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:: I trasfigurati, John Wyndham, (BEAT, 2015) a cura di Elena Romanello

28 Maggio 2015

i_trasfiguratiLa fantascienza è ben lontana dall’essere scomparsa, malgrado quello che si può pensare in certi momenti, e il filone che da anni va per la maggiore, complici riproposte ma anche nuove storie, come il solo all’apparenza adolescenziale Hunger Games, è la distopia, il futuro negativo, in cui le cose sono andate nel modo peggiore che si poteva immaginare.
I trasfigurati di John Wyndham, best-seller di alcuni decenni fa, si inserisce in pieno nella distopia, presentando la fobia, oggi forse in parte scomparsa dopo la fine della Guerra fredda, del mondo post atomico, in una società in cui tutto si è riformato intorno a piccole comunità dominate da un fanatismo religioso che ha ripreso alcuni inquietanti elementi dall’eugenetica.
L’eroe di questo mondo allo sbando è David Strorm, un adolescente che vive a Waknuk, in un punto non precisato degli ex Stati Uniti d’America, figlio di uno dei tanti predicatori nati in questo zelo religioso. L’imperativo di questi nuovi integralisti è la lotta e lo sterminio di ogni mutante, persone o animali con deformità più o meno evidenti (verrebbe da dire fisiologiche dopo un disastro nucleare), ma David sarà il primo a ribellarsi a questa disumanità quando incontrerà Sophie, una bambina giunta per caso nella sua comunità, con sei dita nei piedi, e quindi secondo suo padre ed altri assolutamente da eliminare.
David dovrà trovare la sua strada e una nuova prospettiva, in un mondo che scoprirà diverso da quello in cui credeva, dopo i Mutanti stanno diventando sempre di più una realtà e dove stanno emergendo anche comunità diverse da quella in cui lui è cresciuto.
I trasfigurati è un romanzo di grande interesse, e non solo per chi ama la fantascienza sociologica, che offre tantissimi spunti. La metafora della ricerca di una propria strada e della storia di formazione è eterna e sempre efficace, mentre l’idea di una società futura dominata da integralismo religioso e fanatismo non sarà nuovissima ma in questo momento storico è particolarmente inquietante. L’odio per il diverso, specchio deformato di tutti gli odi per i diversi di cui è piena la storia è sempre un qualcosa su cui riflettere, perché nella paura verso l’altro si definiscono i limiti di una società, in questo caso un mondo ristretto terrorizzato dalle ovvie conseguenze degli errori umani.
Una storia quindi interessante e avvincente, con vari livelli di lettura, capace di creare inquietudine in chi legge ma anche di far riflettere sui limiti della società, su fobie, estremismi, pericoli, perché in tanti angoli del mondo ci sono dei David che lottano contro l’oscurantismo e il bigottismo per un mondo migliore, un mondo in cui tutte le Sophie che ci sono non siano discriminati. E il tutto è raccontato con uno stile asciutto, senza retorica, come nella grande letteratura. A questo punto c’è da sperare che vengano proposti altri libri di Wyndham, che in passato, non con I trasfigurati, ispirò il cinema fantascientifico in una delle sue stagioni migliori.

John Wyndham è uno degli scrittori inglesi più noti della seconda metà del Novecento. Dai suoi libri sono stati tratti alcuni celebri film come L’invasione dei mostri verdi di Steve Sekely e Il villaggio dei dannati del maestro dell’horror John Carpenter.

:: Piena di niente, Alessia Di Giovanni, Darkam (Becco Giallo, 2015) a cura di Elena Romanello

27 Maggio 2015

piena-di-nienteChe i fumetti non siano più da tempo pura evasione è cosa nota ormai non solo agli addetti ai lavori, che ci siano case editrici che hanno deciso di puntare sul fumetto come veicolo di impegno sociale è una conferma di questo.
Un nome su tutte è quello del Becco Giallo di Padova, che da anni edita graphic novel, spesso di autori e autrici italiani, su argomenti di attualità e Storia recente, spesso scomodi ma incapaci di lasciare indifferente chi le legge.
Uno degli ultimi titoli del catalogo Becco Giallo è Piena di niente, di Alessia Di Giovanni alla sceneggiatura e Darkam ai disegni, che racconta la questione dell’interruzione volontaria di gravidanza e di tutti i problemi che ci sono nel nostro Paese attraverso le storie emblematiche di quattro donne, di età e condizione sociale diversa, che si trovano a dover affrontare una maternità non voluta, per motivazioni personali valide, e a confrontarsi con le difficoltà per ottenere l’aborto.
Loveth è una delle tante ragazze africane costrette sul marciapiede, Giulia un’infermiera con già due figli e un marito disoccupato cronico e bigotto che la colpevolizza per non volere un terzo figlio, Monica una bulimica d’affetto che colleziona compagni sbagliati, Elisa una ragazzina disinibita. Quattro punti di vista diversi, che fanno emergere problemi vecchi e nuovi, disagi, questioni sociali, paraocchi ideologici, senza condannare nessuno ma raccontando la cronaca di cosa può succedere, in situazioni più o meno estreme.
La sceneggiatura e i disegni procedono per punti forti, saltando da una storia all’altra, ciascuna con le sue criticità, dalla tragedia delle schiave sessuali alla solitudine, dalle minorenni abbandonate a loro stesse ma incapaci di poter scegliere liberamente la propria vita ai danni dell’obiezione di coscienza sulle vite delle donne. Uno spaccato impietoso dell’Italia, su una questione regolamentata da una legge che sulla carta è stata considerata una delle migliori in materia al mondo, ma che nella pratica crea patemi, discussioni, cattive applicazioni, tabù sempre più grandi.
Ne è una prova questa graphic novel, interessante, certo non commerciale e commerciabile ma da leggere, che ancora più di altri titoli del Becco Giallo è stata vittima di un boicottaggio da parte di molti organi di stampa, forse perché percepita come troppo scomoda e scabrosa, e dire che tutto viene trattato senza sbavature e gratuità, in una storia da consigliare a chi ha fatto a suo tempo le battaglie per i diritti delle donne ma anche a chi oggi non sa quanto certe cose sono ancora ben lontane dall’essere conquistate. Una graphic novel che non lascia indifferente, un viaggio in animi, storie, drammi e questioni su cui meditare.

Alessia Di Giovanni è sceneggiatrice, scrittrice, videomaker e giornalista. Ha cofondato lo Studio Creative Comics, realizzato vari documentari sulla condizione femminile. Per Becco Giallo ha già realizzato Io so’ Carmela.

:: Al via il Salone del Libro di Torino 2015, a cura di Elena Romanello

12 Maggio 2015

imagesOrmai ci siamo quasi: dal 14 al 18 maggio torna a Torino, nello spazio fieristico del Lingotto, il Salone del libro, la più importante manifestazione fieristica italiana dedicata ai libri e all’editoria e uno dei più importanti a livello europeo.
Quattro sono i padiglioni in cui si snoda l’evento: l’1, dedicato all’editoria indipendente con lo spazio Officina gestito da Giuseppe Culicchia e l’Incubatore, il 2 e il 3 con le proposte editoriali di editori grandi e non, il 5 incentrato sulla letteratura per bambini e ragazzi del Bookstock Village.
L’argomento di quest’anno sono Le meraviglie d’Italia, meraviglie in senso lato, dalla cucina alla letteratura passando per cinema, moda, arte, paesaggio, mentre gli ospiti d’onore sono la Germania come Paese straniero e il Lazio come Regione.
Nei cinque giorni si parlerà di cucina, nello spazio CookBook, di libri e tecnologie, in Book to the future, di fumetti e graphic novel nel Bookstock village, delle professioni legate al libro, di schierarsi contro le ingiustizie per i più giovani, dei settant’anni dalla fine della guerra, oltre agli incontri con autori e autrici, nelle Sale dai vari colori, presso il Caffè letterario e nell’Auditorium.
Come sempre, tanti gli ospiti, molti ormai fissi dell’evento: oltre a Lidia Ravera, madrina dell’evento, ci sono i nomi di Corrado Augias, Camilla Lackberg, Licia Troisi, Mauro Corona, Catherine Dunne, Jann Assmann, Valerio Massimo Manfredi, Aldo Busi, Zerocalcare, Aldo Cazzullo, Gianrico Carofiglio, Margherita Oggero, Vanessa Diffenbauch, sono solo alcuni nomi presenti in cinque giorni che si preannunciano intensissimi.
Ma il Salone del libro è anche il Saloneoff, cinquecento eventi, tra mostre, spettacoli teatrali, passeggiate letterarie, concerti, presentazioni, reading, bookcrossing, mercatini, in tutte le Circoscrizioni di Torino e in tredici Comuni della nuova Città metropolitana. Gli eventi avverranno in scuole, biblioteche, librerie, bar, palestre, piazze, parchi e altri luoghi non canonici.
A questo vanno aggiunti anche gli incontri di Voltapagina, in alcuni istituti penitenziari del Piemonte, punto finale di percorsi di lettura fatti.
Il programma completo è www.salonelibro.it

:: Tacchi e taccheggi, Desy Icardi (Golem, 2014) a cura di Elena Romanello

10 Maggio 2015

indexDue donne, la ricca borghese Barbara, oppressa da un desiderio di maternità frustrato e dalla noia, e Lydia, dalla vita inconcludente tra un lavoro precario in un call center e un’attività da borseggiatrice, si trovano in un centro commerciale di Torino nello stesso momento, accusate entrambe di taccheggio. Portate in una stanza a parte per essere interrogate in attesa della denuncia, vengono dimenticate nell’edificio al momento della chiusura e nelle lunghe ore solitarie iniziano a parlarsi, scoprendo di avere molto più in comune di quello che pensavano.
Desy Icardi, cabarettista e blogger, interprete del mondo delle donne, costruisce quello che a prima vista potrebbe sembrare un romanzo chick lit, ma che in realtà parla dell’universo femminile, dell’oggi, delle contraddizioni delle vite, di divertimento e dramma, con rara maestria.
Un anonimo centro commerciale a Torino, un non luogo uguale in ogni parte del mondo dove ogni giorno arrivano persone di ogni tipo, fa da sfondo a questo scontro tra due meteore impazzite, due donne agli antipodi, una che ha tutto tranne che l’essenziale e l’altra che non ha niente e deve trovare l’essenziale, di età e condizione diversa, non certo due eroine, nemmeno le due classiche bamboccie anche un po’ irritanti da chick novel, simbolo del mondo di oggi, dove le aspettive di cui si viene investiti, soprattutto se donne, non sono sempre realizzabili e nemmeno auspicabili.
Tacchi e taccheggi è un romanzo agile e veloce, che diverte, ma che fa pensare e riflettere su tanti aspetti di oggi, dalla solitudine al lavoro precario, dall’esclusione sociale all’alienazione, e Barbara e Lydia, non ribelli e senza cause, possono trovare l’una nell’altra quello che manca loro nella vita, il riconoscimento e qualcuno con cui parlare davvero.
Un libro torinese ma universale, proposta della casa editrice subalpina Golem, che propone nuove voci o comunque voci insolite nel panorama della letteratura. La prefazione di questo viaggio nell’oggi e nell’animo di due donne insolite è di Massimo Tallone, scrittore e terapista bibliofilo, anche lui abitante sotto la Mole.
Tacchi e taccheggi piacerà a chi ama le storie insolite e chi vuole riflettere sull’oggi in maniera lieve ma non certo superficiale.

Desy Icardi, torinese, è cabarettista, scrittrice, blogger, insegnante di scrittura creativa, ha dedicato la sua vita a sviscerare il rapporto tra le donne e la risata. Il suo sito ufficiale è http://www.desyicardi.it/

:: L’Accademia del Bene e del Male, Soman Chainani, (Mondadori, 2015) a cura di Elena Romanello

9 Maggio 2015

indexNel regno di Gavaldon, luogo dove le fiabe e i loro protagonisti sono realtà e Storia, vivono la bionda Sophie, aspirante principessa delle favole fin dalla nascita, cresciuta e comportatasi come tale, e la bruna Agatha, a prima vista perfetta come strega e antagonista, a cominciare da quella che è la sua abitazione in mezzo alla palude. Entrambe aspettano di essere ammesse all’Accademia del bene e del male, scuola del loro mondo che dovrebbe farle diventare la protagonista e l’antagonista che sembrano destinate ad essere, ma quando Sophie finisce con i cosiddetti cattivi e Agatha finisce con i buoni ufficiali qualcosa di strano e insolito sembra essere accaduto, e forse tutto può ancora essere riscritto.
L’idea della scuola di magia può richiamare Harry Potter, ma l’Accademia di questo libro non ha praticamente nulla in comune con Hogwarts, e il rileggere le fiabe è ormai una costante di film, telefilm, fumetti e romanzi, dal fumetto Fables al serial Once upon a time, ma qui il tutto avviene in un’ottica comunque originale.
Nelle pagine di un romanzo di formazione per ragazzi ma intrigante e non scontato anche per adulti, guarnito nell’edizione italiana dalle immagini di Jacopo Bruno, la storia gioca con archetipi e stereotipi, partendo dalle fiabe, certo, ma come metafora potente delle etichette che vengono date nella vita reale alle persone, etichette che nascono appunto nella preadolescenza e che possono influenzare le persone per tutta la vita.
In particolare, risulta molto interessante la visione al femminile dell’insieme, attraverso i due archetipi per eccellenza, la principessa buona e la strega cattiva, archetipi della narrazione fantastica ma anche di vari generi letterari e non, oltre che stereotipi di comportamento alla fine imposti spesso alle bambine e ragazzine della vita reale. Sophie e Agatha non sono assoluti, non sono monoliti, sono due amiche, e ciascuna delle due saprà trovare la forza in se stessa e nell’altra di provare a cambiare il mondo, e non solo con i poteri magici, ma con intelligenza, determinazione, voglia di fare e con il legame che le unisce.
Una storia fiabesca e fantastica, avvincente, ma anche un modo per parlare di diversità, ruoli imposti, ribellione, capacità di reinventare il mondo, oltre gli schemi predefiniti che, nella fantasia e nella realtà, ognuno ma soprattutto le ragazzine trovano loro imposti. In tempi di conformismo la cosa non è niente male, anche perché viene trattata in maniera soft e non retorica, strizzando l’occhio alle fan delle Winx e non solo.

Soman Chainani è laureato ad Harvard summa cum laude con una tesi sul perché i personaggi femminili cattivi nella letteratura siano così affascinanti, si è occupato a lungo di cinema sperimentale e ha partecipato a oltre 150 festival in tutto il mondo con i suoi cortometraggi. Questo è il suo primo romanzo, già tradotto in 18 lingue.

:: Tutta colpa di un libro, Shelly King (Garzanti, 2015) a cura di Elena Romanello

7 Maggio 2015

coverMaggie, figlia di ricconi non felici della Carolina, ha deciso di fuggire gli agi familiari, trasferendosi in California, dove ha inseguito vari lavori, tra libri e new economy, finendo per affezionarsi alla libreria dell’usato Dragonfly, di cui diventa socia, e che ora è minacciata da un megastore del libro a due passi. Partendo da uno scambio di messaggi tra due innamorati su una vecchia copia del classico L’amante di lady Chatterley, Maggie cercherà di salvare la libreria che è ormai una parte di sé e di trovare nuove strade per la sua vita, tra alternativi, artisti, informatici e altra umanità.
Un libro fresco come un’aranciata e gustosa come la stessa quando è fatta con ingredienti genuini, che mette insieme vari temi cari all’oggi e non solo. La ricerca di nuove strade, d’obbligo in tempi di crisi, ma anche il ribellarsi a percorsi prestabiliti in famiglia, cosa che può riproporsi anche in età adulta, l’inseguire lavori insoliti, magari nella cultura, le contraddizioni della new economy che non ha risolto tutto, il contrasto tra il negozio a conduzione familiare e il megastore (già al centro del film C’è posta per te e che oltreoceano sta portando alla rinascita delle librerie indipendenti), con in più con un pizzico di sentimento: in Tutta colpa di un libro ci sono tutti questi elementi, universali, alla fine presenti nelle vite di molti lettori e lettrici in giro per il mondo, soprattutto in questi ultimi anni.
La cosa però più importante e che fa amare di più questo libro è la passione per i libri, per la carta stampata, per le librerie reali, soprattutto quelle dell’usato, come Dragonfly, basata su un posto realmente esistente in California e tanto simile a quelle che ciascun lettore e lettrice ha vicino a casa, dove magari ha trovato sogni e tesori inestimabili. Un viaggio tra i libri e le passioni legate ai medesimi, attualissimo e da ribadire in tempi in cui si vuol far credere che alla fine le librerie siano un po’ superflue, e in cui si scopre che niente come un libro può unire le persone, e che il luogo dove i libri vengono venduti è qualcosa di fondamentale, un luogo magico in cui perdersi, da riordinare e in cui scoprire nuovi rapporti con l’umanità, sentimenti, amicizia, amore.
Un libro per bibliofili, originale e comunque moderno, con un pizzico di nostalgia ma con la dimostrazione di come certe cose siano eterne, a cominciare dalla passione per i libri, dal perdersi nelle pagine, e dall’importanza di un libro usato, appartenuto ad altri, che continua la sua vita e a dare emozioni in mano a un nuovo appassionato.
Tra l’altro, pare che lo spunto per scrivere questo libro sia venuto all’autrice proprio frequentando una libreria dell’usato e vedendo sparire davanti a sé una rara edizione de L’amante di Lady Chatterley. Possibile, ma dalle pagine traspare come in questa storia di amore per libri e librerie ci siano senz’altro molte cose autobiografiche. Scrivere un libro sull’amore per i libri è senz’altro uno dei più bei omaggi che si possa fare alla scrittura e alla lettura e si può essere piacevoli e divertenti senza essere banali e fotografando comunque una realtà di oggi.

Shelly King è nata e cresciuta in South Carolina. Trasferitasi in California ha lavorato per anni nella Silicon Valley; ora vive a Santa Cruz. Tutta colpa di un libro è il suo primo romanzo.

:: Addio a Ruth Rendell, maestra del thriller a cura di Elena Romanello

6 Maggio 2015

rendell-ruth-credit-jerry-bauerDopo Pd James, il mondo della letteratura thriller perde un’altra sua importante voce, quella della britannica Ruth Rendell, che ci lascia all’età di 85 anni, dopo una breve malattia che ha stroncato all’ultimo una carriera letteraria ancora attiva negli ultimissimi anni, con opere anche inedite da noi.
Figlia di insegnanti, con una madre di origini danesi, giornalista come primo impiego, Ruth Rendell cominciò a scrivere libri negli anni Cinquanta, incentrandosi in particolare sul personaggio dell’ispettore Wexford, indagatore degli aspetti più nascosti e oscuri dell’animo umano, soprattutto in ambienti sociali degradati. Con lo pseudonimo di Barbara Vine ha pubblicato altri romanzi sempre thriller ma soprattutto di introspezione psicologica e familiare.
La sua produzione letteraria è vastissima, è stata oggetto di moltissimi premi, e in Italia ha avuto in vari casi più di un’edizione, per Mondadori spesso nella collana I gialli e poi per Fanucci: i libri sono abbastanza reperibili, c’è da sperare in ristampe e proposte dei titoli ancora inediti.
Tre suoi libri sono diventati famosi film: da La morte non sa leggere, dramma che diventa crimine di una cameriera analfabeta, Claude Chabrol trasse il film Il buio nella mente nel 1995 con Isabelle Huppert e Sandrine Bonnaire. Sempre Chabrol ha realizzato, da Il pugnale di vetro, nel 2004 La damigella d’onore, mentre Pedro Almodovar trasse il suo Carne tremula del 1986 da Carne viva. Tra gli altri suoi libri sono da ricordare La crociata dei bambini, I tredici scalini, La bambola che uccide, e come Barbara Vine, Occhi nel buio e La villa dei ricordi cattivi. Ruth Rendell è anche autrice di racconti, sia inseriti in sue raccolte che in antologie.
Oltre all’attività di scrittrice, Ruth Rendell è stata anche attivista sociale nonché membro del partito laburista, eletta anche alla Camera dei Lords. Fino ad anni molto recenti, ha partecipato a fiere ed eventi legati al libro in Gran Bretagna, attirando sempre un vasto pubblico che ha amato e ama i suoi intrecci avvincenti, viaggi nell’animo umano e nei drammi della nostra società.

Photo credit Jerry Bauer

:: Il mondo del trono di spade, Chiara Poli, (Sperling & Kupfer, 2015) a cura di Elena Romanello

30 aprile 2015

trLe serie televisive, soprattutto quelle statunitensi, hanno un vasto seguito di appassionati ormai anche nel nostro Paese da tempo, dove però non ha mai attecchito più di tanto una pubblicistica critica e narrativa in tema, a differenza per esempio anche solo della Francia.
Per questo motivo e non solo, risulta molto interessante l’uscita per Sperling & Kupfer de Il mondo del trono di spade, scritto da Chiara Poli, appassionata ed esperta di serie tv e già autrice tra le altre cose di un saggio su un altro celebre serial di genere fantastico, Buffy.
Il trono di spade, telefilm, anzi quasi sceneggiato ispirato alla saga fantasy di George R. Martin, ancora in corso di scrittura, rivive in una disanima delle prime quattro stagioni (la quinta è iniziata da poco su Sky), che vengono lette e rilette da vari punti di vista.
Chiara Poli racconta infatti somiglianze e differenze con i romanzi, ma anche i giochi di potere dei personaggi, le figure maschili e femminili, il codice d’onore e morale che governa tutto, le società descritte, la mitologia e la religione del mondo di Westeros, le influenze culturali e i richiami a classici e situazioni storiche, dalla guerra delle Due Rose a quella dei Trent’anni.
Un microcosmo complesso e affascinante, che emerge dalla visione della serie, certo, ma che Chiara Poli rende evidente ed interessante, raccontando il come e perché Il trono di spade o se si preferisce Game of thrones è diventato il fenomeno mondiale di fandom, un fandom interessante e multimediale, che l’ha seguito come telefilm, romanzo e fumetto, e che a questa serie ha ispirato eventi e raduni, anche qui in Italia, visto che la saga di Martin è ormai ospite fissa di fiere del fumetto e eventi sui libri e sul fantasy.
Il mondo del trono di spade è innanzitutto un libro scritto da una fan per gli altri fan, ovviamente per chi non si accontenta di una mera visione, ma vuole scoprire tutto il mondo dietro a quella che non è certo solo una serie tv, ma un’opera artistica che ha portato il fantasy, sia in letteratura che sul piccolo schermo, ad una dimensione adulta, più ancora che gli adattamenti di Tolkien e soci.
Ma il saggio di Chiara Poli può anche rivolgersi a chi vuole sapere qualcosa in più su una passione che coinvolge le persone più diverse, senza doversi subito sobbarcare tutti i romanzi di Martin (di cui i fan aspettano con impazienza gli ultimi due titoli annunciati e più volte rimandati, ma forse stavolta ci siamo) e la visione delle prime quattro, anzi quasi cinque stagioni. Del resto, una bussola per orientarsi a Westeros è ottima anche per chi conosce il suo mondo di lotte, intrighi, passione, violenze, aberrazioni e eroismi.
Tutto questo sperando in nuove pubblicazioni sul mondo delle serie tv, oltre che un’ovvia integrazione quando sapremo chi si è seduto sul trono di spade.

Chiara Poli è giornalista specializzata in cinema e serie tv, diplomata in Sceneggiatura presso la Civica Scuola di Cinema di Milano, collaboratrice di giornali specializzati come Tv Sorrisi e Canzoni, Telefilm Magazine, Satellite, docente in corsi sul linguaggio cinematografico e televisivo e responsabile del magazine on line delle reti Fox per diversi anni. Ha scritto diversi saggi sulle serie tv, romanzi comici e autobiografici, è animalista, vegetariana, cinofila e attivista per vari progetti benefici.

:: A qualcuno piace libro al TGLFF, a cura di Elena Romanello

29 aprile 2015

img_webDal 29 aprile al 4 maggio torna a Torino il festival del cinema a tematica omosessuale e transgender (TGLFF), giunto ormai alla trentesima edizione, e il cui programma completo è disponibile on line nel sito ufficiale www.tglff.it Accanto alle proiezioni, molte e su tanti temi, il festival si distingue per proporre anche quest’anno una rassegna di presentazioni di libri, A qualcuno piace libro, che viene proposta alle 18 di ogni giorno esclusa domenica 3 al Circolo dei lettori di via Bogino. Si inizia il 30 aprile con la presentazione di Il giorno più felice della mia vita, di Sebastiano Mauri, edito da Rizzoli, che parlerà del suo matrimonio mancato con il Presidene del Circolo dei lettori Luca Beatrice. Venerdì 1 maggio Francesca Vecchioni, figlia d’arte e attivista, proporrà il suo libro di testimonianze T’innamorerai senza pensare, edito da Mondadori, intervistata da Silvia Garbarino. Il 2 maggio sarà la volta di un’attivista, scrittrice e intellettuale di lunga data del panorama torinese, Margherita Giacobino, che presenta il suo ultimo romanzo, Ritratto di famiglia con bambina grassa, Mondadori, con l’aiuto di Consolata Lanza, esperta di letteratura e responsabile del blog Anaconda anorressica. Si chiude il 4 alle 17 invece con il pamphlet Il matrimonio omosessuale è contro natura. Falso!, Laterza edizioni, con l’autrice Nicla Vassallo che parlerà di questo con la sociologa Chiara Saraceno e il giornalista Pasquale Quaranta. Tutti gli incontri sono ad ingresso libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

:: Torino che legge, Festa di Primavera, a cura di Elena Romanello

22 aprile 2015

tochelegge_locandina948Dal 20 al 25 aprile si festeggia la settimana della Lettura, e Torino aderisce con varie iniziative, in luoghi come le Biblioteche civiche, le biblioteche, la sede storica dell’Università, il Musli, Museo del libro per l’infanzia, con un pomeriggio dedicato a Emilio Salgari, e le case del quartiere, a cominciare dalla Cascina Roccafranca in via Rubino.
Il clou di tutto sarà giovedì 23 aprile, in piazza Palazzo di Città, con l’edizione primaverile di Portici di carta, in occasione della Giornata mondiale del diritto d’autore, in onore di Sant Jordi. Il tutto è organizzato con la Generalitat de Catalunya, che vedrà coinvolti i librai della città, con ognuno un libro proposto in tema con le sue specializzazioni, e altri soggetti che collaborano all’iniziativa Torino che legge.
Le persone che acquisteranno o prenderanno in prestito dalla biblioteca un libro nella giornata del 23 avranno in omaggio una rosa, secondo la tradizione catalana: nel corso della giornata verranno premiato a Palazzo Civico i lettori forti delle Biblioteche torinesi, quelli che prendono in prestito più libri e che dimostrano più affezione al servizio.
La settimana della Lettura continuerà il 24 aprile, quando si discuterà presso il Rettorato dell’Università degli studi di Torino su Libri e lettori. Presente e futuro della lettura in Italia, con la presentazione del rapporto Istat sulla lettura del nostro Paese, con molte ombre ma anche qualche luce. Nel corso del pomeriggio, visita libera ai locali storici della biblioteca Arturo Graf, prima sede della Biblioteca nazionale universitaria e alle 18 conferenza dedicata alla Letteratura per ragazzi.
Il 25 aprile, settantesimo anniversario della Liberazione, maratona tutto il giorno al Circolo dei lettori di via Bogino con musica e letture in tema, mentre in città rimarranno aperte varie librerie per la festa finale, Pane, libri e libertà.
Tutti gli eventi sono ad ingresso gratuito, il programma completo è sotto www.torinochelegge.it

:: Sirene, Helga Di Giuseppe, Felice Senatore (Scienze e Lettere editore dell’Accademia dei Lincei, 2015) a cura di Elena Romanello

17 aprile 2015

sireneIl libro illustrato è un qualcosa presente nell’editoria italiana, sia come traduzione di titoli stranieri che come proposta di prodotti italiani, considerato spesso, e non sempre a ragione, riservato ad un pubblico molto giovane.
La casa editrice Scienze e lettere dell’Accademia Nazionale dei Lincei propone la collana Monstra, libri illustrati per bambini e non solo, in cui rilegge le creature fantastiche dei miti classici, a cominciare dalle Sirene.
Sirene che non sono quelle di Andersen con la coda di pesce, ma quelle della cultura greco-romana per metà uccello, di cui vengono raccontate le origini, il ruolo nei miti classici e nelle opere dell’epoca e come hanno influenzato quello che è venuto dopo di loro, per esempio come mai gli abitanti di Napoli si chiamano partenopei.
I miti sono un qualcosa che appartiene alla cultura, un ricordo di studi scolastici ma anche una scoperta o riscoperta piacevole, e in Sirene rivivono con uno stile moderno e brillante, adatto al mondo di oggi, senza perdere in credibilità e fantasia, e alla fine è piacevole rivivere le storie delle sirene classiche, temibili e malinconiche, minacciose e avvolte dall’aura del mito.
Il libro è aiutato anche dalle tavole illustrate, con immagini che prendono ispirazioni dalla pittura classica e dai mosaici antichi per inventare un nuovo e inedito stile, molto accattivante e colorato. Sirene è quindi un ottimo titolo per i più giovani, magari per stimolare o approfondire interesse per mondi antichi ma ancora capaci di essere vicini all’oggi, ma è anche da sfogliare se si è più grandi, per ritovare fantasia e archetipi. Del resto, miti e leggende sono alla base di generi contemporanei come il fantasy e tornare alle origini, senza prendere libroni e classici per accademici, è sempre interessante.
Scienze e Lettere sembra con questa proposta voler ribadire un ruolo di divulgazione culturale non solo per pochi eletti ma per tutti, senza essere banale, e non si può non essere interessati e incuriositi da questo. Ottima tra l’altro anche l’idea di valorizzare disegnatori e autori italiani, per creare qualcosa di originale che pesca dal passato per portarlo nel presente.

Helga Di Giuseppe è archeologa, esperta di cultura materiale di periodo repubblicano, imperiale e tardo-antico. I suoi interessi scientifici spaziano dall’archeologia della produzione ceramica e tessile, all’archeologia del sacro, alla storia dell’insediamento urbano e territoriale, nonché all’economia delle ville romane. Da anni, fortunatamente approdata nella ‘Terra delle Sirene’, ne segue le appassionanti e ‘incantevoli’ vicende e, presa dal «rovinoso incanto» che l’accomuna a Felice Senatore, è qui per restituire ancora una volta con fantasia e conoscenza.

Felice Senatore storico, è direttore della rivista Oebalus. Studi sulla Campania nell’Antichità. Si è occupato della storia e delle istituzioni delle popolazioni dell’Italia antica all’epoca della Roma repubblicana, ma da sempre il «rovinoso incanto» del Golfo di Napoli, da Pithekoussai a Capri, passando per Pompei e la Valle del Sarno, lo tiene prigioniero con i suoi miti e le sue storie.

Martina Vanda (Roma 1978) è autrice e illustratrice di picture books, designer e ceramista. I suoi libri illustrati sono pubblicati in Italia e all’estero da Lirabelle éditions (Francia), Fineo editorial (Spagna/Messico), Orietal Babies & Kids Co. (Cina), Tajamar (Chile); sono inoltre tradotti e distribuiti in vari paesi d’Europa e America. Dal 2012 dirige le autoproduzioni TunnellingP. Sirene è il primo libro illustrato che realizza per Scienze e Lettere. Suoi clienti sono anche Feltrinelli editore, Il Nuovo Rinascimento e La Vanguardia. Martina ha all’attivo premi e riconoscimenti internazionali tra cui la selezione alla Mostra Illustratori di Bologna (2012 e 2015), alla Biennale di Bratislava (2012), CJBook Award Korea (2010), Premio Qwerty (2010). Il suo libro illustrato “¡Estela Grita muy fuerte!” ha venduto oltre 100mila copie. Realizza.

:: Un’ intervista con Anna Castelli, scrittrice, cosplayer e non solo, a cura di Elena Romanello

17 aprile 2015

Anna2Per chi frequenta il mondo di manga, cosplay, steampunk e simili, il nome di Anna Castelli torna periodicamente come quello di una personalità eclettica, cosplayer e scrittrice, organizzatrice di eventi e studiosa del Giappone, oltre che intrinsecamente veneziana fino al midollo. Liberi di scrivere ha incontrato Anna per parlare con lei delle sue molteplici e interessanti attività.

Ti sei laureata in lingue orientali con una tesi sul teatro kabuki e ti occupi, scrivendo anche libri in tema, di una delle espressioni moderne più amate della cultura giapponesi, il cosplay. Come nasce il tuo amore per il Giappone, Paese oggi di gran moda, e come hai messo insieme il passato e il presente di questo mondo?

Il mio amore per il Giappone nasce nell’estate del 1995 leggendo Tsugumi di Banana Yoshimoto. Al tempo dovevo decidere che tipo di università intraprendere e il romanzo mi fulminò per l’atmosfera che lo permeava. Decisi che dovevo saperne di più su quella cultura così differente dalla nostra, imperniata sul mono no aware, quel senso di tristezza meditativa causato dalla consapevolezza dell’impermanenza delle cose. Così ho deciso di iscrivermi a Lingue Orientali, ho studiato giapponese e sono diventata storica d’arte orientale.

Venezia è la tua città, che celebri in romanzi e racconti: cosa vuol dire per te essere nata e cresciuta in questo posto unico al mondo e cosa secondo te continua a farla amare così tanto?

Venezia ha una caratteristica peculiare: è una foresta di legni rovesciati. Le fondamenta delle maestose costruzioni di pietra che resistono da secoli sono migliaia di tronchi portati dalle montagne circostanti, fossilizzatisi nel fango. Poi c’è una quantità enorme di trachite euganea, la pietra di cui sono fatti i masegni che vengono calpestati ogni giorno da secoli; inoltre ci sono marmi e pietre lavorate finemente per creare capolavori circondati dall’acqua dei canali. Tutti elementi naturali che il sangue e la fatica di generazioni hanno plasmato per resistere ai secoli. Venezia racconta l’energia dell’essere umano creativo, non distruttivo: chiunque abbia la volontà di aprire la mente per ascoltare può sentire forte e chiaro questo concetto come in pochi altri luoghi al mondo.

Lo steampunk è un’altra delle tue passioni: cosa vuol dire per te e cosa pensi di come questa cultura è vissuta in Italia?

Mi piace lo steampunk perché deriva da una corrente letteraria che teorizza lo sviluppo della tecnologia a partire dal vapore invece che dall’elettricità, un concetto affascinante per una scrittrice quale io sono. Inoltre il fatto di poter vedere nella realtà i personaggi che si trovano nei libri è una cosa che mi regala sempre un sorriso di meraviglia. C’è anche da dire che gli abiti steampunk sono affascinanti perché partono da una base ottocentesca e vengono integrati con materiali “pesanti” come rame e ottone (o simulazioni di questi materiali). In Italia è una subcultura che sta prendendo piede ogni anno di più, a mio parere perché si circonda di un’aura elitaria e misteriosa, quando in realtà si tratta di persone molto amichevoli che hanno una gran passione per l’artigianato. Lo dico perché li conosco e partecipo ai loro raduni.

I romanzi che hai scritto, oltre che essere ambientati a Venezia, sono storie d’amore, più o meno paranormali: perché questa scelta e cosa pensi dello stato della narrativa rosa nel nostro Paese?

Per rispondere a questa domanda ho dovuto riflettere sulla mia vita. Ho scoperto che alla fine la scelta deriva sempre dall’amore per il Giappone: chi non conosce Miyazaki? Si resta sempre affascinati dal realismo magico delle sue storie, dai suoi incredibili personaggi (maghi, streghe, animali antropomorfi) che vivono in mezzo a noi interagendo con una società che li accetta come un qualcosa di quotidiano e comune. Anche i miei personaggi sono così: in Di acqua e di pietra un essere dall’aspetto bizzarro viene accettato dalla Serenissima, in cui si rifugia per trovare pace, mentre in Di Venezia. D’amore. Di magia è del tutto normale che una coppia si ritrovi a Venezia dopo trecento anni per risolvere finalmente una maledizione. Anche sotto pseudonimo il mio ultimo lavoro è orientato verso il realismo magico: una situazione surreale di disagio e un incantesimo finito male narrati in questa Venezia contemporanea fatta di antiche e decadenti nobiltà racchiuse nei palazzi. Per quanto riguarda la situazione della narrativa rosa nel nostro Paese, devo dire che recentemente mi sono unita a EWWA (European Women Writing Association – http://ewwa.org/ ), un’associazione senza fini di lucro volta a creare una rete di solidarietà professionale e creativa tra coloro che sono impegnate nell’editoria in Europa. Ho scoperto così che esistono cinque milioni di lettrici di “rosa”, che in questo termine racchiude un variegato panorama creativo: storico, contemporaneo, paranormale, erotico, spy… Un enorme bacino d’utenza che attende solo di essere stupito con nuove storie.

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Attualmente ho programmati degli eventi per la promozione di tre libri: Di Venezia. D’amore. Di magia come romanzo rosa fantasy, Guida Cosplay – Vivere Venezia come guida turistica dedicata ai cosplayers (ma non solo) e parteciperò a uno spettacolo di teatro-danza tratto dal racconto Di acqua e di pietra, per cui devo preparare un duello all’arma bianca. Nel frattempo sto curando l’ultima revisione di due manoscritti che usciranno sotto pseudonimo nei prossimi mesi; devo dire che questi ultimi progetti mi danno molta soddisfazione perché intersecano la loro esistenza con quella di altri professionisti della scrittura e della fotografia, e io ADORO mettere in correlazione varie realtà artistiche, lo trovo un impulso culturale aggiuntivo sia per chi crea sia per chi legge!

Il sito ufficiale di Anna Castelli è www.annacastelli.com