:: Recensione di La stella nera di New York di Libba Bray (Fazi, 2012) a cura di Elena Romanello

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Alcuni anni fa la sua trilogia di Gemma Doyle, romanzi fantagotici di ispirazione vittoriana, avevano stupito positivamente per l’originalità in un settore, quello della narrativa fantastica per adolescenti, che spesso pecca in ripetitività e banalità.
Adesso, dopo alcune prove rimaste inedite in italiano, Libba Bray è tornata nelle nostre librerie per un altro editore, Fazi invece che Elliott, con La stella nera di New York, romanzo horror gotico che conferma il suo talento nello scrivere storie insolite e affascinanti, non solo ascrivibili ad un genere ma ricche di spunti.
Siamo negli Stati Uniti negli anni Venti, subito dopo la carneficina della Prima guerra mondiale, tra proibizionismo, feste, voglia di vivere, maschiette, giovani che contestano gli adulti, con sull’ombra il crack di Wall Street del 1929 e l’avvento dei fascismi in Europa che porteranno ad un altro conflitto. Evie O’Neill, ragazza di 17 anni, con il ricordo del fratello morto nelle trincee quando lei era bambina, viene esiliata dai genitori dalla sua città natale in Ohio dopo l’ennesima bravata durante una festa, e va a vivere a New York dallo zio Will, curatore del Museo dell’Occulto. Nella Grande Mela, tra riviste di Ziegfield, spacci di alcolici, film di Rodolfo Valentino e nuove frequentazioni, Evie sentirà l’arrivo di un potere arcano e spaventoso, che si è reincarnato in un assassino morto cinquant’anni prima, ricominciando a seminare morte e distruzione. Un potere che forse ha contribuito lei stessa ad evocare e che forse solo lei può fermare.
La stella nera di New York è un romanzo horror e gotico, quindi, tra fantasmi e maledizioni del passato che tornano, con una prescelta a combattere il male recalcitrante, secondo uno schema forse già visto, già anche solo nella trilogia di Gemma Doyle, ma che Libba Bray sa padroneggiare molto bene,  costruendo un intreccio intrigante e appassionante, capace davvero di tenere, fin dalle prime pagine, il lettore con il fiato sospeso. Ma quello che colpisce ancora di più, più della storia raccontata, è l’atmosfera, quell’America maledetta degli anni Venti, tra oppressione e nuovi fermenti, dove i giovani volevano lasciarsi dietro i drammi della generazione che li aveva preceduti, divertendosi tra feste e eccessi, appassionandosi ad un immaginario come quello del cinema e della canzone che non li avrebbe più lasciati, influenzando poi le future generazioni, sia pure con altri personaggi e modelli.
Un’America in cui vigeva ancora la segregazione razziale, crogiolo di tante culture e di tante storie di ricerca di un mondo migliore, dove era reato consumare alcolici ma dove si sfidava la legge in continuazione, e dove per la prima volta le donne più giovani prendevano atteggiamenti anticonformisti sia nell’abbigliamento che nei rapporti con l’altro sesso e nella scelta di divertimenti e aspirazioni, creando scandalo ma aprendo anche la strada ad una vita più moderna e libera per le loro simili.
Un’epoca tra l’altro che non appare spesso nei romanzi di vario genere, che preferiscono o pescare decisamente più nel passato o andare in tempi recenti, e che hanno dimenticato un momento storico struggente e tragico, in cui si trovano, nel bene e nel male, molti semi della modernità di oggi.
Interessante e intrigante come romanzo horror e gotico dalle venature thriller, La stella nera di New York può piacere anche a chi ama le atmosfere del passato più o meno remoto, restituite con vivacità di particolari, tanto da sembrare davvero di essere là, con queste ragazze spregiudicate ma con in realtà solo tanta voglia di vivere.

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  1. :: Recensione di La stella nera di New York di Libba Bray (Fazi, 2012) a cura di Elena Romanello « Liberi di scrivere « Elena Romanello scrittrice e non solo Says:

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