:: Mediorientarsi – La Maschera della Verità, Pınar Selek, (Fandango Libri, 2015) a cura di Matilde Zubani

7 Maggio 2015 by

maschera-veritàNata nel 1971 in una  famiglia di Istanbul, laica e di sinistra, Pınar Selek non ha mai sentito parlare di armeni, finché un giorno la madre farmacista saluta una vicina di casa chiamandola “madame Talin”. Incuriosita, chiede chiarimenti e scopre che “madame” è l’appellativo riservato alle donne greche e armene, per distinguerle dalle turche “hanim“.
A scuola Pınar studia sul suo manuale che “il diavolo chiamato ‘armeno’ era l’eterno nemico del turco” e recita ogni giorno lo slogan “felice chi si dice turco!”, ma poco a poco questa granitica verità inizia a sgretolarsi sotto i suoi occhi.
Pınar scoprirà che madame Talin è parte del “resto della spada”: espressione feroce usata per indicare gli armeni sopravvissuti al massacro avvenuto in Anatolia del 1915. Molti si sono salvati fuggendo a Istanbul, diventando invisibili, forzatamente assimilati a un’identità che non appartiene loro.
In Turchia sono gli anni duri del colpo di stato militare guidato dal generale Kenan Evren (12 settembre 1980), molti oppositori al regime riempiono le carceri (tra cui il padre della stessa autrice). Pınar Selek comincia a militare in diversi movimenti femministi, antimilitaristi e di estrema sinistra scoprendo, con rammarico che pur rifiutando ogni forma di nazionalismo, hanno ereditato la negazione del massacro e perso la memoria. Nel luglio del 1998 anche lei viene arrestata e torturata con lo scopo di farle confessare complicità inesistenti in un attentato inventato.
Una volta fuori, però, la lotta interiore continua e continuano gli incontri: prima con un ottantenne sagrestano armeno che vive nella chiesa dei Tre-Altari dopo essere rimasto completamente solo e che ha trovato nella fede la sua unica consolazione; poi con Hrant Dink: un armeno che non si nasconde, fondatore del primo giornale bilingue turco-armeno, Agos. Il giornale si fa portavoce di una domanda che suona scomoda alle orecchie di molti: dove sono gli armeni? Inutile dire che la voce di Hrant Dink viene presto messa a tacere da tre colpi di pistola nel gennaio del 2007.
Nel 2009 Pınar Selek lascia definitivamente la Turchia e si ritira in Francia, in esilio.
Con questo libro Pınar Selek ci consegna una testimonianza che cerca di spiegare al lettore cosa si prova a vivere in una città dove i nomi armeni sono stati cancellati dalle insegne, in un paese che, a cento anni di distanza, ancora non ha fatto i conti con le pagine nere e controverse del proprio passato.
Uno scritto che non vuole essere un vero e proprio racconto, ma piuttosto un collage autobiografico e intimista, forte, polemico. La traduzione (dal francese) curata da M. Maddamma riesce a rendere perfettamente il clima di tensione e frustrazione di quei giorni, di quegli anni vissuti dall’autrice e da molti altri.
Consiglio questo libro perché il dibattito sulle minoranze dimenticate e la tendenza a mettere in discussione giudizi storici consolidati non riguardano solo la Turchia e sono più che mai attuali.

Pınar Selek – Pınar Selek è una sociologa e attivista turca nata nel 1971 a Istanbul. Dal 2006 è l’editrice della rivista femminista Amargi. Dal 2009 vive in esilio in Francia, dove è ricercatrice all’École normale supérieure di Lione. Nel 2013 ha pubblicato il romanzo “La maison du Bosphore”.

Turchia, 1980Il colpo di stato del 12 settembre 1980 rappresenta uno dei momenti più tragici della storia turca. I militari presero il potere al culmine di una crisi molto difficile per la Turchia, tra stagnazione economica, instabilità politica e soprattutto una guerra civile strisciante tra gruppi di destra e di sinistra. La dittatura militare durò tre anni, durante i quali si contano 650mila arresti, oltre 200 morti per tortura, 50 esecuzioni capitali, oltre 1 milione e mezzo di persone schedate, migliaia di esiliati politici e di insegnanti licenziati, decine di migliaia di associazioni soppresse. Le vittime principali del colpo di stato furono gli attivisti e gli intellettuali di sinistra e il movimento autonomista curdo. Al di là delle violenze, le implicazioni del golpe nella politica turca furono molteplici e cariche di conseguenze ancor oggi tangibili. Nel 1982 venne redatta una nuova Costituzione (più volte emendata ma ancora in vigore) che introduce, ad esempio, una soglia elettorale del 10% per rendere il sistema partitico più gestibile, consentendo quindi l’accesso in Parlamento ad un massimo di due o tre fazioni politiche.
Nel 2014 l’Alta Corte di Ankara ha condannato all’ergastolo gli ultimi due protagonisti dell’azione golpista ancora in vita: il generale Kenan Evren, 96 anni, ex capo della giunta e settimo presidente della Turchia e Tahsin Sahinkaya, 89 anni, ex comandante dell’aviazione militare.

:: Tutta colpa di un libro, Shelly King (Garzanti, 2015) a cura di Elena Romanello

7 Maggio 2015 by

coverMaggie, figlia di ricconi non felici della Carolina, ha deciso di fuggire gli agi familiari, trasferendosi in California, dove ha inseguito vari lavori, tra libri e new economy, finendo per affezionarsi alla libreria dell’usato Dragonfly, di cui diventa socia, e che ora è minacciata da un megastore del libro a due passi. Partendo da uno scambio di messaggi tra due innamorati su una vecchia copia del classico L’amante di lady Chatterley, Maggie cercherà di salvare la libreria che è ormai una parte di sé e di trovare nuove strade per la sua vita, tra alternativi, artisti, informatici e altra umanità.
Un libro fresco come un’aranciata e gustosa come la stessa quando è fatta con ingredienti genuini, che mette insieme vari temi cari all’oggi e non solo. La ricerca di nuove strade, d’obbligo in tempi di crisi, ma anche il ribellarsi a percorsi prestabiliti in famiglia, cosa che può riproporsi anche in età adulta, l’inseguire lavori insoliti, magari nella cultura, le contraddizioni della new economy che non ha risolto tutto, il contrasto tra il negozio a conduzione familiare e il megastore (già al centro del film C’è posta per te e che oltreoceano sta portando alla rinascita delle librerie indipendenti), con in più con un pizzico di sentimento: in Tutta colpa di un libro ci sono tutti questi elementi, universali, alla fine presenti nelle vite di molti lettori e lettrici in giro per il mondo, soprattutto in questi ultimi anni.
La cosa però più importante e che fa amare di più questo libro è la passione per i libri, per la carta stampata, per le librerie reali, soprattutto quelle dell’usato, come Dragonfly, basata su un posto realmente esistente in California e tanto simile a quelle che ciascun lettore e lettrice ha vicino a casa, dove magari ha trovato sogni e tesori inestimabili. Un viaggio tra i libri e le passioni legate ai medesimi, attualissimo e da ribadire in tempi in cui si vuol far credere che alla fine le librerie siano un po’ superflue, e in cui si scopre che niente come un libro può unire le persone, e che il luogo dove i libri vengono venduti è qualcosa di fondamentale, un luogo magico in cui perdersi, da riordinare e in cui scoprire nuovi rapporti con l’umanità, sentimenti, amicizia, amore.
Un libro per bibliofili, originale e comunque moderno, con un pizzico di nostalgia ma con la dimostrazione di come certe cose siano eterne, a cominciare dalla passione per i libri, dal perdersi nelle pagine, e dall’importanza di un libro usato, appartenuto ad altri, che continua la sua vita e a dare emozioni in mano a un nuovo appassionato.
Tra l’altro, pare che lo spunto per scrivere questo libro sia venuto all’autrice proprio frequentando una libreria dell’usato e vedendo sparire davanti a sé una rara edizione de L’amante di Lady Chatterley. Possibile, ma dalle pagine traspare come in questa storia di amore per libri e librerie ci siano senz’altro molte cose autobiografiche. Scrivere un libro sull’amore per i libri è senz’altro uno dei più bei omaggi che si possa fare alla scrittura e alla lettura e si può essere piacevoli e divertenti senza essere banali e fotografando comunque una realtà di oggi.

Shelly King è nata e cresciuta in South Carolina. Trasferitasi in California ha lavorato per anni nella Silicon Valley; ora vive a Santa Cruz. Tutta colpa di un libro è il suo primo romanzo.

:: Addio a Ruth Rendell, maestra del thriller a cura di Elena Romanello

6 Maggio 2015 by

rendell-ruth-credit-jerry-bauerDopo Pd James, il mondo della letteratura thriller perde un’altra sua importante voce, quella della britannica Ruth Rendell, che ci lascia all’età di 85 anni, dopo una breve malattia che ha stroncato all’ultimo una carriera letteraria ancora attiva negli ultimissimi anni, con opere anche inedite da noi.
Figlia di insegnanti, con una madre di origini danesi, giornalista come primo impiego, Ruth Rendell cominciò a scrivere libri negli anni Cinquanta, incentrandosi in particolare sul personaggio dell’ispettore Wexford, indagatore degli aspetti più nascosti e oscuri dell’animo umano, soprattutto in ambienti sociali degradati. Con lo pseudonimo di Barbara Vine ha pubblicato altri romanzi sempre thriller ma soprattutto di introspezione psicologica e familiare.
La sua produzione letteraria è vastissima, è stata oggetto di moltissimi premi, e in Italia ha avuto in vari casi più di un’edizione, per Mondadori spesso nella collana I gialli e poi per Fanucci: i libri sono abbastanza reperibili, c’è da sperare in ristampe e proposte dei titoli ancora inediti.
Tre suoi libri sono diventati famosi film: da La morte non sa leggere, dramma che diventa crimine di una cameriera analfabeta, Claude Chabrol trasse il film Il buio nella mente nel 1995 con Isabelle Huppert e Sandrine Bonnaire. Sempre Chabrol ha realizzato, da Il pugnale di vetro, nel 2004 La damigella d’onore, mentre Pedro Almodovar trasse il suo Carne tremula del 1986 da Carne viva. Tra gli altri suoi libri sono da ricordare La crociata dei bambini, I tredici scalini, La bambola che uccide, e come Barbara Vine, Occhi nel buio e La villa dei ricordi cattivi. Ruth Rendell è anche autrice di racconti, sia inseriti in sue raccolte che in antologie.
Oltre all’attività di scrittrice, Ruth Rendell è stata anche attivista sociale nonché membro del partito laburista, eletta anche alla Camera dei Lords. Fino ad anni molto recenti, ha partecipato a fiere ed eventi legati al libro in Gran Bretagna, attirando sempre un vasto pubblico che ha amato e ama i suoi intrecci avvincenti, viaggi nell’animo umano e nei drammi della nostra società.

Photo credit Jerry Bauer

:: Da una fine all’altra del mondo, Michele Moro (Ottolibri, 2015) a cura di Micol Borzatta

4 Maggio 2015 by

ottUn ragazzo che ha appena perso il lavoro si trova a passare le sue giornate da solo in casa con il suo gatto Loki nella periferia milanese. Il suo migliore amico Teo cerca di spronarlo per fargli cambiare quel carattere introverso, ma non ottiene nessun risultato. Solo un sogno che lo tormenta tutte le notti e l’arrivo di una strana busta gialla contenete una cassetta con la voce della nonna morta riescono a far cambiare lo stile di vita del ragazzo portandolo a uscire di casa per indagare su questo mistero inspiegabile: uno strano suono che ha la capacità di guarire chi lo ascolta.
Appena inizia le indagini il ragazzo non sarà solo, infatti tutte le notti riceve la visita di un maiale antropomorfo di nome Mr. Krinkle, riceverà telefonate anonime che lo minacciano e sarà seguito ogni passo.
Un romanzo molto allucinogeno che trasporta il lettore in un modo strano, onirico, a metà tra il sogno e la veglia creando situazioni paradossali.
Le descrizioni sono fatte davvero molto bene, i personaggi sono descritti a 360 gradi, molto approfonditamente, mentre i luoghi sono descritti specificatamente ma solo dal punto di vista del protagonista.
L’argomento trattato è molto particolare e interessante, ma molto allucinogeno, porta il lettore a seguire con ansia e attenzione tutto il romanzo, ma la fine è un po’ deludente, lasciando il lettore con tante domande senza risposte come se l’autore avesse fretta di concludere senza curare l’ultima parte come ha curato tutto il resto del romanzo.

Michele Moro nasce a Milano nel 1987, ma si trasferisce a Bareggio dove vive e lavora tutt’ora nel campo della ristorazione. Nel 2015 pubblica la raccolta Destro artistico edita da Cellardoor Editore e scrive periodicamente sul blog ilbrucomangiasogni.wordpress.com.

:: La buona legge di Mariasole, Luigi Romolo Carrino (E/O, 2015)

3 Maggio 2015 by

mariasole_copertina-libroSono lupa vedova rimasta a guidare il branco che hai lasciato. Alla luna che si giustifica sopra il faro urlo il male che ho inventato per salvare nostro figlio. Alla luna sopra il faro, nella trappola che mi spezza le braccia, urlo il male che ho imparato per salvarci da quello che hai generato con la tua disonestà.
Non sei stato onesto e mia hai lasciato in eredità il tuo destino. Mi hai lasciato in eredità la tua ferocia.

Se Acqua Storta, romanzo del 2008 di Luigi Romolo Carrino, aveva per protagonista Giovanni, figlio del boss Don Antonio Farnesini, e la sua storia d’amore con Salvatore, onta e discredito per tutta l’onorabilità del clan, La buona legge di Mariasole, suo sequel uscito sette anni dopo, ci narra invece la storia di Mariasole, sua moglie, madre di suo figlio Antonio, poi sua vedova e infine futura capoclan della Federazione Farnesini – Simonetti.
Una storia di mafia, per la precisione di camorra, al femminile, in tailleur e tacchi a spillo, ma densa della stessa ferocia, della stessa spietatezza di una vita al maschile. Una storia narrata con inconsueta sensibilità da uno scrittore che tratteggia ed evoca i fatti e la violenza di un mondo dominato da un credo arcaico e brutale in maniera riflessa, come in un grande labirinto di specchi.
Parlandoci di Mariasole, una donna che si trova a vivere una vita che non ha scelto, come non ha scelto di sposare Giovanni, per regole interne al clan di alleanze e proficui affari, ci parla di un mondo in cui ci si trova imprigionati,  legati in una fitta rete di giuramenti e regole d’onore, che non appartengono, ma che malgrado ci si trova costretti a rispettare ed onorare.
Già da bambina Mariasole l’ha capito come funzionano le cose, dagli inchini dei compagni di scuola, dal peso del suo nome inesorabile come una maledizione. Forse non si aspettava che si sarebbe innamorata di questo marito non voluto, violento e sanguinario, che ormai ha come proiettato la sua impronta anche su di lei.
Non c’è scampo, per investitura di Donna Angela, matriarca del clan, donna austera chiusa nel suo palazzo nobiliare di Procida, è lei la destinataria del potere, spetta a lei salvare le loro vite e gli equilibri interni al clan, minacciato da famiglie rivali pronte a vedere ogni segno di debolezza per azzannare alla gola, e spodestarli dai loro ricchi traffici.
Sorella della Clelia C. di Luigi Bernardi, Mariasole vive la sua vita attraversata da una luce traslucida fatta di sentimenti che avrebbe voluto provare, e che condensa tutti nell’amore per il figlio, (a Donna Angela che le fa le condoglianze per la morte del marito, lei risponde pronta che solo se fosse morto suo figlio avrebbero avuto ragione d’essere). Giovanni se l’è cercata, infrangendo le regole del clan, anteponendo l’amore per un uomo alle leggi di virilità che costituiscono l’ossatura dei canoni mafiosi e soprattutto essendo disonesto con lei.
A queste leggi Mariasole antepone la sua legge, una legge materna in un certi senso, di una leonessa che fa di tutto per difendere il suo cucciolo. Una legge che prevede che uccidere per difendersi o consolidare il proprio potere è giusto, è l’unica strada percorribile.
Tra Lady Macbeth e Clitennestra, Mariasole acquista uno spessore tragico pur non perdenddo del tutto la sua umanità, e grazie a una lingua sporcata di dialetto, il romanzo conserva una sua singolare peculiarità, che pone l’autore tra i più interessnati della sua generazione.

Luigi Romolo Carrino è nato a Napoli nel 1968. Laureato in Informatica, è specializzato in Problem Solving e Ingegneria del Software, ambito finanziario. Ha scritto poesie (“Il Settimo Senso. Il Laboratorio”, Le Edizioni 1998, e “TempoSanto. Liturgia della Memoria”, Liberodiscrivere 2006), per il teatro (“Ricordo di Famiglia”, “Insegnando il silenzio alle rose”, “Il morso per attaccarsi”) e diversi racconti in collettive varie (“Men on Men 5”, Mondadori 2006; “Napoli per le strade”, “Azimut”, 2009). Per Magnum Edizioni ha curato il doppio volume “Amantidi” ed un paio di antologie di racconti per Liberodiscrivere Edizioni. Per Meridiano Zero ha pubblicato “Acqua Storta” (2008) e “Pozzoromolo” (2009), selezionato nel 2011 per il Premio Strega. Tra le sue opere si ricorda anche “Esercizi sulla madre” (Perdisa Pop 2012, selezionato nel 2013 per il Premio Strega).

:: Liberi junior – La fabbrica di cioccolato, Roald Dahl, (Salani, 2005) a cura di Viviana Filippini

1 Maggio 2015 by

la-fabbrica-di-cioccolatoLa fabbrica di cioccolato è uno dei libri più famosi di Roald Dahl, grazie anche al successo de film con Gene Wilder, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato uscito nel 1971 e al pi recente La fabbrica di cioccolato di Tim Burton. Il protagonista del libro di Dahl, uscito per la prima volta nel 1964, è un ragazzino povero, Charlie Bucket, che vive con i quattro nonni e i genitori in una piccola e sgangherata casa di legno. La famiglia è così povera che l’unica cosa che possono permettersi di mangiare è la zuppa di cavoli. Il giorno del proprio compleanno riserva per Charlie una sorpresa, perché oltre alla solita zuppa, il ragazzino riceverà in regalo una gustosa tavoletta di cioccolata. Una volta aperta, Charlie rimarrà ad occhi sbarrati, perché dentro a quella stecca gustosa troverà un biglietto in oro. Il prezioso foglio è uno dei cinque  messi in palio da Willy Wonka nelle sue tavolette di cioccolato sparse per il mondo e chi li troverà, avrà la fortuna di trascorrere un giorno intero nella fabbrica di cioccolato di Wonka. Il povero Charlie Bucket, nel senso che tra i diversi personaggi presenti è quello meno ricco dal punto di vista economico, avrà come compagni di avventura Augustus Gloop, un bambino molto goloso; Veruca Salt, una ragazzina troppo viziata; Violetta Beauregarde, la campionessa mondiale di masticazione di gomme e Mike Tivù, un ragazzo troppo attratto dalla televisione e dai videogiochi. I cinque ragazzini cominceranno un viaggio fantastico e avventuroso che cambierà per sempre le loro vite.  La fabbrica di cioccolato è un libro piacevole, ricco di gag comiche e di battute che strappano una sana risata al lettore bambino e a quello adulto, ma allo stesso tempo il testo di Dahl vuole far capire a chi legge che non sempre possedere tutto rende davvero felici. Chi leggerà La fabbrica di cioccolato si renderà conto che Charlie è si povero perché viene da una famiglia che non ha soldi, ma l’essere cresciuto in un mondo semplice, dove più che le cose sono i sentimenti che contano, gli ha permesso di accettare la vita per quello che essa dona e di non avere legami morbosi con le cose. Sarà proprio questa umiltà esistenziale che permetterà a Charlie Bucket, protagonista di La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl di trionfare su tutti, Umpa Lumpa compresi. Dai 7 anni. Traduzione Riccardo Duranti.

Roald Dahl fu uno scrittore inglese di origine norvegese. Lavorò in Africa e fu pilota della RAF durante la Seconda guerra mondiale. Si trasferì poi negli Stati Uniti dove scrisse racconti, romanzi e libri per ragazzi di grande successo internazionale. Adottò il punto di vista dei più giovani in storie percorse da una forte vena di humour nero, spesso animate da scenari macabri e grotteschi: Gli Sporcelli (The Twits, 1980), La fabbrica di cioccolato (Charlie and the Chocolate Factory, 1964), il suo seguito Il grande ascensore di cristallo (Charlie and the Great Glass Elevator, 1973), Il GGG (The BFG, 1982), il grande gigante gentile.  Nella produzione per adulti si segnalano raccolte di racconti dallo spiazzante finale a sorpresa (Storie impreviste, Tales of the Unexpected, 1979; Storie ancora più impreviste, More Tales of the Unexpected, 1980) e i due volumi autobiografici Boy: racconti d’infanzia (Boy: tales of Childhood, 1984 e In solitario. Diario di volo, Going Solo, 1986).

:: Un lavoro vero, Alberto Madrigal, (Bao Publishing, 2014) a cura di Federica Guglietta

1 Maggio 2015 by

jPrimo Maggio, Festa del Lavoro Festa o dei Lavoratori che dir si voglia. Ricorrenza istituita a livello internazionale per ricordare i traguardi raggiunti economicamente e socialmente dai lavoratori e le lotte sindacali. Eppure parlare di lavoro, oggi, nel 2015, è forse più difficile che nel lontano (ma non troppo) 1995. Avrò tirato una data a caso, ma la differenza si sente, ammettiamolo.

Quel lavoro che non c’è, che nessuno trova (e forse che non tutti cercano, neanche altrove), quello che è distante anni luce dall’occupazione che avete sempre sognato. Vorreste fare tutt’altro, ma la società non ve lo permette. Non ce lo permette. Va bene allora, accettiamo la proposta meno peggio e tiriamo a campare. A volte non possiamo fare neanche quello.

L’ansia di non avere un posto fisso, la preoccupazione per lo scadere del contratto che, al 90% dei casi, non verrà rinnovato, i soldi che mancano, l’affitto da pagare, le bollette anche, ritrovarsi a trent’anni e più a fare la vita dello studente fuori sede, anche se non studi più da anni.

La maggior parte delle volte tutto si risolve nella proporzione posto fisso : lavoro vero = precariato : lavori creativi.

Non per Javi, però. Almeno non del tutto.

Chi è questo Javi?

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Un fumettista spagnolo che lascia il suo Paese (e un posto fisso) per trasferirsi a Berlino e mantenersi con quello più ama fare. Disegnare, ovvio. Parte senza dare ascolto ad amici e parenti che lo invitano a trovarsi un lavoro vero e si ritrova straniero in un posto che non conosce e di cui conosce ancor meno la lingua. Nonostante questi impedimenti, riesce a trovare una casa, si ambienta, gira in bici per una Berlino bellissima, sfumata, a tratti ovattata. Vive situazioni tragicomiche, trova un lavoro che, ancora una volta,  ma riesce anche a portare avanti il suo fumetto in modo da poter farlo leggere ad un editore in occasione del Festival di Angoulême. Tuttavia la storia non piace e, come temeva, il lavoro non va in porto.
nProtagonista del graphic novel Un lavoro vero dello spagnolo Alberto Madrigal (in Italia edito da Bao Publishing nel marzo 2014), Javi sente di aver solo bisogno di qualcuno che creda in lui, qualcuno disposto a dargli un’opportunità e non a chiudergli l’ennesimo portone in faccia. Javi vuole portare a termine la sua storia disegnata. Javi rappresenta la generazione di tutti i trentenni precari di oggi: disillusi, forse, ma non nel loro intimo. L’amore per quello che vorrebbero fare e che pensano di saper fare anche bene li spinge ad andare avanti , ma è tutto così difficile. Il mondo del lavoro è difficile da affrontare, così come i sogni sono difficili da realizzare.

“Il modo più semplice è sempre il più difficile.
Kiss ( Keep It Simple Stupid).

Tutto qui.

– Dovresti disegnare -, dice la voce.
Odio quella voce. Ed è la stessa che riempie una lunga lista di cose da fare. A questo punto, mi blocco. Mi arrabbio.
– Non gioco più -, dice un bambino dentro di me.
Troppi castelli di carte nella testa. Troppe Aspettative”

Proprio in questa condizione di totale instabilità, Javi trova la forza per raccontare la sua prima storia disegnata. Quella che state leggendo.

Una storia fluttuante, per niente statica, sebbene sia scandita da ritmi lenti, pacatissimi.

Gli stati d’animo del protagonista trapelano più da quelle immagini tenui ed acquarellate che dalle parole.

L’ambientazione riveste un ruolo centrale nell’economia della storia: è per le strade di Berlino che Javi vuole perdersi per ritrovare se stesso e lo scopo della sua vita. Per questo motivo, gli scorci paesaggistici ci sembrano più che reali, nonostante rimangano sempre sfumati e delicati,  e ci conducono all’interno della storia stessa come se si trattasse di un sogno, una commistione rarefatta di realtà e di aspirazioni, che poi sono anche quelle dello stesso Madrigal.

Si percepisce perfettamente che ci sia molto di autobiografico in questa storia a fumetti. Javi è Alberto, Alberto è Javi. Compiono lo stesso iter, vedono le stesse cose, vivono le stesse situazioni. Entrambi riescono a portare a termine il proprio lavoro, si realizzano. Questo “happy ending” non ci viene comunicato dalle parole dell’Alberto – Javi, ma viene dimostrato dal graphic novel che possiamo leggere e sfogliare, frutto della tenacia dell’autore – protagonista che non si è arreso.

Di questi tempi, storie come quella di questo giovane self – made man non possono che darci speranza.

Alberto Madrigal, spagnolo, vive a Berlino dal 2007. Un lavoro vero è la sua prima opera lunga, nata che ha lavorato come illustratore freelance, ed è edita in Italia da Bao Publishing all’interno della collana Le città viste dall’alto.

:: La candidatura. Expo: la vera storia di un successo italiano, Gaetano Castellini Curiel, (Indiana, 2015)

30 aprile 2015 by

cover-LACANDIDATURA_AltaDunque ci siamo. Domani si inizia. Non tutto è pronto, non tutti i padiglioni saranno aperti, ma da domani Milano sarà agli occhi del mondo la città dell’Expo. Si parlerà di nutrizione, si prenderanno contatti, si stipuleranno affari, arriveranno soldi, altri si spenderanno, insomma un’ occasione di ripresa si presenta per l’Italia, e non ostante le polemiche, i disguidi organizzativi, le figuracce (alcune proprio evitabili), speriamo tutti che questa occasione non venga sprecata. Uno che ci crede, quasi in controtendenza, che sarà un successo, è Gaetano Castellini Curiel, autore di La candidatura. Expo: la vera storia di un successo italiano. Peccherà di ottimismo? Può permetterselo. Perché vincesse l’Italia, contro Smirne, ha speso due anni della sua vita tra aerei, alberghi, e strette di mano con capi di stato che nel breve volgere di qualche anno ora non ci sono più. Quando ha iniziato a svolgere questo fine gioco diplomatico, questa sottile partita a scacchi da un capo all’altro del mondo, non c’ era ancora la crisi economica di oggi, era quasi un altro mondo, ma già allora e forse più ancora adesso era consapevole dell’importanza che l’Expo diventasse un successo. E’ un occasione, che sicuramente non si presenterà più, in una congiuntura storica, geopolitica. economica, che anche essa non si presenterà più. Gufare appollaiati sul trespolo aspettandoci un epocale flop serve a poco, insomma sembra dirci Castellini, quasi contagiandoci con il suo entusiasmo. E di aneddoti il nostro ne ha parecchi da raccontare, e lo fa con una certa facilità e spigliatezza, come i vecchi narratori di memoir di viaggi, gente capace di affrontare ogni ostacolo nei posti più sperduti del pianeta, pieni di risorse, e inventiva. Gaetano Castellini Curiel è un tipo interessante, un avventuriero salgariano, un po’ vecchio stile, che passa da un vagone dell’Orient Express, alle stanze dei più rinomati alberghi di Parigi, o Shanghai. Insomma se non si fosse occupato di Expo, sarebbe stato lo stesso interessante da conoscere, e quindi cogliamo l’occasione di vedere con lui i retroscena di questa importante manifestazione che domani avrà inizio. Ricordo una poesia di Evgenij Evtušenko Il palazzo e non mi resta che augurare un po’ a tutti che la saggia Vasilissa passi per Milano, domani.

Gaetano Castellini Curiel (1969) si occupa di relazioni internazionali. Da settembre 2005 a giugno 2011 ha lavorato per il Gabinetto del sindaco del Comune di Milano, per conto del quale ha seguito la candidatura a Expo 2015. È stato nel consiglio della Fondazione Italia Russia e Alliance for Africa. Vive e lavora a Milano, dove la sua società collabora con alcune delle principali istituzioni pubbliche e private.

:: Segnalazione: Le avventure di Pinocchio, Carlo Collodi, letto da Daniele Fior, (audiolibro autoprodotto)

30 aprile 2015 by

unnamedLe avventure di Pinocchio, ovvero la storia di un bambino-burattino in un mondo di adulti: dove i fili che lo muovono sono spesso troppo corti per contenere la sua vitalità e il suo ingegno catastrofico. Pinocchio non è cattivo; ha semplicemente una curiosità sfrenata, irriverente, nel suo essere vivo e scalpitante. Capriccioso sì, e anche bugiardo, ma per la paura di esser sbagliato nel mondo in cui “è stato nato”. Ma è anche e soprattutto buono, sincero, altruista, premuroso, intrepido e giudizioso. Già. I più matti e confusi in questo travolgente romanzo, son spesso gli adulti: i giudici che sentenziano assurdità ingiuste, la volpe e il gatto che lo raggirano, il contadino che lo incatena e i carabinieri che travisano costantemente tutto, punendo il malcapitato di turno e via dicendo. Ci si chiede in fondo se sia Pinocchio a diventar bambino al termine delle sue peripezie, o se non sia invece il mondo circostante a riconoscerlo finalmente come tale; ad accorgersi che Pinocchio non è mai stato burattino.

Un audiolibro appassionato ed esilarante letto dall’attore Daniele Fior, che da tempo condivide parte della sua attività artistica col mondo dei bambini. Intermezzi musicali di Francesco Catalucci, illustrazione e progetto grafico di Manuele Fior.

Versione integrale.

Primo capitolo:

https://soundcloud.com/danielefior/le-avventure-di-pinocchio-capitolo-i

:: Un’ intervista con Homobruno, a cura di Diego Di Dio

30 aprile 2015 by

indexCiao Homobruno. Ho letto il tuo libro, “Basta poco”, e mi è piaciuto molto. Per questo ho deciso di farti qualche domanda. Iniziamo dal tuo pseudonimo: come mai Homobruno?

È un soprannome che mi hanno dato i miei amici: a volte sono molto istintivo.

Pubblichi sempre sotto pseudonimo o a volte usi il tuo nome vero?

No, solo pseudonimo. Credo nei nomi e nel loro valore. Ti ricordi Alinghi? Alinghi è il nome del canotto con cui Ernesto Bertarelli e sue sorella giocavano da piccoli al mare. Dopo quarant’anni hanno dato il nome alla barca che poi ha vinto la Coppa America. Spero di essere altrettanto fortunato.

Va bene, ora passiamo al tuo libro, “Basta poco” (Cavinato Editore, 2015). Dicci da cosa nasce l’idea di una storia così particolare.

Ci sono tante piccole cose che hanno contribuito a mettere su l’idea. Quella, forse, più importante è la strana circostanza che a volte, parlando con qualcuno, quando non riesce a dare spiegazione all’esito di quel colloquio, o di un rapporto uomo-donna, o di tante altre situazioni, allora queste vanno male. Invece noi sappiamo benissimo che ciò che serve affinché una situazione vada nel verso giusto, noi in fondo lo possediamo già. Basta poco.

E la struttura particolare del romanzo da cosa nasce? Si tratta, è vero, di un romanzo unitario, che però a tratti sembrerebbe dare l’idea di una raccolta di racconti…

Non credo dia l’idea di una raccolta di racconti. È un’unica storia vista da tre punti di vista differenti. Questi punti di vista a volte viaggiano paralleli, altre volte si intrecciano. La struttura serve a far luce su come le persone giudichino in maniera diversa quello che gli accade intorno.

Adesso parlaci un po’ della tua esperienza con la Cavinato Editore.

Mi sono rivolto a un editor, e insieme abbiamo corretto il libro. Alla fine lui lo ha proposto a varie case editrici e la Cavinato International ha deciso di pubblicarlo.

Cosa consigli a un autore esordiente per approdare a una pubblicazione seria e professionale?

Serve un’idea.

Dici che basta l’idea?

Quella deve esserci, e non parlo di vecchi ricordi che sono in soffitta o di storie personali condite da situazioni piccanti. Poi, certo, bisogna saper scrivere, ma lì ci si può lavorare, mentre se non hai un’idea…

Quali libri legge Homobruno e quali sono i suoi punti di riferimento letterari?

In questo momento sto leggendo tutti i libri che ha scritto Norman Mailer. Sono andato in fissa, e devo ammettere che questa full immersion non mi sta deludendo. Il mio podio aggiornati di libri è il seguente: al terzo posto Una cosa da nulla di Mark Haddon; secondo posto, L’informazione di Martin Amis; infine, al primo posto metto Gli inconsolabili di Ishiguro Kazuo. In generale, mi piacciono Proust, Balzac, Coupland, P.K. Dick, Roth, Auster e tanti altri.

Va bene, Bruno. Grazie mille per la chiacchierata e in bocca al lupo per “Basta poco”.

Grazie a te.

:: Il mondo del trono di spade, Chiara Poli, (Sperling & Kupfer, 2015) a cura di Elena Romanello

30 aprile 2015 by

trLe serie televisive, soprattutto quelle statunitensi, hanno un vasto seguito di appassionati ormai anche nel nostro Paese da tempo, dove però non ha mai attecchito più di tanto una pubblicistica critica e narrativa in tema, a differenza per esempio anche solo della Francia.
Per questo motivo e non solo, risulta molto interessante l’uscita per Sperling & Kupfer de Il mondo del trono di spade, scritto da Chiara Poli, appassionata ed esperta di serie tv e già autrice tra le altre cose di un saggio su un altro celebre serial di genere fantastico, Buffy.
Il trono di spade, telefilm, anzi quasi sceneggiato ispirato alla saga fantasy di George R. Martin, ancora in corso di scrittura, rivive in una disanima delle prime quattro stagioni (la quinta è iniziata da poco su Sky), che vengono lette e rilette da vari punti di vista.
Chiara Poli racconta infatti somiglianze e differenze con i romanzi, ma anche i giochi di potere dei personaggi, le figure maschili e femminili, il codice d’onore e morale che governa tutto, le società descritte, la mitologia e la religione del mondo di Westeros, le influenze culturali e i richiami a classici e situazioni storiche, dalla guerra delle Due Rose a quella dei Trent’anni.
Un microcosmo complesso e affascinante, che emerge dalla visione della serie, certo, ma che Chiara Poli rende evidente ed interessante, raccontando il come e perché Il trono di spade o se si preferisce Game of thrones è diventato il fenomeno mondiale di fandom, un fandom interessante e multimediale, che l’ha seguito come telefilm, romanzo e fumetto, e che a questa serie ha ispirato eventi e raduni, anche qui in Italia, visto che la saga di Martin è ormai ospite fissa di fiere del fumetto e eventi sui libri e sul fantasy.
Il mondo del trono di spade è innanzitutto un libro scritto da una fan per gli altri fan, ovviamente per chi non si accontenta di una mera visione, ma vuole scoprire tutto il mondo dietro a quella che non è certo solo una serie tv, ma un’opera artistica che ha portato il fantasy, sia in letteratura che sul piccolo schermo, ad una dimensione adulta, più ancora che gli adattamenti di Tolkien e soci.
Ma il saggio di Chiara Poli può anche rivolgersi a chi vuole sapere qualcosa in più su una passione che coinvolge le persone più diverse, senza doversi subito sobbarcare tutti i romanzi di Martin (di cui i fan aspettano con impazienza gli ultimi due titoli annunciati e più volte rimandati, ma forse stavolta ci siamo) e la visione delle prime quattro, anzi quasi cinque stagioni. Del resto, una bussola per orientarsi a Westeros è ottima anche per chi conosce il suo mondo di lotte, intrighi, passione, violenze, aberrazioni e eroismi.
Tutto questo sperando in nuove pubblicazioni sul mondo delle serie tv, oltre che un’ovvia integrazione quando sapremo chi si è seduto sul trono di spade.

Chiara Poli è giornalista specializzata in cinema e serie tv, diplomata in Sceneggiatura presso la Civica Scuola di Cinema di Milano, collaboratrice di giornali specializzati come Tv Sorrisi e Canzoni, Telefilm Magazine, Satellite, docente in corsi sul linguaggio cinematografico e televisivo e responsabile del magazine on line delle reti Fox per diversi anni. Ha scritto diversi saggi sulle serie tv, romanzi comici e autobiografici, è animalista, vegetariana, cinofila e attivista per vari progetti benefici.

:: A qualcuno piace libro al TGLFF, a cura di Elena Romanello

29 aprile 2015 by

img_webDal 29 aprile al 4 maggio torna a Torino il festival del cinema a tematica omosessuale e transgender (TGLFF), giunto ormai alla trentesima edizione, e il cui programma completo è disponibile on line nel sito ufficiale www.tglff.it Accanto alle proiezioni, molte e su tanti temi, il festival si distingue per proporre anche quest’anno una rassegna di presentazioni di libri, A qualcuno piace libro, che viene proposta alle 18 di ogni giorno esclusa domenica 3 al Circolo dei lettori di via Bogino. Si inizia il 30 aprile con la presentazione di Il giorno più felice della mia vita, di Sebastiano Mauri, edito da Rizzoli, che parlerà del suo matrimonio mancato con il Presidene del Circolo dei lettori Luca Beatrice. Venerdì 1 maggio Francesca Vecchioni, figlia d’arte e attivista, proporrà il suo libro di testimonianze T’innamorerai senza pensare, edito da Mondadori, intervistata da Silvia Garbarino. Il 2 maggio sarà la volta di un’attivista, scrittrice e intellettuale di lunga data del panorama torinese, Margherita Giacobino, che presenta il suo ultimo romanzo, Ritratto di famiglia con bambina grassa, Mondadori, con l’aiuto di Consolata Lanza, esperta di letteratura e responsabile del blog Anaconda anorressica. Si chiude il 4 alle 17 invece con il pamphlet Il matrimonio omosessuale è contro natura. Falso!, Laterza edizioni, con l’autrice Nicla Vassallo che parlerà di questo con la sociologa Chiara Saraceno e il giornalista Pasquale Quaranta. Tutti gli incontri sono ad ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.