:: Recensione di Alle radici del male di Roberto Costantini (Marsilio, 2012)

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Sotto la sabbia e il sangue. Il petrolio. Il maledetto petrolio.

In Alle radici del male di Roberto Costantini, edito da Marsilio, secondo episodio della Trilogia del Male, viene narrata l’adolescenza del protagonista, il Commissario Michele Balistreri, vissuta a Tripoli con il nonno, vecchio colono, il padre, la madre Italia, il fratello Alberto ed i suoi amici: gli Hunt, tre americani che abitano nella villa contigua alla loro, gli Al Bakri, libici, marito e due mogli e i 5 figli tra cui specialmente Ahmed e Karim che diventano suoi fratelli di sangue assieme a Nico l’amico siciliano che lavora ad una pompa di benzina che suo padre il ricco Salvatore Balistreri ha messo a disposizione della sua famiglia.
In quegli anni l’omicidio di una povera ragazza del Sudan prima e poi di Nadia Al Bakri, di cui non si trovano gli assassini, e soprattutto il suicidio o forse l’omicidio della madre Italia lasceranno profonde cicatrici nell’animo tormentato del futuro Commissario. Oltre questo anche la Storia porta il suo bagaglio di morte e sofferenza. Dopo la morte del nonno Michele Balistreri viene infatti coinvolto nel colpo di stato che porta al potere Gheddafi: a Michele  viene ordinato di uccidere Gheddafi. L’attentato non avrà mai luogo a causa di un tradimento e Michele si salva solo perché il fratello lo fa fuggire a Roma e dopo l’università lo fa entrare in Polizia. A Roma, tredici anni dopo, l’uccisione di altre ragazze si ricollega agli omicidi avvenuti a Tripoli.
Dopo il più che fortunato Tu sei il male, migliore opera prima al Premio Scerbanenco 2011, vincitore del Premio Azzeccagarbugli 2012 al Romanzo Poliziesco  e finalista del Premio Camaiore 2012 di Letteratura Gialla, Roberto Costantini continua la sua trilogia con un ritorno al passato. Non è frequente conoscere le ragioni della rabbia, infelicità, del buio che portano dentro i personaggi al centro di thriller o noir. Molto spesso consociamo i personaggi già formati, adulti, con il loro carico di delusioni, sconfitte, amarezze e possiamo solo immaginare cosa sia successo prima.
Questa volta no, l’autore ci accompagna a visitare la giovinezza del suo protagonista, vissuta a Tripoli, terra che Costantini conosce per esperienza diretta essendoci nato e avendoci vissuto per molti anni, terra che rimane nella sua penna fatta di sabbia del deserto e di vento, del silenzio delle notti africane, dell’odore degli eucalipti, di fatalismo. Uno scorcio d’Africa postcoloniale in cui la presenza italiana è stata forte, in cui il petrolio ha dettato le regole del gioco, la cui descrizione rappresenta sicuramente la componente più peculiare e originale del nuovo lavoro di Costantini. Molte domande, che erano rimaste senza risposta, molti conflitti insoluti di Tu sei il male, trovano così una spiegazione, confermando o sovvertendo le idee che ci eravamo fatti, dando spessore all’apparente antipatia che il protagonista suscitava.
La Libia degli anni 60 e l’Italia degli anni 80 fanno da sfondo ad una vicenda complessa, anche se in realtà drammaticamente lineare, in cui il tradimento è la parola che si ripete inesorabilmente quasi racchiudendo in sè la radice di ogni male: il tradimento di un marito nei confronti della moglie, il tradimento di un ideale, di un amico, di un padre nei confronti della figlia, il tradimento di una nazione.
Alle radici del male è un libro avvincente, fatto di capitoli brevi in cui si susseguono molti colpi di scena seguendo le regole del thriller. Anche se è l’atmosfera che si percepisce più che la suspense ad accrescerne la bellezza. La scena iniziale con cui si apre il romanzo per esempio, dove appaiono tutti i personaggi seduti a guardare il Festival di San Remo in televisione, sottolineando che sono in Libia, a Tripoli e nello stesso tempo facendo sentire l’Italia così vicina è un esempio della capacità dell’autore di creare suggestioni e rimandi.
La scrittura di Costantini e scabra e tagliente, scava nella psicologia del protagonista descrivendolo anche negli aspetti meno edificanti. Balistreri è pronto ad odiare, a vendicarsi, a uccidere anche se la giustizia per le vittime resta un dovere morale che non sa tradire e forse in questo risiede il motivo per cui seppure non privo di lati negativi resta nell’immaginario del lettore un eroe, un buono a cui spetta di diritto uno scampolo di lieto fine anche se amaro, anche se il mistero che maggiormente vorrebbe svelare resterà insoluto.
Alle radici del male a mio avviso per originalità e qualità di scrittura costituisce senz’altro un’ottima prova di bravura e di talento non inferiore a Tu sei il male e conferma Costantini un vero scrittore sebbene faccia tutt’altro nella vita. Non ci resta dunque che aspettare il terzo e ultimo capitolo di questa interessante trilogia.

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