:: Recensione di Follia profonda di Wulf Dorn (Corbaccio, 2012)

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Follia profonda (Dunkler Wahn, 2011), edito in Italia da Corbaccio e tradotto dal tedesco da Alessandra Petrelli, è il capitolo conclusivo della trilogia che Wulf Dorn dedica alla Waldklinik, dopo La psichiatra e Il superstite. Anche questa volta, come ne Il superstite (per chi non l’avesse letto e volesse saperne un po’ di più rimando alla mia recensione dove analizzo nei dettagli la trama), protagonista è lo psichiatra Jan Frostner: lo avevamo lasciato nel romanzo precedente a fare i conti col passato, lo ritroviamo sempre al lavoro alla Waldklinik, impegnato in una relazione piuttosto complicata con Carla Weller. Sempre serio, professionale, affidabile, amato dai pazienti, rispettato dai colleghi, realizzato nella vita professionale, forse con qualche incertezza nella vita sentimentale, ma dopo tutto nella vita mica può essere tutto perfetto.
Poi un giorno, una piovosa giornata di ottobre, mentre si stanno ultimando i preparativi per la cena raccolta fondi per il nuovo reparto di psichiatria infantile e giovanile,  Jan riceve in clinica un mazzo di rose Baccarà. Nel linguaggio dei fiori simbolo di amore appassionato. Un dono che in un primo tempo sembra provenire dalla sua compagna: forse un timido tentativo per fare pace, per riallacciare un rapporto che sembra essersi logorato e sul punto di spezzarsi. Il modo che Carla ha per dirgli che lo ama ancora e gli manca. Già ma le rose non sono di Carla. La fuori c’è un’altra donna che ha messo gli occhi su di lui. Quando riceve la telefonata di Volker Nowak, giornalista del Fahlenberger Bote, non si sente ancora in pericolo. Nowak, seppure si comporti in modo strano, vuole semplicemente incontrarlo perché ha bisogno del suo parere professionale. Incuriosito Jan accetta e lo aspetta inutilmente per ore all’Old Nick, uno dei tanti locali che si affacciano sulla piazza principale di Fahlenberg.
Ma Nowak non andrà mai all’appuntamento, qualcuno lo uccide quella notte stessa. Chiamato dal capo della polizia, Heinz Kroger, sul luogo del delitto viene a conoscenza che l’uomo poco prima di morire stava litigando con una donna, almeno così dicono i testimoni. Ma perché voleva parlare con Jan? Si sentiva minacciato da questa donna? Forse non c’era alcun legame tra le due vicende, ma quando Jan inizia a ricevere strane telefonate, disegni infantili, fatti da una persona molto disturbata, forse pericolosa, lasciati prima sulla sua auto, poi addirittura davanti casa, il senso di minaccia si fa sempre più reale. I contorni indefiniti di una donna apparentemente innamorata di lui, ma in modo malato e inquietante, si fanno sempre più nitidi. Più Jan cerca di scoprire la sua identità e più si accorge che la sua vita è in pericolo, ma non solo anche quella delle persone che gli sono accanto. Perché questa donna è un’ assassina.
Wulf Dorn, esperto di psico-thriller e per la precisione di un suo sottogenere piuttosto impegnativo come il thriller psichiatrico, tratta in Follia profonda un tema piuttosto delicato come lo stalking e lo fa invertendo i ruoli. Invece di essere una donna, questa volta è un uomo a subire le attenzioni ossessive di una mente malata che proietta nell’oggetto del suo desiderio la patologia che l’affligge. Il legame tra persecuzione e stalking da una parte e omicidio dall’altra è sempre più stretto, basti pensare che il 15 % delle donne uccise ha denunciato di essere stata vittima di stalking, e sicuramente nella realtà la percentuale tende a salire. Cosa accade nella mente di un persecutore? Quali conseguenze si scatenano nel perseguitato? Che meccanismi si innescano, che rapporti li legano?
Wulf Dorn, da anni impegnato a trattare casi psichiatrici, costruisce una storia sì estrema per esigenze narrative, (utilizza un caso particolare di psicopatologia forse non comune), ma sicuramente  interessante nel tratteggiare l’analisi psicologica della vittima. Per prima cosa subentra la paura. La vittima teme che questi comportamenti ossessivi sfocino in vera  e propria violenza fisica, ma non solo. La paura cresce in maniera incontrollata, perché è proprio la mancanza di controllo su questi fenomeni che degenera in disperazione. Poi un’altra componente, piuttosto poco nota, che subentra è la compassione che la vittima prova per il suo carnefice, e questa compassione è forse l’origine del perché questo genere di violenze non vengono sempre denunciate, oltre alla paura di non essere credute, la paura che una denuncia possa accrescere la virulenza della persecuzione e la polizia non possa difendere, oltre ad altre complesse motivazioni che certo non posso analizzare in questa breve recensione.
Follia profonda non è un saggio è semplicemente un thriller, ma il realismo con cui tratta l’argomento è senz’altro notevole e sconcertante. La suspense è accresciuta dalla difficoltà del protagonista di individuare la sua persecutrice. Le donne che potrebbero rivelarsi la stalker si susseguono: da Bettina, l’infermiera punk, a Julia la collega che si spinge a fargli avance in bagno. Dorn è bravo a istillare il dubbio nel lettore (fino ad utilizzare un espediente apparentemente scorretto che però ha una spiegazione nella patologia descritta). I dialoghi sono funzionali, efficaci, essenziali e costituiscono l’ossatura dell’azione determinando l’acuirsi della tensione. Ottima come sempre l’ambientazione, e l’atmosfera carica di minacce che si respira, fatta di dettagli minimi e sovrapposizioni di interni ed esterni: la pioggia che sembra cadere ininterrotta, il buio che prevale nella casa della madre del giornalista, il buio e il freddo del confessionale dove l’assassina cerca rifugio e perdono, l’apparente sicurezza della casa di Jan Frostner, che si rivelerà teatro della scena più violenta del romanzo. Un accenno al personaggio chiave di Rudolph Marenburg che compare di sfuggita all’inizio del romanzo, per poi riapparire quasi in maniera provvidenziale.
Enigmatico il capitolo conclusivo, e considerando che rappresenta il finale della trilogia un po’ mi ha lasciato sconcertata. Sembra chiaramente gettare il germe di una continuazione, della necessità di alcune spiegazioni, della necessità di porsi delle domande che forse resteranno per sempre senza risposta. Un prezioso indizio per far luce sul finale lo da l’autore stesso a questo link dove in una domanda glielo abbiamo espressamente chiesto.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie vicino a Ulm, in Germania. Dopo aver scritto alcuni racconti si è dedicato alla stesura del suo primo romanzo, La psichiatra, che è diventata un bestseller da centomila copie grazie al passaparola dei lettori. Del 2011 è Il superstite.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Ilaria dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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