:: Recensione di Narcopolis di Jeet Thayil (Neri Pozza, 2012) a cura di Michela Bortoletto

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NarcopolisCi sono molti motivi per cui scegliamo un libro da leggere.  A volte lo scegliamo per il titolo, altre semplicemente perché ci attira l’immagine scelta per la copertina. Spesso decidiamo di dedicarci alla lettura di un romanzo su consiglio di un amico. A colte capita di prendere un libro a caso da uno scaffale, leggerne la quarta di copertina, trovare interessanti le parole di critica ad esso rivolte, dare una lettura veloce alle alette e decidere che quel libro potrebbe piacerci. È questo quello che è successo a me quando ho deciso di leggere Narcopolis.
Annunciato come “un classico di culto”, “un’opera che unisce il meglio di Trainspotting alla selvaggia commedia di un Goya o all’intenso struggimento di un Keats””un debutto adrenalinico”  Narcopolis si è rivelato per me come la prima grande delusione del mio anno da lettrice appena cominciato.
Nel riassunto della trama si presentano personaggi che sulla carta sembrerebbero interessanti, avvincenti, degni di nota:  il rifugiato scappato da New York dopo aver combinato una serie di guai, il pittore il cui senso di colpa cattolico produce effetti devastanti sulle sue opere, il borsaiolo, Rashid,  il proprietario della fumeria d’oppio più rinomata di Bombay, Dimple, l’eunuco che ora è una splendida donna che prepara le pipe d’oppio nel locale di Rashid e Bombay, la città dell’oppio, del sesso, della notte, delle droghe chimiche.
I presupposti per un ottimo romanzo ci sono tutti: una città ancora poco conosciuta, una serie di personaggi che potrebbero costruire un intreccio brillante in cui ognuno di loro potrebbe dirci qualcosa, una tematica, quella dell’oppio e delle droghe, che da secoli regala alla letteratura grandi capolavori.
Purtroppo la realtà di Narcopolis è tutt’altra. Il pittore è presente giusto per qualche paragrafo, il fuggitivo, Dom Ullis compare giusto all’inizio come narratore per sparire fino alle ultime pagine in cui si ripresenta per tirare le fila del discorso. Alcuni personaggi appaiono improvvisamente e improvvisamente scompaiono.
Dimple, l’unico vero personaggio del libro ad un certo punto viene abbandonata a sé stessa a morire.  Dopo l’oppio e la droga è lei il secondo fulcro della narrazione: i personaggi si muovono attorno a lei,  la fumeria è il suo regno, un regno fatto di oppressi,  di depressi, di emarginati, di criminali, di drogati.
Sarebbe stato interessante se il narratore ci avesse permesso di seguirla fino alla sua morte, se la sua fine fosse stata narrata attraverso la stessa Dimple, tramite le sue impressioni, sensazioni, ricordi ed emozioni e non venisse quasi liquidata in poche righe attraverso il racconto di Rashid.
L’unico aspetto che non è stato lasciato al caso e che anzi è stato più che approfondito è il tema della droga e degli effetti devastanti che ha sulle persone. Nel romanzo si passa dal consumo di oppio all’eroina e alle droghe chimiche. Suggestive le descrizioni del rituale dell’oppio prima e dell’eroina poi.  Gli effetti cambiano ma l’esito finale è sempre lo stesso: rovina e morte.
È un romanzo la cui lettura ho trovato piuttosto difficile, spesso ho dovuto combattere la tentazione di mollarlo prima di arrivare alla fine.  Da un’acclamazione al capolavoro come quella che presenta Narcopolis mi sarei aspettata molto di più.  Non sono qui a discutere la grandezza di Jeff Thayil come poeta e intellettuale, non ho né le competenze né la presunzione per poterlo fare, dico solo che il suo primo romanzo non è poi questo grande capolavoro come è stato descritto. Forse, in questo caso, nel presentare al pubblico quest’opera ci si è fatti trascinare dal nome dell’autore e non dal vero e proprio risultato. I capolavori e i grandi debutti, per me sono altri.

Una Risposta to “:: Recensione di Narcopolis di Jeet Thayil (Neri Pozza, 2012) a cura di Michela Bortoletto”

  1. :: Recensione di Delitto a Villa Ada di Giorgio Manacorda (Voland, 2013) a cura di Michela Bortoletto « Liberi di scrivere Says:

    […] me la sono presa con un debutto letterario di Jeet Thayil che dalla poesia è passato al romanzo. (qui) Ecco, non è questo il caso di Giorgio Manacorda. Mi aveva già colpito positivamente con Il […]

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