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:: Cotto a puntino, appunti per una cucina migliore, Guillaume Long (Bao Publishing, 2014) a cura di Micol Borzatta

7 gennaio 2015

Questa mattina a Parigi un commando armato ha fatto irruzione nella redazione di Charlie Hebdo, giornale satirico francese, uccidendo 12 persone tra cui il direttore Charb (Stephane Charbonnier), e i quattro vignettisti Georges Wolinski, Cabu (Jean Cabut), Honoré (Philippe Honoré) e Tignous (Bernard Verlhac). Un pensiero per le loro famiglie.

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Fumetto di media lunghezza a metà tra un manuale culinario e una raccolta di storie comiche e umoristiche, questo romanzo del blogger gastronomico francese Guillaume Long è un’opera esilarante e contemporaneamente istruttiva con una grafica davvero strepitosa grazie ai disegni eseguiti in modo impeccabile con dei tratti precisi e fini che sembrano voler saltare fuori dalle pagine, dando ancora più vita ai personaggi.
Creato dalla bravura artistica di Long e ispirato alla sua passione per la buona cucina ritroviamo in queste pagine tutto l’entusiasmo, la vivacità e il buon gusto dell’autore che ci porta a conoscere e assaporare i suoi piatti preferiti, le ricette della sua infanzia e i momenti passati in cucina con la madre, ovvero colei che gi ha trasmesso questa passione.
Il tutto viene raccontato con molto umorismo portando gli eventi più semplici a un livello altissimo di assurdità con l’aggiunta di commenti, opinioni e post scriptum che sembrano piccole confidenze dette in un orecchio direttamente al lettore.
Opera magnifica e passionale consigliata a tutti.

Guillaume Long è nato nel 1977 a Ginevra. Nel 2002 si diploma alla scuola di belle arti di Saint-Ètienne. Fin da bambino, guardando la madre in cucina si appassiona al mondo della gastronomia. Nel 2003 vince il premio Topfer con il volume Les sardines sont cuites (Vertige Graphic). Inizia così a realizzare numerosi libri per ragazzi e non solo e lavora per la stampa. Dal 2009 inizia una collaborazione con Le Monde aprendo un blog gastronomico intitolato Cotto a puntino.

:: Il dominatore, Alma Katsu, (Longanesi, 2014) a cura di Micol Borzatta

2 gennaio 2015

sabotagrandeSecondo volume della saga Immortal, ritroviamo nuovamente Lanny e Luke in fuga dopo che lui l’ha aiutata a scappare dall’ospedale di St. Andrew. La loro love story però dura poco. Lanny si sente in colpa per averlo allontanato dalle figlie e l’improvvisa ricomparsa di Adair le dà il coraggio di lasciarlo, l’unico modo che trova però è con un biglietto come a sua volta era stata lasciata da Jonathan.
Inizia così il suo viaggio per sfuggire ad Adair che la porterà prima in Marocco da Savva, poi a Barcellona da Alejandro e infine ad Aspen, in Colorado, da Tilde, dove scoprirà che chi si dichiarava amico invece stava solo fingendo.
Un romanzo molto interessante anche se molto più lento rispetto al primo, nonostante la Katsu mantenga uno stile di narrazione scorrevole.
La scelta della voce narrante è la stessa del primo libro, ovvero in prima persona per quanto riguarda tutte le parti relative a Lanny e in terza persona per tutto il resto.
La linea temporale anche stavolta non è lineare, c’è una grande presenza di flash back che aiutano a capire cosa ha passato Lanny in 200 anni di vita e a volte riprendono fatti raccontati nel primo romanzo, così da aiutare il lettore a ricordare gli avvenimenti più importanti, anche se tra una pubblicazione e l’altra è passato un po’ di tempo, circa un paio d’anni.
Il linguaggio è sempre semplice, adatto per raggiungere ogni target di lettore.
Anche le descrizioni sono ben fatte, sempre molto minuziose e ben approfondite come nel suo stile, ma contemporaneamente leggere e coinvolgenti come ci ha abituato dall’inizio della saga.
Un ottimo sequel che prepara il lettore all’attesa del prossimo capitolo per conoscere la conclusione delle vicende di Lanny, Adair e Luke. Traduzione di Michele Fiume.

Alma Katsu nasce in Alaska ma passa tutta la sua vita in Massachussetts. Profiler della CIA viene ispirata dal suo lavoro ad approfondire i lati più oscuri nascosti nell’animo umano. Il dominatore è il secondo libro dopo Immortal, uscito nel 2012 sempre presso Longanesi.

:: Il pianeta tossico, Giancarlo Sturloni, (Piano B Edizioni, 2014) a cura di Micol Borzatta

10 dicembre 2014

imagesLibro inchiesta che riporta un’attenta analisi fin troppo realistica del futuro del nostro pianeta.
L’autore descrive nei minimi particolari come abbiamo sfruttato il nostro pianeta, pretendendo sempre di più senza rispetto. Stiamo consumando il doppio di quello che il pianeta potrebbe fornirci naturalmente e non ci stiamo fermando, ma anzi stiamo cercando di spremerlo ancora di più come un virus autodistruttivo.
Nelle sue riflessioni Sturloni ci fa notare come il pianeta è riuscito a vivere per miliardi di anni senza l’uomo, e anzi viveva molto meglio, e quindi nulla toglie che continuando in questo modo il mondo decida a un certo punto di voler continuare a vivere senza di noi e quindi si possa arrivare alla nostra estinzione.
Un romanzo che tratta indubbiamente un argomento molto serio e importante che riguarda tutti noi, con un linguaggio molto semplice e alla portata di tutti.
Lo stile usato risulta però un po’ lento rendendo difficoltosa la lettura già appesantita dal tema trattato.
Infatti in un periodo dove la gente è sobbarcata da problemi quotidiani, dove fa fatica ad arrivare a fine mese quando legge un libro vorrebbe qualcosa per svagare la mente e distrarsi almeno per un po’ dalla routine quotidiana, con Il pianeta tossico invece viene catapultato in una realtà ancora più dura che però dovrebbe far pensare e magari convincere a fare qualcosa per migliorare il nostro futuro.
Nel complesso un’ottima lettura consigliata a tutti che fa aprire gli occhi e ci obbliga a pensare a prendere coscienza di fatti che vogliamo ignorare solo per stare meglio, anche se è un benessere solo momentaneo.

Giancarlo Sturloni nasce nel 1973. Saggista e giornalista viene considerato cintura nera in comunicazione della scienza. Consulente in campo scientifico, sanitario e ambientale. Collaboratore presso la RAI, giornalista per l’espresso e curatore del blog Toxic Garden sui rischi ambientali. Docente di comunicazione del rischio all’università degli studi di Udine e Governance e cittadinanza scientifica alla SISSA di Trieste.
Nel 2006 ha pubblicato Le mele di Chernobyl sono buone. Mezzo secolo di rischio tecnologico con la casa editrice Sironi.
Nel 2007 con la casa editrice Codice e in collaborazione con Daniela Minerva ha curato il volume Di cosa parliamo quando parliamo di medicina.
Nella sua vita ha conseguito una laurea in Fisica, un master in comunicazione della scienza e un dottorato in scienza e società.

:: Dannati, Glenn Cooper, (Nord, 2014) a cura di Micol Borzatta

18 novembre 2014

dannati-glenn-cooper-coverDopo un esperimento finito male la dottoressa Emily Loughty si ritrova in un mondo simile al nostro ma diverso dal nostro. Nel laboratorio intanto gli altri scienziati sono scioccati dall’accaduto, non capiscono come sia potuto accadere, specialmente perché si ritrovano un uomo morto da più di cento anni al posto della dottoressa.
John Camp, capo della sicurezza e fidanzato della dottoressa Emily, decide di andarla a cercare. Inizia così un nuovo esperimento per cercare di ricostruire le stesse condizioni che portato alla sparizione della dottoressa Emily.
John si ritrova così in un posto chiamato Oltre, un mondo simile al nostro ma fermo a prima della rivoluzione industriale che racchiude tutti i criminali della storia, quello che noi conosciamo anche con il nome di Inferno.
John si ritrova a viaggiare tra l’Italia, la Francia, la Germania per ritrovare Emily.
Come tutti i suoi romanzi è scritto senza terminologie troppo complicate in modo da essere letti da qualsiasi tipologia di lettore. Molto avvincente si legge interamente tutto d’un fiato. I personaggi sono descritti a 360 gradi rendendoli vivi e portando i lettori ad affezionarsi a loro creando un legame di simbiosi empatica.
La descrizione degli ambienti e dei tempi aiutano a trasportare il lettore avanti e indietro nello spazio e nel tempo senza diventare mai monotono o pesante.
Come in tutti i suoi libri anche qui troviamo un finale che è un proprio e vero colpo di scena che lascerà il lettore con il fiato sospeso in attesa del prossimo libro.
Consigliato vivamente anche ai non amanti del genere per la qualità della trama e della scrittura.

Glenn Cooper Nato a New York l’8 gennaio 1953 è cresciuto a White Plains, nella periferia di New York. Laureato in archeologia alla Harvard University e in medicina alla Tufts University School of Medicine. Finiti gli studi ha lavorato nel campo dell’industria farmacologica diventando presidente e amministratore delegato di un’azienda di biotecnologie nel Massachusetts.
Nel 2009 pubblica il suo primo libro, Library of the Dead, tradotto in 22 paesi, in Italia conosciuto con il titolo La biblioteca dei morti.
Subito ha sceneggiato e prodotto il suo primo film, Long Distance, con la sua casa di produzione, la Lascaux Pictures.
Nel maggio 2010 ha pubblicato l’atteso seguito del precedente romanzo, Il libro delle anime (Book of Souls) avente sempre Will Piper come protagonista.
In contemporanea viene pubblicato in Inghilterra il terzo libro The Tenth Chamber, arrivato in Italia in 20 gennaio 2011 con il titolo La mappa del destino.
Nel 2011 esce in Inghilterra The Devil will come, in Italia è stato pubblicato il 7 dicembre dello stesso anno con il titolo Il marchio del Diavolo, ambientato interamente in Italia.
Nella città di Solofra in provincia di Avellino è presidente onorario dell’Associazione culturale A.S.BE.CU.SO (Associazione Salvaguardia BEni CUlturali SOlofra) dove ha ricevuto il 20 novembre del 2012 la cittadinanza onoraria.
Quello stesso anno pubblica Il tempo della verità, I custodi della biblioteca e L’ultimo giorno. L’anno successivo, nel 2013, pubblica Il calice della vita.

:: Liberi junior: Voglio fare l’innamorata, Paola Zannoner, (De Agostini, 2014) a cura di Micol Borzatta

25 ottobre 2014

COVER_VOGLIO FARE L'INNAMORATAMia è una ragazza giovanissima con la passione per la scrittura e per la lettura e ama specialmente i libri di Jane Austen.
Finita la scuola viene mandata dalla madre in una casa in campagna con la migliore amica della madre, Claudia, con la scusa di aiutarla a sistemare la casa della zia che Claudia ha ereditato.
Appena arriva Mia si sente tagliata fuori dal mondo, infatti non c’è internet e il cellulare non prende, Claudia poi è sempre fuori con la sua nuova fiamma, Fabrizio, un suo vecchio conoscente di quando era bambina.
Mia inizia a passare le giornate da sola in casa, ma ben presto scopre che in realtà non è da sola, infatti lo spirito di Jane Austen inizia a comparirle sempre più spesso, prendendola come allieva e insegnandole a scrivere il suo primo romanzo.
Un romanzo molto bello e coinvolgente che cattura il lettore fin dall’inizio grazie all’astuzia dell’autrice di iniziare il romanzo proprio con la comparsa di Jane.
Lo stile che viene usato è molto semplice e leggero adatto a qualsiasi tipo di lettore, dal più giovane al più esperto.
Ottima anche l’idea di scrivere un romanzo dentro al romanzo che porta così il lettore a leggere due libri in uno solo, anche se il romanzo che scrive la protagonista oltre ad assomigliare alle opere di Shakespeare, come fa notare la stessa Jane a Mia, è anche troppo simile al romanzo Cime Tempestose.
Lo sviluppo della storia denota una grande ricerca storica e di informazioni da parte dell’autrice, ricerca che difficilmente si nota nei romanzi specialmente scritti da autrici o autori sia giovani che meno giovani.
Segnalo la presenza di numerosi errori grammaticali e refusi di battitura ma nel complesso è un fantastico romanzo che consiglio vivamente a tutti di leggere sia per la trama avvincente che per gli insegnamenti letterari e la passione per i libri e la lettura che riesce a trasmettere al lettore, magari riuscendo ad avvicinare nuove persone alla passione per la lettura.

Paola Zannoner vive a Firenze. Consulente bibliotecaria, esperta di narrativa e scrittrice ha iniziato la sua carriera come critico letterario e bibliotecaria. Nel 1998 viene pubblicato il suo primo romanzo dalla Mondadori. Da quel momento si è dedicata anima e corpo alla scrittura, staccandosi solo per organizzare tenere corsi di formazione, seminari sulla scrittura narrativa, conferenze letterarie e incontri vari con i suoi lettori. Nella sua carriera di scrittrice ha pubblicato maggiormente romanzi diretti ai più giovani, ma ha anche pubblicato saggi, romanzi per adulti, pubblicando con Mondadori, Fanucci, De Agostini, Giunti, Castoro, ricevendo molti premi e vedendo i suoi testi tradotti in numerosi paesi del mondo.

:: Attrazione di sangue, Victory Storm, (Elister edizioni, 2012) a cura di Micol Borzatta

8 ottobre 2014

indexVera Campbell è un’adolescente all’apparenza come tante altre, ma a differenza delle altre lei non ha dei genitori che la crescano ma solo una zia, e i suoi problemi di salute la costringono a bere almeno una volta al mese sangue animale, che lei e sua zia chiamano la emodose.
Questo suo particolare stato di salute la rende molto importante per alcuni membri della chiesa che fanno parte di un’organizzazione particolare, l’Ordine della Croce Insanguinata, che combatte i vampiri, infatti sembra che lei sia l’unica arma capace di sconfiggere il vampiro Blake, un vampiro molto particolare che non reagisce né all’argento né all’acqua santa come gli altri vampiri.
Appena l’organizzazione scopre che Blake ha rintracciato Vera, la nascondono in un collegio esclusivo frequentato dai figli dei componenti dell’Ordine della Croce Insanguinata, ma dopo qualche giorno anche Blake si iscrive allo stesso college per stare vicino a Vera per la quale prova una strana attrazione, corrisposta, anche se non si sa spiegare il perché.
Inizia così un’avventura frenetica che porterà Vera a scoprire delle verità sul suo passato che le sono sempre state nascoste.
Un libro magnetico che ti cattura fin dalla prima pagina coinvolgendoti in un viaggio spettacolare e in una storia d’amore esclusiva e davvero molto particolare, quasi impossibile.
Lo stile usato è semplice, in tal modo riesce a conquistare sia gli adolescenti che i più adulti, facendoli sognare.
La trama è molto ben sviluppata, riesce a utilizzare un argomento molto ben sfruttato dandogli una veste tutta nuova che riesce in ogni caso ad appassionare il lettore come se fosse la prima volta che lo affronta.
I personaggi sono descritti molto dettagliatamente, sia a livello fisico che mentale e sentimentale, infatti il lettore riesce a legarsi subito a loro, rimanendo con un senso di vuoto e di amaro quando si arriva alla fine del libro, portando il lettore ad attendere con ansia di iniziare i successivi due volumi della trilogia.

Victory Storm è nata a Londra nel 1983. All’età di 25 anni si ritrova senza lavoro e senza fidanzato all’improvviso, così decide di trasferirsi in Italia. Il suo primo libro, Attrazione di sangue, lo scrive quando è ancora a Londra, subito dopo l’uscita di Twilight di Stephenie Meyer, che l’affascina talmente tanto da ispirarla per il suo libro. Adora il disegno, la scrittura, la lettura, il cinema, collezionare tazze di ogni genere, forma e dimensione.

:: Il bacio della sorte, Francesco Cancellato, (IoScrittore, 2014) a cura di Micol Borzatta

30 luglio 2014

indexStrano che nessuno ci abbia mai pensato, eppure la soluzione per risolvere il debito pubblico era proprio davanti agli occhi di tutti: incassare i proventi del gioco d’azzardo.
L’idea viene a una donna considerata spregiudicata ma molto decisa.
Per molti anni la soluzione sembra funzionare, ma in una società basata sul gioco d’azzardo il male riesce a rinascere e a diffondersi a macchia d’olio, trasformandosi in veri e propri attentati terroristici dediti a uccidere un giocatore alla volta, come se fosse a sua volta un gioco.
In mezzo a questo terrore si svolgono le vite di Ettore Valtorti, Daniele Bernolli e altri cittadini che cercano di rimanere a galla e di non farsi coinvolgere dagli eventi.
Il romanzo descrive in uno stile leggero e accattivante una società all’apparenza libera che invece è dispotica, nella quale viene incentivato come se fosse la cosa più positiva la dipendenza del gioco, una società che obbliga i suoi cittadini a giocare per soldi. Anche se effettivamente si ritrovano a non dover più pagare le tasse devono comunque spendere molti soldi per il gioco con l’illusione di vincere a una Grande Estrazione.
Per spiegare come tutto questo sia una bolla di sapone, l’autore fa l’esempio di Wile il coyote che insegue il Bip Bip finendo a camminare nel vuoto fino a quando guardando in basso prende coscienza della realtà e a quel punto cade nel burrone.
L’autore spiega delle problematiche molto forti con uno stile scorrevole anche se in molti punti molto impegnativi a causa dei continui cambi di prospettiva sottolineati dal continuo salto di narrazione dalla prima persona alla terza persona.
Molto difficili anche le parti relative ai prodotti finanziari, ma anche se l’autore li avesse spiegati in maniera più dettagliata sarebbero rimasti capibili solo agli esperti del settore.
Un romanzo anche divertente che si legge in un fiato trasportando il lettore in un mondo fittizio anche se non proprio idilliaco.

Francesco Cancellato nasce a Lodi nel 1980. Per dieci anni ha lavorato come ricercatore sociale facendo il pendolare. Al momento gira l’Italia scrivendo d’imprese. Ama la Cina, il Milan e David Foster Wallace.

:: Recensione di 1408 racconto contenuto nella raccolta Tutto è fatidico di Stephen King (Sperlig & Kupfer, 2005) a cura di Micol Borzatta

7 Maggio 2013

fatidicoIl 20 aprile 2013 alle ore 21:00 è andato in onda su Sky Cinema Max il film 1408 tratto dall’omonimo racconto di Stephen King contenuto nella raccolta Tutto è fatidico, collana Narrativa, traduzione di Tullio Dobner, Sperling & Kupfer, 2002. La visione del film mi ha fatto venire voglia di riprendere in mano questo bellissimo libro che oltre a una trama avvincente ha anche una storia molto particolare alle sue spalle.
La storia narra di uno scrittore Mike Enslin, che scrivi libri sui luoghi infestati demolendoli con il suo non credere, che vuole a tutti i costi pernottare nella stanza 1408 del Dolphin Hotel.
La stanza è famosissima per essere stata palcoscenico di numerosissime morti, sia suicidi che morti naturali.
Mike ovviamente non crede che una stanza possa essere la mandante o la causa delle morti e alla fine riesce, andando per vie legali, a pernottare nella camera.
Qui la vicenda è molto diversa se si legge il libro o se si guarda il film, perché nel film vengono evidenziate di più le manipolazioni della realtà causate dalla stanza, nel libro invece Stephen King descrive il tutto da un punto di vista diverso dal normale, infatti la storia degli avvenimenti che accadono è raccontata esclusivamente dal registratore che stava usando Mike all’interno della stanza per prendere appunti per il libro e che viene recuperato dai resti bruciati.
Non si sa assolutamente nulla di quello che è accaduto nella stanza ma si percepisce esclusivamente lo stato d’animo e di terrore di Mike che cambia diventando sempre più ossessivo e pesante di pagina in pagina.
Due linee quindi completamente diverse ma che ottengono assolutamente lo stesso risultato: tenere il lettore o lo spettatore incollato fino all’ultima pagina.
Come dicevo all’inizio questo racconto di Stephen King ha una straordinaria storia alle spalle. Innanzitutto è cortissimo. Il racconto infatti nasce come piccolo raccontino esclusivamente da inserire nel suo libro On Writer come esempio pratico di come si struttura un racconto e lo si modifica, se non fosse che mentre stava scrivendo il racconto ha incominciato a vivere di vita propria, come racconta lui stesso nella prefazione, e a descriversi e compilarsi da solo.
Anche se molto diverso dai soliti lavori di Stephen King, si nota subito la mano del maestro e riesce anche nella sua brevità a trasmettere al lettore tutto lo stato psicologico e mentale del protagonista.
Un’ ottima lettura adatta a chiunque non sia troppo influenzabile dagli stati psicologici e ansiosi del protagonista.
Ancora una volta un capolavoro del maestro che sa sempre come superarsi.

Stephen King nasce a Portland nel 1947. Scrittore e sceneggiatore statunitense è uno dei più celebri autori della letteratura horror del XX secolo e nel romanzo gotico.
Inizia la sua carriera di scrittore nel 1974 con Carrie.
A oggi ha pubblicato sessanta opere.
Molte delle sue opere hanno avuto trasposizioni cinematografiche e televisive con registi della portata di Stanley Kubrick, John Carpente, Brian De Palma, David Cronenberg e Frank Darabont.