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:: Il sogno della camera rossa di Ts’ao Hsüeh-ch’in (Trad. Edoarda Masi)

4 settembre 2025

Una grande comunità matriarcale in cui si muovono, con l’eleganza di miniature, fanciulle fortunate o sfortunate, serve o padrone, mogli o concubine. Un’atmosfera rarefatta in cui, allegre o dolenti, fluttuano figure eteree, tra spettacoli e indovinelli, visite all’imperatore ed elaborati culti religiosi. Attraverso l’aura fiabesca il lettore occidentale però scopre attonito la realtà di una società complessa, imbrigliata dalla burocrazia, sottoposta a un rigido codice d’onore e vincolata a convenienze e usi immutabili, destinati a far soffrire. Fra i tanti personaggi a metà tra figurine e individui, compare Pao-yü, il protagonista, il “diverso”, che tira a sé le fila della narrazione e regge, come il principe Myskin nell’Idiota di Dostoevskij, gli equilibri precari dell’esistenza che, suo malgrado, si trova a vivere.

Un libro che nella Cina del 1765 riuscì a raccontare l’amore tra gli adolescenti; un libro che mise in scena idee che fondono pietre per riparare la volta celeste, fiori che promettono di restituire in forma di lacrime l’acqua con la quale sono stati coltivati, bambini che nascono con in bocca una giada. Questo libro, considerato uno dei massimi capolavori della narrativa cinese della dinastia Ching, è “Il sogno della camera rossa”. Con i suoi circa 450 personaggi che ruotano intorno al destino di Pao-yu, di sua cugina Tai-yu e di Po-ch’ai, in un mulinare continuo di sortilegi che attingono alla tradizione taoista, al sogno e all’allegoria metafisica, questo libro enciclopedico e commovente è un esempio di narrazione unica nel suo genere.

Edoarda Masi (Roma, 21 settembre 1927 – Milano, 5 luglio 2011) è stata una sinologa, saggista e traduttrice italiana, specializzata nella cultura della Cina e nella lingua cinese.

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:: La Cina è un’aragosta di Giada Messetti

4 settembre 2025

«Cinquant’anni fa sarebbe stato impossibile immaginare la Cina di oggi» sostiene Giada Messetti. E questo perché, come afferma un suo amico cinese, «la Cina è un’aragosta». L’immagine è particolarmente azzeccata perché come l’aragosta, che crescendo è costretta ad abbandonare il vecchio carapace e ad aspettare, vulnerabile, che se ne formi uno nuovo, anche la Cina di oggi sta vivendo una fase di muta faticosa e complessa. Dopo aver raccontato nei suoi saggi precedenti l’attualità e le dinamiche culturali del Celeste Impero, in questo nuovo libro Giada Messetti si concentra sulla società cinese. Durante i suoi ultimi viaggi, avvenuti dopo la riapertura delle frontiere, ha incontrato molte persone di diversa provenienza ed estrazione sociale. Ha così potuto appurare sul campo quante cose siano cambiate nella vita quotidiana dei cinesi: dall’atteggiamento dei giovani verso il lavoro e il loro futuro, alla nuova consapevolezza delle donne riguardo la famiglia e il loro ruolo tradizionale, fino alla voglia degli anziani di godersi gli anni della pensione. Ma non solo, statistiche alla mano, ha fotografato l’evoluzione di abitudini e stili di vita e ha potuto constatare quanto sia ormai generale l’attenzione all’ambiente: il cielo sopra Pechino è finalmente azzurro, segno di una vera svolta green. Una testimonianza di prima mano, non ideologica e quindi preziosa, proprio quella che serve per contrastare gli stereotipi ancora troppo diffusi in Occidente. Perché il Dragone, benché al momento soffra di seri problemi interni, come l’invecchiamento della popolazione, il rallentamento della crescita, la disoccupazione giovanile e la crisi immobiliare, è ancora in ascesa e capace di ridefinire le dinamiche economiche e geopolitiche del mondo. Perciò tentare di comprenderne le contraddizioni e le sfumature, in questo momento storico di grandi cambiamenti, è davvero cruciale.

Giada Messetti, originaria di Gemona del Friuli (UD), ha vissuto a lungo in Cina. Sinologa e autrice di programmi televisivi e radiofonici per Rai, Mediaset e La7, è divulgatrice e opinionista su temi relativi alla Cina in televisione, in teatro, in radio, in convegni e festival, su quotidiani e periodici. Ha ideato, scritto e co-condotto il programma televisivo “CinAmerica” sulla sfida tra Cina e Stati Uniti, andato in onda su Rai3 e ora disponibile su Raiplay. Per Mondadori ha pubblicato i saggi Nella testa del Dragone (2020) e La Cina è già qui (2022). Con La Cina è un’aragosta (2025) chiude un’ideale trilogia.

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:: Il rinnovo è andato a buon fine!

3 settembre 2025

Il WordPress.com Piano Personale e il dominio personalizzato per Liberi di scrivere sono stati rinnovati con successo oggi 3 settembre 2025, così il sito sarà dotato di tutti i suoi strumenti e funzionalità per un altro anno. Il prossimo rinnovo avverrà il 3 settembre 2026. Ringrazio i cinque lettori che ci hanno aiutato a coprire in parte la cifra, non è scontato, non era dovuto. Li ringrazio pubblicamente perchè è giusto. Ringrazio anche la collaboratrice che si è offerta di contribuire, ricorderò anche lei, gli amici si ricoscono nel momento del bisogno. E aiutano a superare le tempeste. Grazie a tutti, di leggerci ogni giorno, e vi ringrazio di abbonarvi al nostro blog. E’ gratuito e ricevete notifica al vostro indirizzo email ogni volta che pubblichiamo un articolo. Ogni donazione è libera e facoltativa. Se volete contribuire siete sempre in tempo, non ci arricchiremo ma terremo in vita il nostro sito. Grazie a tutti!

:: “Uno sguardo delicato sul mondo” di Salvatore Claudio D’Ambrosio – di M. Elena Danelli

3 settembre 2025

Verrebbe quasi da pensare che la solitudine e la malinconia siano indispensabili come l’aria, che abbiano un altro aspetto, non solo quello più evidente della sofferenza, ma che parlino un linguaggio da decifrare, da guardare dritto negli occhi, da comprendere, un compagno silenzioso che chiede di essere ascoltato, accolto, perché la ricompensa è una vita più piena e consapevole in cui le due metà (la luce e l’ombra) si abbracciano per ritornare Uno.
Non tutti ne siamo capaci, preferendo una chiassosa superficiale colonna sonora alle nostre vite, in cui ci distraiamo più o meno consapevolmente con falsi profeti, illusorie luci, ricompense ingannevoli. Per poi alla fine ritrovarci più vuoti, incompresi e soli di prima.
Salvatore Claudio D’Ambrosio ha uno sguardo delicato sul mondo, tanto da intitolare così la sua opera letteraria (intesa come prima raccolta di racconti), quasi un autoritratto capace di abitare prismaticamente più esistenze, più possibili vite e accadimenti, più destini, con la stessa grazia e comprensione, con la stessa accoglienza e dolcezza di chi si rimette fiduciosamente nelle mani di una incommensurabile Forza creatrice a cui ritornare.
L’Opera consta di venticinque racconti, venticinque vite, venticinque anime in cui D’Ambrosio riesce ad immedesimarsi con grande intuizione, con generosità e umanità come avesse vissuto ciascuna delle vite raccontate, convincendo il lettore sì da entrare in ogni singola storia, spesso delle volte amara e tagliente, a volte così dolce da non poter lasciare indifferenti. Un’umanità sfaccettata come il genere umano, in cui, come con un microscopio entrare nell’intimo, in cui tutto diventa prossimo, aderente, la pelle della vita.
D’altra parte la Vita è fatta di questo, di esseri umani che calcano questo pianeta e della cui maggior parte non sappiamo nulla, ma che si affannano, sognano, sperano, amano, odiano, nella durata stessa della propria esistenza come fosse un unico giorno infinito, in cui tutto può accadere e nessuno è preparato, ma che implica risposte in cui non esiste suggeritore per un happy end. Ci si butta dal precipizio, si cammina sul filo del funambolo, si gira il tamburo della pistola, e tutto può essere a nostro favore o contro. Ma i protagonisti dei racconti di D’Ambrosio sono uniti dal filo sottile della speranza, anche quando decidono di porre fine alla propria esistenza (vedi “Tra Buster Casey e Tom”) perché l’estremo gesto è compiuto con la speranza di una promessa che sarà realizzata, o un ringraziamento senza fine per un comune gesto di gentilezza (“Mi sei venuto a prendere a scuola”), oppure ancora il coraggio di “Questa sono io”, la cui protagonista affronta una situazione di un probabile isolamento sociale con coraggio, pagandone le conseguenze, ma garantendosi un futuro libero e maturo.
Tanta luce quanto buio. Anche nei personaggi scomodi dell’Opera troviamo esistenze con cui non vorremmo mai entrare in contatto, nella deviazione della loro violenza, delle aberranti giustificazioni date a comportamenti controversi (“Il toro – storia di una violenza”), perché anche le maleerbe popolano questa terra. D’altra parte come potremmo distinguere e scegliere, se non potessimo vivere di contrasti? Ecco D’Ambrosio accetta senza giudicare, espone senza compiacimento, ma pone con l’evidenza delle parole. Tutti soffrono, tutti gioiscono, sperando anche in un abbraccio di uno sconosciuto. La forza trainante di tutto è la fiducia, l’amore. E dunque, ritornare in carcere o ballare con le farfalle ha lo stesso peso importante dell’equivalenza. Perché la forma oscura che ci aspetta in fondo alla via siamo sempre noi, in attesa della comprensione, dell’accettazione, del rispetto, dell’abbraccio.

Salvatore Claudio D’Ambrosio, già autore di “Ho ancora gli occhi da cerbiatto” e “Frammenti di un cuore da cerbiatto”, entrambi editi da CSA Editrice, di sé dice … “Marito, papà di tre splendidi bambini, consulente privato presso un importante gruppo bancario nazionale, figlio, adottato, nero (o marrone, a seconda della sensibilità dell’interlocutore). Bancario per professione, sognatore per vocazione… “Vorrei continuare a scrivere sempre restando me stesso, senza ammiccamenti, senza mosse furbe. Non rinnego ciò che ho detto nel primo (libro), anzi, ma dopo la rabbia credo sempre ci possa e ci debba essere una reazione di amore”.

:: Memoria rossa di Tania Branigan dal 10 settembre

2 settembre 2025

«Bello e illuminante. La Rivoluzione culturale di Mao viene rappresentata senza trascurare tutto il dolore e l’agonia che l’hanno accompagnata.» – Margaret Atwood

Carnefici e vittime, rancori irrisolti e colpe da espiare: è il lascito della Rivoluzione culturale, il movimento che, tra il 1966 e il 1976, sradicò tradizioni millenarie e diede vita alla Cina di oggi. Un decennio in cui nessuno rimaneva a lungo innocente o colpevole e l’unica verità, volubile e incerta, era il pensiero di Mao, che regolava ogni sfaccettatura della vita quotidiana. Tania Branigan ha incontrato e intervistato decine di sopravvissuti, pronti a ricordare ciò che lo stato cinese vorrebbe rimuovere. Un avvocato che da bambino denunciò la madre, colpevole di aver criticato Mao tra le mura di casa. Un compositore di Pechino deportato, torturato e poi riabilitato. Un’anziana di Chongqing che racconta la giovinezza che non ha mai vissuto, perché è stata costretta a trasferirsi nella miseria delle campagne. Il vedovo della professoressa Bian, uccisa dalle sue studentesse nell’Agosto rosso, e Song Binbin, la sua carnefice, che fu acclamata da Mao e oggi cerca di scagionarsi. Un coro dissonante di voci che ricostruiscono il passato e illuminano il presente della Cina di Xi Jinping: un regime prospero che mantiene il controllo assoluto sui suoi sottoposti, ma oggi alla delazione preferisce telecamere e software di riconoscimento facciale. E costringe i cittadini a ignorare le macerie della storia. Ma è possibile cancellare un ricordo traumatico? È sufficiente il benessere economico per dimenticare ferite così profonde? Unendo al rigore del grande reportage l’empatia della romanziera, Branigan racconta le derive pericolose di un paese che ha seppellito il suo passato: un destino da cui nessuno può sentirsi immune, nemmeno un Occidente che non vuole vedere lo sgretolarsi dei suoi valori democratici.

Tania Branigan è una giornalista britannica. Tra le voci più importanti del Guardian per gli esteri, si è occupata a lungo di Cina, paese in cui ha vissuto sette anni come corrispondente. Suoi scritti sono apparsi anche sul Washington Post. Memoria rossa, finalista al Baillie Gifford Prize, è il suo primo libro.

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:: Sisma Afghanistan 2025: come aiutare

1 settembre 2025

Un sisma di magnitudo 6.0 ha scosso nella notte le regioni orientali di Kunar e Nangarhar, causando almeno 800 morti e migliaia di feriti, secondo un bilancio ancora provvisorio. La macchina dei soccorsi è in forte difficoltà, ostacolata dalla mancanza di risorse e dai problemi di accesso nelle zone montane al confine con il Pakistan.

Il terremoto ha avuto epicentro a circa 27 chilometri da Jalalabad e ha causato il crollo di centinaia di abitazioni. Il portavoce del Ministero della Salute afgano ha rivolto un appello urgente alla comunità internazionale, denunciando la mancanza di mezzi per gestire l’emergenza.

La situazione umanitaria in Afghanistan è definita “gravissima” dalle agenzie internazionali. Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha dichiarato che gli operatori dell’ONU già presenti nel Paese sono al lavoro per fornire i primi soccorsi.

Anche l’alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi, ha esortato la comunità internazionale a non abbandonare l’Afghanistan, sottolineando la necessità di un intervento immediato per salvare vite umane.

(dal sito della Caritas Italiana).

(Appena avrò canali attendibili di soccorso dove mandare gli aiuti aggiornerò l’articolo.)

Intanto questi sono canali sicuri per la cusale, Sisma Afghanistan.

Caritas Italiana per l’emergenza, utilizzando il conto corrente postale n. 347013

Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT 24 C 05018 03200 00001 3331 111

Banca Intesa Sanpaolo, Fil. Accentrata Ter S, Roma – Iban: IT 66 W 03069 09606 100000012474

Banco Posta, viale Europa 175, Roma – Iban: IT 91 P 07601 03200 000000347013

UniCredit, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 88 U 02008 05206 000011063 119

In alternativa si può scegliere di aiutare durante questa emergenza anche con bonifico bancario, intestato a Associazione della Croce Rossa Italiana – ODV, IBAN: IT12T0623003204000030737371

La tempestività dei soccorsi è fondamentale.

:: E settembre è arrivato…

1 settembre 2025

Buon primo settembre, spero abbiate tutte e tutti passato buone vacanze, allora si ricomincia. Oggi a Torino piove ma questo non ci impedisce di fare programmi e migliorie. C’è una piccola novità, o meglio un esperimento: alcuni articoli saranno accessibili in anteprima solo agli abbonati. Abbonarsi è facile, e state tranquilli per ora gratuito, ma sono curiosa di vedere come funziona, e se la novità vi piace. Chi vuole sostenere il blog lo può sempre fare ma volontariamente non imporrò abbonamenti fissi. Liberi resterà sempre accessibile a tutti, questa è la filosofia per cui è nato, e cercherò di non derogare dai miei principi. Beh buona lettura, e voi abbonati fatemi sapere nei commenti se gradite la novita! Shan::

:: Come due fiori di loto di Jane Yang (Longanesi, 2025) a cura di Giulietta Iannone

1 settembre 2025

Canton, tardo Ottocento. Piccolo Fiore è una bambina di vivace intelligenza e dal formidabile talento nell’arte del ricamo. Ma nella Cina ancora semifeudale di fine Ottocento, le opportunità che le si aprono sono molto limitate. Per questo, fin da quando è piccola, la madre le offre l’unico privilegio possibile alle fanciulle del suo infimo rango, ossia un matrimonio vantaggioso grazie alla tradizionale e dolorosissima pratica della fasciatura dei piedi. Ma queste prospettive di riscatto sono destinate ad annullarsi alla morte improvvisa del padre: per lei ora l’unica strada possibile è quella della schiavitù presso una famiglia di più alto rango. È così che Piccolo Fiore fa ingresso nella casa di Linjing, sua coetanea e padrona. Da quel momento e per gli anni a venire la vita delle due giovani dovrà destreggiarsi tra gli alti e bassi della loro complicata amicizia e le millenarie tradizioni di una Cina sempre più attenta alle nuove tendenze che arrivano dall’Occidente. La storia di due donne molto diverse, delle immani ingiustizie che entrambe subiscono, degli amori e della loro incessante lotta per la libertà diventano in questo romanzo d’esordio la storia di un intero paese, la cui cultura sempre più ci interroga, ci inquieta e ci affascina.

Per chi ama la Cina di tardo Ottocento e le lotte istancabili che le donne hanno dovuto affrontare per ottenere la loro emancipazione e indipendenza è sicuramente consigliabile la lettura di questo bellissimo libro Come due fiori di loto di Jane Yang, edito in Italia da Longanesi. L’autrice ha riportato fedelmente molti racconti legati alle vite delle sue antenate, e questo realismo traspare in filigrana preziosa per tutto il romanzo che narra la storia di due personaggi femminili a tutto tondo: Piccolo fiore e Li Linjing, prima rivali, in un complicato legame di schiava e padrona, poi finalmente amiche. Jane Yang ha un talento naturale nella scrittura che sorprende soprattutto considerando che questo è il suo romanzo di esordio, che racchiude, come un tesoro prezioso, anche molti segreti e riferimenti simbolici nascosti nell’arte del ricamo cinese, come nei bellissimi romanzi di Lisa See, dove le donne si sono sempre ingegnate utilizzando linguaggi segreti per tramandare di generazione in generazione, matrilineare, la loro saggezza. Scritto benissimo, di piacevole e fluida lettura Come due fiori di loto è un romanzo che non si dimentica e permette di conoscere un mondo scomparso dove erano le donne, seppur nascoste all’interno di appartati ginecei, che governavano le famiglie e il paese, nell’ombra, nel segreto. Il periodo storico in cui è ambientata la storia è anche interessante perchè richiama il periodo in cui l’Occidente incontrò l’Oriente, con i suoi screzi, le sue rivalità, ma anche quella complementarietà che ha arricchito entrambi i mondi e le culture. La modernità dell’Occidente si incontrò dunque con le tradizioni millenarie dell’Oriente in un rapporto in cui entrambi i mondi avevano da imparare l’uno dall’altro.

Jane Yang Nata nell’enclave cinese di Saigon ed è cresciuta in Australia, dove vive tuttora. Nonostante gli studi e la carriera nel mondo scientifico, è sempre stata affascinata dalle storie e dalle leggende della Cina antica tramandate dalla sua famiglia. Come due fiori di loto è il suo romanzo d’esordio.

Source: inviato dall’editore.

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:: “I cristiani per davvero e l’odio del mondo” di Rocco Quaglia (Edizioni Segno) a cura di Daniela Distefano

1 settembre 2025

Cosa vuol dire essere cattolici cristiani nel 2025? Forse seguire quei trucioli di Pane che il Signore ci ha seminato lungo il cammino, a volte invisibile, avendo l’occhio assuefatto dalla voracità del mondo, ma poi tracce chiare, nette, man mano che ci avviciniamo alla meta, quella strada non stordita da neon e cartelloni pulsanti, spesso solitaria, e illuminata solo dalla fede che conduce alla porta stretta. Chi ci arriva sa che ha percorso un viaggio straordinario, ma non è detto che poi si riesca ad oltrepassare la porticina: è piccola, disagevole, ci entrano in pochi, quelli che il Signore aspetta da oltre duemila anni. Tutto questo porterebbe allo scoraggiamento, già San Pietro nel Vangelo era esterrefatto (“ se è così, chi si potrà salvare?”) poi però lo rassicura Gesù dicendogli che nulla è impossibile a Dio.

Ho letto questo questo libro con passione, con ponderatezza, e ho fatto una sintesi ossea di quello che mi ha trasmesso riportando brani di pagine pacate e placanti. Rocco Quaglia è un esperto di psicologia, forse non deve stupire che a parlare di Bibbia, Apocalisse, odio dei vignaioli omicidi sia un professionista della mente. “Amerai il tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutte le tue forze”.. E il Signore dice anche.. “con tutta la tua mente”. Siamo nell’era della esaltazione  del tecno-pensiero umano. Poi interviene Dio come sempre: “I pensieri dell’uomo non sono che un soffio”. Buona lettura

Chi potrebbe essere motivato o invogliato a seguire Gesù di Nazareth che dice di essere figlio di Dio, nato da una Vergine e venuto per salvare gli uomini dai loro peccati? Dice inoltre che quanti crederanno in lui saranno odiati, perseguitati e uccisi. Gesù era consapevole non soltanto di essere malvisto da quelli di casa sua, ma anche che sarebbe stato odiato in ogni tempo da tutti gli uomini. A differenza dei seguaci di altre religioni, il cristiano non ha modo di mettere il proprio odio al servizio della causa di Dio: nessuna guerra può essere giustificata, nessuna uccisione e nessuna vendetta possono essere legittimate. La carriera che il discepolo compie in Gesù è una lenta discesa nell’umiliazione, nella spoliazione, nella reiezione. Gesù chiama beato quel discepolo oltraggiato, perseguitato, calunniato. Il tempo profetizzato da Gesù, tempo dell’apostasia della chiesa, del raffreddamento dell’amore, dello smarrimento della fede è giunto. Il tempo dell’odio per Cristo e per i cristiani sta esplodendo con sempre maggior virulenza. Il male signoreggia ovunque, la zizzania è matura e ormai ha colonizzato e infestato l’intero campo della Chiesa. L’inquinamento del pianeta è lo specchio dell’inquinamento morale dell’umanità.

Chi sono i discepoli? Che tipo di persone Egli sceglie?

L’apostolo Paolo viene in aiuto rivelandoci che Dio sceglie le cose folli del mondo, quel che è debole, ignobile, spregevole. Quel che non si comprende è che di fronte a Dio non esistono i forti, i saggi, i nobili; di fronte a Lui tutti gli uomini sono ugualmente deboli, corrotti, perversi: in una parola “peccatori”, ovvero “falliti”, privi di una gioiosa speranza, privi di uno scopo importante…. Gesù , dicendo che il regno dei cieli è per i fanciulli, dice in realtà che è per tutti, o meglio per quanti realizzano la propria incompiutezza, il proprio non finito. Solo il disperato è nella condizione di udire la voce di Dio. Ai discepoli, dunque, è destinato il regno dei cieli, ma per entrarvi bisogna rinascere bambini. Gesù esalta i bambini sapendo che “non contano” e che nessuno li conta; non hanno mai avuto diritti, oggi non hanno neppure il diritto di nascere, e Dio non li consegna più nelle mani degli uomini.

Del grande comandamento

I farisei pensavano di amare Dio mettendo in pratica la Legge; ma la Legge, come è scritto, fa desiderare il peccato e produce ira contro Dio. Per amare “qualcuno” bisogna conoscere non il suo corpo, gli anni lo disfano; non il suo carattere, mutevole in base alle circostanze; non le sue qualità, con il tempo svaniscono. L’amore per una persona nasce dall’amore che dimora in questa persona, poiché è dell’amore che s’innamora il vero amore. Ora, innamorarsi di Dio significa innamorarsi dell’amore che Egli prova per noi. A noi serve soltanto credere nell’amore di un Dio che dice di amarci, il resto viene da sé. Tutto cesserà! La giovinezza evapora, la bellezza si spegne, la forza svanisce, le conoscenze passano, i sogni si dileguano, << l’amore soltanto resta>>.   L’apostolo Giovanni, con ragione, scrive:<<Da questo abbiamo conosciuto l’amore: Egli (Gesù) ha dato la propria vita per noi>>. E’ questo l’amore che trasforma la ragione in follia e la follia in sapienza, nella sapienza di Dio. Senza questo amore chi potrebbe mettere in pratica il comandamento che impone al cristiano di dare la propria vita per i fratelli?. Il cristiano che ha conosciuto l’amore di Dio non può dunque amare sé stesso di più e l’altro di meno, poiché mediante Cristo si realizza un’ ineffabile unità in Dio, il Padre.

Conclusione

Senza una rivelazione dello Spirito che viene dal Padre, la via che Gesù indica fa inorridire l’uomo carnale. Per questo mondo, che celebra i suoi pride e si gloria delle proprie false libertà come fossero conquiste, nulla è più intollerabile, fastidioso e inopportuno della buona notizia del Signore.  La spiritualità si esaurisce in opere di bene.. Tuttavia undici uomini inermi sono stati inviati come agnelli in mezzo ai lupi; portarono la Parola di Gesù fino alle estremità della terra. Hanno vinto il mondo, non con gli eserciti, ma con la spada della parola di Dio. Mai amico ebbe migliore amico di Gesù.

:: “Una suora all’inferno – Lettere dal carcere a Gervasia Asioli” di Gabriele Moroni e Emanuele Roncalli in libreria dal 5 settembre

1 settembre 2025
Abbiamo celle da tre posti con dentro anche nove, dieci detenuti, è disumano. Io sono per l’indulto. Ci vogliono le pene alternative, altro che carcere! Ho conosciuto brigatisti, truffatori, ladri, assassini, pedofili, rapinatori, e io assolvo tutti, buoni e cattivi. A giudicarci ci penserà Gesù nell’aldilà suor Gervasia Asioli

Bologna, 27 agosto 2025 – Chi era davvero suor Gervasia Asioli, la “suora postina” di Rebibbia, la “mamma dei detenuti”, come la chiamavano in tanti? A rispondere è il nuovo volume in uscita per Marietti1820 venerdì 5 settembre, Una suora all’inferno. Lettere dal carcere a suor Gervasia Asioli, che raccoglie un’eccezionale selezione di lettere scritte da carcerati – pluriomicidi, ex terroristi, boss mafiosi, detenuti comuni – a una religiosa radicalmente diversa da ogni stereotipo.
Curato da Gabriele Moroni ed Emanuele Roncalli, con prefazione della magistrata e deputata Simonetta Matone, il libro apre uno squarcio inedito sulla spiritualità e sull’umanità reclusa nelle celle italiane tra gli anni Settanta e i primi Duemila. Nelle lettere, spesso strazianti, a volte poetiche o intrise di sarcasmo, emerge il ritratto di una donna capace di vivere il Vangelo accanto ai più dimenticati: non giudicava, non chiedeva cosa avessero fatto. Si preoccupava solo di alleviarne le sofferenze.
Religiosa delle orsoline, insegnante in scuole d’élite, Gervasia lasciò la cattedra per dedicarsi completamente a emarginati, tossicodipendenti, rom e detenuti. Ogni sabato si recava in carcere, spesso in autostop, per portare sigarette, vangeli, parole, abbracci. E riceveva centinaia di lettere: confessioni intime, racconti di disperazione, desideri di riscatto. A volte anche solo uno sfogo.
Tra i mittenti figurano nomi che hanno segnato la cronaca giudiziaria e politica italiana: Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, Vincenzo Andraous, Gilberto Cavallini, Domenico Papalia, e molti altri. Ma accanto alle firme note ci sono le voci anonime dei “sepolti vivi” dei braccetti d’isolamento, dei carcerati di Trani, dell’Asinara, di Ariano Irpino. Dalle loro righe emerge un’umanità frantumata, in cerca di redenzione.
«Nelle lettere dei detenuti si leggono preghiere, riflessioni su Dio, sulla giustizia, sulla colpa, ma anche poesie, disegni, pensieri sulla vita fuori – spiegano i curatori Moroni e Roncalli –. Questo carteggio è il ritratto di una relazione potente tra chi ha sbagliato e chi non ha mai smesso di guardarli come persone». Una relazione fondata sulla fiducia e sulla misericordia, come testimonia una delle lettere-testamento di suor Gervasia: «Ringrazio tutti, chiedo perdono e perdono tutti. Viva simpatia e un po’ di umorismo che ci fa toccare e accettare i limiti. Credo che siamo più deficienti che cattivi: Dio ci vuol bene».
Tra i documenti più toccanti, le missive dal 41-bis, le lettere di chi ha partecipato agli scioperi della fame, i racconti dei suicidi in cella, le parole di chi ha perso tutto e trova nella religiosa l’unico appiglio. Fioravanti scrive: «Sicuramente quel ragazzo non conosceva una suora Gervasia…», dopo l’impiccagione di un giovane compagno di detenzione. E ancora: «Ogni alba che spunta è sempre una bella giornata. Anche nella peggiore delle carceri dell’uomo».
La prefazione firmata da Simonetta Matone magistrata di sorveglianza negli anni Ottanta offre uno sguardo diretto sulla relazione tra lei e suor Gervasia: «Fu lei a farmi conoscere storie estreme e drammatiche che mi hanno accompagnata per tutta la vita. Era una suora rivoluzionaria. Politicamente scorretta. Cristiana militante».
A 15 anni dalla sua morte, Una suora all’inferno restituisce voce e dignità ai detenuti e illumina la figura di una donna capace di vivere fino in fondo le parole evangeliche: “Ero carcerato e mi avete visitato”.  Il libro non è solo un documento storico e sociale, ma una testimonianza spirituale viva e scomoda, un invito a guardare oltre le sbarre.
 
Gli autori

Gabriele Moroni milanese della provincia, inviato del Giorno ha seguito molti dei più importanti avvenimenti di cronaca dagli Anni Ottanta a oggi. Ha pubblicato numerosi libri, fra cui Ustica: la tragedia e l’imbroglio (Edizioni Memoria 2004, con Sandro Bruni), Le Bestie di Satana. Voci dall’incubo (Mursia 2006), Il calcio malato. Indagini e segreti del racket delle scommesse (Mursia 2014). Ha curato l’autobiografia di Graziano Mesina Io, Mesina (Periferia 1993, con Gabriella Banda).

Emanuele Roncalli bergamasco, è stato per lunghi anni caposervizio dell’Eco di Bergamo, ha seguito dagli anni Novanta in poi i più importanti casi di cronaca nera e giudiziaria. Nel 2020 ha ricevuto il Premio Natale Ucsi (Unione Cattolica Stampa Italiana) per l’intervista a Piero Nava, supertestimone dell’omicidio del magistrato Rosario Livatino. È collaboratore e commentatore di programmi Rai, Mediaset e Sky. Ha pubblicato, fra gli altri, Tutto il mondo è la mia famiglia. Lettere ai cari e risposte da cuore a cuore di Giovanni XXIII (San Paolo 2022), Santi insieme. Giovanni XXIII-Giovanni Paolo II (Cairo 2014).

:: Un’intervista con Mariachiara Lobefaro, autrice di Broken Moonlight, a cura di Giulietta Iannone

12 agosto 2025

Benvenuta Mariachiara su Liberi di scrivere e grazie di avere accettato questa intervista. Ho appena letto il tuo ultimo libro in uscita per Gallucci e mi è piaciuto moltissimo, per cui iniziamo. Parlaci di te, presentati ai nostri lettori.

Ciao! Sono molto contenta che tu abbia apprezzato Broken Moonlight. Descriversi fa sempre un effetto bizzarro e incongruo, ma ci provo: insegno italiano alle superiori, e da sempre amo leggere, scrivere e viaggiare. Queste mie passioni non sono certo particolarmente originali, però le vivo visceralmente e spero di continuare a coltivarle sempre meglio.

Broken Moonlight è il tuo secondo romanzo, un young adult ambientato a Hong Kong che unisce il romance al fantasy. Ce ne vuoi parlare?

In realtà si tratta del terzo che pubblico, ma è il mio primo romantasy, quindi ha segnato un’incursione in un terreno parzialmente nuovo. È uno young adult, genere che amo perché secondo me trasversale, e ha come temi portanti l’incontro tra Oriente e Occidente, l’amore e la magia. In filigrana c’è un background storico che, da insegnante, mi è venuto spontaneo integrare.

La sedicenne Vicky Middleton si è appena trasferita nella frenetica metropoli di Hong Kong e chi incontra?

Vicky è un personaggio tormentato che si trasferisce a Hong Kong dopo aver vissuto un grave lutto. L’incontro con Sean Lau sembra quasi provvidenziale, perché lui incarna tutte le caratteristiche che potrebbero contribuire a distrarla: fascino, bellezza, mistero, dolcezza. Porta su di sé il peso di una maledizione antica, il che accentua la sindrome di crocerossina di Vicky. Il punto è che Sean è, almeno in apparenza, il ragazzo perfetto, uscito dritto dritto dai sogni della protagonista. Sembra quasi plasmato con la forza della sua fantasia, ma la realtà e i rapporti umani si riveleranno più complicati del previsto.

Un amore interetnico, tra una ragazza inglese e un ragazzo cinese, come hai costruito quest’amore adolescenziale, inserito in un fantasy.

In realtà mi è venuto quasi spontaneo, considerando il trascorso coloniale di Hong Kong e i suoi rapporti con l’Inghilterra. Vicky viene da una famiglia di professori innamorati dell’Oriente e Sean è bilingue, come molti a Hong Kong. Per il resto sì, senz’altro è un amore tra adolescenti, contaminato dall’idealizzazione e da un processo di scoperta reciproca.

Come ti sei documentata per quanto riguarda le credenze, le tradizioni, le leggende cinesi?

Alcune cose le ho apprese spontaneamente viaggiando, per altre ancora ho chiesto ai miei contatti, oppure ho utilizzato siti e libri. È stato un processo naturale e quasi fluido.

Sei stata davvero a Hong Kong o l’hai costruita solo con gli occhi della fantasia? Il tempio di Man Mo esiste davvero, l’hai visitato?

Amo moltissimo Hong Kong, e se non ci avessi vagabondato di persona questo romanzo non sarebbe mai nato. Avevo messo in conto di tornarci questa estate, ma non ne ho avuto il tempo. Comunque sì, l’ispirazione principale per il libro nasce proprio dalla visita al tempio di Man Mo. È un luogo straordinario, e visitandolo ho percepito che quelle atmosfere, quei manufatti e quei colori mi stessero trasmettendo qualcosa.

Per salvarsi il protagonista deve trovare un manufatto legato a uno dei beni più autenticamente cinesi come il tè. Ti piace questa bevanda, ricordiamolo ci sono infusi rari e tè più dozzinali?

Non sono una grande esperta o amante del tè, piuttosto negli anni ho sviluppato una dipendenza da caffeina! Durante il covid, complice il molto tempo libero, ho comprato un set per preparare il matcha…Il risultato non è stato dei più esaltanti. Quello che mi affascina, piuttosto, è il concetto di casa del tè – a Hong Kong ce n’è una piuttosto famosa che amo molto.

Le villain beater esistono davvero? Fanno parte del folclore di Hong Kong, come le chiromanti o i negromanti?

Sì, esistono realmente e operano alla luce del sole. Io mi ci sono imbattuta, ed è stata una grandissima sorpresa. Per noi occidentali è una nota di colore, per Hong Kong l’ordinario modo di coniugare le credenze alla quotidianità. È proprio questa disinvoltura che trovo affascinante.

Grazie, come ultima domanda mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri?

Ne ho diversi, almeno nella mia testa, ma preferisco non parlarne per scaramanzia… Forse la superstizione hongkonghese ha contaminato anche me. In futuro mi piacerebbe misurarmi con altri generi, come fantascienza e romanzo storico. Di sicuro le idee non mancano e spero di trovare le strade giuste per veicolarle al meglio.

    :: Broken Moonlight di Mariachiara Lobefaro (Gallucci 2025) a cura di Giulietta Iannone

    30 luglio 2025

    La sedicenne Vicky Middleton si è appena trasferita nella frenetica metropoli di Hong Kong. L’incontro con Sean Lau – occhi a mandorla e capelli neri come la pece – è un colpo di fulmine. Affascinante e misterioso, Sean le rivela il suo segreto: il Dio della Guerra ha scagliato su di lui una maledizione, che lo trasformerà per sempre in una creatura della notte. L’unica possibilità di salvezza, secondo il negromante Fang-Shi, è ritrovare un antichissimo manufatto, andato perduto due secoli prima. L’amore spinge Vicky a offrire il proprio aiuto incondizionato, ammesso che Sean le dica tutta la verità…

    Esce dopo domani, primo agosto, un young adult un po’ diverso dal solito, dedicato agli adolescenti dai sedici anni in su, dal titolo Broken Moonlight di Mariachiara Lobefaro con l’editore Gallucci. Ho potuto leggerlo in anteprima e mi ha subito incuriosito l’ambientazione Hong Kong, perla del magico oriente, luogo abbastanza originale per ambientare un romanfantasy, così viene definito questo genere letterario che unisce il romance (c’è una tenera storia d’amore tra adolescenti) e il fantasy (c’è magia, maledizioni, sortilegi, divinità vendicative). Oltre allo scenario esotico, di una Hong Kong contemporanea, perlopiù notturna, descritta nelle sue vie, nei suoi, mercati, nei suoi locali, la parte riguardante il folklore locale è molto accurata, segno che l’autrice ha fatto approfondite ricerche, tra leggende tradizionali cinesi, e divinità del pantheon cinese (il tempio di Man Mo esiste davvero e fu costruito intorno al 1847 da alcuni ricchi mercanti cinesi, durante i primi anni del dominio coloniale britannico di Hong Kong). Protagonisti sono due ragazzi Vicky Middleton, un’inglesina che ha appena perso il padre, e Sean Lau, un affascinante cinese che sfortuna volle si è trovato vittima di una maledizione scagliata niente di meno che dal dio della Guerra. Per salvarsi Sean Lau dovrà trovare un antico manufatto andato perduto due secoli prima. Manufatto anch’esso cercato da un boss locale anche lui vittima della maledizione dell’irascibile dio. Vicky innamoratasi a prima vista del ragazzo farà di tutto per aiutarlo. Ma siamo sicuri che Sean Lau le abbia raccontato davvero tutto? O nasconde altri segreti? In una labirintica Hong Kong inizia per ciò questa sorta di caccia la tesoro dai risvolti imprevedibili. Naturalmente non vi racconto il finale se no vi rovino tutto il divertimento, ma è davvero bello. La Lobefaro scrive bene e ha senso dei tempi e un amore sincero per l’oriente. Buona lettura e arrivederci a settembre.

    Mariachiara Lobefaro è nata in Puglia, ha studiato a Bologna e vive a Firenze, dove insegna Lettere alle superiori. È stata finalista al Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2024, nella sezione dedicata al miglior esordio. Con Gallucci ha pubblicato anche Diamond Palace ed è tra gli autori della raccolta Le farfalle nello stomaco.

    Source: inviato dall’editore.

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