Archive for the ‘Segnalazioni’ Category

:: In uscita Sérotonine di Michel Houellebecq

3 gennaio 2019

Houellebecq«Odiavo Parigi, quella città ammorbata da borghesi ecoresponsabili mi ripugnava, può darsi che fossi un borghese anch’io ma non ero ecoresponsabile, andavo in giro con un 4×4 diesel — forse non avevo combinato granché di buono nella vita ma almeno avrei contribuito a distruggere il pianeta — e sabotavo sistematicamente il programma di raccolta differenziata varato dall’amministratore del palazzo buttando l’umido nel recipiente per il vetro e le bottiglie vuote nel cassonetto riservato alla carta e agli imballaggi».

C’è grande attesa per l’uscita domani in Francia dell’ultimo romanzo di Michel Houellebecq, dal titolo Serotonina (Sérotonine, il titolo in originale), uscirà in Italia il 10 di gennaio per la Nave di Teseo, tradotto da Vincenzo Vega.
Come per tutte le opere di questo controverso autore, cantore della contemporaneità (ne ha fatto un’arte di presentare sempre le sue opere nel momento in cui le cose accadono, Sottomissione, uscì la mattina stessa dell’attentato dei terroristi islamici a «Charlie Hebdo» il 7 gennaio 2015) l’intellighenzia italiana è già schierata: c’è chi lo ama incondizionatamente e chi lo stronca senza manco averlo letto, Brullo su Pangea.
Al netto delle polemiche però sicuramente Houellebecq sa attirare i riflettori su di sé, facendo affermazioni non esattamente convenzionali, o prive di ricadute, fuori e dentro i suoi libri. Insomma è legittimo amarlo come odiarlo, e sembra che questi due sentimenti sappia attirarli in egual misura.
Ma veniamo al blindatissimo libro in uscita. Ancora poche ore e il mistero sarà svelato, e sapremo se le sue dote di veggente (sembra che abbia previsto la rivolta dei gilet gialli, le loro origini e anche alcune derive) sono confermate.
Se non volete aspettare e volete un’ anticipazione, Stefano Montefiori l’ha letto in anteprima per il Corriere.

:: “Quo vadis Europa? Migranti, pace nel Mediterraneo e sovranità” Roma 19/12/2018- Convegno Odg-Lumsa dalla nostra inviata, Daniela Distefano

2 gennaio 2019

Convegno Lumsa (1)

Quo vadis Europa? Migranti, pace nel Mediterraneo e sovranità” è il titolo–manifesto di un corso di aggiornamento per giornalisti che si è tenuto – lo scorso 19 dicembre – presso l’ Aula Magna dell’Università LUMSA di Roma.

Hanno partecipato in questo quarto seminario, ultimo modulo:
Francesco Bonini (Rettore Università LUMSA)
Paola Spadari (Presidente dell’Ordine dei giornalisti del Lazio)
Liviu Petru Zapartan (Ambasciatore della Romania presso la Santa Sede e l’Ordine Sovrano di Malta; Jean Monnet Chair Babes Bolyai University of Cluj Napoca)
Lucio Battistotti (già Direttore della Rappresentanza in Italia della C.E.)
Sabika Shah Povia, (Associazione Carta di Roma)
Roberto Zaccaria, (Presidente del CIR – Consiglio italiano per i rifugiati).
Giovanni Ferri (Docente Economia Politica LUMSA)
Ezio Andreta (Coordinatore progetto Foresight del C.N.R.; già Presidente A.P.R.E.) Bruno Bugli (Presidente Accademia Europea) Francesco Tufarelli (Direttore Generale Presidenza del Consiglio dei Ministri) Massimiliano Mizzau Perczel (Giornalista) Antonella Canini (Direttore Dipartimento Biologia Università di Roma “Tor Vergata”) e molti altri esperti.

Argomenti della prima sessione sono stati:
“L’Euro non è solo moneta: Quo vadis Europa? Migranti, pace nel Mediterraneo e sovranità; Diritto di asilo tra promesse e realtà. L’Unione Europea e la governance condivisa dal FMI al G20 Idea d’Europa: Crisi o crescita della sovranità”.

Se le Università sono spazi di elaborazione critica, è giusto partire da questa premessa per trattare punto per punto le questioni più scottanti in tema di migranti e di quello che sta facendo l’Europa per il non ritorno alla barbarie. Oggi noi giornalisti disponiamo di molteplici Codici deontologici: la Carta di Roma valga come citazione per tutti. Obiettivo di queste carte è la tutela sia dei diritti dei migranti che dei giornalisti che ne riportano le vicissitudini a volte apocalittiche. Per l’Osservatorio di Pavia, siamo percorsi da un sistema di continuo allarme. Ovunque albergano parole di odio nei confronti dei migranti che arrivano con mezzi di fortuna nel nostro Paese. E’ indispensabile una corretta informazione: si tende, infatti, alla criminalizzazione del migrante. In un periodo non troppo remoto si ravvisava una certa accoglienza, adesso siamo passati dalla comprensione alla paura. Basta considerare il lessico adoperato. Il migrante è divenuto l’anticorpo da espellere per continuare a lustrare il cervello con la pacchia di una società che getta nella fogna anche l’ultimo barlume di pietà della nostra civiltà cattolico-cristiana. In questi ultimi mesi poi assistiamo pure ad un attacco in cui si è posta la questione dell’abolizione dell’Ordine dei giornalisti e l’autonomia dell’informazione. Bisogna difendere da questi assalti la nostra professione che conserva ancora una sua una funzione sociale a difesa dell’art. 21 della Costituzione. Di fronte a questo affievolimento umano, cosa fa l’Europa? L’Europa di pace, l’Europa non solo del Mercato Unico Europeo? Si palesa il bisogno di sviluppare il progetto europeo laddove le problematiche si sono fatte via via più complicate e stringenti:

– Brexit
– Populismo (illusione collettiva)
– Spazio, sicurezza, difesa comune
– Capire che possiamo camminare assieme nel processo di pace.

Per Roberto Zaccaria, la parola che oggi più circola nei canali dell’informazione è: “emergenza”. Siamo nel Paese delle urgenze che molestano i cittadini da decenni, salvo poi peggiorare di anno in anno.
Un male che affligge l’Italia? Il nostro è un Paese “vecchio”. In Italia nel 1860 c’era il 60% di giovani, oggi si ha il 28% di giovani, una situazione più preoccupante sarà nel 2050 col 17% di giovani. Non è dunque un problema culturale ma economico. Il migrante forse aiuta in questo senso a bilanciare questo gap demografico piuttosto che sovraccaricare l’Italia con le sue impellenze. Ma è importante sottolineare che occorrono luoghi di accoglienza “europei” non nazionali solamente. Il problema dei cosiddetti “sbarchi” è una questione europea non italiana. Tutto questo è andato a fondo di ogni previsione con un Governo che ignora persino quanto ha affermato la Corte di Cassazione ,cioè che il diritto d’asilo è attivato su un sistema a tre gambe: status di rifugiato, protezione sussidiaria, protezione umanitaria. Oggi il nostro Governo ha deciso di eliminare la protezione umanitaria. Questa norma è incostituzionale non solo perché scardina una legge ordinaria ma perché ignora persino una legge di attuazione comunitaria. Certo, in termini di solidarietà, anche L’Europa ha compiuto un passo indietro. La globalizzazione ha rovesciato gli equilibri di spazio e tempo. Ci vorrebbero corridoi umanitari, la difesa di sicurezza, un esercito europeo, e bisognerebbe anche affrontare le industrie smaterializzate. Il mondo cambia radicalmente . Negli Anni Venti dell’Ottocento, al tempo della rivoluzione industriale, avevamo un modello occidentale esportato dall’Europa che aveva i suoi imperi, le sue potenze militari e colonizzava il mondo intero. Dopo il Secondo dopoguerra l’Europa Occidentale si restringe, arrivano gli Stati Uniti, il Giappone e poi il resto dell’Asia. Un rovesciamento totale degli equilibri mondiali. L’Europa si è fatta man mano più piccina e il populismo è andato invece espandendosi. Si parla tanto di popolo ma di quale popolo parliamo?
Plebe? Populismo? Il popolo va inteso come i cittadini che hanno diritti e doveri nella Costituzione, tutti coloro che hanno diritto di voto. Su un territorio definito, coloro che devono rispettare la legislazione del territorio in cui vivono. Gestire una democrazia diretta sarebbe difficile. La minaccia incombente è l’avvento di un democrazia illiberale come quella che sta edificando Viktor Mihály Orbán, Primo ministro dell’Ungheria dal 2010. Assistiamo dunque ad una crisi della sovranità dell’Unione Europea. C’è una collegialità per decidere, c’è un bilancio comune, un’amministrazione, una corte di giustizia, ma mancano tantissimi elementi della vita dei cittadini. Le sfide sono molte: Un’Unione per l’ambiente, la sostenibilità, la protezione climatica, il riscaldamento globale, l’agricoltura, il consumo sostenibile.. Infine sono troppe le disuguaglianze che accrescono il nostro scetticismo e alimentano il risentimento per quanto non è stato ancora fatto, e quanto è stato fatto male. Un convegno-fiume che ha toccato i punti nevralgici del nostro presente frastagliato. Forse non sono state fornite cruciali risposte ai dilemmi sull’Unione Europea e i migranti, ma ha senza dubbio attivato una catena di quesiti, domande, nonché dubbi che solo il Tempo avrà l’accortezza di diradare.

:: Qualche riflessione su Open

19 dicembre 2018

open

Ieri c’è stato il lancio in grande stile e la messa online di “Open” il quotidiano interamente digitale fortemente voluto, finanziato, ideato da Enrico Mentana, giornalista e conduttore televisivo, “front-men” e direttore del TG di La7. Mi dicono dalla regia che è difficile trovare su Google il link di accesso, noi di Liberi con i nostri potenti mezzi pubblicitari e finanziari l’abbiamo trovato, eccolo: https://www.open.online.

Al netto delle critiche, perché ce ne sono sempre quando uno esce dal coro e ha un’ idea un po’ diversa dal solito e la vuol mettere in pratica, l’idea è nuova nel giornalismo italiano che fa ancora fatica ad adeguarsi al “Mondo Nuovo”.

Allora Open è un quotidiano scritto da giovani giornalisti (per giunta retribuiti, cosa incredibile) per intercettare un pubblico di lettori della stessa età, (questa scelta ha sicuramente creato malcontento tra i giornalisti over, che si sono visti esclusi dal progetto, e poi c’è proprio gente che Mentana non lo sopporta), ed è fatto proprio strutturalmente per essere letto sullo smartphone, da computer è piuttosto bruttino, sfondo nero, caratteri bianchi, piuttosto semplice, in blocchi (ci sono due o una colonna) alternati dai banner pubblicitari. Tutto molto basilare ed essenziale.

È gratuito per i lettori, senza sezioni a pagamento, ed è interamente finanziato dalla pubblicità di grossi gruppi e da Mentana stesso che ci ha investito di suo parecchi soldini.

Sulla sinistra dove ci sono quelle due righine bianche, cliccandoci sopra si apre una finestra, (spiego per i matusa come me) possiamo scegliere la modalità compact o classico, insomma o due colonne o una, poi c’è l’indice: Primo Piano, Le Nostre Storie, La Cronaca L’Economia, Suoni e Visioni Lo Sport, I Cookie, La Privacy, e infine l’Info dove dice che Mentana è il fondatore, c’è il nome del direttore responsabile Massimo Concione, l’indirizzo della redazione a Milano e anche una mail redazione@open.online e poi i dati societari.

Molti si augurano che sia un flop colossale, (ma anche su Liberi all’inizio non ci avrebbero scommesso due lire) altri sono più possibilisti, le aspettative sono comunque ambiziose. Qua sembra che per i giovani nessuno faccia niente e dato che sono loro che dovranno pagare le pensioni di chi ora è nel mondo produttivo, ben venga Open, e tutte le iniziative similari se ce ne saranno. Escludere i giornalisti con più esperienza è stata una scelta un po’ radicale, e non tanto felice, ma appunto è un po’ come dire ragazzi freschi di master in giornalismo vediamo che sapete fare.

Sulla linea editoriale non mi pronuncio, ma è indubbio che ce ne è una.

Certo non si può assumere tutti, ma la percezione di qualcosa di elitario un po’ disturba. Che sia un canale informativo dei poteri forti, ne dubito, dovremo però vedere come gestiranno la loro indipendenza dagli sponsor, (non statali, dallo Stato non ricevono niente).

Un po’ di sana invidia c’è, ma comunque le leggi del mercato editoriale sono spietate, quindi anche Open potrebbe essere stritolato dal sistema, vedremo se i giornalisti assunti e il loro gruppo dirigente avranno le palle per resistere.

Dare consigli a Mentana mi sembra un pelino supponente e presuntuoso, ma per quanto vale ciò che penso e dico, per rendere davvero partecipativo il progetto inserirei una pagina dei lettori. E poi non si parla di libri! Suoni e visioni okey, mettiamo anche un po’ di letteratura, di giornalisti culturali ce ne sono parecchi. Suoni, libri e visioni!

Per il resto, largo ai giovani, noi cinquantenni forse non lo siamo più molto, forse in spirito.

Lettori, se avete opinioni in merito esprimetele nei commenti, sempre nei limiti della buona educazione, grazie!

:: 都市漫步者 – 漫步巴黎的艺术

15 dicembre 2018

FlaneurPer i nostri lettori di lingua cinese (siete tanti) vi segnalo che Lo spirito della flânerie: Flâneur: L’arte di vagabondare per Parigi di Federico Castigliano ha la sua edizione in lingua cinese per il prestigioso editore “Chinese Academy of Social Sciences”.

Questa è la bella copertina. E questo l’annuncio che ha fatto l’autore proprio oggi:

Today I have the big pleasure to announce the publication of 都市漫步者 – 漫步巴黎的艺术, the Chinese translation of my “Flâneur”, published by the Chinese Academy of Social Sciences. The book is available in all bookstores around China and in the biggest Chinese on line stores (Taobao, Jingdong, DangDang, Amazon.cn etc..), for example following this link: https://item.jd.com/39399077950.html

It has been a long and exciting work. I would like to thank all those who have supported and assisted me for the publication of the Chinese version of this book. Thanks to Professor Liu Xuehui, Vice Dean of the Beijing International Studies University; Professor Zhang Ke; Professor Fang Youzhong; Bai Yan, General Secretary of the Communist Party of China at the Beijing International Studies University; Professor Li Yanming; Professor Wang Jing and Professor Chen Weigong, Chief of the Research Department of Western European Cultures and Languages. Thanks to Mrs. Zhang Ping, editor of the Chinese Academy of Social Sciences Publishing House, and Mrs. Wang Hongjie, copyright manager.

A big thanks to my colleague, Mrs. Sun Shuang, for her Chinese translation of my book and to Professor Cao Shengchao, for his help in the translation. Thanks to my colleagues and students of the Beijing International Studies University and of the Beijing Foreign Studies University: their enthusiasm and optimism have had a profound impact on me. In addiction, thanks to photographers Tang Lijun, Ji Ji, Wang Jiao, Chaeyoung Hwang and Thomas Gourmelon for taking the photos included in my book.

A special thank you go to Mr. Thierry Lasserre, General Director of the Alliance Française in the People’s Republic of China and Mongolia, and to Mrs. Zhang Ying, Head of Cultural Affairs of the Beijing French Cultural Institute.

:: Il bambino che non poteva sorridere di Laura Stenico e illustrato da Kara Lafayette: un racconto per bambini il cui ricavato va a in beneficenza

14 dicembre 2018

1Davide è un bambino di otto anni che fa fatica a esprimere le sue emozioni con le parole. Jumper, invece, sa farlo ma non può permettersi di viverle. Dall’incontro di questi due mondi nascerà un’amicizia unica e formidabile.

Un racconto breve adatto ai bambini dai 4 anni in su (ma dagli 8 anni in su se il bambino o bambina leggerà in autonomia) che cerca di evidenziare l’importanza di saper comprendere e comunicare le proprie emozioni.

Il ricavato dalle vendite di questo libro effettuate da novembre 2018 a gennaio 2019 saranno devoluti a Save the Children per un progetto “Together- costruiamo insieme il futuro”, dedicato all’educazione ed inserimento lavorativo di profughi minori non accompagnati nelle città di Roma, Catania e Torino.

Il racconto in versione cartacea è disponibile su Amazon a questo link: qui

Una nuova collana di classici gotici per Skira a cura di Elena Romanello

10 dicembre 2018

La casa editrice Skira, nota per il suo impegno nella promozione dell’arte e delle mostre, affianca una nuova collana a quelle esistenti, dedicata alla narrativa gotica, un genere che ha ispirato l’horror e il thriller, di grandissimo successo quando venne fuori a fine Settecento e che continua ad ispirare il nostro immaginario, tra narrativa, fumetti, film, serie TV, videogiochi.
I primi due titoli sono già emblematici nella definizione del genere e sono Il Golem di Gustav Meyrink e la raccolta Vampiri di vari autori.
Il Golem, ambientato in una Praga magica, riprende una figura del folklore ebraico mitteleuropeo che poi ha ispirato il cinema fantastico degli albori e altre storie, non ultima un episodio di X-Files negli anni Novanta e rappresenta come il gotico ottocentesco pescasse da antiche leggende per costruire le sue storie, riscoprendo tradizioni anche di culture poco note e ghettizzate come appunto quella ebraica.
Ne I Vampiri sono raccolti invece tre classici delle storie dei succhiasangue, anzi le tre storie che hanno portato una figura presente nelle tradizioni fin dall’antichità classica nella modernità. Il vampiro di Polidori, nato in seguito alla famosa sfida letteraria durante l’estate senza sole del 1816 che spinse anche Mary Shelley a scrivere Frankenstein, fu ispirato pare all’autore dal difficile rapporto con il suo datore di lavoro Byron, che lo spinse in seguito alla depressione e al suicidio. Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu racconta invece una storia al femminile, dove la vampira è un pericolo ma è anche fascinazione per la protagonista, non certo solo una damigella in pericolo, in attesa di una trasposizione cinematografica decente. Dracula di Bram Stoker, romanzo epistolare su una delle più potenti figure dell’immaginario, non ha bisogno di ulteriori presentazioni e merita sempre di essere letto, forse perché è abbastanza diverso da tante storie in tema sul grande schermo, se si esclude il film di Coppola.
Un’occasione, quindi, per scoprire o riscoprire classici senza tempo che continuano a dire molto ai lettori e alle lettrici di oggi.

:: Guida al cinema noir di Stefano Di Marino in collaborazione con Michele Tetro (Odoya 2018)

28 novembre 2018

noir_dimarino“L’ho ucciso io. L’ho ucciso per denaro e per una donna. E non ho preso il denaro… e non ho preso la donna.”

dal film La fiamma del peccato di Billy Wilder (1944)

Il Noir è forse il genere cinematografico più prolifico e duraturo della storia del cinema. Legato alla letteratura ma capace di sviluppare anche moltissimi soggetti originali, accompagna il pubblico sin dagli anni Trenta. Oggi tutto viene etichettato come Noir, ma esistono canoni tematici e stilistici che il lettore deve conoscere per approfondire questo ricchissimo filone. Lo scopo di questa guida è introdurre il neofita in un mondo oscuro e complesso e stimolare l’esperto a rivedere e analizzare film classici e meno conosciuti.
Una panoramica del genere Noir, così come è stato interpretato non solo nel suo paese d’origine, gli Stati Uniti, ma anche in Francia, in Inghilterra e in Italia, senza tralasciare quelle cinematografie che negli anni hanno integrato il Noir nella loro tradizione: la Spagna, la Scandinavia e l’Estremo Oriente. Chiarita la divisione nei tre periodi principali, Noir classico (dagli anni Trenta fino alla fine dei Cinquanta), neo Noir (dalla Nouvelle Vague fino agli anni Ottanta) e post Noir (le ultime tendenze legate al cinema di Tarantino), il volume affronta tutti i personaggi chiave con un’ampia scelta di film.
Si affrontano i protagonisti maschili e femminili nella loro evoluzione, con esempi tratti da un gran numero di pellicole corredate da “Casi scottanti”, film emblematici analizzati nel dettaglio. Gangster, rapinatori, detective, poliziotti onesti e corrotti, dark ladies e donne perseguitate, maniaci e avventurieri in terre lontane, senza dimenticare una folta schiera di uomini e donne coinvolti in situazioni da incubo. Una panoramica che consente non solo di scegliere e apprezzare i singoli film, ma di seguire l’evoluzione di un genere arrivato fino a noi.

Stefano Di Marino, tra i più prolifici narratori italiani, attivo per le collane Mondadori “Segretissimo” e “Giallo”, da anni si dedica alla narrativa scrivendo romanzi e racconti di spy-story, gialli, avventurosi e horror.
Per Fabbri ha curato Il cinema del Kung Fu e Il cinema Horror. Per la Gazzetta dello Sport le collane Il cinema del Kung Fu (diversa dalla precedente) e Gli indistruttibili – Il cinema d’azione degli ultimi vent’anni.
Tra i suoi libri sul cinema Tutte dentro – Il cinema della segregazione femminile (Bloodbuster Edizioni), Bruce e Brandon Lee (Sperling & Kupfer), Dragons Forever – Il cinema marziale (Alacran), Italian Giallo – Il thrilling italiano tra cinema, fumetti e cineromanzi (Cordero Editore) e Eroi nell’ombra – Il cinema delle spie raccontato come un romanzo (Dbooks.it).
Per Odoya ha già pubblicato Guida al cinema di spionaggio (2018).

Michele Tetro, scrittore e giornalista, ha pubblicato racconti sulle riviste OMNI, Futura, L’Eternauta, Futuro Europa, Yorick Fantasy Magazine. Ha curato l’antologia H.P. Lovecraft – Sculptus in Tenebris: saggi ed iconografia lovecraftiana (Nuova Metropolis) e con Roberto Chiavini e Gian Filippo Pizzo ha scritto Il grande cinema di fantascienza: da “2001” al 2001, Il grande cinema di fantascienza: aspettando il monolito nero, Il grande cinema fantasy (Gremese), Mondi paralleli – Storie di fantascienza dal libro al film (Della Vigna) e altri.  Per Odoya è autore di Robert E. Howard e gli eroi della Valle Oscura e co-autore dei volumi Guida al cinema di fantascienza, Guida alla letteratura horror e Guida al cinema horror.

:: L’OTTOCENTO TORNA A VIVERE CON UN NUOVO FESTIVAL FIRMATO SUGARPULP

26 novembre 2018

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Dal 7 al 16 dicembre a Padova debutta un nuovo festival culturale dedicato
al fascino e alle suggestioni dell’Ottocento tra arte, letteratura e scienza.

Grandi ospiti, reading, incontri letterari ed artistici, rievocazioni storiche,
spettacoli e tour guidati in città per la prima edizione dell’800 Padova Festival

Padova, 26/11/2018 – Dal 7 al 16 dicembre il fascino e le suggestioni ottocentesche tornano a rivivere nel cuore della città di Padova grazie a un nuovo festival ideato da Sugarpulp e realizzato con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova. Un festival che vuole celebrare un secolo centrale per la cultura contemporanea, coinvolgendo i tanti luoghi di una città che nell’800 visse un secolo d’oro. Grazie a rievocazioni storiche e ad eventi in costume sarà possibile immergersi in una narrazione transmediale che partirà dal Caffè Pedrocchi, uno dei caffè storici più importanti d’Italia e vera icona dell’Ottocento europeo.

“800 Padova Festival vuole celebrare un passato potente e magnifico senza perdersi nella nostalgia – afferma Matteo Strukul, direttore artistico della kermesse -. Nell’Ottocento l’arte, la letteratura, la musica, la scienza e la medicina hanno raggiunto risultati incredibili, per questo abbiamo voluto riunire una serie di partner di altissimo profilo culturale: oltre al Pedrocchi cito l’Università di Padova con il suo nuovo Museo di Anatomia Patologica, il Parco Letterario Francesco Petrarca e dei Colli Euganei, il MUSME – Museo della Medicina e il Planetario di Padova, per concludere con la Fondazione Il Vittoriale degli Italiani”.

Tra i protagonisti del festival segnaliamo Giordano Bruno Guerri, Mauro Corona, Nicolai Lilin, Adrian Fartade, Francesca Cavallin, Simonetta Nardi, Gabriele Campagnano, Silvia Gorgi, Grimilde Malatesta, Sarah Orvan, Simonetta Nardi, Amarillide Twin e tanti altri. “Per Sugarpulp questa è l’ennesima sfida culturale – sottolinea Giacomo Brunoro, presidente di Sugarpulp -, creare un festival capace di divertire ed incuriosire il pubblico con contenuti di qualità. Sperimentiamo un format inedito fatto di incontri letterari, divulgazione scientifica, reading teatrali e rievocazioni storiche”.

GLI INCONTRI LETTERARI

Sarà Mauro Corona con il suo nuovo romanzo di ambientazione ottocentesca “Nel muro” ad inaugurare gli appuntamenti dedicati alla letteratura (venerdì sera, ore 21.00, Palazzo della Salute – MUSME). La letteratura “trasloca” poi in Sala Rossini al Pedrocchi dove sabato 8 dicembre alle 18.00 Nicolai Lilin terrà una lectio magistralis sulla letteratura russa dell’Ottocento. 
Infine domenica 16 dicembre alle 17.00 Giordano Bruno Guerri sarà il protagonista di un incontro dedicato alla storia d’amore tra Eleonora Duse e Gabriele D’Annunzio. Un incontro ricco di suggestioni dato che proprio nelle sale del Pedrocchi la Duse e D’Annunzio si incontrarono in più di un’occasione.

I READING

Spazio a diversi reading durante i 4 giorni del festival: venerdì 7 dicembre alle 17.00 al MUSME Simonetta Nardi sarà la protagonista de “Il collezionista di crani”, reading che racconta la vita del celebre medico ottocentesco Francesco Cortese.

Sempre venerdì pomeriggio, ma al Pedrocchi, Alvaro Gradella sarà il protagonista del reading dedicato alla letteratura del mistero con brani tratti dalle opere di Edgar Allan Poe, Arthur Conan Doyle, Caleb Carr e Matteo Strukul (Sala Rossini ore 18.00).

Sabato mattina spazio dedicato ai più piccoli: alle 10.00 in Sala Verde va in scena un reading dedicato a “Canto di Natale” di Charles Dickens, protagonista Vittorio Attene. Sempre sabato, ma alle 16.00 in Sala Rossini Francesca Cavallin leggerà una serie di passi tratta da Frankenstein di Mary Shelley. Il reading, che celebra i 200 anni della pubblicazione del capolavoro dell’autrice britannica, sarà l’occasione per ricordare i diari di Mary Shelley in cui si racconta il suo lungo soggiorno sui Colli Euganei.

GLI SPETTACOLI

Due gli spettacoli previsti durante il festival, entrambi a carattere storico-scientifico: il primo sarà a cura di Adrian Fartade e si terrà sabato alle 17.00 in Sala Rossini al Pedrocchi. Il celebre youtuber di origini romene racconterà la nascita dell’astrofisica, disciplina che vide la luce proprio nell’800.
Il secondo appuntamento invece è fissato per sabato 8 dicembre alle 21.00, ma al Planetario di Padova: Elena Lazzaretto mostrerà il cielo dell’Ottocento e racconterà di un secolo in cui anche la scienza sembrava un romanzo.

LE RIEVOCAZIONI STORICHE

L’800 Padova Festival sarà anche l’occasione per far rivivere, in senso letterale, l’Ottocento. Figuranti in abiti storici animeranno gli appuntamenti in programma, trasportando il pubblico in un vero e proprio viaggio nel tempo. Sabato sera poi il Caffè Pedrocchi sarà lo scenario della grande cena Ottocentesca con figuranti e quintetto d’archi, per immergersi nell’atmosfera e la magia del XIX secolo.

Domenica 9 dicembre alle 10.00, sempre al Pedrocchi si terrà una sfilata dedicata a figuranti in abiti storici e steampunk. Infine l’appuntamento con il tè delle cinque, in Sala Rossini, con uno spettacolo dedicato alla moda dell’Ottocento in cui verranno svelati i segreti e i trucchi delle moda e delle dame ottocentesche.

I TOUR GUIDATI

L’800 Padova Festival sarà anche l’occasione per riscoprire il volto nascosto della città del Santo con una serie di tour. Si potranno conoscere i segreti del Pedrocchi massonico, le botteghe storiche della città, ma anche il Teatro Anatomico dell’Università o il nuovissimo Museo di Anatomia Patologica, oltre alle vie e ai palazzi che nascondo aneddoti e curiosità ottocentesche (e non solo).

800 Padova Festival si propone dunque come un grande festival di rilevanza nazionale per le molteplici suggestioni narrative dell’800, un secolo di straordinaria vitalità nel mondo letterario ed artistico che esercita ancora una profonda eco sulla contemporaneità.

Il programma dettagliato del festival è disponibile su www.800padovafestival.it

:: Làn Hua e il Brigante disponibile su Amazon

24 novembre 2018

Wu Lán Hua era in viaggio.
Si stava dirigendo a Kaifeng, dopo aver curato un ricco funzionario della prefettura di JingZhao.
Lán Hua era un medico, e tra i più bravi, non che fosse solito per una donna esercitare questa professione.
Si sa le donne erano adatte al focolare domestico, ad allevare figli, numerosi e preferibilmente maschi, ed era pericoloso abbandonare il rifugio sicuro delle loro case, per affrontare anche lunghi viaggi per recarsi dai pazienti.
Ma Lán Hua non aveva paura, era stata educata da un padre che avrebbe voluto un figlio maschio, in realtà, e non mancava giorno che non glielo ricordasse.
Lán Hua era figlia di Wu Kang, il terribile. Un uomo crudele, capace di infliggere le punizioni più sanguinose alle persone che doveva giudicare.
Wu Kang era infatti uno dei giudici più severi e spietati della corte di Shenzong, ed era anche un uomo corrotto, tanto che le sue ricchezze ormai erano sconfinate.
Accettava sottobanco ingenti somme per giudicare innocenti i ricchi possidenti macchiatisi di infami colpe o delitti. I poveri, o coloro che non volevano piegarsi, per onestà, alle sue infami richieste, non avevano scampo, e usava le loro esecuzioni pubbliche come esempi per diffondere il terrore e la paura.

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Link all’acquisto

I cantastorie itineranti cinesi erano soliti raccontare storie fantastiche e bizzarre sul loro cammino, un po’ edificanti, un po’ polemiche solitamente con i ricchi e con il potere. La storia che leggerete è una di quelle.

Può l’amore vincere tutte le avversità, anche quando il vero nemico è proprio nella nostra famiglia? Ambientata nella Cina dell’ imperatore Song Shenzong, (1067- 1085) una storia di coraggio, amore e indipendenza femminile.

Cina Settentrionale. Inverno. Làn Hua una donna medico, figlia di un malvagio e corrotto funzionario pubblico, viene rapita da alcuni briganti e portata nel nascondiglio del loro capo. Lei pensa per un riscatto. Ma sarà davvero così?
Un racconto breve, non privo di una delicata storia d’amore, prequel in cui si raccontano gli antefatti di una futura serie con protagonista un’avventurosa donna medico, alle prese coi segreti e misteri della Medicina Tradizionale Cinese.

Dopo “Il Fermaglio di Giada”, ” Gli Otto Sigilli della Fenice di Fuoco“, “Le Diecimila Lame della Vendetta“, “Mille Fiori Dorati sul Mare Tranquillo”, “Luna Crescente Vento d’estate” e “È tempo di partire” un nuovo racconto dell’ Antica Cina, tra storia e suggestioni fantasy.

Il ritorno de Le anime disegnate di Luca Raffaelli per Tunué

23 novembre 2018

animepissoloCi sono libri che sono fondamentali per la comprensione di un determinato fenomeno e che ispirano ulteriori studi: uno di questi è, per quello che riguarda l’animazione, Le anime disegnate di Luca Raffaelli, che torna per Tunué nella collana Lapilli giganti curata da Marco Pellitteri dopo due edizioni precedenti, negli anni Novanta per Castelvecchi e negli anni Zero del Duemila per Minimum Fax.
Un ritorno molto gradito e interessante: nella nuova edizione l’autore, esperto di animazione e fumetto senza pregiudizi di merito, amplia e rivede le tre parti, su Walt Disney, sull’altra animazione a stelle e strisce da Braccio di ferro ai Simpson passando per i Looney Tunes e Hanna e Barbera, e sugli anime giapponesi di ieri e di oggi.
Un saggio storico ma sempre attuale, per parlare di immaginari complessi e molto amati, capaci di crescere più generazioni, di veicolare messaggi sovversivi, di raccontare il mondo con il filtro della fantasia.
Un libro da avere se si amano l’animazione in tutte le sue forme, ma anche se si conosce, per ragioni anagrafiche, uno solo di questi mondi: un universo su cui c’è sempre qualcosa da dire e che è giusto che periodicamente venga revisionato dal suo autore, in parallelo con altri suoi progetti.

Luca Raffaelli è un giornalista, saggista e sceneggiatore italiano esperto di fumetti e animazione. Considerato uno dei massimi esperti italiani nel campo dei fumetti e dell’animazione. Scrive di animazione e fumetti su Il Venerdì e su La Repubblica.

:: Noir all’improvviso di Cecilia Lavopa (I Buoni Cugini Editori, 2018)

23 novembre 2018

Cover_definitiva_CeciliaCristina, Ester, Michele, Irene. Solo alcuni nomi di gente comune descritta in scene di vita ordinaria che all’improvviso si trova catapultata in un terribile incubo. Quindici racconti neri, quindici storie che nascondono il male che si annida dove meno te lo aspetti. Atmosfere di pericolo, di disagio e di paura fanno da sfondo alle vicende nelle quali anche il lettore potrà immedesimarsi, in un crescendo di suspense e di orrore.

Cecilia Lavopa non ha bisogno di grandi presentazioni: è il gran capo di Contorni di Noir webzine dedicata al noir, al thriller, al giallo in ogni sua sfumatura. Grande comunicatrice, è sempre presente alle manifestazioni milanesi dedicate al libro, ed è anche un’ ottima presentatrice di eventi, sempre sorridente e non si impapina come farei io. Ora dopo anni passati a leggere e recensire si cimenta con la difficile arte del racconto ed ecco a voi Noir all’improvviso, quindici storie che vi sorprenderanno. Buona lettura!

Dalla prefazione di Marilù Oliva

Ho seguito con interesse la storia di questa silloge sin da quando è stata pensata come realtà composita, uscita dalla mente raffinata e geniale di Cecilia Lavopa. Da anni si occupa di letteratura di genere in quanto grande lettrice ma, soprattutto, è fondatrice di Contorni di noir, uno dei blog più celebri dedicati alla produzione crime. E sono contenta che Cecilia, grande conoscitrice del genere, abbia incontrato un valente editore come I Buoni Cugini editori.
Trovo un bel connubio, dunque, quello tra l’editore siciliano e un’autrice, Cecilia Lavopa, che si è cimentata con quegli stessi delitti che ben conosce, quando si tratta di leggerli e descriverli, compiendo con questo libro il grande salto: il passaggio da spettatrice a regista. E l’ha fatto con molta naturalezza, ma anche con la padronanza e la maestria di chi conosce la tecnica, i dosaggi, gli strumenti del mestiere: sa quindi spartire suspense e colpi di scena, ma sa anche quando descrivere un personaggio con una veloce pennellata, quando condensare un’emozione in uno sguardo e quando chiudere il narrato con ellissi o sommari. Fin qui, però, come dicevo, è solo questione di tecnica. “Noir all’improvviso” è molto di più: dentro vi scorre passione, fantasia, il magma inafferrabile delle vicende e dei sentimenti umani, la consapevolezza dell’imprevedibilità della vita che si svela spesso senza annunciarsi, lasciandoci stupiti.
“Noir all’improvviso” si compone di quindici racconti neri, accompagnati dalle interessanti illustrazioni di Michele Finelli, che colgono il nocciolo della trama, quindici storie che scandagliano altrettante situazioni reali. Momenti di vita quotidiana che, a un certo punto, virano in una svolta fatale trascinando il lettore, lasciandolo col fiato sospeso, fino all’esplosione di epiloghi che fanno meritare in pieno, grazie anche all’andamento ritmato e brioso delle storie, quel titolo così originale e appropriato…

:: Brisa di Paola Rambaldi (Edizioni del Gattaccio 2018)

22 novembre 2018

Brisa-COPERTINA-1-218x315Brisa non è sposata, sorride poco, ha un occhio di un colore e uno di un altro, una treccia lunga lunga, un accenno di baffi. Se passa la treccia su una foto vede il futuro di chi c’è nella foto. Come per quella delle nozze dell’amica Smamaréla: le raccomandò di tenere lontano suo marito dai fucili, ma lui non volle ascoltarla e morì in un incidente di caccia. Da allora Brisa non ha più voluto toccare le sue foto, come se avesse visto qualcos’altro che non vuole raccontare.
Neanche Grace Kelly sarà felice. L’ha visto in una foto.
Così dicono. Con Brisa non si sa mai. Con Brisa non si discute.
Siamo in un piccolo paese alle foci del Po, è il settembre del 1956. Per la festa patronale è arrivato il Luna Park, e ci sarà anche un concerto dei Cavedani di Gorino, gruppo del posto dove suonano anche Tunaia, fratello di Brisa, Primino e il Principe. Hanno un nuovo cantante, il surreale Eoppas, emulo e sosia di Elvis.
Di sera tardi sparisce Lucianino, figlio dodicenne di Smamaréla.
Sono in tanti al vecchio faro.
Primino  finisce in una buca da dove pare impossibile uscire.
Dimenticavamo: Brisa ama i fucili.

E finalmente esce Brisa di Paola Rambaldi! Ho seguito l’iter di questo libro quando era ancora in bozze e ci tengo molto. La Rambaldi è brava, molto brava, una vera scrittrice con un suo stile molto personale, e un amore per i luoghi e le persone della sua terra: l’Emilia-Romagna. Ha già scritto racconti, questo è il suo primo romanzo, che vi consiglio davvero di leggere. Spero nel passaparola perchè è un piccolo editore che la pubblica, quindi se avete modo di leggerlo parlatene con i vostri amici e conoscenti.

Ora con il permesso dell’autrice e della casa editrice vi lascio un estratto. Buona lettura.

Martedì, 2 ottobre 1956

Dove mi trovo?

Quando riprende i sensi, Primino sente male dappertutto. La testa gli scoppia, gli occhi incollati come ventose faticano ad aprirsi ed è oppresso dalla nausea. Quando le palpebre si scollano ha la vista sdoppiata.
Resta immobile girando appena gli occhi per capire dov’è: un posto umido e scuro illuminato a malapena da un ritaglio di cielo livido, con nuvole gonfie di pioggia che scivolano via veloci. Avverte una forte pressione alla cassa toracica e respira con cautela. Si augura che non ci sia niente di rotto. Senza cambiare posizione inclina la testa indietro e sui lati. Le orecchie fischiano e sembra che una punta di trapano gli lavori le tempie.

La luce di un fulmine gli toglie ogni dubbio. È sul fondo di una buca profonda due metri e mezzo e larga tre. Lavora per un’impresa di pompe funebri, di buche ne vede parecchie ed è abituato a misurarle a occhio; certo finora le ha sempre viste solo dall’alto e si è sempre chiesto cosa si provi a finirci dentro… l’ha sognato nei suoi peggiori incubi e adesso lo sa.

Per un attimo pensa che stiano per seppellirlo vivo, poi ragiona. È una fossa troppo grande per una sepoltura e non è certo stata scavata per lui. C’era già. Non che il pensiero sia di grande consolazione.
Qualcosa gli taglia la schiena. Punta indietro le braccia per sedersi. Sembra che il trapano alle tempie si sia fermato, ma le radici che spuntano dalle pareti melmose cominciano a spostarsi da destra a sinistra come in giostra.
Cazzo, mi gira la testa peggio che a una donna incinta!
Aspetta che la buca smetta di girargli attorno e allunga la mano per capire cosa l’ha punto. È un ricciolo di metallo arrugginito e a ben guardare nella buca ce ne sono parecchi. Devono essere gli scarti di un’officina. Un ritaglio di copertone sotto la schiena gli ha attutito la caduta. È tutto un dolore, ma almeno è vivo.
Di colpo ricorda com’è finito lì dentro e perché.

Prova a rimettersi in piedi, sembra non essersi rotto niente, la testa ancora gira ma ce la fa. Sarà una parola uscirne, la buca è profonda e in alto non vede appigli a cui aggrapparsi.
Affonda mani e piedi nella parete di terra rovinandosi le unghie, ma non riesce a salire nemmeno di mezzo metro. Insiste, potrebbe farcela. Prova e riprova. Niente da fare. La terra si sgretola e ogni volta lo fa tornare giù come un piombo, facendo franare anche quella sotto le scarpe.
Nello sforzo lacera una manica della giacca.
Cazzo!
Il suo completo buono.
E ora cosa metterà ai prossimi funerali? Ma gli è improvvisamente chiaro che, se non trova subito una soluzione, il prossimo funerale sarà il suo.
Con quello che ha visto in quel garage, il matto non gliela farà certo passare liscia: ha già ucciso e non si farà scrupoli ad ammazzare ancora. E se avesse ammazzato anche lei?
No…
È una cosa talmente orribile che non riesce nemmeno a pensarla.
Se almeno arrivasse ad aggrapparsi alle sterpaglie che spuntano dal bordo della fossa, forse… e solleva le braccia per prendere le misure. La sfortuna di essere nati bassi.
Se fosse capitato al Principe che è alto invece… invece no, Primino ha sempre saltato più in alto del suo amico. Il Principe qui avrebbe ancor meno possibilità di riuscita, non è mai stato atletico. Tutta la sua abilità sta nel ricordare a memoria i titoli dei film americani.
Non sa perché, ma adesso gli viene da avercela anche con lui.
Si libera della giacca. Il suo completo nero ormai non ha più niente da perdere; se solo riuscisse ad aggrapparsi più in alto… ma sono anni che non salta.
Alle medie il salto in alto era il suo pezzo forte.
Che stupido aver lasciato perdere così.
Adesso occorrerebbe una bella rincorsa e la vecchia tecnica messa a punto a scuola; non è poi passato così tanto tempo, Primino ha appena diciannove anni.
Da quanti anni non salta?
Ha la testa talmente confusa che non riesce nemmeno a farci i conti, ma in terza media saltava quasi due metri.

Più passano i minuti e più l’enormità di quel che è successo lo rende cattivo. Cattivo per davvero. Nei film americani adesso scatterebbe la colonna sonora della vendetta.
Digrigna i denti, aggrotta la fronte, e arretra grugnendo fino alla parete opposta, schiacciando altri trucioli sotto le scarpe. Da lì si intravedono due finestre spalancate da cui svolazzano delle tendine rosa.
Costruire una casa così bella con panoramica sulla buca dei rottami. Quella povera famiglia deve essersi goduta ben poco. Una vista di merda, per una vita di merda.
Sa che da quelle finestre non si affaccerà più nessuno, ma il suo aguzzino non può vincere.
Non deve.

Ed è il suo ultimo pensiero prima di tentare il salto.

Paola Rambaldi, Originaria di Argenta (FE), attualmente vive a Castello di Serravalle (BO). Ha iniziato a scrivere racconti casualmente partecipando a concorsi letterari e vincendone una sessantina in quattro anni.
Ha pubblicato: Tredici storie di Adriatico (Edizioni del Gattaccio, 2014), Bassa e nera (Pontegobbo), La fudréra (REM) e decine di racconti in riviste e antologie (Elliot, Pendragon, MobyDick, Sperling & Kupfer, Laurum, Zona, Felici, Stampa alternativa, Echos, Edizioni della Sera e molti altri).
Scrive di cinema nella rubrica “La schermitrice” su Thriller Magazine e di libri su “Libroguerriero”.
Brisa è il suo primo romanzo.