Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Mostri mitologici, Sergio Fontana, (Scienze e lettere 2017) a cura di Viviana Filippini

12 giugno 2017
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“Mostri mitologici” di Sergio Fontana edito da Scienze e lettere è il quarto volume della collana Monstra dedicata alla riscoperta dei miti dell’antichità. A differenza dei volumi precedenti qui i protagonisti sono nove mostri che raccontano se stessi a noi lettori. I libro è per un pubblico composto da bambini, ma anche gli adulti possono riscoprire alcune delle creature della mitologia antica leggendolo da soli o, meglio ancora, in compagnia. Acheloo, Aracne, Centauro, Chirone, Cerbero, Ecate, Medusa, Minotauro, Scilla e Tifone sono i protagonisti di questa raccolta, i quali si mettono in primo piano come narratori della loro origine. Leggendo le avventure di questi personaggi, il lettore scopre come Acheloo perse uno dei suoi corni, come Medusa si ritrovò le serpi al posto dei capelli e il perché e da chi Minotauro venne rinchiuso nel labirinto di cunicoli dove rimase per il resto della sua vita. Tanti brevi testimonianze che permettono ai protagonisti non solo di raccontare di se stessi, ma di parlare anche dei luoghi dai quali provengono. In questo modo il lettore non solo avrà la possibilità di conoscere le vicende e i miti delle vite delle nove creature mitologiche, ma avrà lo strumento letterario visivo per collocarli in un luogo preciso. A rendere effettiva questa opzione ci pensano le belle illustrazioni presenti nel libro realizzate da Lucia Conversi, nelle quali immagini fotografiche e disegnate si mescolano alla perfezione donando al lettore la perfetta ricostruzione scenica degli ambienti di sviluppo delle avventurose esistenze dei mostri mitologici. “Mostri mitologici” è nato in parallelo all’applicazione “Mostri Mitologici – Mythological Monsters”, prodotta da Sema s.n.c., disponibile per tablet e telefoni cellulari sui principali store digitali, in lingua italiana e inglese. Il libro e la app vanno quindi di pari passo, nel senso che nel volume edito da Scienze e Lettere ci sono la carta, i colori, il piacere di sfogliare le pagine, mentre nell’app c’è l’aggiunta di voci, musiche, animazioni e giochi. Tradizione e innovazione che riescono a conquistare il lettore di ogni età.

Sergio Fontana, Archeologo di formazione, ha pubblicato numerosi studi scientifici sulla ceramica di età romana e sulle antichità dell’Africa del Nord. Ha sviluppato con la società Sema le App “Colonna Traiana” (Mondadori Electa 2013) e “Imperial Fora” (Sema2015). Ha pubblicato l’e-book “Colonna Traiana”(Mondadori Electa 2013). È autore del concept, ha svolto la ricerca iconografica e ha scritto i testi dell’App Mostri Mitologicioltre a curarne la produzione.

Lucia Conversi, pittrice e illustratrice, ha partecipato alla realizzazione di numerosi prodotti cartacei e multimediali. Tra gli altri, i classici illustrati in lingua inglese con l’editore Liberty e le pluripremiate app Pinocchio (2011) e Ulisse (2012) con Elastico. Vive e lavora sulle colline di Parma, dividendo il suo tempo fra tele, tavoletta grafica ed esclusive bambole di pezza per la sua bambina. Ha realizzato le illustrazioni dell’App Mostri Mitologici con Sema (2016).

Source: Inviato dall’editore, grazie a Costanza Ciminelli dell’ ufficio stampa.

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:: Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2017, a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari (Bordeaux, 2017)

10 giugno 2017
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Chi segue il blog si ricorderà di certo che parlammo l’anno scorso dell’Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2016 (riporto qui il link all’ articolo). E’ uscita l’edizione 2017, sempre a cura di Francesco Anghelone e Andrea Ungari, e la collaborazione di Marco di Liddo, Stefania Azzolina, Lorenzo Marinone, Francesco Tosato, e Francesca Manenti. Anche lo schema è lo stesso: alcuni brevi saggi introduttivi di approfondimento, (quest’anno sulle dinamiche politiche europee nel Mediterraneo, e la radicalizzazione jihadista in Italia e in Europa), e 11 schede paese, divise tra un profilo storico e l’oggi. Per ogni paese è anche presente una scheda riassuntiva con dati generali, geo-demografici, economici e socio-politici (da segnalare anche la nota metodologica, tutte le statistiche sono ricavate dal CIA World Factbook 2016, aggiornate a novembre 2016).
A cinque anni dalle cosiddette Primavere arabe, l’area del Mediterraneo stenta ancora a raggiungere una sorta di stabilità, come sottolinea Andrea Margelletti nell‘ introduzione, e se vogliamo la parola “stabilità” è la chiave di lettura dell’ intero testo. Cosa intendiamo per stabilità, che misure sono idonee a raggiungerla, quali sono i principali ostacoli, le maggiori criticità.

L’ Occidente ha le sue colpe chiarissime, ma anche i paesi arabi hanno dato un contributo essenziale alla devastazione politica, economica, sociale alla quella assistiamo in questi anni, e con l’arrivo del nuovo terrorismo del Isis, di milioni di profughi e rifugiati sparsi per il medio Oriente e pronti a partire a qualsiasi costo verso quella che sta sempre più diventando “la Fortezza Europa”, e l’infinita guerra siriana al cui interno si intrecciano numerose proxy war ormai senza più controllo.

Come l’anno scorso nessuna ricetta magica, ma una lucida analisi delle problematiche, oltre a una focalizziamone certa sul Mediterraneo come cardine e punto cruciale di tutto il nuovo o vecchio che sia Ordine Mondiale. Ignorare cosa stia succedendo sulle sponde di questo mare, è senz’altro un errore cruciale sia che lo commetta l’America di Trump, che l’Europa ancora troppo divisa tra interessi nazionali, e incapacità organizzative. Le direttive sono chiare: servono politiche comuni, congiunte e condivise. Sia per combattere il terrorismo, che per gestire l’emergenza profughi, come per tutto il resto, come senza mezzi termini afferma Stefano Polli nella postfazione, non capirlo, non capirne l’urgenza più che miopia, non può che essere volontario dolo (quest’ ultima comq è una mia osservazione). Staremo a vedere comunque nei prossimi mesi, come si evolveranno le dinamiche, che tipo di approccio si sceglierà di avere, se la Cina continuerà solo a far man bassa di tutto quello che riesce ad ottenere o deciderà anche per un intervento militare (alcune operazioni congiunte con la Russia sono state fatte nel Mediterraneo da navi cinesi). Quali saranno le alleanze, come evolveranno le situazioni interne socio-politiche dei paesi più fragili e instabili.

Francesco Anghelone Coordinatore scientifico dell’Area di ricerca storico-politica dell’Istituto di Studi Politici “S. Pio V”, è dottore di ricerca in Storia d’Europa presso la “Sapienza” di Roma e collabora con «Aspenia online». È autore di numerose pubblicazioni su Grecia, Turchia, Cipro e l’intero Mediterraneo sud-orientale.

Andrea Ungari Professore associato di Storia contemporanea presso l’Università Guglielmo Marconi e docente di Teoria e Storia dei Partiti e dei Movimenti politici presso l’Università Luiss-Guido Carli. I suoi studi si sono concentrati sulla storia politica dell’Italia liberale e di quella repubblicana e sulla storia militare, con una particolare attenzione al ruolo dell’Esercito e dell’Aeronautica nella Prima guerra mondiale. Recentemente, ha collaborato con lo Stato Maggiore dell’Esercito all’elaborazione del volume Prospecta, sulle linee evolutive dell’Esercito italiano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Giulia dell’ Ufficio Stampa Bordeaux.

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:: La trilogia di Maria Antonietta, Juliet Grey (Newton Compton, 2017) a cura di Elena Romanello

9 giugno 2017
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La Newton Compton ripropone in unico volume la trilogia su Maria Antonietta di Juliet Grey, tre romanzi in cui l’autrice dà voce all’ultima regina di Francia sotto forma di diario inventato, per raccontare una vita che comincia letteralmente come una fiaba e finisce in tragedia, raccontando quasi quarant’anni di Storia europea negli ultimi decenni del Settecento.
Non è la prima volta che si racconta sotto forma di romanzo la vita di una persona realmente esistita, per quello che riguarda Maria Antonietta c’è da segnalare il discreto The Queen’s confession di Victoria Holt negli anni Settanta e il mediocre Il diario segreto di Maria Antonietta di Carolly Erickson, che stravolge fatti reali facendo della vicenda della regina una sorta di romanzaccio rosa della peggiore specie.
Juliet Grey costruisce un diario segreto, ma tra le sue pagine tutto è documentato, dai fatti della Storia importante ai fatti minuti relativi alle abitudini di vita e alle faccende private della regina, della sua famiglia e dei suoi amici, e il risultato è un romanzo storico mai banale che piace ai cultori del genere ma anche agli amanti di saggistica divulgativa, senza sbavature ma senza rinunciare all’essere appassionante.
Tre libri che restituiscono la vita prima di una bambina viziata, poi di un’adolescente inquieta e sognatrice, della più giovane regina di Francia, icona di stile e affamata di piaceri, pronta a diventare una grande figura di fronte al dramma della Rivoluzione francese: un ottimo modo di ripassare la Storia, in uno dei suoi momenti più cruciali degli ultimi secoli, da cui è nata la modernità, che caso strano ha fatto delle principesse del passato e del presente icone su cui sognare e da approfondire.
Maria Antonietta è una di queste, ma a differenza della principessa Sissi, presentata dal cinema e da una certa tradizione romanzesca senza i suoi aspetti più tragici e scomodi, come le sue nevrosi e la sua fine dramattica, per l’ultima regina di Francia non si è mai dimenticato il suo inizio come principessa delle favole finita poi tragicamente.
La figura di Maria Antonietta ridiventa periodicamente di moda, a partire dalla biografia che la rivalutò negli anni Trenta, scritta da Stephen Zweig e recentemente pubblicata da Castelvecchi, per arrivare al suo successo come icona pop grazie al manga e anime di culto Lady Oscar, che ha avvicinato alla sua storia più di una generazione oltre che un Paese lontano come il Giappone che continua a dedicarle mostre e fumetti, fino al curioso film di Sofia Coppola che ha mescolato rigore storico a intrattenimento.
I romanzi di Juliet Grey piaceranno a chi ama il personaggio e il periodo storico, ma sono interessanti per chiunque cerchi un’alternativa a thriller, fantastico e soprattutto ai romanzetti rosa.

Juliet Grey ha condotto numerose ricerche sulle famiglie reali europee ed è particolarmente affezionata alla figura di Maria Antonietta. Ha studiato come attrice. Il diario proibito di Maria Antonietta e Il diario perduto di Maria Antonietta compongono, insieme a Le confessioni segrete di Maria Antonietta, l’avvincente trilogia dedicata alla vita della regina di Francia.

Source: acquisto dell’articolista.

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:: Il margine dell’alba, Mariangela Cerrino, (Golem, 2017) a cura di Elena Romanello

8 giugno 2017
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La Golem ripropone un interessantissimo romanzo storico scritto da Mariangela Cerrino, autrice di storie nella Storia e di fantasy e fantascienza, Il margine dell’alba, che racconta un momento cruciale del Piemonte, le guerre di religione del Cinquecento, quando si scontrarono, nella Valli sede di tante vacanze e delle Olimpiadi del 2006, cattolici e valdesi, in una lotta senza quartiere e cruenta che insanguinò luoghi oggi visti come idilliaci.
La vicenda si svolge attorno a due amici dall’infanzia, Jean Louis Arlaud, figlio di un notaio di Oulx, ambizioso e desideroso di comprarsi una carriera tra esercito e nobiltà, e l’altro Etienne de Villard, erede di una famiglia valdese distrutta dall’Inquisizione, cresciuto come un cattolico ma dotato di un grande senso di giustizia che lo porterà a cercare la verità sulle sue origini.
La Storia, l’intolleranza, l’amore per la stessa donna che li rende rivali e le scelte dividono i due amici nel corso degli anni: Etienne si riavvicina alla religione dei suoi genitori, mentre Jean Louis diventa il capitano Lacazette, pronto a scagliarsi contro gli eretici a costo di sacrificare affetti e la sua stessa anima, e di rimanere solo.
Un romanzo storico in cui ci sono echi di Dumas, e dove quasi tutti i protagonisti, a cominciare dal capitano Lacazette, sono veramente esistiti: l’autrice si è profondamente documentata, ricostruendo un periodo caratterizzato da intolleranza e ferocia, lasciando poco all’immaginazione, perché quello che si racconta in queste pagine non è certo invenzione. Etienne è un personaggio romanzesco, ma basato sui tanti combattenti per la libertà di religione scomparsi nelle valli in quegli anni, eroe senza macchia e senza paura che sogna un mondo migliore e viene tradito dal suo migliore amico d’infanzia che per la cronaca ha fatto la fine che viene descritta nel libro, dopo aver ottenuto tutto quello che voleva come gloria e denaro ma aver perso tutto quello che davvero contava per lui.
Il margine dell’alba racconta una pagina che non va dimenticata, perché intolleranza e integralismo religiosi sono ancora oggi attuali e come ricorda l’autrice spesso gli uomini usano come pretesto la religione per lotte che riguardano solo loro.
Un romanzo che piacerà a chi ama le grandi narrazioni storiche, senza sbavature romantiche ma con grande aderenza alla realtà senza rinunciare all’intrattenimento, ma anche una storia per non dimenticare quante battaglie sono state combattute anche in luoghi vicini a noi e di quanto sangue e intolleranza è stato infarcito il nostro territorio. Per appassionarsi ma anche per riflettere e non dimenticare.

Mariangela Cerrino, torinese, ha pubblicato romanzi western, di fantascienza, fantasy e romanzi storici per svariati editori, come L’ultima terra oscura, Storie dell’epoca Mu, I cieli dimenticati, La via degli dei, La porta sulla notte, il ciclo dell’anno Mille e Absedium. Tradotta anche all’estero, ha vinto numerosi premi letterari e ha collaborato a numerose riviste in tema con il fantastico, partecipando anche a convention, in particolare su Star Trek di cui è una profonda cultrice. Il suo sito ufficiale è http://www.mariangelacerrino.it/

Source: dono dell’ufficio stampa, si ringrazia Francesca Mogavero.

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:: “L’Ammerikano” di Pietro de Sarlo: un libro sui contrasti (Europa Edizioni, 2016) a cura di Irma Loredana Galgano

7 giugno 2017
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È lo stesso autore, nella prefazione al libro, a indicarlo come fondato sui contrasti: «tra epoche diverse, diverse aree del mondo e soprattutto tra il solitario e doloroso percorso di vita del protagonista, l’Ammerikano, e la storia del suo antagonista, Vincenzo». Un libro che in origine ne sembrano due, le cui storie e vite solo in apparenza separate pian piano si tessono e si intrecciano come una trama (accattivante) e un ordito (fitto), il tutto scritto con un registro narrativo interessante. In più occasioni sembra che l’autore si rivolga direttamente al lettore attraendolo nella storia, nelle vicende narrate.
L’Ammerikano di Pietro de Sarlo è un libro a cavallo tra un romanzo-commedia e un giallo che, raccontando una storia immaginaria, descrive innumerevoli sfaccettature di vite reali o possibili. Un libro pensato per i coetanei dell’autore costretti a lasciare la propria terra di origine come i loro padri e nonni, motivati dalla «speranza di una vita migliore per i propri figli». Una narrazione che dà adito a riflessioni amare, ma vere, sulla situazione politica ed economica della Basilicata, che rispecchia e riflette quella del Sud e dell’Italia intera.
La Basilicata da una parte, con il «sogno texano della regione e dei suoi abitanti» ben presto tradottosi «nell’incubo nigeriano dello sfruttamento petrolifero», e l’America dall’altra, con tutta la potenza del suo mainstream che ha contagiato l’intero pianeta e in grado di convincere tutti e ognuno che qualsiasi cosa o persona proviene da lì sia inopinabile e quasi magica. Due universi talmente opposti che, alla fine e paradossalmente, finiscono per somigliarsi. Ben rappresentati e delineati dall’autore a cui va riconosciuto anche il merito di aver creato, con i suoi personaggi, i ‘tipi’ perfetti per l’ambientazione e le scene narrative e di aver raccontato le loro storie con uno stile di scrittura piacevole e scorrevole, infarcito di termini dialettali che se da un lato potrebbero rallentare la lettura e scoraggiare i lettori non meridionali dall’altro la rendono a questi ancor più gradevole.
Un buon libro, L’Ammerikano di Pietro de Sarlo. Un testo che racconta una storia originale e curata nei dettagli. Leggera e a tratti divertente ma che consente lo stesso all’autore di immettervi considerazioni, anche importanti, sullo stato di degrado e abbandono della propria terra natia, sull’emigrazione e l’immigrazione, la politica e la cultura della società non solo lucana e, di rimando, invoglia il lettore a riflettere, regalandogli così non solo una bella storia da leggere e raccontare ma un’eredità di riflessioni da portare avanti.

Pietro De Sarlo, sessantenne lucano, laureato in ingegneria ha sviluppato una importante carriera manageriale nei principali gruppi italiani e esteri operanti in Italia. è autore di numerosi articoli di economia e politica su alcune testate on line come Basilicata24, Economia Italiana, Scenari Economici e Il Giornale Lucano. Già fondatore dell’associazione Pinguini Lucani ha pubblicato, nel 2010, un saggio (Si può Fare!) sull’emergenza economica e ambientale derivante dalle estrazioni petrolifere e sulle possibilità di sviluppo economico e sociale della Lucania.

Source: libro inviato dall’ autore al recensore.

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:: “Il cinese a fumetti”, Stefano Misesti, (NPE, 2017), a cura di Daniela Distefano

7 giugno 2017
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Negli ultimi tempi è aumentato rapidamente il numero della popolazione cinese in Italia: sono mezzo milione di persone oramai.
Si è imposta di conseguenza la necessità di inalare la cultura ultramillenaria di questo popolo che ci vive intorno.
Da dove cominciare allora? Dalla lingua, naturalmente.
Fatta eccezione per una non scontata somiglianza della sintassi, siamo anni luce distanti dalla scrittura cinese e muovere i primi passi nell’apprendere questa lingua così magnetica può costituire uno sforzo immane per le nostre capacità.
Ci viene incontro questo opuscolo edito da NPE, “Il cinese a fumetti” di Stefano Misesti il quale afferma:
“Questo libro è una raccolta di appunti sulla lingua cinese che ho condiviso in questi anni sul mio blog”.
La prima parola importante? “Persona” che ha il carattere simile al bastone da rabdomante e si pronuncia “Rén”.
Quando si incontra qualcuno si dice: Tu bene, cioè “Nì Hao” che equivale al nostro “Ciao”, “Salve”.
Andando avanti con le pagine, ricche di vignette divertenti e utili, c’è spazio per piccole storie che come fiabe incantano e come pensieri alleggeriscono il peso dell’apprendimento:

L’inventore dei caratteri cinesi quando era piccolo disse: “da grande farò il disegnatore dei cerchi”. Ma per quanto si sforzasse i cerchi gli venivano male. Era diventato lo zimbello del 93% della popolazione. Così crebbe con un profondo odio verso questa forma geometrica. “Non disegnerò mai più cerchi in vita mia”. Il problema sorse quando dovette inventare il carattere del Sole.
Decise di farlo quadrato. Ma qualcuno gli fece notare che aveva già disegnato il carattere “bocca” allo stesso modo. Con un gesto di rabbia tracciò una linea per cancellarlo. Ma questo carattere piacque. Sole si dice:”Rì”. E viene anche usato nelle date per indicare il giorno.

Un amorevole modo di imparare il cinese sorridendo e gustando immagini davvero “acchiappanti”, studiate per far fiaccare il meno possibile il nostro cervello, destinate a togliere un po’ il velo dietro cui si celano occhi a mandorla che amano la nostra civiltà ma non cessano di osservare i comandamenti della propria storia, cultura, tradizione.

Parliamo un po’ della scarsa fantasia dell’inventore dei caratteri cinesi. Soprattutto per quanto riguarda la frutta. Nel suo mondo ideale tutti i frutti dovevano avere un suono simile.
La pera è “Li’ Zi”; la prugna “Li Zi”;la castagna “Lì Zi”.
Mi accusano di scarsa fantasia? Allora i Lychees li chiamiamo “Lì Zhi”.
E’ un po’ come chiamare la banana “banàna”; l’arancia “bànana”; i fichi “bananà”; il mandarino “panana”.
La gente criticò molto l’inventore dei caratteri cinesi per questo metodo. “Ti critichiamo. Non ti stimiamo più”.
Allora cambio sistema. Per esempio la mela non la chiamerò più “Li’ Zhi” ma “Ping Guò” che è come chiamano anche la nota ditta dell’I Pad.

Stefano Misesti è illustratore, autore di fumetti e pittore. Nato a Como nel 1966, da più di dieci anni vive e lavora un po’ in Italia e un po’ a Taipei (Taiwan). Ha illustrato numerosi libri per ragazzi, fumetti per riviste di costume, economia, design e ha esposto i suoi lavori in diverse mostre personali e collettive.
Attualmente collabora con “Avvenire” e con “Fumettologia.it”
misesti.blogspot.com

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo Angelo Zabaglio della “NPE Editore”.

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:: Miraggio 1938, Kjell Westö, (Iperborea, 2017) a cura di Viviana Filippini

7 giugno 2017
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“Miraggio 1938” di Kjell Westö è un romanzo ricco di tante sfaccettature, che evidenziano quanto complessa possa essere la realtà quotidiana nella quale si vive ogni giorno. Il romanzo, pubblicato in Italia da Iperborea con la traduzione dallo svedese di Laura Cangemi, è un giallo psicologico e, allo stesso tempo, ha un intreccio storico interessante, che porta il lettore nel Nord Europa. La storia si svolge nel 1938, ed è ambientata ad Helsinki e i protagonisti attorno ai quali si sviluppa l’intreccio narrativo sono due. Claes Thune, un ex diplomatico dalla carriera fallita, tornato nella sua terra e Matilda Wiik, la nuova segretaria di Thune, una giovane molto riservata, silenziosa e diligente. I due parlano poco, ma il gioco di sguardi che si percepisce durante la lettura fa capire che entrambi, nonostante le apparenze, non sono così felici come sembrano. Thune è un uomo deluso dalla vita; la moglie lo ha lasciato e si è fidanzata con il suo migliore amico, i valori liberarli e di democrazia nei quali lui credeva sono stati traditi dai fatti europei degli anni Trenta e dalla presa di potere dei regimi totalitari. Non è tutto, Thune capisce che qualcosa sta cambiando in modo irreparabile, perché anche il suo «Circolo del mercoledì», creato con due medici, un uomo d’affari, un giornalista e un attore ebreo, comincia a presentare delle crepe evidenti, poiché ognuno dei soci manifesta idee e riflessioni ben diverse da quelle degli altri. Matilda è una giovane donna solitaria, lavora per Thune, è meticolosa in ogni cosa che fa al lavoro e nella suo piccolo appartamento, uno – se non l’unico- posto deve lei si sente protetta. Tutto però si complica quando da Thune arriva un suo amico, che la ragazza identifica con il Capitano. Da questo momento per la donna inizierà un vero e proprio viaggio indietro nel tempo e nei drammatici ricordi della guerra civile finlandese dove lei, come altri, fu vittima di inaudite violenze. Westö crea un storia avvincente che scava nella psiche umana, nel senso che c’è la vittima (Matilda), la sua ricerca spasmodica del colpevole (l’aguzzino tornato dal passato) per punirlo dei tremendi crimini dei quali si è macchiato. Quando vede riapparire il suo carnefice, la giovane donna entra in crisi, sente destabilizzata la pace che con grande fatica era riuscita a costruirsi, cercando di dimenticare il male subìto. Il passato che ritorna la fa precipitare in un baratro tale da scatenare in Matilda un vero e proprio sdoppiamento della personalità. Da una parte la Matilda del presente che cerca di controllare il tumulto emotivo nel suo corpo. Dall’altra, la parte vittima di Matilda, quella del passato che ha subìto il male, quella che si è risvegliata e che vuole la punizione per il colpevole. “Miraggio 1938” di Kjell Westö, è un romanzo dal ritmo incalzante e dalle rivelazioni inaspettate, che partendo dalla Storia ci portano dentro alle storie di donne e uomini molto attaccati ai valori della libertà, del rispetto e dell’amicizia trasformati in un miraggio dall’evolversi drammatico degli eventi e dal fatto che non sempre le persone presenti nella vita sono quello che fanno credere di essere.

Kjell Westö (Helsinki 1961) è uno scrittore e giornalista finlandese di lingua svedese. Ha esordito nel 1986, e da allora ha pubblicato poesia, racconti e romanzi. La sua serie di cinque grandi romanzi ambientati nella Helsinki del XX secolo lo hanno consacrato come uno dei più noti scrittori nordici, interprete dei grandi temi della nostra storia politica e di come questi hanno influenzato la vita e i pensieri della gente. Miraggio 1938 è in corso di traduzione in 22 paesi e nel 2014 ha vinto il Premio del consiglio nordico, il più importante riconoscimento letterario del Nord Europa.

Source: inviato dall’ editore al recensore.

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:: Un anno senza te, Luca Vanzella, Giopota (Bao Publishing, 2017) a cura di Micol Borzatta

6 giugno 2017
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Un anno senza te è una graphic novel scritta da Luca Vanzella, disegnata da Giopota e pubblicata dalla BAO Publishing che narra un anno di vita di Antonio, ragazzo gay che studia storia medievale e si sta laureando nella storia dei santi dimenticati.
A settembre viene lasciato dal suo ragazzo Tancredi, un DJ con cui stava da sei mesi, e cade in depressione.
A prima vista sembra una normalissima e banalissima storia che è capitato a tutti, tutti siamo stati lasciati da qualche fidanzato, tutti ci abbiamo sofferto tantissimo, ma poi siamo andati avanti con la nostra vita.
Un anno senza te però non è solo questo.
Noi viviamo mese dopo tutto il percorso che Antonio affronta, partendo dalla depressione iniziale, all’accettazione della cosa con la conseguente uscita con altri partner, con i quali finisce sempre prima di diventare troppo seria a causa dei rimpianti, fino ad arrivare alla fase in cui si supera tutto, si va avanti e si impara a stare bene anche da soli.
Una storia che insegna come tutti noi dobbiamo credere in noi stessi, ci insegna a non giudicarci in base a chi abbiamo affianco, perché non e lui o lei che ci definisce, siamo noi stessi a definirci, ci insegna che ognuno di noi è meritevole del meglio e non dobbiamo mai accontentarci o temere di non essere all’altezza di qualcuno.
Il tutto viene raccontato con dei dialoghi stupendi, e sottolineato dalle immagini che sono totalmente complementari alla narrazione.
Compreso ovviamente i colori, che partono un po’ spenti, opachi e bui, per poi diventare alla fine del libro brillanti e vivaci, facendo viaggiare il nostro morale da una sensazione di malinconia e tristezza iniziale a un senso di gioia e di rinascita che scalda l’animo e fa venire voglia davvero di prendere in mano le redini della propria vita e di iniziare a vivere davvero.
Una storia commovente e che ha davvero tanto da insegnare, un pezzo di vita disegnata, ma che in realtà è un tralcio di vita vera.

Luca Vanzella nasce nel 1978 e ha studiato Scienze della Comunicazione a Bologna.
Fumettista e sceneggiatore ha basato la sua tesi di Laurea sui Cosplay ed è stata anche pubblicata da Tunué nel 2005.
Nel 2001 il suo esordio con Dottor Massacro, pubblicato da Indy Press Comics, con cui inizia anche un rapporto di collaborazione come redattore.
Nel 2003 fonda l’etichetta indipendente Self Comics.

Giopota nasce nel 1988 a Caserta.
Fumettista e disegnatore si diploma in grafica pubblicitaria per poi iniziare a lavorare come web design.
Nel 2012 si trasferisce a Bologna per studiare Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti.

Source: libro inviato dall’editore al recensore. Ringraziamo Daniela dell’ Ufficio Stampa Bao Publishing.

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:: La vincita, di Ida Ferrari (Golem Edizioni, 2017) a cura di Federica Belleri

3 giugno 2017
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La vita di Jacob è travolta dalla bellezza ucraina di Klara, segretaria in un liceo privato, donna meravigliosa dall’ottima memoria. I due diventano amanti in modo carnale, improvviso e inaspettato. Jacob però è già sposato e ha una bimba piccola. L’insicurezza e la passione sono gli estremi entro i quali sboccia il loro amore. Una storia come tante. Forse …
Klara scompare, senza una ragione apparente. La preoccupazione di Jacob è concreta, tanto da costringerlo ad affidarsi alla Fontana Investigazioni di Milano per riuscire a trovarla, mantenendo il massimo della riservatezza possibile. Paolo e Simona dell’agenzia investigativa, prenderanno in carico il suo caso. La strada da percorrere aprirà per loro scenari particolarmente difficili. Incontreranno personaggi aggressivi, altri appassionati di tecnologia informatica, toccheranno con mano le loro paure, per tenere a bada Jacob. Avranno a che fare con la mafia russa, che non sarà disposta a perdonare. Tra manifestazioni studentesche, video hard e mazzette, arriveranno alla conclusione di questa indagine, in una sfida tra la vita e la morte.
La vincita è un giallo in piena regola, equilibrato e ben costruito. Amore e speranza, attrazione e possesso, ricatti e trappole, violenza e prevaricazione. Ingredienti indispensabili di questo romanzo, dove non manca la suspance e l’intreccio con protagonisti insospettabili. L’autrice lascia, a volte, la libera interpretazione di alcuni passaggi direttamente al lettore, alternandoli poi con descrizioni dettagliate. Le azioni proposte si susseguono a ritmo costante, rispettando sempre i tempi narrativi. L’ambientazione milanese calza adeguatamente sulla trama.
La vincita. Niente è come sembra e spesso, le persone più vicine riescono a prenderci in contropiede. Perché la paura fa perdere lucidità e allontana dal punto di partenza …
Assolutamente consigliato. Buona lettura.

Source: omaggio dell’autrice.

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:: Scritti a mano. Otto storie di capolavori italiani da Boccaccio a Eco, Matteo Motolese (Garzanti, 2017) a cura di Greta Cherubini

3 giugno 2017
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Sono alcune tra le opere più celebri della nostra letteratura. Capolavori senza tempo, testi destinati ad incidere in modo irreversibile nelle epoche successive.
Eppure tutti sono passati di qui: per pergamene smunte e fascicoli sciolti; per abbozzi, cancellature e riscritture; per appunti di taccuino e fogli di quaderno sparsi.
In “Scritti a mano” Matteo Motolese ci guida in un affascinante viaggio tra biblioteche italiane e collezioni private alla ricerca dei manoscritti che hanno segnato una svolta fondamentale nel campo della lingua e della letteratura italiana.
Dalla pergamena economica su cu un Boccaccio ormai anziano copia il Decameron al taccuino di poche lire in cui Montale annota, tra un appuntamento e un numero di telefono, i suoi Xenia; dagli schemi preparatori utilizzati da Eco per Il nome della Rosa ai “grappoli di sinonimi” segnati a margine delle Operette Morali da Leopardi.
Sono gli albori di opere monumentali, le testimonianze preziosissime di un modo di vivere e di intendere la lingua e la letteratura. Sono le tappe di un instancabile cammino verso la perfezione, i segni tangibili dei dubbi e dei ripensamenti, il risultato di una concezione finanche “fisica” dell’opera.
Con la consueta capacità divulgativa, in grado di coinvolgere specialisti e non, Matteo Motolese ci catapulta dentro e dietro al testo, direttamente nell’officina dell’autore, permettendoci di osservare, attraverso «i segni della lotta», la lenta e progressiva conquista dell’italiano.
Una ricerca lunga e meticolosa (Petrarca lavorerà alla sua opera fino alla morte) di cui questi oggetti fragili e preziosi sono la straordinaria testimonianza.

Matteo Motolese (Roma, 1972) insegna Linguistica italiana all’Università «La Sapienza» di Roma. Dirige, insieme con Emilio Russo, il più importante censimento dei manoscritti autografi degli scrittori italiani. Collabora con il supplemento domenicale del «Sole 24 Ore».

Source: pdf inviato al recensore dall’ufficio stampa Garzanti.

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:: Tra nevi ingenue, Paola Baratto, (Manni Editore 2016) a cura di Viviana Filippini

3 giugno 2017
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“Tra nevi ingenue” è l’ultimo libro di Paola Baratto edito da Manni editore. Più che un romanzo, il libro è una galleria letteraria composta da tanti piccoli quadri di parole che raccontano pezzi di vita, spazio e tempo. Leggere il libro di Paola Baratto è entrare dentro a degli scatti istantanei delle vite dei diversi personaggi che caratterizzano tutta il testo. Se dovessi fare un elenco quello che si trova tra le pagine ecco sono persone, ambienti diversi, ricerca di un senso e di pace descritti con uno stile essenziale, elegante e comunicativo. Paola Baratto ha un linguaggio diretto, che non si perde in fronzoli descrittivi, perché quello che intende fare è carpire l’attenzione del lettore e trascinarlo all’interno del frame narrativo presente nella pagina. Si potrebbe dire che è uno stile minimalista, ma il minimalismo della Baratto è carico di colori ed emozioni alle quali è impossibile rimanere indifferenti. Dodici brevi racconti e cinque poesie nei quali gesti, colori, suoni, aromi e condizioni atmosferiche si mescolano alla perfezione trascinando il lettore dentro a vite altrui che, proprio grazie all’atto della lettura, rivivono e permettono al fruitore di ritrovare un po’ di se stesso nei diversi personaggi presenti nell’impianto narrativo. Sei donne e sei uomini, lì pronti a prenderci per mano e portarci con loro nei luoghi dove hanno trovato la propria condizione ideale di esistere, perché ognuno di loro ha un personale paesaggio dove si sente davvero in pace e a casa, anche se in alcuni casi si ha come la sensazione che il panorama sia una vera e propria ossessione. Per esempio c’è Mara innamorata degli altipiani e delle brughiere, perché spazi sconfinati e immensi. Arriva poi Bruno che calamita il suo interesse in un piccolo cortile (casa di parenti) delimitato da alti muri che lo rendono una sorta di locus amoenus protetto dalla caotica città. Ben diversi i bisogni di Emilia, che ama camminare sulle strade irte, non tanto per vedere il verde dei boschi, ma per sentire la consistenza della Terra Madre sotto i piedi. Se ci sono personaggi alla ricerca di luoghi specifici, ci sono quelli che come Vittoria partono in vero e proprio pellegrinaggio in tutti i posti che le ricordano i libri più amati che ha letto. Altri, come Camilla, trovano conforto solo passeggiando nei chiostri (portoghesi, spagnoli, bretoni o francescani) o Viola, che usa Google Maps per andare a cercare i tanti territori dove è stata, ma che ha lasciato per sempre. In “Tra nevi ingenue” Paola Baratto dipinge, perché leggendo del personaggio e della sua storia, essi prendono forma nella mente del lettore come un rapido schizzo. Quella della Baratto è un’umanità umile che ama e le piccole cose del vivere di ogni giorno, animata allo stesso tempo da un concentrato di sentimenti ed emozioni che ribollono nei cuori e negli animi del genere umano che trova pace nei propri luoghi del cuore.

Paola Baratto nasce a Brescia, in una famiglia con radici in più regioni d’Italia. All’inizio degli anni Ottanta comincia, come tanti, a scrivere poesie. L’idea di quello che sarà il primo romanzo nasce durante un viaggio in Irlanda nell’estate del 1989 e sboccerà in “La cruna del Lago – Tír na n Og” (1994, Ermione). Nel 1995 Paola Baratto inizia una collaborazione con la pagina culturale del “Giornale di Brescia”, quotidiano per il quale ancora oggi scrive elzeviri. Diventa giornalista pubblicista. Nel 1998 pubblica la fiaba d’ambientazione gallese “Mac y Moc cantava i sogni”. Nell’ottobre dello stesso anno la Baratto pubblica il suo secondo romanzo, intitolato “Finisterre (Zanetti ed.). Nel novembre 2000 pubblica il terzo romanzo, “Di carta e di luce”, sempre per l’editore Zanetti. 2005 Paola Baratto entra nel catalogo della Manni, editrice che pubblica il suo quarto romanzo intitolato “Solo pioggia e jazz”. Nell’aprile 2007 è sempre Manni a dare alle stampe “Carne della mia carne”, il quinto romanzo. Sempre Manni, nel febbraio 2010, pubblica “Saluti dall’esilio”, il sesto romanzo di Paola Baratto. Alla fine del 2011, il Giornale di Brescia affida a Paola Baratto “Conosci Brescia?” Nell’ottobre 2014, nuovamente per Manni, arriva “Giardini d’inverno”.

Source: autrice Paola Baratto.

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:: Maigret 11, Georges Simenon, (Adelphi, 2015) a cura di Daniela Distefano

1 giugno 2017

2Maigret si mette in viaggio, Gli scrupoli di Maigret, Maigret e i testimoni recalcitranti, Maigret si confida, Maigret in Corte d’Assise.

In questi cinque racconti si articola la fervida immaginazione di Georges Simenon, uno scrittore che alla prolificità della produzione letteraria unisce la qualità di una stesura sempre fresca e avvincente.
Non conta – molto spesso – la trama ma la ragnatela narrativa, l’incastro di pezzi che combaciano con il gusto del lettore avido di arrivare all’ultima pagina senza perdersi in dissertazioni, senza però rinunciare alla meticolosità dei dettagli.
Chi era veramente il personaggio inventato da Simenon? Un commissario, un poliziotto e:

“Un poliziotto, il poliziotto ideale, dovrebbe sentirsi a suo agio in qualunque ambiente..” Era stato Maigret a dirlo, tanto tempo prima, e per tutta la vita si era sforzato di dimenticare le differenze superficiali che esistono tra gli individui, di grattare via la vernice per scoprire, sotto la diversità delle apparenze, l’uomo messo a nudo.

In questa prima storia, Maigret si mette in viaggio, il commissario deve dunque scoprire gli altarini del bel mondo del jet set e non mancano precisioni psicologiche baciate dall’acutezza e penetrazione del ragionare:

Non c’era ancora niente di preciso, ma il commissario aveva la sensazione di stare facendo una scoperta importante. Si trattava di questo, in sostanza: tutta quella gente – e ci metteva dentro i clienti del George V, di Monte Carlo, di Losanna, i Ward, i Van Meulen, le contesse Palmieri, chiunque conducesse un simile genere di vita – , quelle persone dunque, se all’improvviso fossero state gettate nella vita normale, quasi sicuramente si sarebbero sentite perse, indifese, in un certo senso completamente nude, e incapaci, maldestre, fragili come bambini piccoli.

Nel secondo racconto, Gli scrupoli di Maigret, invece, cambia l’acquario delle indagini:

“Di solito prima c’è un delitto, e soltanto quando è stato compiuto dobbiamo cercare il movente. Questa volta abbiamo il movente, ma il delitto ancora no”.

Non mi soffermo a raccontare plot e personaggi di un caleidoscopio umano ritratto con piglio perfetto dall’Autore di questi cinque scrigni; ciò che fuoriesce dal libro è la melodia della suspense, la caparbietà di un tessitore che riesce a mandare in frantumi convenzioni e mentalità stagnanti nei nostri pensieri ristretti. Una società – quella fotografata da Simenon – che rimane chiusa in se stessa, un lago dove galleggiano crimini efferati, testimoni attivi, la vita di una Parigi segreta e misteriosa, autunnale o invernale, la tecnologia di un pensiero capace sempre alla fine di sbrogliare la matassa, o perlomeno di non ingarbugliarla mai. Consiglio di leggere Simenon non solo ai patiti del giallo, ma a tutti coloro che si trastullano con cruciverba, rebus, giochi intellettivi: la sua opera è un monumento all’intelligenza e ci aiuta ad allenarla. Non è poco.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) – Wikipedia

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Adelphi”.

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