:: La questione Silvana De Mari, a cura di Elena Romanello

imagesLe scorse settimane sono state segnate, a Torino e non solo, da una polemica che ha avvolto una persona nota principalmente come autrice fantasy ma che già in passato aveva dato prova di una certa qual intolleranza verso il prossimo che percepisce come diverso da sue idee preconcette e discutibili.
Silvana de Mari, un passato e presente come medico endoscopista e come psicoterapeuta, è da alcuni anni autrice di libri fantasy di discreto successo non solo in Italia: ha cominciato con L’ultimo elfo, L’ultimo orco e Gli ultimi incantesimi editi da Salani, poi è passata a Fanucci con L’ultima profezia del mondo degli uomini, L’epilogo e Io mi chiamo Yorsh, prequel di tutta la serie, per poi approdare a Giunti dove è in corso di pubblicazione la saga di Hania.
I suoi libri sono ben scritti, avvincenti e con contenuti validi, con spesso al centro la lotta contro l’ermarginazione, il rispetto per chi è diverso e con grande attenzione ai personaggi femminili, non fanciulline sottomesse e in cerca del principe azzurro ma guerriere e maghe forti e volitive, come è spesso del resto abitudine del genere. Stupisce quindi, quando si va ad ascoltare l’autrice dal vivo in conferenze e simili, di sentire deliri sempre più intolleranti.
Fino a qualche tempo fa il suo capro espiatorio era il mondo islamico, poi è passata ad una lotta su due fronti, uno contro il femminismo (che ha permesso alle donne di studiare, lavorare, viaggiare e scrivere libri..), sminuendo drammi come il femminicidio dandone la colpa alle donne che non accettano più di fare gli zerbini degli uomini, e l’altro contro gli omosessuali, con toni di una violenza verbale da far inorridire, volgari, antiscientifici e discriminatori. Silvana de Mari ha manifestato una visione della Storia, della società e della vita reazionaria, legata a schemi eterosessisti che francamente fanno rabbrividire, e accusa gli omosessuali di essere pazzi, violenti, portatori di malattie, potenziali pedofili e da tacitare per il bene dei bambini e non solo. Poi pubblica per il Giorno della Memoria delle struggenti poesie sugli ebrei nei lager, senza ricordarsi forse chi altro era chiuso in quegli orrendi luoghi di sterminio e morte, tra gli omosessuali con il triangolo rosa e le lesbiche tra le asociali a Ravensbruck.
Giustamente ci sono state levate di scudi contro l’autrice, prontamente spalleggiata da alcuni dei movimenti politici più retrivi d’Italia, con segnalazioni all’Ordine dei medici, denunce da parte delle principali associazioni gay, critiche da personalità politiche come Chiara Appendino, sindaca di Torino, città dove la De Mari lavora, lettere alla Giunti perché ponderi bene la continuazione di questo rapporto editoriale, commenti indignati di semplici lettori, perché certe idee non possono passare lisce.
Il problema grosso non è tanto che Silvana De Mari ostenti le sue idee nel suo blog o nella sua pagina Facebook, ma che vada a divulgarle nelle scuole o in luoghi di cultura, come biblioteche e circoli, lanciando strali e odio, e arrivando a dire che vuole che i suoi giovani lettori e lettrici diventino gli alfieri delle sue battaglie per una società oscurantista, razzista, omofoba, in cui le donne siano di nuovo relegate in ruoli subalterni e in cui nessuno si azzardi a dire che essere gay è una normale possibilità che può capitare a chiunque. La libertà di opinione e parola non è andare in giro a dire qualunque delirio e a spargere odio immotivato perché è un mio diritto, ci sono dei limiti, limiti che purtroppo la dottoressa e scrittrice di cui sopra ha ampiamente superato.
Per cui ci sono senz’altro da fare alcune valutazioni in merito a quanto sia opportuno invitarla a tenere conferenze in luoghi pubblici e a quanto sia opportuno che l’autrice continui ad essere pubblicata da un editore di ben altra levatura (con i due precedenti se ne è andata perché non accettava di edulcorare le sue idee). In più, bisogna avere la responsabilità delle proprie parole e azioni e chi si lascia andare ad odi e intolleranze è anche giusto che venga perseguito nelle sedi idonee da chi si sente danneggiato.
Il fantasy è un mondo fantastico, ed è bene che non venga sporcato da ideologie reazionarie che con questo genere non hanno niente a che vedere né da spartire.

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3 Risposte to “:: La questione Silvana De Mari, a cura di Elena Romanello”

  1. Giovanni Says:

    Poveri pazienti, vittime di una folle. E poveri lettori, anche se Giunti ci ha abituati al peggio, anche nella distribuzione.

  2. :: La questione Silvana De Mari, a cura di Elena Romanello | Liberi di scrivere « Elena Romanello sito ufficiale Says:

    […] Sorgente: :: La questione Silvana De Mari, a cura di Elena Romanello | Liberi di scrivere […]

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