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:: Un’ intervista con Estelle Hunt a cura di Giulietta Iannone

15 maggio 2020

Un matrimonio vittoriano Amori vittoriani Vol. 1Benvenuta su Liberi di scrivere e grazie di aver accettato questa intervista. Immagino che Estelle Hunt sia uno pseudonimo, ma tu sei italianissima. Ci vuoi parlare un po’ di te? Dove sei nata? Che studi hai fatto?

Grazie a te per l’invito, felicissima di essere qui. Sono nata a Genova 43 anni fa, ma ormai da moltissimo tempo abito in un paesino della provincia di Viterbo. Ho scelto uno pseudonimo straniero perché un tempo erano per lo più americane e inglesi a pubblicare romance, soprattutto storici. La scelta quindi è dovuta al mio retaggio di lettrice, cambiare ora non avrebbe più senso e neppure lo vorrei, sono molto affezionata a Estelle. Dopo aver conseguito il diploma di ragioneria, ho fatto la famosa gavetta, una serie di lavori molti diversi tra loro, dalla manovalanza agricola, fino alla segretaria di direzione. Ho sposato il mio compagno di banco delle superiori, ho due bambini di quasi 12 e 8 anni e una cagnolina di nome Margot. Amo leggere, passeggiare in campagna, cucinare per gli amici, bere vino rosso.

Come ti sei avvicinata alla scrittura? E alla scrittura di romance, sia contemporanei che storici?

Credo che ogni lettore forte si avvicini prima o poi alla scrittura, è un processo naturale che non sempre però sfocia nella pubblicazione. Ho iniziato a scrivere da ragazzina, per lo più poesie orrende e storie prive di logica. Quando mi sono avvicinata agli scrittori sudamericani ho provato a cimentarmi in qualcosa di più serio, o meglio, ho tentato di dare un senso ai pensieri, alle fantasie, ai personaggi che affollavano la mia testa. Parliamo di circa vent’anni fa, l’editoria era molto diversa da oggi. L’autopubblicazione era considerata come una macchia indelebile sul curriculum di un aspirante scrittore e le CE erano blindatissime. Con la nascita del self publishing chiunque ha potuto realizzare il sogno e io ho colto l’opportunità. Ne venivo da un periodo complicato. Una seconda gravidanza in cui mi sono riavvicinata al romance e i primi difficili mesi di mio figlio, durante i quali mi sono rifugiata negli storici. E ho iniziato a scrivere Emmeline. Il resto è venuto da sé.

Parlaci dei tuoi libri, cosa hai pubblicato finora? Quale è il tuo ultimo romanzo?

I miei libri sono tutti romance. Il primo, Emmeline, è uno storico ambientato alla fine del 1800. Dopo ho pubblicato solo contemporanei, tra cui un paio di erotici scritti a quattro mani con la meravigliosa Lidia Calvano. Adoro scrivere entrambi i generi, sebbene lo storico sia più nelle mie corde. Ogni romanzo è una sfida. Lo è stato Rehab, con le sue sfumature fosche, lo è stato L’uomo dei sogni, molto più romantico e tranquillo. Storie molte diverse tra loro, ma che richiedono ogni volta un impegno costante, ricerca e studio. Un matrimonio vittoriano mi ha riportato nell’Inghilterra di metà 800 ed è stato come respirare una boccata d’aria fresca.

Sei una lettrice? Che tipo di libri leggi? Quali sono le tue autrici preferite?

Posso definirmi una lettrice onnivora, sebbene non ami particolarmente gli horror, i chick lit e i distopici. Ho diversi autori che amo: Marquez, Allende, Follett, Zafon, Anais Nin, Miller. Se parliamo di romance, le mie preferite in assoluto sono Brandewyne, Woodiwiss, Heyer, Lucinda Brant, Keyplas. Tra le italiane Adele Castellano, Angela White, Amalia Frontali. Ce ne sono altre mille che ora mi sfuggono, appena invierò questo file dirò, perché non ho citato anche loro?

Hai un sito? Una pagina per stare vicina ai tuoi lettori?

Vivo in uno stato di perenne confusione mentale. Gestire un gruppo o un sito internet per me sarebbe impossibile. Ho un profilo facebook, che chiudo quando sono nel pieno del processo creativo, proprio come ora, una pagina autrice e Instagram, del quale devo ancora capire il meccanismo.

Il pubblico dei romance è molto esigente? Pretende grande accuratezza sia nei romance contemporanei che storici?

Il romance deve emozionare, è questo che le lettrici vogliono. Leggo questo genere di libri da tantissimi anni, frequentavo un forum che se ne occupava a 360 gradi perciò posso affermare che le lettrici sono molto, molto esigenti. È però cambiato il mercato. Rispetto a pochi anni fa, le uscite mensili sono cresciute in maniera esponenziale e la nascita del digitale ha permesso di abbassare considerevolmente i prezzi, quindi se un tempo con 4 euro si acquistava un libro da edicola ora se ne comprano 8. Il self publishing ha permesso a chiunque di pubblicare, quindi l’offerta è schizzata alle stelle, innescando un processo che ha prodotto una sorta di bulimia letteraria. La stragrande maggioranza delle lettrici pretende accuratezza formale, tuttavia è innegabile che ci sia una parte che si accontenta, favorendo la diffusione di prodotti scadenti.

Soprattutto le lettrici più giovani modellano la loro educazione sentimentale tramite la lettura dei romance. In che misura ti senti responsabilizzata da questo?

Non mi sento per niente responsabilizzata, i genitori hanno il dovere di educare e rispondere a domande più o meno imbarazzanti. Parlo con cognizione di causa, perché ho una figlia quasi adolescente. Se non tratto determinati argomenti è perché non li sento miei. Ad esempio, non riuscirei a scrivere un dark contemporaneo dove lei subisce violenza e vessazioni e malgrado ciò si innamora del suo aguzzino; però uso dinamiche simili (non uguali) in epoca vittoriana, quando la donna era considerata molto, molto poco. Credo che sia altrettanto pericoloso proporre a una ragazzina il modello di uomo bello, arrogante e ricco che con i soldi risolve tutti i suoi problemi. Il romance è un sogno messo su carta. Negli anni 80 il modello di uomo che andava per la maggiore era quello che non doveva chiedere mai e anche noi in fondo ci siamo lasciate fuorviare da questi rudi e affascinanti rubacuori, salvo poi innamorarci di uomini in carne ed ossa, con tutti i loro splendidi difetti.

Il pubblico dei romance è un pubblico prevalentemente femminile. Pensi che ci sia ancora bisogno di romanticismo nella nostra società sempre più tecnologica?

Nel corso del tempo il romance ha subito un lento e profondo cambiamento. Come ho già scritto, gli uomini negli anni 70/80 erano prepotenti, maschilisti, spesso anche violenti. Di contro le donne erano dipinte come esseri deboli e umorali. Oggi la situazione è molto cambiata, anche grazie al movimento Metoo. Nei contemporanei le protagoniste sono toste, indipendenti e sanno bene ciò che vogliono. A volte questo atteggiamento lo troviamo persino negli storici. In tutto questo processo la costante è appunto il romanticismo. Quindi sì, nonostante la tecnologia, o forse proprio a causa del suo eccessivo utilizzo, abbiamo ancora bisogno di romanticismo.

È più facile scrivere romance ambientati nel presente o nel passato?

Sicuramente è più semplice scrivere contemporanei. Nello storico va utilizzato un registro più formale, i dialoghi devono seguire le regole dell’epoca in cui si è ambientata la storia e non è per niente facile calarsi nel periodo. Per aiutarmi, quando scrivo storico leggo solo storico.

Quale periodo del passato ti appassiona di più?

Il periodo che mi affascina di più è il vittoriano. Per la donna c’è stata una quasi totale sottomissione all’uomo, le gabbie che indossavano sotto gli abiti ne sono un emblema. Di contro si inizia a parlare di emancipazione, modernità, il 900 è alle porte e da lì cambia tutto molto velocemente. Forse è proprio il modo repentino in cui ci siamo lasciati alle spalle galateo e crinolina che lo fa immaginare come un periodo più romantico e migliore di quanto sia stato realmente.

Come ti sei documentata per scrivere Un matrimonio vittoriano: Amori vittoriani Vol. 1?

In un romance la componente storica non è preponderante, ma bisogna conferire l’atmosfera e per quello è necessario leggere molti libri scritti o ambientati all’epoca, la lettura diventa studio. Ho quaderni pieni di annotazioni. Per lo storico che deve uscire, La modista di Bombay, c’è stata una ricerca più approfondita, perché del periodo coloniale sapevo poco.

La componente erotica nei tuoi libri è molto significativa? Preferisci descrivere amori casti o non disdegni scene sessualmente esplicite?

Nei miei libri il sesso c’è sempre, anche se in quantità e modi diversi. Credo che se parlo di una storia d’amore, la componente sessuale sia imprescindibile a meno che non racconti di una coppia che vuole arrivare vergine al matrimonio e faccio terminare il romanzo a: Sì, lo voglio. Cambia il modo in cui lo mostro. In uno storico cerco di essere più delicata, in un contemporaneo, soprattutto nei dialoghi, metto qualche parola spinta. In Rehab e Devotion, che sono erotic romance, abbiamo osato molto, molto di più, ma in quel caso è il genere che lo richiede. Non amo il dirty talking, ne faccio un uso parsimonioso.

Come accolgono le lettrici questa tua scelta?

Chi mi legge sa cosa aspettarsi e sa che non troverà solo sesso nelle mie storie. Deve essere bilanciato dalle emozioni, da tanti avvenimenti. Non può essere ginnastica da letto che funge da collante tra pochi eventi, insomma un riempitivo di pagine. Il sesso in un romance è il sale, non la portata principale.

Sei un’autrice autoprodotta di successo, nella classifica Amazon sei sempre ne primi posti nel romance storico. Hai ricevuto già proposte da editori tradizionali? Come le valuteresti?

Dai miei libri ho ricevuto tante soddisfazioni, anche delusioni, e entrambe in qualche modo mi sono servite per crescere professionalmente e umanamente. Proposte in questi cinque anni ne ho ricevute pochissime, si contano sulle dita di una mano. Ho accettato l’unica che mi ha ispirato fiducia, la Hope Edizioni, con la quale ho pubblicato i due romance storici della serie Amori di fine secolo.

Grazie del tempo che mi hai dedicato, nel salutarti come ultima domanda mi piacerebbe chiederti se attualmente stai scrivendo, e quale sarà il tuo prossimo libro?

Il prossimo romanzo è La modista di Bombay, secondo volume di Amori di fine secolo, che uscirà per la Hope Edizioni. Sono in piena fase di editing, ma non manca molto ormai. A fine anno, se tutto va secondo le previsioni, pubblicherò Il ritorno del mercante, secondo volume della serie Amori vittoriani, una storia piena di angst e romanticismo, che racconta di seconde possibilità. Grazie a te, è stato molto divertente e piacevole rispondere alle tue domande.