:: Il Palazzo degli specchi, Amitav Gosh, (Beat, 2015) a cura di Viviana Filippini

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Il palazzo degli specchi di Amitav Gosh, edito da BEAT, è un romanzo avventuroso, anzi un viaggio letterario tra la fine dell’Ottocento e buona parte del Novecento, che porta il lettore alla scoperta delle trasformazioni storico-politiche-sociali riguardanti luoghi come la Birmania e la Malesia. Il libro comincia nel 1885 quando il giovane Rajkumar, che lavora come garzone su un’imbarcazione, arriva a Mandalay e scopre che il giorno del suo arrivo è anche quello che segna la fine del regno del re birmano. Il ragazzino assisterà alla guerra lampo tra i soldati del sovrano e i barbari kulan inglesi, che non troveranno difficoltà a vincere la battaglia, perché l’esercito birmano posizionato in loro opposizione sarà composto da forze ridotte. Molti militari birmani hanno deciso di darsi alla fuga e questo permetterà non solo agli inglesi di vincere, ma al popolo di invadere e saccheggiare il Palazzo degli specchi dove viveva il re. In tutto questo trambusto, Rajkumar, dentro a quell’edifico interamente ricoperto di specchi in ogni millimetro della superficie, incrocerà una ragazzina, Dolly, che gli entrerà nel cuore e nella testa. Il protagonista non riuscirà mai a dimenticarla e farà ogni cosa possibile, pur di ritrovarla. Descritto così in breve, il contenuto del libro di Gosh potrebbe far pensare ad una storia d’amore un po’ travagliata di una giovane coppia, in realtà, l’amore c’è, ma è legato alle vicissitudini di un popolo e della loro terra. Il lavoro dello scrittore indiano si trasforma, pagina dopo pagina, in un romanzo corale nel quale Rajkumar si troverà a diventare adulto, e anziano, accanto ad altri personaggi che, come lui vedranno, cambiare per sempre il destino e il volto della Birmania. Ognuno dei personaggi che appare sulla scena narrativa compie delle azioni che permettono ai personaggi di costruirsi il proprio destino in relazione a quello che succede nel mondo nel quale vivono. Rajkumar da semplice mozzo si trasformerà in un imprenditore di legname (tek) e gomma; Dinu – uno dei figli dell’imprenditore – sceglierà di vivere grazie alla fotografia; Uma si trasformerà in una donna impegnata nella lotta dei diritti civili, la piccola Jaja una volta diventata adulta ricostruirà attraverso l’arte della scrittura la storia della sua famiglia e la lascerà in eredità allo stesso scrittore. Attraverso un’accurata descrizione paesaggistica e delle dinamiche umane, il lettore entra dentro ad un universo lontano e differente per usi e costumi, nel quale però i sentimenti messi in gioco hanno valore planetario. Accanto alle storie di questa umanità umile e, molto spesso, tormentata si innestano trasformazioni dovute agli effetti dei grandi cambiamenti storici che in Birmania si manifestarono con disordini interni, con le conseguenze delle due guerre mondiali, con cambiamenti a livello commerciale e pure con lo sviluppo di una politica repressiva postbellica. Il palazzo degli specchi di Amitav Gosh è un libro monumentale, non tanto per le dimensioni (637 pagine), ma perché ogni sua parola contiene la storia di un mondo, di una famiglia e di un intero popolo a cavallo di due secoli. Traduzione Anna Nadotti.

Amitav Gosh, scrittore, giornalista e antropologo indiano. Ha studiato a Oxford e vive tra la sua città natale e New York. Considerato «uno dei più grandi scrittori indiani» (La Repubblica), è autore di Il cerchio della ragione (Garzanti, 1986), Le linee d’ombra (Einaudi, 1990), I fantasmi della signora Gandhi (Einaudi, 1996). Per Neri Pozza ha pubblicato: Il paese delle maree (2005, 2015), Circostanze incendiarie (2006), Il palazzo degli specchi (2007), Mare di papaveri (2008, 2015), Il cromosoma Calcutta (2008), Lo schiavo del manoscritto (2009) e Il fiume dell’oppio (2011).

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