Mattia, un bambino morto senza un perché. Un uomo e una donna, assidui giocatori di poker con la memoria corta. Un serial killer tornato dal Messico per vendicare la morte del figlio. Una losca banda di malavitosi e un ispettore pronto a tutto pur di sbrogliare l’intricata matassa che aleggia attorno alla morte del bimbo. Questi sono alcuni dei personaggi che agiscono nella trama di Come bestie ferite il nuovo romanzo di Luca Bonzano, scrittore milanese, nel quale non c’è un protagonista unico, ma un coro di voci che con i loro racconti ricostruiranno la vicenda narrativa. La storia è ambientata in un piccolo paesino della Lunigiana dove, in piena notte, un bambino di cinque anni corre in mezzo alla strada per recuperare un pallone rosa. Il piccolo viene ritrovato cadavere. Ad indagare sulla sua morte, un ispettore di polizia in profonda crisi emotiva e personale, che cercherà di risolvere lo spinoso caso di morte, senza lasciarsi travolgere troppo dai propri problemi personali. Il romanzo di Bonzano, edito da Todaro, mostra diverse tipologie di essere umani. Ciò che li accomuna è il fatto che tutti abbiano una vita complessa, fatta da traumi e da ferite che al posto di richiudersi, stanno lì, sopite, pronte a ingrandirsi quando meno i protagonisti se lo aspettano. Le piaghe che hanno i diversi personaggi non sono solo fisiche, ma si ritrovano anche in quelle verità dolorose non del tutto confessate, nelle bugie e nelle azioni vendicative. Di questo ci si rende conto nel momento in cui nella trama gli eventi inizieranno ad avere una sembianza più ordinata e i diversi protagonisti, nonostante facciano i conti con se stessi, non riusciranno mai a trovare la vera pace. La cosa che intriga di questo thriller è anche la modalità con la quale Bonzano lo ha costruito, nel senso che leggendolo vi imbatterete nei primi cinque capitoli molto simili ad un countdown. Poi si passerà alla storia narrata dai diversi punti di vista dei protagonisti e, nel momento di massima tensione narrativa, il lettore si imbatterà in una vera propria Corale (e la maiuscola non è casuale). Ed ecco che Tess, la giocatrice di poker, il suo amico complice Mario, l’ispettore e Sironi (il padre del bambino) o i malavitosi che compaiono sulla scena parlano, tanto a volte, ma da quello che dicono si ha come la sensazione che qualcosa li blocchi e impedisca loro di esprimersi in modo veritiero. In un certo è come se non riuscissero ad dire in libertà quello che passa loro per la testa. Questa impossibilità a raccontare in modo completo, crea nei protagonisti un senso di oppressione, di tensione che ricorda il nervosismo degli animali chiusi in gabbia. Il giallo di Bonzano ha una trama a puzzle nella quale l’alta suspense permette ai diversi tasselli di Come bestie ferite di incastrarsi uno alla volta, fino alla visione completa di un mondo, nel quale tutti i personaggi vivono e cercano di sopravvivere ad una vita che non è quella che vorrebbero.
Luca Bonzano è nato a Milano nel 1973. Dopo la Maturità Classica, ha frequentato la Facoltà di Filosofia dell’Università degli Studi di Milano ed è diventato giornalista pubblicista. Ha collaborato ad alcuni programmi televisivi e lavorato per una rivista specializzata, finché ha deciso di dedicarsi completamente alla scrittura. In attesa di capire se sia stata una buona idea, divora libri, film, serie televisive e cerca di passare più tempo possibile a Levanto, quasi una seconda casa, per camminare scalzo, nuotare o anche solo stare a mollo nel mare, e coltivare con alterne fortune la propria passione per il surf. È stato finalista della XXII edizione del premio Calvino con un romanzo inedito. Nel 2014 ha pubblicato con Todaro il romanzo noir Come bestie ferite.
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Se avete voglia di leggere qualcosa di spassoso, non troppo impegnativo e ricco di sentimento vi consiglio la storia di Faye, una giovane libraia a Brooklyn protagonista di Tutto cominciò con Tiffany, del tedesco Marzi Christoph, edito da Tre60. La vita di Faye scorre tranquilla tra i libri e la musica, anzi, a tratti potrebbe essere troppo calma poi, un giorno, in libreria entra un giovane che compra una vecchia edizione di Colazione da Tiffany di Capote e pronuncia una frase: “Certe storie sono come melodie” che cambierà per sempre l’esistenza di Faye. La ragazza rimane ammaliata da quelle parole, tanto che diventeranno per lei un mantra esistenziale. Il giovane che le ha dette compra sì libro di Capote, ma lascia il suo album di disegni nel negozio. Faye non perde l’occasione e decide di fare tutto il possibile per trovare il misterioso giovanotto partendo dal suo nome, Alex, riuscendo a scovarlo su Face Book. Tra i due giovani comincia un serrato scambio di messaggi, fino alla decisione di un incontro. Poi, quella che potrebbe diventare una storia d’amore perfetta, frana su se tessa, perché Alex e Faye raccontano in modo diverso il loro primo appuntamento avvenuto il 14 settembre. Per lui era domenica e si è sentito tradito vedendola con una altro. Per lei era venerdì e Alex non si è presentato. Chi mente e chi dice la verità tra Faye e Alex? Marzi costruisce una storia basata sul gioco di equivoci temporali e situazionali che pungolano la curiosità del lettore a procedere nella lettura per capire chi dei due personaggi protagonisti stia raccontando la verità. Faye cerca di sbrogliare l’intricata matassa che ha complicato il rapporto con Alex perché non riesce a capire lo strano comportamento del ragazzo e, nemmeno lei si ricorda di averlo incontrato prima del suo fatidico ingresso in libreria. Ad aiutarla nel superamento di questo stato di confusione mentale, e pure temporale, ci son il simpatico Mica, l’originale datore di lavoro tutto zen e yoga, e Dana, amica, a volte magari un po’ troppo prevaricatrice, di Faye. Il libro Colazione da Tiffany che compare spesso nella trama è il filo che lega i due protagonisti ed è quello che ad un certo punto porta Faye a sentirsi come Audrey Hepburn nell’omonimo film e, allo stesso tempo, il testo di Capote è anche il libro che Alex ha realizzato in una versione a fumetti nella speranza di trovare un editore interessato a pubblicarlo. Tutto cominciò con Tiffany ha venduto oltre 300.000 copie in Germania ed è in corso di traduzione in tutto il mondo. La sua trama è curiosa, a volte potrebbe sembrare un po’ labirintica, ma lo stile fluido della scrittura di Marzi e la buona traduzione di Manuela Carozzi portano chi legge a lasciarsi travolgere con piacere dalla ricerca di comprensione dei sentimenti e della mente umana messa in atto da Faye. Se come dice Alex: “Certe storie sono come melodie”, Tutto cominciò con Tiffany di Cristoph Marzi è un album da scoprire e ascoltare.
Album da colorare per adulti è la bella idea messa in forma da Johanna Basford, artista scozzese che in Inghilterra, Francia e anche in Italia sta riscuotendo grande successo con i suoi libri disegnati. L’ultimo, pubblicato da Gallucci, è La foresta incantata. Un intreccio a china da esplorare e colorare (giunta già alla seconda ristampa in Italia) un album con disegni tutti da colorare e da scoprire ad ogni pagina. Il libro non è fatto solo per essere riempito di colori, ma in esso ci son intricate decorazioni vegetali dietro alle quali si nascondo animali o oggetti da trovare. Non mancano disegni che il lettore deve completare e enigmi disegnati da risolvere per trovare i nove simboli presenti nell’intreccio disegnato e arrivare alla sorpresa finale. La foresta incantata è un libro adatto agli adulti, ma è molto apprezzato anche dai ragazzi. Colorando le pagine del libro si prova un senso di rilassamento e di partecipazione attiva che permetterà di scoprire ogni creatura, piccola o grande che sia, nascosta nella misteriosa foresta uscita dalla mano della Basford. I suoi disegni mi hanno ricordato molto da vicino la vegetazione della compagna scozzese e allo stesso tempo certi motivi decorativi dei tessuti per vestiti e pure lo stile floreale di William Morris, disegnatore e scrittore britannico, tra i fondatori dell’Art and Crafts (arti e mestieri), il movimento di riforma delle arti applicate, nato nel regno unito in opposizione all’imperante industrializzazione. La foresta incantata è un libro per immagini a cui dare vita attraverso il colore e che allo stesso tempo vi darà la sensazione di partecipare alla realizzazione di una opera d’arte che per la minuziosa attenzione ricorda un po’ l’arte di creazione dei mandala tibetani dove calma, attenzione e precisione danno vita a forme e colori che raccontano il processo di formazione del cosmo. La foresta incantata della Basford, magari non racconta come è nato l’universo, ma di certo invita il lettore a contribuire ad animare, con la propria fantasia cromatica, il mondo fantastico da lei disegnato. Colorare questo libro è un passatempo e allo stesso tempo un’attività artigianale che permetterà a chi la metterà in atto di esprimere al meglio la propria creatività e di rilassare il proprio intelletto e corpo.
Vi è mai capitato di avere dei numeri o delle parole o qualcosa che ritorna in modo ossessivo nella vostra vita? Per Matteo Torrente sono il diciannove e il novantuno, dato chiaro fin dal titolo del nuovo romanzo di Davide Cavazza, uscito Leone Editore. Se scriviamo le due cifre in numeri e non in lettere, esce 1991, l’anno in cui si compie per il protagonista una vera e propria trasformazione esistenziale. Matteo è un adolescente alle prese con i futuri esami di maturità, ma a dire la verità, è più coinvolto dagli allenamenti di nuoto, perché lui, non solo ha un davanti è sé un domani come nuotatore nella nazionale italiana, ma si sta preparando al meglio per qualificarsi alla olimpiadi di Barcellona. L’arco temporale nel quale si svolge il passaggio dall’adolescenza all’età adulta di Matteo va da gennaio a dicembre del 1991. Dodici mesi durante i quali la giovane vita del protagonista sarà scossa da eventi e da incontri che lo porteranno a confrontarsi con il presente e con un passato del tutto sconosciuto e sconvolgente, che metteranno a dura prova la sua integrità fisica e psicologica. Matteo vive con la madre Bianca, a Bologna. Il padre, importante avvocato, è morto quando lui era bambino e la donna lo sta crescendo dandogli tutto l’amore e gli insegnamenti per renderlo una persona matura ed equilibrata. Ad un certo punto la mamma esaudisce un desiderio di Matteo e gli regala la tanto amata e desiderata moto nera. Tutto si incrina quando la madre Bianca lo metterà in contatto con suo nonno Carlo Cagni, ex gerarca nazifascista sospettato di aver compiuto diverse stragi. L’uomo è molto conosciuto apprezzato da alcuni compagni di classe del protagonista (Teschio venera l’anziano come se fosse una eroe), mentre Matteo preferirebbe non essere nemmeno parente di Cagni. Quando il ragazzo incontrerà il nonno Carlo, per lui ci sarà la scoperta di dolorose verità che lo indurranno a fare i conti con le proprie origini (il nonno gli racconta cosa accadde quando era un soldato accogliendolo in una casa dove il nero è ovunque e, inoltre, gli rivela che sua madre non si chiama Bianca, come dice lei, ma il suo nome vero è Nera). Matteo è sconvolto da questa sua parte di vita e quando la madre lo lascerà per sempre, lui dovrà affrontare il futuro contando su di sé e su quelle poche e vacillanti sicurezze che credeva di avere. Il protagonista è un bel ragazzo, figlio unico, fisico perfetto e sicuro di ogni cosa, poi i fatti vissuti lo destabilizzano e non sono tanto i compagni e compagne di scuola che se ne approfittano della sua prestanza e bellezza per usarlo come un oggetto. A far soffrire Matteo è il disintegrarsi dell’armonia familiare che lui e la madre si stavano creando. Una volta rimasto solo il protagonista del romanzo di Cavazza dovrà rimboccarsi le maniche, combattere con uno stato depressivo che lo indurrà a tentare di fare il peggio. Saranno l’aiuto dell’amico di sempre – Leonardo Salice, un aspirante pianista che poi deciderà di fare il medico – e della professoressa Bruni, che il giovane uomo troverà un nuovo equilibrio. Davide Cavazza, come aveva già fatto nel precedente romanzo La gabbia, riesce a tracciare una psicologia accurata del protagonista e di tutti coloro che gli gravitano attorno, dando vita a personaggi letterari muniti di comportamenti reali. Diciannove novantuno è una storia di vita dal ritmo serrato, incalzante, che invoglia chi legge ad andare avanti per capire cosa farà Matteo della sua esistenza e delle sue passioni. A rendere questo libro coinvolgente e realistico, giocano un ruolo importante l’accurato lavoro di ricostruzione storica e l’inserimento di personaggi realmente vissuti e di eventi accaduti, che fecero la storia della Bologna e dell’Italia del 1991 e del passato.
























