Alfredo Colitto affronta un ‘genere’ (senza che nulla di dispregiativo vi sia nel termine) che in Italia ha avuto e ha tuttora un’esistenza contrastata. Da una parte, abituati a romanzoni e sciocchezzuole parapsicologiche, si è sempre negato che l’Avventura sia nelle corde dei nostri scrittori. Dall’altro da Salgari in avanti la nostra produzione narrativa (sia essa romanzata, cinematografica o anche fumettistica) ha sempre regalato ore indimenticabili ai suoi lettori. L’Avventura è mistero, esotismo, eroismo, grandi sentimenti, un tutto in un mondo che assomiglia al nostro eppure, per sfumature e toni, non lo è. Dal giallo storico dei suoi precedenti fortunati lavori (prima o tra tutti Cuore di ferro) che poi erano una declinazione originale del mystery classico inserito in un ambiente perfettamente ricostruito, Alfredo approda a un universo più ampio. La porta del paradiso conserva tutta la cura nel dettaglio e l’abilità di esporre senza cadere nel didascalismo dei romanzi precedenti. Perché il romanzo storico, sia giallo o avventuroso, non è un manuale, è, appunto, un romanzo e dei materiali narrativi tipici di questa forma di intrattenimento si nutre. Altrimenti inaridisce. Colitto innaffia bene la sua pianta, però, alla soluzione del mistero sostituisce le umanissime vicissitudini di Leone Baiamonte, giocando su due elementi che sono assi portanti del romanzo d’avventura in qualsiasi epoca sia inserito. In primo luogo il protagonista si trova costretto a lottare per sottrarsi a ingiustizie e angherie e riconquistare non solo la donna amata ma anche un’esistenza serena. C’è, tra i suoi nemici maschili e femminili (Dio vi guardi dall’ira della donna rifiutata!) una tal carica di malanimo e perfidia che il nostro si vede letteralmente piovere addosso guai e disavventure che schianterebbero chiunque non avesse la sua tempra morale. Avventure, duelli, ingiustizie ma anche più umane cattiverie. Un carico di difficoltà che, intelligentemente, Alfredo costruisce in modo che il lettore moderno possa stabilire un ponte emotivo con il suo protagonista. La natura umana, purtroppo, resta sempre meschina e se cambiano i tempi è facile immedesimarsi nelle difficoltà di Leone e trovare appagamento nel suo spirito che gli consente di superare le difficoltà pur conservando la sua integrità. Il secondo elemento, altrettanto importante, è il viaggio, irrinunciabile percorso non solo materiale (dal Vecchio al Nuovo Mondo) ma anche interiore. Il viaggio, qui come in ogni buon romanzo di avventura, è un percorso di formazione attraverso le difficoltà e le scoperte di luoghi nuovi e fino allora solo fantasticati. Alfredo, che in altri momenti della sua esistenza, è stato viaggiatore e uomo d’azione prima di esserlo di lettere (grande traduttore, tra l’altro ,e ciò giova sicuramente alla fluidità della scrittura) ha conosciuto il Messico e il Mesoamerica e ce ne offre una versione affascinante che mescola la ricostruzione a emozioni vere. Ma il suo cuore, come quello di Leone resta fedele all’amata Lisa, è sempre rivolto all’Italia, a quella Napoli affascinante e fustigata che sfocia nella rivolta di Masaniello. Un romanzo per tutti, dunque, proposto, occorre sottolinearlo, a un prezzo più che allettante in un’epoca in cui veramente è necessario fare attenzione anche a questi dettagli. Avventure, vicissitudini, duelli e battaglia ma soprattutto intrighi, tradimenti, vendette. Sentimenti veri, a volte esacerbati, catartici come diceva un saggio, perché il piacere della lettura è questo. Infilarsi nei guai degli altri e dimenticare i propri.
LA PORTA DEL PARADISO- di Alfredo Colitto-PIEMME .euro 9,90

Segnaliamo alcuni ebook appartenenti alla Collana Imperium curata da Diego Bortolozzo. Storie di fantascienza o comunque lontane dall’ordinario, storie di mondi ancora non sorti, costituiti da dimensioni spaventose e da creature in cerca del proprio ruolo nel grande palcoscenico dell’esistenza… artificiale, malsana, onirica o reale che sia.
Quanto sono lunghi i tempi della giustizia italiana? Una domanda che molti di noi si saranno fatti almeno una volta nella vita. La risposta è semplice: lunghi. Anzi troppo lunghi. A mettere in luce questa amara verità è il romanzo L’ultimo scoop di Silvano Villani di Pia Di Marco, pubblicato dal piccolo editore Tempesta. Il libro prende vita dalla vicenda giudiziaria derivante da un incidente stradale subìto da Villani nel 2004 e caratterizzata da ricorsi compiuti dal giornalista per vedere emergere la verità dei fatti. Purtroppo, Villani inviato speciale del «Corriere della Sera», è deceduto nel 2011 senza portare a compimento il suo progetto letterario, che però ha preso vita grazie all’impegno della sua ultima compagna di vita Pia di Marco. Nel romanzo verità la Di Marco ci rivela una doppia identità di Villani , quella di esperto giornalista e quella di uomo cittadino in cerca di giustizia. Nel libro c’è tutta la vicenda giuridica con protagonista Villani. Un percorso che ha permesso a Villani stesso di sperimentare le lungaggini della giustizia italiana e dei caotici meccanismi che non fanno altro che limitare la possibilità di agire dei giudici e di ottenere giustizia per i cittadini. Accanto ad essa c’è il piano di Silvano Villani uomo. Di colui che arrivato alla soglia degli 80 anni è stato costretto da cause di forza maggiore – le conseguenze dell’incidente – a cambiare in modo radicale il suo stile di vita, scoprendo che compiere le cose più semplici della vita quotidiana (recuperare i libri nell’ultimo piano della libreria o preparare il caffè) poteva trasformarsi in vera impresa titanica. Il Villani che la Di Marco ci racconta è il ritratto di una persona combattiva che vuole giustizia e per questo decide di usare la propria capacità giornalistica per raccontare agli altri la sfortunata vicenda che lo ha travolto. Nel libro, Pia di Marco ripercorre attraverso Villani la vicenda giudiziaria che lo ha visto protagonista, ma allo stesso tempo – sempre grazie all’alter ego letterario – la scrittrice ci riferisce il Villani nella vita di ogni giorno, evidenziando la forza d’animo, la costante venatura ironica e il selfcontrol con i quali il giornalista affrontava le difficoltà. Questa narrazione ci restituisce il ritratto di un uomo dal carattere duro e forte, capace di amare in modo profondo, ma in difficoltà a manifestare apertamente i sentimenti che provava. L’ultimo scoop di Silvano Villani mi ha colpito per la perfetta abilità di immedesimazione di Pia di Marco nei panni di Silvano Villani, qualità che le ha permesso di costruire un romanzo solido, tagliente, vero che con impressionate lucidità restituisce al lettore la dimensione esistenziale di un uomo e di un cittadino italiano alle prese con la macchinosa giustizia italiana. Pia di Marco ha dato forma concreta – e Villani ne sarebbe contento – ad un progetto incompiuto (lui è morto nel 2011), permettendo a questo io singolo di rivelare pubblicamente tutto lo sconforto e il malumore per le lentezze della nostra autorità giudiziaria. L’ultimo scoop di Silvano Villani è una riflessione intensa su una delle realtà dell’Italia di oggi, dalla quale emerge l’ amara consapevolezza del giornalista di essere protagonista di un caso di giustizia negata. Prefazione di Enzo Antonio Cicchino.
NEIL GORDON – La regola del silenzio
PREMIO ITALO CALVINO
Ci sono molti motivi per cui scegliamo un libro da leggere. A volte lo scegliamo per il titolo, altre semplicemente perché ci attira l’immagine scelta per la copertina. Spesso decidiamo di dedicarci alla lettura di un romanzo su consiglio di un amico. A colte capita di prendere un libro a caso da uno scaffale, leggerne la quarta di copertina, trovare interessanti le parole di critica ad esso rivolte, dare una lettura veloce alle alette e decidere che quel libro potrebbe piacerci. È questo quello che è successo a me quando ho deciso di leggere Narcopolis.
Da febbraio in libreria
SERGIO RUBINI legge SOSTIENE PEREIRA
Fabio Mundadori è nato a Bologna nel 1966, ma oggi vive a Latina.
Marco Proietti Mancini, romano del 1961. Vive dello stipendio in una multinazionale dell’informatica e si diverte, da sempre, scrivendo di tutto. A scrivere professionalmente ha iniziato tardi, nel 2009, con la pubblicazione del suo primo romanzo “Da parte di Padre” ora fuori distribuzione e in attesa di nuova pubblicazione nel 2014.
Giorgio Ballario è nato a Torino nel 1964. Giornalista, ha lavorato per l’agenzia di stampa Agi, è stato corrispondente per svariati quotidiani nazionali (Il Messaggero, Il Giorno, L’Indipendente) e redattore del settimanale Il Borghese. Dal 1999 lavora a La Stampa, dove si è occupato di cronaca nera e giudiziaria.
Credo che la serie televisiva britannica Luther sia tra le preferite degli appassionati di ‘nero criminale’ moderno. Io l’ho adorata. Il romanzo di Neil Cross (che è anche sceneggiatore dei testi nonché romanziere di suo) lo avevo letto questa estate in originale. La combinazione prezzo allettante, Cover che ripropone piacevolmente lo stile delle locandine disegnate con una efficace rappresentazione dell’eponimo protagonista interpretato da Idris Elba, e la indiscutibile constatazione che di buono sta uscendo davvero poco mi hanno convinto all’acquisto. Sono purtroppo passati da molto i tempi in cui avevo tempo di rileggere i libri ma, complice un uggiosissimo week end, ho cominciato a sfogliare il volume… e l’ho riletto sino in fondo con estremo piacere. Prima di tutto è un prequel, viene cioè prima dell’inizio della serie tv. Senza spoilerare la cosa è evidente dal ruolo di alcuni personaggi chiave nella vita del protagonista sin dalle prime pagine. Ma il meccanismo è molto più complesso, perché la storia prende corpo autonomamente, avvincente, terribile se vogliamo e solo nelle ultimissime pagine troviamo il nesso con quanto visto in televisione. In breve un romanzo da assaporare anche se non si è vista la serie e godibilissimo per chi ha preso confidenza con i personaggi. La scrittura è secca, al presente, fatta di frasi brevi. Essenziale. Pochissime le annotazioni sui pensieri dei personaggi. Si qualificano per quello che dicono e che fanno. Intanto la vicenda va avanti seguendo rivoli differenti che s’intrecciano poi in un unico fiume. Il senso del Destino, benché non invocato incombe. Luther è quello che è in virtù di se stesso, dell’ambiente che lo circonda e del caso che segue. Intorno una Londra non certo swinging, cupa, umida e dolente. Emergono realtà disperate, depravate a fianco di altre benestanti, borghesi ma non certo al sicuro da quella noirceur che pervade l’intera storia. Dialogi serrati e realistici, azione rapida, descritta con proprietà di linguaggio, scenica ma non scevra dalla cura che va messa in un libro. Non una novelization, un romanzo vero. Intenso. E’ la Londra degli sbirri,quelli ossessionati dal proprio dovere, quelli stanchi, quelli corrotti, quelli contaminati dal lerciume in cui camminano. Gangster, combattimenti clandestini, centri sociali, mille depravazioni ,l’aspirazione a qualcosa di migliore che sembra sempre, dannatamente, fuori portata. Curiosamente nel testo non vi sono connotazioni razziali. Che Luther sia nero lo sappiamo dalla cover, dal suo interprete televisivo, prima che l’autore lo dica, quasi distrattamente, passano molte pagine. Perché, fondamentalmente, Luther è uno sbirro. Uno che vuole giustizia a tutti i costi. E questo è proprio il problema.
























