Le scorse settimane sono state segnate, a Torino e non solo, da una polemica che ha avvolto una persona nota principalmente come autrice fantasy ma che già in passato aveva dato prova di una certa qual intolleranza verso il prossimo che percepisce come diverso da sue idee preconcette e discutibili.
Silvana de Mari, un passato e presente come medico endoscopista e come psicoterapeuta, è da alcuni anni autrice di libri fantasy di discreto successo non solo in Italia: ha cominciato con L’ultimo elfo, L’ultimo orco e Gli ultimi incantesimi editi da Salani, poi è passata a Fanucci con L’ultima profezia del mondo degli uomini, L’epilogo e Io mi chiamo Yorsh, prequel di tutta la serie, per poi approdare a Giunti dove è in corso di pubblicazione la saga di Hania.
I suoi libri sono ben scritti, avvincenti e con contenuti validi, con spesso al centro la lotta contro l’ermarginazione, il rispetto per chi è diverso e con grande attenzione ai personaggi femminili, non fanciulline sottomesse e in cerca del principe azzurro ma guerriere e maghe forti e volitive, come è spesso del resto abitudine del genere. Stupisce quindi, quando si va ad ascoltare l’autrice dal vivo in conferenze e simili, di sentire deliri sempre più intolleranti.
Fino a qualche tempo fa il suo capro espiatorio era il mondo islamico, poi è passata ad una lotta su due fronti, uno contro il femminismo (che ha permesso alle donne di studiare, lavorare, viaggiare e scrivere libri..), sminuendo drammi come il femminicidio dandone la colpa alle donne che non accettano più di fare gli zerbini degli uomini, e l’altro contro gli omosessuali, con toni di una violenza verbale da far inorridire, volgari, antiscientifici e discriminatori. Silvana de Mari ha manifestato una visione della Storia, della società e della vita reazionaria, legata a schemi eterosessisti che francamente fanno rabbrividire, e accusa gli omosessuali di essere pazzi, violenti, portatori di malattie, potenziali pedofili e da tacitare per il bene dei bambini e non solo. Poi pubblica per il Giorno della Memoria delle struggenti poesie sugli ebrei nei lager, senza ricordarsi forse chi altro era chiuso in quegli orrendi luoghi di sterminio e morte, tra gli omosessuali con il triangolo rosa e le lesbiche tra le asociali a Ravensbruck.
Giustamente ci sono state levate di scudi contro l’autrice, prontamente spalleggiata da alcuni dei movimenti politici più retrivi d’Italia, con segnalazioni all’Ordine dei medici, denunce da parte delle principali associazioni gay, critiche da personalità politiche come Chiara Appendino, sindaca di Torino, città dove la De Mari lavora, lettere alla Giunti perché ponderi bene la continuazione di questo rapporto editoriale, commenti indignati di semplici lettori, perché certe idee non possono passare lisce.
Il problema grosso non è tanto che Silvana De Mari ostenti le sue idee nel suo blog o nella sua pagina Facebook, ma che vada a divulgarle nelle scuole o in luoghi di cultura, come biblioteche e circoli, lanciando strali e odio, e arrivando a dire che vuole che i suoi giovani lettori e lettrici diventino gli alfieri delle sue battaglie per una società oscurantista, razzista, omofoba, in cui le donne siano di nuovo relegate in ruoli subalterni e in cui nessuno si azzardi a dire che essere gay è una normale possibilità che può capitare a chiunque. La libertà di opinione e parola non è andare in giro a dire qualunque delirio e a spargere odio immotivato perché è un mio diritto, ci sono dei limiti, limiti che purtroppo la dottoressa e scrittrice di cui sopra ha ampiamente superato.
Per cui ci sono senz’altro da fare alcune valutazioni in merito a quanto sia opportuno invitarla a tenere conferenze in luoghi pubblici e a quanto sia opportuno che l’autrice continui ad essere pubblicata da un editore di ben altra levatura (con i due precedenti se ne è andata perché non accettava di edulcorare le sue idee). In più, bisogna avere la responsabilità delle proprie parole e azioni e chi si lascia andare ad odi e intolleranze è anche giusto che venga perseguito nelle sedi idonee da chi si sente danneggiato.
Il fantasy è un mondo fantastico, ed è bene che non venga sporcato da ideologie reazionarie che con questo genere non hanno niente a che vedere né da spartire.
Archive for the ‘Riflessioni’ Category
:: La questione Silvana De Mari, a cura di Elena Romanello
8 febbraio 2017:: 500 mila visualizzazioni!
3 febbraio 2017
Lo so è abbastanza infantile festeggiare le 500 mila visualizzazioni, i blog seri non lo fanno, ma ci sono così poche ragioni per festeggiare, e questo blog mi rende felice, per cui mi sono detta, perché no? E così ecco questo post un po’ bislacco. Che poi 500 mila visualizzazioni non sono poi nemmeno tantissime, spalmate in 5 anni, ma suvvia non sono manco poche. Anzi per me sono moltissime, considerati i libri di cui ho scelto di parlare, di cui abbiamo scelto di parlare, perché non sono sola a poratre avanti questo progetto. Potrei fare meglio, potrei fare di più. Me lo dico spesso, non sono mai contenta. Anche se devo dire ormai Liberi ha vita propria. Ha lettori in ogni angolo del mondo, non solo in Italia. E a loro soprattutto dico grazie, grazie di leggerci in italiano, non tutti sono italiani all’estero (anche se in molti lo sono) molti hanno imparato la nostra lingua perché amano il nostro paese. E questa è una cosa fantastica a mio avviso. Non trovate? Volevo fare un ebook da regalarvi, con il meglio, le cose migliori che abbiamo pubblicato online in questi 5 anni. Ma non so se riuscirò mai a farlo. Magari in futuro, prometto comunque di pensarci. Enjoy, e spero che per il milione non vi siate ancora stancati di seguirci.
:: Come scrivere (bene) una recensione online
7 dicembre 2016
Premetto subito (meglio mettere le mani avanti, un cave canem non guasta mai) non è un post serioso, ne tanto meno brillantemente approfondito o di quelli che mettono la parola fine all’argomento. Non mi illudo di scrivere la Bibbia dei recensori, insomma. Ne tantomeno sono Harold Bloom. (Anche se giuro la tentazione di scrivere un ebook un po’ più corposo sull’argomento, con esempi pratici e tutto il resto, mi è venuta).
Allora mi chiederete perché lo scrivo? Già bella domanda. Innanzitutto perché scrivo recensioni ormai da una decina d’anni, e amo migliorarmi. Qualche segreto con gli anni comunque l’ho imparato, e infondo mi piaceva vedere nero su bianco uno schema, spero valido, a cui attenersi quando si cimenta con questa impresa. Iniziamo subito col dire che scrivere una recensione è un’arte, c’è chi c’è portato e chi no. Certo si può migliorare con la tecnica e l’esperienza, ma se si è proprio negati non bisognerebbe praticarla.
Da cosa si capisce se si è negati? C’è un criterio molto semplice, e anche se soggettivo, infallibile. Amate scrivere recensioni? Se la risposta è sì, perseverate e non arrendetevi agli ostacoli che troverete sul vostro cammino. Se è no. Beh, rivalutate l’arte del ricamo, dell’equitazione, della pesca con la mosca. Nessuno ci obbliga a scrivere recensioni. Nessuno da noi le pretende.
Chiarito questo, se digitate su Google, (è il motore di ricerca che uso più spesso, ma anche altri fanno bene il loro mestiere), Come scrivere una recensione, si aprirà sotto i vostri occhi un mondo. Circa 5 milioni di risultati. Solo in italiano. Tanto da farvi capire quanto l’argomento è sentito e dibattuto. Quindi qualcuno questa chiave di ricerca la usa, da oggi se tutto va bene troverà anche il mio post.
Molte ragazze, ma non sottovalutiamo i ragazzi, si stanno avvicinando al mondo del blogging letterario. Aprono blog, leggono riviste di critica, passano il loro tempo secondo me nell’attività più bella del mondo (sono di parte, non fateci caso). Mentre le statistiche ci dicono che la gente legge sempre meno, loro eroici resistono. E’ per loro che scrivo questo post, e per tutti coloro che pur facendolo da anni sono ancora curiosi.
Questo è il mio metodo, totalmente personale, nessuno è obbligato a seguirlo, tanto meno a condividerlo.
Dopo questo lungo preambolo arriviamo ai punti chiave.
Leggete, leggete veramente i libri che recensite. Sembra una banalità, ma leggenda metropolitana vuole che molti recensori o giornalisti non leggono davvero tutti i libri che per hobby o per lavoro sono chiamati a recensire. Voi cercate di fare la differenza. Eleggete questo consiglio a scrupolo morale. Leggete, sottolineate, cercate i passaggi più significativi, per voi. Non vi limitate a leggere le sinossi, e trasformarle in recensioni. Soprattutto all’inizio è una tentazione forte, quando non si ha ancora uno stile personale, e le sinossi sembrano scritte sempre meglio dei nostri scarabocchi.
Siate personali, unici, distinguetevi.
Leggete i generi che preferite, non quelli a più largo consumo, o più di moda. I vostri lettori lo apprezzeranno, e cercheranno sempre voi quando vogliono farsi un’ idea su un libro.
Il corpo di una recensione è abbastanza standard. In prima battuta è necessario pubblicare la foto dell’edizione che esaminerete, citando tutti i dati: titolo, autore, editore, anno di pubblicazione, eventualmente curatori, prefatori, etc… Se il testo è tradotto da un’ altra lingua non dimenticatevi mai il nome del traduttore. Lo so molti giornalisti non lo fanno, ma è un dato molto importante per il lettore e un segno della vostra professionalità. Poi potete aggiungere eventualmente anche altre informazioni come il prezzo, il numero di pagine, il genere, maggiori informazioni date, più la vostra recensione può risultare utile.
Un errore molto frequente, che mai sapremo abbastanza quanti lettori ci aliena, è scrivere recensioni fatte unicamente di trama.
La trama è importante, ma breve, un accenno, fatta di citazioni intessute nel testo, in cui mai e poi mai direte chi è l’assassino o svelerete i colpi di scena più divertenti. Scrivere troppi spoiler è paragonabile a un crimine. A meno che non lo anticipiate con un bel disclaimer, questa non è una recensione, è un’analisi del testo. Tanto spazio dedicate alla trama, altrettanto spazio lo dedicherete a cosa ne pensate del libro, a cosa avete amato di più, a cosa meno. Potrete iniziare un accenno di analisi testuale, ma ricordatevi che le regole di una recensione online sono diverse dalle regole di una recensione su carta, su riviste di critica.
Adeguate il vostro stile al medium che utilizzate. Insomma scrivete articoli a seconda delle riviste, dei siti, sui quali verranno pubblicati, a seconda del target di lettori che vi leggeranno.
E non abbiate paura di dire cosa pensate. Restando nel campo del buon senso e della buona educazione, potete dire tutto. Una recensione è un’ opinione personale. Da chiunque, autori, editori, lettori, va considerata come tale. Elogiare un libro brutto vi farà del male, aggiungerà tanta polvere sulla vostra felicità di scrivere. Piuttosto non recensite. Se avete degli impegni, spiegate le vostre ragioni a direttori di testata, editori, autori. Educati, ma fermi.
Particolare attenzione e sensibilità è necessaria con la letteratura per l’infanzia. Siate ancora più attenti, e se è il caso severi.
Ecco credo di aver detto tutto, almeno le cose più importanti. Poi magari lo scrivo un testo più tecnico, chissà.
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:: 5° Anniversario su WordPress
27 novembre 2016
Me ne stavo quasi dimenticando, ciò sta a dimostrare quanto sia sbadata in questi giorni pre festivi, comq ci ha pensato WordPress a ricordamerlo. Quindi Liberi di scrivere oggi festeggia il suo quinto anno su WordPress. Come Liberi iniziammo nel 2007 su Splinder, quindi siamo molto più vecchietti di così, ma da cinque anni conteggiamo visite su questa piattaforma, (per gli anni precedenti fate una somma di 200.000 visite) quindi è come se fossimo ripartiti da zero. 5 anni sono Nozze di Legno! Urka, con una media di 100.000 visite all’anno. Stiamo infatti per toccare su WordPress le 500.000 visite, che dire, per un blog come il nostro un bel risultato, un piccolo successo, con 2.700 articoli postati, e un picco di 1.300 visite il 4 gennaio 1014. Circa 27 collaboratori, più o meno attivi, e buone prospettive per il futuro. Farò una torta, oggi, senz’altro. e ringrazio tutti, collaboratori, lettori, editori, e autori, senza i vostri libri il nostro blog non esisterebbe. Quindi è un anniversario per chi ama i libri, nella speranza che possiamo in futuro festeggiare tanti altri anniversari, a Dio piacendo. Che dire ancora, buona lettura!
:: “Mandami un racconto” ritorna
16 novembre 2016
Amo i racconti, i racconti brevi soprattutto, e dalla piccola esperienza passata su questo blog ho visto che li amano anche i miei lettori, per cui ho deciso di riaprire la rubrica Mandami un racconto. Presto aprirò la pagina dedicata con tutte le info in merito. Le regole sono pressapoco come la scorsa edizione. Non tutti i racconti verranno pubblicati, sceglierò i più significativi, fungerò insomma da primo filtro. Non agirò da editor, per cui pubblicherò i racconti così come me li mandate. Resteranno online per tutto il tempo che voi autorizzerete. Insomma se seguite il blog vi ricorderete come abbiamo fatto la scorsa volta. Liberi seppure non è seguito da tantissimi lettori, ha un bacino fisso di gente che legge, che un proprio gusto, e compra libri. Insomma è una piccola vetrina che può trasformarsi in una piccola palestra letteraria. Spero, anzi invito, i lettori a commentare i racconti, a dire come la pensano. Assicuro libertà di parola a tutti, nel rispetto sempre delle più elementari regole di buona educazione. Buona lettura a tutti!
Potete trovare regole e indicazioni a questa pagina:
:: Don DeLillo a Torino
23 ottobre 2016
Se Maometto non va alla montagna… dai perdonatemi la facile battuta, ma mi è proprio sorta spontanea. Don DeLillo domani sera, lunedì 24 ottobre, alle 21,00, sarà qui a Torino al Circolo dei Lettori, Via Bogino 9, a parlare di sé e del suo nuovo libro Zero K (Einaudi, trad. Federica Aceto). Non potevo evitare di parlarne e di dedicare un post alla notizia, di per sé incredibile. Certo ci sono altre tappe qui in Italia (Roma, Genova), ma è l’idea stessa che DeLillo lasci New York, prenda un aereo, e arrivi a Torino, beh lasciatemelo dire, mi emoziona. Questo post dunque è dedicato ai miei lettori che risiedono a Torino o nelle strette vicinanze. Diamogli una felice accoglienza. Partecipare all’incontro non sarà facilissimo, più che altro per la ressa, e per il fatto che non ci sono posti prenotabili. Insomma chi prima arriva avrà il magico tagliandino e potrà accomodarsi nella sala, fino a esaurimento posti. Ci saranno anche a disposizione delle sale videocollegate sempre ad esaurimento posti. Il firmacopie non ve lo posso garantire, ma già che ci siete portatevi anche un suo libro, (l’ultimo è meglio) non si sa mai. L’ingresso è gratuito, se non piove anche la fila non dovrebbe essere troppo disagevole. La pioggia è prevista per mercoledì. Ah, a partire dalle 20, 00 distribuiranno i tagliandini, quindi arrivate in tempo. Odia essere fotografato, quindi niente telefonini, selfie o via dicendo. Cos’altro? Io il suo libro l’ho comprato appena uscito in lingua originale, spero di poterlo leggere e recensire, sempre che il mio inglese me lo consenta. Dunque chi riuscirà a partecipare torni qui a raccontarci la sua esperienza. Ci conto!
:: Mr. Tambourine Man non risponde
20 ottobre 2016
People are crazy and times are strange
I’m locked in tight, I’m out of range
I used to care, but things have changed
Dunque, ricapitoliamo.
In questi giorni, dopo l’annuncio del conferimento del Nobel per la letteratura 2016 dato a Dylan, è successo letteralmente di tutto.
Beh, forse di tutto no, ma insomma più del solito.
Nessun Nobel per la letteratura è mai del tutto indolore, nessun Nobel per la letteratura trova tutti concordi.
Già, comunque è divertente che in questo ambito abbiano tutti voce in capitolo, diritto di parola, quando già l’Accademia di Stoccolma è un’entità misteriosa, (dopo 50 anni sono rese pubbliche le carte dei dibattiti che hanno portato alla scelta) e di solito i premiati sono geni, (sì anche Dylan lo è, si accetti o meno la pertinenza e l’opportunità del premio a lui dato).
Noi che parliamo geni non siamo, almeno io per certo so di non esserlo, quindi dicevo è abbastanza divertente tutto quello che sta succedendo.
Oltre alla gente comune che dibatte sui social network, anche personaggi più o meno illustri, più o meno competenti (e su questo argomento ci torneremo) si sono schierati pro o contro.
Insomma il corollario delle polemiche è come dire parte del pacchetto completo, ma quest’anno c’è altro. Intanto le polemiche non si placano, né tra i fan accaniti di Dylan e suoi detrattori, (che esistessero detrattori di Dylan infatti è per me una novità quasi assoluta, ma ci sono, e trovano legittimità per il semplice fatto che c’è diritto di parola per tutti, almeno nel mondo libero e democratico che sogniamo essere quello della letteratura e dell’arte. Un universo e un mondo molto migliore di quello reale), né nel versante più istituzionale che vede fallire i tentativi dell’Accademia di Stoccolma di parlare con Dylan, direttamente e avere da lui una sorta di grazie.
Esatto Dylan si nega, parla tramite i suoi collaboratori (educatissimi). Ma lui di persona, tace. Tace ai concerti, tace con la stampa, tace pure con gli amici. (E se non tace con gli amici, non sapremo mai bene cosa si dicono).
Tacerei anche io, al suo posto.
Anche se a questo silenzio si sono date miriadi di interpretazione.
Non è Dylan ad avere bisogno del Nobel, ma è il Nobel ad avere bisogno di Dylan. Le polemiche l’hanno offeso, e per non insultare pesantemente Norman Mailer, Irvine Welsh, Jason Pinter, e compagnia bella preferisce tacere. Perché Dylan è al di sopra delle polemiche. Lui è Dylan. Perché semplicemente non gli interessa, né il Nobel, né la gloria e la fama (il destino l’ha già servito), né ricevere una medaglia dal re di Svezia. O forse, dato che qualche sorrisino l’ha fatto e l’abbiamo visto tutti, la cosa l’ha immensamente divertito, giudicandola un simpatico scherzo.
Detto fra noi, per me il 10 dicembre Dylan ci andrà a Stoccolma, vestito di nero, elegantissimo, con il volto truce, non si perderà l’occasione di dire al mondo della cultura la sua. L’ha capito persino Obama come è fatto, come giudica tutto quello che gli capita e capita nel mondo.
Finiranno le polemiche?
Non credo proprio ma intanto in queste ore, in questi giorni, molti si stanno avvicinando alla sua musica, alle sue canzoni. E ce ne sono così tante che sfido io qualcuno le conosca tutte. Neanche i saggi dell’Accademia, presumo. E qui torniamo al punto cruciale di chi detiene la competenza necessaria non dico per criticarlo, ma anche solo per giudicarlo. Forse solo i fan, che antepongono il sentimento alla logica. Il suo pubblico insomma. Che gli ha permesso di non cantare le sue infinite canzoni in pub fumosi, o per quattro ubriachi nel buio di una stazione ferroviaria.
Lui che ha iniziato con pochi cent in tasca, senza uno straccio di prospettiva, come molti eroi delle sue canzoni. Sì se non hai niente hai davvero niente da perdere.
C’ero anche io tra coloro che ci sono rimasti male alla notizia del Nobel a Dylan, ma è durata poco. E soprattutto mi ha permesso di riscoprire e riavvicinarmi a questo artista, di conoscere canzoni che prima non conoscevo, di studiare le fasi della sua carriera piuttosto tormentata, tra varie morti e rinascite, e poi ormai “Things Have Changed” non mi esce più dalla mente.
E c’è ancora molto da scoprire.
Ecco quello è davvero il bello, vada o non vada a Stoccolma il 10 dicembre.
Se il compito del Nobel è avvicinare la gente, anche comune, non solo gli intellettuali, ai libri, alla poesia, alla letteratura, beh il Nobel, quest’anno, lo merita proprio l’Accademia.
:: La lunga attesa è finità: Nobel per la Letteratura 2016
13 ottobre 2016Fra meno di un’ ora sapremo chi a chi sarà attribuito quest’anno il Premio Nobel per la Letteratura 2016. Dalle 13, di oggi giovedì 13 ottobre, in diretta streaming sapremo finalmente il nome. Siete curiosi anche voi?
Io sono già in attesa: qui il link per la diretta streaming.
Il vincitore é: Bob Dylan

Hey, Mr. Tambourine Man, play a song for me
I’m not sleepy and there ain’t no place I’m going to
Hey, Mr. Tambourine Man, play a song for me
In the jingle jangle morning I’ll come following you
Ci sono rimasta male, a sentire il nome di Bob Dylan, pronunciato forse troppo sbrigativamente dalla poliglotta signora portavoce dell’Accademia svedese.
Mi aspettavo di tutto, ma non quel nome.
Mi aspettavo persino qualche ignoto scrittore africano, o mediorientale, o di qualche isola sperduta tra gli atolli della Polinesia.
Ma non Bob Dylan.
Ho provato sconcerto, delusione, dispiacere.
Bob Dylan è un musicista, cosa centra con la letteratura?
Bob Dylan è americano, per la legge delle distribuzioni territoriali, quando più premieranno Roth, DeLillo, McCarthy?
Per le leggi della fisica non si vive in eterno. McCarthy è del ’33, Roth è del ’33, DeLillo è del ‘36. Non per portare sfiga ma è una considerazione che faccio dato la clausola che il vincitore deve essere in vita.
A che gioco sta giocando l’Accademia Svedese?
Il mio favorito quest’anno era Ngũgĩ Wa Thiong’o, e per ragioni non solo letterarie. L’Africa è la terra del futuro. Quei soldi Ngũgĩ Wa Thiong’o li avrebbe usati bene. Ma invece hanno riguardato all’America, l’America delle elezioni presidenziali, del Trump contro Clinton. Scegliere Bob Dylan è un chiaro messaggio politico della colta e vecchia Europa? Da collegare al premio per la pace? Non l’Africa ma l’America, come continente al centro delle discussioni, dell’attenzione.
Tutte queste considerazioni al netto degli indiscutibili meriti di Dylan (lo ribadisco, perché c’è chi li nega in queste ore concitate). Dylan è un musicista vero, un poeta, autore di canzoni come Mr Tambourine Man, Blowin in the Wind, Desolation Row, Ballad of a Thin Man, di cui invito a riscoprire i testi, che a tutti gli effetti sono letteratura. Testi di un’ epoca in cui la musica era davvero al centro dei dibattiti politici, sociali, etici.
E così ho iniziato a rivedere le mie posizioni. Non sono una che si fossilizza, sono una che cambia idea, anche se sul momento parte in quarta.
Bob Dylan non è stato premiato come musicista o cantante, è stato premiato come poeta e scrittore. Dunque è un premio oggettivo, non dato a spiovere. La poliglotta portavoce dell’ Accademia l’ha accostato a Omero, a Saffo. Di questo hanno discusso in questa settimana aggiuntiva.
Dunque ben venga il Nobel dato a Dylan.
:: Stranimondi a Milano, a cura di Elena Romanello
13 ottobre 2016
Il 15 e 16 ottobre torna a Milano un appuntamento autunnale fisso, Stranimondi, il festival del libro fantastico, con presentazioni, convegni, mercatino di libri, tutto inerente un mondo i cui appassionati e stimatori non accennano a diminuire, anzi, ma è cresciuto come eventi, interesse e presenze.
L’evento si organizza, con varie modalità di accesso, su vari filoni, con la possibilità di confronto diretto con autori, autrici e professionisti.
In programma ci sono i Delos days, due giorni dedicati al meglio del fantastico di ieri e di oggi a cura della casa editrice Delos Books, specializzata in fantastico, che vuole fare il punto dello stato di un genere in Italia. Un genere che si articola su tanti mondi e immaginari.
Da non perdere il convegno Weirdiana, dedicato ad un filone eclettico del fantastico, quello del weird, che comprende strane storie in passati alternativi o con mescolanze di generi, con un approfondimento a cura di Paolo Bertetti sulle riviste pulp di fantastico partendo dalla collezione del Mufant di Torino appartenuta allo studioso Riccardo Valla.
Tra glli ospiti ci sono tra gli altri Franco Forte, Silvio Sosio, Danilo Arona, Silvia Treves, Tricia Sullivan, vincitrice dell’ultimo Hugo, Rampsey Campbell, Alan D. Alteri, Giuseppe Lippi, Dario Tonani, Alastair Reynolds, Massimo Polidoro.
Molti gli editori presenti, come Tabula Fati, Plesio, Nero Press, La Ponga, Watson, Imperium, Elara, con le loro novità e il loro catalogo, per scoprire vecchie e nuovi voci, spesso anche italiane del fantastico.
Stranimondi è alla UESM Casa dei Giochi, in via Sant’Uguzzone 8, raggiungibile con la metro rossa fermata Villa San Giovanni. Il sito web dell’evento, che non è solo una convention o una fiera dedicata al fantastico, ma un momento di incontro tra tutti, professionisti e appassionati, è sotto http://stranimondi.it/
:: Chi vincerà il Nobel per la Letteratura 2016?
7 ottobre 2016
Sembra che in quel di Stoccolma, tra i saggi dell’ Accademia di Svezia quest’anno per quanto riguarda la scelta dello scrittore da insignire del Premio Nobel, non sappiano proprio decidersi. Il vincitore era previsto per giovedì 6, ma sembra che dovremo aspettare giovedì 13. Per ora è tutto un si dice per cui prendete con le pinze quanto dirò. Io un mio super candidato ce l’ho, ormai da anni, anche se sono quasi certa che mai vincerà. Se siete curiosi è Don DeLillo, che comunque tra gli americani se la contende con niente di meno che Philip Roth, Cormac McCarthy e Thomas Pynchon.
Ma in queste ore il superfavorito sembra essere Ngũgĩ Wa Thiong’o, autore di romanzi, ma anche di un piccolo saggio che mi capitò di leggere, anche piuttosto agguerrito, Decolonizzare la mente, interessante per molti versi, anche soprattutto per il momento storico in cui stiamo vivendo. La letteratura africana postcoloniale se vogliamo ha una sua Trinità, composta da Wole Soyinka, Chinua Achebe e appunto da Ngũgĩ Wa Thiong’o. Wole Soyinka ha vinto il Nobel nel 1986, Chinua Achebe è venuto a mancare, non resta quindi che Ngũgĩ Wa Thiong’o, e a quanto pare anche a Stoccolma stanno riflettendo in questo senso.
L’ anno scorso ha vinto una donna quindi è saggio e logico pensare che quest’anno toccherà a un uomo. Anche se Joan Didion non sfigurerebbe, o perché no, Margaret Atwood.
Elena Ferrante, forse la più internazionale tra le scrittrici italiane, (anche se si fa il nome di Dacia Maraini, sempre per l’Italia), sarebbe davvero un altro nome di riferimento e qui il presunto disvelamento della sua identità non si sa bene se gioca contro o a favore.
Tra i gettonatissimi comunque resta Murakami, dopo la Cina con Mo Yan, un tocco d’Oriente. Chissà. Forse è solo troppo giovane, rispetto all’età media degli altri candidati.
Per concludere, dato che DeLillo neanche lo si nomina quest’anno, andiamo a conoscere meglio Ngũgĩ Wa Thiong’o, vi lascio un suo breve profilo bio (giusto per arrivare preparati, mai che vincesse).
Ngũgĩ Wa Thiong’o (Limuru, Kenya, 1938), romanziere, drammaturgo e saggista, è la principale figura letteraria dell’Africa orientale ed è considerato fra i massimi esponenti della letteratura africana. Dopo aver studiato a Kampala (Uganda) e a Leeds in Inghilterra, pubblica il suo primo romanzo Wheep Not, Child (1964; Se ne andranno le nuvole devastatrici, Jaca Book, 1975, 19762), ma è con A Grain of Wheat (1967, Un chicco di grano, Jaca Book, 1978, 19972) che guadagna fama internazionale. Dopo avere insegnato per un decennio all’Università di Nairobi, nel ‘77 pubblica Petals of Blood (Petali di sangue, Jaca Book, 1979), romanzo in cui condensa una dura critica alla società keniota postcoloniale. Vincitore di numerosi premi internazionali, oggi vive e insegna negli Stati Uniti.
:: Dieci anni di Portici di Carta, e non solo, a cura di Elena Romanello
5 ottobre 2016
Sabato 8 e domenica 9 ottobre torna, tra piazza Carlo Felice e piazza San Carlo, la manifestazione Portici di carta, giunta alla decima edizione e come sempre pronta ad inaugurare l’autunno culturale e libresco torinese.
In parallelo si festeggiano i dieci anni del Circolo dei lettori di via Bogino, altra importante istituzione libresca e non solo subalpina: quello che aspetta i torinesi e non solo bibliofili è un week-end all’insegna di bancarelle di libri nuovi e d’occasione, incontri presso l’Oratorio San Fillippo e il Gazebo dei Giardini Sambuy.
Quest’anno parteciperanno alla manifestazione 127 tra librai ed editori di tutto il Piemonte, e per 29 di loro questa è la prima volta. Piazza Carlo Felice ospita, come le prime domeniche di ogni mese, i librai d’occasione riuniti nell’associazione Sulla Parola, mentre sotto gli altri portici trovano spazio percorsi tematici su spiritualità, donne, tecnologia, bambini, lingue straniere, Storia locale, remainders, Oriente, fumetti, editori piemontesi, viaggi, gialli, letterature, passioni, società.
Tante le iniziative in programma, a cominciare dalla possibilità di poter donare un libro alle biblioteche dei Comuni vittime del terremoto del 24 agosto. Il grande protagonista, con un omaggio a lui dedicato, è Umberto Eco, a cui verranno dedicati incontri, passeggiate letterarie per ricordare il suo periodo torinese e si scopriranno i suoi disegni inediti.
Gli editori ospiti di quest’anno sono Lapis e Neri Pozza, che quest’anno compie settant’anni e che ha ispirato a Torino due ferventi gruppi di lettura presso la Biblioteca civica centrale e la Musicale alla Tesoriera.
Oltre agli eventi su Umberto Eco, sono da ricordare gli incontri con David Nicholls, autore di Noi e Un giorno, Stefano Benni, Gaetano Savatteri, Barbara Garlaschelli, il ricordo di Augusto Monti a cinquant’anni dalla morte e ovviamente la festa di sabato 8 in piazza San Carlo dalle 21 in poi per i dieci anni del Circolo, con tra gli altri Giuseppe Culicchia, Alessandra Montrucchio, Michela Murgia, Enrico Pandiani, Alessandro Perissinotto. Il Circolo ospiterà anche eventi nella sua sede di via Bogino venerdì 7 e sabato 8 fino al tardo pomeriggio.
Non mancano le passeggiate letterarie, con quella classica sui luoghi del libro con Rocco Pinto e Giovanna Vigliongo, quella in centro dedicata a Edmondo De Amicis, Marina Jarre e Cesare Pavese, quella nel Quadrilatero su Fruttero e Lucentini, Laura Mancinelli e Jean Jacques Rousseau, e ancora a San Salvario sulle orme di Primo Levi, Natalia Ginzburg e Carolina Invernizio, l’omaggio allo sport e a Edmondo De Amicis, Mario Soldati e Giovanni Arpino, l’itinerario tra le pietre d’inciampo in memoria del testimone della Shoah Max Mannheimer, scomparso a settembre, un giro per bambini con Guido Quarzo e Daniela Barbato e il mondo di Augusto Monti con Giovanni Tesio.
Insomma, un programma ricco, come sempre a Portici di carta, quasi a ribadire che Torino vuole avere un luogo centrale come città del libro. Il programma completo è nel sito http://www.porticidicarta.it
:: Elena Ferrante sono io
3 ottobre 2016
C’è voluto un giornalista di inchiesta italiano – in collaborazione con colleghi di altri paesi del quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung, del sito di giornalismo investigativo francese Mediapart e di quello della rivista americana The New York Review of Books – per svelare l’identità (ancora presunta) di Elena Ferrante.
Un segreto che a quanto si mormorava tra gli addetti ai lavori non era esattamente tale, ma ora sulle pagine del Sole24 c’è scritto nero su bianco, con prove documentate, che Elena Ferrante non è altro che Anita Raja.
È la stampa, bellezza! La stampa! E tu non ci puoi far niente! Niente!
Cosa cambierà da adesso in poi? Anita Raja e il marito Domenico Starnone non commentano, non ammettono ne negano. Dalla casa editrice di Elena Ferrante non è ancora uscito un comunicato ufficiale, ma si può intuire non sono contenti.
Come non sono contenti molti lettori, e scrittori che in queste ore commentano sui social (una parte perché sembra che un’altra parte del vasto mondo dei lettori e dei critici non riconosca alla scrittrice il diritto all’oblio, a nascondere la sua identità affinché solo i suoi libri vengano letti e giudicati).
Elena Ferrante ha sempre difeso la sua privacy, il diritto a stare in disparte, il diritto a tenere la sua vita privata separata dal grande clamore dovuto al successo (ormai planetario). Mormorii sussurrati sulla sua identità non l’ hanno mai disturbata, ma ora sembra sia stata detta la parola definitiva, sia stata messa all’angolo, sia stata svelata la sua colpa.
Beh perché sì, solitamente indagini patrimoniali, collegamenti internazionali, etc… si fanno per presunti mafiosi o criminali, non per gli scrittori. Molti infatti pensano che il talento investigativo dei giornalisti coinvolti sarebbe stato meglio impiegato in altre cause, più nobili, più utili alla società. Che di per sé è vero, anche noi che qui e ora ne stiamo parlando potremmo impiegare meglio il nostro tempo occupandoci della fame nel mondo, dei rifugiati, dei bambini abbandonati. Io ho scelto di occuparmi di libri e letteratura, per cui mi sembra giusto riflettere su questo caso, eclatante solo per l’importanza e la fama delle persone coinvolte.
Riflessioni che comunque portano altrove su temi molto più seri e universali. L’identità, il diritto alla privacy e la liceità di separare l’artista dalla sua opera. Ma torniamo a Elena Ferrante.
L’indagine investigativa del Sole 24, che porta una firma autorevole, Claudio Gatti, (giornalista serio, impegnato in molte indagini realmente importanti, dallo scandalo Oil for Food, alla denuncia che la banca americana JP Morgan Chase era coinvolta nella truffa da 50 miliardi di dollari perpetrata da Bernard Madoff ) ha di per sé avuto un taglio molto aggressivo se non ostile. Quasi come se tenere nascosta la propria identità fosse un fatto illecito e finalmente solo ora la Ferrante fosse stata inchiodata alle sue responsabilità.
L’articolo dice che è una bugiarda, (lo dice in modo elegante, affermando che è proprio la Ferrante ad ammetterlo) per cui è più che giustificato tutto questo impegno profuso per fare chiarezza e portare a galla la verità. Ecco spero che suoni anche a voi piuttosto eccessivo ed esagerato. Soprattutto perché non si indagano le ragioni di Anita Raja, le serie motivazioni che l’hanno spinta, sempre che sia lei, a nascondere di essere Elena Ferrante. E possono essere ragioni serie, etiche, anche dolorose.
Tutto è stato spazzato via, giudicandolo poco importante. Il prossimo passo quale sarà, indagare sulle presunte amanti del marito, pubblicare le sue cartelle cliniche?
Ecco è questo punto penso abbia spaventato e indignato tutti coloro che in queste ore dibattono. Identificarsi con Elena Ferrante, per quanto il parallelo è sicuramente poco bilanciato, e dire Elena Ferrante sono io.
























