Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: “Fratel Cosimo e la forza della preghiera” (Edizioni Segno) di Patrizia Cattaneo, a cura di Daniela Distefano

16 febbraio 2025

Il fulcro umano che incatena le pagine di questo delizioso  libretto è un terziario francescano che vive e opera a Santa Domenica di Placanica, in Calabria. Dotato di carismi straordinari, fratel Cosimo si ispira direttamente al grande San Francesco ed è conosciuto non solo per suoi doni di veggenza e guarigione, ma anche per le apparizioni della Beata Vergine Maria che nel 1968 si manifestò presso lo Scoglio roccioso attiguo alla sua abitazione, alle falde dell’Aspromonte, per chiedergli di trasformare quella terra segnata dal dolore in un angolo di paradiso.

Fratel Cosimo non è un sapiente di questo mondo, ma è un sapiente secondo Dio. Quando si ricorre a lui per grazie materiali, per quanto nobili e necessarie, invita a concentrarsi prima sui beni spirituali e a rimettersi completamente al volere di Dio, perché, da vero sapiente, sa che il nostro vero bene consiste solo nel compiere la volontà divina, anche quando ci sembra follia, perché passa dalla croce. Ma questa è la sapienza dei santi. Essa può dimorare in fratel Cosimo, perché in lui sono presenti le sette colonne descritte da san Bonaventura: umiltà e castità, innocenza della mente, moderazione nel parlare, bontà di cuore, maturità di giudizio, semplicità di intenzione. E giunti a questo punto della riflessione, occorre fare una digressione sul concetto di scienza.

Il dono di scienza consente di analizzare la realtà alla luce della Verità.

La luce dell’anima è conoscenza(scienza), mentre l’oscurità dell’anima è ignoranza. La luce della scienza filosofica, secondo l’opinione degli uomini mondani, è grande, dice san Bonaventura. Ma tuttavia essa è piccola in confronto alla luce della conoscenza cristiana. La scienza teologica è considerata minima dai mondani, in realtà è grande secondo verità. La luce della scienza gratuita è ancora maggiore, ma lo splendore della scienza gloriosa è massimo. E’ questo splendore che ha sperimentato San Paolo. Ci soffermeremo sulla scienza gratuita che è una santa conoscenza della verità, come credibile e amabile, ed è la scienza dei santi. Essa insegna che non è importante conoscere molto, ma è importante il modo di conoscere. Ci sono infatti persone che vogliono conoscere solo per farsi conoscere, e questa è curiosità. Ci sono quelli che vogliono conoscere per vendere il loro sapere per denaro o per onori, e questo è commercio. Ci sono altri che vogliono conoscere per edificare gli altri, e questa è carità. E ci sono quelli che vogliono conoscere per essere edificati, e questa è prudenza. La scienza gonfia, la carità edifica: per questo motivo l’uomo deve possederle entrambe, scienza e carità, per comprendere con tutti i santi, come dice san Paolo, “quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”.  Questo è il “dono” di scienza che viene dallo Spirito Santo. La scienza gloriosa è la conoscenza sempiterna della verità come desiderabile, in essa è la radice  dell’immortalità: inizia in terra nella contemplazione e si perpetua nell’eternità con Dio. Se il dono della Sapienza porta a conoscere le creature a partire da Dio, il dono di scienza conduce a fare esperienza di Dio partendo dalle creature. E’ un dono particolarmente spiccato nel carisma francescano. Pensiamo al “Cantico di frate Sole”, composto da san Francesco all’apice della sua sofferenza fisica. Anche Fratel Cosimo possiede questo dono in grado elevato. Non è infatto importante “quanto” egli conosce, ma “come” egli conosce, perché tutto rapporta a Dio nella Verità e contempla incessantemente la divina presenza in tutto e in tutti.

Chi è Fratel Cosimo per chi gli vive accanto, per chi lo incontra?

Imma appartiene alla sua Comunità ed ha l’incarico di raccogliere le testimonianze  delle guarigioni che avvengono allo Scoglio. Ma Imma un tempo era atea. Chi è per lei Fratel Cosimo?

Ecco la sua risposta.

 “E’ l’uomo del Vangelo. E’ umile e obbediente alla Chiesa, anche nei momenti più difficili. Vive di preghiera e passa parte della notte in adorazione, come mi hanno confidato dei sacerdoti e un fratello della Comunità che trascorre molte ore della giornata aiutandolo. Quando ci raduniamo per fare le pulizie settimanali allo Scoglio, è sempre il primo a lavorare, malgrado cerchiamo di convincerlo a risparmiarsi. Soffre molto durante la Quaresima e prima di incontrare le persone, soprattutto prima dei grandi raduni di folla. E’ un uomo di Dio, è semplice, piange per le sofferenze altrui, in particolare per quelle dei bambini. Stare vicino a lui è una continua scoperta e un cammino sempre nuovo”.

Ed ora una testimonianza sui carismi di Fratel Cosimo.

Un pellegrino del nord Italia, che vuole mantenere l’anonimato, racconta di aver recitato la coroncina della divina Misericordia al capezzale del padre morente, confidando nella promessa di Dio a Santa Faustina Kowalska:”Nell’ora della morte difenderò come mia gloria ogni anima che reciterà questa coroncina, oppure altri la reciteranno vicino a un agonizzante, e otterranno per l’agonizzante lo stesso perdono. Quando  vicino ad un agonizzante viene esercitata questa coroncina, si placa l’ira di Dio e l’imperscrutabile Misericordia avvolge l’anima e si commuovono le viscere della Mia Misericordia, per la dolorosa Passione di mio figlio.”

Dopo la morte del padre, il giovane prende appuntamento con Fratel Cosimo, che appena lo vede – senza neppure dargli tempo di formulare la domanda – lo informa che il genitore si è salvato grazie alla coroncina della divina Misericordia recitata mentre era in fin di vita. Poi gli dice che si trova in purgatorio e che ha bisogno di preghiere. L’episodio straordinario conferma, oltre ai carismi di Fratel Cosimo, anche le promesse di Dio, annesse alla recita della coroncina.

Concludiamo con una preghiera alla Madonna

Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, tra le donne, figlia e ancella dell’Altissimo Sommo Re il Padre Celeste, Madre del Santissimo Signore nostro Gesù Cristo sposa dello Spirito Santo; prega per noi con San Michele Arcangelo e con tutte le potenze dei Cieli e con tutti i Santi, presso il tuo Santissimo diletto Figlio, Signore e Maestro.

“Vieni Spirito Santo, vieni per Maria!”. Il Bene non fa notizia, che siano viventi santi non ancora saliti in Cielo dovrebbe stimolarci a imitarne i passi affrettandoci come le vergini sagge che con l’olio delle lampade in mano attesero fiduciose l’arrivo dello Sposo, Nostro Signore. Tutto il resto è solo un soffio che non smuove le lapidi.

:: Il richiamo del sentimento, Fabrizio Guarducci (Lorenzo De’ Medici Press) A cura di Viviana Filippini

13 febbraio 2025

“Il richiamo del sentimento” è il romanzo di Fabrizio Guarducci edito da Lorenzo De’ Medici Press che ruota attorno alla ricerca di una profonda verità esistenziale dal passato. Protagonista è Elvira alle prese con un’ indagine sui Catari, antico movimento religioso scomparso. L’intento della sua ricerca, che lei vuole trasformare in un libro, è quella di capire quanto ancora i principi e valori dei Catari siano validi al giorno di oggi. Il movimento dei Catari era un gruppo ereticale cristiano che si radicò in diverse zone dell’Europa (Linguadoca e Occitania in Francia, Italia, Bosnia, Bulgaria e impero bizantino) nel Medioevo e attivo dal X al XIV secolo. Tra i valori cardine del movimento dei Catari per esempio la contrapposizione tra il bene spirituale e il male materiale, ma anche il rifiutare le ricchezze, la corruzione del clero e i Sacramenti della chiesa cattolica. Per queste ragioni il movimento venne duramente attaccato e preso di mira, poi l’arrivo della crociata albigese e dell’Inquisizione portarono il movimento alla scomparsa. Attorno a questo enigmatico gruppo Elvira, nata dalla penna di Guarducci, muove i suoi passi per trovare tutte le informazioni e contenuti sul movimento religioso. La ricercatrice, che non sarà sola ma avrà degli aiutanti (amici, ricercatori, professori), oltre ad analizzare testi antichi trovando relazioni impensabili tra i essi, si recherà da Firenze nei luoghi della Francia dove il movimento si radicò. Torniamo agli scritti, perché trovarli, leggerli e capirli per Elvira è un vero e proprio bisogno, una ossessione. Tra gli antichi testi in cui la studiosa si imbatte c’è la “Kephalaia”, un trattato gnostico; poi tocca alla “Pistis Sophia”, una vangelo gnostico dove Gesù, dopo la sua morte, rimase per un po’ di anni (11) con gli apostoli, spiegando loro cosa ci sarebbe e accadrebbe all’uomo dopo la morte. Accanto a questi testi, compare anche un Vangelo apocrifo di Giovanni e quello della Maddalena. In realtà c’è una altro elemento, che piano piano mostrerà la sua importanza. È  un giovane che ogni tanto compare nella vita di Elvira proprio mentre lei sta volgendo al sua ricerca sui Catari. Sarà questo ragazzo – tra il suo essere terreno, ma forse non del tutto- con le sue parole durante i dialoghi con Elvira, che la condurrà ad una importante scoperta sui testi esaminati e sulle dottrine dei Catari e  sul quel loro pensare ad una società dove uguaglianza è fondamentale. Certo nella trama non mancano ostacoli, colpi di scena, parti di documenti trafugate o fatte sparire per non far emergere il vero, ma l’obiettivo della protagonista è sempre lo stesso: trovare la verità e il senso del vivere che i Catari cercavano e che si rivelerà attuale ancora ai tempi di oggi , proprio per quei principi universali che vanno oltre il tempo e lo spazio. In “Il richiamo del sentimento” di Fabrizio Guarducci, Elvira vive un percorso, anzi un cammino nella Storia del passato, nel Medioevo, per conoscere, capire e dare un senso a quello in cui i Catari credevano. Allo stesso tempo, la ricercatrice sperimenta un cammino di formazione umana e spirituale profondo che la porterà a mettere in discussione il senso del vivere e ad analizzarlo con i valori e gli insegnamenti che apprenderà durante questo cammino di ricerca che dal passato possono aiutare ad affrontare il tortuoso presente.

Fabrizio Guarducci, scrittore, saggista e autore, regista e produttore cinematografico. La sua formazione avviene con i principi della dottrina politica e sociale e umana del giurista Giorgio La Pira. G. ha vissuto il movimento Underground alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e poi fondato il Dipartimento di Antropologia culturale dell’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze e ha insegnato Mistica, Estetica e Tanatologia e si è dedicato alla ricerca dei linguaggi come strumenti per migliorare l’interiorità dell’individuo e per trasformare in positivo la realtà che ci circonda. Tra le sue opere i saggi “La parola ritrovata” (2013), “Theoria. Il divino oltre il dogma” (2020) e i romanzi “Il quinto volto” (2016), “La parola perduta” (2019), “La sconosciuta” (2020), “Duetto” (2021), “Amor” (2022), “Il villaggio dei cani che cantano” (2022) ed “Eclissi” (2022).

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Perché leggere Dostoevskij, Antonio Schlatter Navarro (Graphe.it Edizioni, 2024) A cura di Viviana Filippini

7 febbraio 2025

“Perché leggere Dostoevskij” è un saggio di Antonio Schlatter Navarro, con prefazione di Valerio de Cesaris, rettore dell’Università degli Studi di Perugia, dedicato al grande scrittore russo che ha l’intento di indagare i temi presenti all’interno delle sue opere, i quali sono ancora oggi attuali. Non so se sia vero che tutti leggono o hanno letto Dostoevskij, ma questo saggio che lo analizza in modo dettagliato è la  dimostrazione che i temi affrontati dall’autore russo e che hanno al centro il vivere quotidiano, il rapporto con Dio, la fede, sono ancora radicati nella nostra quotidianità e noi, lettori odierni, possiamo confrontarci ancora con essi e, se non lo abbiamo ancora fatto, provare a leggere i libri di Dostoevskij, senza tanto pensare al numero di pagine, ma ai possibili elementi utili che da esso potremmo trarne. Schlatter Navarro si concentra su alcune opere dello scrittore russo considerando i personaggi protagonisti sui quali Dostoevskij proiettava i sentimenti, le emozioni e le riflessioni che lui stesso visse in prima persona e sulla propria pelle. Tra di essi ci sono il senso di colpa, il giudizio e il pregiudizio, il senso del divino che si manifesta nel quotidiano e nel reale che circonda. Trovano però spazio anche quelle tenebre costanti e perenni, presenti anche con la luce, nelle quali i personaggi si muovono quasi sempre nell’attesa della rivelazione o verità che salva. C’è un senso di libertà che ognuna delle singole creature letterarie  cerca e desidera, ma c’è anche il senso di un insieme di persone che formano il  popolo come forza viva e motrice. Queste sono alcune delle tematiche che Navarro analizza, perché esse erano fondamentali per lo scrittore russo che le metteva nei suoi romanzi e nei diversi personaggi impegnati in un lungo processo di ricerca di redenzione e salvezza. Schlatter Navarro sottolinea ed evidenzia poi altri argomenti costanti per Dostoevskij come la fede in Dio, la figura di Cristo e della sua grande capacita di perdonare tutto, il ricercare i suoi/loro insegnamenti nel quotidiano che lo spingevano  all’analisi e all’indagine della realtà che lo circondava e nel suo animo in rapporto a essa. Altra fonte di ispirazione per Dostoevskij furono le sue visioni, quelle che lo affliggevano e tormentavano quando aveva gli attacchi di epilessia e che lo conducevano in una sorta di mondo altro, tutto da comprendere e decifrare. Questi elementi, uniti alle esperienze drammatiche di vita quotidiana minata dai problemi economici, dolori familiari dovuti alla morte prematura della madre, quelli di alcolismo del padre, la morte della moglie, il secondo matrimonio parecchio lontano dalla felicità, e i suoi problemi con il gioco d’azzardo, affiancati a traumi di diverso genere, colpirono Dostoevskij che poi li esorcizzò (o almeno di provò) mettendoli  nelle sue opere letterarie. Quello che emerge dal saggio di Navarro è che la scrittura, inventare trame e intrecci, dare forma a personaggi dall’animo tormentato e in subbuglio, furono per Dostoevskij una vera e propria valvola di sfogo per analizzare la sua dimensione più profonda, il suo  animo e  i tormenti che lo caratterizzavano. Suoi sì, ma comuni anche a tutti gli altri esseri umani del suo tempo e, come ci dimostra Navarro in queste pagine, del nostro. Interessante alla fine del libro anche un “Epilogo” con le indicazioni dell’ipotetico e ideale ordine di lettura degli scritti di Dostoevskij. Con “Perché leggere Dostoevskij”, tradotto in italiano da Natale Fioretto, Navarro ci prende per mano e ci accompagna alla lettura delle opere di dell’autore di “Delitto e castigo” (per citarne uno), proprio per aiutarci a comprendere i suoi testi che a volte paiono cupi e criptici, quasi difficili da decifrare, ma che nascondo illuminanti verità esistenziali per non avere più timore e affrontare il domani.

Antonio Schlatter Navarro, nato a Siviglia, è un sacerdote della Prelatura dell’Opus Dei. Ha esercitato il ministero in diverse diocesi della Spagna: Murcia, Valencia e Saragozza e attualmente a Cordova. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Jaén, dove ha esercitato la professione di avvocato, ha conseguito la laurea in Teologia alla Pontificia Università della Santa Croce in Roma e il dottorato in Filosofia all’Università di Navarra. Tra le sue pubblicazioni : “Mero Catolicismo” (Palabra); “A la mesa con Dios”  e “Trabajo del hombre, trabajo de Dios” (entrambe per Rialp); “Murillo con ojos nuevos” (Eunsa); “Miguel Mañara” (Sinergia). “Por qué leer a Dostoyevski” (Eunsa) è il suo ultimo libro e il primo a essere tradotto in italiano.

Source: grazie all’ufficio stampa 1A Comunicazione.

:: Non già ieri, non ancora domani di Antonio Tricomi (Marcos y Marcos 2024) a cura di Valentina Demelas

5 febbraio 2025

Non già ieri, non ancora domani di Antonio Tricomi edito per i tipi di Marcos y Marcos, è un’opera che si muove tra poesia e prosa, un prosimetro che sfida le convenzioni narrative, costruendo, e al tempo stesso disgregando, una trama tenue, sfuggente, come un frammento di memoria. L’opera si compone di brevi testi – un patchwork di poesia, racconto, diario, partitura teatrale, libretto d’opera; una variazione jazzistica di generi, appunti e citazioni, concatenati tra loro – che, pagina dopo pagina, seguendo un filo conduttore, non si limitano a narrare una vicenda, ma ne esaltano la discontinuità, trasformandola in un racconto autobiografico volutamente incerto.

L’autore affronta la scrittura con uno spirito spregiudicato, mischiando generi e trasgredendo strutture con un’urgenza lirica che non si riduce mai a puro esercizio di stile. Ogni parola è scelta con precisione chirurgica, ogni frase si muove tra il lirismo e la riflessione critica, generando un testo che non è mai solo racconto, mai solo poesia, ma una continua metamorfosi tra i due registri.

Questo approccio rende il libro un oggetto letterario difficilmente classificabile, un esperimento che si colloca a metà tra la ricerca formale e l’indagine esistenziale. L’autore non si limita a descrivere, ma osserva e destruttura il reale con uno sguardo che alterna attonimento e sarcasmo, testimoniando l’incapacità del nostro tempo di lasciarsi alle spalle un abbrutimento ormai cronico, pur lasciando emergere accennati, ma persistenti, desideri di rinnovamento e speranza.

Il titolo stesso suggerisce una sospensione temporale che non è solo personale, ma collettiva. Non già ieri, non ancora domani è la fotografia di un’epoca in bilico, un viaggio per lettori audaci e curiosi. Un’opera che interroga il presente attraverso le incertezze della memoria e del contemporaneo, in cui il passato è già dissolto e il futuro ancora inaccessibile. È in questo spazio intermedio che la scrittura di Tricomi trova la sua forza, trasformandosi in una coscienza critica capace di illuminare le crepe del nostro tempo.

Non è un libro che concede appigli facili, né un testo da leggere con leggerezza: richiede attenzione, complicità, disponibilità a perdersi tra le sue pagine e i suoi intrecci testuali. È un’opera che sfida il lettore, lo costringe a interagire con il testo, a cercare un significato che non è mai univoco né immediato, ma che – tra storia autobiografica e storia collettiva – in un percorso a tappe tra miserie, contraddizioni, dialoghi, frenesie, rassegnazione e speranza, amore, sogni, riflessioni, resoconti, porta ad accorgersi, inevitabilmente della bellezza – non scontata, non banale – che fa da sfondo a ogni vita.

Con questo testo Antonio Tricomi compone un’opera inclassificabile e necessaria, un viaggio nella parola e nella coscienza, che si offre come specchio deformante del nostro presente. Un libro per chi ama la letteratura che inquieta, interroga e, soprattutto, resiste alle definizioni.

Antonio Tricomi è nato a Catania nel 1975. Vive nelle Marche, dove insegna discipline letterarie in un istituto tecnico. È stato a lungo docente a contratto nelle Università di Macerata e Urbino. Ha pubblicato una sola raccolta di versi: la polvere (Stamperia dell’Arancio, Grottammare 2006). Numerosi, invece, i suoi volumi di saggistica. Tra questi: La Repubblica delle Lettere. Generazioni, scrittori, società nell’Italia contemporanea (Quodlibet, Macerata 2010); Fotogrammi dal moderno. Glosse sul cinema e la letteratura (Rosenberg & Sellier, Torino 2015); Pasolini (Salerno Editrice, Roma 2020); Epidemic. Retroversioni dal nostro medioevo (Jaca Book, Milano 2021); Macerie borghesi. Genealogie letterarie del presente (Rogas, Roma 2023).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Marcos y Marcos.

:: Avanzi americani di Vittorio Parlanti (Ali Ribelli 2025) a cura di Patrizia Debicke

3 febbraio 2025

Vermont, 1986, domenica 11 giugno, Elizabeth Barrow, una ragazza carina, studentessa modello che frequenta la biblioteca, di diciassette anni, è scomparsa nell’East End della cittadina di Burlington, Vermont. L’adolescente, dopo avere sbrigato delle commissioni per conto di sua madre, avrebbe dovuto raggiungere alcuni amici sulle sponde del fiume Winooski per festeggiare la fine dell’anno scolastico. Ma purtroppo non è mai giunta a destinazione, anzi è sparita nel nulla dopo aver lasciato la sua bicicletta, apparentemente di sua volontà, a circa cento metri dal fiume, in una strada secondaria fiancheggiata da alberi di pino.
Con l’allarme lanciato dalla famiglia in poche ore, padre, madre, fratello, i vicini e tutti i volontari della contea si sono messi in moto impegnandosi in una vasta battuta a tappeto nella zona circostante… Ma la loro iniziale grande battuta andrà a vuoto, benché proseguita per tutto il pomeriggio.
Alle sette di sera il padre, Jim Barrow, ha persino rilasciato una intervista alla televisione locale contenente un appello alla figlia nel caso di un inspiegabile allontanamento volontario e allo stesso tempo una richiesta di aiuto alla popolazione.
In una piccola città quasi tutti conoscono i vicini e tutti, ma proprio tutti, compreso chi ha a che vedere con quella scomparsa, accorreranno in massa pronti a darsi da fare.
Le ricerche proseguiranno anche di notte, coordinate dall’ufficio dello sceriffo locale Ross e con l’ausilio delle unità cinofile venute a dare man forte. Fino ad allora il rappresentante della polizia, ovverosia il detective Jack Morgan veterano della guerra del Vietnam ed ex membro dell’FBI, il detective al quale sono state affidate le ricerche, non ha rilasciato comunicati ufficiali.
Ciò nondimeno Morgan, che ha già scartato l’ipotesi di un incidente e teme il peggio, dopo due giorni di inutili ricerche contatterà a Saratoga Springs l’ufficio dell’investigatore Richard, Rick Collins, un vecchio amico e collega anche lui ex membro dell’FBI e soprattutto un ottimo e collaudato profiler. Vorrebbe farsi spalleggiare da un esperto in quello che ritiene un caso difficile e inquietante. La prima reazione di Collins di fronte a quella richiesta sarà di rifiuto. Non ha dato le dimissioni e lasciato il suo gravoso compito a Quantico, per l’eccesso di pressione psicologica che l’ha praticamente indotto a una fuga, per trasformarsi in un tranquillo detective privato e poi lasciarsi trascinare di nuovo da un amico nei casini…
Solo l’imprevista e tragica conclusione del suo ultimo caso a Saratoga , apparentemente una normale diatriba da sbrogliare tra una moglie e un marito un po’ manesco, trasformata dall’uomo in un barbaro omicidio, lo spingerà a confrontarsi con se stesso e le proprie scelte. Ha sottovalutato alcuni segni del caso e i possibili rischi e invece non poteva e non doveva. Se avesse preso più sul serio i timori e le parole di quella poveretta, forse avrebbe potuto salvarla. La sua tardiva presa di coscienza lo indurrà a cambiare idea, ad accettare la richiesta di Morgan e a impegnarsi di nuovo di persona.
“Arrivo in macchina in giornata” , gli promette infatti.
Mentre Richard Collins è in viaggio, a Burlington la situazione precipita perché Elisabeth Barrow verrà ritrovata morta, dai cani,in una radura. Secondo il medico aggredita e colpita alla nuca con un oggetto contundente. Poi, priva di sensi, è stata legata ai polsi e alle caviglie. Ipotesi formulata in virtù dei segni marcati riscontrati sulla pelle. In seguito, visti gli ematomi sparsi sul corpo, è stata picchiata selvaggiamente, anche in faccia, violentata e infine strangolata. Le unghie spezzate delle dita provano infatti che fino all’ultimo aveva tentato un’inutile difesa.
Un’aggressione evidentemente messa a segno da qualcuno che forse conosceva la vittima o almeno aveva studiato le sue abitudini. Qualcuno che sapeva e voleva uccidere. Uno stupro e un delitto quindi in apparenza premeditati in tutti i particolari. Con un assassino che aveva buone probabilità di cavarsela, a meno che…
Ma Collins decide di restare nel Vermont, per rimettere alla prova le sue capacità di profiler per aiutare il vecchio amico e provare a incastrare il colpevole.
Fin dai primi capitoli del romanzo scopriamo , per volontà dell’autore, che il punto di vista dell’assassino, si incrocia e si sovrappone spesso con quello dei cittadini e degli inquirenti. E non sarà facile individuare in un personaggio anonimo, apparentemente normale, il crudele e distaccato pazzo cosciente, un serial killer animato solo da un viscerale spirito di rivalsa, che riesce a controllare tutto e tutti. Un essere mostruoso, sempre attento a valutare le sue scelte, fatte e da fare , e a misurare minuziosamente i suoi movimenti e quelli dei potenziali testimoni in modo da fuorviarli in ogni modo.
Sarà un corsa contro l’orologio della morte, con i due ex agenti dell’ex Fbi costretti a scontrarsi addirittura con il pubblico ludibrio, offerto sull’orrendo altare da un locale scoop giornalistico, e che tenteranno di individuare e incastrare il responsabile dell’omicidio di Elizabeth Barrow , un essere bramoso di sangue e intento a circuire subdolamente e far cadere nel suo agguato una seconda preda. Insomma è già pronto a colpire ancora .
Opera prima di un giovane autore che, pur peccando di qualche ingenuità e ridondanza, riesce a sviluppare in modo convincente una trama molto complessa e articolata.
Le motivazioni e gli sviluppi emozionali e caratteriali dei diversi protagonisti sono ben motivati nel corso della trama e ricostruiti con dovizia di particolari.

Vittorio Parlanti, nato a Pistoia il 18 marzo 2004, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Niccolò Forteguerri e attualmente frequenta la facoltà di Giurisprudenza all’Università degli Studi di Firenze. Appassionato di letteratura, classica e moderna, fin da bambino nel tempo libero si diletta in scrittura creativa. Patito di recitazione, melodramma, viaggi e trekking, Avanzi Americani è la sua prima produzione e nasce come esito delle influenze e degli interessi che l’autore ha sviluppato nel corso della sua vita.

:: A rischio di Patricia Cornwell (Giallo Mondadori 2025) a cura di Patrizia Debicke

30 gennaio 2025

A rischio è un romanzo poliziesco breve della scrittrice statunitense Patricia Cornwell pubblicato nel 2006. Si tratta del primo libro della coppia di storie con in veste di protagonista il fascinoso detective mulatto Winston (Win) Garano della polizia di Boston (padre e madre italianissima e della quale usa il cognome), sempre vestito e calzato benissimo solo con roba di marca firmata comprata oculatamente a ottimo prezzo da Hand Me Up prezioso indirizzo di un negozio di abiti usati. Winston Garano sta frequentando un corso di specializzazione alla National Forensic Academy sugli ultimi sviluppi nelle scienze forensi e sulle nuove tecniche di repertamento, quando il Sostituto procuratore, la fascinosa Monique Lamont, una donna che si serve delle persone solo per i suoi giochi di potere, lo convoca d’urgenza per uno strano incarico. Giudica Win Garano l’uomo giusto per chiarire un vecchio caso. Non sa, però, che Garano è furbo, coscienzioso e poco incline a credere solamente alle apparenze. Il detective dovrà indagare sull’omicidio di Vivian Finlay, anziana benestante uccisa e seviziata nella propria casa matronale. Il fatto, che risale a vent’anni prima, avvenuto a Knoxville nel Tennessee e di cui non è mai stato scoperto il colpevole. L’omicidio è stato presumibilmente perpetrato nel corso di un fallito tentativo di furto.
L’indagine dovrebbe essere legata a un nuovo progetto investigativo, “A rischio”, che utilizza le tecniche più recenti di trattamento ovverosia strumenti innovativi di indagine criminale in grado di identificare gli assassini attraverso il DNA.
Ma nella mente del detective Garano qualcosa non quadra: perché la Lamont avrebbe scelto proprio lui per quell’incarico? E perché poi riprendere in mano un omicidio avvenuto in un altro Stato e per di più così lontano nel tempo?
La scaltra e bella Monique è ben nota per essere oltre a una divoratrice di uomini, una incontrollata arrampicatrice che cerca in realtà solo di scalare posizioni per velocizzare la sua carriera (vuole arrivare al posto di governatore del Massachusets) e giocarsi il tutto per tutto. Ma come potrebbe la soluzione di questo caso favorire le sue aspirazioni politiche? Sicuramente favorirebbe una grande notorietà mediatica e tutto va bene purché si parli e si scriva di lei e solleverebbe un polverone sia che Garano non raggiunga l’obiettivo sia che invece fortunatamente riesca a sbrogliarlo e trovare l’assassino. Una cosa è certa: stampa e televisioni da lei ben oliati ci andranno a nozze e le regaleranno grande visibilità.
Intanto pur andando a scavare nei vecchi archivi Garano troverà ben poco sulla vecchia signora. Dell’autopsia effettuata allora resta solo una fotocopia da microfilm. Mancano sia le relative foto che il verbale sull’accaduto. Il dossier, chissà come, sembra essersi volatilizzato Ma quando sarebbe successo? Nel corso di qualche trasferimento di uffici? Ma è andato perso oppure è stato rubato?
Quello che all’apparenza sembrava solo un vecchio caso da risolvere, magari sfruttando al meglio tutte le moderne tecnologie scientifiche, si rivelerà invece una specie di Idra, il mostro dalle molte teste, che nasconde una complessa trama di poteri, dalle impensabili conseguenze, in cui il detective Garano, e non solo lui, rischia di restare tragicamente coinvolto.
E per di più pare evidente che qualcuno ha deciso di ostacolare l’indagine e peggio , a tale punto che nell’arco di poche ore, mentre lui sarà minacciato, all’ambiziosa e prepotente Monique succede molto ma molto peggio.
Tra Win Garano e Monique Lamont , stuprata, ma salvata appena in tempo da morte certa proprio dal suo detective, la tensione arriva alle stelle evidenziando l’umana meschinità della donna, non in grado di mostrare gratitudine ma solo furiosa per essersi lasciata prendere di sorpresa e cogliere impreparata. E ciò nonostante il detective Garano, ignorando quella esecrabile reazione, sentendosi ormai coinvolto di persona con la sua indiscussa capacità professionale porterà avanti caparbiamente la sua indagine senza avere idea dello spaventoso ginepraio in cui sta per andarsi a ficcare . Ma Garano non demorde e insiste fino a quando il suo fiuto lo porterà non solo a risolvere il delitto, ma anche a smascherare un sistema di potere marcio e corrotto.

Tradotta da Anna Maria Biavasco.

Patricia Cornwell è una scrittrice statunitense, discende dall’autrice de La Capanna dello Zio Tom. È stata cronista di nera prima di diventare analista informatico presso l’ufficio di medicina legale della Virginia. È tra i fondatori dell’Istituto di scienze e medicina forense della Virginia e Senior Fellow dell’International Crime Scene Academy del John Jay College of Criminal Justice, nonché membro del McLean Hospital’s National Council, dove è un sostenitrice della ricerca psichiatrica. Ha esordito nella narrativa nel 1990 con il romanzo Postmortem (in Italia nel 1995), l’unico romanzo ad aver vinto nello stesso anno i premi Edgar, Creasey, Anthony, Macavity e il Prix du Roman d’Aventure. Il successo, raggiunto a livello mondiale con Oggetti di reato (1993),ecc.

:: La porta delle stelle di Ingvild Rishøi (Iperborea 2024) a cura di Valentina Demelas

30 gennaio 2025

La porta delle stelle, pubblicato in Italia da Iperborea con la traduzione accurata di Maria Valeria D’Avino, è una favola moderna che illumina le ombre della realtà – rievocando le atmosfere di Lindgren, Dickens e Andersen – ma è anche, e soprattutto, un ritratto nitido della contemporaneità, capace di intrecciare sogno e crudezza, poesia e realismo, attraverso una narrazione che pulsa di umanità.

La storia è ambientata a Tøyen, un quartiere periferico di Oslo, durante un inverno rigido e ostile. Qui incontriamo Ronja, una bambina di dieci anni dalla vivace intelligenza e dal cuore grande, e sua sorella Melissa, appena diciassettenne, ma già costretta a indossare le vesti dell’adulta in una famiglia difficile. Il padre, nonostante il suo affetto sincero, è troppo fragile per essere un vero sostegno, mentre la precarietà economica e sociale si insinua in ogni aspetto della loro esistenza.

La voce di Ronja, infantile, diretta e priva di artifici, guida il lettore tra le difficoltà della vita con uno sguardo che, pur ingenuo, non manca mai di profondità. Melissa, invece, incarna il peso delle responsabilità troppo grandi per una ragazza della sua età. Il loro rapporto, fatto di tensioni, ma anche di affetto e di una solidarietà indistruttibile, è il vero perno emotivo del testo.

Il periodo natalizio fa da sfondo alla narrazione, donandole un’aura senza tempo. Le lucine, la neve e i piccoli rituali del Natale richiamano le fiabe più classiche – ad esempio La piccola fiammiferaia – senza mai scivolare nel didascalico. Questa atmosfera, densa di simbolismo, si fonde con una contemporaneità spietata, creando un contrasto potente che amplifica il coinvolgimento del lettore.

La forza del racconto risiede nello stile di Ingvild Rishøi: minimalista e delicato, ma capace di scavare a fondo nel cuore di chi si immerge in questa esperienza di lettura. Ogni frase è calibrata con precisione, ogni immagine evoca un’emozione o una riflessione. Attraverso una prosa essenziale e poetica, l’autrice trasforma le piccole vicende quotidiane in un racconto universale, esplorando con sensibilità temi complessi. Eppure, accanto a ogni ombra, pulsa una luce potente: quella dell’innocenza dei bambini, della capacità di resistere e della speranza che a Natale un miracolo possa davvero capitare.

L’autrice evita con maestria le insidie del sentimentalismo, si muove con equilibrio tra durezza e tenerezza, lasciando spazio a momenti di solidarietà, piccoli gesti commoventi di umanità che illuminano anche le situazioni più cupe. Pur trattando temi intensamente emotivi, la narrazione non scivola mai nella retorica o nel patetico. Ogni lacrima che il libro può suscitare è autentica, mai forzata.

La porta delle stelle è un libro da assaporare e custodire, una lettura che invita a guardare oltre le apparenze e a scoprire la bellezza nascosta nelle piccole cose, anche nei momenti più difficili. È una favola classica che parla al cuore senza essere stucchevole, capace di emozionare, far riflettere, ma è anche «un lucido racconto della contemporaneità, crudo e onirico, che con sottile eleganza si muove tra la cura dell’altro e lo sconforto, tra la bellezza della speranza infantile e la fame che rende le prede predatori».

Consigliato a chi cerca storie capaci di toccare l’anima con grazia e profondità, questo libro è una piccola gemma che non lascia indifferenti.

Ingvild Rishøi è nata nel 1978, è una delle più importanti scrittrici norvegesi contemporanee. Ha conquistato i lettori con la sua narrazione essenziale ma potente, con un occhio attento per le meraviglie della vita quotidiana e per i personaggi vulnerabili ai margini della società. Le sue storie rievocano le atmosfere di grandi scrittori del passato come Astrid Lindgren, H.C. Andersen e Charles Dickens. I suoi libri, pubblicati in oltre venti paesi, hanno ottenuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Brage, il Premio della critica e il Premio Dobloug dell’Accademia svedese.

Maria Valeria D’Avino è nata a Roma, ha studiato letterature della Scandinavia in Italia, dove si è laureata presso l’Università La Sapienza, e a Copenaghen. Ha lavorato per circa dieci anni per la RAI (Radio, Multimedia), collabora con l’Associazione Asinitas come insegnante di italiano L2 in corsi rivolti alle persone migranti e tiene seminari di traduzione e scrittura. Collabora con varie case editrici per consulenze e scouting e traduce soprattutto narrativa danese e norvegese (Iperborea, Marsilio, Feltrinelli, Orecchio Acerbo). Tra gli autori tradotti, Knut Hamsun, Cora Sandel, Jørn Riel, Dag Solstad, Thorkild Hansen, Johan Harstad, Dan Turèll, Monica Kristensen, Gaute Heivoll, Jussi Adler-Olsen, Gunnar Staalesen, Janne Teller, Gunnar Gunnarsson.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca Gerosa, ufficio stampa Iperborea.

:: Editoria in versi Fare e pubblicare poesia presentazione di Maurizio Cucchi (Edizioni Santa Caterina 2024) a cura di Valentina Demelas

29 gennaio 2025

Il volume Editoria in versi Fare e pubblicare poesia, curato dal poeta, critico letterario, pubblicista e traduttore Maurizio Cucchi e pubblicato dalle Edizioni Santa Caterina, offre un’analisi dettagliata del processo che porta alla nascita e alla diffusione di un libro di poesia. Con uno sguardo attento al “dietro le quinte” dell’editoria, il testo rappresenta un’indagine coinvolgente, molto interessante e approfondita sull’intero percorso editoriale. Nato dal Master in Professioni e prodotti dell’editoria dell’Università di Pavia, il testo è stato presentato in anteprima a BookCity Milano il 16 novembre 2024 presso il Centro Internazionale di Brera. L’evento, moderato da Roberto Cicala e arricchito dall’intervento di Cucchi, ha visto la partecipazione degli studenti del Master, che hanno condiviso il lavoro di ricerca e scrittura alla base del progetto. Durante l’incontro sono stati affrontati temi fondamentali come la storia delle collane poetiche, l’influenza della tecnologia sulla poesia contemporanea e le prospettive future di questo genere letterario.

Nel panorama editoriale attuale, la poesia si colloca tra tradizione e innovazione, cercando di affermarsi in un mercato in continua trasformazione. Il lettore è guidato a esplorare da vicino il processo creativo e professionale che porta alla realizzazione del “prodotto poesia”. Un aspetto di grande interesse è lo studio delle abitudini dei lettori e delle loro preferenze, con dati utili per comprendere il pubblico odierno. L’approccio multidisciplinare è un elemento distintivo del libro: tramite interviste, saggi e approfondimenti, Editoria in versi Fare e pubblicare poesia analizza tutte le fasi della pubblicazione, dalla selezione dei manoscritti all’editing, fino alla promozione e alla distribuzione. Particolare attenzione è dedicata all’impatto delle tecnologie digitali e al ruolo crescente dell’intelligenza artificiale in ambito editoriale.

Un aspetto rilevante è lo spazio dedicato a generi meno esplorati, a dimostrazione della capacità della poesia di rinnovarsi e di adattarsi a pubblici e contesti differenti. Non sorprendono la ricchezza e la varietà degli argomenti trattati: dai testi introduttivi, si passa a un’analisi del lavoro degli autori e dei curatori, con un focus su figure di spicco come Biancamaria Frabotta e Bruno Tognolini. Ampio spazio è dedicato alla traduzione, con approfondimenti sulla resa della poesia giapponese e sulle edizioni curate da Mondadori. Un’interessante sezione è riservata al paratesto e al lavoro redazionale, con esempi che spaziano dalle edizioni de I fiori del male alla poesia per ragazzi di Gianni Rodari. Il volume esplora anche le principali collane di poesia italiane, come la Bianca di Einaudi e gli Oscar Mondadori, senza trascurare le nuove contaminazioni tra poesia e altri linguaggi e si sofferma sulle nuove forme di espressione nate nell’era digitale. Fenomeni come la graphic poetry, le sperimentazioni musicali di Kae Tempest e la poesia diffusa sui social media hanno contribuito ad ampliare il pubblico e a trasformare le modalità di fruizione del testo poetico, offrendo nuove opportunità agli autori emergenti. Infine, il libro si interroga sulla ricezione della poesia nel mercato editoriale, analizzando il ruolo dei festival e il fenomeno della poesia contemporanea più commerciale, come il caso editoriale di Rupi Kaur.

Oltre a rappresentare un punto di riferimento per chi opera nel settore editoriale, questo libro si rivela un contributo prezioso per i lettori appassionati, curiosi di scoprire la storia e l’evoluzione della poesia e i meccanismi che ne determinano il successo. Il volume richiama un’affermazione significativa: «La cultura ha guadagnato soprattutto da quei libri con cui gli editori hanno perso», evidenziando come, pur essendo spesso considerata una nicchia, la poesia continui a svolgere un ruolo essenziale nella produzione culturale.

Il Master “Professioni e prodotti dell’editoria” dell’Università di Pavia presso villa Necchi del Collegio universitario S. Caterina da Siena, collegio di merito, dal 2008 ha lo scopo di formare professionisti nel mondo dei libri in grado di inserirsi nelle diverse fasi della filiera produttiva. La preparazione offerta dal Master offre, attraverso lezioni frontali, incontri con esperti e professionisti, infine stage, la possibilità di acquisire e mettere a frutto le competenze richieste dal settore. Frequentato da studenti provenienti da ogni parte d’Italia, si è distinto tra i migliori master italiani in tema editoriale, con citazioni e riscontri positivi su quotidiani e riviste.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa di Edizioni Santa Caterina.

:: Ti ricordi di Sarah Leroy? di Marie Vareille (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

27 gennaio 2025

Anni Novanta. Sarah Leroy e Angélique Courtin si erano stranamente conosciute nel cimitero di Bouville-sur-Mer, piccolo paese sulla Manica. Tutte e due avevano sette anni ed era il giorno del funerale della mamma di Sarah. Sarah aveva lasciato la chiesa in preda a una crisi di pianto e aveva raggiunto Angélique che a gambe incrociate e con addosso un impermeabile giallo troppo grande, stava seduta su una tomba nel cimitero di Bouville- sur – Mer. Quel cimitero descritto nel romanzo, molto suggestivo, non è a Bouville ma a Varengeville-sur-mer ed è ancora in cima alla scogliera bianca a picco sul Canale della Manica poco lontano da Cap Gris-Nez e di là, se il tempo è bello, si riesce persino a vedere l’Inghilterra .
Angelique “adorava i cimiteri”. Un hobby forse un tantino inquietante, penserete ma in quel momento Sarah non ci aveva fatto caso, anzi in un attimo di rabbia aveva persino tirato un sasso contro quella ragazzina sconosciuta ma Angelique si era alzata, si era avvicinata e l’aveva stretta tra le braccia. Profumava di mare e di cioccolata calda e quell’abbraccio le aveva dato conforto e offerto amicizia. La solidarietà è l’unica soluzione per le brutte cose della vita, le aveva detto allora Angélique. E le aveva piazzato sulle orecchie le cuffie del walkman preso in prestito dalla sorella Maggiore Fanny, che trasmetteva Sensualité di Axelle Red.
Nel 2001 Sarah era una sedicenne tranquilla, gradita a tutti, brava nuotatrice e studentessa modello. Angélique è bella ma Sarah ha il grande vantaggio di far parte di una famiglia benestante. Per un periodo le loro strade si erano divise, dopo le medie, ma prima della scomparsa di Sarah erano tornate amiche, molto amiche. Tanto da formare con altre due coetanee il gruppo delle Disincantate. Un giorno di fine estate tuttavia Sarah non farà ritorno a casa. Dov’è finita e cosa le sarà accaduto? La notizia, divampando su tutti i media francesi, terrà gli spettatori incollati davanti agli schermi televisivi per giorni e poi settimane. Verranno ritrovati i suoi vestiti, le sue cose, si supporrà che sia stata uccisa e buttata in mare, ma non si rinverrà mai il suo corpo. Ciò nonostante un giovane, qualcuno a lei vicino e che le aveva già fatto torto, finirà in prigione con l’accusa di omicidio. E il caso verrà chiuso.
Ciò nondimeno a vent’anni dalla sua scomparsa, il 3 settembre 2001 in Francia, nel paesino di Bouville-sur-Mer,” i riflettori si riaccendono all’improvviso sul caso di Sarah Leroy. Chi era stato condannato per la sua morte sta per uscire di prigione…
E succede proprio il giorno in cui Fanny Courti, vice-caporedattore della rivista per cui lavora e prossima alla promozione a direttore editoriale della versione online della rivista Mesdames, viene convocata da Catherine, il suo capo. Una convocazione in un giorno per lei tremendo. Tremendo perché è lo stesso in cui ha appena ricevuto dalla sorella minore Angélique la notizia della morte della loro madre e quello in cui la vicepreside della scuola della figliastra l’ha chiamata con urgenza per un colloquio. L’adolescente Lilou, figlia del marito di Fanny, Esteban, stavolta l’ha fatta grossa e si è beccata una sospensione. Di ben tre settimane e in più, avrebbe dovuto iscriversi a uno stage previsto dal suo percorso scolastico, cosa che naturalmente si è ben guardata dal fare. Senza contare che i rapporti fra Fanny e Lilou sono piuttosto difficili, neppure migliorati dalla nascita del piccolo Oscar, di quattro anni, benché da subito adorato dalla sorella maggiore .
Stanca e snervata, Fanny sarà costretta a trascinare Lilou con sé in ufficio dove si sentirà dire dal suo capo che la rivista online prevede una serie di articoli dedicati a Sarah Leroy, a vent’anni dalla sparizione. E chi meglio di Fanny, originaria di Bouville, sorella maggiore di Angelique, la migliore amica di Sarah e dunque più che informata dei fatti, potrà occuparsene? E visto che Lilou ha approfittato dell’occasione per intromettersi, potrà fare il suo stage, accompagnandola.
Fanny prova a resistere con tutte le sue forze all’incarico, persino a costo di veder sfumare la promozione, ma alla fine si vede costretta ad accettare. All’epoca, anche lei in un certo senso aveva avuto un ruolo nel fattaccio per cui cui – benché il corpo di Sarah non fosse mai stato ritrovato – era stato condannato a vent’anni di galera Éric Chevalier, figlio della matrigna di Sarah – per la ragazza una specie di fratellastro, sebbene questi si sia sempre dichiarato innocente. Ma su lui giravano da tempo nella cittadina voci che non si fosse comportato bene con qualche altra ragazzina e alcuni particolari parevano collegarlo irrimediabilmente alla sparizione di Sarah.
Fanny ricorda ancora bene di aver mentito alla polizia avvallando i movimenti di sua sorella minore Angélique e scagionandola. Ma è stata solo lei a mentire? In quanti allora non dissero tutta la verità e ancora tacciono? Cosa per esempio facevano e pensavano le Disincantate?
Loro, le quattro grandi amiche d’infanzia: Sarah, Angélique, Jasmine e Morgane. Legatissime tra loro in un speciale momento della loro vita.
E saranno dunque proprio le due investigatrici dilettanti, Fanny la giornalista affiancata, suo malgrado, dalla figliastra con la quale ha un rapporto tumultuoso, che si ritroveranno a indagare insieme sul mistero che circonda ancora la scomparsa di Sarah.
E per farlo dovranno recarsi sul luogo della tragedia per interrogare i testimoni di allora, in particolare Angélique, la sorella di Fanny che ancora vive là ed era la migliore amica di Sarah.
Se Lilou porta avanti il suo stage indagando con passione, Fanny invece si muove in modo più riservato, con maggiore circospezione. Il suo comportamento in un certo senso stupisce la figliastra che sospetta la matrigna di nasconderle qualcosa.
Insomma, l’enigma Sarah imbocca una strada oscura, che par volersi infittire a ogni passo, lasciando intuire troppi confidenziali segreti nascosti, parole mai dette collegabili ad alcune inesplicabili zone grigie e a definitivi giudizi di condanna .
E man mano che Marie Vareille, l’autrice, solleva il velo su quel passato, alternando le voci di Fanny, Lilou, Sarah, Angélique, riuscirà infine a fornire un’ ipotesi su quanto accaduto. Ma la realtà non potrà mai essere svelata.
Ambientato sulla Costa d’Opale, quel tratto di costa sulla Manica della Francia settentrionale, situato di fronte alla costa sud-orientale dell’Inghilterra, questo romanzo, giusto, incisivo, sapientemente diretto e con un finale inaspettato, dà ovviamente il posto d’onore a tutte queste donne, all’amicizia, alla sorellanza, ma affronta anche argomenti più seri come lo stupro, le molestie, le famiglie allargate, le apparenze, i lutti, le rivalità… Tutti questi ritratti di adolescenti/donne che portano avanti il romanzo sono infatti minuziosi e perfettamente rappresentati.
Un romanzo che è allo stesso tempo accattivante e commovente… e beh sì magari anche un po’ nostalgico per chi è cresciuto negli anni ’90.

Marie Vareille è nata in Francia nel 1985 e ora vive nei Paesi Bassi con il marito e le due figlie. Il suo bestseller, “La vie rêvée des chaussettes orphelines”, è stato tradotto in molti paesi e ha venduto più di 200.000 copie in Francia. Il libro ha ricevuto il Charleston Readers’ Prize nel 2020.

:: Giornata della Memoria: La porta aperta, Mario Pacifici  (Gallucci, 2025)A cura di Viviana Filippini

27 gennaio 2025

Ricordare è fondamentale, è un modo per tramandare a chi verrà domani un passato da non scordare e da conoscere per provare a evitare gli errori di chi ci ha preceduto e provare a fare meglio, anche se non sempre è facile come sembra. Ricordare quello che accadde con la Shoah e che ritorna ogni 27 gennaio con la Giornata della Memoria, è anche l’invito del libro per bambini “La porta aperta” di Mario Pacifici edito da Gallucci, già segnalato qui su Liberi di scrivere. Un libro che ho letto e che fa pensare a quanto è stato fatto e quanto ancora dobbiamo fare come collettività per continuare a ricordare. Il tema del testo per bambini, con le illustrazioni di Lorenzo Terranera, ha al centro una storia vera accaduta nel ghetto di Roma  ai tempi dei rastrellamenti nazisti nei confronti degli ebrei residenti nell’Urbe.  Protagoniste Mirella e Marina, due giovani sorelle ebree salvate dalla cattura grazie all’intervento di un vicino di casa fascista, Ferdinando Natoni. Durante i rastrellamenti, non trovando rifugio da chi lo aveva promesso loro, le due sorelle già si sentivano spacciate,  ma l’intervento di Natoni residente nella loro stessa palazzina e che le fece passare per sue figlie, portò i  soldati nazisti a stare lontano dalle ragazze. Un gesto eroico che Natoni fece con coraggio,  mettendo a repentaglio la sua stessa vita e quella dei suoi familiari pur di salvare quella di due innocenti. Un azzardo che andò a buon fine, perché Mirella e Marina, grazie al gesto eroico di Natoni, riuscirono a ricongiungersi ai familiari evitando la deportazione, i campi di concentramento e le camere a gas. A raccontare la storia nel libro di Pacifici è Marina stessa, che narra il suo vissuto ai nipoti (Ghila e Asher), e quello che emerge dai fatti e dalle parole, oltre alla grande commozione e attenzione dei piccoli verso la storia della nonna, è la profonda riconoscenza di Mirella e dei suo familiari verso il loro salvatore, così grande da spingere Marina a far sì che lo Yad Vashem riconoscesse Ferdinando Natoni Giusto tra le Nazioni, perché lui non ebreo, con il suo impavido gesto, aveva permesso a due giovani vite ebree di continuare ad esistere. “La porta aperta” di Mario Pacifici è un libro per bambini, e ideale è leggerlo assieme, adulti e bambini, per fare sempre Memoria, non solo il 27 gennaio, ma in ogni momento dell’anno. Dobbiamo continuare a ricordare coloro che sono state le innocenti vittime della Shoah ieri, con un occhio di riguardo e attenzione anche alle innocenti vittime dei conflitti di oggi, perché la guerra purtroppo non fa differenze e sconti, cambia il contesto e la forma, ma le vittime sono sempre i più deboli. Per tale ragione è importante fare Memoria del passato, per non dimenticarlo, nella speranza (sempre fragile purtroppo) che non si ripetano gli errori di un tempo.

Source: ufficio stamp Gallucci.

:: La Bibbia raccontata da Eva, Giuditta, Maddalena di Marilù Oliva (Solferino 2024) a cura di Patrizia Debicke

22 gennaio 2025

Dal fratricidio di Caino alla violenza dell’Apocalisse, le pagine della Bibbia sono bagnate di sangue: omicidi, sacrifici umani, torture, martirii, stupri, vendette…
Singoli uomini e interi popoli sono gli interpreti di orrendi racconti, vittime di efferate e sanguinarie atrocità, senza voler citare l’inaudita barbarie del diluvio universale… oppure gli Egizi sterminati dalle crudeli piaghe divine, atterriti dalla morte dei primogeniti, con l’acqua del Nilo trasformata in sangue, con la piaga di “ulcere che si trasformarono in pustole sulle persone e sugli animali” e infine con l’ennesima epidemia, che sterminò tutto il bestiame d’Egitto “ma del bestiame dei figli d’Israele non morì neppure un capo. “E come dimenticare per esempio il divino ordine a Gosué: “Ma delle città di questi popoli che il Signore tuo Dio ti dà in eredità, non lascerai in vita alcun essere che respiri; ma li voterai allo sterminio: cioè gli Hittiti, gli Amorrei, i Cananei, i Perizziti, gli Evei e i Gebusei, come il Signore tuo Dio ti ha comandato di fare, perché essi non v’insegnino a commettere tutti gli abomini che fanno per i loro dèi e voi non pecchiate contro il Signore vostro Dio. Quindi Giosuè (successore di Mosè) conquistò tutto il paese: le montagne, il Negheb, il bassopiano, le pendici e tutti i loro re. E come gli aveva comandato il signore, Dio di Israele: non lasciò alcun superstite e votò allo sterminio ogni essere che respira. Eccetera , eccetera …
E che dire poi di Salomè che danzando offre su un vassoio d’argento la testa mozzata di Giovanni Battista…
Una rassegna insomma di storie cruente, di episodi terrificanti legati all’Antico e al Nuovo Testamento, che propongono al lettore le contraddizioni di una religione teoricamente votata al bene del prossimo. La Bibbia spiegandoci con dovizia di particolari la mano violenta di un Dio, che punisce chi non rispetta le sue leggi e ci mostra tutta la crudeltà insita nel primo libro stampato (Bibbia di Gurtenberg) quello forse più noto se non letto al mondo, che nei secoli ha ispirato artisti e scrittori. Un’immensa opera letteraria che sembra anticipare i moderni generi legati all’universo del male, come il thriller e l’horror. Un inquietante viaggio nelle mitiche origini della cronaca nera.
E Marilù Oliva con la sua consueta intelligenza e arguzia sceglie di raccontarcela anche al femminile, e benché il compito appaia arduo lei ci riesce alla grande.
Dunque sappiamo che le antiche popolazioni del Vicino Oriente, avevano tutte una storia patriarcale. Insomma esiste qualcosa di più “patriarcale” della Bibbia, vedi Vecchio Testamento? Un mondo di vecchiacci assolutisti e prepotenti che vivevano troppi non anni ma secoli. Fin dalla più antica narrazione biblica poi le donne spesso vengono tenute da parte. La Bibbia ci insegna che le donne valgono meno. A partire dalla creazione con Eva realizzata da una costola di Adamo scopriamo immediatamente quale era il primo dovere delle donne: fare figli… Maschi e femmine è evidente, anche se la faccenda all’inizio appare un po’ nebulosa, per poi potersi riprodurre tra loro. Ma ora passiamo al cupo e intrattabile Noè. Chi era sua moglie? E quali femmine aveva caricato sull’Arca oltre ai figli? O pensiamo al peggio… o forse alla partenogenesi? Nooo. Mah. Tanto quello, Il Signore, può fare e disfare tutto.
Ma spieghiamo meglio di Eva creata egoisticamente solo per far compagnia ad Adamo, ma lei no. Lei voleva vivere, essere lieta, libera. Non le bastava tutto quel ben di Dio del giardino dell’Eden. No lei ha accettato il suggerimento del serpente e ha mangiato, per sua volontà, un frutto dall’unico albero proibito. E l’ha fatto mangiare anche ad Adamo… Ma mal gliene incoglierà perché patatrac! Tuoni e fulmini. Adamo, vigliacco e meschino le appiopperà persino la colpa. Ma sono scuse farlocche, non bastano perché a quel punto cala come una falce l’implacabile condanna divina: tutti e due via! Puniti, scacciati dal Paradiso Terrestre . E dopo, mamma mia, sarà peggio molto peggio per la povera Eva costretta a lavorare, partorire con dolore, patire disperata per la morte del figlio più amato, ucciso da suo fratello, dall’altro suo figlio, Caino. Ma Eva dovrà andare avanti per forza e per tutto il tempo che le resterà da vivere ( centinaia d’anni sapete, mica noccioline) avrà altri figli e figlie alle quali magari insegnerà qualcosina su come destreggiarsi con i maschi. Ma la faccenda è dura, ne sapranno qualcosa Lia e Rachele impotenti, costrette a gareggiare per i favori di uno sposo, Giacobbe che quel potere ce l’ha e per l’inusitato favore di dargli dei figli. Donne che vivevano per anni, secoli, nell’angosciosa attesa di un concepimento, convinte che il loro unico scopo fosse fare bambini. Cosa pensavano queste donne? Donne troppo spesso condannate a fare solo da spettatrici, a un inerte mutismo, solo e sempre in attesa.
Conscenza, potere, libertà: parole che nella Bibbia, come in tutta la grande storia scritta, sono troppo spesso attribuite solo agli uomini, ai maschi. Ma le donne della Bibbia di Marilù Oliva che ne ha scelte nove, tra il Vecchio e il Nuovo Testamento, Eva, Agar e Lia dalla Genesi, Miriam dall’Esodo, Micol dal Libro di Samuele, Susanna dal Libro di Daniele, Ester dal Libro di Ester (l’unica con un libro dedicato) , Maria Maddalena dai Vangeli non accettano di stare solo ferme a guardare e staccandosi da una narrazione essenzialmente patriarcale cominciano ad alzare la testa, a bussare forte e a uscire con prepotenza fuori dalle pagine. Un’esemplare raccolta di esempi femminili, che vanno dalle più sottomesse alle più battagliere , dalle sante alle seduttrici, che siano sovrane o donne del popolo.
Miriam per esempio sorella maggiore di Mosè spesso ignorata da Dio, che preferisce lasciarla in ombra rispetto al fratello, anche lei avrebbe voluto nascere libera e non prigioniera, schiava in Egitto. Miriam che come Mosè si spenderà strenuamente per il suo popolo. Miriam che danza, intona inni e poi sceglie il nubilato. Lei non si piega e come lei altre coglieranno ogni occasione per andare avanti, sia adattandosi, sia sfruttando ogni opportunità: cambiamenti, dissenso e complicità femminile. Succede ogni tanto. Parliamo anche dunque della profetessa Anna per arrivare a Zipporah, moglie di Mosè, senza dimenticare Dalila che incantò Sansone, la casta Susanna pronta ad affrontare la morte per affermare la verità, la ferrea determinazione di Giuditta che liberò il suo popolo dall’assedio di Nabucodonosor prima incantando e poi decapitando Oloferne. E cosa dire di Raab, meretrice di Gerico, che aiutò gli Israeliti a conquistarla e poi con la ricompensa ottenuto cambiò vita e fu persino un’antenata di Gesù. Senza dimenticare Salomé, che incanterà Erode a prezzo della testa di Giovanni Battista, arriveremo alla sofferta passione alla croce di Maria Maddalena, Maria di Magdala. Tante altre insomma e tutte disposte a battersi con una forza che affronta e supera ogni emarginazione.
Marilù Oliva ha dedicato questo suo libro alla memoria di suo padre. A lui, alle sue accurate analisi e dettagliate annotazioni sul sacro testo che temeva di avere perso negli anni e nei traslochi. Ai preziosi ricordi di un padre amatissimo, mancato purtroppo quando lei aveva appena sei anni. Ai ricordi di un dotto e fervente cattolico temperati oggi dalla serena ma intelligente interpretazione di una miscredente che le ha consentito di riportare in scena declinate al femminile alcune grandi protagoniste del libro più letto o per lo meno più famoso del mondo.

Marilù Oliva, nata a Bologna, è scrittrice, saggista e docente di lettere. Ha co-curato per Zanichelli un’antologia sui Promessi Sposi e realizzato due antologie patrocinate da Telefono Rosa, nell’ambito del suo lavoro sulle questioni di genere. Collabora con diverse riviste ed è caporedattrice del blog letterario Libroguerriero.
Per Solferino ha pubblicato i bestseller mitologici L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre (2020), L’Eneide di Didone (2022), L’Iliade cantata dalle dee (2024), il romanzo Biancaneve nel Novecento (2021), il saggio I Divini dell’Olimpo (2022)e le riedizioni di due dei suoi noir di successo Le Sultane (2021) e Repetita (2023).

:: Il libro segreto degli elfi d’Islanda di Rán Flygenring e Hjörleifur Hjartarson (Iperborea 2024) a cura di Valentina Demelas

21 gennaio 2025

Un viaggio incantato, un’esperienza che intreccia parole e illustrazioni per guidare il lettore nel cuore dell’immaginario islandese: Il libro segreto degli elfi d’Islanda di Rán Flygenring e Hjörleifur Hjartarson, edito da Iperborea, è una lettura imperdibile per chi ama la cultura e il folklore nordico, raccontato per mezzo di un’ottima scrittura, tra sogno e ironia.

In occasione della presentazione milanese del libro, nell’ambito di Bookcity, il pubblico è stato guidato in un’esperienza che si è rivelata tanto immersiva quanto illuminante. La traduttrice del libro Silvia Cosimini ha saputo, con grande maestria, grazie ad aneddoti e passaggi molto interessanti, trasferire l’anima dell’opera, restituendo ai partecipanti non solo la bellezza delle storie raccontate, ma anche la vibrazione magica che permea la cultura islandese, dove la natura, le leggende e il quotidiano si mescolano in un’unica narrazione.

Iperborea, casa editrice sempre attenta a proporre testi che risuonano con l’essenza delle tradizioni, ha colto appieno la sfida lanciata da questa opera: un viaggio tra il visibile e l’invisibile. Illustrazioni e testo sono complementari, veri e propri compagni di viaggio. Le immagini evocate dal testo si materializzano in disegni che rivelano, oltre la superficie, un mondo nascosto fatto di suggestioni, misteri e leggende senza tempo.

Nel cuore di questa narrazione, troviamo una nuova visione degli elfi, più complessa e profonda rispetto all’immaginario comune. Questi esseri non sono creature fiabesche, ma entità che popolano la cultura islandese con una presenza tangibile, capaci di influenzare la realtà con poteri misteriosi. Gli autori, con uno stile che mescola leggerezza e serietà, ci guidano alla scoperta di un popolo nascosto che vive accanto a noi, ma al di là della nostra percezione. Gli elfi islandesi non sono solo un prodotto di racconti antichi, ma sono figure capaci di sconvolgere il corso degli eventi senza mai dimenticare il loro carattere imprevedibile.

Il tuo vicino è diventato ricco e non ti spieghi come? La costruzione di una nuova strada si arena di colpo? Questo libro ti racconta perché. Ogni capitolo è un viaggio che mescola storia e mito, da amori impossibili resi possibili da un intervento invisibile a storie di trasformazioni e prodigi. Le narrazioni sorprendono, ma non si limitano a raccontare le leggende. Gli elfi, in questo libro, emergono come entità sorprendentemente moderne: combattenti per l’ambiente, progressisti nelle loro riflessioni sociali, e custodi di una tradizione che resiste al passare del tempo.

Una delle caratteristiche più affascinanti dell’opera è la sua capacità di affondare nelle radici più profonde del folklore, ma anche di trasformare questo materiale in qualcosa di completamente nuovo. Lo stile limpido e incisivo è capace di evocare immagini potenti senza mai appesantire la lettura. Le parole non si limitano a raccontare storie, ma ci invitano a entrare in esse, a diventare parte integrante di un mondo che è simultaneamente tangibile e surreale. La scrittura, ricca di umorismo e poesia, riesce a fondere la leggerezza della narrazione con una profondità che lascia il lettore pensieroso e affascinato.

Le illustrazioni di Flygenring, con il loro stile giocoso, ma ricco di dettagli, non sono solo una cornice, ma un dialogo continuo con il testo. Le sue immagini non fanno che accentuare la sensazione di trovarsi di fronte a un mondo che sfugge alla nostra comprensione, ma che possiamo comunque percepire.

Un libro che è dunque molto più di una semplice raccolta di leggende. Ogni pagina invita a essere sfogliata più volte, per cogliere dettagli nascosti o semplicemente per il piacere di perdersi nell’arte visiva. Ogni pagina del libro è un invito a guardare più da vicino, a scoprire i dettagli nascosti che arricchiscono la storia e le storie, riuscendo a trasformare la lettura in un’esperienza sensoriale completa. Un’opera unica, capace di regalare leggerezza e profondità allo stesso tempo. È un invito a rallentare, a osservare il mondo con occhi nuovi, a riscoprire la bellezza che si cela nell’invisibile. In un’epoca in cui siamo costantemente proiettati verso l’esterno, questo libro rappresenta una pausa rigenerante, una porta verso un altrove che risuona con le corde più intime della nostra immaginazione.

Consigliato a chi cerca un rifugio dalla frenesia quotidiana, a chi ama le storie che sfidano la realtà senza prendersi troppo sul serio e a chi desidera sorridere e riflettere nello stesso momento. È un libro da leggere con una tisana calda in mano e perché no, un pizzico di meraviglia nel cuore.

Non soltanto un omaggio alla cultura islandese, ma anche una celebrazione della magia nascosta nel mondo e dentro di noi. Sfogliare questo libro significa accettare l’invito a esplorare un regno che si svela solo a chi è disposto a fermarsi a osservare e ascoltare, consapevole che la magia, dopotutto, non ci abbandona mai.

Rán Flygenring è nata nel 1987. Spesso viene definita «una bizzarra via di mezzo tra un’elfa e una severa aguzzina», in realtà è una scrittrice e disegnatrice. Dal 2011 ha illustrato di tutto, cimentandosi non solo con gli uccelli di Fuglar, ma anche con francobolli, rapporti sulla caccia alle balene e sulla parità di diritti, inviti a matrimoni e fiere campionarie, vulcani e donne alla presidenza della Repubblica.

Hjörleifur Hjartarson è nato nel 1960. Si occupa di scrittura, musica e teatro, ma anche di tanto altro. Ha pubblicato romanzi e raccolte di versi e insieme al suo gruppo musicale Hundur í óskilum (Cane sciolto) ha scritto e messo in scena spettacoli teatrali e musical dai toni sociali. Con Rán Flygenring ha realizzato anche Fuglar. Inventario non convenzionale degli uccelli d’Islanda, pubblicato in Italia da Quinto Quarto nel 2021.

Silvia Cosimini è nata a Montecatini Terme (PT) nel 1966. Si laurea in filologia germanica a Firenze e nello stesso anno si trasferisce in Islanda per un progetto di ricerca all’Istituto Arnamagnæano, laureandosi in lingua e cultura islandese all’Università di Reykjavík con una tesi sulla traduzione. In Italia frequenta il Master in traduzione letteraria della Ca’ Foscari di Venezia e il corso di specializzazione «Tradurre la Letteratura» della SSIT di Misano Adriatico. Da più di vent’anni si dedica esclusivamente alla traduzione e alla promozione della letteratura islandese contemporanea e medievale: ha tradotto autori quali Halldór Laxness, Thor Vilhjálmsson, Guðbergur Bergsson, Arnaldur Indriðason, Hallgrímur Helgason, Jón Kalman Stefánsson, Andri Snær Magnason e molti altri. Nel 2011 le è stato assegnato il premio nazionale per la traduzione dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, e nel 2019 il premio Orðstír dal Presidente della Repubblica islandese. È tutor didattico presso il dipartimento di Filologia Germanica dell’Università degli Studi di Bologna e docente a contratto di lingua e letteratura islandese all’Università Statale di Milano.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Francesca Gerosa, ufficio stampa Iperborea.