Miradar è il romanzo di esordio di Ilaria Mavilla. Miradar è il vincitore del concorso nazionale Ilmioesordio 2011 indetto dal Gruppo editoriale L’Espresso e dalla scuola Holden.
Miradar è un albergo a ore. È un ristorante. È una discoteca. Miradar è il castello dei destini incrociati.
In questo locale che in passato ha visto giorni più felici si incontrano e si incrociano le storie di Margherita, Marilù, Barbara, Clarissa e Sugar.
Sugar, il proprietario del Miradar che passa la sua vita cercando di tenere a galla il locale della defunta madre e chattando con sconosciute incontrate attraverso siti di agenzie matrimoniali.
Margherita, trent’anni e senza lavoro, si ritrova assunta come ballerina al locale. Danza seminuda sotto un crocefisso illuminato. Il fidanzato in America e un sogno nel cassetto: pubblicare un romanzo che sembra non riuscire a compiersi mai.
Marilù, vera e propria prostituta, vive al Miradar ormai da anni. Ha parecchi clienti ma nessuno le è affezionato come Pepi, un uomo triste che ha perso la moglie in un tragico incidente e che chiede a Marilù di vestire i panni della defunta compagna di vita. Marilù si traveste quindi in Giovanna, un po’ per lavoro, e tanto per compassione e affetto verso Pepi.
Barbara, ragazza madre rumena che è riuscita a scappare dal suo aguzzino nonché padre di suo figlio. Ma la minaccia è sempre lì, dietro l’angolo. Passa la vita in fuga tra una città e l’altra dell’Italia, accumulando faticosamente i propri risparmi in un barattolo di latta per riuscire ad andare lontano e poter vivere finalmente serena e tranquilla con il suo figlioletto.
Clarissa, un fidanzato violento che non riesce a lasciare, tanti debiti e il sogno di fuggire lontano.
Cinque persone, cinque anime diversamente ferite che approdano al Miradar. Per qualcuna di loro sarà il porto di arrivo. Per altre solo un nuovo punto di partenza.
La prima opera narrativa di Ilaria Mavilla è asciutta ed essenziale. In poche righe delinea i tratti fondamentali dei personaggi. Non un dettaglio di più, non un dettaglio di meno.
Alcune storie si chiudono in un finale irreversibile. Altre, come quella di Clarissa, si aprono alle incertezze del futuro, sono delle opere incompiute. D’altra parte, attraverso la voce di uno dei suoi personaggi, è Mavilla ad aver scritto: “Le opere compiute sono perfette ma morte.”[1]
[1] I. Mavilla, Miradar, Milano, 2012, pag. 118
Oltre a Mo Yan, fresco vincitore del Nobel per la letteratura, un altro scrittore e blogger cinese sta raggiungendo una sorta di fama da rock star. Forse non l’avete mai sentito nominre ma Han Han ha un blog con 450 milioni di visitatori all’anno e una media di quasi 15.000 commenti quotidiani. Scrive per il New York Times e rappresenta un punto di riferimento per molti suoi coetanei cinesi e non solo. Oltre che blogger dicevo è anche scrittore. Ha già pubblicato nel 2011 Le tre porte, ottenendo un buon successo di critica e di pubblico, e ora sta per uscire il 7 novembre per la casa editrice milanese Metropoli d’Asia con Verso Nord Unonoveottootto. Ecco la trama del libro tratta dal sito dell’editore per chi fosse curioso di conoscere il suo punto di vista sulla Cina contemporanea.
Amici di Liberi di Scrivere, come avrete notato sul nostro blog ci sono libri gialli, thriller, storie di vita vera e d’avventura e pure qualcosa dedicato all’amore per deliziare i cuori più teneri. E va bene…. ve lo confesso, ma perdendomi nel fantastico e vario mondo dei libri – e mi succede ogni volta che entro in una libreria – ho scovato, nello scaffale riservato al fumetto, una curiosa raccolta di vignette ironico satiriche realizzata da Cinzia Poli e intitolata Titoli di coda. Dalla bandana di Silvio al loden di Mario. Protagonista costante del libro è un simpatico micione a strisce – nel quale identificherei un alter ego della Poli stessa-, accanto al quale compaiono i più disparati, e a volte anche disperati concedetemelo, abitanti del mondo animale che con il gattone si scambiano sferzanti battute. Cani, volatili di varia specie, puzzole, serpenti, pesci, tartarughe, maialini di dimensione varia e mucche, nei quali identificherei un po’ tutti noi italiani impegnati con piacere, grazie alla sembianza fumettistica, a dialogare con il saggio e colto Mineow – un nome scelto con esplicito riferimento al direttore di RaiNews Corradino Mineo, con il quale l’allegra banda di Catterpillar A. M. si collega ogni mattina tra le 6.00 e le 7.30- sempre pronto a rispondere. Il tratto delle immagini è semplice, lineare a tal punto da creare un impatto visivo efficace e ad effetto. Questa purezza espressiva permette alle creature di Cinzia Poli di imprimersi con facilità nella mente del lettore. I disegni sono simpatici e sempre accompagnati dalle sagaci battute dell’abile disegnatrice, contraddistinta da un‘ironia incisiva che le dona quella giusta eleganza nel saper punzecchiare tutti e nel cogliere lo stato d’animo della gente comune. Sfogliando Titoli di coda si passa dal mondo della politica presa di mira nel singolo rappresentante di partito o nell’ intero movimento, passando all’ istruzione, al mondo del lavoro e alla società italiana, a dimostrazione del fatto che tutti sono possibili obiettivi del pennarello di Cinzia Poli. La cosa che piacevolmente stupisce è la capacità di centrare il bersaglio con ironia senza la minima volgarità e cattiveria, proprio perché i personaggi scaturiti dalla mente e dalla mano della Poli evidenziano un’astuta capacità – figlia della creatrice stessa – di fare satira senza essere offesivi (e non tutti riescono in questo). Ogni disegno coglie in pieno l’obiettivo con raffinato umorismo, scatenando in chi legge il sorriso e la riflessione sulla contemporaneità. Titoli di coda è un libro da leggere come si vuole, nel senso che lo si può fruire dall’inizio alla fine seguendo l’ordine cronologico con il quale è stato assemblato, leggendo le vignette dal 16 settembre 2011 fino al 30 maggio 2012, per avere un quadro generale di quello che è accaduto nel nostro stivale in quei nove mesi. L’altra modalità di lettura è casuale, perché chi prenderà Titoli di coda potrà anche aprirlo a caso, in un giorno qualsiasi della stagione di Catterpillar A. M. 2011/12, per ridere con piglio razionale del nostro mondo che è passato e anche di noi stessi. Il tutto fa sorridere e allo stesso riflettere sulla complessità che caratterizza la società italiana, dove ogni lettore e ascoltatore – e poi vi spiego perché vi ho chiamati ascoltatori – vive quotidianamente. Quindi… oltre tenere sempre portata di mano Titoli di coda di Cinzia Poli, la mattina, dalle 6.00, provate ad ascoltare Catterpillar A. M. su Radio2 perché assieme al mitico trio Solibello, Lusenti, Ardemagni -sempre pronto ad informarci e coinvolgerci sull’attualità-, quando meno ve lo aspetterete arriveranno Cinzia, il micio e Co. a darvi il giusto tocco di adrenalina per sorridere di prima mattina e per affrontare la giornata nella nostra caotica, ma sempre bella, Italia.
Sotto la sabbia e il sangue. Il petrolio. Il maledetto petrolio.
Siamo infine giunti alla XII edizione del Premio Scerbanenco per il migiore romanzo noir italiano edito nell’anno e con una certa curiosità sono andata a leggere l’elenco dei 15 noir da cui verrà tratta la cinquina dei finalisti. Che dire alcuni li ho letti, altri no, alcuni che avrei inserito io mancano, comunque è una rassegna che seguo e per cui voto ogni anno. Eccoli:
Leggere, leggere, leggere e ancora leggere per cibare la mente, lo spirito e perché no anche il corpo! Torna a Chiari, in provincia di Brescia, da venerdì 9 a domenica 11 novembre la X edizione della Microeditoria, l’interessante appuntamento con protagoniste più di 100 tra le piccole e medie case editrici italiane che animano il panorama editoriale indipendente. La rassegna si terrà, come vuole la tradizione, nell’affascinate cornice liberty di Villa Mazzotti Biancinelli. Il tema portante delle tre giornate sarà Il Vento dello Spirito. Ripartiamo dall’Uomo, che pone al centro l’essere umano e il suo rinnovarsi partendo dalla dimensione interiore e spirituale dell’ego, in quanto la creazione del proprio io da parte dell’individuo si riconferma il terreno fertile, dove trovano spazio il gioco, l’ avventura e il confronto. Tutto questo offrirà ai visitatori un’ampia varietà di percorsi possibili di rinnovamento, che hanno nelle diverse forme culturali le loro modalità espressive e di indagine delle complessa e problematica realtà, dove l’uomo contemporaneo vive oggi. Attorno a questo argomento ruoteranno gli incontri con gli autori, i laboratori per bambini, gli interessanti readings e gli eventi collaterali come gli spettacoli teatrali, i concerti e le mostre d’arte. Fede, solidarietà, cooperazione condivisione ed economia solidale animeranno la serie di appuntamenti della Microeditoria con il fine di far comprendere ai visitatori la vasta gamma di ambiti nei quali l’uomo può agire. Il calendario delle tre giornate della Microeditoria è ricco e intenso (
Alcuni anni fa la sua trilogia di Gemma Doyle, romanzi fantagotici di ispirazione vittoriana, avevano stupito positivamente per l’originalità in un settore, quello della narrativa fantastica per adolescenti, che spesso pecca in ripetitività e banalità.
C’erano una volta i romanzi storici, vicende spesso inventate sullo sfondo di fatti reali, e le biografie, saggi che raccontavano le vite di uomini e donne famosi. Da alcuni anni, grazie all’apporto di autori come Philippa Gregory, con le donne di casa Tudor e York, e di Franco Forte, alle prese con le vere storie di Alberto da Giussano e Nerone, i confini tra i due generi, appartenenti a narrativa e saggistica, si sono confusi, e non è raro trovare romanzi che raccontano, in maniera spesso molto fedele alla realtà, vite di uomini e donne famosi.
Il primo romanzo, Il diario proibito di Maria Antonietta parte dal fidanzamento della giovanissima arciduchessa con il delfino di Francia e si chiude con la sua ascesa al trono, il secondo libro, I segreti di una regina, ci porta nei fasti della corte, seguendo gli eccessi di Maria Antonietta, il suo amore per Axel di Fersen, lo scandalo della collana, fino alla presa della Bastiglia. Si sa come andrà a finire, ma l’autrice sa creare aspettative e interesse intorno ad una principessa che era comunque figlia dei suoi tempi e, pur non avendo l’impegno sociale di una Lady Diana (ma allora non si usava) non era certo il mostro che è stato dipinto per secoli.
Per quelli che, come me, provano un amore incondizionato per i libri girare tra le bancarelle di libri usati è un’esperienza triste e affascinante allo stesso tempo. Triste perché si trovano i libri che qualcuno non vuole più: libri nuovi, vecchi, libri che sono stati letti oppure messi da parte dopo qualche pagina, libri amati ma più spesso odiati, ritenuti un inutile spreco di carta oppure una scomoda eredità. Affascinante perché ogni libro nasconde una propria storia fatta di amore, odio, affetti e ricordi.
Cosa può fare una giovane scrittrice – Emily Watson- fresca fresca di divorzio per risollevarsi un po’ il morale? Semplice! Andare a trascorrere una rilassante vacanza da un’anziana zia – Bee- che non vede da tempo. Dove? A Bainbridge Island, località delle vacanze estive d’infanzia, dove l’accogliente atmosfera di tranquillità è un rifugio per i cuori tormentati. Ok! Tutto sembra andare liscio come l’olio, ma cosa potrebbe scatenare la scoperta di un misterioso diario di velluto cremisi e della storia che esso contiene? Emily incuriosita dall’enigmatico quadernetto apparso per magia nel cassetto del suo comodino, comincerà a leggerlo scoprendo una storia, delle persone e degli eventi che cambieranno per sempre la sua vita di acciaccata neodivorziata e romanziera di successo afflitta dal blocco dello scrittore. Il diario di velluto cremisi è il primo romanzo di Sara Jio ed ha al centro l’amore nel corso del tempo, nel passato e nel presente, con la particolarità che gli esseri umani travolti da questo folle e piacevole sentimento amano e lo fanno seguendo quell’ istintiva passionalità che creerà loro non pochi problemi. La protagonista, travolta dalla lettura del diario di velluto cremisi e del suo libro preferito Year of Grace, imparerà a seguire le leggi del cuore lasciandosi trasportate dai sentimenti d’amore, cercando di non compiere più gli errori che hanno portato al fallimento della sua vita sentimentale e ascoltando i consigli di chi le ha sempre voluto bene, nonostante non l’abbia mai conosciuta. Il ritmo de Il diario di velluto cremisi è avvincente a tal punto da creare una forte suspense nell’attesa che la verità su chi ha scritto il diario e perché, venga a galla. In questa sospensione spasmodica noi lettori siamo portati sullo stesso piano emotivo della protagonista. Noi come Emily ci facciamo domande su Esther, ci chiediamo chi è, se è ancora viva, cerchiamo di capire se esistono dei legami di sangue tra i diversi personaggi che interagiscono con Emily e che ruolo hanno avuto nella vicenda della misteriosa donna autrice del diario. Il lettore non si pone solo questi interrogativi, ma a livello emotivo è animato dalle stesse sensazioni, paure e timori che ci sono nel cuore della protagonista che non sa, e lo scoprirà strada facendo, di avere legami con tutte le persone che incontra a Bainbridge Island. Emily vuole vederci chiaro in tutta questa complicata storia e ricercherà la verità in modo ossessivo, scoprendo eventi passati molto dolorosi che toccano da vicino sua zia Bee, Henry, Esther e Eliott e che costringeranno tutti gli appartenenti alla generazioni precedenti, e pure alla sua, a fare i conti con i propri spettri del passato. Emily ed Esther sono lontane nel tempo, ma le esperienze vissute e il modo di affrontare con coraggio e impetuosità la vita evidenziano un parallelismo tra loro che va ben oltre la semplice somiglianza fisica. Le protagoniste femminili di questo libro hanno in comune l’ostinata tenacia nell’amare, ed essa è così perseverante, che nulla riuscirà a fermare Emily e Esther nell’impresa di coltivare nel tempo il sentimento dell’amore. Il diario di velluto cremisi è un romanzo d’esordio coinvolgente, attraverso il quale Sarah Jio avvolge e appassiona noi lettori dimostrando che l’amore vero, cioè quel sentimento eterno che lega due corpi e due anime, esiste e dura nel tempo in barba alle difficoltà e agli eventi che cercano di ostacolarlo.
La trama è quella tipica del giallo con un cadavere abbandonato in un cassonetto, quello di una giovane donna morta sgozzata, in via Nomentana a Roma nei pressi dell’ambasciata Afghana. Poi c’è l’arresto di un extracomunitario sospettato dell’omicidio e l’avvio delle indagini per risolvere il misterioso delitto che scuote nelle viscere una parte dell’antica Urbe. Da subito in La marcatura della regina, il romanzo d’esordio di Di Giamberardino, si respira un’ aria di tensione che permane fino alla fine, in una curiosa storia di vita quotidiana dove tutto accade e si sbroglia in 24 ore (e qui ho pensato alla serie tv americana con protagonista Kiefer Sutherland). La particolarità narrativa de La marcatura della regina è il raccontare il caso di omicidio da punti di vista molteplici, rappresentati dai tanti personaggi che scandiscono con parole, azioni e relazioni il passaggio delle ore. Un ispettore di polizia, un giardiniere al lavoro con il figlio, impiegati alla prese con consegne e schermaglie d’amore e ancora preti, giornalisti tv e guidatori inesperti raccontano e partecipano alla caccia all’assassino in modo più o meno volontario. Questa umanità umile e semplice si racconta e allo stesso tempo ci riferisce un evento drammatico – la morte di un giovane donna – attorno al quale i media e le chiacchiere di quartiere evidenziano lo stesso genere di spasmodico interesse nel voler scoprire chi, perché e come il cadavere sia finito tutto infagottato dentro ad un cassonetto. Addentrandosi sempre più nella storia si scoprirà come ognuno degli individui presenti nella scena narrativa è solo in apparenza distante dal fattaccio, in realtà per ognuno dei personaggi ci sono legami più o meno solidi con la vittima e con il suo aguzzino. Ne La marcatura della regina c’è tanto e questo “tanto” di sentimenti e gesti avventati e appassionati è lo specchio della nostra società. Nel primo romanzo di Di Giamberardino c’è il pregiudizio verso il “diverso” e lo straniero additati subito come colpevoli, l’amore non accettato tra persone, genitori alle prese con i problematici figli, la paura comune della presenza di un assassino in libertà pronto a colpire ancora e un elemento costante che ritorna con il suo volo a legare tutti i protagonisti: le api. Un succulento giallo di quartiere, nel quale protagoniste sono le vicissitudini di un piccola comunità umana fatta di persone, di vite diverse che ruotano, anche senza rendersene conto, attorno ad un unico soggetto rappresentato dalla vittima. In questo romanzo il giovane autore riesce a dare forma a due complessità – quella del mondo sociale e quella che caratterizza l’io singolo – che intrecciandosi tra loro scatenano un intenso thriller psicologico. Leggendo La marcatura della regina non so perché, ma ho fatto una serie di associazioni metaforiche che mi hanno portato a collegare la porzione della città dove avviene il delitto ad una delle tante celle che formano l’alveare. Poi, le persone che espongono la loro visione della storia, le ho associate alle tante piccole api operaie che qui cercano di aiutare chi indaga a trovare la verità e, infine, la giovane vittima è l’ape regina, ma purtroppo in questo caso nessuno è riuscito a salvarla dalla furia omicida.
























