Certe volte la realtà è più stravagante, curiosa, incredibile della fantasia e lo sa bene Davide Mana, geologo, specializzato in micropaleontologia, e appassionato di orientalismo, (forse vi sarà capitato di imbattervi nel suo blog http://karavansara.wordpress.com/). Uno scienziato insomma, abituato ad approcciarsi alla realtà con rigoroso metodo scientifico, e il suo spirito divulgativo, mediato da uno stile brillante e, diciamolo, divertente, lo ha portato a scrivere sia testi di saggistica che di narrativa e poi un testo come Avventuri sul crocevia del mondo che si pone a metà strada, e Mana lo ammette chiaramente un po’ schernendosi, cito le sue parole:
“Ciò che segue non è un dotto saggio storico. È più imparentato con la narrativa avventurosa e coi vecchi film degli anni ’40 che con l’accademia. Ciò significa che, nell’affrontare questo campionario di avventurieri, esploratori, mercenari, mandarini pazzi e mistici cialtroni, nel procedere lungo le strade e i passi montani della Via della Seta e territori limitrofi, saltabeccheremo in maniera abbastanza disordinata nello spazio e nel tempo.(…) Lasceremo spazio al sentito dire, al pettegolezzo, al ritaglio di rotocalco. Citeremo fonti spurie. Daremo per buone ipotesi meno che solide. E sarebbe comunque difficile fare altrimenti, quando un terzo delle fonti primarie è costituito da diari e interviste di criminali, eccentrici e millantatori, di bugiardi patologici.”
Dunque un saggio storico, ma anche una cronaca avventurosa, arricchita da una ridda di indiscrezioni, aneddoti curiosi, brani di diari, citazione dotte e rare, che si può leggere con la leggerezza e la curiosità di un romanzo d’avventura, dove tutti personaggi principali sono realmente esistiti e probabilmente hanno agito proprio come l’autore ipotizza, con acutezza e un vago senso di immedesimazione. Si sente, infatti, l’ammirazione dell’autore, quasi l’invidia verso questi avventurieri del passato, protagonisti di avvenimenti eccezionali, e non sempre scevri da ombre, che diedero spazio alla loro sete di avventura in un mondo che ancora si poteva definire una terra inesplorata e sconosciuta.
La quantità di informazioni è importante, alcune cose le sapevo, avendole studiate all’università, o apprese nei miei notturni vagabondaggi su internet, altre no, e cosa sorprendente non furono solo uomini, questi avventurieri coraggiosi e un po’ incoscienti, ci furono anche donne come il “Generale” Yoshiko Kawashima, in realtà una principessa Manchu venticinquenne (…) adottata e addestrata dai giapponesi fin dall’adolescenza come spia e longa manus alla corte imperiale cinese, o Joan Rosita “Sita” Torr, un’altra donna straordinaria, saggista, giornalista e spia, misteriosamente rimossa dagli annali dopo il suo abbandono della scena pubblica nel 1949.
E poi alzi la mano chi sapeva che l’Indiana Jones di Spielberg si chiamava in realtà Roy Chapman Andrews, un classico esempio di quei ragazzoni WASP cresciuti a forza di football, Libertà e torta di mele – alti, muscolosi e col sorriso pronto – che nel creare la propria immagine, (…) optò per stivali, cappello, pistola alla cintura e frusta da mandriano. E che si prefissò di trovare il Giardino dell’Eden. “E lui sapeva esattamente dove lo avrebbe trovato: in Sinkiang, quel gigantesco spicchio di territorio conteso fra Cina, Tibet e Mongolia, sul tetto del mondo, fra la vastità deserta del Gobi e la vuota immensità del Taklamakan.” Cercò l’anello mancante e trovò… non lo dico, lascio ai lettori scoprirlo. Anche se Steven Spielberg avrebbe negato almeno in una occasione di aver mai sentito nominare Andrews e altri candidati sono numerosi.
E tra gli aneddoti come non citare quando Hitler chiese un autografo ad un certo esploratore di nome Sven Hedin, personaggio decisamente controverso e bizzarro, ma di ombre ce ne sono parecchie in questo mondo così affascinante e seducente: Libri di memorie zeppi di balle, animali misteriosi inesistenti, saccheggio spacciato per ricerca, reperti acquistati per pochi centesimi da cialtroni assortiti, spie, straordinarie scoperte di cose che si sapeva benissimo che eran lì da sempre, poveri monaci turlupinati, razzismo, amici Nazisti, pulci e scarafaggi, dipinti rubati che ricompaiono in posti improbabili… E questa sarebbe l’epoca eroica dell’esplorazione? Mana ci ricorda che è necessaria la giusta prospettiva storica.
E avete mai sentito parlare del fratello di Ian Fleming di professione avventuriero? Nel capitolo dedicato a giornalisti e avventurieri ne sentirete parlare. Che dire di più, se amate l’avventura una lettura da non perdere.
Le mappe e le fotografie che illustrano i diversi capitoli di Avventurieri sul Crocevia del Mondo sono disponibili online, come “tavole fuori testo”, sotto forma di un Pinboard pubblico su Pinterest, al seguente indirizzo. http://www.pinterest.com/stratevol/avventurieri-sul-crocevia-del-mondo/
Davide Mana (Torino, 1967) Tecnico di rilevamento ambientale e geologo, ha studiato a Torino, Londra e Bonn; specializzato in micropaleontologia applicata ed analisi statistica di dati ambientali, ha svolto attività didattica, di ricerca e di divulgazione, opera come freelance nel settore privato. Ha collaborato con le università di Torino, Trieste, Parma, Cagliari e Urbino; presso quest’ultima sta lavorando al proprio PhD sull’adozione di fonti energetiche alternative a piccola scala nelle aree rurali italiane. Si interessa da sempre di scienza e dell’applicazione delle nuove tecnologie alla didattica ed alle scienze naturali. Ha recensito narrativa e divulgazione per LN Libri Nuovi, per L’Indice dei Libri del Mese, per Liberidiscrivere e per la rivista online Il Futuro è Tornato, e collabora come professional reviewer con alcune case editrici americane. Ha tradotto narrativa, saggistica, manuali di disegno. Ha pubblicato narrativa, saggistica e scenari per giochi di ruolo in Italia, Stati Uniti e Giappone. Nel tempo libero scrive, scatta fotografie, cucina, si interessa di orientalismo e ripara biciclette. Gestisce un blog in lingua italiana, strategieevolutive, ed uno in lingua inglese, Karavansara.
Dal 25 ottobre in libreria La fattoria dei malfattori
“L’ho trovato in salotto, stravolto. Singhiozzava come un ragazzino. E’ stato solo un brutto episodio, mi sono detta. Con l’arrivo del bambino cambierà tutto. E invece è stato come aprire le porte dell’inferno. Non era violento solo con le botte. Anche con le parole era in grado di ferirmi profondamente”. (Giovanna, psicologa, quarantaquattro anni, una figlia)
Ciao Marco. Grazie di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Romanziere, speaker radiofonico e pubblicitario, musicista, docente di traduzione giuridica, autore di testi didattici per far imparare l’italiano ai tedeschi. Chi è Marco Montemarano? Punti di forza e di debolezza.
Dalla prefazione di Alan D. Altieri
Chi l’ha detto che i romanzi di avventura siano destinati solo ai ragazzi? Alberto Custerlina, classe 1965, autore triestino di pregevoli noir come Balkan bang!, Mano nera e Cul-de –sac, ha da poco infatti pubblicato Il segreto del Mandylion, primo episodio di una trilogia d’avventura a tinte gialle intitolata All’ ombra dell’impero, che comprenderà anche La carovana dei prodigi, in fase di scrittura, la cui pubblicazione è prevista nel 2014 e Enigmi nell’oscurità, titolo provvisorio e in fase di progettazione.
Va detto che sono un cultore di Grangé sin dalla prima ora. Arriva con più di un anno di ritardo Kaiken con il titolo Il respiro della cenere sugli scaffali delle librerie italiane. Lessi il libro l’anno passato ma l’ho ripreso con piacere e brama di collezionismo anche se preferivo l’edizione originale, sin dal titolo che evoca un particolare pugnale usato per il suicidio delle donne samurai. Anche l’immagine mi pareva più indovinata. A parte questo è sempre un grande thriller d’autore forse non al livello del Passeggero (in Italia Amnesia) e del Giuramento ma sempre parecchi passi avanti a tanti supposti thriller blockbuster con investigatrici e anatomopatologhe in pena d’amore. Dopo La foresta dei Mani (L’istinto del sangue da noi) Grangé sembra aver abbandonato l’idea di mettere complesse psicologie femminili al centro delle sue trame. Qui personaggi femminili sono presenti, in particolare Naoko, descritti benissimo ma la scena appartiene a Oliver Passan, sbirro che mi piace immaginare con la faccia di Daniel Auteil un po’ più giovane. Tormentato, duro, alle prese con un serial killer ermafrodito e colleghi corrotti che peggio non ce n’è. Un uomo dolente, anche perché separato dalla moglie giapponese ma ossessionato da quell’oriente che solo gli occidentali sanno sognare. E qui sta un po’ la forza del romanzo che ci regala non solo momenti di autentico thrill ma anche pagine bellissime senza diventare prosaico. Malgrado ciò si rivela nello svolgimento una certa scollatura tra la prima e la seconda parte. L’attesa di qualcosa che deve avvenire ma poi non succede purtroppo non soddisfa appieno le aspettative del lettore. Ciò nonostante lo lessi di fila in un viaggio Parigi-Milano in treno, senza smettere un minuto di quelle sette ore sotto la pioggia. Vedremo il prossimo e, soprattutto, cosa lo stesso Grangé è riuscito a fare con la sceneggiatura di Miserere che ci auguriamo di vedere presto anche da noi.
“La forza di Howey sta nei suoi personaggi, nei desideri, diversi eppure familiari, che li animano (…) I vecchi preconcetti sugli ebook sono crollati. Wool spazza via la polvere del passato e rivela una nuova verità. Il suo autore può reggere degnamente il confronto con i colleghi pubblicati tradizionalmente. L’arrivo di Hugh Howey annuncia una nuova era per gli scrittori indipendenti.”
LdS. Ciao Stefano, benvenuto e grazie di aver accettato questa nuova intervista per Liberi di Scrivere. Scrittore, traduttore, curatore di collane, blogger, saggista, sceneggiatore di fumetti, esperto di cinema e di arti marziali, consulente editoriale, appassionato di viaggi. Non si può dire che tu sia una persona pigra e priva di voglia di fare. Per chi non ti conoscesse ancora, parlaci di te. Raccontaci chi è Stefano Di Marino.
Traduzione di Alice Parmeggiani
Ciao Adrián benvenuto qui a Liberi di scrivere per parlarci del tuo nuovo romanzo, L’albero e la vacca, edito da Nottetempo. Una storia a tratti surreale e fantastica, ma allo stesso tempo ben salda alla realtà per le tematiche familiari che affronta. Protagonista è Adamo,un ragazzino che ama arrampicarsi su un albero di tasso nei giardini pubblici di Recanati e guardare il mondo da lassù.

























