Posts Tagged ‘Elena Romanello’

:: Amy Snow, Tracy Rees (Neri Pozza, 2016) a cura di Elena Romanello

16 dicembre 2016
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Hertfordshire, profonda provincia inglese, anno di grazia 1848: l’inverno è giunto con tutta la sua carica di freddo e gelo, mentre Amy Snow, diciassette anni appena, si allontana dalla casa signorile di Hatville Court, non più desiderata nel luogo dove ha vissuto tutta la sua vita, in cerca di una nuova strada per la sua giovane vita.
Dopo la perdita dell’unica persona che lei abbia mai amato non sembra esserci del resto altra scelta: Aurelia Vennaway, la figlia unica di Lord Charles e Lady Celestina Vennaway, donna in anticipo sui suoi tempi, colta e arguta, se ne è andata a soli venticinque anni per una fatale malattia cardiaca che l’ha minata sin dall’adolescenza. Era stata Aurelia, allora bambina intraprendente e ribelle, a trovare Amy durante un’altra giornata gelida, neonata e nuda sulla neve, e a insistere perché la piccola venisse a vivere nella sua famiglia, come sguattera prima ma poi come sua cameriera e confidente. Una cosa che ai suoi genitori, provati dalla mancanza di un erede maschio, non era mai piaciuta, così come avevano digerito male le ribellioni di Aurelia ad una vita convenzionale, comunque impedita dalla sua malattia, come l’anno che aveva passato lontana da casa qualche tempo prima di andare incontro ad una rapida fine.
Amy ha ricevuto da Aurelia un piccolo lascito, ma soprattutto la prima di una serie di lettere che la accompagneranno in giro per l’Inghilterra, tra Londra e York, alla ricerca dei molti segreti dell’amica e forse di una traccia sul suo passato. Un viaggio che la aiuterà a capire meglio se stessa ma anche Aurelia, e forse a dare una nuova svolta alla sua vita.
L’Inghilterra vittoriana continua a suscitare un grande fascino in lettori e autori: Amy Snow, romanzo d’esordio di Tracy Rees, si rifà ai classici di Charles Dickens, Charlotte Bronte e Elizabeth Gaskell costruendo un intreccio di ricerca e di agnizione senza snaturare epoca e personaggi, ma nello stesso tempo creando due personaggi femminili interessanti, Amy da una parte e Aurelia dall’altra, assente e presente nei ricordi di chi l’ha conosciuta, amiche per la pelle in un mondo in cui le differenze di classe erano alla base dell’ordine sociale.
Un libro interessante per chi ama il mondo inglese dell’Ottocento, una ricerca di se stesse e del proprio posto nel mondo, condotta omaggiando la narrativa dell’epoca ma nello stesso tempo attuale e intrigante.

Tracy Rees è originaria del Galles. Si è laureata a Cambridge ed è autrice di diversi saggi. Amy Snow è il suo romanzo d’esordio, con cui ha partecipato al premio indetto dal Richard & Judy Bookclub e che è diventato un caso editoriale, segnalato anche dalla prestigiosa Historical Novel Society.

Provenienza: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

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:: La ragazza perfetta, Gilly Macmillan, (Newton Compton, 2016) a cura di Elena Romanello

15 dicembre 2016
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Fin dall’infanzia, Zoe Maisey ha rivelato un grande talento per la musica, incoraggiata dalla madre che ha visto in lei un riscatto per una vita non felice, insieme ad un suo secondo matrimonio con un uomo ricco e alla nascita di una nuova bambina. Ma una notte causa un incidente d’auto in cui perdono la vita tre suoi coetanei e deve scontare una pena detentiva.
Il discorso sembra chiuso e Zoe Maisey è pronta ad affrontare un nuovo concerto con il fratellastro Lucas, a cui è legata e che oltre alla musica ha anche velleità di sceneggiatore cinematografico. Ma qualcuno scopre la sua esibizione e non manca di rovinarle la festa e quella stessa notte sua madre muore in condizioni misteriose.
Il tema del disagio adolescenziale non è nuovo, ma l’autrice lo tratta in maniera non banale, parlando anche di un tabù come un periodo in carcere per un incidente non voluto ma accaduto (nei Paesi anglosassoni se si guida in stato di ebrezza e si provoca un incidente mortale si va in galera, anche se si è giovani), ma anche di bullismo, droga e violenze familiari, oltre che di dipendenza affettiva.
Il romanzo procede su più piani, tra il racconto delle verità dei vari personaggi fino alla rivelazione finale: il personaggio di Zoe è interessante e ben tratteggiato, una ragazza caduta all’inferno ma capace di risollevarsi e di voler essere diversa da una madre che si rivelerà l’anello debole della catena. Risulta però essere più interessante Lucas, membro di quella nuova famiglia in cui Zoe si è trovata inserita, e dove dovrebbe trovare la sua nuova strada. Lucas condivide interessi e passioni artistiche con la sorellastra, ma nelle storie che scrive, come quella della morte di sua madre Julia per un male incurabile, forse sa dire la verità su una situazione d’inferno nascosta dietro ad una casa elegante.
La ragazza perfetta racconta quindi tante storie con tante voci, in una ricerca della verità e della giustizia, parlando anche di seconde possibilità e anche di ruolo della donna nella società, tra aspettative eccessive di madri che non sono riuscite a realizzarsi come volevano e dipendenza amorosa che come insegna la cronaca nera per troppe donne risulta essere fatale.
La vita è comunque fatta di chiaroscuri e tante verità, in cerca di una soluzione per la vita di una ragazza che doveva essere perfetta e che invece è solo umana, vittima di situazioni ma forse capace anche di cambiare e andare avanti.

Gilly Macmillan è cresciuta nel nord della California, poi è venuta in Gran Bretagna, dove ha studiato Storia dell’arte alla Bristol University e al Courtauld Institute of Art di Londra. Ha lavorato al Burlington Magazine e alla Hayward Gallery, poi ha deciso di dedicarsi alla scrittura. Vive a Bristol con il marito e i tre figli e ha debuttato con un altro thriller di successo, 9 giorni.

Source: libro inviato dall’editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa Newton Compton.

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:: La notte dimenticata dagli angeli, Natsuo Kirino, (Neri Pozza, 2016) a cura di Elena Romanello

14 dicembre 2016
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L’investigatrice privata Murano Miro viene contattata dall’editrice e giornalista femminista Watanabe Fusae, per un incarico che a prima vista potrebbe sembrare poco più che semplice routine: trovare Isshiki Rina, una ragazza giunta a Tokyo qualche tempo prima, finita nel giro dei porno amatoriali e degli snuff movies, sparita e forse morta suicida.
Miro inizia a indagare, più che altro perché al momento non ha molto altro da fare, aiutata anche dal suo nuovo vicino Akihiko Tomobe, un quarantenne che gestisce un bar per gay nel quartiere di Shinjuku. Presto il suo lavoro prenderà una piega pericolosa, Miro inizierà a essere vittima di telefonate e gesti intimidatori, mentre man mano scoprirà il mondo degli appassionati di film porno a basso costo e delle case di produzione che li realizzano, dove spesso le ragazze rimangono vittime di veri e propri stupri, come avviene in uno dei film interpretati da Rina, la giovane scomparsa, mentre in un altro sembra che commetta un suicidio in diretta.
Miro indaga nelle vie di Kabukichō, il quartiere a luci rosse di Tokyo, quasi tutto in mano alla yakuza, suscitando i fastidi tra l’altro della Create Pictures, la casa produttrice dei film in questione, dove spicca il regista Yashiro Sen, personaggio decisamente ambiguo ma purtroppo non privo di fascino. Ma forse la vera strada per capire cosa è successo a Rina, che usa da anni un nome falso invece che quello vero, Yukie, non è all’interno di quel mondo spietato, violento e scabroso, ma in altri luoghi, dove la ragazza è vissuta da bambina, e nel mistero legato alla sua nascita e alla madre assente e emigrata poi negli States senza lasciare recapiti. Quando Watanabe Fusae muore all’apparenza suicida da un grattacielo Murano Miro capisce che la situazione si sta complicando sempre di più, e che la verità può essere vicina ma anche molto pericolosa, oltre a coinvolgere persone insospettabili.
Natsuno Kirino racconta di nuovo una storia di donne giapponesi di oggi, tra tradizioni, modernità, trasgressione, regole, discese agli inferi, mettendo in scena le molte contraddizioni di una società interessante ma molto contraddittoria soprattutto per quello che riguarda l’altra metà del cielo. Una storia di donne, ma anche un viaggio nell’animo umano e una ricerca della verità dietro ai comportamenti autolesionisti di una giovane, comune a molte sue coetanee e coetanei in particolare nel Paese del Sol levante, oltre che un thriller disseminato di piste e agnizioni.
Murano Miro si dimostra una nuova figura di investigatrice alla ricerca della verità, mostrando come le tematiche alla base del thriller di qualità, la voglia di giustizia, l’esame sociale, la critica di un mondo, siano valide sotto qualsiasi latitudine, come in questa Tokyo cupa e piovosa.

Natsuo Kirino è nata nel 1951 a Kanazawa, un’antica città del Giappone centrale. Nel 1993 si è aggiudicata il premio Edogawa Ranpo con il romanzo Pioggia sul viso. Con Le quattro casalinghe di Tokyo ha raggiunto una notorietà internazionale e ha vinto il prestigioso premio dell’Associazione giapponese degli autori di romanzi polizieschi. Le sue altre opere sono Real world, Grotesque, Morbide guance. Il suo sito ufficiale è http://www.kirino-natsuo.com/

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito SBAM.

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:: La principessa sbagliata, Ester Trasforini (Gainsworth editore, 2016) a cura di Elena Romanello

5 dicembre 2016
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In una foresta impenetrabile c’è una torre in cui un drago tiene prigioniera una bella principessa. Il re suo padre ha promesso una ricompensa a chi la libererà, in molti prodi cavalieri hanno già tentato l’impresa, fallendo: si fa avanti la boscaiola Gemma, che ha tanto bisogno di quei soldi per migliorare la sua vita, ma quello che troverà nella torre sarà molto diverso da quello che pensava e sarà l’inizio di un’avventura trascinante e fuori dagli schemi…
Oggi si parla molto di stereotipi di genere che bisogna superare, di nuove storie che bisogna raccontare soprattutto ai suoi giovani: Ester Trasforini debutta nella letteratura con questo romanzo fiabesco e irriverente, un fantasy che si rifà alle fiabe classiche e alla tradizione di leggende sui draghi, animali che da tempo sono stati rivalutati, con una storia piacevole per tutte le età.
Perché le principesse possono essere molto diverse da quello che si pensava, così come i draghi, e anche i salvatori possono essere salvatrici e non certo di sangue blu, e nelle foreste si possono incontrare tante creature insolite e fuori dalle righe, come uno zombie spaventapasseri in cerca anche lui di una sua identità.
Non è la prima volta che il fantastico in tutte le sue forme parla di ruoli e di eroine, anzi a fantaascienza e fantasy dobbiamo tutta una serie di protagoniste interessanti, guerriere, maghe e regine con grande potere, che hanno portato linfa nuova e suberato tanti stereotipi, molto più che in altri generi. Qui però si va oltre, si crea un’eroina per caso, anzi una protagonista in cerca solo di un guadagno facile, perché nel fantastico spesso si dimenticano gli aspetti pratici della vita, tipo guadagnarsi il pane, cosa comune però sotto tutte le latitudini e in tutti i mondi.
Nelle pagine de La principessa sbagliata c’è anche una forte componente umoristica, non così presente di solito nel fantasy, anche se Gainsworth sembra interessato anche a dar voce a questo filone del fantastico, che sdrammatizza grandi avventure e eroi in tutte le forme, raccontando che ci sono mille strade per vivere avventure e alla fine arrivare all’happy ending da fiaba, andando anche oltre ruoli e abiti che si indossano.
La principessa sbagliata è un romanzo per ragazzi e ragazze, ma anche per adulti, soprattutto per chi negli anni si è stufata di principesse sempre in attesa di principi azzurri che le salvassero. Perché nella vita reale, si sa, ci si salva da soli o con l’aiuto non di principi ma di persone un po’ più reali, come la boscaiola Gemma.

Ester Trasforini, ferrarese, classe 1990, si è occupata di tematiche sociali e adolescenziali a partire dalla sua esperienza nel servizio civile, ma le sue passioni sono i libri e l’animazione. Ha scritto diversi racconti, come Coengen e Il colore della guerra, La principessa sbagliata è il suo primo romanzo e molto probabilmente non sarà l’ultimo. La si può trovare su Facebook sotto Le storie di Ester Trasforini o è contattabile via mail a principessasbagliata@gmail.com

Provenienza: acquisto dell’articolista da Gainsworth editore.

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:: Il buio dentro, Antonio Lanzetta (La Corte editore, 2016) a cura di Elena Romanello

3 dicembre 2016
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In una zona fuori da un centro abitato in montagna viene ritrovato il corpo di una ragazza, appeso ad un vecchio salice bianco, legato con filo spinato all’albero. La testa, tagliata, è a parte, sulle radici, e sembra osservare Damiano Valente, accorso sul posto per motivi lavorativi.
Damiano Valente è infatti lo Sciacallo, uno scrittore famoso ma schivo, che nei suoi libri ricostruisce i fatti di cronaca nera più clamorosi: nessuno conosce il suo aspetto, lui diserta volutamente talk show e social, anche perché si trova un volto deturpato da cicatrici e una gamba spezzata e preferisce agire e cercare nell’ombra.
Stavolta però quel corpo e quell’efferrato omicidio gli ricorda qualcosa di personale, la morte della sua amica Claudia, trent’anni prima, nel 1985, quando era un ragazzino, con amici, sogni, la passione per la corsa e tanti progetti andati in frantumi dopo quel fatto, che ha continuato ad ossessionarlo tanto da spingerlo a fare il lavoro che svolge.
Damiano non è solo nella sua ricerca, perché ritrova i due amici da allora, Stefano e Flavio, invecchiati e disillusi anche loro, ma desideroso di scoprire la verità, rivivendo quella folle estate che li cambiati per sempre.
Il cold case, il caso irrisolto che viene riaperto dopo anni, risulta essere molto amato da alcuni anni a questa parte, complice anche l’omonima e ormai conclusa serie tv, ma soprattutto le nuove tecniche di indagine moderna che possono effettivamente aprire vecchi casi. Qui però, più che con investigazioni scientifiche, ci si trova a dover fare i conti con il tema della memoria e del rimpianto, con cose mai risolte e tragedie che segnano e distruggono vite, anche di chi resta e deve sopravvivere senza poter più vivere, come capita a Damiano, antieroe in cerca sempre e comunque di una soluzione nei suoi libri a crimini e omicidi, per compensare quello che per lui è rimasto irrisolto.
Nelle pagine di questa storia italianissima ma universale, ci sono echi più che di Thomas Harris di Stephen King, soprattutto di It e di Stand by me, in questo alternarsi tra un passato perduto, legato ad un’età di innocenza e incoscienza persa per sempre e un presente di rimpianto ma in cui ricercare la verità può essere l’unica possibilità di riscatto, non per risolvere un dramma irrisolvibile, ma per scoprire almeno il perché di certi fatti e evitare che accadano di nuovo.
Un thriller e un viaggio nell’animo umano, tra le illusioni dell’essere giovani e le delusioni dell’essere adulto, ma anche tra il voler ricordare quello che si è stati, malgrado tutto, e il voler dare una conclusione ad un qualcosa rimasto aperto come una ferita. Che non si risanerà, ma almeno forse si potrà voltare pagina.

Antonio Lanzetta è nato a Salerno e ha pubblicato per La Corte i due fantascientifici Warrior e Revolution.
Nel 2015 ha scritto invece il racconto thriller Nella pioggia, finalista al premio Gran Giallo di Cattolica e arrivato al primo posto della classifica dei racconti più venduti su ebook. Con Il buio dentro continua a esplorare il thriller e le sue infinite sfumature.

Source: acquisto dell’articolista da La Corte editore.

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:: La regina rossa, Sara Di Furia (La corte editore, 2016) a cura di Elena Romanello

2 dicembre 2016
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Siamo nell’Inghilterra di metà Ottocento, sotto il lungo e emblematico regno della regina Vittoria: la piccola Christianne viene adottata dalla nobile famiglia Klein. Siamo in epoca positivista, ma certe credenze sono dure a morire: la bambina ha un abbozzo di sesto dito e un neo sul viso, considerati ancora marchio di stregoneria e questo segna il suo destino e le crea intorno un’atmosfera di sospetto e avversione.
Passano gli anni, Christianne diventa una giovane donna che sconvolge le sorellastre e la famiglia adottiva per la sua ribellione alle regole del suo tempo, accresciuta dall’ostilità da cui è stata circondata fin da piccola. L’incontro con il precettore Nicholas Bourbon, che gira insieme ad un corvo, la influenzerà profondamente e la porterà a vestire i panni di Thomas Talbot per poter accrescere la sua sete di conoscenza fingendosi un uomo.
Una delle sorellastre muore improvvisamente e Christianne scopre di essere in grado di vedere i fantasmi e di parlare con loro. La sua vita ne risulterà stravolta, e Christianne cercherà di scoprire i tanti misteri che la circondano, non ultimo quello di una regina vissuta secoli prima che aveva come lei sei dita, Anna Bolena, moglie di Enrico VIII e madre di Elisabetta I, diventata famosa come la Regina Rossa.
L’Ottocento vittoriano non smette di affascinare persone a tutte le latitudini: lo dimostra anche questo libro, che procede tra echi di Dickens e delle sorelle Bronte, ma anche con richiami ai Penny dreadful, la narrativa fantastica e sensazionalista che spopolò in Gran Bretagna e non solo nel XIX secolo, introducendo il concetto di letteratura popolare e seriale, e venendo omaggiata a distanza di un secolo e mezzo dall’omonima serie tv che ne ha recuperato atmosfere e personaggi.
Christianne si pone tra passato e presente, un’eroina in cerca della sua identità, discriminata come i protagonisti di Dickens ma desiderosa di rivalsa più di loro, mentre nelle pagine del libro prevale sempre di più una forte componente fantastica, con richiami anche ad Edgar Allan Poe (ma non dimentichiamo che anche lo stesso Dickens fu autore di gialli e racconti di fantasmi) e a certe tradizioni folkloristiche britanniche, legate a figure tra realtà e fantasia, come appunto Anna Bolena che periodicamente è stata rivisitata con toni anche esoterici, senza dimenticare che fu giustiziata sotto l’accusa, montata ma creduta da una parte del popolino, di essere una strega.
Un libro il cui unico difetto è di non essere un po’ più lungo, tanta è la mole di cose messe dentro, per appassionati di gotico, un genere che funziona sempre e funzionerà ancora in futuro.

Sara di Furia è nata a Brescia e ha già pubblicato diversi racconti e romanzi, tra cui I segreti di Kane Town, ricevendo attestati e premi in numerosi concorsi nazionali. È membro dell’associazione EWWA (European Writing Women Association) ed è insegnante nella scuola secondaria di secondo grado.

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:: Mondo in fiamme. Una primavera di cenere, Edoardo Stoppacciaro (La Corte Editore, 2016) a cura di Elena Romanello

30 novembre 2016
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Una guerra disastrosa ha imperversato nelle terre di un mondo diviso tra vari regni. Ora sono passati vent’anni, ma le cicatrici ci sono ancora, anche perché la pace che è stata fatta era fondata sul disprezzo tra sovrani avidi e infidi dignitari di corte.
Un nuovo mondo sembra essere arrivato alle porte e i re di quelle terre lo sanno e cercano di trarne profitto: Re Qilvere pensa che il nuovo corso porterà alla definitiva supremazia del suo regno su tutti gli altri, Re Leukas è preda del rimorso per gli orrori compiuti dal proprio padre a cui lui è succeduto controvoglia e teme l’imminente annientamento del suo popolo, mentre Re Ralgaon e i suoi consiglieri vorrebbero un’alternativa ad un mondo basato su sopraffazione e terrore.
Ma in questo mondo non ci sono solo sovrani e nobili, ci sono popolani, soldati, cavalieri, avventurieri, in cerca di un loro posto, dimenticando il passato e costruendo qualcosa di nuovo. Qualcosa che può essere messo a rischio da forze sovraumane, come se non fossero bastati gli orrori commessi dagli esseri umani, forze che solo Kalysta, una ragazzina dalla pelle coperta di tatuaggi, sa che esistono, perché è stata lei a scatenarle, senza volerlo, ma è successo.
Ora queste terre che sperano in una nuova stagione di pace e di concordia stanno per essere reclamate da creature antiche e magiche, che vogliono reclamare un mondo che li ha dimenticati, andando per la sua strada e commettendo errori che non potranno più essere superati.
Il fantasy, da Tolkien a Martin, i due grandi modelli di Mondo in fiamme, ha raccontato le guerre mentre avvenivano, scontri tra eserciti di stirpi e regni diversi: qui Edoardo Stoppacciaro racconta invece il dopo una guerra, la ricerca di una pace e di un nuovo equilibrio tra giochi di potere e mille problemi, con echi anche di tanti momenti della Storia reale, a cominciare dalla contrapposizione di blocchi diversi e di concezioni del mondo opposte. Ogni re e ogni regno ha un suo equilibrio interno, problemi e questioni di risolvere, tra voglia di cambiamento, desiderio di non perdere niente della propria influenza anzi di schiacciare i vicini, paura per quello che è stato e non è stato perdonato.
Dato che siamo in un romanzo fantasy, diventano importanti le forze della magia e le creature sovraumane, qui trattate in maniera originale, come qualcosa di dimenticato ma di sempre presente nell’ombra, pronto a manifestarsi per una serie di circostanze casuali ma fatali.
Mondo in fiamme trascina in un mondo che non manca di affascinare e che non si esaurisce qui, perché come è abbastanza ovvio per chi arriva alla fine di oltre trecento pagine che si leggono in un fiato, ci saranno seguiti e nuovi sviluppi per terre che cercano una primavera che rischia di essere di cenere e di morte.

Edoardo Stoppacciaro è nato in provincia di Viterbo e svolge da quando aveva nove anni la professione di attore doppiatore. Ha lavorato a tantissimi film e serie tv, come Il Trono di Spade, dove doppiava Robb Stark, Lo Hobbit, I Borgia, Homeland, Le regole del delitto perfetto, Hunger, Humandroid, Ratatouille, Pacific Rim, Cattivissimo me, Everest e Alice in Wonderland.

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:: Di metallo e stelle. L’apprendista di Leonardo, Luca Tarenzi (Gainsworth Publishing, 2016) a cura di Elena Romanello

28 novembre 2016
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1499: nella Milano assediata dai francesi, il centro di tutto è il Castello sforzesco, dove tra gli altri vive Giacomo, il giovane apprendista di Leonardo da Vinci, cerca di dividersi tra i suoi compiti e l’amore impossibile per la giovane Cecilia, concupita dal duca di Milano, il temibile Ludovico il Moro.
In parallelo iniziano ad accadere delle morti misteriose e inspiegabili, commesse da qualcuno dalla forza sovraumana che sfida le leggi umane e del movimento, forse nato nel laboratorio del maestro di Giacomo, dove ci sono enigmi, alchimia, veleni, esperimenti e presenze mostruose. Giacomo dovrà districarsi tra i pericoli dell’assedio e i pericoli all’interno del Castello, tra colpi di scena, fatti realmente accaduti in quell’anno lontano e pericoli sovraumani, in un romanzo che mescola suggestioni fantasy, storiche, thriller e steampunk.
Spesso si sente dire che gli italiani non sanno scrivere letteratura fantastica: questo è più un luogo comune che un fatto reale, e ci sono per fortuna case editrici come la Gainsworth che puntano su voci di casa nostra, come Luca Tarenzi, nome già noto da alcuni anni ai cultori del fantastico.
Di metallo e stelle è un libro molto interessante, agile, autoconclusivo, senza prolissità inutili, che parte dalla realtà, da un luogo esistente ancora oggi e ricco di Storia come il Castello sforzesco, anche se forse non si pensa più ai fatti di cui è stato testimone. Molti dei fatti reali, tra assedi, battaglie e personaggi storici che prendevano l’Italia divisa da allora come luogo dove affermare il loro potere, sono realmente esistiti e accaduti e testimoniano come anche in casa nostra ci sono passati tra leggenda e realtà da riscoprire.
L’autore usa il meccanismo caro al thriller classico della camera chiusa: tutto avviene all’interno del Castello sforzesco, attraverso gli occhi di Giacomo, un ragazzo che a qualcuno potrà ricordare Adso de Il nome della rosa, alle prese con fatti e persone più grandi di lui, ma desideroso di scoprire la verità. Una verità che sarà molto inquietante, con al centro anche Leonardo da Vinci, icona del passato che continua a tornare in romanzi, film, telefilm e fumetti per il suo essere stato artista e scienziato a tutto campo, ma con echi di tradizioni come il Golem e richiami al Frankenstein di Mary Shelley.
Thriller, fantastico e anche steampunk, che di solito racconta storie di tecnologie fantascientifiche nel passato nell’era vittoriana, ma che qui sceglie un altro periodo storico, non certo meno affascinante, riempiendole di tecnologie alchemiche e futuristiche che abitano armi ma anche il corpo umano. Del resto si è sempre detto che Leonardo da Vinci avrebbe potuto fare di più se solo avesse avuto a disposizione qualche strumento in più, qui presente. Una storia che parla di scienza e magia, dei limiti degli esseri umani e del desiderio eterno di migliorare la propria vita, e magari di poterla anche creare, costi quel che costi.

Luca Tarenzi, classe 1976, si è laureato in Storia delle religioni all’Università cattolica di Milano è scrittore, traduttore, saggista, giornalista. Ha scritto vari romanzi di genere fantastico per diversi editori, come Pentar, Il libro dei peccati, Le due lune, Quando il diavolo ti accarezza, vincitore del premio Italia. Vive ad Arona, sul Lago Maggiore, dove oltre a scrivere continua i suoi studi in Storia delle religioni e si occupa di occulto, cinema, telefilm e giochi di ruolo e tiene conferenze in tema tra Piemonte e Lombardia.

Source: acquisto dell’articolista da Gainsworth editore.

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:: GoodBye Marilyn, Francesco Barilli e Roberta “Sakka” Sacchi (Becco Giallo, 2016) a cura di Elena Romanello

26 novembre 2016
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Quest’anno Marilyn Monroe avrebbe compiuto novant’anni: la sua morte prematura a soli trentasei anni nell’ormai lontano 1962, l’ha resa un’icona senza tempo del cinema, il simbolo di una femminilità mitica, infelice ma nello stesso tempo forte, unica attrice del passato a essere celebrata ancora oggi nell’arte e nella cultura pop.
Su Marilyn si è scritto e detto di tutto: nella graphic novel edita da Becco Giallo Goodbye Marilyn di Francesco Barilli e Sakka si immagina una visione alternativa della sua vita, che non la vuole morta in quel fatale agosto per una probabile overdose di farmaci, ma scomparsa dalle scene e ritiratasi per cinquant’anni.
A distanza di mezzo secolo, un giornalista chiede e ottiene di poterla incontrare e Marilyn gli racconta alcuni episodi della sua vita, realmente accaduti, che raccontano il suo successo ma anche le sue infelicità e il suo disagio dell’essere un simbolo di desiderio e seduzione, da cui non è si liberata nemmeno dopo la scomparsa qui e la morte nella vita reale.
Tra storia alternativa e toni onirici, Goodbye Marilyn è un tributo ad una donna del Secolo breve, la più popolare di tutte, protagonista di un tragico destino, mai del tutto chiarito, che rivive in immagini basate su foto e documenti originali, visti in libri, filmati e mostre.
Curiosa la Marilyn anziana immaginata dalla disegnatrice Sakka, molti nei decenni si sono chiesti su che fine avrebbe fatto Marilyn se non fosse morta, magari sarebbe diventata una protagonista di telefilm come Angela Lansbury, magari si sarebbe occupata di cause sociali come Audrey Hepburn e Brigitte Bardot, o sarebbe scomparsa, come racconta questo fumetto e come ha fatto a suo tempo Greta Garbo. Tutte supposizioni, in ogni caso gli autori omaggiano un mito e una donna in tutte le sue sfaccettature, in una graphic novel da leggere per chi era giovane ai tempi in cui Marilyn fu famosa, ma anche per chi è nato dopo e l’ha scoperta anche solo grazie ad una maglietta o ad un magnete da frigo.
Tra l’altro l’idea del libro è venuta a Stefano Barilli dopo che sua figlia Stefania, di otto anni, gli ha chiesto chi era quella bellissima ragazza vedendo una foto di Marilyn, a testimonianza di quanto Norma Jean Baker, diventata Marilyn Monroe abbia ancora ancora tanto da dire oggi.

Francesco Barilli è scrittore e attivista ed ha partecipato a diverse graphic novel di Becco Giallo, come Ilaria Alpi, Peppino Impastato, Carlo Giuliani e Piazza Fontana, e ad altre iniziative editoriali. Il suo blog è francescobarilli.blogspot.com

Sakka, nome d’arte di Roberta Sacchi, cremonese, ha fatto parte nel 2011 della collettiva Futuro anteriore di Napoli Comicon e ha pubblicato con il Centro collettivo Andrea Pazienza Il sogno del minotauro, Elaïn, Il libro Nuovo – come la Dama e la Tigre risalirono l’ignoto. Ha partecipato ad altre raccolte collettive, per fiere come Lucca Comics and Games ed è una degli insegnanti del Centro Fumetto Andrea Pazienza di Cremona.

Source: dono dell’editore, si ringrazia l’ufficio stampa di Becco Giallo, incontrato a Lucca Comics.

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:: Sotto il velo, Takoua Ben Mohamed (Becco giallo, 2016) a cura di Elena Romanello

25 novembre 2016
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Un simbolo di oppressione, di intolleranza, di integralismo, di non voler accettare le leggi e le regole del Paese in cui ci si trova, di sessismo, di sessuofobia, di misoginia: queste sono alcune delle accuse rivolte al velo portato dalle donne di cultura musulmana.
Al di là della complessità di una società multietnica e delle difficoltà del ruolo della donna in una società machista, comunque articolato e complesso, si può cercare di capire qualcosa in più sul perché ci sono donne e ragazze colte e curiose che portano il velo non rinunciando a studio, lavoro e passioni personali sfogliando Sotto il velo di Takoua Ben Mohamed, una serie di vignette che sdrammatizzano stereotipi e luoghi comuni, prima pubblicate dall’autrice singolarmente e adesso raccolte in volume.
Protagonista è una ragazza di oggi, che ama la moda e divertirsi, ma che porta il velo e che nelle vignette racconta pregiudizi, critiche, da quelle degli occidentali che pensano sia una potenziale terrorista a quelle delle connazionali che la vedono troppo moderna, luoghi comuni, battute non proprio intelligenti che si è sentita fare e altre amenità.
Il risultato è esilarante, spassoso ma fa anche riflettere sulle difficoltà del vivere insieme, sul bisogno sempre e comunque di giudicare chi è percepito come diverso, sugli stereotipi a cui sono sottoposte, ovunque, le donne e le ragazze. Ma tra le pagine e le battute, alcune allucinanti (la Musulmania come Paese di provenienza della protagonista è da inquadrare…) emerge una ragazza di oggi, che vuole comunque vivere la sua vita, che vuole viverla in Italia, che vuole portare il velo senza rinunciare a sentirsi carina e alla moda, non rinunciando a divertirsi e perseguire degli obiettivi, in un periodo storico in cui crisi, razzismo e maschilismo sembrano essersi alleati per rendere la vita difficile alle donne che vorrebbero invece affermarsi, anche con un velo in testa.
Sotto il velo racconta la modernità di tante ragazze musulmane, oltre quello che in Occidente sembra una cosa insormontabile, e cioè l’obbligo a vestirsi in un certo modo (che poi ci sono tanti tipi di veli, come ci racconta l’autrice). Senz’altro è un libro in cui molte coetanee e compagne di religione di Takoua apprezzeranno, ma va letto anche dagli occidentali, da chi crede che il fumetto e le arti possono aiutare il dialogo e aprire nuovi orizzonti. Un libro per le donne di tutte le età e non solo, che usa lo strumento delle vignette, da sempre efficace, per raccontare, prendere in giro e far riflettere sull’oggi.

Takoua Ben Mohamed, Nata a Douz in Tunisia nel 1991, cresciuta a Roma, graphic journalist e sceneggiatrice, disegna e scrive storie vere a fumetti su tematiche sociali per la promozione del dialogo interculturale ed interreligioso. Diplomata all’Accademia di cinema d’animazione Nemo Academy of Digital Arts, di Firenze, studia giornalismo a Roma, autrice del catalogo Woman story, ha fondato l’associazione Il fumetto intercultura all’età di 14 anni. Ha ricevuto molti riconoscimenti tra i quali quello della Comunità tunisina a Roma e e quello della Repubblica Italiana, il Premio Prato Città Aperta; il Premio Speciale Moneygram Award 2016. Ha collaborato con Village Universel, Italianipiù e collabora con la redazione Rete Near Antidiscriminazione dell’Unar, Riccio Capriccio, Ana Lehti (Finlandia) e la produzione Fargo Enterainment.

Source: inviato dall’ editore al recensore, si ringrazia l’ufficio stampa di Becco Giallo, incontrato a Lucca Comics

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:: Guida alla letteratura fantastica, a cura di Claudio Asciuti, (Odoya, 2016) a cura di Elena Romanello

19 novembre 2016
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La casa editrice Odoya sta dedicando vari volumi ad aspetti del fantastico, seguendo l’esempio di iniziative analoghe all’estero: tra gli altri spicca la poderosa Guida alla letteratura fantastica, un lavoro a più mani supervisionato da Claudio Asciuti.
Il libro esamina il fantastico, o meglio quello che va sotto il nome di fantasy con un approccio non cronologico ma tematico, incrociando narrativa alta e popolare, senza dimenticare cinema, fumetti, serie tv, per raccontare una storia che dura da millenni e che non può essere certo esaurita in poche battute o come storielle per ragazzini, per come è presente sotto tutte le latitudini e per le storie a cui ha dato vita.
Un libro in cui ci si immerge volentieri, da leggere pagina per pagina o anche saltando da una parte all’altra, seguendo i propri percorsi di interesse personale, un po’ come avveniva per chi era ragazzo negli anni Ottanta con la monumentale antologia per le superiori Il materiale e l’immaginario, a cui questa guida si ispira in maniera che non sembra casuale ma che la rende quindi ancora più interessante, colta e da scoprire.
La fantasia non ha limiti, scriveva Michael Ende ne La storia infinita e nelle pagine del libro si scoprono mille suggestioni, tra esseri non umani, partendo da come erano visti nell’antichità, dove sono nati tutti gli archetipi del fantastico che seguiamo ancora oggi, viaggi iniziatici, storie di formazione, regni in guerra, cavalieri, eroi, animali fantastici, oggetti magici,il tutto mescolato in un insieme da cui diventa difficile stare lontani, sia se si è appassionati e curiosi.
Dentro c’è tutto e il contrario di tutto, Omero, Virgilio, Ariosto, Tasso, ma anche Martin, Tolkien, Conan il barbaro, Lovecraft, Terry Brooks, i fumetti di Wonder Woman e di Fables, perché tutto questo è fantastico, e il fatto che alla fine si continuino a rivisitare all’infinito archetipi di millenni la dice lunga su come certe cose siano insite nell’animo umano.
Il libro è arricchito da una copertina ricca di strilli sugli argomenti trattati all’interno (solo una piccola parte) e da varie immagini, con copertine, illustrazioni anche d’epoca, quadri, incisioni, locandine, per avere un’idea ancora più ampia di quanto il fantastico è presente ovunque.
Guida alla letteratura fantastica è un libro da avere per gli appassionati di fantasy, ma anche per chi è curioso e vuole saperne di più su un genere che ormai non è più solo una moda, o se è tale dura da un po’ troppi secoli. Un libro tra l’altro da consigliare a nostalgici e fan di lungo corso, ma anche ai neofiti, a chi ha scoperto il fantasy grazie ad Harry Potter e a Il signore degli anelli. Un libro da divorare o gustare a piccoli morsi, in cui si ritrovano vecchi amici e amiche, se ne scoprono di nuovi e magari si capisce che il fantasy affascinava già quando da ragazzini si leggevano a scuola le peripezie di Ulisse contro Polifemo o di Astolfo sull’ippogrifo per ritrovare il senno di Orlando.

Claudio Asciuti è nato nel 1956 e vive a lavora a Genova come insegnante. Si occupa da decenni di fantastico, ha pubblicato varie opere come La valle dell’eclissi nella collana Urania della Mondadori e Dolce autunno a Morutri per Tabula Fati e ha collaborato alla Guida alla letteratura di fantascienza uscito per Odoya. Il libro ha poi i contributi di Claudio Amerigo, Adalberto Cersosimo, Davide Costa, Andrea del Ponte, Paolo di Francesco, Oskar Felix Drago, Domenico Gallo, Giacomo Gustolisi, Franco Piccinini.

Provenienza: acquisto personale.

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:: Solo per sempre tua, Louise O’Neill (Il Castoro, 2016) a cura di Elena Romanello

19 novembre 2016
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La Hot Spot, nuova linea dell’editrice Castoro che propone romanzi per adolescenti, presenta Solo per sempre tua, distopia fantascientifica con cui l’irlandese Louise O’Neill si è posta alla ribalta internazionale.
In un futuro post catastrofe, solo suggerita ma che ha comportato una riduzione delle terre asciutte, le donne vengono clonate in laboratorio e educate ad essere belle, sexy, gentili, socievoli e sottomesse all’uomo. In maniera naturale è possibile solo avere figli maschi, e il ruolo di queste ragazze, cresciute in specie di collegi, è quello o di diventare le mogli di uomini più o meno potenti, o le loro prostitute o di essere sterilizzate e rapate a zero e trasformate nelle insegnanti di questa genia di creature da laboratorio. C’è poi un altro destino, terribile, di cui non si parla mai e che tocca chi disubbidisce alle regole, innamorandosi, manifestando desideri omosessuali o un suo comportamento autonomo.
freida e isabel, i cui nomi sono volutamente scritti con la minuscola per ribadire il loro essere oggetti, sono ragazze all’ultimo anno prima della celebrazione che stabilirà il loro destino, in quella che era l’Europa, amiche in un microcosmo di invidie e critiche ai chili di troppo, ai difetti caratteriali e fisici. Due personaggi che potrebbero essere cloni delle altre ma non solo, che in un mondo senza pietà e senza spazio per loro cercano di avere dei sentimenti, dei sogni, delle aspirazioni, costi quello che costi.
La distopia è tornata molto di moda nella fantascienza, soprattutto in quella rivolta agli adolescenti, per motivi legati anche al mondo in cui ci troviamo, ma spesso sono stati privilegiati storie d’azione, basti pensare ad Hunger Games. Qui il racconto è interiore, in un universo del futuro che ha negato ogni diritto alle donne e ne ha fatto meri oggetti in relazione all’uomo e la ribellione di freida e isabel sarà per questo motivo ancora più dura e tragica di quella di Katniss, in un mondo in cui nessuno vuole che niente cambi.
Si possono vedere tra le righe echi dei romanzi di Margaret Atwood, soprattutto de Il racconto dell’ancella, che descriveva un microcosmo molto simile, ma anche di Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro per l’analogo mondo senza speranza, e nei capitoli di L’atlante delle nuvole di David Mitchell sulle ragazze clone nella Corea del futuro, che hanno molto in comune con freida e le sue sorelle di sventura.
Però Solo per sempre tua possiede una grande forza narrativa e evocativa, una carica di critica femminista a stereotipi presenti nella nostra società: non esistono certi le fabbriche di cloni, ma gli imperativi di essere bella, desiderabile, sottomessa, accomodante, pronta al sacrificio ci sono eccome ancora oggi, ribaditi anche da alcuni romanzetti rivolti alle ragazze a cui questo libro offre un ottimo antidoto. Presto Solo per sempre tua diventerà un film, ma intanto il libro è da leggere, a qualsiasi età, soprattutto se si è donne, in una società in cui prosperano femminicidi e vergognose campagne che mettono a pagamento i contraccettivi.

Louise O’Neill è nata a Cork, in Irlanda. Ha studiato Letteratura inglese al Trinity College di Dublino e ha lavorato negli Stati Uniti al mensile di moda «Elle». Mentre si trovava a New York, ha partecipato come assistente stylist a molte importanti campagne. Attualmente lavora come giornalista freelance per una serie di giornali e riviste irlandesi, occupandosi di questioni femministe, ma anche di moda e cultura pop.

Provenienza: dono dell’editore, si ringrazia Paola Malgrati dell’ufficio stampa.

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