






Cosimo Argentina è nato a Taranto il 22 luglio del '63, vive in Brianza dal '90. Ha pubblicato tra l'altro Il Cadetto nel 1999 (Marsilio), Bar blu Seves nel 2002 (Marsilio), Cuore di cuoio nel 2004 (Sironi, ristampato da Fandango Tascabili), Maschio adulto solitario nel 2008 (Manni) e il pamphlet Beata ignoranza nel 2008 (Fandango). 


Decisamente non avevo mai letto niente del genere. Daniil Charms è una scoperta che mi ha lasciato decisamente interdetta. Quando ho aperto Disastri, edito da Marcos Y Marcos e tradotto dal russo da Paolo Nori, mi aspettavo un comune libro di racconti, forse bizzarri, forse ironici o parodistici, degni dell’avanguardia letteraria russa del Novecento, ma non ero decisamente pronta ad inoltrarmi in un fitto bosco di nonsense, in cui il senso logico, la banale e ovvia quotidianità, vengono plasmate e divelte portando il lettore a confrontarsi con l’assurdo e il paradossale. Disastri raccoglie in ordine sparso, non so se esattamente cronologico, una ridda di racconti brevi, alcuni brevissimi, alternati a stralci delle sue lettere, a frasi estrapolate come schegge dal suo diario. Nel breve discorso introduttivo Nori segnala che i testi scritti in tondo sono opere di Charms mentre quelli in corsivo sono scritti autobiografici, ma a dire il vero la differenza è davvero minima. Sono testi bislacchi, sconclusionati, grotteschi, divertenti; il racconto che inizia con “C’era una volta un uomo, si chiamava Kuznecov ” mi ha fatto ridere con le lacrime agli occhi, testi che mi hanno incuriosito e spinto a fare ricerche più approfondite sul suo autore. Così ho scoperto che Daniil Charms, autore culto per molte generazioni, era davvero un personaggio singolare, avvolto da un’aura tragica, se pensiamo che visse praticamente in miseria, perseguitato dal regime stalinista che lo accusava di aver tradito la causa socialista e gli procurò carcere, confino e internamenti in manicomio, dove morì nel 1942. Anarchico, beffardo, tragico, eccentrico, geniale, folle, surreale Charms è sicuramente un poeta che ha usato la scrittura per rivendicare il suo diritto alla libertà espressiva totale e senza condizionamenti e compromessi. Avventuroso e casuale il modo in cui si sono salvati i suoi scritti contenuti in una valigia e portati in salvo da un amico, il filosofo Jakov Druskin, che letteralmente la raccolse dalle macerie della sua casa bombardata, durante l’assedio di Leningrado.


























