:: Un’ intervista a Ray Banks

by

Ciao Ray. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su  Liberi di Scrivere.

Grazie per avermi invitato. C’è un buon profumo qui.

Raccontaci qualcosa di te. Chi è Ray Banks ? Punti di forza e di debolezza.

Ray Banks è un famoso narratore, un playboy internazionale, e il secondo classificato nella stagione 2012 del America’s Next Top Model. E’ anche un bugiardo e un alcolizzato. Punti di forza sono le belle sopracciglia e l’amore incondizionato per il pesto. Punti di debolezza includono l’impossibilità di far funzionare con successo le tapparelle delle finestre. Inoltre, non ci so fare molto con i bambini.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

La mia infanzia è durata circa 12 anni, tutto sommato. Il mio background è vago per non dire altro, e i miei studi praticamente inesistenti . Sono un uomo davvero molto stupido.

Quando hai capito che volevi fare lo scrittore? Cosa ti ha fatto iniziare a scrivere crime fiction?

Ho sempre voluto raccontare storie, anche se devo ammettere che il mio primo amore sono stati i film. Sono arrivato ai romanzi dopo aver capito che avevo bisogno di soldi e amici per fare film e che i romanzi li potevo scrivere da solo in una stanza buia. La crime fiction è stata una scelta ovvia – aveva la struttura di un genere adatto al realismo contemporaneo della letteratura sociale.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Un bravo scrittore ha qualcosa da dire sul mondo, e ha sia il dono della brevità che dello spirito. Un buono scrittore è anche profondamente empatico. Per il resto, penso che sia tutta una questione di gusti personali.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada verso la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Ho debuttato con The Big Blind, che è stato riscritto e ripubblicato lo scorso anno con il titolo Dead Money. Mi era stato rifiutato alcune volte, con motivazioni a volte davvero sciocche. Alla fine ne pubblicai un estratto sul sito Noir Originals di Allan Guthrie. Infine Guthrie venne pubblicato e mi ha portato con sé. Da allora, ci sono stati dei rifiuti di tanto in tanto, ma sono stato piuttosto fortunato a riguardo.

Parlaci del tuo processo di scrittura?

Inizio con una scaletta, un paragrafo per capitolo, in modo che da poter vedere la struttura generale del tutto e  delineare così l’intera storia nella mia testa. Dopo procedo ad una prima stesura piuttosto rozza. Poi ritorno alla scaletta e vedo quello che funziona e cosa invece devo modificare, se necessario. Poi un’ altra stesura. Poi di nuovo uso la scaletta. Ripeto tutto ciò fino a quando il libro sia finito. Richiede normalmente circa tre o quattro stesure, quindi è pronto perché mia moglie lo legga. Dopo aver apportato le modifiche che mi consiglia lei, normalmente il libro è pronto per uscire.

Fissi una tabella di marcia?

Ci provo.  Se ho qualcosa in gestazione, allora lavoro ogni notte e faccio due turni durante il fine settimana fino a che il libro non sia finito. Allora prendo un giorno o due di riposo e vado dritto al libro successivo.

Ora parliamo del tuo romanzo Wolf Tickets, uscito in Italia per Revolver con il titolo I lupi. Cosa ti ha spinto a scriverlo? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura?

Originariamente è nato per divertimento con Ken Bruen (che in origine ha scritto il primo capitolo con Farrell),  ma a causa dei nostri impegni concomitanti non progredì molto oltre il primo paio di capitoli. Con la sua benedizione, l’ho finito da solo, ma erano solo 50,00 parole:  troppo corto, e poi era troppo violento e aveva un linguaggio troppo volgare per la maggior parte degli editori, così l’ho messo da parte finché non ho sentito che il magazine Needle stava cercando qualcosa da pubblicare a puntate. Così lo spezzettai per loro e presto arrivò Blasted Heath che si interessò al libro. Infine è riuscito ad arrivare nelle mani di Matteo Strukul e lui è andato via di testa dall’entusiasmo.

Puoi riassumerci in breve la trama senza rivelare il finale?

Quando la sua ex-fidanzata Nora lo deruba portandogli via della coca, dei soldi e la giacca di pelle che lo fa sembrare come Franco Nero, Farrell si unisce al vecchio amico e compagno d’armi Cobb per cercarla. La violenza è il risultato.

Qual è stata la parte più laboriosa durante il processo di scrittura?

Probabilmente la terza riscrittura –  l’ho scritto, poi riscritto di nuovo per la serie di Needle, e poi riscritto la terza volta per la pubblicazione con Blasted Heath. Ognuna di queste riscritture  ha richiesto revisioni  approfondite, così per uscì ero nauseato dalla vista del sangue.

Puoi raccontarci qualcosa dei tuoi protagonisti, Jimmy Cobb e Sean Farrell?

Jimmy Cobb è un alcolizzato, ex cocainomane che ama leggere, rubare nei negozi e bruciare le cose. Sean Farrell è un ex contrabbandiere di benzina e un farabutto a tutto tondo che è appena stato scottato dalla sua ex salutista e mangiatrice di verdura.

E per quanto riguarda l’antagonista, Frank O’Brien?

Frank è uno di quegli uomini oscuri e  violenti del folkrore dei gangster irlandesi, un professionista che vuole rimettersi in gioco, usando i soldi di Farrell.

Usi il senso dell’umorismo?

Ci provo. Penso sia essenziale.

Qual è il suo ruolo nel libro?

Senza l’umorismo penso che sarebbe troppo sgradevole da leggere. I personaggi non sono esattamente persone con le quali vorresti trascorrere del tempo. Ma se sono divertenti, è più facile che il lettore provi empatia.

Quale è la scena che preferisci in I lupi?

Oh, non lo so. Mi piace la scena nella quale il ristorante viene devastato. E ‘stata divertente da scrivere. Ho anche un debole per la scena della tortura, – penso sia venuta bene. Ma soprattutto le battuute qui e la.

Presto usciranno in Italia, i tuoi libri?

Il primo libro di Cal Innes è stato pubblicato in Italia da Del Vecchio Editore con il titolo Nato di Sabato e credo che tutti i miei e-book siano disponibili in Italia, ma in inglese. A parte questo sono aperto alle offerte.

Ci sono scrittori contemporanei che ami?

Oh, sì, molti – Christa Faust, Allan Guthrie, Charlie Williams, Duane Swierczynski, Johnny Shaw, Helen Fitzgerald, Doug Johnstone, Megan Abbott, Stuart MacBride, Scott Phillips, Stona Fitch, James Ellroy, Sara Gran, Frank Bill, Daniel Woodrell, William McIlvanney, Tom Piccirilli, Martyn Waites, John Rector, James Sallis, Victor Gischler, Anthony Neil Smith, Sean Doolittle, Ken Bruen, Don Winslow, Laura Lippman… La lista potrebbe continuare all’infinito. E sebbene non sia stato pubblicato in inglese per molto tempo, io sono un grande fan di Massimo Carlotto – Death’s Dark Abyss [L’oscura immensità della morte] e The Goodbye Kiss [Arrivederci amore, ciao] sono entrambi superbi.

Descrivici una tua tipica giornata di lavoro.

La mia tipica giornata di lavoro è al lavoro – Sono uno dei tanti scrittori che devono mantenere un lavoro di giorno per arrivare alla fien del mese. Per il resto, è davvero noioso – ti svegli, scrivi, mangi, scrivi, mangi di nuovo , scrivi,  vai a dormire e via dicendo. Mi piacerebbe che fosse più romantico, ma per me la scrittura è  sempre stata un’equazione molto semplice culo + sedia + battere a macchina = successo.

Consideri il tuo stile cinematografico? I film in generale, o un film in particolare – hanno influenzato il tuo stile o la sostanza del tuo lavoro?

Non so se i miei libri siano particolarmente cinematografici, ma mentirei se dicessi che il cinema non mi abbia influenzato. Qui nel Regno Unito, il lavoro di registi come Mike Leigh, Alan Clarke, Ken Loach e – più recentemente – di Michael Winterbottom, Ben Wheatley e Shane Meadows mi ha influenzato tantissimo sia in termini di tono che per l’ambientazione. Poi sono un appassionato di cinema, quindi suppongo che tutto quello che vedo in un modo o nell’altro mi influenzi.

Dimmi qualcosa del tuo uso della linguaggio. E’ importante l’uso dello slang nella caratterizzazione tuoi protagonisti?

E’ importante nel senso che rafforza la voce di un personaggio, e credo che per i racconti in prima persona, la voce sia incredibilmente importante. Io penso che tu debba sentirti come se qualcuno ti stesse raccontando una storia, e quel qualcuno ha un proprio registro linguistico. Con I lupi i due personaggi hanno ognuno il suo piano (a volte in conflitto), il che spero renda il romanzo più interessante. Uso molto la nararzione in prima persona, soprattutto perché è un facile modo di stare fuori dall’azione. Purtroppo la gente tende ad identificarmi con i miei personaggi, il che significa che mi vedono come una specie di goffo ubriacone psicopatico. Quello che è peggio è che quando mi incontrano di persona normalmente ne hanno conferma.

Ti piace fare tour promozionali?

Li odio, a meno che non siano in un luogo in cui non ci sia mai stato prima. Allora possono essere divertenti.

Racconta ai tuoi lettori italiani qualcosa di divertente accaduto durante questi incontri.

Se qualcosa di divertente è accaduto, non me lo ricordo. Ero troppo impegnato ad essere scontroso.

Verrai in Italia per presentare i tuoi romanzi?

Sì, l’ho promesso a Matteo. Non sono mai stato in Italia, e quindi dovrebbe essere uno sballo.

Leggi le recensioni dei tuoi libri?

Lo facevo, talvolta lo faccio ancora , se sono scritte da persone della cui opinione mi fido. In caso contrario, non ne vedo il motivo. Il libro è finito. Non ho intenzione di cambiarlo, giusto?

Dimmi un aggettivo per ognuno di questi scrittori: James Ellroy, (wagneriano) Cornell Woolrich, (pietrificato) David Goodis (cupo), James Crumley (aspro), Jim Thompson, (freudiano) Charles Willeford, (assurdo) Ross Mc Donald, (domestico) Dashiell Hammett, (essenziale) Tony Black( fragrante).

Dammi la tua definizione di “Tartan noir”. Chi sono i maggiori esponenti di questa scuola?

Il “Tartan noir” non può essere definito, perché è senza significato. E ‘un termine di Marketing creato da Ian Rankin e lanciato da James Ellroy. La maggior parte degli scrittori inclusi non sono scrittori di Noir, e raggruppare gli scrittori per nazionalità è un modo sicuro per andare solo in cerca di guai, quindi tendo a non usarlo.

Quali sono i maggiori problemi che affliggono gli scrittori oggi giorno?

Gli stessi problemi che hanno sempre avuto – trovare un pubblico abbastanza grande per guadagnarsi da vivere. Per fortuna, gli scrittori oggi hanno più opportunità di far arrivare il loro lavoro in mano al lettore, così cerco di rimanere ottimista.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Poche cose – sto lavorando su A People’s History of the United States di Howard Zinn e Big Maria di Johnny Shaw mi sta facendo l’occhiolino dalla cima della pila di libri da leggere. Poi ci sono anche un paio di libri di Charles Williams che hanno bisogno della mia attenzione.

E’ importante vincere premi letterari? Aiuta a vendere?

Non credo che i premi letterari siano molto importanti almeno per la maggior parte. In alcuni rari casi possono aiutare a vendere – so che il Man Booker Prize nel Regno Unito aiuta enormemente – altrimenti è solo la conferma del gusto critico. Mi riservo il diritto di cambiare idea se mai ne vincessi uno, comunque.

Qual è il tuo rapporto con i tuoi lettori? Come possono mettersi in contatto con te?

Penso che il mio rapporto con i lettori sia OK – tendono ad essere persone, divertenti, intelligenti e attente all’ igiene personale. E’ facile trovarmi on-line – Sono su Twitter e ho un sito web – e non mordo troppo forte se non vengo provocato. Non penso di aver incontrato molti dei miei lettori di persona. Essi non tendono ad andare alle convention e nemmeno io.

Infine, per concludere ringraziandoti di aver risposto davvero a tutte le mie domande, mi piacerebbe chiederti se stai attualmente lavorando ad un nuovo romanzo? Eventuali altri progetti?

Oh, sì. Ho appena finito la stesura definitiva di Inside Straight, che è il seguito di Dead Money e ho in programma di scrivere nel 2013 altri due libri, tra cui il seguito de I lupi. Infine, come ogni altro romanziere del mondo, sto lavorando (ed è un lavoro senza fine) ad una manciata di sceneggiature.

[Traduzione revisionata da Marco Piva Dittrich]

Il suo blog: http://www.thesaturdayboy.com/

Recensione di I lupi: qui

Ray Banks è nato a Kirkcaldy, Scozia, e vive a Newcastle. Autore di sette romanzi, due novelle e decine di racconti, è tradotto in quattro lingue. Ha lavorato come vetraio, croupier e cantante ai matrimoni prima di raggiungere il successo come autore. Nel 2012 ha vinto lo Spinetingler Award.

Una Risposta to “:: Un’ intervista a Ray Banks”

  1. :: Recensione di I lupi di Ray Banks (Collana Revolver – Ed. BD, 2012) « Liberi di scrivere Says:

    […] Intervista a Ray Banks: qui […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: