Vi è mai capitato di avere dei numeri o delle parole o qualcosa che ritorna in modo ossessivo nella vostra vita? Per Matteo Torrente sono il diciannove e il novantuno, dato chiaro fin dal titolo del nuovo romanzo di Davide Cavazza, uscito Leone Editore. Se scriviamo le due cifre in numeri e non in lettere, esce 1991, l’anno in cui si compie per il protagonista una vera e propria trasformazione esistenziale. Matteo è un adolescente alle prese con i futuri esami di maturità, ma a dire la verità, è più coinvolto dagli allenamenti di nuoto, perché lui, non solo ha un davanti è sé un domani come nuotatore nella nazionale italiana, ma si sta preparando al meglio per qualificarsi alla olimpiadi di Barcellona. L’arco temporale nel quale si svolge il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di Matteo va da gennaio a dicembre del 1991. Dodici mesi durante i quali la giovane vita del protagonista sarà scossa da eventi e da incontri che lo porteranno a confrontarsi con il presente e con un passato del tutto sconosciuto e sconvolgente, che metteranno a dura prova la sua integrità fisica e psicologica. Matteo vive con la madre Bianca, a Bologna. Il padre, importante avvocato, è morto quando lui era bambino e la donna lo sta crescendo dandogli tutto l’amore e gli insegnamenti per renderlo una persona matura ed equilibrata. Ad un certo punto la mamma esaudisce un desiderio di Matteo e gli regala la tanto amata e desiderata moto nera. Tutto si incrina quando la madre Bianca lo metterà in contatto con suo nonno Carlo Cagni, ex gerarca nazifascista sospettato di aver compiuto diverse stragi. L’uomo è molto conosciuto apprezzato da alcuni compagni di classe del protagonista (Teschio venera l’anziano come se fosse una eroe), mentre Matteo preferirebbe non essere nemmeno parente di Cagni. Quando il ragazzo incontrerà il nonno Carlo, per lui ci sarà la scoperta di dolorose verità che lo indurranno a fare i conti con le proprie origini (il nonno gli racconta cosa accadde quando era un soldato accogliendolo in una casa dove il nero è ovunque e, inoltre, gli rivela che sua madre non si chiama Bianca, come dice lei, ma il suo nome vero è Nera). Matteo è sconvolto da questa sua parte di vita e quando la madre lo lascerà per sempre, lui dovrà affrontare il futuro contando su di sé e su quelle poche e vacillanti sicurezze che credeva di avere. Il protagonista è un bel ragazzo, figlio unico, fisico perfetto e sicuro di ogni cosa, poi i fatti vissuti lo destabilizzano e non sono tanto i compagni e compagne di scuola che se ne approfittano della sua prestanza e bellezza per usarlo come un oggetto. A far soffrire Matteo è il disintegrarsi dell’armonia familiare che lui e la madre si stavano creando. Una volta rimasto solo il protagonista del romanzo di Cavazza dovrà rimboccarsi le maniche, combattere con uno stato depressivo che lo indurrà a tentare di fare il peggio. Saranno l’aiuto dell’amico di sempre – Leonardo Salice, un aspirante pianista che poi deciderà di fare il medico – e della professoressa Bruni, che il giovane uomo troverà un nuovo equilibrio. Davide Cavazza, come aveva già fatto nel precedente romanzo La gabbia, riesce a tracciare una psicologia accurata del protagonista e di tutti coloro che gli gravitano attorno, dando vita a personaggi letterari muniti di comportamenti reali. Diciannove novantuno è una storia di vita dal ritmo serrato, incalzante, che invoglia chi legge ad andare avanti per capire cosa farà Matteo della sua esistenza e delle sue passioni. A rendere questo libro coinvolgente e realistico, giocano un ruolo importante l’accurato lavoro di ricostruzione storica e l’inserimento di personaggi realmente vissuti e di eventi accaduti, che fecero la storia della Bologna e dell’Italia del 1991 e del passato.
Davide Cavazza è nato a Bologna il 3 gennaio 1972 ed è consulente per diverse organizzazioni non governative. Ha scritto il manuale Campagne per le Organizzazioni Non Profit (emi, 2006), e con Leone Editore è al suo secondo libro dopo La gabbia (2013).
Iniziamo con un gioco.

Nata nel 1971 in una famiglia di Istanbul, laica e di sinistra, Pınar Selek non ha mai sentito parlare di armeni, finché un giorno la madre farmacista saluta una vicina di casa chiamandola “madame Talin”. Incuriosita, chiede chiarimenti e scopre che “madame” è l’appellativo riservato alle donne greche e armene, per distinguerle dalle turche “hanim“.
Maggie, figlia di ricconi non felici della Carolina, ha deciso di fuggire gli agi familiari, trasferendosi in California, dove ha inseguito vari lavori, tra libri e new economy, finendo per affezionarsi alla libreria dell’usato Dragonfly, di cui diventa socia, e che ora è minacciata da un megastore del libro a due passi. Partendo da uno scambio di messaggi tra due innamorati su una vecchia copia del classico L’amante di lady Chatterley, Maggie cercherà di salvare la libreria che è ormai una parte di sé e di trovare nuove strade per la sua vita, tra alternativi, artisti, informatici e altra umanità.
Un ragazzo che ha appena perso il lavoro si trova a passare le sue giornate da solo in casa con il suo gatto Loki nella periferia milanese. Il suo migliore amico Teo cerca di spronarlo per fargli cambiare quel carattere introverso, ma non ottiene nessun risultato. Solo un sogno che lo tormenta tutte le notti e l’arrivo di una strana busta gialla contenete una cassetta con la voce della nonna morta riescono a far cambiare lo stile di vita del ragazzo portandolo a uscire di casa per indagare su questo mistero inspiegabile: uno strano suono che ha la capacità di guarire chi lo ascolta.
Sono lupa vedova rimasta a guidare il branco che hai lasciato. Alla luna che si giustifica sopra il faro urlo il male che ho inventato per salvare nostro figlio. Alla luna sopra il faro, nella trappola che mi spezza le braccia, urlo il male che ho imparato per salvarci da quello che hai generato con la tua disonestà.
La fabbrica di cioccolato è uno dei libri più famosi di Roald Dahl, grazie anche al successo de film con Gene Wilder, Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato uscito nel 1971 e al pi recente La fabbrica di cioccolato di Tim Burton. Il protagonista del libro di Dahl, uscito per la prima volta nel 1964, è un ragazzino povero, Charlie Bucket, che vive con i quattro nonni e i genitori in una piccola e sgangherata casa di legno. La famiglia è così povera che l’unica cosa che possono permettersi di mangiare è la zuppa di cavoli. Il giorno del proprio compleanno riserva per Charlie una sorpresa, perché oltre alla solita zuppa, il ragazzino riceverà in regalo una gustosa tavoletta di cioccolata. Una volta aperta, Charlie rimarrà ad occhi sbarrati, perché dentro a quella stecca gustosa troverà un biglietto in oro. Il prezioso foglio è uno dei cinque messi in palio da Willy Wonka nelle sue tavolette di cioccolato sparse per il mondo e chi li troverà, avrà la fortuna di trascorrere un giorno intero nella fabbrica di cioccolato di Wonka. Il povero Charlie Bucket, nel senso che tra i diversi personaggi presenti è quello meno ricco dal punto di vista economico, avrà come compagni di avventura Augustus Gloop, un bambino molto goloso; Veruca Salt, una ragazzina troppo viziata; Violetta Beauregarde, la campionessa mondiale di masticazione di gomme e Mike Tivù, un ragazzo troppo attratto dalla televisione e dai videogiochi. I cinque ragazzini cominceranno un viaggio fantastico e avventuroso che cambierà per sempre le loro vite. La fabbrica di cioccolato è un libro piacevole, ricco di gag comiche e di battute che strappano una sana risata al lettore bambino e a quello adulto, ma allo stesso tempo il testo di Dahl vuole far capire a chi legge che non sempre possedere tutto rende davvero felici. Chi leggerà La fabbrica di cioccolato si renderà conto che Charlie è si povero perché viene da una famiglia che non ha soldi, ma l’essere cresciuto in un mondo semplice, dove più che le cose sono i sentimenti che contano, gli ha permesso di accettare la vita per quello che essa dona e di non avere legami morbosi con le cose. Sarà proprio questa umiltà esistenziale che permetterà a Charlie Bucket, protagonista di La fabbrica di cioccolato di Roald Dahl di trionfare su tutti, Umpa Lumpa compresi. Dai 7 anni. Traduzione Riccardo Duranti.
Primo Maggio, Festa del Lavoro Festa o dei Lavoratori che dir si voglia. Ricorrenza istituita a livello internazionale per ricordare i traguardi raggiunti economicamente e socialmente dai lavoratori e le lotte sindacali. Eppure parlare di lavoro, oggi, nel 2015, è forse più difficile che nel lontano (ma non troppo) 1995. Avrò tirato una data a caso, ma la differenza si sente, ammettiamolo.
Protagonista del graphic novel Un lavoro vero dello spagnolo Alberto Madrigal (in Italia edito da Bao Publishing nel marzo 2014), Javi sente di aver solo bisogno di qualcuno che creda in lui, qualcuno disposto a dargli un’opportunità e non a chiudergli l’ennesimo portone in faccia. Javi vuole portare a termine la sua storia disegnata. Javi rappresenta la generazione di tutti i trentenni precari di oggi: disillusi, forse, ma non nel loro intimo. L’amore per quello che vorrebbero fare e che pensano di saper fare anche bene li spinge ad andare avanti , ma è tutto così difficile. Il mondo del lavoro è difficile da affrontare, così come i sogni sono difficili da realizzare.
Dunque ci siamo. Domani si inizia. Non tutto è pronto, non tutti i padiglioni saranno aperti, ma da domani Milano sarà agli occhi del mondo la città dell’Expo. Si parlerà di nutrizione, si prenderanno contatti, si stipuleranno affari, arriveranno soldi, altri si spenderanno, insomma un’ occasione di ripresa si presenta per l’Italia, e non ostante le polemiche, i disguidi organizzativi, le figuracce (alcune proprio evitabili), speriamo tutti che questa occasione non venga sprecata. Uno che ci crede, quasi in controtendenza, che sarà un successo, è Gaetano Castellini Curiel, autore di La candidatura. Expo: la vera storia di un successo italiano. Peccherà di ottimismo? Può permetterselo. Perché vincesse l’Italia, contro Smirne, ha speso due anni della sua vita tra aerei, alberghi, e strette di mano con capi di stato che nel breve volgere di qualche anno ora non ci sono più. Quando ha iniziato a svolgere questo fine gioco diplomatico, questa sottile partita a scacchi da un capo all’altro del mondo, non c’ era ancora la crisi economica di oggi, era quasi un altro mondo, ma già allora e forse più ancora adesso era consapevole dell’importanza che l’Expo diventasse un successo. E’ un occasione, che sicuramente non si presenterà più, in una congiuntura storica, geopolitica. economica, che anche essa non si presenterà più. Gufare appollaiati sul trespolo aspettandoci un epocale flop serve a poco, insomma sembra dirci Castellini, quasi contagiandoci con il suo entusiasmo. E di aneddoti il nostro ne ha parecchi da raccontare, e lo fa con una certa facilità e spigliatezza, come i vecchi narratori di memoir di viaggi, gente capace di affrontare ogni ostacolo nei posti più sperduti del pianeta, pieni di risorse, e inventiva. Gaetano Castellini Curiel è un tipo interessante, un avventuriero salgariano, un po’ vecchio stile, che passa da un vagone dell’Orient Express, alle stanze dei più rinomati alberghi di Parigi, o Shanghai. Insomma se non si fosse occupato di Expo, sarebbe stato lo stesso interessante da conoscere, e quindi cogliamo l’occasione di vedere con lui i retroscena di questa importante manifestazione che domani avrà inizio. Ricordo una poesia di Evgenij Evtušenko Il palazzo e non mi resta che augurare un po’ a tutti che la saggia Vasilissa passi per Milano, domani.
Le avventure di Pinocchio, ovvero la storia di un bambino-burattino in un mondo di adulti: dove i fili che lo muovono sono spesso troppo corti per contenere la sua vitalità e il suo ingegno catastrofico. Pinocchio non è cattivo; ha semplicemente una curiosità sfrenata, irriverente, nel suo essere vivo e scalpitante. Capriccioso sì, e anche bugiardo, ma per la paura di esser sbagliato nel mondo in cui “è stato nato”. Ma è anche e soprattutto buono, sincero, altruista, premuroso, intrepido e giudizioso. Già. I più matti e confusi in questo travolgente romanzo, son spesso gli adulti: i giudici che sentenziano assurdità ingiuste, la volpe e il gatto che lo raggirano, il contadino che lo incatena e i carabinieri che travisano costantemente tutto, punendo il malcapitato di turno e via dicendo. Ci si chiede in fondo se sia Pinocchio a diventar bambino al termine delle sue peripezie, o se non sia invece il mondo circostante a riconoscerlo finalmente come tale; ad accorgersi che Pinocchio non è mai stato burattino.
Le serie televisive, soprattutto quelle statunitensi, hanno un vasto seguito di appassionati ormai anche nel nostro Paese da tempo, dove però non ha mai attecchito più di tanto una pubblicistica critica e narrativa in tema, a differenza per esempio anche solo della Francia.
Dal 29 aprile al 4 maggio torna a Torino il festival del cinema a tematica omosessuale e transgender (TGLFF), giunto ormai alla trentesima edizione, e il cui programma completo è disponibile on line nel sito ufficiale 
























