:: Il gioco degli occhi di Sebastian Fitzek (Elliot 2011) a cura di Giulietta Iannone

5 giugno 2011 by

Il gioco degli occhi di Sebastian FitzekAlexander Torbach è un ex poliziotto. Ha lasciato la polizia in modo drammatico e da allora una specie di strisciante senso di colpa lo accompagna e gli avvelena la vita pure adesso che si guadagna da vivere come cronista di nera. Alexander Torbach tra i casi che segue è ossessionato da “Il collezionista di occhi”, un serial killer spietato che prima di uccidere si diverte a giocare a nascondino con le sue vittime. Si accanisce nel modo più efferato sui bambini, li rapisce, li nasconde, ne uccide la madre e lascia al padre quarantacinque ore di tempo per trovarli prima che muoiano e quando succede, perché sempre succede, li priva di un occhio e proprio da questo macabro rituale è nato il suo soprannome. Ecco in questo consiste il  gioco perverso che ha escogitato per nutrire i suoi demoni interiori che nascono da abusi subiti nell’infanzia. Alexander Torbach capisce ben presto che per prenderlo l’unico modo è stare al suo gioco, seguire le sue indicazioni, come in una macabra caccia al tesoro dove il tesoro da trovare è un inerme e indifeso bambino da liberare. Poi un incontro cambia le carte in tavola. Alexander Torbach conosce una fisioterapista cieca Alina Gregoriev, che ha un dono: le basta toccare le persone per vedere cosa hanno fatto. Alina sostiene che il suo ultimo paziente era proprio il Collezionista. Difficile da credere. Certo ma quando non si hanno altri appigli, altre tracce, ci si aggrappa pure ad una cosa così assurda, incredibile. In un susseguirsi di avvenimenti mozzafiato dove il passare del tempo accresce la tensione in modo spasmodico Alina e Alexander si impegnano nella angosciosa ricerca degli ultimi bambini rapiti anche se un dubbio inizia a farsi strada, il dono di Alina le permette davvero di vedere il passato? Alexander sente che qualcosa non torna e proprio nel modo più drammatico avrà la certezza di quanto si erano sbagliati. E il finale si scopre essere solo un nuovo inizio capace di gettare il protagonista nella più cieca disperazione. E la caccia continua.
Diciamolo subito Sebastian Fitzek non è un autore che ama il lieto fine. Immaginatevi dunque quando l’epilogo ve lo mette all’inizio e i capitoli vanno a ritroso. Una follia direte come quella di creare un personaggio che al semplice tocco vede le cose che succedono, un azzardo, per lo meno inverosimile e invece sembra che nasca tutto da un fatto reale. Nei ringraziamenti finali, che consiglio davvero di leggerli e non saltarli perché sono davvero divertenti, veniamo a sapere che principalmente l’idea per Il gioco degli occhi è stata data a Fitzek  dalla sua fisioterapista Cordula Jungbluth che davvero mentre manipola i suoi pazienti in complicate pratiche shiatsu sente le cose e Fitzek ne ha avuto la prova in svariate occasioni. Siete propensi a credergli? Non so, sono anche io dubbiosa come voi ma so per certo che la polizia americana si avvale di sensitivi nella ricerca di persone scomparse per cui un fondo di verità ci sarà senz’altro anche se sono scettica di natura. Ma torniamo a parlare del libro dopo questa piccola digressione che mi sembrava necessaria. Innanzitutto lo stile di Fitzek fluido e dinamico non è cambiato. Chi ha amato i suoi libri precedenti troverà un Fitzek in gran forma, amante della tensione, e del gioco psicologico portato all’estreme conseguenze. Il personaggio del serial killer che ha subito traumi e sevizie da bambino e per questo fa le cose che fa è un po’ abusato e tipicamente americano quindi l’originalità diciamo è quella di vedere all’opera un serial killer tedesco, decisamente propenso a dare troppe spiegazioni nell’email finale. Dunque vanitoso, egocentrico, sadico, affatto simpatico, un cattivo tout court senza spiragli di umanità. Forse è un limite, forse è necessario all’economia della trama, tutto dipende dai punti di vista. Va anche considerato che è difficile provare simpatia per un pazzo che toglie un occhio ad un bambino morto, anche se personaggi all’ Hannibal Lecter erano capaci di creare una sorta di empatia con il lettore pur dopo mille efferatezze. Fitzek preferisce concentrarsi nella creazione del protagonista dotandolo di varie sfumature e preso atto di questo la lettura scorre veloce e sicura. Si legge davvero in poche ore e arrivati all’ultima pagina si comprende con certezza che ci sarà una seconda parte. Fitzek ama giocare con i suoi lettori, e per divertirsi bisogna stare alle sue regole, accettato questo è un libro intrigante sicuramente di qualità superiore rispetto ai consueti thriller. Traduttore Claudia Crivellaro.

Sebastian Fitzek è autore di una serie di romanzi (genericamente definibili psychothriller) di incredibile successo. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.
Tra i titoli in edizione italiana ricordiamo Il ladro di anime (Elliot, 2009), Il bambino (Elliot, 2009), La terapia (Rizzoli, 2007 – Elliot, 2010), Schegge (Elliot, 2010), Il gioco degli occhi (Elliot, 2011), Il cacciatore di occhi (Einaudi, 2012), Il sonnambulo (Einaudi, 2013) e Noah (Einaudi, 2014).

:: Recensione di Il Perfezionista di Hervé Le Corre a cura di Stefano Di Marino

4 giugno 2011 by

3102706Se il marketing e le mode editoriali non imponessero che i thriller ormai abbiano tutti i titoli uguali (Il suggeritore, L’analista, L’ipnotista, L’inseguitore, L’allieva…) e che ogni storia vagamente gotica presenti con qualche variante un uomo con cilindro e bastone, il romanzo di Hervé le Corre avrebbe mantenuto il suo titolo originale L’Homme au lévres  de sapphir ben più suggestivo e una copertina capace di dar vita alla Parigi  sanguinosa, appassionata, ribelle ritratta in quest’opera raffinata, da non confondere con altri gialli d’epoca. L’ambiente è ricreato da Le Corre con sapienza, padronanza di un linguaggio letterario ma che all’occorrenza sa recuperare il nerbo asciutto dei migliori thriller senza dimenticare la passione politica. La Parigi della Comune, dei quartieri malfamati, delle fabbriche, dei locali dove si riuniscono dandy e  prostitute. Un girone dantesco che esercita una strana e ambigua fascinazione sul lettore, proprio come l’opera maledetta che ispira il suo feroce protagonista. Forse non tutti sanno cosa sono I canti di Maldoror, opera in sei parti pubblicata ma subito scomparsa nel 1869, firmata da tale conte di Lautrèamont. Un viatico per il serial killer, un insieme di visioni e delitti raccapriccianti di cui si perse traccia ma non memoria, tanto che il regista Alberto Cavallone (non per nulla attivo in quella fase della cinematografia nostrana più prolifera e libera) trasse un film che pare sia stato montato e programmato in Turchia, almeno parzialmente, e poi scomparve del tutto. Censura, complotto? O forse nelle pagine del Maldoror c’era veramente qualcosa di insano, malato capace con la sua ferocia di anticipare i tempi. La modernità è qualcosa che la gente comune non comprende,un’apoteosi di sangue che conduce a tempi nuovi. Sembra quasi una citazione di From Hell e il richiamo a Jack Lo Squartatore non è casuale. Ma qui siamo in Francia ed Henri Pujol, trasformista, sadico, sessualmente turbato ma soprattutto fanatico ammiratore dei canti, tanto da disprezzarne il vero autore quando questi li rinnegherà. I suoi delitti, compiuti principalmente ai danni di giovani biondi scalpati e sventrati in vari punti della capitale coinvolgono un poliziotto onesto di origine basca, un giovane arrivato a Parigi in cerca di lavoro e riscatto, un paio di prostitute coraggiose e sventurate e tutto un universo che assiste egualmente impotente alle gesta del maniaco come alla ferocia degli scontri di piazza. Benché la fase propriamente politica suoni un po’ troppo sottolineata (per il mio gusto almeno) bisogna riconoscere a Le Corre grande capacità di documentazione e la naturale dote dell’affabulazione. In quegli scontri di piazza che occupano un lungo capitolo sembra proprio di starci in mezzo. Ma è sulla follia omicida di  Pujol, evidente sin da principio, che si concentra l’attenzione del lettore. Non una semplice vicenda di precursori di serial killer ma il diario di un’ossessione. Lo stesso diario che l’assassino perde dopo aver commesso un delitto particolarmente spettacolare a Place Vendome e che costituisce un po’ il McGuffin della storia. Libro non facile per contenuti e stile Il perfezionista costituisce una lettura intelligente, ricercata, degna di una seconda riflessione. E, al momento, scusate se è poco.

Hervé Le Corre vive nella regione di Bordeaux, dove insegna. Autore molto apprezzato, ha vinto numerosi premi tra cui il Prix Mystère, il Prix du roman noir Nouvel Obs/Bibliobs e il Grand Prix de Littérature policière. Con Il perfezionista (Piemme 2012), che in Francia ha venduto più di 50.000 copie, ha ottenuto il prestigioso Grand Prix du roman noir français di Cognac e il Prix Mystère de la critique. Dopo la guerra ha vinto il Premio Le Point 2014.

:: Intervista con Douglas Preston e Lincoln Child a cura di Giulietta Iannone

3 giugno 2011 by

Douglas Preston e Lincoln ChildSalve Mr Preston e Mr Child. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuti su Liberidiscrivere. Raccontateci qualcosa di voi. Punti di forza e di debolezza.

Doug: Faccio la maggior parte del lavoro e Linc siede tranquillo occupato a dare consigli.
Linc: Non è vero! In realtà, ci dividono 300 miglia di distanza per cui scriviamo i nostri libri insieme usando per lo più il telefono e, ovviamente, Internet.
Doug: Ognuno di noi ha le sue aree di competenza. Io mi occupo di archeologia, storia, matematica e fisica, mentre Linc è l’esperto di computer, decodifica, cibo, vino, e delle cose belle della vita.

Raccontateci qualcosa del vostro background, i vostri studi, la vostra infanzia.

Doug: Sono cresciuto nel sobborgo mortalmente noioso di Wellesley, alla periferia di Boston.
Linc: E io sono cresciuto nel sobborgo mortalmente noioso di Westport, Connecticut. Cosa che abbiamo in comune. Doug, crescendo è stato quasi un criminale, in difficoltà per tutto il tempo, mentre io ho sempre obbedito alla legge.
Doug: Siamo ancora così. Linc è l’ onesto cittadino rispettoso della legge, mentre io sono un po’ un fuorilegge.

Quando avete capito che avreste voluto diventare scrittori?

Doug: Quando avevo otto anni, ho scritto un libro con un amico che si intitolava Animal Valley.
Linc:  Anche io ho iniziato a scrivere seriamente circa alla stessa età.

Leggete altri autori contemporanei?

Doug: Adoro i libri di Michael Crichton, Nelson DeMille, Ruth Rendell, così come molti classici inglesi del 19 ° secolo come Arthur Conan Doyle, Wilkie Collins e Charles Dickens.
Linc: Aggiungi Dennis Lehane a quella lista, insieme con HP Lovecraft e M. R. James.

Raccontateci qualcosa del vostro debutto. La vostra strada verso la pubblicazione. Avete ricevuto molti rifiuti?

Il nostro primo romanzo, Relic, è stato rifiutato da cinque o sei case editrici. Poi ci ha dato grandi soddisfazioni quando è diventato un bestseller enorme, e poi la Paramount ne ha fatto un film.

Avete scritto molti romanzi gialli e una serie di altri romanzi. Quale è il vostro preferito?

Penso che siamo entrambi d’accordo che The Cabinet of Curiosities potrebbe essere il nostro miglior romanzo.

I vostri romanzi polizieschi con protagonista l’ agente speciale Pendergast sono stati tradotti in molte lingue. È stato eccitante?

Proprio così. In realtà riceviamo molte, molte e-mail dai nostri lettori italiani, che amano Pendergast. Dal momento che Doug legge e scrive in italiano risponde a tutte le email. Gli serve per fare pratica linguistica.

Potete dirci qualcosa in più sul vostro protagonista principale, Aloysius XL Pendergast?

Lui è unico, un gentiluomo del 19 ° secolo intrappolato nel mondo corrotto del 21 ° secolo. Ma i suoi principi sono inflessibili, la sua mente è brillante come una fiamma. Si rende conto che la gente lo vede come una figura piuttosto eccentrica, ma non se ne cura. Lui è molto impaziente con la gente, ma l’unica cosa che davvero non può sopportare è la stupida e inflessibile burocrazia.

Perché avete deciso di scrivere Relic?

La maggior parte dei nostri romanzi sono in parte o prevalentemente ambientati a New York City, e spesso in giro per il Museo Americano di Storia Naturale. La storia di come siamo arrivati ​​a scrivere sul Museo è curiosa. Avevo scritto una colonna della rivista Storia Naturale, pubblicato dal Museo, dove ho lavorato. Un editor della St. Martin’s Press, che aveva letto i miei pezzi, mi ha chiamato e mi ha chiesto se volevo scrivere una storia ambientata nel Museo. Ho detto di sì – e ciò divenne il mio primo libro, Dinosaurs in the Attic. Dopo che il libro è stato pubblicato, assieme all’editor abbiamo fatto un giro del Museo a mezzanotte. Gli ho mostrato tutti i posti migliori nel Museo a cui ho avuto accesso – le ossa di dinosauro nella sala di stoccaggio, la raccolta di 30.000 ratti in vasi di alcool, il bulbo oculare raccolto da una balena, lo stomaco di un mastodonte conservato con il suo ultimo pasto, ed molte altre cose insolite. Siamo finiti nella Sala dei Dinosauri intorno alle 2.00, con solo le luci di emergenza accese, e gli scheletri nel buio più completo intorno a noi – e l’editor si rivolse a me e mi disse: “Doug, questa è il palazzo più spaventoso e maledetto di tutto il mondo. Scriviamo un thriller ambientato qui “. E questa fu la nascita di Relic, che poi divenne un grande best-seller e, infine, sbancò il botteghino del cinema. Questo editor era Lincoln Child. Entrambi abbiamo scoperto che condividevamo la stessa visione distorta e malata del mondo. Fu così che iniziò la nostra lunga e proficua collaborazione.

Quanto è durato il processo di scrittura di Relic?

Circa due o tre anni. Stavamo entrambi lavorando su altri libri.

Cemetery Dance è un altro dei vostri libri tradotti in italiano. Potete dirci qualcosa sulla trama di questo libro senza rivelarci il finale?

Un giornalista di New York City è selvaggiamente aggredito nel suo appartamento da un killer che i testimoni oculari giurano sia morto due settimane prima … La moglie non si fermerà davanti a nulla per conoscere la verità. Gli elementi di prova riportano ad un culto solitario e ad un rituale oscuro, a sacrifici di animali e ad una pratica per rianimare i morti. Ma più scopre indizi e più cresce il pericolo, finché la sua vita sarà minacciata in un modo impensabile … Quali segreti sono sepolti nelle profondità della antica chiesa all’interno del Inwood Hill Park di Manhattan?

Ci descrivete una vostra tipica giornata di lavoro?

Io lavoro come chiunque altro, circa otto ore al giorno.
Io vado al lavoro verso le otto e stacco circa alle quattro o alle cinque. Lavoro spesso troppo anche il Sabato mattina presto.

Progetti di film tratti dai vostri libri?

Un bel po ‘. Da Gideon’s Sword è stata fatta tutta una serie di film dalla Paramount. Da Il Mostro di Firenze è stato tratto un film interpretato da George Clooney. Da Riptide è stato fatto un film per la 20th Century Fox. E abbiamo altri libri in opzione.

Chi sono i vostri autori viventi preferiti?

David Morrell, Steve Berry, James Rollins, Lynds Gayle, Mario Spezi.

Cosa state leggendo in questo momento?

Life on the Mississippi di Mark Twain (Doug)
Au rebours da Huysmans Joris-Karl (Linc, in francese)

Vi divertite a fare tour promozionali? Raccontateci qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Ci divertiamo moltissimo a fare tour insieme. Abbiamo spesso discussioni molto animate su chi deve scrivere le scene di sesso nei nostri libri. Ognuno di noi pensa che le scene di sesso degli altri  siano patetiche e ci sentiamo entrambi dispiaciuti l’uno per la moglie dell’altro.

Qual è il ruolo di Internet nella ricerca e nel marketing dei vostri libri? Che ne pensate della editoria elettronica?

Internet per noi è fondamentale, dal momento che viviamo così lontani. Fare ricerche è molto più facile. Ora, invece di passare una settimana ricercando un fatto, siamo in grado di ottenere le stesse informazioni in dieci minuti. Google Street View ci dice persino l’aspetto di posti specifici. Per quanto riguarda gli ebooks, c’è un grande cambiamento in atto. Anche se siamo entrambi legati ai libri di carta vecchio stile, accogliamo con favore il cambiamento.

Quali cambiamenti avete notato nel mondo della fiction dal momento in cui avete iniziato a scrivere?

Naturalmente molti autori sono andati e venuti, e i gusti sono cambiati. Troppi giovani non leggono e passano la maggior parte del loro tempo al computer. Ma ci sarà sempre spazio per i buoni libri, e ci saranno sempre i lettori. Di questo ne siamo entrambi convinti.

Qual è il vostro rapporto come con i lettori? Come possono i lettori mettersi in contatto con voi?

Ci piace interagire con i nostri lettori. Ognuno di noi ha la sua pagina personale su Facebook, oltre ad una pagina per i fan, che abbiamo creato assieme. I lettori italiani sono invitati a inviare i loro messaggi in italiano – abbiamo molti amici italiani. Doug risponde ai loro messaggi in italiano. Venite a trovarci al http://www.facebook.com/PrestonandChild.

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa state lavorando in questo momento?

Il nostro prossimo romanzo con Pendergast, si intitolerà Cold Vengeance, e sarà pubblicato negli Stati Uniti nel mese di agosto. E Doug sta lavorando sul mostro di Firenze, che diventerà un film interpretato da George Clooney.

:: Segnalazione Totalitarismo, democrazia, etica pubblica. Scritti di Filosofia morale, Filosofia politica, Etica di F. Sollazzo

1 giugno 2011 by

4051Nel panorama contemporaneo è sempre più difficile trovare testi che spieghino in modo semplice e diretto concetti anche complessi che in un certo senso sono al centro della vita di tutti i giorni. Totalitarismo, democrazia, etica pubblica di Federico Sollazzo edito da Aracne Editore ha questo pregio grazie al quale molti lettori che di solito non leggono saggi filosofici avranno la possibilità di avvicinarsi a concetti difficili e argomentati ma nello stesso tempo resi fruibili dal linguaggio semplice e discorsivo dell'autore capace di rivolgersi sia ad un pubblico specialistico che ai comuni lettori.
Totalitarismo, democrazia, etica, sono fra le parole oggi maggiormente abusate, strumentalizzate, monopolizzate, rese didascalie al servizio di interessi specifici e quindi annichilite nel loro significato concettuale, nella loro potenzialità di essere allusioni a ragionamenti che non si riducono in esse. Di fronte a questa problematica, è urgente (ma ancora possibile?) recuperare la dimensione alludente, metaforizzante delle parole, a partire da quelle che maggiormente incidono sulla costruzione del mondo. Il volume è suddiviso in grandi ambiti argomentativi che rendono sinteticamente la complessità dell’esistente: Filosofia morale, Filosofia politica, Etica. Questo sia per agevolare il lettore (che si troverà così di fronte una sorta di mappa filosofica della modernità), sia per rendere l’idea di una complessa modernità a mosaico, il che non inibisce affatto, anzi, una sua ricostruzione in immagine unitaria, a patto che essa non derivi da una visione uniformante, assolutizzante, totalizzante, ma dai giochi, cristallizabili solo con un atto di forza, di interazione, scambio, de- e ri-costruzione permanente dei tasselli che la compongono.

Per acquistare il libro e per richiedere copie come Docenti o Giornalisti: http://store.aracneeditrice.com/it/libro_new.php?id=5917

:: Recensione di La donna segreta di Marta Boneschi a cura di Elena Romanello

31 Maggio 2011 by

donnasegretaLA METILDE VISCONTINI DI MARTA BONESCHI
 
"La donna segreta" è l'ultima fatica di Marta Boneschi, giornalista, scrittrice e storica, ed è il suo omaggio personale al Risorgimento italiano, raccontando la vicenda di Metilde Viscontini, nobildonna milanese prima sotto il dominio napoleonico e poi sotto la Restaurazione, amante di Foscolo e amata invano da Stendhal al punto di ispirargli le protagoniste de "La Certosa di Parma" e "Il Rosso e il nero", i suoi due romanzi più famosi.
«Il mio è un libro infatti innanzitutto sul Risorgimento, visto da una delle sue protagoniste meno note, sulla quale ho trovato tanto materiale attraverso gli occhi di Foscolo e di Stendhal», ricorda Marta Boneschi, «ho raccontato come un romanzo un libro di storia, ma dentro è tutto documentato. Non è la prima volta che mi occupo di una protagonista di quel periodo, prima avevo scritto un libro su Giulia Beccaria, madre di Manzoni e intellettuale per certi aspetti oggi più nota di Metilde Viscontini, Metilde mi raccomando, non Matilde, il nome Matilde era sconosciuto nella Milano di allora malgrado fosse di derivazione germanica e si fosse da un certo punto in poi sotto la casata asburgica».
«Metilde Viscontini è stata una ribelle, un'anticonformista e può dire ancora molto alle giovani donne di oggi, che spesso per paura non osano andare contro quello che si chiede loro», continua Marta Boneschi, «sposò giovanissima Jan Dembowski, ufficiale napoleonico di diciassette anni più vecchio di lei, violento e oppressivo, ed osò ribellarsi, chiedendo la separazione, cosa consentita all'epoca ma sempre manipolata dagli uomini. Andò contro lo strapotere maschile, sia dicendo di no ad una situazione comune allora, quella di essere mogli maltrattate, sia rifiutando la corte di Stendhal. Il tutto senza contare il suo impegno politico, come affiliata alla Carboneria e coinvolta nei moti del 1821.»
Interessante un particolare del suo impegno politico, l'amicizia con Giuseppe Pecchio: «Per molto tempo Pecchio fu bollato come traditore, oggi lo si vede come uno degli eroi dimenticati del nostro Risorgimento. Compagno di scuola di Manzoni e Confalonieri, funzionario amministrativo napoleonico a Milano, aderì nel 1821 alla cospirazione capeggiata da Confalonieri del quale non condivideva gli ideali aristocratici, lui era più democratico e repubblicano. Quando il tutto fallì, Confalonieri lo accusò di aver tradito, ma Metilde lo difese a spada tratta, finendo anche sotto inchiesta della polizia austriaca, e uscendone a testa alta ricordando il suo rango, anche se ormai viveva separata dal marito.»
Metilde morì nel 1825, a soli trentacinque anni. «Credo come molti che si sia consumata nella lotta per la libertà dell'Italia, in una Milano che attraversò prima della Restaurazione un momento di pura grazia, culturalmente e socialmente, ma dove sia prima che dopo c'erano tanti germi contemporanei, il malaffare, la corruzione, di cui Metilde fu anche vittima, anche se in qualche caso cercò di girarle a suo vantaggio», conclude Marta Boneschi.
Elena Romanello

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:: Dal Mississipi al Po 2011 Settima edizione del Festival Musicale e letterario di Piacenza

30 Maggio 2011 by

Nuova immagineTorna per il settimo anno il festival musicale-letterario “Dal Mississippi al Po”, collocato come di consueto nella città di Piacenza. Il festival ripropone la propria formula vincente, che prevede incontri letterari conditi da tanta musica dal vivo e concerti introdotti dalle sapienti parole di chi fa della scrittura la propria ragione di vita.

A quarant’anni esatti dalla scomparsa di Jim Morrison, il festival ha deciso di dedicare al carismatico totem della poesia rock uno spazio privilegiato, invitando uno degli amici più stretti del cantante dei Doors, quel Frank Lisciandro che più di ogni altro ha i titoli per parlare della figura umana di Morrison, spogliandola del fumo della leggenda.

Amico, guida nei momenti cupi, fotografo, biografo e persino coproduttore di Jim Morrison e dei Doors (in parte sua la produzione dell’album postumo An American Prayer), Lisciandro allestirà una mostra (in larga parte inedita per il nostro paese) di grandi scatti dei Doors e di altre grandi band degli anni ’60, restando a disposizione per tutti i visitatori, con tanto di domande e curiosità.

A suggello dell'attenzione speciale dedicata al fenomeno Jim Morrison-Doors, verrà presentato in anteprima nazionale lo splendido libro “Riders on the Storm”, l'autobiografia di John Densmore, batterista della band di Los Angeles, uno spaccato onesto, tranciante, a volte persino spietato del mondo musicale, con non poche sorprese per i fan.

Gli anni ’60, dunque, una stagione irripetibile, l’età dell’oro della musica rock. Lo stesso Lisciandro ne parlerà con la sua classica onestà intellettuale al pubblico piacentino: della serie quando la musica diventa scrittura.

Ma la scrittura è di per sé musica e le atmosfere dei romanzi degli scrittori americani invitati a Piacenza lo testimonia. Inutile parlare del ritmo voodoo di Joe Lansdale e della intensità di Tim Willocks, ormai due travi portanti del festival.

Meglio spendere due parole sui “nuovi”: scenari torbidi di un’America provinciale sempre ricca di spunti intriganti, nelle pagine di Anthony Neil Smith (con il suo Minnesota innevato che tanto ricorda la Fargo dei fratelli Cohen), oppure ambienti suburbani la cui normalità può risultare agghiacciante se scalfita con gli strumenti giusti (Linwood Barclay, con il suo humour nero ne è testimone).

Ma quest’anno si è deciso di sterzare leggermente e di dare spazio alla contingenza. Ecco il motivo di un evento dedicato ai “Venti di Cambiamento” dell’universo islamico, più che mai vicino a noi con i suoi aneliti di libertà e le difficoltà a fare i conti con millenni di sopraffazioni. Chi meglio di uno scrittore può aprirci gli occhi? E se gli scrittori sono diversi e tutti provenienti da quell’universo in transizione, tanto meglio.

Gli spunti sono tantissimi. La “Scrittura come Catarsi” risulta dunque un tema naturale da sviscerare con chi fa della lotta al male e al lato oscuro dell’uomo la propria quotidianità. Michele Giuttari, stimato ufficiale di polizia, David Monti, magistrato, Alessia Micoli, criminologa, e Giacomo Cavalcanti, camorrista strappato al crimine dalla forza interiore e dagli slanci creativi.

Se si parla di autori italiani, non si può fare a meno di menzionare due dei massimi esponenti della letteratura noir italiana, Massimo Carlotto (tra l'altro grande appassionato di blues), un gradito ritorno al festival, e il geniale Andrea G. Pinketts, che invece è alla sua prima apparizione.

E, siccome un festival per essere tale deve vivere in comunione con la città che lo ospita, ancora una volta saranno i luoghi storici di Piacenza a fare da cornice a tutti gli eventi, compresa una mostra di strumenti musicali, con tanto di laboratorio di liuteria mobile, ospitata nello splendido cortile del Palazzo Farnese.

Una piccola novità, per finire, la scelta di promuovere direttamente un libro del festival: Il Blues del Delta di William Ferris, una delle opere più illuminanti sulla nostra musica, pubblicata da Postmedia con il patrocinio del festival “Dal Mississippi al Po” e del festival gemello “Roots’n’Blues’n’Food Festival”.

PROGRAMMA

Domenica 19 ANTEPRIMA FESTIVAL – Salsomaggiore Terme (ospiti del festival 18E20)

18:00 Andrea Villani presenta Joe Lansdale e Paolo Colagrande. Musica di Kasey Lansdale & N-Rose

Lunedì 20 Palazzo Farnese ore 18,30 Inaugurazione mostra fotografica di FRANK LISCIANDRO alla presenza dell’autore
Mercoledì 22 ANTEPRIMA FESTIVAL – Milano
18:00  presso Libreria FNAC di Via Torino, Milano. Presenta Luca Crovi.
Giovedì 23 17:00 Paolo Pasi e Peppe Lanzetta Due artisti eclettici, si stuzzicano sul tema della creatività, tra il serio e il faceto.

17:30 Due chiacchiere e una bibita ghiacciata: Tony Washington, Watermelon Slim e Super Chikan si presentano al pubblico.

18:00-19:30 IL NEMICO DELLA PORTA ACCANTO R.J. Ellory e Linwood Barclay ci parlano delle incognite che si nascondono nella quotidianità americana. Presenta: Sebastiano Triulzi.

“Spazio concerti” – Teatro Municipale Piacenza

21:00 Anthony Neil Smith e Lance Leadbetter presentano: Spiritual & Delta Blues

DOPOFESTIVAL 23:30 presso il Bullone Pub Due chiacchiere, un hamburger, una birra e un po’ di musica, nel locale più americano di Piacenza. Luca Bottura incontra Joe R. Lansdale Musica di Kasey Lansdale

Venerdì 24 Piazza Duomo  Piacenza 17:00 Andrea G. Pinketts Con quella faccia un po’ così: il talking blues di uno scrittore italianissimo con un nome che parla inglese. Presenta Andrea Villani.
17:45 Due chiacchiere e una bibita ghiacciata: Rick Estrin e Andy J. Forest si presentano al pubblico.

18:00-19.30 LA PROVINCIA CHE UCCIDE Storie di varia umanità, tra un Winchester, un bicchiere di bourbon, una chitarra bottleneck, dal cuore dell’America più vera. Giuliano Aluffi presenta Joe R. Lansdale, Keith Lansdale e Anthony Neal Smith.

“Spazio concerti” – Teatro Municipale Piacenza

21:30 Joe R. Lansdale e Tim Willocks presentano: Blues Harp Night

DOPOFESTIVAL 23:30 presso il Baciccia He was a friend of mine. Seba Pezzani presenta Riders on the Storm, autobiografia di John Densmore, in anteprima nazionale, lasciando che sia Frank Lisciandro a spiegare chi era davvero Jim Morrison, l’uomo, l’antieroe, il poeta, lontano dai falsi miti e dai lustrini dello star system.

Sabato 25 Palazzo Farnese  Piacenza LA CITTADELLA DELLA MUSICA
11:30 Blues Di-Vino. L'aperitivo blues come non l'avete mai goduto. Una piccola casa discografica indipendente, un uomo solo con la sua passione. Nel solco dei grandi ricercatori della cultura musicale americana, quello dei giganti come Harry Smith, Moe Asch e Alan Lomax, etnomusicologi che hanno fatto innamorare Bob Dylan e diverse generazioni di musicisti. Seba Pezzani fa quattro chiacchiere in libertà con Lance Leadbetter, deus ex-machina della Dust-to-Digital.
Piazza Duomo  Piacenza

17:00 Il Blues del Delta. Marino Grandi e Lance Leadbetter raccontano le radici della  nostra musica attraverso il formidabile saggio di William Ferris, un caposaldo della letteratura blues, quest'anno reso disponibile al pubblico italiano grazie a uno sforzo congiunto del nostro festival e dell'editore Postmedia.

17:45 Due chiacchiere e una bibita ghiacciata: Alvin Youngblood Hart si presenta al pubblico.
18:00-19.30 SCRITTURA E REDENZIONE Quando la scrittura diventa una cura contro le brutture del mondo. Giacomo Cavalcanti  – Michele Giuttari (Direzione Investigativa antimafia e capo della Squadra Mobile di Firenze) – David Monti (magistrato della procura di Firenze) – Alessia Micoli (criminologa) Presenta: Gaetano Rizzuto
“Spazio concerti” – Teatro Municipale Piacenza
21:00-22:30 Linwood Barclay e Lance Leadbetter presentano: The guitar is my blues   
Domenica 26
Palazzo Farnese  Piacenza LA CITTADELLA DELLA MUSICA
11:00 Blues Di-Vino. L'aperitivo blues come non l'avete mai goduto. Il blues nel sangue, il blues in gola, il blues nella penna. Andy J. Forest, un musicista sanguigno ben noto al pubblico dell'Italia, sua seconda patria, ci parla di una passione nata tra i bayou di New Orleans e sfociata in tanti anni di concerti, dischi e persino in un romanzo, Letters from Hell. A contenere gli slanci vulcanici del bluesman della Louisiana, l'aplomb ligure di John Vignola.
11.30 Guerre di uomini, guerre di religione. Tim Willocks, Massimo Carlotto ed Edorta Jimenez, in un magico triangolo letterario ispano-anglo-italiano, per ricostruire un periodo di lotte marinare aspre. Quando la storia si ripete… A fare da timoniere a questa illuminante battaglia navale Beppe Sebaste.
Piazza Duomo  Piacenza
17:00 Massimo Carlotto: Un maestro del romanzo sociale italiano e un grande appassionato di blues. Presenta Matteo Strukul, giornalista e romanziere del Nordest che con Massimo Carlotto condivide i natali e la passione del raccontare.

17:45 Due chiacchiere e una bibita ghiacciata: Sonny Landreth si presenta al pubblico.

18:00-19.30 VENTI DI CAMBIAMENTO Secoli di immobilismo del mondo arabo o cecità dell’Occidente? I sussulti di libertà di una serie di paesi a noi vicini geograficamente e storicamente ci spingono a interrogarci sui cambiamenti di questi mesi. Studioso, scrittori e giornalisti della grande galassia islamica cercano di fornircene una chiave diversa, chiacchierandone in libertà: Ahmad Gianpiero Vincenzo, Amara Lakhous, Younis Tawfik.

Spazio concerti – Teatro Municipale Piacenza
21:00 – 22:00 Una stagione irripetibile: a quarant’anni dalla scomparsa di Jim Morrison e dalla fine di un’epoca, Frank Lisciandro, Tim Willocks e Claudio Gargano ci parlano delle loro molteplici esperienze umane e artistiche insieme a John Vignola, timoniere d’eccezione.

Frank Lisciandro ed Edorta Jimenez presentano: The Slide Man *Sonny Landreth Quartet

:: Recensione di Otherside di Giancarlo Narciso a cura di Riccardo Falcetta

30 Maggio 2011 by

otherside_narcisoOtherside – Giancarlo Narciso, Perdisa, 2011, pp. 350, € 18,50
di Riccardo Falcetta
 
 
Sono pochi gli scrittori che possono vantare nel proprio curriculum i due premi più prestigiosi del noir italiano. Giancarlo Narciso è nella rosa di privilegiati: se li è aggiudicati con “Singapore sling” (Premio Tedeschi per il miglior Giallo italiano del 1998) e “Incontro a Daunanda” (Premio Scerbanenco per il miglior noir italiano del 2006), due romanzi dei dodici scritti in oltre quindici anni di carriera letteraria. Una doppietta più che meritata.   
     Con le sue storie a base di intrighi e movimentate vicende criminose, quasi sempre calate in scenari esotici, questo simpatico giramondo dalla biografia avventurosa resta tra i pochi autori italiani che con passione e competenza continuano a credere nella tradizione dei generi avventurosi. Una tradizione che con autori come Joseph Conrad ed Emilio Salgari ha saputo guardare alla straordinaria ricchezza del mondo intero, alle sue diversità e che tanta popolarità ha poi goduto anche nel nostro cinema, soprattutto nei decenni Sessanta e Settanta.
 
     Per leggere un romanzo di Giancarlo Narciso, in effetti, non serve essere lettori accaniti di narrativa; basta essere grandi sognatori, fruitori di cinema e di generi popolari come il fumetto: cominci a sfogliare un libro di Jack e ti ritrovi totalmente immerso nella visione di un film d’avventura.
     “Otherside” nasce come uno spin-off diBanshee”, la serie che l’autore pubblica su Segretissimo Mondadori come Jack Morisco. Giocando con un repertorio consolidato e in continua evoluzione, l’autore affida questa volta il ruolo principale a Sergio Biancardi, già compagno d’avventure di Oliver ‘Banshee’ McKeow, asso dell’ Intelligence di Singapore.
     Prototipo di antieroe duro e tormentato dal proprio passato, Sergio Biancardi è un ex ufficiale dei carabinieri del Tuscania, dimessosi dall’Arma in seguito al coinvolgimento in  uno scandalo e divenuto un contractor, anzi “una delle migliori pistole in vendita nell’intero sud est asiatico”. All’inizio, l’incontro Gloria,  giovane donna attraente, la cui fragilità e leggerezza dei modi celano una natura oscura, da femme fatale. I due intrattengono una relazione, finché la ragazza trascina l’uomo in un furto con assassinio e scompare, abbandonandolo con un esiguo gruzzolo di banconote false, in preda a una pericolosa banda di narcotrafficanti. Per Sergio è l’inizio di una fuga e al tempo stesso di una ricerca disperata, un percorso lungo false piste, nel gorgo delle identità multiple, in compagnia di vecchie ‘conoscenze d’armi’, avventuriere con pochi scrupoli, bizzarri killer. Con l’aiuto di Banshee, qui nel ruolo di guest supporter, Biancardi attraversa tutta l’Asia sud-orientale, finendo poi sull’ ‘altro lato’, in  pieno deserto messicano, dove sorge il fortino di una leggenda del narcotraffico.
         Si avverte costante durante la lettura una riflessione sul confronto di civiltà, su come mutino le procedure del crimine e delle agenzie di intelligence e come restino invece immutabili le storture e le debolezze care agli uomini. Ma qui il noir e la spy story sono innanzitutto detonatori di emozioni, garantiscono intrattenimento, divertimento e vigorose scariche di adrenalina.
     Dalla sua Jack ha la qualità di una scrittura visiva, che si alimenta di sequenzialità, di cinema tout court. E , a differenza di scrittori che ‘caricano’ i propri action-novel con effetti di prosa iperrealista ed espressionista, lui punta a un’asciuttezza e a una essenzialità che ha nella passionalità di caratteri realistici e amari e nei set esotici, i suoi veri punti di forza.    
     E una volta tanto non ‘cinematizza’ il racconto per renderlo trasferibile sullo schermo, ma con procedura inversa (cara, nel cinema, a gente come Rodriguez e Tarantino) lo ‘filma’ direttamente attingendo al potere icastico e retorico di sequenze che sono già antologia. Le fughe sui cornicioni, il “Titty Twister”, locale di mariachi e spogliarelliste per camionisti e ranchero del deserto, aperto ‘dal tramonto all’alba’ il ventoso villaggio western di Santa Teresa, e la resa dei conti nel forte dei narcos, sono momenti che affiancano all’avventura di ampio respiro, la passione cinefila e il gusto del gioco citazionista. Cinema e letteratura, classico e (post)moderno all’unisono, in un cocktail pulp che sta benissimo tra un Lansdale e un Crumley, o tra un Leonard ed un Eisler.
     Col benestare di Conrad e Salgari, Peckimpah e Leone i quali possono tutti riposare in pace. L’Avventura può continuare.

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:: Segnalazione: Carta bianca di Jeffery Deaver Rizzoli

20 Maggio 2011 by

carta biancaIn libreria dal 26 Maggio

Il libro: James Bond ha poco più di trent’anni e una cicatrice di otto centimetri gli solca la guancia destra. Ha combattuto valorosamente in Afghanistan, lavora per l’ODG, un dipartimento speciale dei servizi segreti inglesi, guida una Bentley Continental GT ed è a cena con una splendida donna che lo sta annoiando con i suoi tormenti di pittrice incompresa, quando un messaggio sullo smartphone lo chiama all’azione. Poche ore dopo è in Serbia, alla periferia di Novi Sad, dove qualcuno è deciso a far precipitare nel Danubio un treno che trasporta isocianato di metile, la sostanza chimica responsabile della morte di migliaia di persone a Bhopal… Con il ritmo implacabile e il gusto per il colpo di scena che fanno di lui un maestro assoluto del thriller, Jeffery Deaver rivisita il mito di James Bond per regalarci uno dei romanzi d’azione e suspense più travolgenti e originali degli ultimi anni. Dalla Serbia a Londra, da Dubai al Sudafrica, Carta Bianca trascina il lettore in un viaggio imprevedibile alla scoperta degli intrighi e dei traffici inconfessabili alla radice dei conflitti che insanguinano il mondo di oggi.

L'autore: Jeffery Deaver (Chicago, 1950) è uno degli autori di thriller più venduti al mondo. I suoi libri sono pubblicati in centocinquanta Paesi. Tra i titoli più recenti, tutti editi da Rizzoli, ricordiamo Nero a Manhattan, La strada delle croci e Requiem per una pornostar. Il suo ultimo libro con Lincoln Rhyme è La finestra rotta, ora disponibile in Bur. Il suo sito internet è www.jefferydeaver.com.

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:: Segnalazione Sezione crimini violenti Il primo caso dell'ispettrice Huss di Helene Tursten Fanucci

19 Maggio 2011 by

CopSezCriminiViolenti_ALTAIn libreria dal 26 Maggio

Il libro: Una sera piovosa di novembre. Un colpo sordo sulla ghiaia bagnata. I passanti del centro di Goteborg si radunano sotto il balcone del quinto piano di un palazzo signorile. L'ispettrice Irene Huss, il commissario Andersson e un'affiatata squadra di colelghi iniziano ad indagare su ciò che sembra a tutti gli effetti un suicidio. L'improvvisa scomparsa di Richard von Knecht, abile uomo d'afafri dell'alta borgesia di Svezia, risveglia enorme interesse nella stampa, mesntre si cerca di ricostruire la tela delle persone a lui vicine. Tra marmi e oggetti d'antiquariato, tappeti persiani e legni itagliati, si dovrà scoprire cosa si cela dietro il mistero. Irene Huss non demorde e passando dall'analisi di vecchi ritagli di giornale a mosse di arti marziali, tiene a bada l'eccentrica signora Knecht, il silenzioso figlio e l'affascinante nuora- modella, gli amici milionari e quelli amanti del vino. Infine i sospetti si moltiplicano e e contemporaneamente si restringono, frantumando in mille pezzi l'immagine di partenza. L'ispettrice Huss alle prese con un caso di omicidio davvero insolito si divide tra la vita di madre e moglie impegnata e equella di capo della Sezione Crimini violenti in una società minacciata dal razzismo, dalla droga e da una nuova ondata di criminalità Questi elementi, che fanno da sfondo alla storia, attingono alle stesse tensioni che alimentano la scrittura di Henning Mankell, autore della fortunata serie del Commissario Kurt Wallander. La giovane investigatrice Huss aggiunge la propria complessità alle carte in tavola, e trascina la sua famiglia al centro di quelle pericolose forze che minacciano la società.

L'autore: Helene Tursten è nata a Goteborg nel 1954. E' appassionata di letteratura poliziesca e prima di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura ha lavorato come infermiera e traduttrice. Sezione crimini violenti. Il primo caso dell'ispettrice Huss è il suo romanzo di esordio, grazie al quale è stata paragonata alla scrittrice britannica PD James. Caso editoriale in Svezia al pari di Henning Mankell e Stieg Larsson, la serie dell'ispettrice Huss ha ispirato un serial televisivo ed è già stata pubblicata in sedici paesi. Helene Tursten vive in Svezia con il marito e la figlia.

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::Intervista a Demetrio Priolo a cura di Maurizio Landini

19 Maggio 2011 by

cover-harynosDemetrio Priolo è l’autore del romanzo Hàrynos – Il Manuale del Guerriero, primo volume di una trilogia che vede protagonisti i bambini e “un mondo situato nella Dimensione dei Sogni in cui si può accedere di notte, mentre si dorme”. Un libro sull’infanzia e sul Sogno; sul rapporto fra genitori e figli, e non in ultimo su di un percorso di crescita che coinvolge inevitabilmente entrambi.
Ne abbiamo parlato con l’Autore. 
 
Demetrio, il tuo manuale del Guerriero, è un romanzo che dovrebbero leggere i ragazzi o gli adulti?

Amo definire Hàrynos un romanzo per figli, come tale quindi anche per genitori. Gli interlocutori principali sono in ogni caso i figli, soprattutto se giovani, per cui rispondo che è un romanzo che dovrebbero leggere i ragazzi. Al di là del genere, dei protagonisti e delle situazioni narrate che sicuramente attirano di più un pubblico giovane, Hàrynos vuole offrire spunti riflessivi e critici sulla realtà guardando le cose da un punto di vista diverso e ai ragazzi risulterebbe più utile poiché essi non hanno ancora un carattere pienamente formato.  
 
Perché secondo te la nostra società tende a imporci modelli d’immaginazione? Forse perché questa ha in sé il germe della ribellione che è bene rendere innocuo?

Una domanda pericolosa, caro Maurizio. La società per come la conosciamo è praticamente fondata sulle imposizioni e l'immaginazione e i sogni non fanno eccezione a questa regola. La risposta è proprio quella che hai (maliziosamente?) suggerito. La fantasia è il terreno della libertà e una persona la cui fantasia è stata incatenata in modelli preconfezionati è più facilmente controllabile, malleabile e assoggettabile al mercato. Hàrynos è un mondo nella dimensione dei sogni dove solo i bambini possono entrare, lì la fantasia è un potere e rende tutti potenziali maghi. Non ci sono adulti e pertanto mancano certi modelli comportamentali e nessuno ha l'autorità per dirti cosa devi fare… 
 
In che misura la scrittura può essere un veicolo per sprigionare le potenzialità del Sogno?

Nella misura in cui scaturisce dal nostro essere più profondo, come manifestazione della creatività propria di ogni essere umano. Allora sarà veramente libera, al pari dei sogni. Inoltre, come ogni arte, essa rappresenta il tentativo di reinterpretare un'esperienza (anche solo immaginata) attraverso un codice ideato dall'uomo. Compie un'opera di trasformazione e creare è un po' trasformare. Infine credo nel ruolo sociale dell'arte e della letteratura e ritengo che ogni scrittore dovrebbe raccontare qualcosa che offra spunti di nuova consapevolezza per chi legge.
 
L’immaginazione è nutrimento della realtà o è vero più il contrario?

Più leggo questa fantastica domanda e più sono propenso a quotare la prima opzione. La realtà si nutre di immaginazione ed infatti l'universo si trasforma ed evolve continuamente. Quasi che la realtà fosse l'immaginazione divina che si concretizza. In altri termini, se il mondo è volontà (Schopenhauer) allora la realtà è ciò che il mondo ha immaginato di volere.
 
L’imposizione di modelli comportamentali da parte di una società coinvolge anche i nostri sogni? Se fossimo davvero liberi sogneremmo di più? Sogneremmo ancora?

I modelli ci condizionano e condizionano anche il subconscio. Se fossimo più liberi faremmo sogni diversi, questo è sicuro, faremmo sogni più liberi, più veri, faremmo veri sogni (se mi passi il gioco di parole), più genuini. Anche i nostri desideri muterebbero e forse saremmo meno egoisti.
 
Il Sogno contribuisce a farci restare bambini o, diversamente, a “trasformarci” in adulti?

Dipende (finalmente una domanda a scelta doppia in cui posso rispondere dipende!). I sogni frutto dei modelli di cui abbiamo parlato difficilmente ci faranno crescere. In genere, però, i sogni sono motivo di crescita. In un certo senso ci regalano esperienze che sono solo nostre, ci dicono qualcosa di noi, ci rendono più consapevoli di ciò che siamo e di ciò che vogliamo. Quando ero adolescente sognavo spesso di scappare (era più un incubo) e ho letto da qualche parte il significato: avevo bisogno di più spazio e in effetti tra genitori e professori la pressione era al massimo… purtroppo a “squola” non brillavo.   ;P
 
Il tuo manuale del Guerriero è autoprodotto. Come mai questa scelta?

Una scelta obbligata per certi aspetti. Come ben sai un autore emergente spesso e volentieri deve dare un contributo spese ai piccoli editori che si degnano di guardare giù e a volte con poche garanzie di autentica pubblicità e visibilità. Quindi quando i miei web designer Agostino e Stefania mi hanno parlato di Lulu ho colto la palla al balzo. Hàrynos può essere ordinato on-line dal sito www.harynos.it. Abbiamo curato il marketing aggiungendo nel sito le illustrazioni dei protagonisti e dei loro compagni onirici (le creature magiche di Hàrynos).
 
Domanda di rito: il tuo prossimo progetto? Ce ne vuoi parlare?

A breve uscirà il secondo volume della trilogia, intitolato “Il Grande Incubo” in cui i protagonisti  conosceranno l'altra faccia del sogno e il rovescio della medaglia della loro anche troppo fervida immaginazione. Dal sogno all'incubo come dal bene al male per andare oltre, nella sintesi finale in cui ci porterà il terzo volume attualmente in cantiere.
Sogni d'oro a tutti e a te, Maurizio, un grazie per lo stimolante incontro e la lieta occasione.
Mi raccomando, leggete Hàrynos!

:: Segnalazione: Biancaneve deve morire di Nele Neuhaus Giano

18 Maggio 2011 by

biancaneveIl thriller rivelazione del 2010 in Germania.
Traduzione dal tedesco di Emanuela Cervini.
In libreria il 9 giugno, in corrispondenza alla visita dell’autrice Nele Neuhaus in Italia.

Il libro: È una grigia e piovosa notte di novembre tra i monti del Taunus in Germania. Una notte particolare. A Eschborn, la polizia si imbatte in un macabro ritrovamento: resti umani celati da qualche parte nell'aeroporto militare americano della piccola città.
Poco dopo, nei pressi di Sulzbach, un villaggio vicino, una donna di Altenhain, un altro piccolo borgo del Taunus, Rita Cramer, è buttata giù da un ponte e gravemente ferita.  
Oliver von Bodenstein e Pia Kirchhoff, gli agenti della polizia incaricati dell'indagine, si recano ad Altenhain e non tardano a scoprire che in paese pochi sono addolorati e sorpresi da quanto è accaduto a Rita Cramer.
L'odio e il rancore albergano in  ogni angolo di strada, in ogni bottega o taverna. Un odio e un rancore che hanno di mira una sola persona: Tobias Sartorius, il figlio di Rita Cramer, che ha osato tornare nella casa paterna dopo aver scontato dieci anni di carcere con la tremenda accusa di essere il responsabile della scomparsa di due ragazzine diciassettenni.
La situazione diventa incontrollabile per i due investigatori quando nel paese si diffonde la notizia che i resti rinvenuti a Eschborn appartengono esattamente a una delle ragazze sparite dieci anni prima. L'odio per Tobias Sartorius si muta, infatti, in una irrefrenabile sete di vendetta. E diventa una vera e propria psicosi, una caccia alle streghe dagli esiti imprevedibili e drammatici, quando un'altra ragazza svanisce nel nulla.
Oliver e Pia rovistano in tutta fretta tra i dettagli e le pieghe nascoste del vecchio caso e scoprono che l'inchiesta che ha condotto in galera il giovane Sartorius è piena di falle e di incongruenze.
Falle e incongruenze a cui qualcuno sta cercando evidentemente di porre rimedio, facendo sparire un'altra ragazza esattamente nei giorni in cui Tobias ricompare in paese. Qualcuno disposto a tutto pur di tenere sotterrati i segreti del passato. Qualcuno che non esita a scatenare i peggiori istinti degli abitanti di Altenhain pur di farla franca.
I due investigatori devono battere sul tempo l'inferocita comunità di cittadini; il tempo stringe e la ricerca della verità è una gara che ha come premio la vita.
Tobias Sartorius, condannato per l'omicidio di due ragazzine, è tornato ad Altenhain, il suo villaggio natale. Il paese è in subbuglio, ma è veramente lui l'assassino?

L'autore: Nele Neuhaus è nata in Germania nel 1967 e, prima di diventare scrittrice, ha studiato Giurisprudenza, Storia e Letteratura, e ha lavorato in un’agenzia di pubblicità. Biancaneve deve morire è stato, e continua a essere, un successo straordinario in Germania. Oliver von Bodenstein e Pia Kirchhoff, i due investigatori, sono diventati dei personaggi popolari e il romanzo si è conquistato larga parte dei lettori e del credito dei thriller di Stieg Larsson. L’autrice ha un sito internet ricco di informazioni: www.neleneuhaus.de.

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::Intervista con Jeffrey Moore

18 Maggio 2011 by

Catena-di-roseCiao Jeffrey. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su  Liberidiscrivere. Quando hai capito che avresti voluto diventare uno scrittore?

Intorno all'età di 17 anni, dopo aver letto  Il lupo della steppa di Hesse(un romanzo psicologico e filosofico che mi ha colpito perché non l'ho capito) e Cime tempestose di Bronte (un romanzo gotico, che mi è piaciuto da adolescente e mi piace ancora oggi da adulto) .

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Ho ricevuto quasi quaranta rifiuti, per lo più da case editrici, ma anche da agenti. Ma guardando indietro, è stata indubbiamente una buona cosa: mi ha dato più tempo per rivedere, rivedere, rivedere. Se il mio primo romanzo fosse stato accettato subito non sarebbe stato una gran cosa e sicuramente non avrebbe vinto alcun premio.

Cosa ti ha ispirato a scrivere Una catena di rose? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Shakespeare. Ho avuto l'idea assurda di fare un dottorato ad Oxford. E in realtà ero andato là per parlare con alcuni professori e capire come era stato accolto Shakespeare in Francia, come era stato tradotto e come il pubblico francese nel corso dei secoli aveva risposto a Shakespeare, e così via. Ma dopo alcune discussioni, ho deciso che la vita era troppo breve per passarla facendo lo sgobbone accademico e così ho pensato di scrivere un romanzo in cui avrei inserito alcuni elementi di Shakespeare. Sapevo che per scrivere un romanzo ci si impiega molto tempo, e così ho pensato che questo fosse il modo migliore per mantenere fermo il mio interesse oltre che l’occasione per leggere e rileggere Shakespeare. E in effetti, una delle prime cose che ho fatto è stata di aprire l'Enciclopedia Britannica, ero curioso di sapere come si potesse sintetizzare in una pagina tutti  i risultati su Shakespeare, e la pagina che ho aperto (naturalmente) è stata la pagina "Sh". Ho letto così di  Shaka, il re Zulu, e poi a le altre voci: la principessa mitologica indiana, la città in Ucraina, ecc E ho pensato: Dio, che pagina favolosa! E se qualcuno dovesse scegliere questa pagina a caso? Questo mi è servito come spunto per il mio progetto … Beh, il resto lo sai.

Parlaci un po’ del tuo protagonista, Jeremy Davenant, e raccontaci come inizia la storia.

Jeremy è di York, nel nord dell'Inghilterra, e ha circa dodici anni quando la storia comincia. Lui e suo zio Gerard sono nell'appartamento dello zio, che è pieno di oggetti di ogni tipo, compresi pile e  pile di libri. Così lo zio decide di bendare Jeremy e gli dice di scegliere un qualsiasi libro presente nella stanza, ma solo se gli procura una sensazione di qualsiasi tipo. Così Jeremy nervosamente segue le istruzioni, e a tentoni raggiunge i libri, tocca le costole e le copertine in attesa di provare qualcosa, anche se in realtà non succede niente. Ma lui sceglie un libro in ogni caso, lo zio lo prende in mano ne sfoglia le pagine, e dice a Jeremy di abbassare un dito quando sente che è il momento giusto. Così Jeremy  posa il dito sul libro , si toglie la sua benda, e guarda la pagina che ha scelto. Suo zio poi gli dice di strappare la pagina dal libro, e di tenerla per sempre, perché questa pagina sarà la sua mappa, il suo progetto, la sua guida nella vita.

Raccontaci qualcosa in più sullo zio Gerard. Qual è il suo ruolo nel libro?

Lo zio Gerard è una sorta di personaggio alla Peter Pan. C'è una scena, per esempio, in cui Jeremy e lo zio sono in bar a Londra, e Gerard  fa ridere la gente, imitando accenti e voci. E Jeremy dice qualcosa tipo "Ero un ragazzo e scivolavo per le balaustre delle scale e Gerard scivolava con me. Era come un ragazzino direi di circa tredici anni." In molti modi, Gerard non è mai cresciuto. Egli fa ancora battute sulla sue conquiste sessuali, crede ancora nella magia ed essenzialmente sta ancora cercando di essere quello che non  è. Ma per Jeremy, è irresistibile. Quando si è giovani si sceglie sempre di idolatrare qualcuno, anche se la scelta è irrimediabilmente irrazionale, anche se quella persona è un farabutto. Jeremy ammette presto che lo zio Gerard è il suo idolo, il suo ideale. Perché? Perché Gerard sa come parlare ai bambini, sa come incantare un bambino, come accendere l'immaginazione di un bambino. Non tutti gli adulti sono capaci di farlo.

Qual è stata la parte più laboriosa durante la scrittura?

La trama, cercare di racchiudere, senza troppe forzature, tutte le voci presenti nella pagina.

Milena è una femme fatale femminista, una dark lady zingara. Simile alla Dark Lady di Skakespeare?

Sì, un po’ somiglia alla  Dark Lady di Shakespeare. E’ una “femme fatale femminista," per molti versi irraggiungibile, la regina di ghiaccio, una persona  turbata e disorientata a causa di alcune cose che le sono accadute in passato, e con una sessualità molto confusa. Come la Dark Lady, caratterizza anche l’ amore non corrisposto, che è un sentimento estremamente potente che tutti noi abbiamo provato, particolarmente da adolescenti. E una zingara che suppongo, per definizione sia un essere esotico, un reietto, uno  spirito libero, un vagabondo e così via. Certo, qualcuno difficile da "domare" o "controllare" o dominare. Kierkegaard ha una sua teoria, pensa che l'amore e l'attrazione siano possibili solo quando c'è resistenza e nel mio romanzo l’ "ambiguità sessuale" di Milena  è ovviamente una potente forma di resistenza.

Quali poesie o libri hai amato di più nel corso della tua vita?

Sicuramente i poeti inglesi romantici (Byron, Keats, Shelley), e infatti proprio ieri ho visitato la casa di Keats a Londra. Ho anche sempre in mente  " Long Song of J. Alfred Prufrock " di T.S. Eliot. Per quanto riguarda i libri, suppongo che le opere di Shakespeare siano le opere che rileggo più spesso.

Nelle interviste dici che Jane Austen ha molto influenzato la tua scrittura . Ti piace il suo umorismo? La sua analisi della società?

Quello che mi piace della Austen è che scrive commedie di costume davvero intelligenti, e scrivere un romanzo intelligente è un'impresa rara. E’ anche un’ acuta osservatrice della natura umana, quindi è sempre un’ esperienza gratificante leggerla.

Hai un autore contemporaneo preferito?

Ne ho diversi: William Trevor (il più grande scrittore vivente di racconti brevi), Vladimir Nabokov, Saul Bellow, Annie Proulx, Jonathan Franzen, Denis Johnson, David Mitchell …

Hai avuto un insegnante che è stato per te d’ispirazione?

Sì, il mio insegnante di letteratura inglese alle superiori, il signor Alison, quando avevo circa 16 o 17 anni. Era un Romantico che tutti gli studenti ignoravano, continuando a parlare o a lanciare aerei di carta in giro per la stanza. Ma lui perseverava, ignaro di tutte le distrazioni,  con la sua voce morbida, intelligente, e dignitosa. Non lo  potrò mai dimenticare.

Vuoi descriverci una tua tipica giornata di lavoro ?

Beh, sono un traduttore e così spesso inizio la giornata (a mezzogiorno) con le traduzioni, una sorta di ginnastica o di warm-up alla scrittura. Sono un nottambulo, per cui a volte continuo a scrivere fino alle  tre o alle quattro del mattino.

Sei un autore acclamato dalla critica. Hai ricevuto anche recensioni negative?

Sì. E sono quelle che ricordo, non quelle buone.

Pensi che i critici abbiano influenzato il tuo lavoro?

Niente affatto.

Ti piace fare tour promozionali?

No. E 'quasi alla pari, immagino, con lo stupro in carcere.

Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Beh, questo episodio che ti racconto non è esattamente divertente, ma in Italia una donna mi ha avvicinato e  cominciando a parlare mi ha detto quanto le fosse piaciuto Una catena di rose. Era molto intelligente, stava lavorando al suo dottorato di ricerca in effetti. Poi ha continuato a dirmi che si era innamorata di Jeremy. Cosa che mi ha fatto ridere, ma lei non aveva intenzione di essere divertente. Al contrario. Mi ha anche dato una lettera d'amore, diverse pagine, che lei aveva scritto e mi ha chiesto di darla a Jeremy quando fossi tornato in Canada. Mi  ha detto anche che un giorno sarebbe andata a trovarlo a Montreal …

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

Sì, nei primi mesi del 2012, sarò a Milano per presentare il mio ultimo romanzo, The Extinction Club.

Com’è  il rapporto con i tuoi lettori?

Amichevole.  Ho sempre da rispondere a lettere ed e-mail.

Come possono i lettori mettersi in contatto con te?

http://www.jeffreymoore.org

Infine, la domanda inevitabile. Stai attualmente lavorando a un nuovo romanzo? Eventuali altri progetti?

Sì, sto lavorando a un nuovo romanzo, ma non mi piace parlarne finché non è finito, o quasi finito. Sto anche lavorando a una sceneggiatura per il mio secondo romanzo, The Memory Artists. Speriamo che presto sia in programmazione nel cinema più vicino a te …