Ciao Ray. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberi di Scrivere.
Grazie per avermi invitato. C’è un buon profumo qui.
Raccontaci qualcosa di te. Chi è Ray Banks ? Punti di forza e di debolezza.
Ray Banks è un famoso narratore, un playboy internazionale, e il secondo classificato nella stagione 2012 del America’s Next Top Model. E’ anche un bugiardo e un alcolizzato. Punti di forza sono le belle sopracciglia e l’amore incondizionato per il pesto. Punti di debolezza includono l’impossibilità di far funzionare con successo le tapparelle delle finestre. Inoltre, non ci so fare molto con i bambini.
Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.
La mia infanzia è durata circa 12 anni, tutto sommato. Il mio background è vago per non dire altro, e i miei studi praticamente inesistenti . Sono un uomo davvero molto stupido.
Quando hai capito che volevi fare lo scrittore? Cosa ti ha fatto iniziare a scrivere crime fiction?
Ho sempre voluto raccontare storie, anche se devo ammettere che il mio primo amore sono stati i film. Sono arrivato ai romanzi dopo aver capito che avevo bisogno di soldi e amici per fare film e che i romanzi li potevo scrivere da solo in una stanza buia. La crime fiction è stata una scelta ovvia – aveva la struttura di un genere adatto al realismo contemporaneo della letteratura sociale.
Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?
Un bravo scrittore ha qualcosa da dire sul mondo, e ha sia il dono della brevità che dello spirito. Un buono scrittore è anche profondamente empatico. Per il resto, penso che sia tutta una questione di gusti personali.
Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?
Ho debuttato con The Big Blind, che è stato riscritto e ripubblicato lo scorso anno con il titolo Dead Money. Mi era stato rifiutato alcune volte, con motivazioni a volte davvero sciocche. Alla fine ne pubblicai un estratto sul sito Noir Originals di Allan Guthrie. Infine Guthrie venne pubblicato e mi ha portato con sé. Da allora, ci sono stati dei rifiuti di tanto in tanto, ma sono stato piuttosto fortunato a riguardo.
Parlaci del tuo processo di scrittura?
Inizio con una scaletta, un paragrafo per capitolo, in modo che da poter vedere la struttura generale del tutto e delineare così l’intera storia nella mia testa. Dopo procedo ad una prima stesura piuttosto rozza. Poi ritorno alla scaletta e vedo quello che funziona e cosa invece devo modificare, se necessario. Poi un’ altra stesura. Poi di nuovo uso la scaletta. Ripeto tutto ciò fino a quando il libro sia finito. Richiede normalmente circa tre o quattro stesure, quindi è pronto perché mia moglie lo legga. Dopo aver apportato le modifiche che mi consiglia lei, normalmente il libro è pronto per uscire.
Fissi una tabella di marcia?
Ci provo. Se ho qualcosa in gestazione, allora lavoro ogni notte e faccio due turni durante il fine settimana fino a che il libro non sia finito. Allora prendo un giorno o due di riposo e vado dritto al libro successivo.
Ora parliamo del tuo romanzo Wolf Tickets, uscito in Italia per Revolver con il titolo I lupi. Cosa ti ha spinto a scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?
Originariamente è nato per divertimento con Ken Bruen (che in origine ha scritto il primo capitolo con Farrell), ma a causa dei nostri impegni concomitanti non progredì molto oltre il primo paio di capitoli. Con la sua benedizione, l’ho finito da solo, ma erano solo 50,00 parole: troppo corto, e poi era troppo violento e aveva un linguaggio troppo volgare per la maggior parte degli editori, così l’ho messo da parte finché non ho sentito che il magazine Needle stava cercando qualcosa da pubblicare a puntate. Così lo spezzettai per loro e presto arrivò Blasted Heath che si interessò al libro. Infine è riuscito ad arrivare nelle mani di Matteo Strukul e lui è andato via di testa dall’entusiasmo.
Puoi riassumerci in breve la trama senza rivelare il finale?
Quando la sua ex-fidanzata Nora lo deruba portandogli via della coca, dei soldi e la giacca di pelle che lo fa sembrare come Franco Nero, Farrell si unisce al vecchio amico e compagno d’armi Cobb per cercarla. La violenza è il risultato.
Qual è stata la parte più laboriosa durante il processo di scrittura?
Probabilmente la terza riscrittura – l’ho scritto, poi riscritto di nuovo per la serie di Needle, e poi riscritto la terza volta per la pubblicazione con Blasted Heath. Ognuna di queste riscritture ha richiesto revisioni approfondite, così per uscì ero nauseato dalla vista del sangue.
Puoi raccontarci qualcosa dei tuoi protagonisti, Jimmy Cobb e Sean Farrell?
Jimmy Cobb è un alcolizzato, ex cocainomane che ama leggere, rubare nei negozi e bruciare le cose. Sean Farrell è un ex contrabbandiere di benzina e un farabutto a tutto tondo che è appena stato scottato dalla sua ex salutista e mangiatrice di verdura.
E per quanto riguarda l’antagonista, Frank O’Brien?
Frank è uno di quegli uomini oscuri e violenti del folkrore dei gangster irlandesi, un professionista che vuole rimettersi in gioco, usando i soldi di Farrell.
Usi il senso dell’umorismo?
Ci provo. Penso sia essenziale.
Qual è il suo ruolo nel libro?
Senza l’umorismo penso che sarebbe troppo sgradevole da leggere. I personaggi non sono esattamente persone con le quali vorresti trascorrere del tempo. Ma se sono divertenti, è più facile che il lettore provi empatia.
Quale è la scena che preferisci in I lupi?
Oh, non lo so. Mi piace la scena nella quale il ristorante viene devastato. E ‘stata divertente da scrivere. Ho anche un debole per la scena della tortura, – penso sia venuta bene. Ma soprattutto le battuute qui e la.
Presto usciranno in Italia, i tuoi libri?
Il primo libro di Cal Innes è stato pubblicato in Italia da Del Vecchio Editore con il titolo Nato di Sabato e credo che tutti i miei e-book siano disponibili in Italia, ma in inglese. A parte questo sono aperto alle offerte.
Ci sono scrittori contemporanei che ami?
Oh, sì, molti – Christa Faust, Allan Guthrie, Charlie Williams, Duane Swierczynski, Johnny Shaw, Helen Fitzgerald, Doug Johnstone, Megan Abbott, Stuart MacBride, Scott Phillips, Stona Fitch, James Ellroy, Sara Gran, Frank Bill, Daniel Woodrell, William McIlvanney, Tom Piccirilli, Martyn Waites, John Rector, James Sallis, Victor Gischler, Anthony Neil Smith, Sean Doolittle, Ken Bruen, Don Winslow, Laura Lippman… La lista potrebbe continuare all’infinito. E sebbene non sia stato pubblicato in inglese per molto tempo, io sono un grande fan di Massimo Carlotto – Death’s Dark Abyss [L’oscura immensità della morte] e The Goodbye Kiss [Arrivederci amore, ciao] sono entrambi superbi.
Descrivici una tua tipica giornata di lavoro.
La mia tipica giornata di lavoro è al lavoro – Sono uno dei tanti scrittori che devono mantenere un lavoro di giorno per arrivare alla fien del mese. Per il resto, è davvero noioso – ti svegli, scrivi, mangi, scrivi, mangi di nuovo , scrivi, vai a dormire e via dicendo. Mi piacerebbe che fosse più romantico, ma per me la scrittura è sempre stata un’equazione molto semplice culo + sedia + battere a macchina = successo.
Consideri il tuo stile cinematografico? I film in generale, o un film in particolare – hanno influenzato il tuo stile o la sostanza del tuo lavoro?
Non so se i miei libri siano particolarmente cinematografici, ma mentirei se dicessi che il cinema non mi abbia influenzato. Qui nel Regno Unito, il lavoro di registi come Mike Leigh, Alan Clarke, Ken Loach e – più recentemente – di Michael Winterbottom, Ben Wheatley e Shane Meadows mi ha influenzato tantissimo sia in termini di tono che per l’ambientazione. Poi sono un appassionato di cinema, quindi suppongo che tutto quello che vedo in un modo o nell’altro mi influenzi.
Dimmi qualcosa del tuo uso della linguaggio. E’ importante l’uso dello slang nella caratterizzazione tuoi protagonisti?
E’ importante nel senso che rafforza la voce di un personaggio, e credo che per i racconti in prima persona, la voce sia incredibilmente importante. Io penso che tu debba sentirti come se qualcuno ti stesse raccontando una storia, e quel qualcuno ha un proprio registro linguistico. Con I lupi i due personaggi hanno ognuno il suo piano (a volte in conflitto), il che spero renda il romanzo più interessante. Uso molto la nararzione in prima persona, soprattutto perché è un facile modo di stare fuori dall’azione. Purtroppo la gente tende ad identificarmi con i miei personaggi, il che significa che mi vedono come una specie di goffo ubriacone psicopatico. Quello che è peggio è che quando mi incontrano di persona normalmente ne hanno conferma.
Ti piace fare tour promozionali?
Li odio, a meno che non siano in un luogo in cui non ci sia mai stato prima. Allora possono essere divertenti.
Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.
Se qualcosa di divertente è accaduto, non me lo ricordo. Ero troppo impegnato ad essere scontroso.
Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?
Sì, l’ho promesso a Matteo. Non sono mai stato in Italia, e quindi dovrebbe essere uno sballo.
Leggi le recensioni dei tuoi libri?
Lo facevo, talvolta lo faccio ancora , se sono scritte da persone della cui opinione mi fido. In caso contrario, non ne vedo il motivo. Il libro è finito. Non ho intenzione di cambiarlo, giusto?
Dimmi un aggettivo per ognuno di questi scrittori: James Ellroy, (wagneriano) Cornell Woolrich, (pietrificato) David Goodis (cupo), James Crumley (aspro), Jim Thompson, (freudiano) Charles Willeford, (assurdo) Ross Mc Donald, (domestico) Dashiell Hammett, (essenziale) Tony Black( fragrante).
Dammi la tua definizione di “Tartan noir”. Chi sono i maggiori esponenti di questa scuola?
Il “Tartan noir” non può essere definito, perché è senza significato. E ‘un termine di Marketing creato da Ian Rankin e lanciato da James Ellroy. La maggior parte degli scrittori inclusi non sono scrittori di Noir, e raggruppare gli scrittori per nazionalità è un modo sicuro per andare solo in cerca di guai, quindi tendo a non usarlo.
Quali sono i maggiori problemi che affliggono gli scrittori oggi giorno?
Gli stessi problemi che hanno sempre avuto – trovare un pubblico abbastanza grande per guadagnarsi da vivere. Per fortuna, gli scrittori oggi hanno più opportunità di far arrivare il loro lavoro in mano al lettore, così cerco di rimanere ottimista.
Cosa stai leggendo in questo momento?
Poche cose – sto lavorando su A People’s History of the United States di Howard Zinn e Big Maria di Johnny Shaw mi sta facendo l’occhiolino dalla cima della pila di libri da leggere. Poi ci sono anche un paio di libri di Charles Williams che hanno bisogno della mia attenzione.
E’ importante vincere premi letterari? Aiuta a vendere?
Non credo che i premi letterari siano molto importanti almeno per la maggior parte. In alcuni rari casi possono aiutare a vendere – so che il Man Booker Prize nel Regno Unito aiuta enormemente – altrimenti è solo la conferma del gusto critico. Mi riservo il diritto di cambiare idea se mai ne vincessi uno, comunque.
Qual è il tuo rapporto con i tuoi lettori? Come possono mettersi in contatto con te?
Penso che il mio rapporto con i lettori sia OK – tendono ad essere persone, divertenti, intelligenti e attente all’ igiene personale. E’ facile trovarmi on-line – Sono su Twitter e ho un sito web – e non mordo troppo forte se non vengo provocato. Non penso di aver incontrato molti dei miei lettori di persona. Essi non tendono ad andare alle convention e nemmeno io.
Infine, per concludere ringraziandoti di aver risposto davvero a tutte le mie domande, mi piacerebbe chiederti se stai attualmente lavorando ad un nuovo romanzo? Eventuali altri progetti?
Oh, sì. Ho appena finito la stesura definitiva di Inside Straight, che è il seguito di Dead Money e ho in programma di scrivere nel 2013 altri due libri, tra cui il seguito de I lupi. Infine, come ogni altro romanziere del mondo, sto lavorando (ed è un lavoro senza fine) ad una manciata di sceneggiature.
[Traduzione revisionata da Marco Piva Dittrich]
Il suo blog: http://www.thesaturdayboy.com/
Recensione di I lupi: qui
Ray Banks è nato a Kirkcaldy, Scozia, e vive a Newcastle. Autore di sette romanzi, due novelle e decine di racconti, è tradotto in quattro lingue. Ha lavorato come vetraio, croupier e cantante ai matrimoni prima di raggiungere il successo come autore. Nel 2012 ha vinto lo Spinetingler Award.
E va bene, forse appena cominciata la lettura de Il signore delle crociate. È nato un guerriero le peripezie vissute da John di Tatewic nella Damasco del 1148 potrebbero farci pensare: «Ecco qui un altro libro che racconta le antiche guerre con protagonisti i crociati!» Questa però è solo una prima impressione, perché entrando sempre più nel libro di Jack Hight ci si accorge che lo scrittore americano racconta sì le famose Crociate, ma lo fa da un punto di vista nuovo, narrando gli eventi attraverso gli occhi dei mussulmani. Inoltre, Hight focalizza l’attenzione nel piccolo mondo domestico e di guerra di chi affrontò da vicino i soldati venuti dall’Europa: il Saladino. Nelle pagine de Il signore delle crociate viene narrata la gioventù di quel ragazzino mingherlino e apparentemente fragile, che sarà conosciuto ai posteri come uno dei maggiori strateghi di tutti i tempi, ma che all’anagrafe si chiamava Yusuf. Yusuf e John, un mussulmano e un cristiano, un adolescente in crescita e un giovane soldato in cerca di redenzione. Un padrone e uno schiavo che diventeranno amici e alleati in battaglia, dimostrando come grazie al dialogo e alla conoscenza reciproca è possibile superare i pregiudizi e le barriere tra culture diverse. Il crociato John ho un ruolo molto importante in tutta la vicenda esposta, poiché è proprio grazie al suo agire che noi lettori siamo condotti alla conoscenza di Yusuf e di quel percorso evolutivo che lo investirà, facendolo diventare un uomo saggio e molto colto. Nel libro di Hight sfilano tanti personaggi storicamente esistiti, le battaglie raccontate sono realmente avvenute e lo scrittore – come spiega nella nota di chiusura – ha riportato in forma romanzata questa storia dopo un lungo processo di ricerca. Il signore delle crociate è un mix perfetto tra realtà a finzione dal quale prende vita un romanzo storico avvincente, dove non solo il lettore conoscerà la storia antica di Damasco e delle terre circostanti, ma scoprirà usi, costumi e abitudini che successivamente saranno adottate dagli europei (la consuetudine di lavarsi o la conoscenza della medicina ne sono un esempio). L’esordio narrativo di Hight è interessante, perché rielaborando la Storia con la fantasia – nei dialoghi o attraverso alcuni personaggi presenti- si percepisce una profonda attenzione e rispetto nei confronti del vero e questo permette a chi legge di conoscere in modo piacevole un’epoca passata e le grandi battaglie che l’hanno determinata. Il signore delle crociate è un romanzo d’avventura dove non c’è una semplice successione di date, ma ci sono intrighi politici, ripicche tra consanguinei, tresche amorose, tradimenti e sotterfugi di ogni genere che rendono la narrazione avvincente e appassionate. Il raccontare le crociate dal punto di vista delle popolazioni arabe ci permette di entrare nel loro cosmo esistenziale conoscendolo dal punto di vista politico, militare e domestico. In questo percorso di svelamento si scopre come la fede, il rispetto e l’onore siano i principi fondamentali che i protagonisti cercano di seguire nonostante i sentimenti del cuore, spesso, rendano difficile questo compito. Tra tutti i valori messi in gioco nel Il signore delle crociate, quello che assume maggiore evidenza è l’amicizia che riesce a legare persone (Yusuf e John) appartenenti a due mondi e due culture completamente diverse tra loro. Il signore delle crociate è una biografia romanzata di vita del Saladino, ma allo stesso tempo è un pellegrinaggio nel tempo alla scoperta di eventi (le crociate) e di una civiltà (quelle araba mussulmana) e del modo in cui essa visse le crociate. È un libro che consiglio per apprendere un po’ di storia lontana da noi e perché il rapporto di amicizia tra Yusuf e John è molto importante e utile per imparare a superare i pregiudizi verso l’altro e a conoscere il “diverso” da noi.
Come ho già avuto modo di scrivere qualche settimana fa in una mia recensione, adoro le bancarelle dei libri usati!
Siamo a Niceville, sonnolenta cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti fondata nel 1764: prati ben curati, ville signorili, viali di querce, case e negozi dai mattoni rossi, il cimitero confederato e nelle vicinanze colline nebbiose, e un fiume, il Tulip River, che scorre ai piedi della parete rocciosa del Tullalah’s Wall in cima alla quale tra una fitta selva di alberi secolari e nel cuore dell’antica foresta, c’è un ampia dolina circolare, colma d’acqua nera, il Crater Sink. Un laghetto misterioso, nel quale si diceva che tutto quello che entrava non ne uscisse, un luogo in cui già le leggende indiane narravano che ci abitasse il Male.
Cari amici,
Miradar è il romanzo di esordio di Ilaria Mavilla. Miradar è il vincitore del concorso nazionale Ilmioesordio 2011 indetto dal Gruppo editoriale L’Espresso e dalla scuola Holden.
Oltre a Mo Yan, fresco vincitore del Nobel per la letteratura, un altro scrittore e blogger cinese sta raggiungendo una sorta di fama da rock star. Forse non l’avete mai sentito nominre ma Han Han ha un blog con 450 milioni di visitatori all’anno e una media di quasi 15.000 commenti quotidiani. Scrive per il New York Times e rappresenta un punto di riferimento per molti suoi coetanei cinesi e non solo. Oltre che blogger dicevo è anche scrittore. Ha già pubblicato nel 2011 Le tre porte, ottenendo un buon successo di critica e di pubblico, e ora sta per uscire il 7 novembre per la casa editrice milanese Metropoli d’Asia con Verso Nord Unonoveottootto. Ecco la trama del libro tratta dal sito dell’editore per chi fosse curioso di conoscere il suo punto di vista sulla Cina contemporanea.
Amici di Liberi di Scrivere, come avrete notato sul nostro blog ci sono libri gialli, thriller, storie di vita vera e d’avventura e pure qualcosa dedicato all’amore per deliziare i cuori più teneri. E va bene…. ve lo confesso, ma perdendomi nel fantastico e vario mondo dei libri – e mi succede ogni volta che entro in una libreria – ho scovato, nello scaffale riservato al fumetto, una curiosa raccolta di vignette ironico satiriche realizzata da Cinzia Poli e intitolata Titoli di coda. Dalla bandana di Silvio al loden di Mario. Protagonista costante del libro è un simpatico micione a strisce – nel quale identificherei un alter ego della Poli stessa-, accanto al quale compaiono i più disparati, e a volte anche disperati concedetemelo, abitanti del mondo animale che con il gattone si scambiano sferzanti battute. Cani, volatili di varia specie, puzzole, serpenti, pesci, tartarughe, maialini di dimensione varia e mucche, nei quali identificherei un po’ tutti noi italiani impegnati con piacere, grazie alla sembianza fumettistica, a dialogare con il saggio e colto Mineow – un nome scelto con esplicito riferimento al direttore di RaiNews Corradino Mineo, con il quale l’allegra banda di Catterpillar A. M. si collega ogni mattina tra le 6.00 e le 7.30- sempre pronto a rispondere. Il tratto delle immagini è semplice, lineare a tal punto da creare un impatto visivo efficace e ad effetto. Questa purezza espressiva permette alle creature di Cinzia Poli di imprimersi con facilità nella mente del lettore. I disegni sono simpatici e sempre accompagnati dalle sagaci battute dell’abile disegnatrice, contraddistinta da un‘ironia incisiva che le dona quella giusta eleganza nel saper punzecchiare tutti e nel cogliere lo stato d’animo della gente comune. Sfogliando Titoli di coda si passa dal mondo della politica presa di mira nel singolo rappresentante di partito o nell’ intero movimento, passando all’ istruzione, al mondo del lavoro e alla società italiana, a dimostrazione del fatto che tutti sono possibili obiettivi del pennarello di Cinzia Poli. La cosa che piacevolmente stupisce è la capacità di centrare il bersaglio con ironia senza la minima volgarità e cattiveria, proprio perché i personaggi scaturiti dalla mente e dalla mano della Poli evidenziano un’astuta capacità – figlia della creatrice stessa – di fare satira senza essere offesivi (e non tutti riescono in questo). Ogni disegno coglie in pieno l’obiettivo con raffinato umorismo, scatenando in chi legge il sorriso e la riflessione sulla contemporaneità. Titoli di coda è un libro da leggere come si vuole, nel senso che lo si può fruire dall’inizio alla fine seguendo l’ordine cronologico con il quale è stato assemblato, leggendo le vignette dal 16 settembre 2011 fino al 30 maggio 2012, per avere un quadro generale di quello che è accaduto nel nostro stivale in quei nove mesi. L’altra modalità di lettura è casuale, perché chi prenderà Titoli di coda potrà anche aprirlo a caso, in un giorno qualsiasi della stagione di Catterpillar A. M. 2011/12, per ridere con piglio razionale del nostro mondo che è passato e anche di noi stessi. Il tutto fa sorridere e allo stesso riflettere sulla complessità che caratterizza la società italiana, dove ogni lettore e ascoltatore – e poi vi spiego perché vi ho chiamati ascoltatori – vive quotidianamente. Quindi… oltre tenere sempre portata di mano Titoli di coda di Cinzia Poli, la mattina, dalle 6.00, provate ad ascoltare Catterpillar A. M. su Radio2 perché assieme al mitico trio Solibello, Lusenti, Ardemagni -sempre pronto ad informarci e coinvolgerci sull’attualità-, quando meno ve lo aspetterete arriveranno Cinzia, il micio e Co. a darvi il giusto tocco di adrenalina per sorridere di prima mattina e per affrontare la giornata nella nostra caotica, ma sempre bella, Italia.
Sotto la sabbia e il sangue. Il petrolio. Il maledetto petrolio.
Siamo infine giunti alla XII edizione del Premio Scerbanenco per il migiore romanzo noir italiano edito nell’anno e con una certa curiosità sono andata a leggere l’elenco dei 15 noir da cui verrà tratta la cinquina dei finalisti. Che dire alcuni li ho letti, altri no, alcuni che avrei inserito io mancano, comunque è una rassegna che seguo e per cui voto ogni anno. Eccoli:
Leggere, leggere, leggere e ancora leggere per cibare la mente, lo spirito e perché no anche il corpo! Torna a Chiari, in provincia di Brescia, da venerdì 9 a domenica 11 novembre la X edizione della Microeditoria, l’interessante appuntamento con protagoniste più di 100 tra le piccole e medie case editrici italiane che animano il panorama editoriale indipendente. La rassegna si terrà, come vuole la tradizione, nell’affascinate cornice liberty di Villa Mazzotti Biancinelli. Il tema portante delle tre giornate sarà Il Vento dello Spirito. Ripartiamo dall’Uomo, che pone al centro l’essere umano e il suo rinnovarsi partendo dalla dimensione interiore e spirituale dell’ego, in quanto la creazione del proprio io da parte dell’individuo si riconferma il terreno fertile, dove trovano spazio il gioco, l’ avventura e il confronto. Tutto questo offrirà ai visitatori un’ampia varietà di percorsi possibili di rinnovamento, che hanno nelle diverse forme culturali le loro modalità espressive e di indagine delle complessa e problematica realtà, dove l’uomo contemporaneo vive oggi. Attorno a questo argomento ruoteranno gli incontri con gli autori, i laboratori per bambini, gli interessanti readings e gli eventi collaterali come gli spettacoli teatrali, i concerti e le mostre d’arte. Fede, solidarietà, cooperazione condivisione ed economia solidale animeranno la serie di appuntamenti della Microeditoria con il fine di far comprendere ai visitatori la vasta gamma di ambiti nei quali l’uomo può agire. Il calendario delle tre giornate della Microeditoria è ricco e intenso (
Alcuni anni fa la sua trilogia di Gemma Doyle, romanzi fantagotici di ispirazione vittoriana, avevano stupito positivamente per l’originalità in un settore, quello della narrativa fantastica per adolescenti, che spesso pecca in ripetitività e banalità.
























