Dopo Domani tocca a te di Stefan Ahnhem, un altro poliziesco nordico, uscito in questi giorni, ha attirato la mia attenzione questa volta edito da Longanesi, tradotto da Ingrid Basso e dal titolo italiano, non troppo fuorviante sebbene diverso dall’originale, di La stagione degli innocenti (Det henger it engel alene i skogen, 2013).
Come il precedente un esordio, ma questa volta ambientato in Norvegia, con protagonista un’ anomala coppia di investigatori di una speciale unità investigativa della omicidi di Oslo, Holger Munch e Mia Krüger, che indaga su un caso particolarmente efferato che vede all’ opera un serial killer che ha per vittime bambine di sei anni rapite dal loro asilo (almeno le prime due, le due seguenti dalle loro camerette) e trovate impiccate con una corda per saltare ad un albero nel fitto del bosco.
La prima Pauline Olsen, sei anni, vestita con un vestito da bambola adattato alla sua misura, uno zainetto sulle spalle, e un cartello della compagnia aerea Norwegian con scritto “Io viaggio da sola“, uccisa da una dose letale di narcotico, prima della macabra messinscena nel bosco in Maridalen. Solo Mia Krüger guardando le foto scattate dalla scientifica riesce a decifrare un’ enigmatica scritta e a vedere un particolare sfuggito agli altri investigatori che rende evidente che non sarà l’unica, ma la prima di una lunga serie e infatti poche settimane dopo un’ altra bambina viene rinvenuta cadavere nel bosco con le stesse modalità.
Ripristinata in tutta fretta la speciale unità investigativa con a capo Holger Munch, ha inizio un’indagine difficile e quanto mai delicata che forse non ha precedenti nei casi della polizia di Oslo, che metterà a dura prova il talento investigativo dei nostri, prima di scoprire le vere ragioni del killer e il suo oscuro piano di vendetta.
Che il poliziesco nordico, non ostante sia stato dato per morto in diverse occasioni, stia vivendo una nuova stagione è indubbio viste le nuove uscite di queste settimane, tutti successi in patria (forse di qualche anno fa e solo oggi pubblicati ed esportati all’estero), ma soprattutto è interessante notare l’utilizzo di una scrittura sempre più letteraria, come appunto in questo caso. Piacevole contrasto con i temi sempre più oscuri e drammatici.
L’uccisione di bambini credo sia l’incubo peggiore degli investigatori anche con anni e anni di esperienza nel mondo criminale a contatto dei crimini più efferati. La violenza contro i più piccoli mette a disagio, angoscia, lascia uno strascico di inquietudine, e la consapevolezza che non si sia niente di peggiore. Ed è così anche nel mondo rarefatto e fittizio di un romanzo poliziesco.
Non solo, anche le vite dei protagonisti non hanno niente di edulcorato o stereotipato. Soprattutto il personaggio di Mia Krüger (una sorta di detective alla Lisbeth Salander norvegese, non a caso la immaginavo col volto di Noomi Rapace, stesso sguardo intenso, stessi capelli corvini) che incontriamo ad un passo dal suicidio, imbottita di alcol e antidepressivi, ritirata dal mondo su un’ isola, colpevole di aver ucciso in servizio il compagno tossico della sua sorella gemella morta di overdose.
Holger Munch dal canto suo anche lui non ha niente di accattivante e affascinante: di mezza età, divorziato, sovrappeso, un nerd appassionato di enigmi, giochi enigmistici e di scacchi con non poche ombre nella sua vita apparentemente tranquilla di padre e di nonno. Due eroi improbabili insomma sulle tracce di un serial killer anche lui così anomalo nella tranquilla Norvegia, terra di boschi, case di legno, fiordi e maglioni a treccia.
Senza dubbio di carne al fuoco ce ne è tanta: dal fanatismo religioso (per non parlare delle sette che estorcono le eredità degli anziani), alla tossicodipendenza, dalla malattia mentale appunto agli omicidi seriali, uniti a colpi di scena abbastanza imprevedibili e intuizioni investigative credibili e allo stesso tempo sconcertanti. Insomma un buon poliziesco norvegese, forse non siamo ai livelli del primo Nesbo, ma senz’altro una serie di cui sentiremo ancora parlare.
Samuel Bjørk è lo pseudonimo di Frode Sander Øien, poliedrico artista norvegese. Autore di pièce teatrali, musicista e cantautore, ha tradotto alcune delle opere di Shakespeare. Vive a Oslo.
Ingrid Basso (1976) è ricercatrice in Filosofia teoretica presso l’Università Cattolica di Milano. Si è avvicinata alle lingue nordiche grazie al filosofo danese Søren Kierkegaard, che l’ha spinta a studiare la lingua danese prima come esterna all’Università degli Studia di Milano, poi all’università di Copenaghen. La passione per la letteratura che affianca l’amore per la filosofia l’ha portata a dedicarsi alla traduzione della narrativa danese e norvegese contemporanea. Tra gli autori da lei tradotti: Morten Brask, Jakob Ejersbo, Kim Leine, Anne-Lise Marstrand-Jørgensen, Simon Pasternak.
Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Tommaso dell’Ufficio Stampa Longanesi.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.


Se avete voglia di leggere qualcosa di spassoso, non troppo impegnativo e ricco di sentimento vi consiglio la storia di Faye, una giovane libraia a Brooklyn protagonista di Tutto cominciò con Tiffany, del tedesco Marzi Christoph, edito da Tre60. La vita di Faye scorre tranquilla tra i libri e la musica, anzi, a tratti potrebbe essere troppo calma poi, un giorno, in libreria entra un giovane che compra una vecchia edizione di Colazione da Tiffany di Capote e pronuncia una frase: “Certe storie sono come melodie” che cambierà per sempre l’esistenza di Faye. La ragazza rimane ammaliata da quelle parole, tanto che diventeranno per lei un mantra esistenziale. Il giovane che le ha dette compra sì libro di Capote, ma lascia il suo album di disegni nel negozio. Faye non perde l’occasione e decide di fare tutto il possibile per trovare il misterioso giovanotto partendo dal suo nome, Alex, riuscendo a scovarlo su Face Book. Tra i due giovani comincia un serrato scambio di messaggi, fino alla decisione di un incontro. Poi, quella che potrebbe diventare una storia d’amore perfetta, frana su se tessa, perché Alex e Faye raccontano in modo diverso il loro primo appuntamento avvenuto il 14 settembre. Per lui era domenica e si è sentito tradito vedendola con una altro. Per lei era venerdì e Alex non si è presentato. Chi mente e chi dice la verità tra Faye e Alex? Marzi costruisce una storia basata sul gioco di equivoci temporali e situazionali che pungolano la curiosità del lettore a procedere nella lettura per capire chi dei due personaggi protagonisti stia raccontando la verità. Faye cerca di sbrogliare l’intricata matassa che ha complicato il rapporto con Alex perché non riesce a capire lo strano comportamento del ragazzo e, nemmeno lei si ricorda di averlo incontrato prima del suo fatidico ingresso in libreria. Ad aiutarla nel superamento di questo stato di confusione mentale, e pure temporale, ci son il simpatico Mica, l’originale datore di lavoro tutto zen e yoga, e Dana, amica, a volte magari un po’ troppo prevaricatrice, di Faye. Il libro Colazione da Tiffany che compare spesso nella trama è il filo che lega i due protagonisti ed è quello che ad un certo punto porta Faye a sentirsi come Audrey Hepburn nell’omonimo film e, allo stesso tempo, il testo di Capote è anche il libro che Alex ha realizzato in una versione a fumetti nella speranza di trovare un editore interessato a pubblicarlo. Tutto cominciò con Tiffany ha venduto oltre 300.000 copie in Germania ed è in corso di traduzione in tutto il mondo. La sua trama è curiosa, a volte potrebbe sembrare un po’ labirintica, ma lo stile fluido della scrittura di Marzi e la buona traduzione di Manuela Carozzi portano chi legge a lasciarsi travolgere con piacere dalla ricerca di comprensione dei sentimenti e della mente umana messa in atto da Faye. Se come dice Alex: “Certe storie sono come melodie”, Tutto cominciò con Tiffany di Cristoph Marzi è un album da scoprire e ascoltare.
La casa è lussuosa, arredata con il gusto convenzionale e scenografico dato dai soldi e dall’invidia del Vecchio Mondo. Ovunque sciamano gruppi di invitati dai sorrisi luminosi come mezzelune bianche. Un popolo esclusivo che si riunisce per celebrarsi e officiare un rituale. È la notte di San Silvestro del 1936.
Album da colorare per adulti è la bella idea messa in forma da Johanna Basford, artista scozzese che in Inghilterra, Francia e anche in Italia sta riscuotendo grande successo con i suoi libri disegnati. L’ultimo, pubblicato da Gallucci, è La foresta incantata. Un intreccio a china da esplorare e colorare (giunta già alla seconda ristampa in Italia) un album con disegni tutti da colorare e da scoprire ad ogni pagina. Il libro non è fatto solo per essere riempito di colori, ma in esso ci son intricate decorazioni vegetali dietro alle quali si nascondo animali o oggetti da trovare. Non mancano disegni che il lettore deve completare e enigmi disegnati da risolvere per trovare i nove simboli presenti nell’intreccio disegnato e arrivare alla sorpresa finale. La foresta incantata è un libro adatto agli adulti, ma è molto apprezzato anche dai ragazzi. Colorando le pagine del libro si prova un senso di rilassamento e di partecipazione attiva che permetterà di scoprire ogni creatura, piccola o grande che sia, nascosta nella misteriosa foresta uscita dalla mano della Basford. I suoi disegni mi hanno ricordato molto da vicino la vegetazione della compagna scozzese e allo stesso tempo certi motivi decorativi dei tessuti per vestiti e pure lo stile floreale di William Morris, disegnatore e scrittore britannico, tra i fondatori dell’Art and Crafts (arti e mestieri), il movimento di riforma delle arti applicate, nato nel regno unito in opposizione all’imperante industrializzazione. La foresta incantata è un libro per immagini a cui dare vita attraverso il colore e che allo stesso tempo vi darà la sensazione di partecipare alla realizzazione di una opera d’arte che per la minuziosa attenzione ricorda un po’ l’arte di creazione dei mandala tibetani dove calma, attenzione e precisione danno vita a forme e colori che raccontano il processo di formazione del cosmo. La foresta incantata della Basford, magari non racconta come è nato l’universo, ma di certo invita il lettore a contribuire ad animare, con la propria fantasia cromatica, il mondo fantastico da lei disegnato. Colorare questo libro è un passatempo e allo stesso tempo un’attività artigianale che permetterà a chi la metterà in atto di esprimere al meglio la propria creatività e di rilassare il proprio intelletto e corpo.
Clelia e Diego. Lei è la maestrina seria e un po’ noiosa, lui è l’esperto di marketing che si accompagna a una donna diversa ogni weekend: basta una strana notte e i due si troveranno uniti a fronteggiare l’inaspettato. Inaspettato è quel bambino che cresce nella pancia di Clelia e che lei non vuole; inaspettato è il mondo di Diego che frana come un castello di carte; inaspettati sono i misteri che la gravidanza scoperchia, tra stramberie e problemi di amici e famigliari. Inaspettata è la vita che cambia senza che tu sia pronto, e chissà che alla fine non abbia ragione lei. Con un intreccio di vicende ad alto contenuto emotivo e di situazioni divertenti, l’esordio di Nicola D’Attilio è un romanzo, leggero e profondo a un tempo, sull’amicizia e la famiglia; un manuale su come stare uniti e costruire la perfetta famiglia imperfetta.
Due donne, la ricca borghese Barbara, oppressa da un desiderio di maternità frustrato e dalla noia, e Lydia, dalla vita inconcludente tra un lavoro precario in un call center e un’attività da borseggiatrice, si trovano in un centro commerciale di Torino nello stesso momento, accusate entrambe di taccheggio. Portate in una stanza a parte per essere interrogate in attesa della denuncia, vengono dimenticate nell’edificio al momento della chiusura e nelle lunghe ore solitarie iniziano a parlarsi, scoprendo di avere molto più in comune di quello che pensavano.
Un tempo il regno della fantasia era un unico regno governato da un unico sovrano. Purtroppo il troppo potere lo ha reso egoista e malvagio, costringendo così un nuovo sovrano a combatterlo e detronizzarlo. Il nuovo sovrano aveva cinque figlie e ha così deciso di dividere il regno tra di loro: il regno dei ghiacci, il regno dei corali, il regno del deserto, il regno delle foreste e il regno del buio.
Nel regno di Gavaldon, luogo dove le fiabe e i loro protagonisti sono realtà e Storia, vivono la bionda Sophie, aspirante principessa delle favole fin dalla nascita, cresciuta e comportatasi come tale, e la bruna Agatha, a prima vista perfetta come strega e antagonista, a cominciare da quella che è la sua abitazione in mezzo alla palude. Entrambe aspettano di essere ammesse all’Accademia del bene e del male, scuola del loro mondo che dovrebbe farle diventare la protagonista e l’antagonista che sembrano destinate ad essere, ma quando Sophie finisce con i cosiddetti cattivi e Agatha finisce con i buoni ufficiali qualcosa di strano e insolito sembra essere accaduto, e forse tutto può ancora essere riscritto.
1982 Charlotte, una bambina di pochi anni, solo quattro, viene ritrovata morta per soffocamento dentro al guardaroba di casa sua con le mani legate. La colpa ricade sulla madre Harriet, conosciuta per i suoi metodi molto rigidi di punire i figli. Harriet, infatti, aveva l’abitudine di chiudere i figli dentro al guardaroba per punirli e solo lei era capace di fare il nodo che aveva bloccato le mani alla piccola.
Vi è mai capitato di avere dei numeri o delle parole o qualcosa che ritorna in modo ossessivo nella vostra vita? Per Matteo Torrente sono il diciannove e il novantuno, dato chiaro fin dal titolo del nuovo romanzo di Davide Cavazza, uscito Leone Editore. Se scriviamo le due cifre in numeri e non in lettere, esce 1991, l’anno in cui si compie per il protagonista una vera e propria trasformazione esistenziale. Matteo è un adolescente alle prese con i futuri esami di maturità, ma a dire la verità, è più coinvolto dagli allenamenti di nuoto, perché lui, non solo ha un davanti è sé un domani come nuotatore nella nazionale italiana, ma si sta preparando al meglio per qualificarsi alla olimpiadi di Barcellona. L’arco temporale nel quale si svolge il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di Matteo va da gennaio a dicembre del 1991. Dodici mesi durante i quali la giovane vita del protagonista sarà scossa da eventi e da incontri che lo porteranno a confrontarsi con il presente e con un passato del tutto sconosciuto e sconvolgente, che metteranno a dura prova la sua integrità fisica e psicologica. Matteo vive con la madre Bianca, a Bologna. Il padre, importante avvocato, è morto quando lui era bambino e la donna lo sta crescendo dandogli tutto l’amore e gli insegnamenti per renderlo una persona matura ed equilibrata. Ad un certo punto la mamma esaudisce un desiderio di Matteo e gli regala la tanto amata e desiderata moto nera. Tutto si incrina quando la madre Bianca lo metterà in contatto con suo nonno Carlo Cagni, ex gerarca nazifascista sospettato di aver compiuto diverse stragi. L’uomo è molto conosciuto apprezzato da alcuni compagni di classe del protagonista (Teschio venera l’anziano come se fosse una eroe), mentre Matteo preferirebbe non essere nemmeno parente di Cagni. Quando il ragazzo incontrerà il nonno Carlo, per lui ci sarà la scoperta di dolorose verità che lo indurranno a fare i conti con le proprie origini (il nonno gli racconta cosa accadde quando era un soldato accogliendolo in una casa dove il nero è ovunque e, inoltre, gli rivela che sua madre non si chiama Bianca, come dice lei, ma il suo nome vero è Nera). Matteo è sconvolto da questa sua parte di vita e quando la madre lo lascerà per sempre, lui dovrà affrontare il futuro contando su di sé e su quelle poche e vacillanti sicurezze che credeva di avere. Il protagonista è un bel ragazzo, figlio unico, fisico perfetto e sicuro di ogni cosa, poi i fatti vissuti lo destabilizzano e non sono tanto i compagni e compagne di scuola che se ne approfittano della sua prestanza e bellezza per usarlo come un oggetto. A far soffrire Matteo è il disintegrarsi dell’armonia familiare che lui e la madre si stavano creando. Una volta rimasto solo il protagonista del romanzo di Cavazza dovrà rimboccarsi le maniche, combattere con uno stato depressivo che lo indurrà a tentare di fare il peggio. Saranno l’aiuto dell’amico di sempre – Leonardo Salice, un aspirante pianista che poi deciderà di fare il medico – e della professoressa Bruni, che il giovane uomo troverà un nuovo equilibrio. Davide Cavazza, come aveva già fatto nel precedente romanzo La gabbia, riesce a tracciare una psicologia accurata del protagonista e di tutti coloro che gli gravitano attorno, dando vita a personaggi letterari muniti di comportamenti reali. Diciannove novantuno è una storia di vita dal ritmo serrato, incalzante, che invoglia chi legge ad andare avanti per capire cosa farà Matteo della sua esistenza e delle sue passioni. A rendere questo libro coinvolgente e realistico, giocano un ruolo importante l’accurato lavoro di ricostruzione storica e l’inserimento di personaggi realmente vissuti e di eventi accaduti, che fecero la storia della Bologna e dell’Italia del 1991 e del passato.
Iniziamo con un gioco.


























