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:: L’ indizio di Helen Callaghan, (Corbaccio, 2016) a cura di Micol Borzatta

1 settembre 2016
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Margot Lewis è un’isegnante del liceo di Cambridge e cura anche una rubrica sul giornale intitolata Cara Amy dove risponde alle richieste di aiuto e di consigli da parte della popolazione.
Nella via privata però non va tutto bene, infatti sta divorziando dal marito che l’ha tradita seguendo il profumo dei soldi e vuole portarle via tutto.
La vita di Margot però viene davvero sconvolta quando, in contemporanea con la sparizione di Katie Browne una sua ex allieva, trova tra le lettere per la rubrica quella di Bethan Avery, una bambina rapita che chiede aiuto per essere liberata dal suo rapitore.
Margot corre subito dalla polizia, ma nessuno le crede né dà peso alla lettera, perché Bethan Avery è una bambina che è stata rapita 17 anni prima e di cui non si è mai ritrovato il corpo.
Margot però non si dà per vinta, secondo lei la sparizione e la lettera sono collegate, e quando finalmente viene contattata da un esperto di Cold Case si butta anima e corpo a cercare indizi per riuscire a trovare Bethan e quindi anche Katie, ma le scoperte che farà saranno talmente sconvolgenti da cambiarla per sempre.
Fin da subito si entra nel vivo della storia vivendo in prima persona, nel prologo, la scomparsa di Katie. Questa parte viene raccontata con la voce narrante della bambina stessa, della quale non si saprà nulla di come sia fatta, ma invece si conoscerà tutto quello che riguarda il rapporto con la madre, con il patrigno, il disagio domestico e la voglia di stare con il padre naturale.
Dopo questa breve parentesi si entra nella vita di un’altra voce narrante: Margot. Anche qui si sa poco dell’aspetto fisico della protagonista, ma il lettore entra subito in contatto con i suoi pensieri e con il suo carattere, creando già nel primo capitolo un legame empatico davvero forte.
Andando avanti con la lettura, grazie al trucco della scrittrice, sempre più usato nei thriller, di alternare i capitoli tra vittima e ricercatore, il lettore si trova a vivere alternate le sensazioni di paura e di terrore di Katie e la tenacia, la caparbietà e l’insistenza di Margot che, nonostante tutti le diano contro definendola anche pazza, non vuole smettere di cercare la bambina.
Le descrizioni delle situazioni vissute dalle protagoniste sono molto vivide e ricche di particolari, a volte anche molto cruente, come ad esempio la descrizione della ferita di coltello di Margot, ma il lettore è talmente coinvolto e partecipe dei fatti che anche i più deboli di stomaco riescono a continuare la lettura facilmente e senza impressionarsi troppo.
La trama è molto complessa e gli argomenti trattati molto particolari, quasi da prendere con le pinze come si suol dire. Infatti oltre a narrare del rapimento di una bambina, l’autrice parla del problema che possono avere le persona a reinserirsi in società dopo un periodo di ricovero in strutture psichiatriche.
Margot infatti è stata ricoverata due volte in gioventù per depressione, ma tutt’ora la gente che la circonda, pur essendo guarita da molti anni, usa la sua passata malattia come scusante per allontanarla e non aiutarla, e men che meno crederle, se racconta qualcosa che vada al di fuori della loro routine quotidiana, così da no farsi coinvolgere in nulla che sia fuori dagli schemi, non capendo che facendo così non aiutano la persona in questione a non dar peso alle idee che possono sembrare strane, ma la portano a dubitare di se stessa, a riprovare quel senso di insicurezza e malessere che possono farla ricadere nuovamente in uno stato depressivo e confusionale.
Tutto questo il lettore lo vive attraverso i pensieri frammentati di Margot che diventano sempre più confusionari e contradditori. Il tutto ovviamente raccontato sempre in prima persona, dando quasi l’impressione che i pensieri siano del lettore stesso.
Un romanzo adrenalinico adatto per una lettura anche sotto all’ombrellone dove può essere iniziato e gustato fino alla fine senza interruzioni.

Helen Callaghan vive a Cambridge insieme a Aleister, il suo criceto e a una montagna di libri. Autrice di racconti, è rappresentata dalla prestigiosa agenzia Green and Heaton che ha autori come Sarah Waters e Katherine Webb. «L’indizio» è il suo primo romanzo.

Source: ebook inviato al recensore dall’ editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: La città del terrore, Alafair Burke, (Newton Compton, 2016) a cura di Micol Borzatta

29 luglio 2016
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New York. East River Park. Mentre Ellie Hatcher e suo fratello Jess stanno facendo la loro consueta corsa mattutina, sono le 5:32, vengono attirati da un capannello di gente che sta indicando qualcosa. È così che Ellie, che in realtà è una detective della omicidi, rinviene il corpo di Chelsea Hart, una studentessa dell’Indiana a New York in vacanza, strangolata, accoltellata e con i capelli strappati.
Chelsea era stata vista l’ultima volta in un esclusivo locale di Manhattan, quando le sue due amiche l’avevano lasciata a ballare mentre loro tornavano in albergo a preparare i bagagli visto che sarebbero dovute partire tutte e tre la mattina dopo.
Ellie inizia subito a indagare insieme al suo partner J. J. Rogan, e seguendo gli insegnamenti del suo mentore collega il caso ad altri tre casi irrisolti avvenuti sei anni prima.
Nessuno però le crede quando espone la sua idea, tutti sono convinti che l’assassino sia un broker della City che quella notte ballava con Chelsea e che i casi del passato siano tre casi irrisolti che non hanno nessun legame né tra di loro né con il caso presente.
Ellie però non si lascia scoraggiare e continua a indagare fino a quando le sue teorie iniziano a prendere forma e concretizzarsi e con un grande colpo di scena scoprirà l’assassino.
Un grande romanzo thriller molto sui generis che non fa rimpiangere nulla al papà James Lee Burke.
Il lettore viene coinvolto fin dalla prima pagina nella vita privata della protagonista e, grazie alla narrazione alternata, in quella del killer. Trucco che porta il lettore ad avere informazioni maggiori rispetto ai personaggi, fattore che lo porta a iniziare a farsi subito le sue congetture, ovviamente molto spesso contrarie a quelle dei detective, visto che ha informazioni in più. Congetture che vorrebbe comunicare a Ellie e a J. J. grazie al legame che riesce a instaurare con loro tramite descrizioni molto profonde a livello mentale ed emotivo che li rende delle persone a tutto tondo.
Gli ambienti descritti hanno un qualcosa di noir che si scosta delle classiche atmosfere a cui siamo abituati quando si tratta di New York o di Manhattan, trasportando il lettore in vicoli bui, in strade di periferia o semplicemente in zone che a causa delle ore notturne molto tarde sono deserte e hanno perso tutta la loro allegria e vivacità che hanno di giorno.
La trama è coinvolgente, intensa e molto ben congeniata, infatti se il lettore seguisse esclusivamente le indagini di Ellie e lavorasse con le informazioni che i detective trovano man mano che le indagini vanno avanti, arriverebbe alle stesse conclusioni, ma c’è da dire che pur avendo molte altre informazioni in più, non è comunque così semplice risolvere il caso e si ritroverà a cambiare idea mille volte, idea che non sarà mai corretta come scoprirà con il colpo di scena finale.
Un romanzo davvero avvincente che se letto come primo non può far altro che invogliare il lettore a reperire gli altri quattro scritti da Alafaire per rimmergersi nella sua squisita narrazione.

Alafair Burke nasce nel 1969 in Florida, a Fort Lauderdale.
Figlia del romanziere giallista James Lee Burke è a sua volta una romanziera di gialli.
Professoressa di diritto e vice procuratore distrettuale dell’Oregon.

Provenienza: dono dell’editore, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: L’ emozione in ogni passo, Fioly Bocca (Giunti, 2016) a cura di Micol Borzatta

27 luglio 2016
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Alma, mentre con l’amica Monica si trova in vacanza in un agriturismo a Varengo nel Basso Monferrato, incontra Bruno. Tra i due nasce subito l’amore, un sentimento talmente forte che spinge Alma a prolungare le vacanze fino a quando è costretta a tutti i costi a tornare a Bologna per l’inaugurazione della sua libreria, aperta con tanti sacrifici, investendoci tutti i suoi risparmi. Bruno è legato alla sua terra e all’agriturismo, è la sua vita e il suo sogno, fuori di lì si sente soffocare e morire.
Provano a far andare avanti la relazione a distanza, ma quando a capodanno Bruno la raggiunge a Bologna decide che è il caso di troncare la relazione perché non possono continuare a vivere in attesa di un futuro che non ci sarà mai perché nessuno dei due è disposto a lasciare la sua terra.
Frida è sposata con un medico volontario in Medici Senza Frontiere e ha uno studio a Torino. Ogni volta che il marito parte per una missione lei si sente persa, ma non lascia mai il suo posto per seguirlo, fino a quando nell’ultima missione lui muore e lei si sente vuota e senza nessuna più voglia di vivere.
Per motivi diversi entrambe decidono di intraprendere il Cammino di Santiago e durante la marcia si incontrano e decidono di fare il percorso insieme.
Durante i giorni di marcia si raccontano a vicenda le loro vite, le loro esperienze e le motivazione che le hanno spinte al viaggio.
Un viaggio che le porterà a scoprire molto di se stesse e ritrovare grandi verità.
Un romanzo incredibile che appena preso in mano potrebbe sembrare l’ennesimo polpettone copiato da Coelho, ma che invece è una scoperta riga dopo riga, come scoperta è il Cammino passo dopo passo, e il tutto scritto da una scrittrice che non ha nulla da invidiare a Coelho.
Immergendosi in queste pagine anche il lettore si ritrova a fare un Cammino dentro di sé, avvolto dalle atmosfere spirituali, romantiche e a volte anche difficili dei protagonisti.
Ogni persona che incontrano Alma e Frida sembra di incontrarlo fisicamente anche al lettore che uscirà dalla lettura e dai vari incontri molto più ricco rispetto all’inizio della lettura.
Un romanzo che sa come trasmettere il vero significato del Cammino di Santiago portando il lettore ad avere voglia di intraprenderlo a sua volta per immergersi sia nelle ambientazioni stupende descritte nel romanzo, ma anche in quel senso di appartenenza e di scoperta che ti trasmette il Cammino.
Ottimo romanzo consigliato sia agli amanti del genere, ma specialmente a chi si avvicina per la prima volta per la sua semplicità e il suo stile diretto.

Fioly Bocca vive sulle colline del Monferrato.
Laureata in lettere all’Università di Torino è specializzata in redazione editoriale.
Ha esordito con il romanzo Ovunque tu sarai che è stato da subito un grande successo ed è stato tradotto anche in Germania e Norvegia.
L’emozione in ogni passo è il suo secondo romanzo.

Source: libro inviato da Walkabout Literary Agency, ringraziamo Fiammetta.

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:: Il segreto del Voltone. Il commissario Botteghi e una vecchia storia livornese, Diego Collaveri (Fratelli Frilli, 2016) a cura di Micol Borzatta

26 luglio 2016
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Livorno. Piazza della Repubblica, più specificatamente sotto al Voltone. Giorni odierni. Il ritrovamento di un crocerista americano è la notizia che un giorno molto caldo sveglia di prima mattina il commissario Mario Botteghi. Lui e la sua squadra vanno subito sul posto a indagare, e sulle prime sembra una classica rapina finita male.
Botteghi, come da protocollo, inizia subito a recuperare e visionare tutti gli effetti personali del crocerista e la sua cabina, ed è proprio qui che ritrova un diario di un parente del defunto nascosto con molta attenzione e che riguarda il periodo dello sminamento avvenuto a Livorno nel 1945, fatto che gli fa capire subito che l’omicidio non è una semplice rapina ma qualcosa di più complesso.
A questo punto Botteghi è costretto ad andare in Ambasciata, trattandosi di uno straniero, e anche qui incontra molte perplessità, specialmente sulla fretta che l’ambasciata gli vuole mettere per la chiusura del caso.
Botteghi inizia a studiare con molta attenzione il diario e scopre che lo zio del defunto, insieme a un gruppo di partigiani italiani, era coinvolto nell’occultamento di un grande segreto che doveva essere tenuto nascosto a tutti ma specialmente ai tedeschi, e per questo venne messo proprio nelle gallerie sotterranee sotto al Voltone.
Pur essendo all’inizio molto incredulo sui fatti narrati, credendo come tutti che la storia delle gallerie e del tesoro fosse solo una leggenda metropolitana inventata per far divertire i ragazzini, Botteghi inizia comunque a indagare anche in quella direzione, sperando di trovare il colpevole dell’omicidio dell’americano. Inizia così l’indagine e il viaggio che unirà passato e presente in un vortice di colpi di scena e sotterfugi per arrivare alla soluzione del mistero. Tuttavia il mistero si riuscirà davvero a svelare?
Romanzo unico nel suo genere trattandosi di un ibrido tra giallo, ovvero tutto ciò relativo alla trama, e il noir, cioè tutto la parte riguardante l’introspezione di Botteghi che rappresenta il classico cliché del commissario da romanzo e film noir.
Nel noir c’è anche da specificare che si tratta di noir metropolitano grazie alla sua ambientazione tutta cittadina, infatti tutte le vicende sono ambientate a Livorno, più precisamente nelle vie e nelle zone intorno alla Fortezza Nuova e al Voltone.
Altro fattore ibrido che possiamo trovare è la mescolanza di fatti storici realmente accaduti, e dei quali Collaveri si è lungamente documentato facendo ricerche approfondite, spesso le stesse che poi fa fare a Bottteghi, sia a livello teorico tramite racconti, libri, documenti storici che direttamente sul campo.
Una scelta molto coraggiosa dell’autore è stata sicuramente quella di usare nel linguaggio parlato dei personaggi cadenze e terminologie vernacolari, ovvero specifiche livornesi. Dico che è stato un atto di coraggio perché questa scelta potrebbe restringere il target dei lettori, ma questo non avviene, perché il genio di Collaveri ha inserito delle note a piè di pagina dove spiega il significato dei termini, facendo così in modo che il lettore si appassioni di più, e per i non livornesi poter imparare di più città e i suoi abitanti.
Le descrizioni dei luoghi sono fatte attraverso gli occhi di Botteghi, grazie alla narrazione tutta in prima persona, in questo modo l’autore non è obbligato a limitarsi esclusivamente alla parte fisica e materiale dei paesaggi, ma può trasmettere tutta la magia che possiamo trovare racchiusa anche nella realtà in ogni mattone, ciottolo e filo d’erba di questa città quasi mistica.
Come detto da Collaveri stesso durante una presentazione del suo libro, quando ha scritto e creato Botteghi si è trasformato lui stesso in Botteghi, e questo il lettore lo nota per tutta la durata del romanzo, perché leggendolo diventa a sua volta il commissario vivendo tutto il libro in prima persona e toccando con mano luoghi, avvenimenti e personaggi.
La trama poi è così ben realizzata che l’autore riesce a dare tutti gli indizi al lettore per risolvere il caso già nella prima metà del libro, ma nello stesso tempo, durante la lettura, lo depista in modo da rendere tutto ancora più intrigante, come se Collaveri volesse giocare con lui e dopo avergli dato la soluzione in mano rendergli la decifrazione degli indizi complicata distraendolo e rigirandogli i pezzi in mano.
Un romanzo spettacolare scritto da un livornese DOC che sa conquistare con la sua fantasia e insegnarci anche nuove nozioni storiche nel modo più piacevole e avvincente che possa esserci, dimostrando conoscenza dei fatti e impegno nella ricerca fatta con testa, ma soprattutto con il cuore.

Diego Collaveri nasce a Livorno nel 1976.
Dal 1992 fino al 2000 lavora in campo musicale per la EMI Music.
Nel 2000 inizia a confrontarsi con la scrittura, prima partecipando a concorsi di poesia e narrativa e in seguito con le prime pubblicazioni.
Nel 2001 inizia a dedicarsi alla sceneggiatura, prima per il teatro e successivamente per il cinema.
Nel 2003 fonda la Jolly Roger production con cui produce video.
Dal 2014 collabora con La tela nera come critico cinematografico e dal 2015 è docente della Scuola di Scrittura Carver di Livorno.
Al suo attivo ha i romanzi Anime assassine pubblicato nel 2014 e L’odore salmastro dei fossi pubblicato sempre con Fratelli Frilli nel 2015.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo l’Ufficio Stampa Fratelli Frilli Editori.

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:: Tutta la verità su Gloria Ellis, Martyn Bedford (De Agostini, 2016) a cura di Micol Borzatta

13 luglio 2016
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Gloria è una ragazzina di soli quindici anni che odia la sua vita. Da quando il fratello maggiore Ivan è andato via di casa per frequentare il college, lei ha dovuto cambiare molto di se stessa per adeguarsi e conformarsi con la realtà che la circondava, ma sempre più spesso si ritrova a pensare che la sua vita è solo una menzogna, vorrebbe scappare, ma non ne ha il coraggio. Almeno fino a quando nella sua scuola non arriva Uman Padeem. Un ragazzo molto particolare che non ha paura di sfidare i professori o qualsiasi altra persona e non si lascia convincere a fare niente che non voglia.
Una sera Gloria dice a sua madre che dorme a casa di una sua amica, ma invece sparisce per due settimane.
I genitori sono distrutti e la polizia non smette di cercarla, quando compare come dal nulla.
La poliziotta Ryan è obbligata a interrogarla e Gloria racconterà tutto quello che le è capitato in quei quindici giorni, quello che ha pensato e perché lo ha fatto. È il momento della verità e soltanto la verità.
Un romanzo diverso da tutti i romanzi.
Già in partenza possiamo notare che Bedford ha voluto scegliere uno stile tutto particolare. Il romanzo infatti si apre con un interrogatorio, e per la precisione quello di Gloria Ellis, dando subito al lettore le informazioni di quella che sarà la protagonista del libro, che ci viene comunicato anche nel titolo, e del fatto che il mistero sottointeso è la sua sparizione per ben quindici giorni. Informazioni che invece di portare il lettore a distaccarsi dalla lettura, lo intrigano e lo coinvolgono perché rimangono in sospeso fino a quando dal secondo capitolo non sarà proprio Gloria a narrare in prima persona raccontandoci i suoi pensieri e quello che ha vissuto, seguendo quello che è il punto di vista di una bambina di quindici anni.
La trama, molto ben sviluppata, va a toccare tutti quegli argomenti caldi per un’adolescente, Gloria infatti racconta il suo sentirsi fuori luogo, il suo diventare convenzionale solo per uniformarsi con la società, il suo malessere emotivo causato da una famiglia che non la capisce fino in fondo e il suo primo amore.
Temi molto importanti che purtroppo colpiscono quotidianamente quasi ogni ragazzo e ogni ragazza e che spesso non hanno il coraggio di raccontare e di aprirsi. Il tutto farcito da eventi misteriosi che appaiono in un modo ma in realtà sono completamente l’opposto.

Martyn Bedford nasce a Croydon, nella zona sud di Londra, nel 1959.
Dopo aver ottenuto un Master of Arts in Scrittura creativa all’università dell’Anglia orientale lavora per 12 anni come giornalista.
Ha insegnato scrittura creativa all’Università di Manchester e all’Università di Leeds.
Nel 1996 pubblica Acts of Revision, nel 1997 Exit, Orange & Red, nel 1999 The Houdini Girl, nel 2000 Black Cat e The Virtual Disappearance of Miriam, nel 2006 The Island of Lost Souls, nel 2011 Flip – Scambio di persona, e nel 2016 Tutta la verità su Gloria Ellis.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Riccardo dell’ Ufficio Stampa De Agostini.

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:: Il Settimino, Fabrizio Borgio (Acheron Books, 2016) a cura di Micol Borzatta

11 luglio 2016

indexDavide Bo sembra all’apparenza un ragazzo normale, ma è nato al settimo mese di gravidanza, oltretutto figlio di settimino. Questa sua condizione lo porta a manifestare dei poteri speciali.
Dopo che da ragazzo ha fatto saltare in aria la testa del padre con la forza del pensiero, dopo che lui uccise con un fucile la madre e la sorella, Davide è tenuto d’occhio, anche se a distanza, dal DIP, il Dipartimento Indagini Paranormali, più specificatamente da Stefano Drago.
Sarà proprio Drago che, anni dopo, interverrà per proteggere Davide da un gruppo dell’AISI che lo vuole rapire per utilizzarlo nel loro progetto Caino.
Tuttavia una terza forza in campo tenterà di confondere le acque e intralciare le indagini di Drago con lo scopo di uccidere Davide.
Drago si troverà a dover combattere contro il tempo e scoprire cos’è il progetto Caino, chi sono i resposabili coinvolti arrivando a smascherarli fin nelle più alte sfere e nello stesso tempo proteggere se stesso e Davide da morte certa.
Romanzo molto particolare con una partenza subito a tutto gas che fa capire subito al lettore il ritmo di narrazione a cui deve abituarsi per stare dietro alla lettura.
I fatti vengono descritti molto dettagliatamente, ma nello stesso tempo Borgio riesce a mantenere un’aurea di mistero che incuriosisce il lettore invogliandolo a leggere sempre di più dimenticandosi del mondo esterno.
Anche le indagini del DIP sono descritte molto minuziosamente, e anche se a volte sembrano noiose, come quando descrivono i filmati visionati, rendono il tutto molto più realistico, infatti nella realtà ci sono anche le parti noiose nelle indagini che non possono essere saltate se si vuole arrivare alla giusta conclusione. Ed è proprio quello che l’autore fa, una descrizione realistica con i giusti ritmi così da dare senso di realtà anche al lettore che percepisce il romanzo come un avvenimento concreto che gli si sta svolgendo intorno, dove non si ritrova nel ruolo di spettatore ma di protagonista.
Un’altra qualità del romanzo sono le parti accademiche che permettono al lettore di imparare cose nuove rendendolo sempre più interessante ed entrando sempre più nel profondo della narrazione, anche se una piccola critica viene spontanea, almeno per chi non è piemontese: l’autore usa troppe frasi scritte in dialetto che rimangono incomprensibili al lettore, a meno che, come dicevo prima, non è piemontese.
Per quanto riguarda la trama si può dire solo stupefacente. Un ottimo mix tra realtà e finzione che unisce due generi totalmente diversi, noir e fantasy, in un unico romanzo, in un’escalation vincente che il lettore non potrà mai dimenticare dopo averla assaporata fino alla fine.

Fabrizio Borgio nasce nel 1968 ad Asti. Nato prematuramente, e in anni inquieti, passa la sua infanzia e la sua crescita sviluppando fantasia e creatività leggendo libri e fumetti.
Appassionato di cinema e letteratura, nella fase adolescenziale, inizia a scrivere racconti.
Congedato dall’Esercito e buttato nel mondo del lavoro inizia a scrivere. Segue stages di sceneggiatura. Partecipa al premio letterario Il nocciolino di Chivasso ricevendo un premio dalla giuria.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Samuel dell’ufficio stampa Acheron Books.

:: Il testamento del conte Inverardi, Luigi Valloncini Landi (Salani, 2016) a cura di Micol Borzatta

8 luglio 2016
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Luigi Valloncini Landi, figlio di Monia e Mario, rispettivamente la cuoca e il maggiordomo di casa Mandolossa di proprietà dei conti Inverardi, è cresciuto dentro quella casa mentre i genitori erano a servizio, come a loro volta i loro genitori.
Arrivato all’età scolare viene spronato dal conte, che si accollò tutte le spese, a proseguire gli studi fino a laurearsi. Cosa che fece, diventò medico e passò tutta la sua vita a Settepassi come dottore dei conti e del paese.
Grazie alla sua posizione prima di figlio dei domestici e dopo di medico, Valloncini ha potuto raccogliere ricordi diretti e indiretti della dinastia Inverardi della Pieve. Ricordi che decise di raccontare, partendo dal nonno del conte Gilberto fino ad arrivare a raccontare del figliastro, della vedova e dei nipoti del conte.
Una storia lunga quattro generazioni fatta di dolori, sofferenze, perdite, scelte difficili spinte dalla regola in uso noblesse oblige e altre motivate solo dalla cattiveria, dall’egoismo e dall’ingordigia, ma alcune, anche se poche, anche dall’amore.
Quando alla morte del conte Gilberto, grazie al suo testamento, sembrerebbe che le situazioni si potessero sistemare, ecco che la cupidigia risorge e nuovi complotti nascono sottobanco.
Pur trattandosi di una biografia inerente a una casata nobiliare, il romanzo non appare noioso come si potrebbe temere a un primo impatto, ma anzi risulta essere molto coinvolgente e appassionante, sia per il fatto che è raccontata da un diretto interessato, essendo l’autore un discendente dei domestici e cresciuto a contatto con la famiglia in questione, ma anche perché lo stile narrativo è molto scorrevole e porta il lettore a vivere in prima persona le vicende dei vari personaggi, prendendoli talmente a cuore che a volte vorrebbe intervenire per svelare quei segreti che chi li conosce tiene ermeticamente nascosti e chi non li conosce li cerca come se fossero ossigeno.
Le descrizioni degli ambienti e dei periodi storici sono fatte fin nei minimi particolari, così che anche il lettore più all’oscuro riesce ad ambientarsi e muoversi tra le pagine e gli avvenimenti come se fosse stato presente senza nessuna fatica, così da potersi concentrare sui drammi familiari e sulle varie personalità dei personaggi, che vengono descritti tramite i loro pensieri, i loro sentimenti e le loro azioni, molto più che fisicamente, proprio perché l’autore vuole dare molta più importanze al lato spirituale della famiglia piuttosto che ai tratti fisici e materiali in sé.
Un romanzo nato, come dice l’autore, “per descrivere un mondo che conosco bene ma non mi appartiene e per lasciare un segno di me.”

Luigi Valloncini Landi nasce a Settepassi nel 1929.
Nel 1954 si laure in Medicina e Chirurgia e per cinquant’anno fa il medico condotto.
Nel 2004, dopo essere andato in pensione, si dedica alla scrittura raccogliendo tutti i suoi ricordi di una vita.

Source: ebook inviato dall’editore, ringraziamo Matteo dell’ Ufficio Stampa Salani.

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:: La strada delle ombre, Mikel Santiago (Nord, 2016) a cura di Micol Bozatta

7 luglio 2016
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Bert Amandale e Chucks Basil sono amici fin da ragazzi. Cresciuti insieme hanno mantenuto un legame quasi fraterno anche quando le loro strade si sono divise per seguire le rispettive carriere, Bert scrittore e Chucks musicista. Un legame talmente forte che quando Bert si trasferisce in Francia per cercare di sistemare il suo matrimonio si trasferisce anche Chucks.
Una sera, dopo essere usciti a bere, durante il ritorno a casa, Chucks investe un uomo. All’inizio scappa spaventato, ma poi torna indietro per soccorrerlo, ma il cadavere è sparito. Nei giorni seguenti nessuna notizia dell’incidente e quando è andato a costituirsi nessuno gli ha creduto.
All’inizio nemmeno Bert gli crede, ma quando pochi giorni dopo leggono sul giornale della morte di Daniel Someres, Chucks riconosce in lui il tizio investito, ma l’articolo dice che è morto giorni dopo e a 100 km di distanza.
Chucks inizia così a indagare, e quando la figli di Bert lo trova morto, sarà Bert stesso a prendere in mano le indagini, e le scoperte che farà saranno spaventose. Ombre nascoste così bene da sembrare raggi di luce.
Romanzo molto interessante, con un inizio un po’ lento per quanto riguarda il ritmo di narrazione, ma comunque molto coinvolgente essendo incentrato sulla capacità di Bert di capire cosa stia passando Chucks.
Descrizioni molto contraddittorie e frastagliate degli avvenimenti trasmettono al lettore la situazione di confusione mentale sia di Chucks, che crede di impazzire, trasmettendo anche la descrizione della trasandezza fisica in cui cade, che di Bert, che cade in una totale confusione perché da una parte crede all’amico, ma dall’altra teme che sia ricaduto nella paranoia e nella pazzia.
Dopo una prima parte lenta, che come spiegato sembra quasi un lungo prologo, si arriva alla morte di Chucks e al vero libro. Da questo momento infatti il ritmo dello stile narrativo cambia, diventando più veloce, come più veloci diventano i pensieri di Bert, che si ritrova a dover indagare sulla morte dell’amico perché è l’unico a non credere al suicidio. Il cambio di ritmo serve anche per trasmettere meglio al lettore il senso di angoscia di Bert, angoscia che effettivamente verrà provata fino alla fine della lettura, quando con uno spettacolare colpo di scena verranno alla luce tutti i segreti, o come dice anche il titolo, tutte le ombre.
Un romanzo che sa davvero come portare il lettore su una montagna russa continuativa, infatti come le montagne russe inizia piano per diventare sempre più travolgente e quasi spaventoso, dando continue scariche adrenaliniche inducendo così il lettore a non staccarsi mai.

Mikel Santiago nasce a Portugalete, nei Paesi bachi, nel 1975.
Chitarrista in una band rock vive per dieci tra la Spagna e l’Irlanda.
La scrittura è entrata nella sua vita quasi per gioco, ma in breve tempo si è ritrovato ai vertici delle classifiche spagnole e americane con il suo romanzo.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’ufficio stampa Editrice Nord.

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:: Cascina smorta, Antonio Zamberletti (Runa editore, 2016) a cura di Micol Borzatta

27 giugno 2016
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Un gruppo di ragazzini ha l’abitudine, dopo la scuola, di incontrarsi in un vecchio cascinale chiamato Cascina smorta. È il loro luogo sicuro in cui possono fumare di nascosto e parlare di tutto, soprattutto lontano dai bulli che li prendono sempre di mira a scuola. L’unica regola che hanno è quella di non andare nella brughiera.
Dopo vent’anni uno di questi ragazzi, Andrea Modica, torna nel suo vecchio paese, diventando il capo della Squadra Mobile locale.
Deve ancora iniziare ufficialmente, previsto per la mattina successiva, quando squilla il cellulare e viene chiamato a indagare sul ritrovamento di un corpo nei pressi di Cascina smorta.
Tutto il suo passato ritorna a galla, la sua adolescenza, i suoi amici, e le indagini per scoprire il killer lo trasporteranno ancora più in profondità dei suoi ricordi.
Un romanzo giallo completamento diverso dai soliti gialli, con una trama avvincente che sa penetrare nel cervello del lettore trasportandolo in torbidi segreti.
Da bravo sceneggiatore l’autore riesce a descrivere le scene molto approfonditamente, sia a livello visivo, come se si trattasse di un film, ma anche a livello psicologico, puntando molto sui pensieri e i ricordi dei personaggi.
Purtroppo questo lo porta ogni tanto a entrare un po’ troppo nello specifico, specialmente quando parla delle armi che arriva a precisare perfino la specifica delle munizioni che distingue due proiettili dello stesso calibro. Specifiche che la maggior parte dei lettori non sanno cogliere perché relative a un argomento non da tutti i giorni.
Per il resto non si può criticare niente.
Gli ambienti sanno essere freddi e tetri al punto giusto per trasmettere quella sensazione di paura e mistero che portano il lettore a voler approfondire sempre di più i fatti, grazie anche a un continuo saltare avanti e indietro nel tempo (un capitolo nel presente e uno nel passato) che raccontano di volta in volta piccoli particolari dei vari ragazzi e delle vicende che danno sempre nuove informazioni e svelano di volta in volta un nuovo segreto.
Un romanzo che sa come farsi leggere tutto d’un fiato.

Antonio Zamberletti nasce a Varese nel 1963. Dopo gli studi presta servizio per alcuni anni in un reparto operativo della Polizia di Stato e successivamente consulente della security aziendale e personale. Dal 2011 collabora come sceneggiatore e soggettista con la Sergio Bonelli Editore per le testate Zagor, Dampyr e Nathan Never. Con Todaro Editore ha pubblicato I morti non pagano, i duri non piangono che è arrivato tra i primi dieci semifinalisti al Premio Scerbanenco, e Silenziosi nella notte, oltre al racconto Buono da morire. Nel 2015 ha pubblicato con Mondadori il giallo Codice Tunguska e con Runa il seguente: Cascina smorta.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Fabio dell’ufficio stampa Runa Editore.

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:: Le sorelle, di Claire Douglas (Editrice Nord, 2016) a cura di Micol Borzatta

25 giugno 2016
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Abi ha perso la sorella gemella Lucy a causa di un incidente in auto. Incidente causato da lei che guidava, fuori il temporale impazzava e in macchina Abi urlava ferocemente contro la sorella Lucy. Non riesce a darsi pace, pur essendo stata assolta dal tribunale, Abi continua ad accusarsi della morte di Lucy.
Per cercare di rifarsi una nuova vita Abi lascia Londra e si trasferisce a Bath. Qui incontra Beatrice Price, una ragazza vivace e fisicamente assomiglia tantissimo a Lucy. Abi si affeziona molto alla ragazza, un sentimento che sembra reciproco, tant’è che Beatrice invita Abi ad andare a vivere a casa sua, casa che divide con altre due ragazze e il fratello gemello, Ben.
Tra Abi e Ben scocca subito il colpo di fulmine, basta solo uno sguardo e il sentimento diventa sempre più forte giorno dopo giorno.
La vita di Abi sembra diventata perfetta, ha un nuovo fidanzato, una nuova amica ma il comportamento di Beatrice cambia, inizia a diventare fredda nei suoi confronti e ad avere atteggiamenti duri ei distaccati. Abi non capisce se è perché Beatrice è gelosa del fratello o se hanno scoperto il suo segreto.
Un romanzo spettacolare che sa conquistare il lettore fin dalle prime pagine.
La narrazione in prima persona, insieme alle descrizioni dettagliate fatte dalla Douglas, aiutano il lettore a immedesimarsi nelle due protagoniste, Abe e Beatrice, che raccontano la loro vita, il loro stato d’animo e le loro sensazioni, capitolo dopo capitolo intervallandosi, permettendo di avere una visione completa degli avvenimenti, quasi come se fossero raccontati da una voce fuori campo onnipresente, ma nello stesso tempo fanno entrare il lettore nelle vicende come se le vivesse lui stesso.
I giochi mentali che vengono effettuati in tutto il romanzo riescono a essere debilitanti anche per il lettore, che si ritrova a non riuscire più a credere a nessuno, come se davvero si trovasse in un mondo di pazzi, fino al colpo di scena finale che lo spiazza, che lo colpisce come un pugno allo stomaco, lasciandolo senza fiato e con la voglia di urlare sia ad Abi che a Beatrice di scappare.
Un romanzo che sa davvero come colpire e catturare il lettore come un tornado che lo risucchia dentro di sé.

Claire Douglas da quindici anni lavora come giornalista sia per quotidiani che per riviste femminili. La sua passione per la narrativa risale fin dai tempi della sua infanzia e ha sempre sognato di scrivere libri, Le sorelle è il suo romanzo di debutto con cui si è anche aggiudicata il Marie Claire Debut Novel award.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Barbara e Laura dell’ufficio stampa Editrice Nord.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il tempio maledetto, Fabio Sorrentino, (Newton compton, 2016) a cura di Micol Borzatta

16 giugno 2016
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Robert Ferrazzi ha perso tutto. Dopo la morte della donna che amava si è lasciato sprofondare nel vuoto più assoluto perdendo anche il lavoro e chiudendosi in casa come un eremita. Solo Alziwa Hossein continuò a credere in lui trovandogli perfino un nuovo lavoro.
Purtroppo però la vita di Robert viene nuovamente colpita da una grande perdita: Alziwa viene trovato morto, presumibilmente da un infarto.
la notizia gli viene data da Melanie, la figlia del suo ex datore di lavoro, che si rivolge a lui per ritrovare il padre, scomparso subito dopo la morte di Alziwa.
Melanie non crede che Alziwa sia morto di infarto e non crede che suo padre sia sparito, crede che il primo sia stato ucciso e il secondo rapito. Riesce a convincere anche Robert e iniziano subito a indagare partendo dalle ultime ricerche di Alziwa e di Andrew Cameron.
Un romanzo appassionante, anche se come scaletta di sviluppo ricorda moltissimo i libri di Dan Brown, con l’unica differenza che in questo libro non si capisce quale sia l’oggetto misterioso che causa tutto il trambusto e che smuove gli uomini a uccidere pur di impossessarsene.
Sviluppato in tre epoche diverse, se si contano i due capitoli brevi di prologo, mantiene come linea guida il mistero della ricerca con un ritmo molto veloce, almeno all’inizio, ma che rallenta verso la fine del secondo terzo del libro dove la storia sembra diventare ripetitiva, tirata un po’ per le lunghe, ma che sa riprendersi dopo pochi capitoli ritrovando il ritmo frenetico della ricerca.
Descrizioni molto dettagliate riescono a trasportare il lettore dalle strade di Napoli a quelle di Roma fino nel Libano, tra le dune di sabbia, facendo dimenticare il mondo intorno, catturando il lettore completamente.
Un romanzo che nonostante piccoli difetti, che sono del tutto soggettivi, rimane un capolavoro che unisce storia e fantasia in un viaggio spettacolare.

Fabio Sorrentino nasce nel 1983 e vive a San Giorgio a Cremano.
Ingegnere civile ha già pubblicato Ante Actium. Il destino di un guerriero e Sangue Imperiale, romanzi storici tradotti anche in Spagna.
Nel 2014 con newton Compton ha pubblicato Il segreto dell’anticristo.

Source: libro inviato dall’ editore, ringraziamo Antonella dell’Ufficio Stampa Newton Compton.

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:: Ninfee nere, Michel Bussi (E/O, 2016) a cura di Micol Borzatta

11 giugno 2016
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Siamo in Normandia, per la precisione a Giverny, il paese natio di Claude Monet, dove tutt’ora c’è la sua casa con il suo enorme giardino e il laghetto di ninfee, le stesse ninfee che negli ultimi 27 anni Monet ha dipinto concentrandosi solo su di loro.
Ed è proprio sul ruscello artificiale che Monet aveva fatto costruire per mantenere lo stagno delle ninfee che viene ritrovato il cadavere di Jérôme Morval, un famoso chirurgo oftalmologo. Viene chiamato a investigare Laurenç Sérénac, che si trova a dover combattere con l’omertà degli abitanti del paese e con il sentimento che gli cresce nel petto, aumentando sempre più, per la moglie del principale sospettato.
Con l’aiuto di Sylvio Bérnavides inizieranno a interrogare tutti e a consultare sempre più esperti di vari settori per seguire le tre tracce che sembrano collegate all’omicidio: un bambino di undici anni misterioso, i quadri Ninfee di cui era ossessionato Morval e le varie amanti di Morval.
Un giallo che esula dai classici gialli, raccontato per buona parte in terza persona, dagli occhi di una vecchina di ottanta anni, un po’ acida, che si muove per il paese come un topolino nero invisibile, che osserva tutto ma che non viene mai vista da nessuno, per poi passare in terza persona e raccontare le vicende dell’ispettore, della moglie del sospettato che altri non è che la maestra del paese, e di una bambina di undici anni, della quale saremo sempre a conoscenza dei pensieri raccontati direttamente dalla mente di lei.
Fin dall’inizio la vecchina fa capire di sapere tutta la verità, ma anche se è a conoscenza della totalità dei fatti, le informazioni vengono date con il contagocce, lasciando così il lettore in un perenne stato di attesa e curiosità che gli impedisce di interrompere la lettura, quel dico ma non dico che a volte è quasi snervante, ma che Bussi sa dosare a meraviglia senza mai esagerare.
Un connubio tra realtà e fantasia che rapisce in una magnifica lettura tra paesaggi magici, impressionisti francesi e un’ossessione che viene scambiata per amore.
Un romanzo che sa catturare, affascinare e coinvolgere nel modo più totale e completo.

Michel Bussi è nato in Normandia nel 1965.
Scrittore e professore di geografia all’università di Rouen.
Vincitore di diversi premi tra cui nel 2012 il Prix Maison de la Presse, il Prix du roman populaire e il Prix du meilleur polar francophone con il romanzo Un aereo senza di lei.
Dopo essere stato pubblicato in ventidue paesi, Ninfee nere diventerà presto anche un film.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, ringraziamo Giulio dell’Ufficio Stampa EO.

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