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:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Davide Mana

22 giugno 2020

Davide

Ecco il resoconto del settimo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 22 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Davide nel gruppo di Liberi e grazie di aver accettato questa strana e bizzarra intervista. Non ho bene idea di dove ci porterà, ma negli incontri precedenti questa formula di intervistare gli autori (con domande sia mie che dei lettori) si è rivelata vincente, ti avviso solo che l’ora volerà in un lampo. Allora come prima domanda ti chiederei di farci un bilancio della tua carriera fino a ora: blogger, traduttore, autore, editor. Una carriera molto poliedrica non trovi?

Grazie per l’invito e per l’ospitalità 🙂
E per rispondere, una “carriera” (virgolette d’obbligo) molto disordinata.
Io dovrei essere là fuori a dare la caccia ai dinosauri. Tutto il resto sono incidenti e imprevisti, e fare di necessità virtù.
Ho iniziato a scrivere ai tempi del liceo, ho venduto il mio primo lavoro professionale nel 1999 (quindi MOLTO dopo il liceo), ho iniziato a tenere un blog nel 2007, dal 2015 mi pago i conti (a malapena) scrivendo.
Ho iniziato a fare traduzioni molto prima, in effetti – dal 2000, più o meno, traducendo i lavori dei colleghi di università che dovevano pubblicare su riviste internazionali.
Anche quella è diventata una attività utile per pagare i conti quando tutto il resto è svanito.
Ed editor… non molto spesso, e solo in casi disperati.

Sei una autore italiano pubblicato all’estero, forse più conosciuto all’estero che in Italia, come ti spieghi questo paradosso? Sicuramente la tua approfondita conoscenza della lingua inglese, sviluppata da tante buone letture fin dagli anni giovanili, ti ha aiutato. L’avresti mai immaginato?

Mah, immaginarlo… immaginarlo forse no.
Ma alla fine è stata una scelta quasi obbligata – se si vuole vivere scrivendo, ci si deve rivolgere al mercato più vasto possibile, e avendo la fortuna di conoscere molto bene l’inglese, non aprirmi al mercato di lingua inglese sarebbe stato impensabile.
Col passare del tempo, il mercato anglosassone è quello che si è dimostrato più ricettivo, diciamo così.

Sei un traduttore molto stimato dall’inglese all’italiano e dall’italiano all’inglese. C’è ancora spazio nel mercato internazionale per letteratura nostrana? Insomma, nella tua esperienza ci sono autori italiani stimati fuori confine, in America, Gran Bretagna, Australia, limitandoci al mercato anglofono?

C’è molta curiosità per ciò che facciamo, e c’è sempre più interesse per sentire delle voci diverse – per cultura, formazione e area geografica – sul mercato di lingua inglese (e anche su altri, da ciò che mi dicono).
Il gioco di equilibrio consiste nell’essere contemporaneamente italiani ma vendibili all’estero – molto di ciò che si produce e si vende benissimo qui da noi, all’estero non ha mercato.
Ma sì, c’è interesse per ciò che facciamo, e c’è spazio per i nostri autori (speriamo!)

Se aprissero una casa editrice italiana dedicata al fantastico e all’avventura e ti chiedessero di dirigere una collana di romanzi finora inediti in Italia quali sono i nomi che proporresti e quali i romanzi più significativi.

In effetti c’è una casa editrice per cui faccio esattamente questo lavoro – Acheron Books – e se dovessi consigliargli qualcosa,in questo momento, credo che consiglierei “A Memory Called Empire”, di Arkady Martine, e probabilmente “Gideon of the Ninth” di Tamsyn Muir.
Ma loro conoscono il mercato italiano meglio di me, e probabilmente non mi darebbero retta 😀

E degli investigatori dell’occulto ne vogliamo parlare? Quali sono i tuoi personaggi e le tue storie più significative in merito?

Ho al momento due serie più una che vanno genericamente sotto all’etichetta di “investigatori dell’occulto” – vale a dire il genere di storia che accoppia una indagine di tipo poliziesco a fenomeni sovrannaturali.
C’è la serie del Contubernium – sono storie ambientate ad Alessandria d’Egitto nel terzo secolo d.C., su un manipolo di legionari romani che si trovano ad affrontare maledizioni egizie ed alttri orrori. La prima storia della serie è uscita sulal rivista Occult Detective Quarterly… ora ne hanno una seconda in valutazione.
Poi c’è la serie di Valerie Trelawney, che ha un impianto più “sherlockiano”, e le storie si svolgono in Europa durante la Belle Epoque. La serie ha debuttato in una antologia intitolata “Sherlock Holmes and the Occult Detectives”, una raccolta di storie in cui Holmes si rivolge a colleghi dediti al sovrannaturale per risolvere dei casi inspiegabili.
E sto lavorando a una serie su un personaggio non mio – Mercy Dee, dei polizieschi sovrannaturali ambientati negli anni ’30. Mercy Dee è un personaggio creato nell’38 ed ora di dominio pubblico. La prima storia della serie dovrebbe uscire (incrociando le dita) in tempo per Halloween.

Quali sono gli autori di fantascienza (donne) che più apprezzi, italiane e straniere?

Autrici di SF, prima fra tutte C.J. Cherryh, che è e resta la mia autrice preferita.
Poi certamente Tanith Lee.
Fra le contemporanee, Mary Gentle e Liz Williams.
Mi piaceva molto e mi manca terribilmente Kage Baker, che era straordinaria ed è morta troppo giovane. E posso dire lo stesso per Jo Clayton.
E ne sto certamente dimenticando, per cui le aggiungerò qui sotto mano a mano che mi vengono in mente 🙂

E di Mary Gentle ne vogliamo parlare? Non credo di averla mai sentita nominare se non nel tuo blog (ricordo agli appassionati bibliofili che “Strategie Evolutive” è il tuo blog pieno di tesori).

Mary Gentle è una autrice estremamente originale, che ha scritto una serie di romanzi forse troppo diversi e sperimentali – ragion per cui hanno avutopoca diffusione in patria, immaginarsi all’estero.
È una esperta di storia militare rinascimentale, per cui è sempre estremamente tecnica nel descrivere personaggi e ambientazioni. Il suo lavoro più popolare anche in Italia è certamente Ash, che prende le mosse dalle avventure di una compagnia di mercenari rinascimentali per poi deragliare nella fantascienza…
E nel suo classico Rats & Gargopyles ha creato un universo che funziona secondo le regole della magia ermetica e dell’alchimia anziché quelle della fisica.
È sempre una lettura impegnativa, ma è straordinaria.
Ora mi risulta abbia ridotto moltissimo la sua produzione, proprio per via del pessimo trattamento ricevuto dall’editoria anche in patria. Ed è unpeccato – l’ultimo romanzo – ambientato a Napoli – è di dieci anni fa.

Felice di averne saputo di più, spero che anche altri lettori si incuriosiscano.

I suoi libri sono abbastanza facili da reperire in inglese, nonin italiano.
C’è un romanzo che si intitola 1610 che ha per protagonista Rocheford, il cattivo dei Tre Moschettieri.
Ed è un fantasy.

Nelle tue storie ci sono tanti rimandi a quell’immaginario un po’ vintage che aveva l’Oriente come terra di elezione. La Cina degli anni ‘20 e ’30, il Giappone degli anni ’40, gli avventurieri e viaggiatori a bordo di bolidi dell’Aria, la via della Seta, con anche personaggi femminili di tutto spessore al centro delle storie, donne forti volitive, che sanno il fatto loro. Questo immaginario è ancora attuale nella narrativa moderna?

Io credo ci sia sempre stato e ci sarà sempre un mercato per delle buone storie, che sappiano intrattenere e – per citare i classici – migliorino la vita di chi le legge, o l’aiutino a sopportare la vita se non gliela migliorano.
Poi certamente io mi rivolgo a una nicchia, ma anche questo ha i suoi vantaggi. All’estero, quello che viene chiamato New Pulp – il genere di storie che tu hai descritto qui sopra – ha ancora un buon mercato. Ed è un “genere” estremamente flessibile ed adattabile.

Bene, l’ora è volata ringrazio tutti, Davide per primo che nonostante gli inconvenienti tecnici ha risposto (senza fare neanche errori di battitura). La mia ultima domanda è: progetti futuri.

Sopravvivere 😀

No, OK.
Ho appena consegnato la prima stesura di un romanzo scritto come ghost-writer.
In settimana (salvo incidenti) consegnerò la stesura definitiva di un saggio storico.
Ho due contratti per due novelle da un editore americano, e due articoli da consegnare ad una rivista in Italia.
Ho una traduzione da finire ed una (colossale) da cominciare.
Ed una terza traduzione da finire per… ieri.
E dovrei anche riuscire a mettere insieme un nuovo gioco di ruolo in tempo per settembre.
… intanto, come dicevo sopra, sto preparando una nuova storia del Corsaro e una nuova storia di Buscafusco… ed aspetto risposta da una mezza dozzina di riviste.
In tutto questo, non posso che ringraziare di cuore la mia banca, i cui solleciti di pagamento sono una incessante fonte di ispirazione.

Le domande dei lettori

Annarita Verzola

Buonasera all’Amministratore e a Davide. Ho una curiosità: la tua carriera professionale iniziata nel 1999 ti ha portato subito a scrivere in lingua inglese per il mercato straniero o è una scelta alla quale sei giunto successivamente e perché?

La prima cosa che ho venduto è stata un falso articolo scientifico per una casa editrice americana – uno studio sulla biologia degli Shan, una delle razze dell’universo lovecraftiano.
Per cui sono subito partito dall’estero.
Ed essenzialmente sono partito da lì perché c’era una possibilità, ero parte di una comunità internazionale di autori molto attiva, arrivò la proposta, e… perché no? Proviamo!

Fabrizio Borgio

Dal momento che il grosso delle tue pubblicazioni esce sul mercato anglosassone hai sicuramente più metri di paragone tra lo stato attuale della narrativa di genere. Quali differenze noti tra i panorama anglosassone e quello nostrano?

Sulla base delle mie esperienze, il mercato internazionale è molto più variato, e quindi trovano spazio anche generi e sottogeneri qui molto poco praticati.
La competizione è fortissima, ma in generale il mercato è molto più accessibile rispetto a noi: è più facile sapere quando un editor cerca storie, è più facile spedire il proprio lavoro ed avere una risposta.
Potrei aggiungere che è più facile essere pagati, ma poi suonerei gretto.

Cosimo Mannucci

A questo punto, mi butto:
Visto che scrivi sia in inglese che in italiano, ci sono personaggi o situazioni di cui potresti scrivere solo in italiano o in inglese? La lingua in cui scrivi ti “impone” anche delle scelte per quanto riguarda la trama e/o i personaggi?

In inglese e in italiano ho due voci diverse, e due diversi ritmi. Sono dell’idea di essere meglio in inglese.
E sì, ci sono personaggi dei quali riesco a scrivere solo in inglese – ad esempio le storie di Leo Martin… tradotte in italiano suonano zoppe.
Lo stesso vale anche, io credo, per Buscafusco – c’è un romanzo di Buscafusco in italiano, ma è un personaggio diverso, e la storia non ha il ritmo delle novelle in inglese.

E certamente usare l’inglese mi permette di usare un certo slang, una certa costruzione delel frasi per cui certi generi “vengono meglio”.

Flavio Troisi

Davide, puoi tracciare una linea di demarcazione netta e spiegarci in cosa consista, fra scrittore indie e scrittore amatoriale?

Non so se sia possibile tracciare una linea netta.
In generale, si dovrebbe dire che se una parte consistente dei tuoi introiti deriva dalla scrittura, allora sei più o meno un professionista. Se sei un professionista e non sei legato a una casa editrice, allora sei indipendente – anche se oggi indie si usa soprattutto per gli autoprodotti.
Se invece ti mantieni facendo un altro lavoro e puoi permetterti di regalare le tue storie scritte nel tempo libero, sei un hobbista – niente di male in tutto ciò, ma sarebbe bello se i due livelli, professionale ed amatoriale, fossero separati.
Qui da noi non lo sono.
Ma la demarcazione non è così netta, precisa e definita.
In prima battuta, se paghi i conti scrivendo non sei un amatore, è forse la definizione più semplice e brutale.
Poi ovviamente il professionalismo comporta tutta una serie di competenze, ecc.
Ma pagarci i conti è il primo passo.

Alexandra Fischer

Davide, ti piace anche Bulgakov?

Il poco che ho letto, mi piace – Il Maestro e Margherita, Cuore di Cane.
Non ho letto altro.
Però sì, mi piace.
Non riuscirei mai a scrivere come lui, ma dopotutto non sono russo 🙂

Ti piace anche Mc Carthy?

Cormac McCarthy?
No, il poco che ho letto non mi ha acchiappato per niente. Forse era il momento sbagliato, forse non sono abbastanza sensibile o sofisticato. Riconosco la tecnica, è molto bravo, ma non è un autore che faccia per me, per lo meno ora.
Poi chissà, magari fra cinque o dieci anni cambierò idea – non sarebbe la prima volta.

Fabrizio Borgio

Com’è cambiato, se è cambiato il tuo sentimento nei confronti della scrittura quando è diventata un lavoro a tempo pieno?

Domanda difficile.
La scrittura continua a piacermi, e continua ad essere (anche) uno dei miei due passatempi preferiti (l’altro è leggere).
Riesco ancora a usare la scrittura per distrarmi – lascio ciò che sto scrivendo per pagare le bollette, e scrivo qualcosa di solo mio (che poi magari rifilo ai miei sostenitori su Patreon).
Forse ciò che è cambiato è la necessità di sforzarmi per non farlo diventare un obbligo.
Devo comunque continuare a divertirmi scrivendo,o è la fine – in questo caso, DAVVERO la fine… niente nuove storie, niente cena.

Laura Pugiotto

Buonasera a tutti! Davide, potresti raccontarci della tua esperienza con i giochi di ruolo e di come ha influenzato la tua scrittura (se l’ha influenzata)?

Annarita Verzola

Ho anche io la medesima curiosità, inoltre vorrei sapere se è nata prima la passione per i giochi di ruolo o per la scrittura.

Prima la scrittura, decisamente.
I giochi mi hanno insegnato a pensare alle storie in maniera più “tecnica”, scomponendole in scene e sequenze di scene.
E mi hanno anche insegnato, al tavolo da gioco, a improvvisare.
Questo è MOLTO utile perché può succedere che i personaggi in una storia partano per la tangente e facciano qualcosa di inaspettato.
Scrivere giochi mi ha anche insegnato a fare ricerca in maniera economica, e a strutturare meglio le mie idee.

Paolo S. Cavazza

Buonasera a tutti. Ciao Davide, sono Paolo. Volevo chiederti: prevedi sviluppi per il ciclo del Corsair? E Buscafusco tornerà in italiano o solo in inglese? In effetti anch’io lo preferisco in inglese: è più esotico.

Sto lavorando a una nuova storia del Corsaro in questo momento – mi piacerebbe uscire ad agosto con un nuovo volume, che includerà due racconti, uno ambientato a Venezia, ed uno sulal costa africana.
E c’è un nuovo Buscafusco in macchina, speriamo che esca per fine mese.
Come ho detto altrove in questa chiacchierata (nota: io odio i commenti annidati di Facebook, perché ci si perde), sia il Corsaro che Buscafusco vengono meglio in inglese. Tradurli è un lavoraccio – molto più èesante che tradurre il lavoro di un estraneo. E a parità di lavoro e fatica, preferisco a questo punto scrivere una nuova storia in inglese.

Fabrizio Borgio

A proposito di scrittrici ( e qui ti ringrazio pubblicamente per avermi fatto scoprire Lucia Berlin) mi sembra interessante e doveroso un tuo commento sullo scenario italiano, da quel che hai avuto modo di constatare…

Io il panorama italiano lo conosco pochissimo.
So che ci sono molte bravissime scrittrici.
So che ci sono ancora editori che selezionano autori e autrici sulla base dei follower su Facebook.
Questo non è un buon mix.

Annarita Verzola

A proposito di Buscafusco, potresti dirci come nascono le sue storie?

Io dico di solito che le storie di Buscafusco si scrivono da sole: basta leggere il giornale.
Ad esempio… c’è una banda di truffatori che qui in provincia sta vendendo chiavette USB spacciandole per un sistema capace di neutralizzare gli effetti nefasti del 5G.
Trecento euro per una chiavetta USB.
Come potrei mai inventarmi un’idea del genere?
Buscafusco è davvero facile da scrivere per questo – essendo un investigatore che non si occupa di omicidi e crimini “grossi”, posso usare tutte le piccole e grandi meschinità che caratterizzano la vita in provincia.
Gente che da fuoco ai rifugi per gatti per pura cattiveria, gente che per pagare il mutuo di casa cerca di truffare alle slot machines…
Le storie si scrivono da sole.

Fabrizio Borgio

A questo proposito mi incuriosisce sapere, attualmente, quali sono i tuoi modelli di riferimento sia per tematiche che per stile

L’impostazione del lavoro dei pulp è indispensabile in un mercato che paga sei centesimi a parola – se si vogliono pagare i conti bisogna scrivere TANTO.
Per cui sì, io dai vechi scrittori pulp ho cercato di imparare il più possibile.
Che poi, Chandler e Hammett erano autori pulp – ce ne fossero.

Qui Davide aveva tradotto l’intera intervista in inglese: qui. https://karavansara.live/2020/06/23/imperfect-interview/

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Davide Mana

16 giugno 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Davide Mana.

Sarà con noi lunedì 22 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

Davide

Davide Mana (Torino, 1967) ha studiato conseguito una laurea in Paleontologia a Torino e un dottorato in Geologia a Urbino.
In passato è stato insegnante, ricercatore, conferenziere a contratto, venditore di auto usate, interprete, creatore di siti web, spaventapasseri, riparatore di biciclette.
Da alcuni anni lavora come autore, divulgatore, traduttore e creatore di giochi. Attualmente vive fra le colline del Monferrato, in Valle Belbo.
Ha pubblicato saggistica e narrativa con editori sia italiani che stranieri, e nel tempo libero ascolta musica, legge romanzi e saggi storici e scientifici, e scrive sui suoi blog strategie evolutive (http://strategieevolutive.wordpress.com), in italiano, e Karavansara (http://Karavansara.live) in inglese.

Elenco titoli essenziali

Romanzi e Romanzi Brevi
The Ministry of Thunder (Acheron Books)
The House of the Gods (Severed Press)
The Corsair: Chasing the Mermaid (Raven’s Head Press)
The Corsair: The Devil Under the Sea (Amazon)
BUSCAFUSCO: Santi & Fattucchiere (Amazon)

Racconti nelle antologie
Alternative Air Adventures (Pro Se Press)
Explorer Pulp (Pro Se Press)
All that Weird Jazz (Pro Se Press)
Dark Italy (Acheron)
Zappa & Spada (Acheron)
Zappa & Spada 2 (Acheron)
Tales from Dry Gulch (Science Fiction Trails)
Sherlock Holmes & the Occult Detectives (Belanger Books)

Giochi di ruolo
Deadlands: Messico & Nuvole (GGStudio)
Hope & Glory (GGStudio/SpaceOrange42)

Saggistica
Avventurieri sul Crocevia del Mondo (Amazon)
La storia fatta coi cialtroni (Amazon)

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

16 giugno 2020

foto occhiali

Ecco il resoconto del sesto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 15 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuta Giovanna, come prima domanda ti chiederei di parlarci di te, dei tuoi studi, del tuo lavoro.

Buonasera. Grazie a tutti di essere qui e un grazie speciale a Giulietta Iannone di Liberi di scrivere per questa iniziativa. Vivo in Lussemburgo da molti anni e sono di Roma. Ho un background linguistico e mi dedico alla scrittura da diverso tempo. Ho lavorato nella traduzione e sono parte del comitato Dante Alighieri locale per la diffusione della lingua e della cultura italiana.

Sei specializzata in psicolinguistica del bilinguismo. Che tipo di capacità si sviluppano nelle persone che parlano contemporaneamente due lingue, magari apprese nella prima infanzia? In Lussemburgo la popolazione è bilingue?

In Lussemburgo la popolazione è poliglotta e i vantaggi del bilinguismo sono sia linguistici, che metalinguistici che cognitivi. Ho un blog sull’argomento su “donnechemigranoall’estero”.

Sei parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, parlaci di questa esperienza. Diffondete le peculiarità della lingua italiana nel mondo?

Esatto, alcune delle persone che sono qui oggi ne fanno parte insieme a me o sono assidue frequentatrici dei nostri eventi. E’ un’avventura in continua evoluzione, un’esperienza molto arricchente che permette di restare in contatto con la cultura italiana pur essendo all’estero.

Ho letto che ti occupi di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne. Come è nato  e come si è sviluppato questo tuo interesse?

Sono tutte tematiche che chi vive all’estero sente sulla propria pelle. Sebbene si tratti di migrazione diversa è pur sempre il confrontarsi con l’alterità e con altre culture.

Traduttrice, insegnante di italiano e ora scrittrice. È stato un passaggio graduale, un po’ inevitabile. Come è nato per te l’amore per la scrittura? Sempre legato ai tuoi interessi, vero?

Ho sempre amato scrivere, e leggere. Chi scrive secondo me deve leggere leggere leggere comunque si’, sono tutti aspetti che si completano.

Approfitto di questi secondi di pausa per parlare della casa editrice la Kalos di Palermo che mi ha accompagnata in questa avventura di pubblicazione ho cercato un editore siciliano perché fosse in grado di sintonizzarsi con me sul tema e loro sono stati fantastici.

Sei autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” e “Terra, mare e altrove”, oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue. Come è nato il tuo interesse per i racconti e per la narrativa per l’infanzia?

I racconti sono stati il mio primo amore e ancora amo molto leggere racconti, è una forma narrativa molto flessibile che si adatta bene a sviscerare un tema da vari punti di vista. L‘esperienza della narrativa per l’infanzia è stato un esperimento, ho scritto quella fiaba con mia figlia che aveva all’epoca 9 anni, la mia esperienza di scrittura e il suo sguardo di bimba sul mondo.

Il respiro dell’Isola”, pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è il tuo primo romanzo. Ce ne vuoi parlare? Di cosa parla?

E’ la storia di tre donne e delle loro vite che si intrecciano, due isolane e un’africana sbarcata sull’isola. Sullo sfondo la migrazione e in primo piano la vita sull’isola ai nostri giorni e poi con un salto temporale nell’infanzia delle due donne ho voluto fare uno scatto di una situazione, della vita isolana prima e dopo gli sbarchi, delle reazioni della gente e delle scelte delle tre donne, scelte difficili.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Molto, credo di essere molto maturata e il passaggio da una forma narrativa all’altra ne è la prova. Non perché l’una sia migliore dell’altra ma semplicemente perché sto sperimentando, entro in terreni nuovi, per me del resto un romanzo e un racconto sono forme molto diverse e richiedono abilità diverse il racconto deve dire l’essenziale in poche parole, è un piccolo gioiello da cesellare il romanzo ha una struttura più ampia, complessa sebbene ammetta anche divagazioni meno essenziali.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Credo fermamente nel potere della parola e della scrittura e quando scrivo ho sempre un messaggio in mente. Tuttavia non è necessariamente un messaggio sociale è piuttosto uno scuotere le menti, un far riflettere, un mostrare punti di vista e poi un toccare corde sensibili per creare una sintonia tra chi legge e chi scrive.

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Ho appena terminato la “maratona” Premio Strega poiché il nostro comitato Dante fa parte della giuria, poi mi sono lasciata trascinare da una scrittrice del passato, Alba de Cespedes, ed ho letto proprio ieri le ultime righe di Nessuno torna indietro.

Approfitto di nuovo di un attimo di calma per parlarvi delle illustrazioni del romanzo

Sono di Flavia Filpi l’illustratrice della Kalos e il romanzo ne è costellato lungo tutta la narrazione della favola che lo attraversa. Mi piace ricordare che la Kalos nasce come editore di libri di arte e quindi le loro edizioni sono molto curate graficamente, anche la copertina è di Flavia ed è stata per me amore a prima vista.

Bene, penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un ultima domanda: mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Un progetto è già concreto, un romanzo su un’altra forma di alterità, la malattia mentale. Quando troverà casa (editrice; ) ve lo proporro’ con piacere.

Le domande dei lettori

Cristina Corsini

Intanto complimenti per il bel romanzo che ho visto parteciperà anche ad un premio letterario, puoi dirci di piu’?

Sono in lizza per un premio per romanzi ambientati in borghi italiani e Lampedusa è l’ambientazione del mio romanzo. Incriaciate le dita per me 🙂

Candida Cortez Leblanc

Esiste una sola “madrelingua” o possono essercene due se un bimbo parla lingue diverse con i genitori ?

Si puo’ essere bilingui bilanciati ovvero con una conoscenza comparabile delle due o più lingue pero’ ci sarà sempre una lingua dominante e una minoritaria.

Anto Cico

Ciao Giovanna, complimenti, il libro mi è piaciuto molto. Io avevo una curiosità sull’ambientazione. Perché Lampedusa?

Antonella, Lampedusa per vari motivi. Da un lato come sai anche dalle mie precedenti pubblicazioni, mi interesso di migrazione e mi piace parlarne nei miei libri, dunque Lampedusa ne è un po’ il simbolo, dall’altra volevo esplorare il contesto isolano anche metaforico, infatti nel romanzo Lampedusa non è mai direttamente nominata seppure i riferimenti sono chiari perché volevo che assumesse una dimensione universale.

Consuelo Mantica

Quanto di autobiografico c’è nel tuo romanzo?

Di autobiografico c’è sempre molto in cio’ che si scrive, dipende da quanto si è riusciti a nasconderlo 😉 scherzo, ma in realtà il vissuto c’entra sempre, a volte si insinua tra le parole senza che tu te ne renda conto a volte è invece intenzionale qui posso dirti che ci sono alcuni tratti dei personaggi che attingono al mio vissuto.

Anna Cortesia

Hai dunque iniziato come traduttrice. Consideri la traduzione una scuola di scrittura? Quando hai sentito il bisogno di scrivere una storia tua? E quali autori ti hanno ispirato?

Anna, la traduzione è stata una grande scuola di vita e di scrittura, tuttavia scrivere qualcosa di mio è stato un percorso diverso. Diciamo che la spinta l’ho sempre avuta, scrivere poi per la pubblicazione è un’altra cosa. La traduzione mi è servita per restare in contatto con la mia lingua madre. Dimenticavo gli autori che mi hanno ispirato, non posso non citare Elsa Morante che con l’Isola di Arturo è stata la mia guida, il mio faro lettarario da sempre, poi molto i classici.

Alessia Cantagallo

Quando hai iniziato a scrivere e a “sentirti” davvero una scrittrice?

Vedo solo ora la domanda, mi era sfuggita ma ci tengo a rispondere lo stesso. Mi sono sempre sentita una scrittrice, non posso dire se di talento o meno, pero’ è qualcosa che si sente dentro, quasi indipendentemente se si scriva o no. La scrittura, la parola, la lingua hanno sempre fatto parte della mia vita e delle mie passioni. Certo, il momento chiave è poi vedere il primo libro nero su bianco, stampato. Da quel momento il sogno diventa realtà.

Cristina Corsini

Una curiosità sulla favola che Angela racconta alla figlia. A parte la citazione di Gita al faro Virgina Wolf, la favola è di tua “invenzione”?

La favola è di mia invenzione, anzi vi svelero’ un retroscena. la favola era stata scritta prima, separata dal romanzo. non aveva uno scopo era nata cosi’ per caso poi l’ho inserita e riadattata al romanzo man mano che scrivevo.

Michela non riesce a collegarsi ma mi chiede se ho un legame con Lampedusa.

No, non in particolare. Anzi vi svelo anche questo retroscena, non ci sono mai stata a Lampedusa! Pero’ ho un legame particolare con il mare, questo si’.

Daniela Maniscalco

È stata una sfida sintonizzarti con la sicilianità di Lampedusa?

La tua domanda è un tranello, per la cronaca la dott.ssa Maniscalco è siciliana 😉 Pero’ si’ è stata una sfida come lo è sempre scrivere. A me piace moltissimo tutta la fase preparatoria di un libro, ovvero la ricerca, l’entrare in sintonia con il mondo narrativo e quello siciliano ha presentato le sue peculiarità, in particolare il dialetto per il quale mi sono fatta consigliare e l’editore è stato fondamentale anche per questo.

Anna Cortesia

Il respiro dell’isola è un romanzo sensoriale. Mi è piaciuto l’accostamento con le spezie, sembra di sentire il profumo dell’origano. Queste esperienze olfattive ti sono state suggerite da sensazioni provate magari durante un viaggio o si tratta di una scelta più meditata?

Onestamente né l’uno né l’altra, diciamo che immergendomi nella vita isolana sono approdata anche ai loro colori e profumi.

Daniela Maniscalco

La figlia del rais è un bellissimo personaggio pieno di ombre e di luce e molto sfaccettato. Ce ne puoi parlare?

La figlia del rais doveva essere la coprotagonista ma è finita a tratti per diventare la figura principale proprio per queste sue sfaccettature, è un personaggio più semplice intellettualmente rispetto alla protagonista ma ha un’inquietudine che la rende viva. Mi è paciuto scriverne e per tornare alla domanda sull’autobiografia potrei dire che entrambe le donne hanno qualcosa di me.

Cristina Corsini

Ho molto apprezzato le citazioni dall’Orlando Furioso che calzano veramente a pennello. Come mai questa scelta?

Come dicevo i classici per me sono il punto di partenza e non potevo lasciarmi scappare questa occasione!

Daniela Maniscalco

Non conosco questa scrittrice [Alba de Cespedes]. Ce ne parli?

Una scrittrice del Novecento, romana di madre e padre cubano. Sto facendo una ricerca su autrici donne “dimenticate” una bella penna direi, molto cinematografica, nel senso che la sua scrittura sembra una lenta macchina da presa che zoomma (si dice??) ora su un personaggio ora su un altro, personaggi tutti femminili.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Giovanna Pandolfelli

13 giugno 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Giovanna Pandolfelli.

Sarà con noi lunedì 15 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

foto occhiali

Giovanna Pandolfelli ha studiato lingue straniere a Roma e in Germania, specializzata in psicolinguistica del bilinguismo, da anni è parte del comitato direttivo della Società Dante Alighieri di Lussemburgo, dove risiede. Già traduttrice e insegnante di italiano per stranieri, oggi collabora con varie riviste e blog culturali. Si interessa di migrazione, intercultura, alterità e diritti delle donne ed è coach certificata. È autrice di due raccolte di racconti “Guanti bianchi – racconti dedicati a tutti i bilingui nell’anima” (DrawUp 2015) e “Terra, mare e altrove” (Cosmo Iannone, collana Scritture migranti, 2017), oltre che di un libro illustrato per bambini sulla musica “Le avventure di Arpetta” in versione bilingue (Didattica attiva 2017). Il suo primo romanzo “Il respiro dell’Isola” pubblicato nel marzo 2020 dalle edizioni Kalos di Palermo, è una storia di sorellanza, di scelte e di rinunce, incontri tra donne di diverse generazioni, sullo sfondo della migrazione vista da chi accoglie nell’atmosfera pregnante ed evocatrice dell’isola di Lampedusa, dell’Isola tout court. Ama i classici e a volte li rivisita. Dipinge per passione.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Ivo Tiberio Ginevra

8 giugno 2020

ivo Tiberio Ginevra slate

Ecco il resoconto del quinto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi l’ 8 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Benvenuto Ivo, e grazie di essere qui. Ti intervisteremo nella tua veste principale di editore, tua infatti e di tua moglie è la casa editrice “I buoni cugini”, anche se sei anche uno scrittore di pregevoli opere. Dunque iniziamo con le presentazioni: chi è Ivo Tiberio Ginevra? parlaci un po’ di te.

Salve a tutti, grazie per questa stupenda opportunità di poter parlare della casa editrice che è una cosa che ho molto a cuore, insieme a mia moglie. Chi sono io? Io come dice Cagliostro “ego sum qui sum”… va bene, scherzo… sono ormai quasi sessantino, nisseno-palermitano, ornitologo, ho fatto per anni l’avvocato, e da una decina d’anni scrivo storie e ho appunto, come ho detto prima, la casa editrice I Buoni Cugini editori. C’era da parlare per un mese ma mi fermo qua. Già che ci siamo vi dico che è la mia prima interazione con dei lettori e in diretta.

Parlaci della tua casa editrice, quando l’hai fondata, con che progetto è sorta? Vero che volevi pubblicare opere introvabili legate al tuo territorio, la Sicilia?

La casa editrice I Buoni Cugini editori è nata sette anni fa. Non era nostra intenzione crearla (non è un plurale majestatis ma in tutta questa avventura accanto a me c’è sempre mia moglie). In poche parole ci siamo accorti che le opere di Luigi Natoli, grande narratore palermitano vissuto a cavallo fra il 1800 e il 1900, avevano subito delle modifiche sostanziali che ne compromettevano la autenticità delle opere. Abbiamo pensato di dare a delle case editrici di carattere nazionale le nostre ricerche sull’autore per fare la dovuta chiarezza, ma alla fine abbiamo deciso di fare di testa nostra. Da qui è nata la casa editrice, la pubblicazione ad oggi di trenta volumi della Collana dedicata a Luigi Natoli, oltre la Collana de Gli Introvabili che raccoglie tutti quegli autori “dimenticati” o impossibili da trovare ma che il pubblico cerca e apprezza.

Raccontaci un aneddoto buffo legato al tuo lavoro di editore.

Ne avrei di tragici, di dispendiosi, di allucinanti, di incredibili, al momento non mi viene nulla di buffo… diciamo che è un argomento che abbiamo trattato con serietà e chiunque interagisce con noi con la stessa serietà e passione, partendo dagli stessi lettori con i quali riusciamo ad avere quasi un filo diretto. Natoli è in Sicilia un autore molto amato, e tutto quello che ruota attorno a lui è sempre velato da grande rispetto.

Per un piccolo editore siciliano non deve essere facile, diciamocelo, ma avete ottenuto buone recensioni, un grande affetto del pubblico dei lettori e continuate la vostra attività con grande piglio. Quali sono i segreti che vi hanno permesso di raggiungere tali obbiettivi. La cura dei dettagli, l’amore per il rischio, la fortuna? Suggeriscimi tu altre motivazioni.

E’ un immenso amore per la vera letteratura, per i libri e la gioia di poterli creare. E’ qualcosa di stupendo far rivivere grandi opere dimenticate, grandi autori famosi all’epoca ma poco conosciuti ai nostri tempi. E’ un lavoro bellissimo, anzi credo il più bello del mondo. Nella sua bellezza ci sono anche le pubblicazioni di autori viventi e contemporanei. La nostra casa editrice si occupa anche di altri generi e prediligiamo molto lavorare con scrittori esordienti che si affidano a noi, con romanzi di carattere noir, thriller, o anche pulp ultimamente.

Sei sicuramente un sensibile talent scout. Cosa deve scattare secondo te perché un autore esordiente diventi tra virgolette di successo?

Il mestiere di leggere è bellissimo. Quello di capire cosa si legge credo sia invece un dono. Anche se sono una persona molto modesta, su quest’ultima frase credo di poter dire la mia. Quando leggo un manoscritto di un autore esordiente, cerco sempre di vedere cosa vuole comunicare e soprattutto come scrive quello che vuole comunicare. Per me non è importante il genere letterario in se stesso, è solo fondamentale cosa si vuole dire. Quando riesco a trovare quello che cerco e coincide con quello che mi si vuole dire, allora scatta la voglia di comunicarlo a tutti e da qui una nuova pubblicazione.

Se un giovane che volesse diventare editore ti chiedesse consigli, tu cosa gli diresti?

In questo momento mi sentirei di dirgli di non occuparsi di editoria, perchè per quanto piacevole e bellissimo sia questo mondo, ha una serie di problemi pazzeschi e che si sommano tutti insieme. Esempio: editing, collaboratori, commercialisti, tasse, grafico, tipografia, e quindi… problemi di impaginazione, di grafica, di soldi, di tasse, di tutti i tipi non per ultimo fare un prodotto che ti ha quasi portato all’infarto e che poi, perdonate la volgarità, non se lo caca nessuno perchè il lettore ha altri gusti, altre aspettative, altre schiavitù mentali (Trovandolo il lettore, perchè in Italia si legge veramente poco). Comunque a chi vuole per forza fare l’editore, posso consigliare fin da adesso di armarsi di una pazienza sconfinata, di essere circondato da gente valida e competente, di avere idee innovative e soprattutto di avere i “piccioli”, perchè senza “piccioli” qua non si muove niente.

Cosa bolle in pentola alla I Buoni Cugini? Quali sono le novità maggiori per i prossimi mesi?

Continuiamo come sempre le nostre pubblicazioni sugli originali di Natoli, e quindi a breve avremo il restyling di uno dei suoi romanzi più famosi: “Il Vespro siciliano”. Vi faccio notare subito che l’opera di restauro parte dallo stesso titolo, infatti, nelle successive edizioni lo stesso è stato cambiato in “I Vespri siciliani”, e questo la dice ben lunga sulla tipologia del nostro lavoro.

Pubblicheremo anche qualche altro Introvabile che non posso dire per ovvi motivi, e pubblicheremo dei documenti rarissimi che vanno nella nostra collana RisorgimentaliA. Non per ultimo in questi giorni è uscito La cronologia dei Giustiziati di Palermo 1541-1819 di Antonino Cutrera, libro tra l’altro introvabile.

Abbiamo anche in lavorazione tre romanzi di scrittori esordienti: uno è un intellettual-pulp di Giambattista Leone molto innovativo. Un altro è un giallo radicato in una Palermo viva e popolana di Vincenzo Ieracitano che ci propone un personaggio unico nel suo genere e indimenticabile. Infine anche un grande e avincente romanzo storico di Gianluca Tantillo su un secolo buio palermitano.

Le domande dei lettori

Michele Di Marco

Perché secondo te un autore come Luigi Natoli non ha avuto il successo e la diffusione che meritava?

Caro Michele, è semplice il discorso: Natoli è stato travolto dal successo incontrollato dell’opera I Beati Paoli e del suo seguito Coriolano della Floresta. L’editore che pubblicò all’epoca Natoli basò tutta la sua vendita su queste due e altre poche opere, tralasciando il grosso della produzione, per motivi commerciali chiaramente. Lo studio della casa editrice è consistito nel proporre tutte queste opere nella versione originale, ovvero quella pubblicata dai giornali dell’epoca a puntate, dai manoscritti. Lo studio dell’autore però ci ha rivelato la sorpresa, che stiamo condividendo con tutti, di un fine narratore, storico, storiografo, drammaturgo, poeta, conferenziere, critico letterario e filosofico di alto spessore. Opere che pubblicheremo tutte.

Paola Corace

Io vorrei sapere quanto ancora devo aspettare per ritrovare il mio amico Bertolazzi…

Chiedilo a Carlo Frilli al quale ho mandato un dattiloscritto, e mi permetto di dire particolarmente riuscito dato che nell’indagine del duo poliziesco Falzone-Bertolazzi mi sono in corso d’opera dimenticato chi era l’assassino e quindi l’ho dovuto ricomporre. Per cui se mi sono riuscito a incartare io stesso, credo che il lettore nel dipanare questo giallo impazzirà di sicuro… E poi c’è da ridere, lo sapete che a me piace dare allegria e questo romanzo nuovo per quanto allegro e ridanciano sia nella prima parte, ha un finale piuttosto amaro perchè è la tematica è amara.

Michele Di Marco

Passando a Ivo letterato e scrittore (“scrittore” lo ripeto, perché sia chiaro che tale è), perché hai cominciato scrivendo storie di sbirri? E come mai hai scelto – parlo soprattutto delle avventure di Falzone e Bertolazzi (che potresti presentare a tutti, dato che io e i tuoi lettori ne siamo orfani) – un registro “leggero”, talvolta comico, pur raccontando anche storie di killer efferati?

Forse da grande volevo fare il commissario di polizia, volevo avere degli amici sinceri, allegri e leali come Bertolazzi e Di Pasquale. Forse volevo applicare nella vita concreta un senso di giustizia umana, osservatrice delle regole ma, appunto, umana nella sua applicazione.

Parlando invece dei protagonisti dei romanzi, diciamo subito che l’asse principale ruota sulle diversità caratteriali dei personaggi. Per quanto irruento, insofferente alle regole, confusionario e irritante possa essere il vice questore Pietro Bertolazzi, ha il suo contraltare nel commissario Mario Falzone, di contro riflessivo, caratterialmente triste, con un passato familiare complicato in tutte le sue sfaccettature. Si inserisce fra i due anche il medico legale Mario Di Pasquale, brillante professionista ma con ben altri problemi rispetto ai due, perchè ha una vita serena, complicata solo dalla sua passione per le donne. I tre così diversi però sono fortissimamente uniti da un senso comune di giustizia e da un’amicizia profonda che è uno degli assi portanti dei romanzi stessi.

Turi D’Anca

Vorrei chiedere ad Ivo, a parte Natoli che è un lavoro di recupero immenso ed affascinante, essere Editore quanto ti/vi da la possibilità/responsabilità di promuovere talenti sconosciuti? Chiaramente mi unisco al coro di quelli che attendono la nuova uscita di Falzone & Co…

Nelle centinaia di manoscritti che riceviamo, operiamo una forte selezione. Quando troviamo qualcuno che realmente è fuori dal “piattume” in cui stagna l’attuale letteratura, ci avventuriamo subito proprio perchè è qualcosa di nuovo quello che andremmo a proporre ai lettori. E’ una responsabilità, è anche un investimento economico, ma alla fine è sempre pura gioia, almeno per noi, anche se il libro magari non risulta gradito al pubblico.

Michele Di Marco

Riprendendo la risposta di poco fa in cui ricordavi il tuo Di Pasquale, avrei una curiosità, e magari è una stupidaggine, ma Giulietta voleva una domanda che non ti avevo mai fatto…
Perché tu e alcuni tuoi colleghi giallisti (i primi che mi vengono in mente sono Camilleri e Manzini, ma non sono certo i soli, ed è una caratteristica anche di tante serie tv) siete affascinati dai medici legali, che spesso diventano quasi dei co-protagonisti?

Senza scomodare i mostri sacri di Camilleri e Manzini, il primo per me considerato alla stregua di un padre della Letteratura, direi pure che neanche sono degno di nominarlo, ti rispondo con semplicità. L’evoluzione del crimine e delle indagini legate allo stesso, oramai camminano insieme, a braccetto. I sistemi di indagine di 30 o 40 anni fa non sono più quelli di adesso e non sarebbe credibile scrivere una storia criminale al giorno d’oggi senza la figura professionale del medico. Telefilm come C.S.I. hanno anche svezzato e smaliziato il lettore, e a questo bisogna dare una storia che sia anche tecnica. E poi convenitene: ora come ora, se uno scrive un giallo, non può più ammazzare liberamente qualcuno perchè altrimenti quei disonesti della scientifica ti vengono subito a prendere!

Michele Di Marco

Ora che abbiamo rotto il ghiaccio “per iscritto”, quando finalmente potremmo ammirarti in un’intervista in video, o addirittura in una presentazione live?
Considerando la pluriennale attesa dei tuoi fan che sarebbero disposti a viaggiare per un simile evento, potrebbe quasi essere una soluzione per rilanciare il turismo…

Caro Michele, devo riprendermi dallo shock di questa intervista, e siccome è un trauma mi occorre sicuramente del tempo… devo anche andare dal chirurgo plastico per rendermi presentabile, e avere i soldi per pagare un pubblico che faccia le domande a me gradite e che applauda a scena aperta… a te non do un centesimo, comunque…

Un ringraziamento doveroso alla signora Anna Squatrito, moglie di Ivo, che ha riportato le domande su FB in forma scritta.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Ivo Tiberio Ginevra

7 giugno 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Ivo Tiberio Ginevra, questa volta un piccolo e raffinato editore siciliano, nel suo catalogo tutte le opere di Luigi Natoli. Potete visitare il loro sito: I Buoni Cugini.

Sarà con noi lunedì 8 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

ivo Tiberio Ginevra slate

Ma ora scopriamo insieme chi è Ivo Tiberio Ginevra:

Nasce a Caltanissetta il 14 maggio del 1961 e vive a Palermo da più di 45 anni. Ha esercitato la professione di avvocato, prima di trovare lavoro in una compagnia assicurativa e fonda insieme alla moglie la casa editrice I Buoni Cugini editori occupandosi della minuziosa ricostruzione di tutte le pubblicazioni di Luigi Natoli, nonché di libri “introvabili” caduti nel dimenticatoio della collettività. Si dedica alla ricerca di nuovi talenti letterari leggendo una miriade di dattiloscritti.
Appassionato ornitologo si diletta nella riproduzione di uccelli anche rari con i quali ha vinto numerose mostre nazionali e internazionali. Giudice “esperto” in gare ornitologiche, è anche giornalista con numerose pubblicazioni di articoli nelle riviste specializzate del settore. È praticamente drogato di calcio, legge parecchio e ogni tanto scrive qualche romanzo.
Il suo romanzo di esordio è giallo Gli assassini di Cristo del duo investigativo Falzone/Bertolazzi seguito subito dopo da Sicily Crime. Nel 2017 il thriller Guarda come si uccide e nel 2018 l’Aubbiano Ragionevoli atti di Follia illustrato da Niccolò Pizzorno. Qualche mese fa è stato rieditato Gli assassini di Cristo sempre con disegni dell’amico Pizzorno e a breve I Buoni Cugini editori ripubblicheranno anche il Sicily Crime che sarà seguito da due nuovi romanzi inediti con gli stessi poliziotti protagonisti.

Ecco è tutto, spero che parteciperete numerosi, non lasciateci soli.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Pietro De Sarlo

6 giugno 2020

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Ecco il resoconto del quarto incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 1 giugno sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

In che luogo della casa scrivi? Hai una routine di scrittura?

Scrivo tra lo studio e la sala. Non ho una regola predefinita.

Ascolti musica mentre scrivi?

Generalmente no. Ti confesso però che spesso mentre scrivo mi interrompo e… Vabbè te lo dico: faccio del karaoke in solitaria.

Dalla parte dell’assassino Altrimedia Edizioni è il tuo nuovo libro, puoi parlarcene?

Certamente. E’ una storia che si svolge nel quartiere Tuscolano a Roma, uno dei miei luoghi del cuore. Partendo da un interesse apparentemente decentrato con una sorta di effetto domino lo scenario si allarga su più livelli. Sullo sfondo la nostra società con tutti i suoi limiti e le sue brutture.
Questo è il secondo romanzo che scrivo ed è un thriller ‘sociale’ come mi piace definirlo. Tre anni fa avevo scritto un altro giallo: L’Ammerikano. A breve uscirà anche il mio ultimo lavoro: un romanzo storico.

Un thriller, molto diverso da l’Ammerikano, giusto?

Certo, completamente diverso. Sia per l’ambientazione che per la costruzione. L’Ammerikano era cotruito come un mosaico, questo invece ha una concatenazione tra eventi apparentemente distanti tra loro.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di questo libro?

E’ stato un parto molto sofferto. L’ho riscritto praticamente 4 volte. Non riuscivo mai a trovare la quadra giusta. Specialmente per la caratterizzazione del commissario. Un uomo che con i suoi modi non sempre ortodossifa fatica, come tutti, a districarsi tra i problemi problemi professionali e personali come i figli lontani, la vita coniugale e il vizio del fumo.

Affronti tematiche attuali (la corruzione su più livelli, il sesso in cambio di favori, il potere ottenuto illecitamente, i reati ambientali) pensi che il thriller sia il genere migliore per descrivere il nostro presente, la nostra Italia?

Ogni scritto riflette l’epoca e i sentimenti che viviamo. Il thriller a mio modo di vedere è uno dei generi che si presta di più perché deve scavare non solo nella mentalità dei personaggi ma anche nel contesto in cui le loro azioni si generano.

Sei stato ispirato anche da fatti di cronaca durante la scrittura?

Questa è la cosa che mi ha divertito di più. Nei miei romanzi mi piace mettere riferimenti e ‘citazioni’ sia storiche sia di attualità. Una delle principali preoccupazioni che ho avuto è rendere credibile… la realtà che supera sempre la fantasia. I lettori più attenti alla attualità potranno divertirsi a riconoscere luoghi e situazioni.

Tornando a Dalla parte dell’assassino puoi parlaci del commissario Achille Schietroma del Tuscolano X, come hai creato questo personaggio?

Volevo un personaggio forte, ho scelto per questo un cognome ‘sdrucciolo’, poi è un uomo che mal si adatta all’epoca in cui vive, con una forte nostalgia della sua gioventù e della sua classe del liceo. Un cittadino scontento che fa fatica a indagare anche quando le vittime non risultano ‘simpatiche’.
Poi un uomo che cerca sicurezza in piccoli gesti scaramantici …
Insomma volevo costruire un cittadino che fa il commissario.
Una persona immersa nei problemi della quotidianità e non un ‘commissario’ a tempo pieno.

Se facessero un film chi vedresti nei panni dei protagonisti?

Nei panni di Virginia, la moglie del commissario, Elena Sofia Ricci. Per il commissario non saprei … se fosse ancora vivo vedrei bene un Mastroianni.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Ricordi la scena di Moretti in caro diario quando dice che in ogni minoranza lui sarebbe nella minoranza? Ecco io credo che mai come oggi ci sia una intellighenzia che adore il conformismo e il pensiero unico. Io mi ritrovo sempre solo, specialmente sui temi di natura economica, ma spesso anticipo i tempi. E poi il mio punto di vista trova spazio nel dibattio pubblico. Tutto ciò è altamente frustrante, e la scrittura è uno sfogo

Ami leggere? Cosa stai leggendo attualmente? Quale è il libro sul tuo comodino?

Molto, vado a periodi. Ho letto molto di storia dell’unità d’Italia, per ovvi motivi, ora leggo molto di economia. in questo momento il libro della Mazzuccato. poi quello sui Florio. A seguire l’ultimo di Stglitz e poi c’è ad attendermi Duflo. Non leggo solo di economia. Mi piace molto Bartolomei, lo trovo divertente.

Bene penso sia tutto chiuderei questa bella intervista con un’ultima domanda di rito: quali sono i tuoi progetti per il futuro? Continuerai la strada della narrativa dopo la pubblicazione del tuo romanzo storico?

Ho diversi progetti. Il romanzo storico credo avrà un seguito. Così come il thriller. Non riesco a concentrarmi su un solo interesse. Molto dipende anche dall’accoglienza che avranno i lettori. E se posso aggiungere una cosa spero che quello che scrivo diverta anche

Le domande dei lettori

Paola Rambaldi

Leggo che è ingegnere e che ha lavorato in banca come ha cominciato a scrivere?

Ho cambiato molte aziende in realtà, la banca è stata solo l’ultima. Ora scrivo romanzi, in passato saggi di economia e relazioni per il lavoro.

Accennavi che presto uscirà un tuo romanzo storico, Paola Rambaldi vorrebbe chiederti in che epoca è ambientato?

All’epoca dell’Unità D’Italia ed è ambientato in un altro dei miei luoghi del cuore: la Lucania.

Interessante, puoi anticiparci qualcosa?

Iniziamo dal probabile titolo: Tutto salvo fuorché l’onore. e’ la storia di una comunità dell’appennino lucano che viene travolta dagli eventi storici Anche qui, come in Dalla parte dell’assassino esploro il ‘partuculare’ che si intreccia con il ‘generale’.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Pietro De Sarlo

29 Maggio 2020

Prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale sul nostro Gruppo Facebook.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Pietro De Sarlo, ricorderete L’Ammerikano da noi recensito dalla brava Irma Loredana Galgano.

Sarà con noi lunedì 1 giugno alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

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Ma ora scopriamo insieme chi è Pietro De Sarlo:

Pietro laureato in ingegneria alla Sapienza di Roma, ha un lungo passato manageriale ai massimi livelli in società italiane ed estere. In tale ambito, come presidente della Fondazione Intesa Sanpaolo Onlus, ha promosso diversi interventi a favore della cultura, tra cui le borse di studio per dottorati in discipline umanistiche. Oltre ad alcuni saggi di natura economica, ha pubblicato il primo romanzo nel novembre 2016 intitolato L’Ammerikano, che ha ricevuto nel 2017 il premio della giuria al Concorso Argentario ed è risultato vincitore del premio San Salvo Artese riservato alle opere prime.

Il libro di cui parleremo: Dalla parte dell’assassino, Altrimedia Edizioni in libreria dal 22 maggio.

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

26 Maggio 2020

mia foto a Lisbona

Ecco il resoconto del terzo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 25 maggio sul nostro Gruppo Facebook. Buona lettura!

Scrittore, critico letterario e editore, la scrittura in un certo senso è tutta la tua vita; cosa in realtà ami di più fare?

Primo leggere, poi ragionare… poi scrivere (all’inizio era una fatica, ora non più). Poi camminare: sono un camminatore, il mare, le alte quote, ma non sono un alpinista

Raccontati come se fossi un personaggio di un tuo romanzo di avventura.

Qualcuno mi ha paragonato a Orson Welles, per stazza (da giovane, eh?) e fame di vita, per il mio essere fuori dagli schemi. Gianluca Barbera era un uomo di media altezza, con una chioma ribelle di capelli ormai ingrigiti, si muoveva con furia, come se ogni ambiente fosse per lui troppo stretto, preso come era nel vortice della vita

Hai cominciato a lavorare in ambito editoriale nel 1995,in seguito hai fondato e diretto fino al 2015 la casa editrice Barbera Editore. Nell’ottobre 2015 hai costituito Melville edizioni. Raccontaci il tuo percorso da editore, quali sono le difficoltà maggiori in questa professione, a parte la situazione attuale legata al Covid.

La professione dell’editore la sconsiglio, ci sono poche soddisfazioni, se fatta in piccolo, altro conto è lavorare per un grande editore.

Quali sono i titoli di punta attuali di Melville edizioni?

Libri di musica, soprattutto jazz, amo il Jazz, ascolto quasi solo jazz, poi ho pubblicato Misteri del chiostro napoletano, di Enrichetta Caracciolo. Da leggere.

Tra i tuoi romanzi Finis mundi, La truffa come una delle belle arti, Magellano, Marco Polo e numerosi saggi come Storia di Anna Frank e Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi. Come è nato il tuo interesse per i libri e cosa ti ha spinto a cimentarti anche tu nell’arte della scrittura?

Va be’, si va molto indietro nel tempo; ero un ragazzino: lessi il primo romanzo alle elementari, su consiglio della maestra: Barra tutta a dritta, di Gianni Caratelli. Il racconto di uno studente che si imbarca come mozzo su una nave e fa il giro del mondo. Un segno premonitore, se poi pensate che ho scritto Magellano. Una vita spesa coi libri disseminati sul letto. Non ho mai letto un libro per puro piacere (quasi mai), ma sempre per imparare: anche ora. Un tempo mi capitava di tornare e ritornare sulla stessa frase, per scoprirne i segreti, il senso profondo, ci mettevo una eternità a leggere un libro; ora vado svelto, ma non troppo.

Ami molto i romanzi di viaggi e di avventura. Quali sono i tuoi maestri?

Stevenson, Cèline, Chatwin, Borges, Kundera, dunque non solo viaggi. Però Viaggio di un naturalista intorno al mondo di Charles Darwin è uno dei libri di viaggio più belli, D. scrive magnificamente. Dimenticavo Jack London. Anche Twain ha scritto di viaggio ottimamente. E naturalmente Conrad. E Poe, il suo Gordon Pym è sempre un modello insuperato

Marco Polo (Castelvecchi, 2019, Miglior romanzo di avventura al Premio Internazionale di letteratura Città di Como). Cosa ti affascinava di più della figura di Marco Polo, mercante viaggiatore, curioso esploratore di mondi.

Marco Polo è l’uomo che avrei voluto essere. Forse un pizzico di cattiveria in più. Marco Polo, se è vero quello che racconta, è come Leonardo da Vinci, un uomo aperto al mondo, a tutto. Non ha cattiveria per semplice distrazione, perché è sempre catturato da altro, dal mondo esterno, mai da se stesso: ecco chi è Marco Polo. Un uomo universale come Leonardo.

Il viaggio dei viaggi è il tuo nuovo romanzo. Ce ne vuoi parlare?

Una scolaresca in visita al museo dei viaggi e delle esplorazioni, grazie alla magia degli oggetti in esso contenuti e a un libro dagli strani poteri, precipita in una grande avventura attraverso i secoli e lo spazio, come a cavallo di una macchina del tempo. Protagonista del romanzo è l’arte di viaggiare, in tutte le sue forme; dentro c’è ogni tipo di viaggio: per mare, per cielo, per terra, sottoterra, nell’aldilà, nel cyberspazio, nel cosmo, l’Egitto dei Faraoni, grand tour settecenteschi, esodi di massa, il turismo contemporaneo, una galleria personaggi spero indimenticabili ecc. è il mio romanzo migliore, non perché l’ultimo, ma perché sembra contenere il mondo intero, non solo quello di oggi ma anche quello di ieri e di domani.

Parlaci del professore Terranova, come hai costruito questo personaggio?

Semplice: sono io, nelle mia veste più meditativa, quindi un “io” parziale.

Come è nato il tuo interesse per i viaggi nel tempo? Credo di aver letto che in qualche laboratorio coreano li studiano davvero, singolare non trovi?

Il mio prossimo romanzo avrà per protagonista il mistero del tempo: chi non è è affascinato? io credo che prima o poi saranno possibili, anche se in una forma che al momento che siamo in grado di concepire (non certo portandosi dietro il proprio corpo).

L’ora è davvero volata, la mia ultima domanda è questa: Dal 2014 collabori alle pagine culturali del “Giornale” e dal 2018 scrivi di letteratura sulle riviste on-line “Pangea” e Letteratitudine”. Tuoi articoli sono apparsi inoltre su La Lettura (“Corriere della Sera”) e su “Il Resto del Carlino”. Quali devono essere le maggiori qualità di un critico letterario? Quali sono i tuoi maestri in questa arte?

Non sono un critico canonico, sono uno scrittore che capisce qualcosa di libri e dunque ne scrive a modo suo; ho uno stile per così dire alla McEnroe, per fare un esempio tennistico.

Le domande dei Lettori

Michele Di Marco

Buon pomeriggio Gianluca, ciao Giulietta: mi scuso ma probabilmente non riuscirò a restare collegato per tutta l’intervista, ma leggerò poi tutto più tardi.

Però, fatta la premessa che mi sto rivolgendo con curiosità a un autore di cui non so quasi nulla (anzi, grazie, perché quest’occasione è ottima per scoprirlo), provo ugualmente a fare una domanda a Gianluca, scusandomi in anticipo se vado fuori tema.
Da quello che ho trovato in rete, credo di aver capito che in diverse opere tu abbia preso spunto da racconti di viaggio per cogliere lo spunto di narrazioni storiche: l’interesse prevalente, se ce n’è uno, è per l’esplorazione e la scoperta, o per il contesto storico di cui l’esplorazione stessa fa parte?

Mi interessano i personaggi archetipici, splendenti o oscuri che siano, che attraversano il mondo, lo sfidano, e fanno “magie”, magari falliscono, non importa; niente eroi, non esistono, solo uomini che osano.

:: Presentazione: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Gianluca Barbera

20 Maggio 2020

Dopo la buona accoglienza dei precedenti incontri prosegue il ciclo di interviste collettive. Sempre la stessa formula: domande sia mie che dei lettori, e risposte scritte in tempo reale.

Il prossimo ospite delle nostre Interviste (im)perfette è Gianluca Barbera, ricorderete il bel libro Marco Polo, Castelvecchi Editore, uscito lo scorso anno.

Sarà con noi lunedì 25 maggio alle ore 18,30 sempre nel nostro gruppo Facebook pubblico. Insomma, come per l’incontro precedente, tutti potranno assistere all’incontro.

Chi vuole fare domande all’autore potrà iscriversi al gruppo!

Io modererò l’incontro, e farò anche domande all’autore. Riporterò poi domande e risposte in un articolo di questo blog per chi non avrà avuto modo di partecipare in tempo reale.

mia foto a Lisbona

Ma ora scopriamo insieme chi è Gianluca Barbera:

Gianluca lavora in ambito editoriale. Tra le sue pubblicazioni, il saggio Idee viventi. Il pensiero filosofico in Italia oggi (2017) e i romanzi La truffa come una delle belle arti (2016), Magellano  (2018), Marco Polo (2019), vincitori di numerosi premi e tradotti all’estero. Da Magellano è stato tratto uno spettacolo teatrale con Cochi Ponzoni. Collabora con le pagine culturali de “il Giornale” e con le riviste on-line “Pangea” e “Letteratitudine”. Il suo ultimo romanzo, Il viaggio dei viaggi, edito da Solferino Libri, è da poco in libreria.

I libri di cui parleremo: Il viaggio dei viaggi Solferino Libri e Marco Polo Castelvecchi Editore.

Un consiglio, cercate di leggere i suoi ultimi libri pubblicati, ma anche i precedenti così si potranno fare domande più mirate. Ma anche le domande generiche vanno benissimo!

Ecco è tutto, spero parteciperete numerosi.

Detto questo, buone letture a tutti e a lunedì, vi aspettiamo!

:: Interviste (im)perfette: a tu per tu con Alessandro Bastasi

18 Maggio 2020

Alessandro BastasiEcco il resoconto del secondo incontro del ciclo Interviste (im)perfette tenutosi il 18 maggio sul nostro Gruppo Facebook. L’incontro è durato circa un’ora, e sembra che la formula dell’intervista collettiva stia raccogliendo parecchi consensi. Alcuni editori mi hanno contattato, e alcuni autori si sono detti disponibili a partecipare. Per ora abbiamo già in programma un ospite per il 25 maggio e uno per il 1 giugno, poi si vedrà, nei prossimi giorni saprete l’identità del prossimo ospite. Ma ora buona lettura!

Noi lettori siamo curiosi, vogliamo immaginarci Alessandro Bastasi mentre scrive. Scrivi in cucina? O hai uno studio appartato? Descrivicelo, sei circondato di libri? Hai una finestra che si affaccia sui palazzi di Milano?

Quando sono a Milano scrivo nella stanza che chiamo biblioteca, tra i libri, su una scrivania di mio nonno di fine Ottocento. Quando sono in campagna invece scrivo in mansarda, fuori le colline, gli alberi e i fiori. Adesso sono a Milano.

Ascolti musica mentre scrivi? Di che tipo?

No, silenzio assoluto. La musica è nel ritmo che ricerco nella scrittura.

Era la Milano da bere – Morte civile di un manager, Morte a San Siro, Notturno metropolitano, Milano rovente, la tua avventura con Fratelli Frilli Editori continua, hai trovato in questo editore accoglienza per il tuo particolare modo di scrivere noir, anche socialmente impegnati. Ti hanno dato grande libertà?

Sì, con Frilli massima libertà. E’ un editore speciale, un amico, molto corretto e di grande professionalità. A papà Marco, purtroppo scomparso, era piaciuto molto il mio modo di scrivere, e la stima continua con il figlio Carlo.

In questi anni in che misura è cambiato il tuo stile, il tuo modo di intendere la letteratura?

Il modo di intendere la letteratura non è cambiato, per me scrivere vuol dire cercare di far pensare i lettori sui temi che mi stanno a cuore raccontando una storia, quindi non meccanicamente, ma attraverso le emozioni che essa provoca. Il mio stile sì, penso sia cambiato dal mio primo romanzo, prima era dettato da un’urgenza, scrivevo di getto, adesso sono molto più attento allo stile, al ritmo, al linguaggio in genere.

Iniziamo con Milano rovente, un noir della serie del commissario Ferrazza. Ce ne vuoi parlare? Cosa ti ha spinto a scriverlo?

Milano rovente mette in scena due temi a me suggeriti dalla cronaca: il dilagare della droga, a prezzi sempre minori, tra i giovani e il tema del ricciclo illecito dei rifiuti. E ho creato un’atmosfera “rovente”, appunto, simboleggiata da un’estate caldissim tropicale, che fiacca i corpi e le intelligenze, tanto da rovinare anche i rapporti umani.

Milano è sempre lo scenario privilegiato delle tue storie. Quanto ti senti debitore con la Milano di Scerbanenco?

Sì, mi sento molto debitore con la Milano di Scerbanenco.

La scelta di Lazzaro, esce in edizione riveduta e corretta con Divergenze. Era già uscito nel solo in ebook per Meme Publishers. La lotta armata degli anni 70 in Italia, è stata quasi dimenticata, se non rimossa, lo Stato ha vinto, molti militanti di allora, diventati pentiti, sono tornati nella vita civile e scrivono editoriali sui giornali. Perché affrontare un tema simile, in questo momento?

Perché la narrazione che si è fatta in questi decenni del fenomeno della lotta armata è ridotta a puro fatto di ordine pubblico, mentre la sua genesi e il suo sviluppo sono molto più complessi. Ne La scelta di Lazzaro metto in scena un ex militante della lotta armata cercando di capire (non di giustificare) le ragioni che l’hanno indotto a prendere quel percorso e quello che gli succede “dopo”, una volta uscito di prigione. Portando in primo piano il fatto che le azione compiute non sono mai senza conseguenze, anche “dopo”.

La Russia è un tuo grande amore, compare quasi sempre nei tuoi libri, il tuo romanzo d’esordio “La fossa comune” era un thriller politico ambientato nella Russia post-sovietica dei primi anni ’90, o anche sullo sfondo o con personaggi come Julia Livtinova di “Milano Rovente”. Un po’ come il Sud Africa per Agatha Christie. Da dove nasce questo legame?

Sono sempre stato appassionato delle storia, della cultura, della letteratura russa. Non dimenticare che per un uomo di sinistra come me fino a un certo punto Lenin è stato un punto di riferimento. Poi ho avuto modo di viverci per circa tre anni, fianco a fianco di tanti amici e conoscenti, e sono esperienze che segnano.

Come scegli i nomi dei tuoi personaggi? Usi nomi e cognomi anche modificati di amici, o parenti, persone a cui vuoi bene anche nella vita reale, fuori dalla pagina scritta?

No, non seguo questo metodo. Cerco nomi il cui suono mi dica qualcosa su di loro o mi evochi qualcosa Per i nomi stranieri vado alla ricerca su internet e scelgo quelli che mi suonano meglio. Julia in Milano rovente mi dava ad esempio l’impressione di una matrona, Lazzaro è un nome che da solo è molto evocativo.

Un tema centrale dei tuoi noir è descrivere una generazione che ha visto i propri ideali calpestati, i propri sogni infranti. È restato ancora un po’ di quell’autenticità e di quell’entusiasmo che animava i giovani degli anni ’70?

Se è rimasto, è rimasto in modo diverso. Noi volevamo fare la scalata al cielo, cambiare tutto, abbattere il capitalismo. Oggi l’entusiasmo e l’autenticità lo vedo in certi movimenti, come quello ecologista innescato da Greta a livello planetario. Più concreto, reale, meno ideologico. Ecco, sì, noi eravamo l’ideologia, i giovani di oggi (non quelli diciamo così da spiaggia che non sanno nemmeno chi fosse Hitler) tendono non tanto a sovvertire le strutture economiche, ma a renderle umane, soprattutto per il futuro.

La Russia di oggi tra oligarchi e rivendicazioni sociali è lo scenario ideale per un noir? Che legame c’è tra Mosca e Milano?

Non vado in Russia da dicembre del 1993, quindi non ho una conoscenza diretta. Sì, potrebbe essere uno scenario ideale per un noir, un ambiente che mi immagino oscuro, dove comandano le oligarchie, e abbonda la corruzione, dove la democrazia è più una parola che un fatto reale. Ma posso sbagliare, so quello che leggo sui giornali, come voi.

Molto diverso da Milano.

Quanto lavoro ti ha richiesto la stesura di La scelta di Lazzaro? Che tipo di ricerche hai condotto per la nuova edizione?

La stesura della Scelta di Lazzaro paradossalmente non ha richiesto tantissimo tempo. Avevo già letto parecchi libri sul tema, e comunque avevo bene in mente gli anni Sessanta (fine) e Settanta, che ho vissuto profondamente, dall’interno se così si può dire. Il tempo maggiore è stato quello richiesto dal modo di strutturare il romanzo, che non doveva essere un saggio. L’idea che ha accelerato il tutto mi è venuta rivedendo il film “Portiere di notte“, dove una donna ebrea che era stata in campo di concentramento nazista, incontra nel portiere di un albergo il suo aguzzino di allora. Da quel momento sono partito in quarta. Per la nuova edizione non ho fatto ricerche particolari, c’è stato soprattutto uno splendido lavoro di editing da parte dell’editor di Divergenze, Giorgio Mascari.

La tua scrittura ha una funzione sociale e politica? È fatta per modificare, in bene, il presente?

Non penso che la letteratura abbia il potere, lei, di modificare il presente. Piuttosto deve “far male”, nel senso di far pensare, di presentare la realtà sotto punti di vista diversi da quelli trasmessi dalla politica ufficiale e dai media mainstream. Non voglio catarsi, nei mie romanzi, il bene in genere non trionfa sul male, perché anche il cosiddetto bene ha aspetti neri. E sono questi che cerco di mettere in evidenza.

Infine mi piacerebbe conoscere i tuoi progetti futuri di scrittura.

Sto scrivendo il nuovo romanzo con Ferrazza e Co. per Frilli. Se hai letto Milano rovente, nelle ultime pagine c’è un’indicazione precisa sul prossimo libro 🙂 Poi sto pensando a un romanzo che esplori altri territori, oltre il noir come lo intendiamo, con più contaminazioni. Ma di questo parleremo in seguito.

Michele Di Marco

Alessandro, conoscendoti un po’ so che hai fatto e ti sei occupato tanto di teatro. Hai mai pensato a trasformare i tuoi romanzi, dove spesso la comunicazione diretta ha un peso importante, ma in cui contano anche parecchio sia le descrizioni ambientali e storiche, sia la “cultura” e la biografia dei personaggi, in sceneggiature teatrali (o magari cinematografiche)?

No, non ci ho mai davvero pensato. Scrivere per il teatro non significa solo dialoghi, il teatro è fatto di tanti elementi, la scena, le luci, i “materiali” teatrali, quindi l’approccio è diverso. Però mai dire mai.

Approfitto della risposta sull’editore Frilli per una seconda domanda: nel loro catalogo sono presenti diverse serie, e anche i tuoi romanzi più recenti sono caratterizzati da una piccola “famiglia” di personaggi, di cui accompagni la crescita e la maturazione, anzi mi sembra che proprio le storie che fai vivere loro contribuiscano via via a definirli meglio.
Queste vicende “seriali” nascono di volta in volta o hai già una specie di quadro evolutivo in mente e poi adatti le storie che ti vengono in mente – e che spesso presentano riferimenti a fatti reali contemporanei – ai confini di questo quadro?

Ho in mente un quadro evolutivo, sì, e adatto le storie all’interno di questo quadro. Oltre ai personaggi seriali però di volta in volta insrerisco altri personaggi, che spesso diventano dei comprimari, che a volte tornano a comparire nei romanzi successivi.

Vedi ad esempio Ferrazza, il commissario, un uomo normale, senza problematiche particolari, che via via acquisisce consapevolezze grazie all’ispettore Ceolin, alla sua compagna e al padre della sua compagna, Guido Barbieri.

Provo un’ultima domanda: lasciando stare se si tratta di autori esordienti o no, mi consigli qualche libro che hai letto di recente e che ti è piaciuto (sperando di riuscire a superare il quasi-blocco da lettore che ha accompagnato la mia quarantena)?

Sto rileggendo i 49 racconti di Hemingway, e i racconti di Carver. E altri romanzi americani d’antan, come quelli di Dos Passos. Da rileggere anche Furore di Steinbeck. Meravigliosi.

:: Un’ intervista con Estelle Hunt a cura di Giulietta Iannone

15 Maggio 2020

Un matrimonio vittoriano Amori vittoriani Vol. 1Benvenuta su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Immagino che Estelle Hunt sia uno pseudonimo, ma tu sei italianissima. Ci vuoi parlare un po’ di te? Dove sei nata? Che studi hai fatto?

Grazie a te per l’invito, felicissima di essere qui. Sono nata a Genova 43 anni fa, ma ormai da moltissimo tempo abito in un paesino della provincia di Viterbo. Ho scelto uno pseudonimo straniero perché un tempo erano per lo più americane e inglesi a pubblicare romance, soprattutto storici. La scelta quindi è dovuta al mio retaggio di lettrice, cambiare ora non avrebbe più senso e neppure lo vorrei, sono molto affezionata a Estelle. Dopo aver conseguito il diploma di ragioneria, ho fatto la famosa gavetta, una serie di lavori molti diversi tra loro, dalla manovalanza agricola, fino alla segretaria di direzione. Ho sposato il mio compagno di banco delle superiori, ho due bambini di quasi 12 e 8 anni e una cagnolina di nome Margot. Amo leggere, passeggiare in campagna, cucinare per gli amici, bere vino rosso.

Come ti sei avvicinata alla scrittura? E alla scrittura di romance, sia contemporanei che storici?

Credo che ogni lettore forte si avvicini prima o poi alla scrittura, è un processo naturale che non sempre però sfocia nella pubblicazione. Ho iniziato a scrivere da ragazzina, per lo più poesie orrende e storie prive di logica. Quando mi sono avvicinata agli scrittori sudamericani ho provato a cimentarmi in qualcosa di più serio, o meglio, ho tentato di dare un senso ai pensieri, alle fantasie, ai personaggi che affollavano la mia testa. Parliamo di circa vent’anni fa, l’editoria era molto diversa da oggi. L’autopubblicazione era considerata come una macchia indelebile sul curriculum di un aspirante scrittore e le CE erano blindatissime. Con la nascita del self publishing chiunque ha potuto realizzare il sogno e io ho colto l’opportunità. Ne venivo da un periodo complicato. Una seconda gravidanza in cui mi sono riavvicinata al romance e i primi difficili mesi di mio figlio, durante i quali mi sono rifugiata negli storici. E ho iniziato a scrivere Emmeline. Il resto è venuto da sé.

Parlaci dei tuoi libri, cosa hai pubblicato finora? Quale è il tuo ultimo romanzo?

I miei libri sono tutti romance. Il primo, Emmeline, è uno storico ambientato alla fine del 1800. Dopo ho pubblicato solo contemporanei, tra cui un paio di erotici scritti a quattro mani con la meravigliosa Lidia Calvano. Adoro scrivere entrambi i generi, sebbene lo storico sia più nelle mie corde. Ogni romanzo è una sfida. Lo è stato Rehab, con le sue sfumature fosche, lo è stato L’uomo dei sogni, molto più romantico e tranquillo. Storie molte diverse tra loro, ma che richiedono ogni volta un impegno costante, ricerca e studio. Un matrimonio vittoriano mi ha riportato nell’Inghilterra di metà 800 ed è stato come respirare una boccata d’aria fresca.

Sei una lettrice? Che tipo di libri leggi? Quali sono le tue autrici preferite?

Posso definirmi una lettrice onnivora, sebbene non ami particolarmente gli horror, i chick lit e i distopici. Ho diversi autori che amo: Marquez, Allende, Follett, Zafon, Anais Nin, Miller. Se parliamo di romance, le mie preferite in assoluto sono Brandewyne, Woodiwiss, Heyer, Lucinda Brant, Keyplas. Tra le italiane Adele Castellano, Angela White, Amalia Frontali. Ce ne sono altre mille che ora mi sfuggono, appena invierò questo file dirò, perché non ho citato anche loro?

Hai un sito? Una pagina per stare vicina ai tuoi lettori?

Vivo in uno stato di perenne confusione mentale. Gestire un gruppo o un sito internet per me sarebbe impossibile. Ho un profilo facebook, che chiudo quando sono nel pieno del processo creativo, proprio come ora, una pagina autrice e Instagram, del quale devo ancora capire il meccanismo.

Il pubblico dei romance è molto esigente? Pretende grande accuratezza sia nei romance contemporanei che storici?

Il romance deve emozionare, è questo che le lettrici vogliono. Leggo questo genere di libri da tantissimi anni, frequentavo un forum che se ne occupava a 360 gradi perciò posso affermare che le lettrici sono molto, molto esigenti. È però cambiato il mercato. Rispetto a pochi anni fa, le uscite mensili sono cresciute in maniera esponenziale e la nascita del digitale ha permesso di abbassare considerevolmente i prezzi, quindi se un tempo con 4 euro si acquistava un libro da edicola ora se ne comprano 8. Il self publishing ha permesso a chiunque di pubblicare, quindi l’offerta è schizzata alle stelle, innescando un processo che ha prodotto una sorta di bulimia letteraria. La stragrande maggioranza delle lettrici pretende accuratezza formale, tuttavia è innegabile che ci sia una parte che si accontenta, favorendo la diffusione di prodotti scadenti.

Soprattutto le lettrici più giovani modellano la loro educazione sentimentale tramite la lettura dei romance. In che misura ti senti responsabilizzata da questo?

Non mi sento per niente responsabilizzata, i genitori hanno il dovere di educare e rispondere a domande più o meno imbarazzanti. Parlo con cognizione di causa, perché ho una figlia quasi adolescente. Se non tratto determinati argomenti è perché non li sento miei. Ad esempio, non riuscirei a scrivere un dark contemporaneo dove lei subisce violenza e vessazioni e malgrado ciò si innamora del suo aguzzino; però uso dinamiche simili (non uguali) in epoca vittoriana, quando la donna era considerata molto, molto poco. Credo che sia altrettanto pericoloso proporre a una ragazzina il modello di uomo bello, arrogante e ricco che con i soldi risolve tutti i suoi problemi. Il romance è un sogno messo su carta. Negli anni 80 il modello di uomo che andava per la maggiore era quello che non doveva chiedere mai e anche noi in fondo ci siamo lasciate fuorviare da questi rudi e affascinanti rubacuori, salvo poi innamorarci di uomini in carne ed ossa, con tutti i loro splendidi difetti.

Il pubblico dei romance è un pubblico prevalentemente femminile. Pensi che ci sia ancora bisogno di romanticismo nella nostra società sempre più tecnologica?

Nel corso del tempo il romance ha subito un lento e profondo cambiamento. Come ho già scritto, gli uomini negli anni 70/80 erano prepotenti, maschilisti, spesso anche violenti. Di contro le donne erano dipinte come esseri deboli e umorali. Oggi la situazione è molto cambiata, anche grazie al movimento Metoo. Nei contemporanei le protagoniste sono toste, indipendenti e sanno bene ciò che vogliono. A volte questo atteggiamento lo troviamo persino negli storici. In tutto questo processo la costante è appunto il romanticismo. Quindi sì, nonostante la tecnologia, o forse proprio a causa del suo eccessivo utilizzo, abbiamo ancora bisogno di romanticismo.

È più facile scrivere romance ambientati nel presente o nel passato?

Sicuramente è più semplice scrivere contemporanei. Nello storico va utilizzato un registro più formale, i dialoghi devono seguire le regole dell’epoca in cui si è ambientata la storia e non è per niente facile calarsi nel periodo. Per aiutarmi, quando scrivo storico leggo solo storico.

Quale periodo del passato ti appassiona di più?

Il periodo che mi affascina di più è il vittoriano. Per la donna c’è stata una quasi totale sottomissione all’uomo, le gabbie che indossavano sotto gli abiti ne sono un emblema. Di contro si inizia a parlare di emancipazione, modernità, il 900 è alle porte e da lì cambia tutto molto velocemente. Forse è proprio il modo repentino in cui ci siamo lasciati alle spalle galateo e crinolina che lo fa immaginare come un periodo più romantico e migliore di quanto sia stato realmente.

Come ti sei documentata per scrivere Un matrimonio vittoriano: Amori vittoriani Vol. 1?

In un romance la componente storica non è preponderante, ma bisogna conferire l’atmosfera e per quello è necessario leggere molti libri scritti o ambientati all’epoca, la lettura diventa studio. Ho quaderni pieni di annotazioni. Per lo storico che deve uscire, La modista di Bombay, c’è stata una ricerca più approfondita, perché del periodo coloniale sapevo poco.

La componente erotica nei tuoi libri è molto significativa? Preferisci descrivere amori casti o non disdegni scene sessualmente esplicite?

Nei miei libri il sesso c’è sempre, anche se in quantità e modi diversi. Credo che se parlo di una storia d’amore, la componente sessuale sia imprescindibile a meno che non racconti di una coppia che vuole arrivare vergine al matrimonio e faccio terminare il romanzo a: Sì, lo voglio. Cambia il modo in cui lo mostro. In uno storico cerco di essere più delicata, in un contemporaneo, soprattutto nei dialoghi, metto qualche parola spinta. In Rehab e Devotion, che sono erotic romance, abbiamo osato molto, molto di più, ma in quel caso è il genere che lo richiede. Non amo il dirty talking, ne faccio un uso parsimonioso.

Come accolgono le lettrici questa tua scelta?

Chi mi legge sa cosa aspettarsi e sa che non troverà solo sesso nelle mie storie. Deve essere bilanciato dalle emozioni, da tanti avvenimenti. Non può essere ginnastica da letto che funge da collante tra pochi eventi, insomma un riempitivo di pagine. Il sesso in un romance è il sale, non la portata principale.

Sei un’autrice autoprodotta di successo, nella classifica Amazon sei sempre ne primi posti nel romance storico. Hai ricevuto già proposte da editori tradizionali? Come le valuteresti?

Dai miei libri ho ricevuto tante soddisfazioni, anche delusioni, e entrambe in qualche modo mi sono servite per crescere professionalmente e umanamente. Proposte in questi cinque anni ne ho ricevute pochissime, si contano sulle dita di una mano. Ho accettato l’unica che mi ha ispirato fiducia, la Hope Edizioni, con la quale ho pubblicato i due romance storici della serie Amori di fine secolo.

Grazie del tempo che mi hai dedicato, nel salutarti come ultima domanda mi piacerebbe chiederti se attualmente stai scrivendo, e quale sarà il tuo prossimo libro?

Il prossimo romanzo è La modista di Bombay, secondo volume di Amori di fine secolo, che uscirà per la Hope Edizioni. Sono in piena fase di editing, ma non manca molto ormai. A fine anno, se tutto va secondo le previsioni, pubblicherò Il ritorno del mercante, secondo volume della serie Amori vittoriani, una storia piena di angst e romanticismo, che racconta di seconde possibilità. Grazie a te, è stato molto divertente e piacevole rispondere alle tue domande.