Posts Tagged ‘Viviana Filippini’

:: Oggi disegneremo la morte, W.L. Tochmann (Keller editore 2015), a cura di Viviana Filippini

31 ottobre 2015
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Hutu e Tutsi sono i protagonisti del reportage di Tochman edito da Keller, intitolato Oggi disegneremo la morte. Il libro è una raccolta di testimonianze compiuta dall’autore per ricostruire, in queste pagine, il quadro socio-politico che portò il Ruanda al caos  nel 1994. Conseguenza dei disordini lo sterminio di migliaia di Tutsi, per mano degli Hutu. In Ruanda ci sono tre etnie: i pigmei Twa poco numerosi, gli Hutu con i loro corpi scuri e robusti e i Tutsi intelligenti e raffinati nei modi di dire e fare, con una pelle né troppo chiara, né troppo scura. Ed è tra queste due etnie che si scatenò quell’odio che portò gli Hutu a sterminare i Tutsi. Per raccontarci il dramma accaduto una ventina di anni fa, l’autore si è recato in quella terra africana ferita in cerca di testimoni, sopravvissuti e orfani, nel tentativo, riuscito, di mettere assieme i pezzi di quella che fu una vera e propria guerra fratricida. In queste pagine il reporter polacco ci porta dentro ad un mondo e alle sue ferite, mai del tutto rimarginate, per narrarci quello che stravolse la terra ruandese. Fu un vero e proprio genocidio che causò la morte di un milione di persone la cui unica colpa, se tale può essere definita, era di appartenere alla tribù Tutsi. Nelle pagine si alternano le storie vere, dolorose, e a tratti anche molto crude, di coloro che quella strage la vissero sulla propria pelle. Dai carnefici, alle vittime sopravvissute, ai figli di coloro che morirono in quei drammatici mesi, Tochmann ci restituisce un coro di voci che travolge il lettore e lo porta a “sentire” e visualizzare con la mente le scene narrate da questi testimoni. Ci sono donne e bambini che sono sopravvissuti fingendosi morti; parenti diventati i carnefici dei loro congiunti; uomini che hanno perso tutto e che son rimasti solo con i ricordi sempre più labili di quella che era la propria famiglia. Oggi disegneremo la morte è un reportage acuto, che non si limita a rendicontare i fatti, qui l’autore fa parlare i protagonisti e permette al lettore di conoscere, attraverso le testimonianze degli intervistati, la struttura della società ruandese e scoprire che “In Ruanda la moglie serve per sfacchinare. E per il sesso. Ma anche per ricevere bastonate, dato che dalle nostre parti la violenza domestica dilaga. Il marito può tradire la moglie. Ha dalla sua parte il consenso sociale”. In tutte le pagine riecheggiano lame di machete che passano e tagliano i corpi senza il minimo indugio, violenze inaudite, stupri di massa, superstiti che a fatica cercando di ricostruirsi una vita guardando al domani senza mai dimenticare il proprio tragico passato. Oggi disegneremo la morte del polacco Tochman porta un tassello in più alla storia del genocidio del Ruanda e spinge i lettori di oggi a riflettere su quanto nel corso della Storia, passata e recente, i pregiudizi e il considerare l’altro diverso, abbia determinato, e determini, insensate carneficine. Traduzione di Marzena Borejczuk.

W.L. Tochman (1969) è reporter, scrittore, direttore dell’Istituito Polacco di Reportage di Varsavia. È autore di otto reportage e i suoi campi di interesse sono, tra gli altri, l’aspetto del cattolicesimo polacco, le conseguenze sociali delle guerre contemporanee e i genocidi. Dello stesso autore, Come se mangiassi pietre, edito da Keller nel 2010.

Source: libro inviato al recensore dall’editore.

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:: La piscina, Ji Hyeon Lee, (Orecchio Acerbo, 2015) a cura di Viviana Filippini

24 ottobre 2015
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La piscina è di Ji Hyeon Lee è un libro per bambini, dove le parole non esistono tra le pagine. A raccontare la storia bastano le immagini realizzate dall’illustratrice nata a Seoul. Protagonista sono un ragazzino e la piscina nella quale lui deve tuffarsi per fare il bagno. Mentre il protagonista è lì, fermo a bordo vasca ad indugiare se entrare o no nell’acqua, una marea di altre persone arriva e occupa tutta la piscina. Il bambino li osserva e poi si tuffa, nessuno lo guarda o lo avvicina, e lui nuota sempre più in profondità, fino a quando incontra una bambina dal costume rosso. I due ragazzini nuotano e nuotano, scoprendo mondi fantastici popolati da migliaia di pesciolini e di piante marine, fino all’incontro con una grandiosa creatura bianca. La piscina è una storia di un viaggio nella fantasia e nella capacità dei bambini di lasciare libera di lavorare la propria immaginazione. I due bambini nuotano e il loro vedere il mondo con uno sguardo puro e innocente è quello che gli permette di vivere avventure grandiose ed emozionanti. Le immagini della Lee sono semplici, ma hanno dei dettagli che permettono al lettore di comprendere la trasformazione che il bambino subisce quando incontra la bambina dal costume rosso. Prima di arrivare a lei, il ragazzino è triste, impaurito e cupo come tutti gli altri bagnanti. Nel momento in cui segue questa nuova amica non solo il mondo, ma anche lui stesso si colorerà e troverà quella felicità sconosciuta a tutti gli altri esseri umani. La piscina di Ji Hyen Lee è un libro solare, curioso e simpatico che invita il lettore, bambino o adulto che sia, a lasciarsi guidare dalle ali della fantasia.

Ji Hyen Lee è nata a Seoul, si è diplomata presso la scuola d’illustrazione HILLS. Ama le piccole stelle che brillano nel cielo notturno, i ciottoli che rotolano nei ruscelli, le foglie che danzano sulle punte dei rami. Lei spera che non solo i più piccoli, ma anche tanti adulti leggano libri per l’infanzia. La piscina è il suo primo albo illustrato.

Source: libro preso in biblioteca.

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:: I reni di Mick Jagger, Rocco Fortunato (Fazi, 2015), a cura di Viviana Filippini

16 ottobre 2015
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I reni di Mick Jagger son sani e, a quanto pare, filtrano sangue che è una meraviglia. Ben diversa è la situazione del giovane protagonista di I reni di Mick Jagger, di Rocco Fortunato, edito da Fazi. Il ragazzo, nonostante abbia trentatré anni e in apparenza scoppi di salute, in realtà è costretto ad “allearsi” con la dialisi quotidiana, per poter sopravvivere e affrontare il domani. Il romanzo autobiografico di Fortunato è una bella storia nella quale emergono la forza e la tenacia nell’attaccamento alla vita. Il mondo di Rocco è fatto di cure, medicinali, di attività, di passatempi e di cibi accantonati, perché incompatibili con la malattia e con quegli organi che, a un certo punto, hanno deciso di non smaltire la giusta quantità di creatinina per lasciare in salute il loro proprietario. Rocco si trova dividere la sua esistenza tra la propria casa e l’ospedale, dove ogni giorno si reca a fare la dialisi. Le parti del romanzo ambientate nella casa di cura sono importanti, poiché mostrano al lettore quello che è il mondo dei dializzati. L’autore non ci racconta solo il reparto e la tipologia di cure che si svolgono in esso per far star meglio il malato, ma ci porta a scoprire la varietà umana in esso presente unita a tutte le gioie, alle paure che assillano e tormentano i pazienti. Quello che emerge è un piccolo universo, nel quale le persone ricoverate sono uomini, donne, giovani, anziani, tutti afflitti da malattie ai reni. Tra di loro spiccano personaggi come l’enorme Farini, un individuo un po’ losco che sembra essersi scordato chissà dove il valore dell’onestà, per lasciare campo libero ad affari loschi, sempre pronti ad attenderlo. Accanto troviamo Michele. Lui, giovanissimo, pensa solo all’amore per quelle donne reali solo nella sua fantasia e all’adorata pistola che nasconde come se fosse un bene d’inestimabile valore. Il protagonista e tutti i suoi comprimari, parlano e trovano anche spazio per momenti di divertimento, ma sono sempre sotto controllo, attenti a verificare il valore delle analisi mediche. I risultati sono sempre, e spesso, troppo uguali, stabili e monotoni. Un esito che ricorda ad ognuno dei pazienti che non devono sgarrare nel vivere. Rocco cerca di non eccedere, ma non smetterà mai di ascoltare la musica dei Rolling Stones o di amare la sua fidanzata, anche se imprevisti esistenziali lo porteranno a riavvicinarsi, molto, alla sua ex fiamma Barbara. La trama creata da Fortunato è dinamica, frizzante e chi scrive, riesce a trattare con ironia e con una fine sensibilità, accompagnata al massimo rispetto, il mondo dei dializzati. I reni di Mick Jagger di Rocco Fortunato è un romanzo che fa sorridere, ma allo stesso tempo commuove, perché fa conoscere tutti i lettori, gli ostacoli e gli imprevisti, fisici e non, che la dialisi determina in chi la fa ogni giorno, per poter vedere l’alba del domani, nella speranza di un trapianto.

Rocco Fortunato, ufficialmente architetto, nella sua vita precedente vestiva i panni del rocker. Fino al 1990 infatti è stato il cantante e chitarrista degli “I Miss Daisy”, con cui ha anche inciso un disco nel 1989, Pizza Connection, prodotto da uno dei più prestigiosi gruppi hard rock inglesi, i Motorhead. Poi la vita del rocker in giro per il mondo ha ceduto il passo davanti alla pagina bianca e Rocco si è concentrato sulla scrittura. I reni di Mick Jagger, il suo primo romanzo, ha riscosso un largo consenso di pubblico. Oltralpe la tedesca Goldmann – del gruppo Bertelsmann – e la catalana Proa sono le case editrici che ne hanno acquistato i diritti. Con il suo secondo romanzo Fabbricato in Italia, Fortunato ha avuto una consacrazione definitiva, ha vinto numerosi premi ed è considerato uno dei talenti più interessanti della narrativa italiana contemporanea.

Source: libro del recensore.

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:: Il Divino, Asaf Hanuka, Tomer Hanuka, Boaz Lavie, (Bao publishing 2015) a cura di Viviana Filippini

6 ottobre 2015
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Il Divino è una storia a fumetti che ha per protagonisti due giovani mercenari americani – Jason e Mark- finiti nel sud est asiatico a compiere una missione molto particolare. Mark non è molto convinto di seguire Jason, ma la possibilità di avere più soldi per dare un futuro migliore alla moglie e al figlio in arrivo, son gli elementi che lo spingono ad accettare il lavoro. I due colleghi arrivati nella terra della missione segreta piazzeranno l’esplosivo per far saltare una grande montagna e vedranno cambiare per sempre il corso degli eventi, quando l’istinto umano di Mark lo porterà a prestare soccorso ad un ragazzino ferito. Il giovane americano sarà trasportato in una foresta dove una banda di bambini, capitanata da due gemelli dagli strani poterei magici, lo prenderà in ostaggio e sarà disposta a liberarlo solo se lui li aiuterà a disinnescare la bomba. Mark non vorrebbe mandare in fumo la missione, ma quando scopre la dolorosa violazione che quelle terre hanno subito, non esiterà a schierarsi dalla parte dei ragazzini e del mostruoso Divino. La storia creata dagli Hanuka, con la sceneggiatura di Lavie ha preso forma da una fotografia di qualche anno fa, era il 2000, che ritraeva due bambini, fratelli gemelli thailandesi, che con i loro compagni riuscirono a tenere in ostaggio ben ottocento persone.

02Da questa immagine reale, gli autori hanno preso spunto per la creazione di una storia a fumetti, nella quale i ragazzini soldato protagonisti lottano per la tutela e la salvaguardia del loro habitat naturale. Mark, il protagonista, incontrerà questa ciurma di giovani senza genitori, che vivono e sopravvivono nella foresta e l’uomo rimarrà sconvolto e colpito dalla scaltrezza e sicurezza di questi bambini, in realtà già uomini. A rendere avvincente, e anche un po’ inquietante, la lotta tra il bene e il male ne Il Divino, è la presenza di una misteriosa creatura da venerare, da rispettare e i poteri magici che permetto ai due gemelli di agire per portare a termine la loro missione di salvataggio del proprio mondo incontaminato. In questo libro attraverso il fumetto vengono trattati tematiche importanti come il rispetto per l’ambiente e la tutela del prossimo, messe a repentaglio dall’avidità del più forte, che tenta in ogni modo di sopprimere il più debole. Il Divino è una graphic-novel avvincete nella quale l’elemento della magia e della misteriosa figura del Divino si amalgamano alla perfezione alla riflessione riguardante l’esistenza di gruppi di guerrieri bambini costretti a diventare uomini troppo in fretta, e al bisogno di una maggiore tutela del patrimonio naturale. Traduzione Leonardo Favia.

Asaf Hanuka è nato nel 1974 e ha frequentato la scuola di fumetto Émile Cohl di Lione. Con il fratello gemello Tomer, ha creato il fumetto Bipolar, che è valso loro la nomination agli Ignatz Award e agli Eisner Award. Asaf ha contribuito alla realizzazione del film d’animazione candidato agli Oscar Valzer con Bashir. La sua pluri-premiata striscia autobiografica, The Realist, è pubblicata con periodicità settimanale all’interno del mensile Calcalist di Tel Aviv e sul blog dell’autore (http://realistcomics.blogspot.fr), ed è stata edita in Italia con il titolo di K.O. a Tel Aviv.

Tomer Hanuka è un illustratore il cui lavoro spazia dalla realizzazione di copertine per libri, al lavoro con riviste e a collaborazioni col cinema. Ha vinto numerosi premi presso la Society of Illustrators e la Society of Publication Designers e il suo lavoro è stato documentato sulla rivista Print, sulla copertina del New Yorker e su American Illustration. Una raccolta delle sue opere, dal titolo Overkill: The Art of Tomer Hanuka, è stata pubblicata nel 2011.

Boaz Lavie è un autore, regista e game designer di Tel Aviv. Ha scritto per programmi di successo su Israeli TV e ha pubblicato brevi racconti su riviste di letteratura. The Lake, un cortometraggio da lui scritto e diretto, è stato selezionato per il San Francisco International Film Festival, allo Slamdance, al Palm Springs Film Festival e in molti altri.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Bao Publishing.

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:: 20 frammenti di gioventù vorace, Xialou Gou, (Metropoli d’Asia, 2015) a cura di Viviana Filippini

26 settembre 2015
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20 frammenti di una vita, accompagnati da venti scatti fotografici, scelti dall’autrice, per raccontare la storia di Fenfang. La protagonista di 20 frammenti di gioventù vorace di Xiaolou Gou, edito da Metropoli d’Asia, narra le vicende esistenziali di una diciassettenne in fuga dal villaggio della campagna cinese nel quale è cresciuta, per andare a Pechino e cambiare, in meglio, la propria vita. Il romanzo gioca con fine attenzione sulla radicale trasformazione che travolgerà Fenfang nel momento in cui lei, abituata ai ritmi pacati e placidi della campagna, si ritroverà travolta dalla frenesia cittadina. Nel caotico ventre di Pechino la ragazza farà tanti e diversi di lavoretti, fino a quando ci sarà l’occasione di iniziare a lavorare nel mondo del cinema. Attraverso la storia di Fenfang, la Gou ci mostra quanto, a volte, le aspirazioni delle persone vengano messe in crisi dal confronto diretto con la realtà, nel senso che la protagonista comincerà sì a lavorare al cinema, proprio come voleva, ma le faranno fare la comparsa, affidandole tutte parti secondarie di poco valore. Questo scatenerà in Fenfang un senso di frustrazione, perché il non riuscire ad evolversi e a mostrare le sue qualità, la porteranno a sentirsi un incompetente. Abbattuta per gli insuccessi cinematografici, per il collasso della relazione con Xiaoling prima, e con Ben poi, la giovane deciderà di diventare sceneggiatrice, ma anche in questo caso, trovare un produttore interessato a fare un film del suo scritto si rivelerà un percorso assai accidentato. Fenfang desidera esprimere se stessa e la propria creatività in modo libero, ma sembra non riuscirci, non tanto per qualcosa che la blocca come persona, ma perché la Cina dove vive è un mondo in cambiamento, nel quale l’arrivo della modernità deve fare i conti con i rigidi schemi e paletti imposti dal governo cinese. Le contraddizioni della Cina narrata dalla Gou si notano per esempio nella descrizione della campagna povera e contadina in opposizione ai diversi quartieri di Pechino dove la protagonista va a vivere. Ci sono zone periferiche, nelle quali la povertà domina ovunque, poi si passa e quartieri dove i vicini di casa di Fenfag si immaginano chissà che cosa su di lei, vedendo entrare più volte un uomo nel suo appartamento, o zone metropolitane nelle quali si trovano la gioventù assetata di libertà e tutti i prodotti culturali (libri, film, vestiti e altro) censurati dal governo centrale. Ogni frammento narrato dalla Gou è un pezzo della vita di Fenfang che, tra le difficoltà economiche, lavorative e sentimentali, lotta per emanciparsi e per trovare la giusta strada per il suo domani. Una battaglia compiuta nell’intento preciso di affermare la propria individualità in una società – quella cinese- che tende ad omogeneizzare il tutto. 20 frammenti di gioventù vorace è uscito ora in Italia, ma è il primo libro scritto da Xialou Gou e da lei stessa tradotto in inglese, nel 2008, a dieci anni dalla prima edizione. Arrivati alla fine si ha come la sensazione che in quella Fenfang, gracile, ma così tenace e coraggiosa di esistere come persona unica e indipendente, ci sia molto dell’autrice stessa e di tutti quei ragazzi e ragazze in cerca del proprio domani. Traduzione di Gaia Amaducci.

Xiaolu Guo è nata in un villaggio della Cina meridionale nel 1973, Xiaolu Guo è scrittrice e regista. È autrice di romanzi, poesie e saggi, in cinese e inglese, che sono stati tradotti in diverse lingue. Il suo libro più famoso, Piccolo dizionario cinese-inglese per innamorati, ispirato aFrammenti di un discorso amoroso di Roland Barthes, è stato pubblicato in Italia nel 2007 (Rizzoli). Nel 2013 è stata inserita nel “Granta’s Best of Young British Novelists” (con un estratto di La Cina sono io, pubblicato quest’anno dalla Random House), che in passato ha promosso autori del calibro di Martin Amis, Kazuo Ishiguro, Ian McEwan, Zadie Smith. Come regista e sceneggiatrice ha realizzato vari documentari e film, tra cui Once Upon a Time Proletarian, presentato al festival di Venezia, e She, a Chinese, vincitore del Pardo d’Oro al festival di Locarno nel 2009. Dal 2002 vive a Londra.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Riccardo dell’ufficio stampa Metropoli d’Asia.

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:: Primo, Maurizio Cotrona, (Gallucci HD, 2015) a cura di Viviana Filippini

21 settembre 2015
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Può la nascita di un bambino mettere in crisi la stabilità di una famiglia? A quanto emerge dalle pagine di Primo di Maurizio Cotrona, è possibile. I protagonisti di questa fotografia familiare vivono in un futuro prossimo e sono Anna la mamma, Giacomo il papà, Luca il primogenito di 8 anni e Primo, che è nato per secondo, ma ha ereditato il nome del nonno paterno. Quando il piccolo viene portato a casa, per la famiglia Alfieri ci sarà una vera e propria trasformazione delle relazioni tra consanguinei. Un cambiamento che scatenerà un irreparabile e progressivo tracollo della stabilità familiare. Anna, la madre, passerà i mesi successivi al parto nel vano tentativo di riprendersi dalla brutta emorragia che ha messo a repentaglio la sua vita. Giacomo, marito e padre, sarà travolto da un vero e proprio senso di delirio di onnipotenza che lo indurrà ad imporre ai suoi congiunti, soprattutto al figlio maggiore, ferree regole da rispettare. Luca, sarà quindi obbligato a comportarsi come un adulto, ad arringarsi da solo con la scuola e con le sue questioni da bambino, ma soprattutto non dovrà avvicinarsi al fratellino neonato e fare i capricci. Pena: severe punizioni. In questa casa, che per certi aspetti assomiglia più una caserma, arriva la tata straniera Marialaura, la quale, capita la complessità caratteriale di Giacomo, provvederà a violare alcune regole da lui imposte per permettere a Luca e Primo di conoscersi e di scoprirsi fratelli. Il tempo passa, Primo cresce e tra lui e Luca nascono affetto, amicizia solidarietà. Insomma, i due bambini si scambiano l’amore che la madre non riesce dare loro perché debilitata. Riguardo al padre, ad un certo punto l’uomo, troppo stressato dalle responsabilità del lavoro e travolto dalla sua convinzione di poter controllare tutto e tutti, non riuscirà più a voler bene ai figli. Il romanzo di Cotrona, anche se ambientato in un futuro non molto lontano dal nostro (siamo nel 2020), mette in scena delle dinamiche psicologiche che fanno capire al lettore come a volte l’arrivo di una nuova vita riesca a modificare, in questo caso a destabilizzare, l’armonia di una famiglia. Luca è biondo, calmo, attento alla scrittura e ad Astro boy, mentre Primo è un bambino dai ricci neri, grande, forte (sbatte lo sportello del microonde sul viso del padre, con una foga impensabile per un bimbo) e vivace (troppo come dimostreranno i fatti). Per Giacomo i due figli diventeranno pian piano ingestibili e l’uomo, così sicuro di sé, ad un certo punto, senza rendersene conto, perderà il controllo su tutta la sua famiglia e sarà solo un foglietto di Luca a riportare lui e la moglie alla realtà: “Ha perlustrato la casa centimetro per centimetro tre volte, prima di accorgersi del foglio celeste appoggiato sul letto del figlio maggiore. Legge: ‘La notte fa meno paura di te. Per la mamma:noi ti aspettiamo sempre. Primo e Luca’ ”.Primo di Maurizio Cotrona è un romanzo dove si alternano momenti di gioia e di dolore, nel quale la protagonista è l’infanzia con tutte le sue paure e fragilità, con i suoi bisogni di aiuto e di sostegno. Necessità che però, a quanto pare, non sono solo un’esigenza per Luca e Primo, ma anche per i genitori che dovrebbero aiutarli a diventare grandi.

Maurizio Cotrona è nato a Taranto nel 1973 e vive a Roma. Nel 2011 ha pubblicato il romanzo Malafede (Lantana, Premio PugliaLibre 2011). È membro dell’associazione culturale “BombaCarta” e della scuola di lettura per ragazzi “Piccoli maestri”. Il romanzo Primo è stato uno dei vincitori del premio letterario per inediti “Io Scrittore”, assegnato da una community di oltre 3.500 lettori.

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:: Il Palazzo degli specchi, Amitav Gosh, (Beat, 2015) a cura di Viviana Filippini

13 settembre 2015
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Il palazzo degli specchi di Amitav Gosh, edito da BEAT, è un romanzo avventuroso, anzi un viaggio letterario tra la fine dell’Ottocento e buona parte del Novecento, che porta il lettore alla scoperta delle trasformazioni storico-politiche-sociali riguardanti luoghi come la Birmania e la Malesia. Il libro comincia nel 1885 quando il giovane Rajkumar, che lavora come garzone su un’imbarcazione, arriva a Mandalay e scopre che il giorno del suo arrivo è anche quello che segna la fine del regno del re birmano. Il ragazzino assisterà alla guerra lampo tra i soldati del sovrano e i barbari kulan inglesi, che non troveranno difficoltà a vincere la battaglia, perché l’esercito birmano posizionato in loro opposizione sarà composto da forze ridotte. Molti militari birmani hanno deciso di darsi alla fuga e questo permetterà non solo agli inglesi di vincere, ma al popolo di invadere e saccheggiare il Palazzo degli specchi dove viveva il re. In tutto questo trambusto, Rajkumar, dentro a quell’edifico interamente ricoperto di specchi in ogni millimetro della superficie, incrocerà una ragazzina, Dolly, che gli entrerà nel cuore e nella testa. Il protagonista non riuscirà mai a dimenticarla e farà ogni cosa possibile, pur di ritrovarla. Descritto così in breve, il contenuto del libro di Gosh potrebbe far pensare ad una storia d’amore un po’ travagliata di una giovane coppia, in realtà, l’amore c’è, ma è legato alle vicissitudini di un popolo e della loro terra. Il lavoro dello scrittore indiano si trasforma, pagina dopo pagina, in un romanzo corale nel quale Rajkumar si troverà a diventare adulto, e anziano, accanto ad altri personaggi che, come lui vedranno, cambiare per sempre il destino e il volto della Birmania. Ognuno dei personaggi che appare sulla scena narrativa compie delle azioni che permettono ai personaggi di costruirsi il proprio destino in relazione a quello che succede nel mondo nel quale vivono. Rajkumar da semplice mozzo si trasformerà in un imprenditore di legname (tek) e gomma; Dinu – uno dei figli dell’imprenditore – sceglierà di vivere grazie alla fotografia; Uma si trasformerà in una donna impegnata nella lotta dei diritti civili, la piccola Jaja una volta diventata adulta ricostruirà attraverso l’arte della scrittura la storia della sua famiglia e la lascerà in eredità allo stesso scrittore. Attraverso un’accurata descrizione paesaggistica e delle dinamiche umane, il lettore entra dentro ad un universo lontano e differente per usi e costumi, nel quale però i sentimenti messi in gioco hanno valore planetario. Accanto alle storie di questa umanità umile e, molto spesso, tormentata si innestano trasformazioni dovute agli effetti dei grandi cambiamenti storici che in Birmania si manifestarono con disordini interni, con le conseguenze delle due guerre mondiali, con cambiamenti a livello commerciale e pure con lo sviluppo di una politica repressiva postbellica. Il palazzo degli specchi di Amitav Gosh è un libro monumentale, non tanto per le dimensioni (637 pagine), ma perché ogni sua parola contiene la storia di un mondo, di una famiglia e di un intero popolo a cavallo di due secoli. Traduzione Anna Nadotti.

Amitav Gosh, scrittore, giornalista e antropologo indiano. Ha studiato a Oxford e vive tra la sua città natale e New York. Considerato «uno dei più grandi scrittori indiani» (La Repubblica), è autore di Il cerchio della ragione (Garzanti, 1986), Le linee d’ombra (Einaudi, 1990), I fantasmi della signora Gandhi (Einaudi, 1996). Per Neri Pozza ha pubblicato: Il paese delle maree (2005, 2015), Circostanze incendiarie (2006), Il palazzo degli specchi (2007), Mare di papaveri (2008, 2015), Il cromosoma Calcutta (2008), Lo schiavo del manoscritto (2009) e Il fiume dell’oppio (2011).

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:: La ragazza che cuciva lettere d’amore, Liz Trenow, (tre60 editore, 2015) a cura di Viviana Filippini

29 agosto 2015
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L’amore impossibile è il cuore di La ragazza che cuciva lettere d’amore di Liz Trenow, romanzo edito da Tre60. Siamo a Londra nel 2008 e Caroline, disoccupata, senza un fidanzato, passa il tempo mettendo ordine nel caos completo della sua soffitta. Qui trova una vecchia trapunta degli anni Venti, che sua nonna teneva sempre in bella mostra. La giovane non ha la più pallida idea di chi abbia cucito quella coperta e non capisce il significato degli strani disegni presenti in essa, per questa ragione decide di iniziare una ricerca per saperne di più. Caroline riesce a trovare indizi che le permettono di scoprire che la coperta risale agli anni 20 ed è preziosa per le stoffe usate e per essere stata realizzata dalla sartoria reale di Buckingham Palace. Caroline non riesce a credere a tale scoperta, e si chiede come mai sua nonna fosse in possesso di quella trapunta. Per lei e per il lettori comincerà un viaggio tra presente e passato (la Londra del 1910) dal quale emergeranno piano piano la storia di Maria, sarta a Buckingham Palace e del suo grande amore David, futuro principe di Galles. Questo è il primo romanzo della Trenow, giornalista inglese, nel quale il presente e il passato si alternano permettendo a chi legge l’identificazione di due mondi. Nel 2008 c’è Caroline, che a causa del suo perenne senso di sconfitta, e anche un po’ di mancanza di spirito d’iniziativa, più che una donna di quasi quaranta anni sembra essere un’impacciata adolescente. Il passato emerge grazie ai racconti fatti dall’anziana Maria, chiusa in una casa di riposo, ad un giovane psicologa. Devo dire che questa è la parte che più mi ha affascinato della storia, perché dalla memoria di Maria vengono a galla usi e costumi della Londra tra fine Ottocento e inizio Novecento. A tal riguardo sono molto interessanti le parti nelle quali la donna narra la sua infanzia in orfanotrofio, un posto dove più che vivere si doveva cercare di sopravvivere. L’apatia di Caroline è quella che permette alla figura di Maria di conquistare il lettore, perché attraverso il suo racconto verbale scopriamo quanto sia stata dura con lei la vita. Per esempio veniamo a sapere che giovanissima la mandarono a lavorare nella sartoria reale a Buckingham Palce. Qui, oltre al rispetto di regole ferree, la ragazza incontrerà David, il futuro principe di Galles. Tra i due nascerà, prima, una profonda amicizia, poi un grande amore. Il tutto sembra una favola dove arriva l’ happy end, invece la differenza delle origini sociali (povera lei, nobile lui) graverà come un macigno su entrambi. Maria maturerà in fretta facendo i conti con la maternità, con la povertà e potrà contare solo su se tessa per il domani. La coperta che compare nel libro diventa una mappa per fare memoria di un intenso amore giovanile che diede sì tanta felicità, ma che causò anche profondo dolore. Il romanzo della Trenow è un libro per chi ama le storie d’amore, ma devo dire che se dovessi scegliere tra passato di Maria e presente di Caroline, opterei proprio per la Londra dei tempi andati, perché i personaggi in essa presenti, soprattutto la sarta di corte, hanno uno spessore psicologico che li rende umani e questo è assente nel presente, dove il lettore assiste alla vita vuota di stimoli di Caroline. Il romanzo è ricco di emozioni, ma è come se la Trenow avesse scritto due libri paralleli e li avesse poi messi assieme. L’impressione che ho avuto è che nella trama di La ragazza che scriveva lettere d’amore manchi un qualcosa di stuzzicante che permetta a Caroline di riuscire a conquistare il lettore, come fa Maria. Traduzione: Manuela Carozzi.

Liz Trenow, ha lavorato come giornalista per i più importanti quotidiani inglesi e ah curato diversi programmi per la BBC. Nei suoi libri si intrecciano vicende contemporanee e suggestioni tratte dalla storia. Per il suo primo romanzo, La ragazza che cuciva lettere d’amore, l’autrice ha preso spunto dalla sua famiglia, che da oltre trecento anni di dedica alla lavorazione della sete. Trai clienti anche la Famiglia Reale inglese. Per saperne di più liztrenow.com.

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:: La casa nella prateria, Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Gallucci, 2015) A cura di Viviana Filippini

17 agosto 2015
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Chi di voi lettori, nato e cresciuto negli anni ’80, non ha visto almeno una volta il telefilm La casa nella prateria? Lo ammetto, durante la mia infanzia credo di averne guardate solo una o due puntate del telefilm realizzato dall’attore regista Michael Landon (me lo ricordo in Bonanza, altro prodotto TV dove quasi tutti i personaggi avevano gli occhi azzurri). Mi piaceva l’ambientazione immersa nella prateria americana pura, ma non riuscivo a sopportare l’atmosfera troppo mielosa che riguardava i diversi personaggi presenti all’interno della trama. Poi, però, ho scoperto che la fiction prendeva spunto da uno dei romanzi – La casa nella prateria, edito da Gallucci – scritti dall’autrice americana Laura Ingalls Wilder nel 1935, inseriti nella serie di 9 volumi Little House. In questi libri, la Ingalls mette molte delle esperienze personali vissute con la propria famiglia, durante il viaggio che li portò dal Wisconsin, al Kansas, al Minnesota e al Sud Dakota. La scrittrice creò dei personaggi letterari mantenendo i caratteri reali delle persone da lei incontrate, cambiandone i nomi, dando al lettore un mondo letterario realistico. I protagonisti di questa storia sono papà Chalres Ingalls, mamma Caroline, le piccole Mary, Laura e Carrie. La famiglia è la diretta protagonista di un resoconto di vita che coinvolge i lettori (bambini e adulti) trascinandoli in un’America ben diversa da quella super industrializzata che conosciamo oggi. In queste pagine la famiglia si sposta su una carovana alla ricerca di una terra migliore nella quale potersi costruire un futuro. Quando gli Ingalls trovano il posto ideale, il papà, come se niente fosse, comincia costruire la casa per sé e per i suoi cari. La cosa che stupisce, se pensiamo al mondo di oggi, è che ai tempi in cui visse la scrittrice, a quanto emerge da questi racconti, non servivano richieste o permessi per erigere dei muri, bastava solo trovare il posto giusto e mettersi al lavoro. Quello che mi ha affascinato de La casa nella prateria è il modo di scrivere della Ingalls: chiaro, descrittivo al punto giusto e spoglio di tenerezze superflue. Un’accurata cronaca nella quale si leggono, per esempio, le peripezie della famiglia per attraversare la prateria e restare immuni agli attacchi dei lupi. Molto realistica la descrizione delle fatiche e delle difficoltà provate dagli Ingalls nel processo di costruzione della casa. Il lavoro del padre che alza i muri, intaglia il legno per fare i mobili, mette assieme le pietre per il camino, baratta cibo per il sostentamento dei propri cari, fornisce l’immagine di un mondo, dove l’arte dell’artigianato e del fare tutto da sé erano il pane quotidiano per la sopravvivenza. Laura è una bambina che assiste – a volte con senso di impotenza, altre con iperattività – a tutto questo trafficare dei genitori. Sarà lei, piccola eroina, ad aiutare la madre e le sorelle impaurite a spegnere l’incendio che divamperà in casa. Sarà sempre lei, al fianco della madre, ad affrontare i misteriosi e sconosciuti Indiani che arriveranno da loro. Amore per la famiglia, il duro lavoro per ottenere qualcosa, la paura per il diverso (gli animali e gli Indiani), la volontà di non arrendersi e la speranza per il domani, fanno de La casa nella prateria di Laura Ingalls Wilder un fresco e piacevole ritratto storico della società americana dei pionieri che la stessa autrice aveva conosciuto da bambina tra gli anni Settanta e Ottanta del XIX secolo. Traduzione Claudia Porta.

Laura Elizabeth Ingalls Wilder (Pepin, 1867 – Mansfield, 1957) aveva appena quattro anni quando suo padre decise di lasciare il Wisconsin per cominciare una nuova vita nei territori messi a disposizione dei coloni dal governo americano. Fu solo il primo dei numerosi spostamenti che la famiglia dovette affrontare in quegli anni. Studentessa brillante, nonostante i lunghi soggiorni in zone isolate e prive di scuole, Laura riuscì a coronare il sogno di dedicarsi all’insegnamento. Dalle sue memorie sviluppò la saga letteraria Little House, che ebbe un grandissimo successo. A partire da questo volume, il terzo dei nove scritti dalla Ingalls, prese avvio l’omonima serie televisiva, che in Italia andò in onda dal 1977 e fu amatissima, come ovunque nel mondo.

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:: Nemmeno Houdini, Alessio Mussinelli (Fazi 2015) a cura di Viviana Filippini

10 agosto 2015
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“Il cane doveva aver già raggiunto il ciuco poiché non giungeva alcun guaito e la macchina era una grossa palla di fuoco da cui nemmeno Houdini sarebbe uscito vivo”.

Una situazione fenomenale quella descritta nella frase sopra, ed è solo un piccolo assaggio delle stravaganti avventure narrate nel nuovo romanzo di Alessio Mussinelli, Nemmeno Houdini, uscito per Fazi editore. In questo suo secondo lavoro letterario, lo scrittore porta il lettore dentro al mondo della provincia bergamasca alla fine degli anni Trenta. Per la precisione, la trama narrativa si sviluppa nel paesello di Sarnico, sulle rive del Lago d’Iseo, nel 1938 (andateci a visitarlo se vi capita, hanno una biblioteca museo stupenda e non solo). Nemmeno Houdini è un romanzo corale, dove i protagonisti sono tanti, perché ognuno dei personaggi presenti contribuisce, con il proprio vissuto, a vivacizzare la monotonia della vita quotidiana. Tanto per farvi un esempio sulla scena irrompe la signora Moranti, un’anziana vedova con la fissa di far breccia nel cuore di Gabriele D’Annunzio (e non sa che il Vate è morto da tempo) e di trovare un domestico che la assista in ogni cosa. Il dipendente però deve avere caratteristiche precise per soddisfare le esigenze della signora: deve essere bello, aitante, giovane e muscoloso. Il ruolo perfetto per Esperanto Barnelli, lo scansafatiche di turno che riuscirà a conquistare la fiducia dalla vedova e a farsi mantenere da lei. Il Barnelli un po’ alla volta farà compiere alla Moranti spese pazze che le svuoteranno il portafoglio, ma le porteranno a casa una motocicletta, una macchina di lusso (e lui non ha la patente) e pure il contratto di una super villa sul lago di Garda. Che dire poi del Bruttezza, all’anagrafe Metello Patelli, aspirante organista di paese che dovrà fare i conti con il nuovo parroco, don Fulvio Mertinelli, religioso che non ama per niente la musica. Questi sono solo alcuni dei personaggi usciti dalla penna di Mussinelli, in realtà, tra le pagine compaiono tanti altri simpatici protagonisti (Archemio il ragazzo emaciato che irromperà nella vita della vedova Moranti, l’orchestrina dei “Singhiai” – i Cinghiali- che girerà nelle osterie di paese, vescovi e pure psudopreti dall’identità nascosta) che con il loro agire, la loro voglia di fare e di vivere daranno vita ad intrecci davvero vivaci e curiosi. Le situazioni narrative di Nemmeno Houdini sono così avvincenti che il lettore è spinto ad immergersi nelle lettura per scoprire come andrà a finire la storia e quale sarà il destino di questo microcosmo umano. Nel suo nuovo libro Mussinelli mescola con maestria situazioni comiche, drammatiche e grottesche che evidenziano la miriade infinita di sfumature che la vita umana può assumere nel suo corso in divenire. Nemmeno Houdini di Alessio Mussinelli è un ritratto fresco e simpatico di quella piccola, a tratti strampalata, ed esuberante provincia italiana fatta di chiacchiere, in italiano e pure in dialetto, di pettegolezzi e di intrallazzi socio-familiari di ogni genere, che la contemporaneità ipertecnologica di oggi sembra aver dimenticato per sempre.

Alessio Mussinelli è nato e vive in provincia di Bergamo, a due passi dal lago d’Iseo. Laureato in Lettere, ha conseguito il diploma di Master in scrittura e produzione per la fiction e il cinema presso l’Università Cattolica di Milano. Appassionato di dolci e fai-da-te, è tastierista in un gruppo di musica da ballo e si dedica con grande trasporto alla scrittura. Nel 2013, con Fazi, ha pubblicato Nemmeno le galline.

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:: Il soggiorno, Andrew Krivak, (ed Keller, 2015) a cura di Viviana Filippini

27 luglio 2015
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L’avventura vissuta dai personaggi de Il soggiorno di Andrew Krivak (Keller editore) comincia negli Stati Uniti d’America della fine dell’Ottocento e arriva nell’Europa della Prima guerra mondiale. I protagonisti sono una famiglia d’immigrati slovacchi, giunti nel nuovo mondo per costruirsi una vita diversa. Ondrej Vinich e la giovane moglie sono pieni di speranza per un domani migliore grazie anche al piccolo Jozef. Un drammatico evento scuoterà la famiglia e, anni dopo, un brutto incidente di caccia costringerà padre e figlio a fare ritorno, o meglio a scappare, in Europa nelle terre dell’impero austroungarico che, anni prima, Ondrej aveva lasciato. Il rifugio scelto sono le montagne di Pastyina. Qui l’uomo si risposa, ma i rapporti con la nuova consorte non saranno mai idilliaci. Ondrej non demorderà e manterrà il figlio e il nipote Zlý, grazie al suo lavoro di pastore di pecore. Il mondo nel quale i due ragazzi crescono è brullo, primitivo, e purtroppo questo non gli permetterà di restare immuni all’imminente arrivo della Prima guerra mondiale. Jozef e Zlý, abili cacciatori dalla mira infallibile, verranno mandati a combattere come cecchini sul fronte meridionale, ma ancora una volta l’imprevedibile corso della vita trasformerà per sempre le loro esistenze. Krivak scrive questo libro prendendo spunto da quello che fecero i propri avi, ma la storia dei due cugini è interessante, in quanto evidenzia le prove che i due ragazzi dovranno affrontare per portare a casa la pelle. Il modo equilibrato in cui Krivak narra le atrocità belliche gli permette di entrare sullo scaffale dove stanno i libri della letteratura che raccontano le vicende del conflitto del 1914/18 (Niente di nuovo sul fronte occidentale di Erich Maria Remarque, Addio alle armi di Ernest Hemingway o Uomini in guerra di Andreas Latzko). La vita del soldato Jozef è fatta di prove continue, di dolori, di attesa e di un rischio costante che travolge tutti. La tensione emotiva che attanaglia i due cugini in guerra è la dimostrazione del senso di incertezza sul domani che essa determina in chi la vive in prima persona. È un dramma che travolge chi è sul campo e chi sta a casa che assiste impotente, in molti casi, allo sfaldarsi completo della propria famiglia. Quando Jozef cercherà di tornare a casa il suo cammino di ritorno sarà una vera e propria gara di sopravvivenza, perché dovrà convivere con un profondo senso di colpa, ma sembrerà trovare una possibilità di riscatto quando soccorrerà una giovane zingara incinta. Pagina dopo pagina il Jozef perde tutto quello che ha di più caro e quella terra antica, nella quel i suoi avi hanno avuto origine, per lui diventerà una dimensione soffocante, dove è del tutto impossibile vivere. Il soggiorno di Krivak è un libro interessante perché, all’inizio, quando presenta la comunità slovacca in America, essa dimostra sì il rispetto delle leggi della società americana ma, allo stesso tempo, c’è un forte legame con la propria terra madre con il mantenimento in uso della lingua slovacca in ambito familiare. Dall’altra parte, il romanzo di Krivak dimostra come i figli di immigrati, tornati nella loro terra di origine, non riescano ad adattarsi ad essa, tanto è vero che e ad un certo punto Jozef, distrutto, demoralizzato e troppo estraneo alla sua terra d’origine, si imbarcherà su quella nave che lo porterà nella sua prima e vera casa (l’America), lontano dal suo catastrofico soggiorno europeo. Traduzione di Paola Vallegra.

Andrew Krivak, discendente di slovacchi emigrati negli Stati Uniti, lavora in Massachusetts, dove vive con la moglie e tre figli. Il soggiorno, suo primo romanzo, è stato finalista al National Book Award nel 2011, e vincitore del Chautauqua Prize e del Dayton Literary Peace Prize per la narrativa nel 2012.

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:: Le fatiche di Ercole, Sergio Parini, Jacopo Fo (Gallucci editore, 2015) a cura di Viviana Filippini

21 luglio 2015
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Arriverà tra pochi giorni (il 23 luglio) in libreria il libro Le fatiche di Ercole scritto da Sergio Parini con i disegni Jacopo Fo (figlio di Dario) edito da Gallucci. Il libro, adatto ai bambini dagli 8 anni in su, racconta le avventure di quel personaggio della mitologia greca che può essere considerato il primo super eroe della storia: Ercole. Il libro ripercorre le dodici fatiche che Ercole dovette affrontare per rimediare al tremendo errore compiuto e per ritrovare la serenità perduta. Ad affidargli le diverse missioni, re Euristeo che, di volta in volta, sceglierà prove sempre più difficili per mettere in crisi l’eroico Ercole. Da leoni super potenti, a draghi con sette teste, passando per irraggiungibili cervi e affascinanti fanciulle dalla cintura preziosa, il figlio di Zeus e Alcmena ne vedrà delle belle. Il libro di Parini narra, con un linguaggio semplice e scorrevole, le avventure del forte Ercole, rese ancor più divertenti ed emozionati dalla colorate immagini di Jacopo Fo. Quello che mi è piaciuto di questo libro è la volontà di raccontare a piccini e adulti (non a caso sul retro del libro è segnata la fascia di età del lettore ideale che va dagli 8 ai 99 anni) una figura mitologica che da più di tremila anni attraversa la storia dentro libri, dipinti e anche film. Ercole appare sì come un super eroe dal fisico scolpito e dalla forza sovraumana, ma allo stesso tempo presenta pure delle piccole fragilità che lo rendono simile a noi lettori di oggi e che ci fanno capire che anche un individuo mitico come lui ha qualche piccola imperfezione. L’Ercole protagonista di Le fatiche di Ercole di Parini si rende conto che nella vita e, in questo caso, nelle sue mirabolanti avventure, non si deve usare solo la forza per ottenere ciò che si vuole. Essa spesso va unita alla razionalità, alla gentilezza, ad un pizzico di astuzia, di pazienza e di volontà per poter raggiungere l’obiettivo stabilito.

Sergio Parini è nato nel 1955 a Milano, dove vive. Prima di mettersi a scrivere ha fatto per un po’ l’organizzatore di concerti (uno solo, per la verità, ma buono: quello che ha lanciato gli Skiantos) e il rocchettaro (L’invasione degli Uomini Paprika). Con Jacopo Fo ha scritto ’68 – C’era una volta la rivoluzione. Ha lavorato come giornalista per diverse testate, tra cui “Donna Moderna”, “Linus”, “Il Manifesto”, “Panorama”. Ha un bambino, Giorgio, per il quale adora inventare e rielaborare storie. Le fatiche di Ercole è una di queste.

Jacopo Fo è nato a Roma nel 1955. Scrittore, attore, regista, attivista, a 18 anni ha cominciato a pubblicare vignette e fumetti su varie riviste underground. Nel 1978 è stato tra i fondatori del settimanale satirico “Il Male”. Autore di una quarantina di libri, tra saggi e romanzi, scrive e disegna per numerosi quotidiani e riviste, da “Cuore” a “Il Corriere della Sera”. Nel 1981 ha fondato in Umbria, dove vive e lavora, la Libera Università di Alcatraz, impegnata a diffondere la cultura della pace, dell’arte e dell’ecologia. Per Gallucci ha realizzato i disegni del volume Le fatiche di Ercole.

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