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:: Vedove di Camus di Elena Rui (L’Orma editore, 2025) a cura di Giulietta Iannone

28 giugno 2026

Vedove di Camus di Elena Rui, pubblicato nel 2025 da L’Orma Editore, casa editrice indipendente di respiro internazionale, e tra i sei finalisti del Premio Strega di quest’anno, è un romanzo decisamente anomalo. La sua originalità si dispiega su più livelli: narrativo, morale, etico e, se vogliamo, anche metaletterario. È, in fondo, letteratura sulla letteratura, con al centro un autore iconico come Albert Camus, Premio Nobel per la Letteratura nel 1957, osservato attraverso lo sguardo attento e innamorato di quattro donne: la moglie Francine Faure e le amanti Catherine Sellers, Mette Ivers e Maria Casarès.

È proprio questo cambio di prospettiva a costituire uno degli aspetti più riusciti del romanzo. Sempre in filigrana resta la voce narrativa di Elena Rui che, laddove la ricerca storica lascia inevitabili zone d’ombra, interviene con un’immaginazione sorvegliata, coerente e plausibile. Del resto, per affrontare seriamente uno scrittore come Camus è necessario attraversarne la biografia, le opere, le lettere, i taccuini, il contesto storico e la ricezione critica. Rui lo fa con rigore, ma senza rinunciare alla libertà della narrativa.

Chi meglio delle donne che lo hanno amato può gettare una luce nuova su uno scrittore che ha segnato non solo la letteratura francese, ma quella mondiale? Lungi dal cadere nell’agiografia o nel trattato accademico, Rui restituisce il lato più umano di Camus: la sua sensibilità, le sue fragilità, le sue contraddizioni. Un autore che spesso si affronta con rispetto e persino con una certa soggezione viene qui riportato alla dimensione dell’uomo. E chi ama non si lascia intimidire: vede anche ciò che è meno nobile, più quotidiano, come accade a Francine, la moglie che lo ha conosciuto lontano dai riflettori della gloria letteraria.

Il romanzo evita con intelligenza ogni deriva voyeuristica o da gossip. L’autrice guarda con rispetto a queste quattro donne, al loro dolore, alla loro perdita e alla loro irriducibile unicità. È un’operazione letteraria rischiosa, soprattutto per una scrittrice giovane, seppure forte di una formazione accademica di prim’ordine. Eppure la scommessa, se di scommessa si può parlare, appare pienamente riuscita. Sarà interessante seguirne il percorso anche oltre i riflettori del Premio Strega.

Lo stile è elegante e sobrio, attraversato da una malinconia sottile e poetica. Il lutto di quattro donne diventa il punto di partenza per interrogarsi su qualcosa di più universale: l’essenza dell’amore, la fedeltà — qui l’unica davvero fedele è Francine —, l’identità e il modo in cui continuiamo a vivere nelle vite degli altri, sempre filtrati da uno sguardo diverso, irripetibile, inevitabilmente soggettivo.

Tornando allo Strega, che proclamerà il vincitore l’8 luglio, se guardiamo alla storia della letteratura italiana Mari resta il favorito: è il candidato con la poetica più riconoscibile e probabilmente più influente. Da anni la critica lo considera uno scrittore capace di costruire un universo personale, fatto di una lingua inconfondibile, di un immaginario coerente e di una continua riflessione sul rapporto tra memoria, invenzione e tradizione. È naturale, dunque, che venga indicato come l’erede di una linea che passa attraverso Carlo Emilio Gadda, Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli, pur restando un autore pienamente autonomo.

Eppure confesso che sarei felice se a vincere quest’anno fosse Elena Rui. Non per simpatie o antipatie personali, ma perché un’opera tanto originale, sostenuta da un editore indipendente, merita un riconoscimento di questo livello. Sarebbe un premio non soltanto a un libro riuscito, ma anche a una delle voci più promettenti della narrativa italiana contemporanea.

Elena Rui, nata a Padova nel 1980, vive in Francia dal 2005. Ha insegnato italiano ad Albi, Tolosa e Parigi. Ha già pubblicato La famiglia degli altri (Garzanti, 2021) e la raccolta di racconti Affetti non desiderati (Arkadia, 2024). Vedove di Camus è il suo ultimo romanzo.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’Ufficio stampa.

:: Il richiamo del sentimento, Fabrizio Guarducci (Lorenzo De’ Medici Press) A cura di Viviana Filippini

13 febbraio 2025

“Il richiamo del sentimento” è il romanzo di Fabrizio Guarducci edito da Lorenzo De’ Medici Press che ruota attorno alla ricerca di una profonda verità esistenziale dal passato. Protagonista è Elvira alle prese con un’ indagine sui Catari, antico movimento religioso scomparso. L’intento della sua ricerca, che lei vuole trasformare in un libro, è quella di capire quanto ancora i principi e valori dei Catari siano validi al giorno di oggi. Il movimento dei Catari era un gruppo ereticale cristiano che si radicò in diverse zone dell’Europa (Linguadoca e Occitania in Francia, Italia, Bosnia, Bulgaria e impero bizantino) nel Medioevo e attivo dal X al XIV secolo. Tra i valori cardine del movimento dei Catari per esempio la contrapposizione tra il bene spirituale e il male materiale, ma anche il rifiutare le ricchezze, la corruzione del clero e i Sacramenti della chiesa cattolica. Per queste ragioni il movimento venne duramente attaccato e preso di mira, poi l’arrivo della crociata albigese e dell’Inquisizione portarono il movimento alla scomparsa. Attorno a questo enigmatico gruppo Elvira, nata dalla penna di Guarducci, muove i suoi passi per trovare tutte le informazioni e contenuti sul movimento religioso. La ricercatrice, che non sarà sola ma avrà degli aiutanti (amici, ricercatori, professori), oltre ad analizzare testi antichi trovando relazioni impensabili tra i essi, si recherà da Firenze nei luoghi della Francia dove il movimento si radicò. Torniamo agli scritti, perché trovarli, leggerli e capirli per Elvira è un vero e proprio bisogno, una ossessione. Tra gli antichi testi in cui la studiosa si imbatte c’è la “Kephalaia”, un trattato gnostico; poi tocca alla “Pistis Sophia”, una vangelo gnostico dove Gesù, dopo la sua morte, rimase per un po’ di anni (11) con gli apostoli, spiegando loro cosa ci sarebbe e accadrebbe all’uomo dopo la morte. Accanto a questi testi, compare anche un Vangelo apocrifo di Giovanni e quello della Maddalena. In realtà c’è una altro elemento, che piano piano mostrerà la sua importanza. È  un giovane che ogni tanto compare nella vita di Elvira proprio mentre lei sta volgendo al sua ricerca sui Catari. Sarà questo ragazzo – tra il suo essere terreno, ma forse non del tutto- con le sue parole durante i dialoghi con Elvira, che la condurrà ad una importante scoperta sui testi esaminati e sulle dottrine dei Catari e  sul quel loro pensare ad una società dove uguaglianza è fondamentale. Certo nella trama non mancano ostacoli, colpi di scena, parti di documenti trafugate o fatte sparire per non far emergere il vero, ma l’obiettivo della protagonista è sempre lo stesso: trovare la verità e il senso del vivere che i Catari cercavano e che si rivelerà attuale ancora ai tempi di oggi , proprio per quei principi universali che vanno oltre il tempo e lo spazio. In “Il richiamo del sentimento” di Fabrizio Guarducci, Elvira vive un percorso, anzi un cammino nella Storia del passato, nel Medioevo, per conoscere, capire e dare un senso a quello in cui i Catari credevano. Allo stesso tempo, la ricercatrice sperimenta un cammino di formazione umana e spirituale profondo che la porterà a mettere in discussione il senso del vivere e ad analizzarlo con i valori e gli insegnamenti che apprenderà durante questo cammino di ricerca che dal passato possono aiutare ad affrontare il tortuoso presente.

Fabrizio Guarducci, scrittore, saggista e autore, regista e produttore cinematografico. La sua formazione avviene con i principi della dottrina politica e sociale e umana del giurista Giorgio La Pira. G. ha vissuto il movimento Underground alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e poi fondato il Dipartimento di Antropologia culturale dell’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze e ha insegnato Mistica, Estetica e Tanatologia e si è dedicato alla ricerca dei linguaggi come strumenti per migliorare l’interiorità dell’individuo e per trasformare in positivo la realtà che ci circonda. Tra le sue opere i saggi “La parola ritrovata” (2013), “Theoria. Il divino oltre il dogma” (2020) e i romanzi “Il quinto volto” (2016), “La parola perduta” (2019), “La sconosciuta” (2020), “Duetto” (2021), “Amor” (2022), “Il villaggio dei cani che cantano” (2022) ed “Eclissi” (2022).

Source: inviato dall’editore. Grazie all’ ufficio stampa 1A Comunicazione.