Di solito non mi emoziono con facilità, ma Il giorno degli eroi di Guido Sgardoli che ha ricevuto il Premio speciale della giuria del premio Andersen 2015 assieme ad altri due libri che raccontano la guerra ai ragazzi, mi ha davvero commosso, nel senso che mentre lo leggevo ad un certo punto gli occhi hanno cominciato a lacrimare da soli. Il perché? Perché nel giovane protagonista Silvio ho rivisto il mio bersagliere Luigi, quel mio prozio, del quale sono riuscita a recuperare pochi mesi fa l’esatta data di nascita e una fotografia, partito per la guerra nel 1917 e morto a soli 18 anni sul Carso. Il libro di Sgardoli, edito dalla Rizzoli, si concentra sulla Prima guerra mondiale e su come essa cambiò la vita di molti italiani, quando il governo decise di dichiarare guerra all’Austria il 24 maggio del 1915. Tanti furono i giovani che, carichi di eroismo e grandi speranze, indossarono la divisa pronti a raggiungere il fronte per una guerra che secondo tutti non sarebbe durata a lungo. Tra coloro che avrebbero voluto, da subito, combattere per la patria c’era anche Silvio, ma lui, classe 1899, era troppo piccolo e per tale motivo rimase a casa a guardare i suoi fratelli maggiori imbracciare le armi e partire per il fronte. Sgardoli racconta una guerra che, ce lo documentano anche i libri di storia, durò molto più del previsto e questo suo dilatarsi permise anche al protagonista di Il giorno degli eroi, di partire per il fronte nel 1917. In poche settimane tutto l’eroismo, l’amor di patria e la gioia dell’adolescente, come quella di molti altri suoi compagni, furono spazzati via dalla logorante monotonia della vita di trincea. Il libro di Sgardoli è un viaggio dentro alla vita di quei giovani italiani che finirono a combatter la guerra del 1915-18, ed è coinvolgente perché l’autore riesce a farci percepire lo stato emotivo di ognuno di loro. Dalle piccole gioie (come quando a pochi soldati è riservata una cena più sostanziosa), ai momenti di impavido coraggio come quando il protagonista e i compagni escono dalla trincea e corrono verso i Ta-pum austriaci, i lettori sono travolti da eventi ed emozioni. Questi ragazzi così giovani, animati da una immensa voglia di vivere e di fare, vedono disintegrata ogni loro certezza e speranza per il domani dalla monotonia delle giornate di trincea e dalla brutale violenza del conflitto bellico. In tutto il romanzo si percepisce un’atmosfera nella quale c’è da parte di questi soldati un bisogno profondo di pace, di tranquillità. I protagonisti sentono la necessità di comprendere se quella guerra che stanno combattendo abbia un senso o no, e vogliono capire se chi è additato come il nemico da combattere è davvero pericoloso come dicono coloro che stanno al comando degli eserciti, e si tengono ben lontani dalla prima linea dove i soldati semplici convivono con il freddo, il fango e la paura. Silvio e tutti i protagonisti de Il giorno degli eroi sono giovani uomini che giorno dopo giorno desiderano tornare a casa. Loro sono persone, o forse è meglio scrivere, eroi comuni che hanno sacrificato la loro esistenza senza riuscire mai a saperne il perché. La storia narrata da Guido Sgardoli ne Il giorno degli eroi dovrebbe essere letta dai ragazzi, ma anche dagli adulti, per riscoprire un po’ di passato e per comprendere lo stato emotivo di quei giovani uomini, italiani e stranieri, mandati al fronte, come carne da macello, a combattere una guerra voluta da altri e non da loro. Dai 12 anni in poi.
Guido Sgardoli è nato a San Donà di Piave (VE) nel 1965, vive e lavora a Treviso. Laureato in Medicina Veterinaria, ha coltivato la passione per il disegno, l’animazione e la scrittura. L’esordio letterario è avvenuto con Salani nel 2004 ed è proseguito con numerosi titoli di narrativa dedicati al pubblico dei bambini, dei ragazzi e degli adolescenti con i più importanti editori italiani. Molte le traduzioni all’estero.
Aderisce, insieme ad altri autori e illustratori, a Writers With Children, movimento a favore del riconoscimento del diritto di cittadinanza per le bambine e i bambini stranieri nati in Italia, e a ICWA, la prima Associazione Scrittori Italiani per l’Infanzia e l’Adolescenza. Tra i principali riconoscimenti: Premio Penne 2007 con Il libro Kaspar, il bravo soldato (Giunti); Premio Gigante delle Langhe 2009 con il libro Il disinfestatutto (Nord-SudEdizioni); Premio Bancarellino 2009 per Eligio S. I giorni della ruota (Giunti); Premio Andersen 2009, Premio LiBeR miglior libro del 2011 per The Frozen Boy (Edizioni San Paolo);
Premio Cento, Premio Biblioteche di Roma 2012 per Due per uno (Nuove Edizioni Romane); Premio Internazionale Ceppo Ragazzi 2013 per la Letteratura per l’Infanzia e l’Adolescenza. http://www.guidosgardoli.it
Source: libro del recensore.
Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

Un racconto in bianco e nero, ma ricco di colore. Un racconto che spazia tra morte ed oscurità, pur rimanendo fortemente attaccato alla vita. Un romanzo antologico a fumetti, prima pubblicato ad episodi, oggi diventato una bellissima edizione integrale.
Come avrete già potuto immaginare, non è questo il caso – quindi bando alle ciance e preparatevi ad innamorarvi follemente di queste 272 pagine in cui l’amore convive col dubbio, la paura con i viaggi, la chimica di un nuovo amore con l’alchimia. Cominciamo da quest’ultima, con la sua definizione come da vocabolario:
Tuttavia, l’obiettivo più importante è un altro, molto più intimo: quello di trasformare la materia per trasformare se stessa, la sua anima e, soprattutto, riuscire ad aprire il suo cuore. 

Se avete voglia di leggere qualcosa di spassoso, non troppo impegnativo e ricco di sentimento vi consiglio la storia di Faye, una giovane libraia a Brooklyn protagonista di Tutto cominciò con Tiffany, del tedesco Marzi Christoph, edito da Tre60. La vita di Faye scorre tranquilla tra i libri e la musica, anzi, a tratti potrebbe essere troppo calma poi, un giorno, in libreria entra un giovane che compra una vecchia edizione di Colazione da Tiffany di Capote e pronuncia una frase: “Certe storie sono come melodie” che cambierà per sempre l’esistenza di Faye. La ragazza rimane ammaliata da quelle parole, tanto che diventeranno per lei un mantra esistenziale. Il giovane che le ha dette compra sì libro di Capote, ma lascia il suo album di disegni nel negozio. Faye non perde l’occasione e decide di fare tutto il possibile per trovare il misterioso giovanotto partendo dal suo nome, Alex, riuscendo a scovarlo su Face Book. Tra i due giovani comincia un serrato scambio di messaggi, fino alla decisione di un incontro. Poi, quella che potrebbe diventare una storia d’amore perfetta, frana su se tessa, perché Alex e Faye raccontano in modo diverso il loro primo appuntamento avvenuto il 14 settembre. Per lui era domenica e si è sentito tradito vedendola con una altro. Per lei era venerdì e Alex non si è presentato. Chi mente e chi dice la verità tra Faye e Alex? Marzi costruisce una storia basata sul gioco di equivoci temporali e situazionali che pungolano la curiosità del lettore a procedere nella lettura per capire chi dei due personaggi protagonisti stia raccontando la verità. Faye cerca di sbrogliare l’intricata matassa che ha complicato il rapporto con Alex perché non riesce a capire lo strano comportamento del ragazzo e, nemmeno lei si ricorda di averlo incontrato prima del suo fatidico ingresso in libreria. Ad aiutarla nel superamento di questo stato di confusione mentale, e pure temporale, ci son il simpatico Mica, l’originale datore di lavoro tutto zen e yoga, e Dana, amica, a volte magari un po’ troppo prevaricatrice, di Faye. Il libro Colazione da Tiffany che compare spesso nella trama è il filo che lega i due protagonisti ed è quello che ad un certo punto porta Faye a sentirsi come Audrey Hepburn nell’omonimo film e, allo stesso tempo, il testo di Capote è anche il libro che Alex ha realizzato in una versione a fumetti nella speranza di trovare un editore interessato a pubblicarlo. Tutto cominciò con Tiffany ha venduto oltre 300.000 copie in Germania ed è in corso di traduzione in tutto il mondo. La sua trama è curiosa, a volte potrebbe sembrare un po’ labirintica, ma lo stile fluido della scrittura di Marzi e la buona traduzione di Manuela Carozzi portano chi legge a lasciarsi travolgere con piacere dalla ricerca di comprensione dei sentimenti e della mente umana messa in atto da Faye. Se come dice Alex: “Certe storie sono come melodie”, Tutto cominciò con Tiffany di Cristoph Marzi è un album da scoprire e ascoltare.
La casa è lussuosa, arredata con il gusto convenzionale e scenografico dato dai soldi e dall’invidia del Vecchio Mondo. Ovunque sciamano gruppi di invitati dai sorrisi luminosi come mezzelune bianche. Un popolo esclusivo che si riunisce per celebrarsi e officiare un rituale. È la notte di San Silvestro del 1936.
Album da colorare per adulti è la bella idea messa in forma da Johanna Basford, artista scozzese che in Inghilterra, Francia e anche in Italia sta riscuotendo grande successo con i suoi libri disegnati. L’ultimo, pubblicato da Gallucci, è La foresta incantata. Un intreccio a china da esplorare e colorare (giunta già alla seconda ristampa in Italia) un album con disegni tutti da colorare e da scoprire ad ogni pagina. Il libro non è fatto solo per essere riempito di colori, ma in esso ci son intricate decorazioni vegetali dietro alle quali si nascondo animali o oggetti da trovare. Non mancano disegni che il lettore deve completare e enigmi disegnati da risolvere per trovare i nove simboli presenti nell’intreccio disegnato e arrivare alla sorpresa finale. La foresta incantata è un libro adatto agli adulti, ma è molto apprezzato anche dai ragazzi. Colorando le pagine del libro si prova un senso di rilassamento e di partecipazione attiva che permetterà di scoprire ogni creatura, piccola o grande che sia, nascosta nella misteriosa foresta uscita dalla mano della Basford. I suoi disegni mi hanno ricordato molto da vicino la vegetazione della compagna scozzese e allo stesso tempo certi motivi decorativi dei tessuti per vestiti e pure lo stile floreale di William Morris, disegnatore e scrittore britannico, tra i fondatori dell’Art and Crafts (arti e mestieri), il movimento di riforma delle arti applicate, nato nel regno unito in opposizione all’imperante industrializzazione. La foresta incantata è un libro per immagini a cui dare vita attraverso il colore e che allo stesso tempo vi darà la sensazione di partecipare alla realizzazione di una opera d’arte che per la minuziosa attenzione ricorda un po’ l’arte di creazione dei mandala tibetani dove calma, attenzione e precisione danno vita a forme e colori che raccontano il processo di formazione del cosmo. La foresta incantata della Basford, magari non racconta come è nato l’universo, ma di certo invita il lettore a contribuire ad animare, con la propria fantasia cromatica, il mondo fantastico da lei disegnato. Colorare questo libro è un passatempo e allo stesso tempo un’attività artigianale che permetterà a chi la metterà in atto di esprimere al meglio la propria creatività e di rilassare il proprio intelletto e corpo.
Clelia e Diego. Lei è la maestrina seria e un po’ noiosa, lui è l’esperto di marketing che si accompagna a una donna diversa ogni weekend: basta una strana notte e i due si troveranno uniti a fronteggiare l’inaspettato. Inaspettato è quel bambino che cresce nella pancia di Clelia e che lei non vuole; inaspettato è il mondo di Diego che frana come un castello di carte; inaspettati sono i misteri che la gravidanza scoperchia, tra stramberie e problemi di amici e famigliari. Inaspettata è la vita che cambia senza che tu sia pronto, e chissà che alla fine non abbia ragione lei. Con un intreccio di vicende ad alto contenuto emotivo e di situazioni divertenti, l’esordio di Nicola D’Attilio è un romanzo, leggero e profondo a un tempo, sull’amicizia e la famiglia; un manuale su come stare uniti e costruire la perfetta famiglia imperfetta.
Due donne, la ricca borghese Barbara, oppressa da un desiderio di maternità frustrato e dalla noia, e Lydia, dalla vita inconcludente tra un lavoro precario in un call center e un’attività da borseggiatrice, si trovano in un centro commerciale di Torino nello stesso momento, accusate entrambe di taccheggio. Portate in una stanza a parte per essere interrogate in attesa della denuncia, vengono dimenticate nell’edificio al momento della chiusura e nelle lunghe ore solitarie iniziano a parlarsi, scoprendo di avere molto più in comune di quello che pensavano.
Un tempo il regno della fantasia era un unico regno governato da un unico sovrano. Purtroppo il troppo potere lo ha reso egoista e malvagio, costringendo così un nuovo sovrano a combatterlo e detronizzarlo. Il nuovo sovrano aveva cinque figlie e ha così deciso di dividere il regno tra di loro: il regno dei ghiacci, il regno dei corali, il regno del deserto, il regno delle foreste e il regno del buio.
Nel regno di Gavaldon, luogo dove le fiabe e i loro protagonisti sono realtà e Storia, vivono la bionda Sophie, aspirante principessa delle favole fin dalla nascita, cresciuta e comportatasi come tale, e la bruna Agatha, a prima vista perfetta come strega e antagonista, a cominciare da quella che è la sua abitazione in mezzo alla palude. Entrambe aspettano di essere ammesse all’Accademia del bene e del male, scuola del loro mondo che dovrebbe farle diventare la protagonista e l’antagonista che sembrano destinate ad essere, ma quando Sophie finisce con i cosiddetti cattivi e Agatha finisce con i buoni ufficiali qualcosa di strano e insolito sembra essere accaduto, e forse tutto può ancora essere riscritto.
1982 Charlotte, una bambina di pochi anni, solo quattro, viene ritrovata morta per soffocamento dentro al guardaroba di casa sua con le mani legate. La colpa ricade sulla madre Harriet, conosciuta per i suoi metodi molto rigidi di punire i figli. Harriet, infatti, aveva l’abitudine di chiudere i figli dentro al guardaroba per punirli e solo lei era capace di fare il nodo che aveva bloccato le mani alla piccola.
























