Posts Tagged ‘Patrizia Debicke’

:: L’enigma del Fante di Cuori di Patrizia Debicke e Alessandra Ruspoli (Ali Ribelli Edizioni, 2025) a cura di Giulietta Iannone

27 aprile 2025

Nuova veste, (meglio impaginato, rivisitato), per L’enigma del Fante di cuori della coppia letteraria (sono madre e figlia) Patrizia Debicke e Alessandra Ruspoli, già edito nel 2020 per Delos digital (solo in edizione digitale). Questa volta potrete leggere invece anche la bella edizione in brossura, oltre all’ebook, grazie all’editore di Gaeta, Ali Ribelli che lo pubblica nella collana Intrecci. Un giallo storico, tipico feuilleton settecentesco, ricco di colpi di scena, intrighi, misteri e congiure, con una sontuosa ricostruzione storica che ricrea ambienti, costumi, atmosfere, in cui entrambe le autrici mettono del proprio e donano all’opera un sapore composito e ricco di suggestioni e sfumature. Si sa le lotte di potere alla morte di un monarca sono acerrime e sanguinose, oggi come ieri, qui siamo alla corte inglese nel XVIII secolo, e morta Anna di Gran Bretagna, ultima sovrana del casato cattolico degli Stuart, a succederle giunge in Inghilterra il protestante George Louis von Hannover, asceso al trono col nome di Giorgio I. La cattolicissima Spagna non è tanto contenta di questa scelta e preme perchè al più presto Giorgio I venga deposto. Alla congiura partecipano i quattro Fanti: il duca di Oxford, è il Fante di quadri, il duca di Bolingbroke il Fante di fiori, ma i pilastri della congiura sono i due Fanti segreti: quello di picche e quello di cuori. Ma Giorgio I ha un asso nella manica: Lord Donagall, consigliere del nuovo sovrano, che grazie al suo acume e al suo coraggio darà del filo da torcere ai congiurati. Un romanzo dunque ricco di avventure, attento alla ricostruzione storica, e denso di quel pathos che fa ricco il thriller storico. Se amate i gialli storici, con un pizzico di romanticismo, un romanzo da non perdere.

Patrizia Debicke van der Noot: romanzi, gialli, thriller, gialli storici e d’avventura, racconti. Critica letteraria e collaborazioni editoriali con: Milanonera, The Blog Around The Corner, Contorni di Noir, Writers Magazine Italia e Libro Guerriero. Romanzi gialli e storici: L’oro dei Medici, La gemma del cardinale, L’uomo dagli occhi glauchi, La Sentinella del Papa, La congiura di San Domenico, L’eredità medicea, Il segreto del Calice Fiammingo, Figlia di Re: un matrimonio per l’Italia. Conferenze storiche per il FAI, per gli Istituti Italiani di Cultura di Francia e Lussemburgo, per l’Università del Lussemburgo, per circoli letterari. Workshop di scrittura per scuole medie e superiori. Coordinatore e conduttore per il 10° e 12° Festival del Giallo di Pistoia.

Alessandra Ruspoli ha scritto per Capital, Modaviva, Uomo Harper’s Bazaar, Aqua. Ha pubblicato Dieci Piccoli Sette Nani, insieme a Lucio Nocentini, e racconti per diverse antologie. Ha curato organizzazione e Ufficio Stampa delle mostre L’Arcadia di Arnold Boecklin e Rodolphe Toepffer: Invito al viaggio e Invenzione del fumetto. Arredamento e Interior Design in campo alberghiero. Sommelier.

:: Degna sepoltura di Cristina Rava (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 aprile 2025

In questo nuovo romanzo di Cristina Rava ci introduciamo  tra i segreti più sordidi  dell’animo umano, in quella ragnatela di bugie, segreti e rapporti pericolosi della provincia, appena mascherate nei retroscena, dal suono di volta in volta possente o delicato , ora forte  ora soave, dello splendido organo della cattedrale di Albenga. Quasi come  possente monito che certe verità rischiano di dimostrarsi molto  più vicine e pericolose di quanto si possa immaginare.
Stavolta uno strano caso di ambientazione tutta ligure per i due protagonisti  ormai diventati quasi degli amici:  Ardelia Spinola medico legale con un carattere determinato e una grande passione, oltre che per il lavoro, per i gatti e Bartolomeo Rebaudengo,  un commissario andato in congedo prima della pensione. Scelta, quella del commissario, stimolata dal bisogno di libertà e facilitata da un’inattesa cospicua eredità. Ma una scelta che non ha mai spento il suo bisogno di verità e di giustizia e visto che non giudica necessario indossare una divisa, continua a darsi da fare.
Un potenziale acquirente piemontese, Guido Pellissero, un professore  ormai in vista della pensione e abbastanza determinato a comprare un posto tranquillo, sicuro, tutto suo con magari un pezzettino di terra per fare l’orto, dopo aver  notato una vecchia casetta, poco più che un rudere lungo la strada secondaria tra Borghetto e Toirano, ha deciso di saperne di più. Purtroppo il tempo è avverso diluvia e non è certo il momento ideale per una visita. L’incaricato dell’agenzia, il geometra Trucco poi a cui è affidata la trattativa dell’immobile, arriverà con le chiavi ma senza averlo mai visitato prima. Il collega incaricato infatti, e che lo conosce, è fuori sede. Tuttavia l’ha informato che è rimasto invenduto per anni, solo per insormontabili beghe, pareva di divisioni familiari, ora superate . Dopo aver  fatto  visitare  al cliente interessato stanza dopo stanza, la casetta è grande, svela recondite potenzialità, magnificandone  la solidità della struttura, passeranno alla cantina, scendendo la scala…. Ma là si troveranno improvvisamente davanti a un cadavere, adagiato in una cassa e in avanzato stato di decomposizione. Però in quel cadavere c’è qualcosa  di strano, qualcuno gli ha messo tra le dita  un rosario e intorno a lui sono stati lasciati dei fiori ormai seccati e dei lumini votivi.  Parrebbe quasi con l’intento di offrire al defunto una specie di sepoltura. Una strana e inconsueta messa in scena che spalancherà agli inquirenti un ventaglio di ipotesi investigative e che scateneranno la più macabra fantasia di Ardelia, subito incaricata di fornire un referto nella sua veste di medico legale. La vittima è morta per la frattura della base cranica. Presumibilmente contro un gradino…Ma prima era stata colpita violentemente con un pugno allo zigomo destro…
Quel cadavere, si scoprirà presto per la denuncia presentata dai genitori da giorni, appartiene a Umberto, un adolescente ribelle che, uscito di casa dopo aver litigato con il padre ed essere stato punito da lui non è mai più tornato. Il ragazzo, figlio adottivo di una ricca e nota coppia della zona non si è mai veramente integrato in quel mondo e non ha mai legato con i compagni di scuola che si capirà lo bullizzavano, escludendolo dal loro giro. Timido e insicuro aveva un unico sincero amico,  Silvio Quintavalle appartenente a una famiglia semplice ma onesta. Un ragazzo che per vivere s’ingegna economicamente, è un bravo lavoratore e, già sentito dalla polizia, ha dichiarato di aver messaggiato tramite cellulare con  Umberto, averlo raggiunto e poi di essere rimasto con lui  per un po’ di tempo, prima di riportarlo con il suo vecchio pick up e su sua richiesta poco lontano da dove è stato ritrovato. Quindi di essersi allontanato per incontrare un’amica, con cui in seguito ha trascorso tutta la serata. Di Quintavalle pertanto si dovrà escludere l’eventuale colpevolezza per i   successivi messaggi con l’amico che, si vedrà, sono stati scambiati prima dell’ora della sua morte.   
Ma allora cosa è accaduto dopo a Umberto?  A questo povero ragazzo, voluto assolutamente, scelto, in parte viziato da una ricca figlia bramosa di discendenza ma forse mai davvero capito e amato. Solo pianto da morto? Come era finito in quella cantina? Aveva fatto qualcosa di sbagliato quando era rimasto solo? E se anche fosse? Possibile che un adolescente abbia fatto qualcosa di così grave da meritare di morire assassinato. Ma poi chi ha misericordiosamente composto il suo cadavere?  Pare difficile pensare che l’abbia fatto l’assassino. Ma allora chi e perché?
La faccenda appare molto ma molto intricata. Le indagini che, soprattutto all’inizio, viaggiano sul filo della psicologia e imboccano diverse piste ci consentono di scoprire i diversi personaggi e i loro segreti e pian piano individuare alcuni imprevedibili moventi.
Ciò nondimeno sarà tutto meno che facile scoprire la verità, in quella che a conti fatti si dimostrerà anche un’indagine contro il tempo.  
Bisognerebbe riuscire ad approfondire certe luminose intuizioni che potrebbero rivelarsi utili ma come? Riuscirà Ardelia, aiutata dall’intuito del commissario Rebaudengo, ad arrivare finalmente a delle conclusioni?
La storia è, come sempre, complessa, tortuosa, interessante, ma pur suggerendo strade alternative non presenta veri e propri  colpi di scena e si dipana soltanto alla fine.
Il linguaggio utilizzato dalla Rava, come sempre fluido, veloce, intrigante e ricercato accompagna tutta la trama e sono ben descritti alcuni personaggi minori e le loro storie. La solita coralità nel libro rende la lettura piacevole, anche se stavolta il solito giro di Ardelia con Alma, l’amica pianista per ora single, le telefonate e le dritte di Gabriele, l’amico misterioso uomo dei servizi ecc. ecc. finiscono con il comportare una serie di  particolari un po’ dispersivi. Apprezzo doverosamente le descrizioni di ottimi cibi consumati a pranzo e a cena, ma non altrettanto forse la loro ripetitività in questa nuova avventura della serie Spinola/ Rebaudengo. Unica vera novità infatti, nel ormai loro stracollaudato rapporto praticamente familiare è  il piccolo mistero finale legato a un diario arrivato da lontano?

Cristina Rava vive ad Albenga, sulla Riviera di Ponente, dove sono ambientati i suoi libri. Dopo inconcludenti studi di medicina, ha lavorato nel settore dell’abbigliamento e successivamente in campagna, ma sempre con la scrittura come efficace salvagente per galleggiare nella vita.
Già autrice di due raccolte di racconti e di una memoria storica, tutte legate al territorio ligure, dal 2007 ha intrapreso la via del noir con alcuni romanzi pubblicati da Fratelli Frilli tra il 2006 e il 2012. Per Garzanti ha pubblicato i romanzi Un mare di silenzio (2012) e Dopo il nero della notte. Un’indagine di Ardelia Spinola (2014), entrambi aventi come protagonista il medico legale Ardelia Spinola. Nel 2021 è uscito per Rizzoli Il pozzo della discordia.

:: Oltre la porta socchiusa di Lucia Guida (Arkadia 2024) a cura di Patrizia Debicke

23 marzo 2025

Immagini flash con una valenza quasi cinematografica per questo romanzo diario di Alice Bellucci, benestante impiegata quarantacinquenne single, non per sua colpa viene coinvolta in un gravissimo  incidente automobilistico. In una pausa emotiva dedicata a introspettivi pensieri non gioiosi, mentre oppressa dal caldo  di fine giugno sta  tornando dall’ufficio diretta a casa con la sua macchina, resta   incollata per pigrizia dietro la maleodorante scia di un camioncino. Ma la puzza di gasolio le attanaglia la gola. Basta decide e via con il sorpasso. Ma  sarà una  mossa  sbagliata,  una decisione quasi fatale addirittura perché un attimo dopo sprofonderà nel caos.
Un bolide a cento all’ora infatti, con al volante un pirata della strada, la scaraventerà  in aria mandandola a spiaccicarsi contro la fiancata del camioncino puzzolente prima di dileguarsi nel nulla.  E niente e nessuno, sia le meticolose ricerche battendo  a tappeto tutti i carrozzieri  della zona  che le approfondite  indagini  condotte dalla polizia, approderanno mai  a qualcosa.  Chi l’ha quasi ammazzata e la sua macchinona sono spariti per sempre .  
Quello spaventoso incidente  costringerà Alice a mesi di ospedale, per frattura a cranio, costole, gamba e a una lunga successiva riabilitazione, accompagnata dal fattivo aiuto degli psicoterapeuti. Regalandole poi però, quasi  come una ciliegina sulla torta, anche un licenziamento concordato.  Tutto da quel momento sarà diverso per lei: abitudini, mentalità e obbligate scelte di vita.  Una vita che in qualche modo dovrà rimodellare completamente.
Non riesce a ricordare nulla degli attimi prima e dopo il suo incidente. Niente, buio totale. Il coma indotto dai medici per favorire il recupero a una paziente con un grave trauma cerebrale e i successivi giorni su giorni di sfibrante dolore solo alleviato dai farmaci, la relegheranno in una specie di nuvola. Unica rassicurante certezza, la costante presenza di sorella e cognato al suo fianco sempre pronti ad accudirla e sostenerla anche economicamente e con munifica generosità. Ma non saranno solo loro perché potrà contare anche su Matias il nipote quasi diciottenne che sceglierà  volentieri di istallarsi a casa della zia,  per poter  studiare più comodamente in città  e frequentare gli amici. Tutta una famiglia quindi vicina, talvolta forse un tantino troppo avvolgente ma che, a conti fatti, diventerà per lei un essenziale punto di riferimento. Pilastro portante: Betty sua  sorella  che, pur non approvando spesso le sue scelte, l’ha sempre sostenuta  anche in passato, persino cercando di farle trovare un compagno giusto, magari tra i single amici e colleghi del marito.
La vita affettiva di Alice infatti è sempre stata costellata da relazioni  spesso egoisticamente sbagliate, da scelte impulsive, da errori anche banali come intestardirsi a fare un lavoro poco esaltante. Senza mai riuscire a scegliere davvero qualcosa di diverso di quanto le capitava.
Forse oggi l’essere diventata quasi una sopravvissuta la spingerà a cambiare?.
E allora forza, via, si torna a casa, lasciando dietro di sé in quella camera di clinica persino il meraviglioso mazzo di rose mandato  da una  generosa mano anonima.
Primi mesi di  adattamento per Alice in cui proverà a ricostruire la sua vita. L’avvocato del cognato ha negoziato per lei una discreta liquidazione, ora deve solo  riassestarsi e ripartire.
Ma come e per dove? Intanto si sforza a  riprendere le vecchie abitudini, leggere, rivedere le poche  vecchie amiche e magari camminare un po’ per favorire il ricupero della gamba rattoppata.
Un fortuito incontro al parco le farà conoscere Carlo, uomo affascinante e sfuggente, che entra nella sua vita e risveglia in lei strane  emozioni e con il quale intraprenderà  un’amicizia idealistica destinata tuttavia  esaurirsi in fretta e a chiudersi , mentre, a casa di sorella e cognato, conoscerà Paride, perversamente imprigionato in una inquieta relazione con una donna sposata e  forse in cerca di cambiamenti. Con lui, pur senza mirare un legame coinvolgente davvero, nascerà un rapporto sentimentale e di più forse ma poi qualcosa si romperà maldestramente tra loro …
Ma come prevedere il futuro del destino? Insomma quali sorprese si preparano per Alice?
L’autrice conduce la narrazione della trama, altalenandola con quella misteriosa di Carlo, cartina di tornasole di una personalità complessa, e stuzzica le attese del lettore con indicazioni che sollecitano dei dubbi.  Paride, invece pare per Alice, una vera e preziosa amicizia,  un personaggio, positivo che stimola maggiore ottimismo, regalandole il sogno di una possibilità  anche nei momenti peggiori.
Oltre la porta socchiusa è un romanzo che  evidenzia la capacità  di Lucia Guida  di saper accompagnare  chi legge la sua storia tutta da  interpretare e scoprire, rivelandone i suoi  segreti pian piano  attraverso i diversi punti di vista e i caratteri dei suoi  personaggi..
 Un romanzo soprattutto sulla vita e sulla difficile ricerca della felicità, un viaggio che diventa  quasi un risveglio introspettivo per Alice, una donna costretta a rimettere il suo vissuto di tanti anni   in discussione. Arrivando a una rinascita intrigante e non scontata che le consentirà di scegliere liberandosi orgogliosamente da una quasi auto-prigione intellettuale.

Lucia Guida abita e lavora a Pescara come docente di lingua inglese. Ha partecipato ad antologie di prosa di AAVV per varie case editrici pubblicando per Nulla Die “Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile” (2012), e nel 2013 il romanzo di narrativa “La casa dal pergolato di glicine”. Ha dato alle stampe per Amarganta “Romanzo Popolare” (2016), e la silloge di poesie “Interlinee” (2018). “Come gigli di mare tra la sabbia”, (2021) di Alcheringa Edizioni, è stato segnalato in premi nazionali e internazionali e vincitore del Marchio Microeditoria di Qualità 2023. “Oltre la porta socchiusa” per i tipi di Arkadia è il suo quarto romanzo e la sua sesta pubblicazione.

:: La bella virtù di Marisa Salabelle (Arkadia 2025) a cura di Patrizia Debicke

16 marzo 2025

Seguito de “Gli ingranaggi dei ricordi”, nelle pagine di La bella virtù tornano i giovani Felice e Maria Ausilia e li conosceremo ancora meglio attraverso il  periodo di guerra  a Sanluri e quello subito successivo  del loro lungo fidanzamento e infine del loro matrimonio a Sassari.
Carla poi, forse la  vera protagonista  e sicuramente il  pilastro  di questo  romanzo, la  terzogenita di Felice Dubois e Maria Ausilia Zedda. Lei  che vive a Pisa ed è l’unica persona rimasta vicina  ai genitori ormai anziani rievoca con composta mestizia i particolari  della penosa malattia paterna, un tumore aggressivo e la sua morte.  Gaia, la sorella, sei anni più di lei, la secondogenita vive da tempo con marito e figli  in Canada. Il fratello  maggiore Piero, invece,  amatissimo  e viziato dalla madre,  e spesso  in rapporto conflittuale con il padre  che lo considerava  moco motivato e un debole, è scomparso giovanissimo in un incidente stradale quando frequentava ancora l’università.
Attraverso  lo sguardo affettuosamente  obiettivo di Carla  e  la voce degli stessi  genitori,  nei capitoli  in cui parlano in prima persona , chi legge avrà modo  di conoscere più a fondo Felice e Maria Ausilia, due personalità forti e contrastanti, unite da un legame saldo e sincero nato negli anni dell’adolescenza,  mentre  l’Italia era in guerra. Un legame  segnato  con il tempo dalle differenze tra loro, pur   uniti  e vincolati in un matrimonio indissolubile.  A suo modo un matrimonio buono e sereno, in cui per fortuna, pur con tempi e regole strettamente  provinciali di quegli anni del dopo guerra,  ha consentito a Maria Ausilia,  per  la sua determinata  volontà di indipendenza, la  piccola libertà concessale dall’insegnamento. Ma un matrimonio il loro sicuramente appesantito dalla austera severità morale di Felice. Uomo intelligente ma  diventato quasi l’emblema della rigidezza, caratteristica  costruita su un’infanzia sregolata e infelice, la morte della madre ha pesato molto su di lui, seguita da un’adolescenza caratterizzata da un eccessivo rigore e  religiosità  che ai nostri occhi  appare apparentato al  bigottismo. Un insieme di fattori  che tuttavia indirizzandolo sulla strada dello studio allo spasimo per raggiungere l’obbiettivo  prefissato dell’insegnamento, l’ha successivamente condotto a lasciare la natia Sardegna e a trasferirsi con tutta  la famiglia  nel continente ed accettare una, per lui, prestigiosa cattedra universitaria a Pisa.  
In La bella virtù esploriamo al loro fianco, da interessati testimoni, la nuova e articolata trama di ricordi costruita dalla Salabelle. Una trama  in cui il passato si fa largo con prepotenza riuscendo spesso  a trasformarsi nel  vero palcoscenico della storia. Un romanzo collegato al precedente e come quello   costruito su diversi piani temporali in cui il legame e filo conduttore con il presente saranno altre lunghe e articolate  ricerche mirate  alla tesi di laurea di Kevin il  nipote , figlio di Carla l’ultima nata  della famiglia negli anni  2019/20,  avvolti e accompagnati dalla cupa atmosfera  del Lockdown italiano per il Covid.  Ricerche con le quali,  Kevin riuscirà,  tramite i social, a ricreare  e ripescare lontani legami, complicate parentele e andare a frugare e  trovare in carte e  documenti che attraverso i meandri infiniti e le profondità dell’web si sovrappongono confusamente,  ricordi e  vite passate e presenti  di famiglie a loro collegate. Con anche i Dubois, schiatta di mercanti e grandi viaggiatori dell’Alvernia, che offriranno sorprendenti verità.
Kevin, figlio di Carla, studente universitario, dedicherà però  soprattutto  la propria tesi magistrale alle vicende della famiglia del nonno materno, ricostruendo i lontani e poi successivi intrecci tra casate più o meno nobili del sassarese, del  napoletano e dell’avellinese e indagando sul legame di parentela tra il nonno Felice e il santo Giuseppe Moscati.  In questa nuova puntata, affascinante e densa di profondità di una complessa saga famigliare, che si srotola velocemente  come una proiezione cinematografica avanti e indietro  nel tempo e si dipana nel periodo tra il dopoguerra e l’oggi, attraverso plurime voci narranti, conosceremo sempre più a fondo i personaggi della storia creata  da Marisa Salabelle .  
La bella virtù spazia soprattutto dagli anni Cinquanta e Sessanta ma si dilata fino alla pandemia di Coronavirus, dando potente  voce a quattro personaggi, colti nelle vita  di tutti i giorni.
Li enumeriamo di nuovo : Felice,  un tempo giovane risoluto e poco espansivo oggi forse con il pensiero rivolto anche agli altri figli, uno morto e l’altra lontana, forse troppo lontana,  Maria Ausilia, sua moglie,  una ragazza e una donna sicura, che  rispecchia  il cambiamento di ruolo della donna nella società  italiana negli anni,  ragion per cui  intellettualmente onesta è  intimamente e talvolta apertamente critica nei confronti del marito, per il quale tuttavia prova una tenerezza quasi condiscendete.  Mentre  Carla l’ultimogenita , da sempre legatissima al padre, con il quale condivide il piacere della lettura e  delle discussioni sui libri ne scusa e tollera gli ostinati  difetti e i limiti. E ultimo ma non ultimo Kevin, figlio di Carla, nipote di Felice e Maria Ausilia, studente a Bologna, imprigionato dal Covid e, benché all’inizio  restio,  catapultato in  una complessa ricerca genealogica sulla parentela del nonno con San Giuseppe Moscati, popolare medico napoletano, canonizzato da papa Giovanni Paolo II nel 1987.
Una ricerca , che mischiata  ai ricordi dei nonni e alle considerazioni di Carla, regala qualcosa in più al romanzo , facendolo diventare persino  una specie di giallo/thriller familiare.
Un ritratto intimo, ma al tempo stesso multiforme di una famiglia che si è aperta e continua ad aprirsi al mondo con generosità,  messa a confronto  con le eredità  intellettuali  del suo passato e con le tante sfide di un imprevedibile presente.

Marisa Salabelle è nata nel 1955 a Cagliari e ora vive a Pistoia, dove insegna in un Istituto Tecnico. Nel 2015 pubblica presso Piemme il suo romanzo d’esordio, L’estate che ammazzarono Efisia Caddozzu. A cui fanno seguito L’ultimo dei Santi e Gli ingranaggi dei ricordi.

:: Uccidi i ricchi di Sandrone Dazieri (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 marzo 2025

Mai come in questo momento par diventare d’attualità questo intrigante romanzo  di Sandrone Dazieri: “Uccidi i ricchi”  il mondo in cui deve confrontarsi , l’ex vicequestore Colomba Caselli rassegnate le dimissioni di servizio e riciclatasi come detective privato.
Una Caselli coinvolta in un’apparentemente cervellotica indagine da Donatella Sermonti, vicedirettrice del Dis – il Dipartimento informazioni per la sicurezza, che coordina l’attività delle agenzie dei Servizi segreti per conto del governo –  in cui sarà costretta a confrontarsi con “I Ricchi” quelli che ormai sembrano avere tutto il potere e peggio, perché possono davvero tutto in  questo mondo. Proprio contro i Super Ricchi (qui si parla di una specie di cerchio magico dei 400) i componenti di quell’oligarchia che governano l’economia e gli equilibri mondiali. I primi venti poi dispongono di  assoluto potere. E naturalmente comandano su tutto. E ciascuno di noi contribuisce ad accrescere la loro disumana ricchezza . Chi di noi  non si serve di un qualche loro servizio? Web, farmaci, armamenti.  Proprio così : ci siamo, eh direte, e  lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle in questa epoca che fa da scenario ai Trump,  ai Musk, al business condotto dai colossi del web nell’arroventato scacchiere geopolitico dove le superpotenze decidono la vita e la morte di popoli  e giocano pericolosissime  sulle teste di noi tutti ? Un’altra guerra è cominciata, quante ce ne saranno ancora per appagare la loro fame di volenza e predominio?
Un titolo geniale poi : UCCIDI I RICCHI. Un invito alla rivolta? Beh senza dubbio visto le mostruose  disuguaglianze tra l’1 per cento dei super ricchi e il resto della popolazione mondiale, costantemente sbattute in faccia al resto della popolazione  schiacciata dalle immani  prepotenze , di cui ormai godono pochissimi. I nuovi duchi, re , imperatori del ventunesimo  secolo smaniosi solo di monarchia assoluta, che giocano  con il potere e la vita di tanti sudditi inermi.
Lei Colomba Caselli, per questioni non facili da superare ovverosia: “sopravvissuta a due attentati e a un coltello nella pancia” pareva scomparsa dalle scene. Io però, sono sicura che ve la ricorderete, Si vero? Una   bella donna, capelli corti neri, colore degli occhi verde cangiante, spalle larghe da nuotatrice, zigomi alti, armoniosi. Nella sua nuova veste di detective privato, dovrà indagare su uno strano incidente che acquisterà presto le nette caratteristiche di un omicidio.  
A Milano, il multimiliardario ex calciatore Jesús Martínez è atterrato appena il giorno prima con il suo Dassault Falcon 2000lxs a Milano, dove possiede un favoloso appartamento al venticinquesimo piano della Jungla Urbana . In uno di quei grattacieli di cristallo che schiaffeggiando i normali cittadini  con le loro facciate coperte di rigogliose piante,  rimandano alle città abbandonate del Pianeta delle scimmie. Jesús Martínez, quarantanove anni, da giovane giocava nel Paris Saint-Germain, ora invece (cioè, poco prima di esser ritrovato morto sotto i nostri occhi nelle prime pagine di Uccidi i ricchi) è un colosso nel settore delle macchine per il fitness e degli integratori. Tanto, ma tanto denaro guadagnato a palate.. E infatti è atteso a cena dagli amici al ristorante del Bulgari. Una cena  in suo onore  visto che  “Forbes” l’ha appena inserito tra i 500 uomini più ricchi del mondo.
 Nella Jungla Urbana non troverete mai una foglia fuori posto, un filo di polvere  e tutto è sempre sotto il  costante controllo di telecamere.  Ma la mattina Martinez, dopo aver fatto colazione, un’ora di esercizi con i pesi e mezz’ora di meditazione,  entrerà  nella sua spettacolare  criosauna, di ultima generazione, fabbricata dalle sue aziende: un cubo di cristallo di tre metri per lato e  avvierà  a voce il trattamento,  ma quel comando sarà  il suo ultimo segno di vita.
Il  suo cadavere infatti verrà rinvenuto congelato  nella criosauna dalle guardie del corpo alle nove del mattino. Un incidente?  Un guasto? Effettivamente parrebbe,  ma poiché Martinez è  uno dei cinquecento uomini più ricchi al mondo, bisogna far piena luce su quella morte, anche se la ferrea privacy garantita ai proprietari fin dai suoi primi passi nell’ambiente non trasparente e vischioso dei multimilionari finisce con rendere l’indagine molto più impegnativa, intricata e pericolosa del previsto. Ma Colomba che, dopo  il sopralluogo a casa della vittima dove  troppi particolari non  tornano, ha accettato lo stesso  l’incarico, deve  darsi da fare e cominciare a superare uno a uno gli ostacoli davanti a sé , pur appoggiata e spronata dal fratello ed erede dell’impero del morto,Glenn Martinez . E per riuscirci davvero avrà bisogno anche dell’indispensabile aiuto del suo amico e  socio, Dante Torre, uomo dalle intuizioni geniali e mago delle tecnologie digitali , ma affetto da  claustrofobia  traumatica  e semiparalizzante  che ha vissuto e subito con lei i tempi di un  difficile  passato. Un passato che ha regalato loro una particolare complicità affettiva che li tiene praticamente in  collegamento mentale, anche quando sono lontani l’uno dall’altra.
I due, dopo avere appurato che l’incidente della sauna nasconde un omicidio, si renderanno  conto che la morte  di Martínez non è l’unica sospetta tra quelle verificatesi  tra  i membri del ristretto gruppo di multimilionari. E peggio perché una serie di comunicati online, a firma A. Train, gridano lo slogan: “Uccidi i ricchi”. Nascondendosi infatti dietro l’ipotetico intervento della mano di un diabolico vendicatore sociale, oppure  del  machiavellico intento di un gruppo di anarchici e  complottisti, il killer sembra inafferrabile.
Altre atroci e imprevedibili azioni di sangue ci saranno e  verranno rivendicate,   e Colomba e Dante, mentre la suspence  vola in  vertiginosa ascesa,  dovranno battersi contro un fantomatico assassino seriale,  districandosi  in una girandola di false piste, colpi di scena e inattese scoperte.
Ma  qualcosa si muove, qualche plausibile indizio salta fuori. Ci siamo, è il  momento di stringere i tempi e  mettere finalmente in trappola l’assassino.
Grazie  alla  penna di Sandrone Dazieri, un thriller implacabile, che senza concedere scuse,  ci spiega cosa potrebbe  accadere  attorno a noi e con noi  in un prossimo futuro, molto prossimo? Brrr….
Creatore della serie del Gorilla, Dazieri ci regala oggi questo super thriller interpreto dai due personaggi altrettanto super che i suoi lettori hanno già potuto apprezzare: Colomba Caselli e Dante Torre.

Sandrone Dazieri è uno dei maggiori interpreti italiani del noir e del thriller. Inventore della serie di culto del Gorilla, ha pubblicato la Trilogia del Padre tradotta in più di venticinque Paesi. Per Nero Rizzoli ha pubblicato La danza del Gorilla (2019). Il suo ultimo romanzo è Il male che gli uomini fanno (HarperCollins, 2022).

:: “Ustica, ultimo volo”, il libro di Daniele Biacchessi (Jaca Book – Collana Contastorie) di Patrizia Debicke

23 febbraio 2025

“Ustica, ultimo volo”, il libro di Daniele Biacchessi (Jaca Book – Collana Contastorie) si fa carico di riprendere le  fila  e di riordinare i tanti tasselli di una storia mai davvero finita, mai del tutto chiarita.
“Ustica, ultimo volo” è anche e soprattutto un libro che Biacchessi,  nella sua inquietante rappresentazione, ha voluto dedicare  alla memoria di  un amico e grande  giornalista Andrea Purgatori.  Ma anche la puntuale ricostruzione di una tragedia che mira a  riportarne  minuziosamente i  fatti, proponendosi di incasellare le scottanti  tessere di un puzzle reso caotico da  depistaggi, occultamenti di prove, strane morti di testimoni, verità storiche e giustizia incompleta.
Spiega Biacchessi nella sua introduzione: l’unico collega che fin dall’inizio non si lasciò mai ingannare dalla versione ufficiale, ovverosia: cedimento strutturale dell’aereo, fu Andrea Purgatori, perché la sera stessa della tragedia, il 27 giugno, 1980  quando il DC-9 Itavia si inabissò tra Ustica e Ponza, un suo amico militare di Ciampino intorno alle 22:00 gli telefonò dicendo: «Andrea, hai sentito? È caduto un aereo. Non farti fregare, è stato abbattuto un areo civile.» Non si trattava quindi di un incidente ma il fortuito e disgraziato coinvolgimento di un aereo di linea in uno scenario bellico. Purgatori perciò sapeva e lo scrisse nel suo primo articolo pubblicato sul Corriere già la mattina  del 28 giugno 1980.
Oggi, ben  45 anni dopo, Daniele Biacchessi con minuziosa puntualità e accurato rigore riparte da quelle prime valutazioni  e le conferma, avvalendosi del corposo  materiale in suo possesso documenti giudiziari, sentenze civili e penali, perizie, controdeduzioni, relazioni delle varie commissioni d’inchiesta, e molto altro ancora. Ma soprattutto fa con questo suo libro una meticolosa ricostruzione punto per punto dell’esatto percorso dell’ultimo volo del DC-9 IH870 da Bologna a Palermo, via Firenze, Grosseto, lago di Bolsena, Roma, Ponza, Ustica, fino al “Punto Condor”, il luogo aeronautico in cui l’aereo è stato colpito. 
Già 25 anni fa,  nel 2000, Biacchessi e l’amico e collega Fabrizio Colarieti, avevano deciso di mettere in rete il primo sito su Ustica stragi80.it.
Il loro scopo era raccogliere e  pubblicare tutto ciò che sarebbe emerso dalle indagini, a partire  dalle registrazioni audio dei colloqui tra piloti e i vari centri di controllo, valutando accuratamente le riprese video delle successive operazioni di salvataggio e recupero  dei pezzi dell’aereo nei fondali del mar Tirreno, e tenendo conto  delle fitte telefonate tra operatori di Ciampino, Marsala, Licola e lo stato maggiore dell’Aeronautica e dell’ambasciata americana, conseguenti al disastro aereo.
Da questo materiale risulta chiaramente il fatto: tutti loro conoscevano la verità ma erano coinvolti in un’azione di depistaggio per nascondere le reali motivazioni di quella  strage. Quindi già precise prove, non indizi. 
I successivi capitoli ripercorrono il lungo cammino dell’inchiesta sulla strage di Ustica condotta da  Rosario Priore,  nella sua autorevole veste di Magistrato di cassazione. Priore  per le finalità di quell’inchiesta, aveva costituito ben  tre reparti di Ufficiali di Polizia Giudiziaria, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza (circa venticinque persone), che operavano alle sue dirette dipendenze  e hanno stilato dall’agosto del 1990 3.681 rapporti, hanno sentito 3 050 persone, hanno eseguito 576 decreti di esibizione, 411  di sequestro e quasi altrettante perquisizioni, oltre ad aver dato appoggio in 138 commissioni rogatorie internazionali e per circa 400 missioni in Italia. L’inchiesta ha totalizzato 1.600.000 fogli, avvalendosi di 120 perizie e consulenze di parte. L’80% degli atti a contenuto tecnico-scientifico a disposizione sono in inglese e la maggior parte delle riunioni peritali sono state in inglese, come gli incontri con la NATO a Bruxelles e Glons per le necessità di indagini radaristiche. Il tutto riportato alla fine in ben 5mila pagine, oltre a migliaia di allegati.
Un’ inchiesta che ha messo insieme un corposo atto di accusa sulle cause dell’abbattimento del DC-9, sul ritrovamento del Mig libico sulla Sila, sulla gravità dei depistaggi, delle omissioni.  Le indagini di Rosario Priore si conclusero il 31 agosto 1999, con l’ordinanza di rinvio a giudizio-sentenza istruttoria di proscioglimento. Priore escludeva le ipotesi di una bomba a bordo del DC-9 e di un cedimento strutturale, circoscrivendo le cause della sciagura a un evento esterno al velivolo civile. Non si indicava tuttavia un quadro certo. E purtroppo mancavano gli elementi per individuare  con sicurezza i responsabili.  
Il libro riporta anche il relativo processo del 2005 a Roma contro i vertici dell’Aeronautica, dei servizi, terminato con l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”.
Ma dopo altre sfibranti e negative vicende giudiziarie – e Biacchessi cita, esaltandone il costante impegno: l’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica presieduta da Daria Bonfietti, significativo e commovente modello di importante impegno civile  che ha avuto il suo peso-  finalmente il 10 settembre 2011 arrivò invece una vera svolta. La sentenza del giudice civile di Palermo, Paola Proto Pisani, condannò i ministeri della Difesa e dei Trasporti al pagamento di centinaia di milioni di euro in favore di 81 familiari delle vittime della strage. Le conclusioni del giudice di Palermo escludevano l’esplosione di una bomba a bordo del DC-9, affermando invece che l’aereo civile era stato abbattuto durante un’azione di guerra. «Tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che l’incidente occorso al DC-9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC-9 viaggiavano parallelamente a esso, di un velivolo militare precedentemente mimetizzato nella scia del DC-9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile, lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto, oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto e il DC-9», Un sentenza  quindi a conferma di ciò che già si sapeva: l’aereo fu abbattuto in uno scenario di guerra… 
Ma in Italia la verità storica non sempre viene accompagnata da una verità giudiziaria. “Ustica ultimo volo” ci spiega che pur conoscendo  la verità, la giustizia civile, nel 2013 nonostante i ricorsi ministeriali , ha condannato definitivamente il ministero dei Trasporti e della Difesa a risarcire i parenti delle vittime perché  “non hanno visto, hanno depistato e hanno distrutto le prove”. 
 Ma per la  vera verità  forse «Manca l’ultimo miglio»  come diceva Andrea Purgatori in una puntata di Atlantide.  E manca anche il coraggio . Dopo le dichiarazioni  infatti di Giuliano Amato  nel 2023 alla Repubblica su  una responsabilità francese della strage non risultano nuove rogatorie presentate dal Governo di Giorgia Meloni rivolte al suo omologo Emmanuel Macron.
Ci sarebbero nuovi indizi che portano a ipotizzare anche una mano francese, nell’incidente.  Ma spesso in Italia per arrivare alla verità… È ancora tutto sempre troppo in salita”.

:: La ragazza dei Tarocchi di Anna E. Pavani (Mondadori 2025) a cura di Patrizia Debicke

19 febbraio 2025

Con Verona  in festa per la ricorrenza  del patrono e  Piazza San Zeno  invasa dai banchetti della Fiera, in un vicolo del centro viene ritrovato il cadavere di Carlo Bonfati. Bonfati  è un industriale e  un nome noto  per aver rilevato salvato dalla bancarotta una storica azienda di dolciumi cittadina. A prima vista la sua morte parrebbe un infarto, ma i successivi accertamenti medico legali sul cadavere diranno che l’industriale è morto  per avvelenamento da digossina, un farmaco derivato dalla digitale, usato da  chi soffre di insufficienza cardiaca.
La faccenda è misteriosa, le circostanze del crimine appaiono poche, avvolte nella nebbia e a prima vista difficilmente interpretabili. Anche e soprattutto perché dall’alto tutti pretenderebbero una rapida soluzione del caso. Bonfati infatti era un caro amico del Questore.  Avrebbe dunque assunto una dose fatale di digossina un farmaco destinato ai malati di cuore. Ma lui non aveva di questi problemi e allora come e perché?
Il caso,  che si sta rapidamente  trasformando in un’insidiosa patata bollente, verrà affidato  al commissario Giovanni Russo della Squadra Mobile di Verona.
Russo dovrà impegnarsi per  seguire  e portare avanti un’indagine che presenta molti punti oscuri,  nonostante i problemi domestici  che gli gravano sulle spalle. Sua moglie Claire infatti, un tempo persona acuta, brillante e  l’anima della sua vita,  da anni è vittima di una progressiva e inarrestabile sintomatologia  legata alle depressione. E per di più reagisce male, accetta malvolentieri  l’aiuto medico e psicologico,  e dimentica di prendere le medicine, tenendolo in costante apprensione sulle sue mosse spesso imprevedibili e che teme pericolose. Il commissario che l’ama, rendendosi conto di questo suoi progressivi isolamento e  allontanamento,  si addolora e si colpevolizza.
Per sua fortuna, almeno sul lavoro può contare su un’ottima squadra  composta da  fedeli  collaboratori che l’appoggiano in tutto e per tutto. E sarà soprattutto con il loro aiuto che riuscirà a rintracciare l’ultima persona ad aver visto vivo Bonfati. L’industriale  infatti aveva in tasca della giacca un volantino pubblicitario con il nome di  una cartomante: Madame Ambra  e  un indirizzo di posta elettronica, che aveva piegato e conservato. Cosa poteva voler dire?  Intanto  con la Fiera in corso per la festa del patrono vale la pena di controllare se quell’indovina  stia lavorando in Piazza San Zeno.  
Il commissario  proverà a passare  di là di prima mattina e troverà subito  il suo stand. È ancora chiuso ma esposto fuori dalla tenda un cartello recita; INTERROGA I TAROCCHI DI MADAME AMBRA e il proprietario dello stand  di dolciumi poco lontano gli dirà che abitualmente la cartomante  arriva in mattinata e poi tiene aperto fino a sera.   Al suo ritorno,  nel pomeriggio, scoprirà che questa madame Ambra, non è, come pensava, una prosperosa donna di mezz’età vestita da zingara. Si troverà invece davanti  a  una ragazza dal trucco pesantemente dark che pare quasi uscita dal film Il corvo.  Si chiama  però davvero Ambra, ha ventun anni  ed è una studentessa universitaria che si mantiene agli studi con la sua capacità di leggere i tarocchi.  Lei, interpellata in merito,  ricorderà  subito il signore alto bene vestito che era venuto a farsi leggere le carte. Ignorava la sua identità che aveva scoperto solo più tardi, quando avevano annunciato alla televisione il suo ritrovamento  per strada, ormai privo di vita . Ricordava bene che le carte,  lette su sua richiesta,  erano assolutamente  negative e  indicavano: Tradimento, Inganno, Morte.  Ma al commissario riferirà soltanto di avergli detto: che lo aspettava un cambiamento drastico. Riferirà anche che, come fa  sempre con  i clienti, gli aveva offerta una tazza della sua  solita tisana alla menta. Lui l’aveva bevuta con piacere,  pareva…
Carlo Bonfati aveva, un padre Arturo Bonfati, un anziano signore ancora vivace e in piena attività lavorativa, era sposato con Veronica  una vecchia amica d’infanzia  con la quale da tempo i rapporti si erano guastati e aveva una figlia adolescente.  Aveva anche un socio in affari, Fabio Busso, che di recente aveva scoperto essere l’amante della moglie e con il quale negli ultimi giorni  secondo la segretaria aveva cominciato a  discutere sempre più spesso e  animatamente. E poco prima di morire aveva preso appuntamento con il suo avvocato. Pare  volesse cambiare il suo testamento.
Si appurerà presto  che Ambra, l’ultima persona a incontrarlo, ha seri problemi cardiaci e assume abitualmente la digossina. Dunque avrebbe  avuto il mezzo e la possibilità di uccidere.
Ma perché e per quale motivo, una ragazza normale, una studentessa, avrebbe dovuto avvelenare uno sconosciuto?
Ambra ha un padre che la adora, mentre con sua madre i rapporti sono freddi. La donna  appare stranamente  e crudelmente indifferente nei suoi confronti, cosa che da sempre la fa soffrire. Cosa ha mai fatto di male? Perché  sua madre non riesce ad amarla?
A conti fatti tuttavia poiché  nella storia tutti  i personaggi  si trincerano dietro un vortice di non detto e di segreti, la situazione si complica, fino al punto di precipitare, tanto che  al Commissario  basterà solo grattare via il velo di bugie  dalla vita di Bonfati per rendersi conto cosa nasconde  e  che  in tanti, forse troppi hanno solo guadagnato con la sua morte…
Un giallo tradizionale a tratti indolente con  molti accenti  che evidenziano la  competenza  di un vero professionista, il commissario Giovanni Russo, uomo intelligente e capace, solo angustiato  dai suoi problemi.
Ci sono le  indagini, le diverse piste,  i sospetti, i sospettati,  i cambi di direzione con tutti i personaggi  che risultano plausibili  e  vengono descritti minuziosamente.  Una trama strutturata, per una storia complessa , ingarbugliata ma  mai violenta e che  si evolve continuamente in un’intrigante incastro a scatole cinesi.

Anna E. Pavani, veronese, ama la natura e gli animali. Appassionata di pittura, nel tempo libero dipinge e realizza quadri e trompe-l’oeil con soggetti ispirati ai paesaggi che la circondano e al mare, che ama sin da bambina. È autrice di romanzi d’avventura, pubblicati sotto pseudonimo. Voci nella nebbia (2020) è il suo romanzo d’esordio con la Narrativa Italiana Mondadori.

:: Avanzi americani di Vittorio Parlanti (Ali Ribelli 2025) a cura di Patrizia Debicke

3 febbraio 2025

Vermont, 1986, domenica 11 giugno, Elizabeth Barrow, una ragazza carina, studentessa modello che frequenta la biblioteca, di diciassette anni, è scomparsa nell’East End della cittadina di Burlington, Vermont. L’adolescente, dopo avere sbrigato delle commissioni per conto di sua madre, avrebbe dovuto raggiungere alcuni amici sulle sponde del fiume Winooski per festeggiare la fine dell’anno scolastico. Ma purtroppo non è mai giunta a destinazione, anzi è sparita nel nulla dopo aver lasciato la sua bicicletta, apparentemente di sua volontà, a circa cento metri dal fiume, in una strada secondaria fiancheggiata da alberi di pino.
Con l’allarme lanciato dalla famiglia in poche ore, padre, madre, fratello, i vicini e tutti i volontari della contea si sono messi in moto impegnandosi in una vasta battuta a tappeto nella zona circostante… Ma la loro iniziale grande battuta andrà a vuoto, benché proseguita per tutto il pomeriggio.
Alle sette di sera il padre, Jim Barrow, ha persino rilasciato una intervista alla televisione locale contenente un appello alla figlia nel caso di un inspiegabile allontanamento volontario e allo stesso tempo una richiesta di aiuto alla popolazione.
In una piccola città quasi tutti conoscono i vicini e tutti, ma proprio tutti, compreso chi ha a che vedere con quella scomparsa, accorreranno in massa pronti a darsi da fare.
Le ricerche proseguiranno anche di notte, coordinate dall’ufficio dello sceriffo locale Ross e con l’ausilio delle unità cinofile venute a dare man forte. Fino ad allora il rappresentante della polizia, ovverosia il detective Jack Morgan veterano della guerra del Vietnam ed ex membro dell’FBI, il detective al quale sono state affidate le ricerche, non ha rilasciato comunicati ufficiali.
Ciò nondimeno Morgan, che ha già scartato l’ipotesi di un incidente e teme il peggio, dopo due giorni di inutili ricerche contatterà a Saratoga Springs l’ufficio dell’investigatore Richard, Rick Collins, un vecchio amico e collega anche lui ex membro dell’FBI e soprattutto un ottimo e collaudato profiler. Vorrebbe farsi spalleggiare da un esperto in quello che ritiene un caso difficile e inquietante. La prima reazione di Collins di fronte a quella richiesta sarà di rifiuto. Non ha dato le dimissioni e lasciato il suo gravoso compito a Quantico, per l’eccesso di pressione psicologica che l’ha praticamente indotto a una fuga, per trasformarsi in un tranquillo detective privato e poi lasciarsi trascinare di nuovo da un amico nei casini…
Solo l’imprevista e tragica conclusione del suo ultimo caso a Saratoga , apparentemente una normale diatriba da sbrogliare tra una moglie e un marito un po’ manesco, trasformata dall’uomo in un barbaro omicidio, lo spingerà a confrontarsi con se stesso e le proprie scelte. Ha sottovalutato alcuni segni del caso e i possibili rischi e invece non poteva e non doveva. Se avesse preso più sul serio i timori e le parole di quella poveretta, forse avrebbe potuto salvarla. La sua tardiva presa di coscienza lo indurrà a cambiare idea, ad accettare la richiesta di Morgan e a impegnarsi di nuovo di persona.
“Arrivo in macchina in giornata” , gli promette infatti.
Mentre Richard Collins è in viaggio, a Burlington la situazione precipita perché Elisabeth Barrow verrà ritrovata morta, dai cani,in una radura. Secondo il medico aggredita e colpita alla nuca con un oggetto contundente. Poi, priva di sensi, è stata legata ai polsi e alle caviglie. Ipotesi formulata in virtù dei segni marcati riscontrati sulla pelle. In seguito, visti gli ematomi sparsi sul corpo, è stata picchiata selvaggiamente, anche in faccia, violentata e infine strangolata. Le unghie spezzate delle dita provano infatti che fino all’ultimo aveva tentato un’inutile difesa.
Un’aggressione evidentemente messa a segno da qualcuno che forse conosceva la vittima o almeno aveva studiato le sue abitudini. Qualcuno che sapeva e voleva uccidere. Uno stupro e un delitto quindi in apparenza premeditati in tutti i particolari. Con un assassino che aveva buone probabilità di cavarsela, a meno che…
Ma Collins decide di restare nel Vermont, per rimettere alla prova le sue capacità di profiler per aiutare il vecchio amico e provare a incastrare il colpevole.
Fin dai primi capitoli del romanzo scopriamo , per volontà dell’autore, che il punto di vista dell’assassino, si incrocia e si sovrappone spesso con quello dei cittadini e degli inquirenti. E non sarà facile individuare in un personaggio anonimo, apparentemente normale, il crudele e distaccato pazzo cosciente, un serial killer animato solo da un viscerale spirito di rivalsa, che riesce a controllare tutto e tutti. Un essere mostruoso, sempre attento a valutare le sue scelte, fatte e da fare , e a misurare minuziosamente i suoi movimenti e quelli dei potenziali testimoni in modo da fuorviarli in ogni modo.
Sarà un corsa contro l’orologio della morte, con i due ex agenti dell’ex Fbi costretti a scontrarsi addirittura con il pubblico ludibrio, offerto sull’orrendo altare da un locale scoop giornalistico, e che tenteranno di individuare e incastrare il responsabile dell’omicidio di Elizabeth Barrow , un essere bramoso di sangue e intento a circuire subdolamente e far cadere nel suo agguato una seconda preda. Insomma è già pronto a colpire ancora .
Opera prima di un giovane autore che, pur peccando di qualche ingenuità e ridondanza, riesce a sviluppare in modo convincente una trama molto complessa e articolata.
Le motivazioni e gli sviluppi emozionali e caratteriali dei diversi protagonisti sono ben motivati nel corso della trama e ricostruiti con dovizia di particolari.

Vittorio Parlanti, nato a Pistoia il 18 marzo 2004, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Niccolò Forteguerri e attualmente frequenta la facoltà di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze. Appassionato di letteratura, classica e moderna, fin da bambino nel tempo libero si diletta in scrittura creativa. Patito di recitazione, melodramma, viaggi e trekking, Avanzi Americani è la sua prima produzione e nasce come esito delle influenze e degli interessi che l’autore ha sviluppato nel corso della sua vita.

:: A rischio di Patricia Cornwell (Giallo Mondadori 2025) a cura di Patrizia Debicke

30 gennaio 2025

A rischio è un romanzo poliziesco breve della scrittrice statunitense Patricia Cornwell pubblicato nel 2006. Si tratta del primo libro della coppia di storie con in veste di protagonista il fascinoso detective mulatto Winston (Win) Garano della polizia di Boston (padre e madre italianissima e della quale usa il cognome), sempre vestito e calzato benissimo solo con roba di marca firmata comprata oculatamente a ottimo prezzo da Hand Me Up prezioso indirizzo di un negozio di abiti usati. Winston Garano sta frequentando un corso di specializzazione alla National Forensic Academy sugli ultimi sviluppi nelle scienze forensi e sulle nuove tecniche di repertamento, quando il Sostituto procuratore, la fascinosa Monique Lamont, una donna che si serve delle persone solo per i suoi giochi di potere, lo convoca d’urgenza per uno strano incarico. Giudica Win Garano l’uomo giusto per chiarire un vecchio caso. Non sa, però, che Garano è furbo, coscienzioso e poco incline a credere solamente alle apparenze. Il detective dovrà indagare sull’omicidio di Vivian Finlay, anziana benestante uccisa e seviziata nella propria casa matronale. Il fatto, che risale a vent’anni prima, avvenuto a Knoxville nel Tennessee e di cui non è mai stato scoperto il colpevole. L’omicidio è stato presumibilmente perpetrato nel corso di un fallito tentativo di furto.
L’indagine dovrebbe essere legata a un nuovo progetto investigativo, “A rischio”, che utilizza le tecniche più recenti di trattamento ovverosia strumenti innovativi di indagine criminale in grado di identificare gli assassini attraverso il DNA.
Ma nella mente del detective Garano qualcosa non quadra: perché la Lamont avrebbe scelto proprio lui per quell’incarico? E perché poi riprendere in mano un omicidio avvenuto in un altro Stato e per di più così lontano nel tempo?
La scaltra e bella Monique è ben nota per essere oltre a una divoratrice di uomini, una incontrollata arrampicatrice che cerca in realtà solo di scalare posizioni per velocizzare la sua carriera (vuole arrivare al posto di governatore del Massachusets) e giocarsi il tutto per tutto. Ma come potrebbe la soluzione di questo caso favorire le sue aspirazioni politiche? Sicuramente favorirebbe una grande notorietà mediatica e tutto va bene purché si parli e si scriva di lei e solleverebbe un polverone sia che Garano non raggiunga l’obiettivo sia che invece fortunatamente riesca a sbrogliarlo e trovare l’assassino. Una cosa è certa: stampa e televisioni da lei ben oliati ci andranno a nozze e le regaleranno grande visibilità.
Intanto pur andando a scavare nei vecchi archivi Garano troverà ben poco sulla vecchia signora. Dell’autopsia effettuata allora resta solo una fotocopia da microfilm. Mancano sia le relative foto che il verbale sull’accaduto. Il dossier, chissà come, sembra essersi volatilizzato Ma quando sarebbe successo? Nel corso di qualche trasferimento di uffici? Ma è andato perso oppure è stato rubato?
Quello che all’apparenza sembrava solo un vecchio caso da risolvere, magari sfruttando al meglio tutte le moderne tecnologie scientifiche, si rivelerà invece una specie di Idra, il mostro dalle molte teste, che nasconde una complessa trama di poteri, dalle impensabili conseguenze, in cui il detective Garano, e non solo lui, rischia di restare tragicamente coinvolto.
E per di più pare evidente che qualcuno ha deciso di ostacolare l’indagine e peggio , a tale punto che nell’arco di poche ore, mentre lui sarà minacciato, all’ambiziosa e prepotente Monique succede molto ma molto peggio.
Tra Win Garano e Monique Lamont , stuprata, ma salvata appena in tempo da morte certa proprio dal suo detective, la tensione arriva alle stelle evidenziando l’umana meschinità della donna, non in grado di mostrare gratitudine ma solo furiosa per essersi lasciata prendere di sorpresa e cogliere impreparata. E ciò nonostante il detective Garano, ignorando quella esecrabile reazione, sentendosi ormai coinvolto di persona con la sua indiscussa capacità professionale porterà avanti caparbiamente la sua indagine senza avere idea dello spaventoso ginepraio in cui sta per andarsi a ficcare . Ma Garano non demorde e insiste fino a quando il suo fiuto lo porterà non solo a risolvere il delitto, ma anche a smascherare un sistema di potere marcio e corrotto.

Tradotta da Anna Maria Biavasco.

Patricia Cornwell è una scrittrice statunitense, discende dall’autrice de La Capanna dello Zio Tom. È stata cronista di nera prima di diventare analista informatico presso l’ufficio di medicina legale della Virginia. È tra i fondatori dell’Istituto di scienze e medicina forense della Virginia e Senior Fellow dell’International Crime Scene Academy del John Jay College of Criminal Justice, nonché membro del McLean Hospital’s National Council, dove è un sostenitrice della ricerca psichiatrica. Ha esordito nella narrativa nel 1990 con il romanzo Postmortem (in Italia nel 1995), l’unico romanzo ad aver vinto nello stesso anno i premi Edgar, Creasey, Anthony, Macavity e il Prix du Roman d’Aventure. Il successo, raggiunto a livello mondiale con Oggetti di reato (1993),ecc.

:: Ti ricordi di Sarah Leroy? di Marie Vareille (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

27 gennaio 2025

Anni Novanta. Sarah Leroy e Angélique Courtin si erano stranamente conosciute nel cimitero di Bouville-sur-Mer, piccolo paese sulla Manica. Tutte e due avevano sette anni ed era il giorno del funerale della mamma di Sarah. Sarah aveva lasciato la chiesa in preda a una crisi di pianto e aveva raggiunto Angélique che a gambe incrociate e con addosso un impermeabile giallo troppo grande, stava seduta su una tomba nel cimitero di Bouville- sur – Mer. Quel cimitero descritto nel romanzo, molto suggestivo, non è a Bouville ma a Varengeville-sur-mer ed è ancora in cima alla scogliera bianca a picco sul Canale della Manica poco lontano da Cap Gris-Nez e di là, se il tempo è bello, si riesce persino a vedere l’Inghilterra .
Angelique “adorava i cimiteri”. Un hobby forse un tantino inquietante, penserete ma in quel momento Sarah non ci aveva fatto caso, anzi in un attimo di rabbia aveva persino tirato un sasso contro quella ragazzina sconosciuta ma Angelique si era alzata, si era avvicinata e l’aveva stretta tra le braccia. Profumava di mare e di cioccolata calda e quell’abbraccio le aveva dato conforto e offerto amicizia. La solidarietà è l’unica soluzione per le brutte cose della vita, le aveva detto allora Angélique. E le aveva piazzato sulle orecchie le cuffie del walkman preso in prestito dalla sorella Maggiore Fanny, che trasmetteva Sensualité di Axelle Red.
Nel 2001 Sarah era una sedicenne tranquilla, gradita a tutti, brava nuotatrice e studentessa modello. Angélique è bella ma Sarah ha il grande vantaggio di far parte di una famiglia benestante. Per un periodo le loro strade si erano divise, dopo le medie, ma prima della scomparsa di Sarah erano tornate amiche, molto amiche. Tanto da formare con altre due coetanee il gruppo delle Disincantate. Un giorno di fine estate tuttavia Sarah non farà ritorno a casa. Dov’è finita e cosa le sarà accaduto? La notizia, divampando su tutti i media francesi, terrà gli spettatori incollati davanti agli schermi televisivi per giorni e poi settimane. Verranno ritrovati i suoi vestiti, le sue cose, si supporrà che sia stata uccisa e buttata in mare, ma non si rinverrà mai il suo corpo. Ciò nonostante un giovane, qualcuno a lei vicino e che le aveva già fatto torto, finirà in prigione con l’accusa di omicidio. E il caso verrà chiuso.
Ciò nondimeno a vent’anni dalla sua scomparsa, il 3 settembre 2001 in Francia, nel paesino di Bouville-sur-Mer,” i riflettori si riaccendono all’improvviso sul caso di Sarah Leroy. Chi era stato condannato per la sua morte sta per uscire di prigione…
E succede proprio il giorno in cui Fanny Courti, vice-caporedattore della rivista per cui lavora e prossima alla promozione a direttore editoriale della versione online della rivista Mesdames, viene convocata da Catherine, il suo capo. Una convocazione in un giorno per lei tremendo. Tremendo perché è lo stesso in cui ha appena ricevuto dalla sorella minore Angélique la notizia della morte della loro madre e quello in cui la vicepreside della scuola della figliastra l’ha chiamata con urgenza per un colloquio. L’adolescente Lilou, figlia del marito di Fanny, Esteban, stavolta l’ha fatta grossa e si è beccata una sospensione. Di ben tre settimane e in più, avrebbe dovuto iscriversi a uno stage previsto dal suo percorso scolastico, cosa che naturalmente si è ben guardata dal fare. Senza contare che i rapporti fra Fanny e Lilou sono piuttosto difficili, neppure migliorati dalla nascita del piccolo Oscar, di quattro anni, benché da subito adorato dalla sorella maggiore .
Stanca e snervata, Fanny sarà costretta a trascinare Lilou con sé in ufficio dove si sentirà dire dal suo capo che la rivista online prevede una serie di articoli dedicati a Sarah Leroy, a vent’anni dalla sparizione. E chi meglio di Fanny, originaria di Bouville, sorella maggiore di Angelique, la migliore amica di Sarah e dunque più che informata dei fatti, potrà occuparsene? E visto che Lilou ha approfittato dell’occasione per intromettersi, potrà fare il suo stage, accompagnandola.
Fanny prova a resistere con tutte le sue forze all’incarico, persino a costo di veder sfumare la promozione, ma alla fine si vede costretta ad accettare. All’epoca, anche lei in un certo senso aveva avuto un ruolo nel fattaccio per cui cui – benché il corpo di Sarah non fosse mai stato ritrovato – era stato condannato a vent’anni di galera Éric Chevalier, figlio della matrigna di Sarah – per la ragazza una specie di fratellastro, sebbene questi si sia sempre dichiarato innocente. Ma su lui giravano da tempo nella cittadina voci che non si fosse comportato bene con qualche altra ragazzina e alcuni particolari parevano collegarlo irrimediabilmente alla sparizione di Sarah.
Fanny ricorda ancora bene di aver mentito alla polizia avvallando i movimenti di sua sorella minore Angélique e scagionandola. Ma è stata solo lei a mentire? In quanti allora non dissero tutta la verità e ancora tacciono? Cosa per esempio facevano e pensavano le Disincantate?
Loro, le quattro grandi amiche d’infanzia: Sarah, Angélique, Jasmine e Morgane. Legatissime tra loro in un speciale momento della loro vita.
E saranno dunque proprio le due investigatrici dilettanti, Fanny la giornalista affiancata, suo malgrado, dalla figliastra con la quale ha un rapporto tumultuoso, che si ritroveranno a indagare insieme sul mistero che circonda ancora la scomparsa di Sarah.
E per farlo dovranno recarsi sul luogo della tragedia per interrogare i testimoni di allora, in particolare Angélique, la sorella di Fanny che ancora vive là ed era la migliore amica di Sarah.
Se Lilou porta avanti il suo stage indagando con passione, Fanny invece si muove in modo più riservato, con maggiore circospezione. Il suo comportamento in un certo senso stupisce la figliastra che sospetta la matrigna di nasconderle qualcosa.
Insomma, l’enigma Sarah imbocca una strada oscura, che par volersi infittire a ogni passo, lasciando intuire troppi confidenziali segreti nascosti, parole mai dette collegabili ad alcune inesplicabili zone grigie e a definitivi giudizi di condanna .
E man mano che Marie Vareille, l’autrice, solleva il velo su quel passato, alternando le voci di Fanny, Lilou, Sarah, Angélique, riuscirà infine a fornire un’ ipotesi su quanto accaduto. Ma la realtà non potrà mai essere svelata.
Ambientato sulla Costa d’Opale, quel tratto di costa sulla Manica della Francia settentrionale, situato di fronte alla costa sud-orientale dell’Inghilterra, questo romanzo, giusto, incisivo, sapientemente diretto e con un finale inaspettato, dà ovviamente il posto d’onore a tutte queste donne, all’amicizia, alla sorellanza, ma affronta anche argomenti più seri come lo stupro, le molestie, le famiglie allargate, le apparenze, i lutti, le rivalità… Tutti questi ritratti di adolescenti/donne che portano avanti il romanzo sono infatti minuziosi e perfettamente rappresentati.
Un romanzo che è allo stesso tempo accattivante e commovente… e beh sì magari anche un po’ nostalgico per chi è cresciuto negli anni ’90.

Marie Vareille è nata in Francia nel 1985 e ora vive nei Paesi Bassi con il marito e le due figlie. Il suo bestseller, “La vie rêvée des chaussettes orphelines”, è stato tradotto in molti paesi e ha venduto più di 200.000 copie in Francia. Il libro ha ricevuto il Charleston Readers’ Prize nel 2020.

:: La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena di Marilù Oliva (Solferino 2024) a cura di Patrizia Debicke

22 gennaio 2025

Dal fratricidio di Caino alla violenza dell’Apocalisse, le pagine della Bibbia sono bagnate di sangue: omicidi, sacrifici umani, torture, martirii, stupri, vendette…
Singoli uomini e interi popoli sono gli interpreti di orrendi racconti, vittime di efferate e sanguinarie atrocità, senza voler citare l’inaudita barbarie del diluvio universale… oppure gli Egizi sterminati dalle crudeli piaghe divine, atterriti dalla morte dei primogeniti, con l’acqua del Nilo trasformata in sangue, con la piaga di “ulcere che si trasformarono in pustole sulle persone e sugli animali” e infine con l’ennesima epidemia, che sterminò tutto il bestiame d’Egitto “ma del bestiame dei figli d’Israele non morì neppure un capo. “E come dimenticare per esempio il divino ordine a Gosué: “Ma delle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, perché essi non v’insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio. Quindi Giosuè (successore di Mosè) conquistò tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re. E come gli aveva comandato il signore, Dio di Israele: non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira. Eccetera , eccetera …
E che dire poi di Salomè che danzando offre su un vassoio d’argento la testa mozzata di Giovanni Battista…
Una rassegna insomma di storie cruente, di episodi terrificanti legati all’Antico e al Nuovo Testamento, che propongono al lettore le contraddizioni di una religione teoricamente votata al bene del prossimo. La Bibbia spiegandoci con dovizia di particolari la mano violenta di un Dio, che punisce chi non rispetta le sue leggi e ci mostra tutta la crudeltà insita nel primo libro stampato (Bibbia di Gurtenberg) quello forse più noto se non letto al mondo, che nei secoli ha ispirato artisti e scrittori. Un’immensa opera letteraria che sembra anticipare i moderni generi legati all’universo del male, come il thriller e l’horror. Un inquietante viaggio nelle mitiche origini della cronaca nera.
E Marilù Oliva con la sua consueta intelligenza e arguzia sceglie di raccontarcela anche al femminile, e benché il compito appaia arduo lei ci riesce alla grande.
Dunque sappiamo che le antiche popolazioni del Vicino Oriente, avevano tutte una storia patriarcale. Insomma esiste qualcosa di più “patriarcale” della Bibbia, vedi Vecchio Testamento? Un mondo di vecchiacci assolutisti e prepotenti che vivevano troppi non anni ma secoli. Fin dalla più antica narrazione biblica poi le donne spesso vengono tenute da parte. La Bibbia ci insegna che le donne valgono meno. A partire dalla creazione con Eva realizzata da una costola di Adamo scopriamo immediatamente quale era il primo dovere delle donne: fare figli… Maschi e femmine è evidente, anche se la faccenda all’inizio appare un po’ nebulosa, per poi potersi riprodurre tra loro. Ma ora passiamo al cupo e intrattabile Noè. Chi era sua moglie? E quali femmine aveva caricato sull’Arca oltre ai figli? O pensiamo al peggio… o forse alla partenogenesi? Nooo. Mah. Tanto quello, Il Signore, può fare e disfare tutto.
Ma spieghiamo meglio di Eva creata egoisticamente solo per far compagnia ad Adamo, ma lei no. Lei voleva vivere, essere lieta, libera. Non le bastava tutto quel ben di Dio del giardino dell’Eden. No lei ha accettato il suggerimento del serpente e ha mangiato, per sua volontà, un frutto dall’unico albero proibito. E l’ha fatto mangiare anche ad Adamo… Ma mal gliene incoglierà perché patatrac! Tuoni e fulmini. Adamo, vigliacco e meschino le appiopperà persino la colpa. Ma sono scuse farlocche, non bastano perché a quel punto cala come una falce l’implacabile condanna divina: tutti e due via! Puniti, scacciati dal Paradiso Terrestre . E dopo, mamma mia, sarà peggio molto peggio per la povera Eva costretta a lavorare, partorire con dolore, patire disperata per la morte del figlio più amato, ucciso da suo fratello, dall’altro suo figlio, Caino. Ma Eva dovrà andare avanti per forza e per tutto il tempo che le resterà da vivere ( centinaia d’anni sapete, mica noccioline) avrà altri figli e figlie alle quali magari insegnerà qualcosina su come destreggiarsi con i maschi. Ma la faccenda è dura, ne sapranno qualcosa Lia e Rachele impotenti, costrette a gareggiare per i favori di uno sposo, Giacobbe che quel potere ce l’ha e per l’inusitato favore di dargli dei figli. Donne che vivevano per anni, secoli, nell’angosciosa attesa di un concepimento, convinte che il loro unico scopo fosse fare bambini. Cosa pensavano queste donne? Donne troppo spesso condannate a fare solo da spettatrici, a un inerte mutismo, solo e sempre in attesa.
Conscenza, potere, libertà: parole che nella Bibbia, come in tutta la grande storia scritta, sono troppo spesso attribuite solo agli uomini, ai maschi. Ma le donne della Bibbia di Marilù Oliva che ne ha scelte nove, tra il Vecchio e il Nuovo Testamento, Eva, Agar e Lia dalla Genesi, Miriam dall’Esodo, Micol dal Libro di Samuele, Susanna dal Libro di Daniele, Ester dal Libro di Ester (l’unica con un libro dedicato) , Maria Maddalena dai Vangeli non accettano di stare solo ferme a guardare e staccandosi da una narrazione essenzialmente patriarcale cominciano ad alzare la testa, a bussare forte e a uscire con prepotenza fuori dalle pagine. Un’esemplare raccolta di esempi femminili, che vanno dalle più sottomesse alle più battagliere , dalle sante alle seduttrici, che siano sovrane o donne del popolo.
Miriam per esempio sorella maggiore di Mosè spesso ignorata da Dio, che preferisce lasciarla in ombra rispetto al fratello, anche lei avrebbe voluto nascere libera e non prigioniera, schiava in Egitto. Miriam che come Mosè si spenderà strenuamente per il suo popolo. Miriam che danza, intona inni e poi sceglie il nubilato. Lei non si piega e come lei altre coglieranno ogni occasione per andare avanti, sia adattandosi, sia sfruttando ogni opportunità: cambiamenti, dissenso e complicità femminile. Succede ogni tanto. Parliamo anche dunque della profetessa Anna per arrivare a Zipporah, moglie di Mosè, senza dimenticare Dalila che incantò Sansone, la casta Susanna pronta ad affrontare la morte per affermare la verità, la ferrea determinazione di Giuditta che liberò il suo popolo dall’assedio di Nabucodonosor prima incantando e poi decapitando Oloferne. E cosa dire di Raab, meretrice di Gerico, che aiutò gli Israeliti a conquistarla e poi con la ricompensa ottenuto cambiò vita e fu persino un’antenata di Gesù. Senza dimenticare Salomé, che incanterà Erode a prezzo della testa di Giovanni Battista, arriveremo alla sofferta passione alla croce di Maria Maddalena, Maria di Magdala. Tante altre insomma e tutte disposte a battersi con una forza che affronta e supera ogni emarginazione.
Marilù Oliva ha dedicato questo suo libro alla memoria di suo padre. A lui, alle sue accurate analisi e dettagliate annotazioni sul sacro testo che temeva di avere perso negli anni e nei traslochi. Ai preziosi ricordi di un padre amatissimo, mancato purtroppo quando lei aveva appena sei anni. Ai ricordi di un dotto e fervente cattolico temperati oggi dalla serena ma intelligente interpretazione di una miscredente che le ha consentito di riportare in scena declinate al femminile alcune grandi protagoniste del libro più letto o per lo meno più famoso del mondo.

Marilù Oliva, nata a Bologna, è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero.
Per Solferino ha pubblicato i bestseller mitologici L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020), L’Eneide di Didone (2022), L’Iliade cantata dalle dee (2024), il romanzo Biancaneve nel Novecento (2021), il saggio I Divini dell’Olimpo (2022)e le riedizioni di due dei suoi noir di successo Le Sultane (2021) e Repetita (2023).

:: Nessuno si senta al sicuro di Luigi Guicciardi (Damster Edizioni 2024) a cura di Patrizia Debicke

15 gennaio 2025

Un giugno bollente, a Bastiglia (Modena). E una mattina, mentre sta facendo jogging, da sola su un sentiero dei prati vicino al Santuario di San Clemente, una donna di cinquant’anni viene colpita da un ictus. Di solito va a correre con la figlia ma visto che quest’ultima la sera prima aveva fatto tardi con un’amica per festeggiare un esame andato bene, la madre non aveva voluto svegliarla.
L’ictus, purtroppo fulminante, ha provocato una irreversibile morte cerebrale. Il certificato del medico legale reciterà infatti deceduta per morte naturale.
Quattro anni dopo, sempre a giugno, sempre molto caldo e sempre a Modena, all’improvviso una donna la sessantina passata a prima occhiata un’ anonima pensionata sovrappeso ma con un’ attività di una fioraia, che stava passeggiando con il suo cane viene uccisa con un unico colpo di pistola alla fronte. E dopo di lei anche altre persone verranno uccise per mano dello stesso assassino o almeno pare… La seconda vittima sarà una giovane moglie e madre di origine tunisina, anche lei colta sorpresa e anche lei ammazzata con una pistolettata in fronte mentre nel prato condominiale era intenta a stendere il bucato. La poveretta che per di più era incinta , era sposata aveva un figlio piccolo e lavorava presso uno studio dentistico come infermiera assistente di poltrona …
La terza vittima invece sarà un ricco imprenditore di larghi mezzi, un ex gioielliere colpito a morte da circa mezzo metro di distanza nell’ingresso/grande soggiorno della sua bella villa di Montale. Il suo cadavere giace supino poco lontano dalla grande porta d’entrata lasciata aperta. La moglie, un medico chirurgo, in quel momento si trovava in casa al piano di sopra e si stava facendo una doccia. Ma purtroppo non ha sentito nulla e solo dopo aver scoperto il corpo inanimato del marito , tornando a pianterreno, superato lo choc ha chiamato la polizia.
Le vittime – a prima vista diverse e molto lontane tra loro, anche socialmente, onesti lavoratori e artigiani le prime e l’ultima componente della abbiente borghesia non si conoscevano, non avevano rapporti e non esisteva alcun plausibile movente per collegarle in qualche modo – sono state eliminate con un unico colpo, senza pietà. Le loro morti mettono gli inquirenti sotto pressione, le indagini, che costringono a spaziare in tutte le direzioni apparentemente almeno all’inizio senza né capo né coda , sono tutt’altro che semplici… Non si trova un qualche punto di contatto. L’assassino par quasi aver colpito a caso. In comune tra le tre vittime c’è solo il fatto che tutte e tre sono state colte alla sprovvista e uccise parrebbe proprio con la stessa arma una 357 Magnum, Smith & Wesson. Ci sarebbe un misterioso serial killer in circolazione? Oppure? Cosa?
I media imperversano. Modena ha paura, la pressione sale. Incaricato delle indagini, il giovane commissario Torrisi, dopo la partenza della bella Debora tornato solitario e tormentato nella vita privata ma preparato e sempre pronto sul lavoro, si mette subito sulle tracce di un efferato omicida, da fermare a ogni costo, da individuare, con il fattivo appoggio dell’ispettore Carloni, diventato ormai più un amico che un collaboratore. Ma la faccenda appare avvolta nelle nebbia più fitta e tutta in salita . Chi? E perché uccide?
E quando la mostruosa scia di sangue riprende di nuovo drammaticamente, i due dovranno allargare il cerchio delle ipotesi fino a immaginare una possibile vendetta provocata da quanto successo quattro anni prima in un ospedale e in una sala operatoria in cui si potrebbe aver volutamente falsato una civile e umana scelta di generosità . Dove è stato premeditato un qualcosa di tremendo, ingannando la buona fede di certuni mentre invece dietro si celava solo una pura questione d’interesse.
Scartando ogni altra possibile teoria, i due poliziotti imboccheranno finalmente la strada di una difficile verità fino ad arrivare a risolvere il caso, o almeno in apparenza, pur lasciando spazio ad alcuni dubbi…
In Nessuno si senta al sicuro, terzo romanzo di Guicciardi con come protagonista Torrisi , l’autore con una scrittura netta e puntale e una narrazione incisiva condotta tutta al presente, riproduce in poche parole fatti e sensazioni legati ai vari personaggi e ci regala una tragica storia in due “atti” in cui il passato incombe e dilaga nell’attualità snaturandola, per riuscire a introdurre di prepotenza il lettore nella vicenda.
Guicciardi, un veterano della penna poliziesca giallo/noir che riesce sempre a costruire storie ben calibrate e coinvolgenti, anche stavolta fa riflettere sul tema prescelto. Un tema di grande attualità e del quale si è parlato molto in Italia soprattutto negli ultimi giorni : la donazione degli organi che ha raggiunto nel Belpaese cifre ragguardevoli.
Chi scrive è sempre stata a favore e lo è tuttora e, benchè forse la mia età non lo renda più fattibile e conveniente, ha sempre nel portafogli il consenso per l’espianto in caso di morte cerebrale.