:: Straniera ingrata, Irena Brežná, (Keller editore, 2015) a cura di Viviana Filippini

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Da poco Keller editore ha pubblicato in Italia il romanzo Straniera ingrata di Irena Brežná. La storia è autobiografica, ma riesce a farci capire alla perfezione lo stato d’animo di chi fugge dalla terra di origine, alla ricerca di un luogo nuovo e migliore dove poter cominciare una vita nuova. La Brežná prende spunto dalla propria esperienza personale per narrarci le difficili condizioni socio-esistenziali di chi viene considerato un immigrato. Nel libro, la voce narrante è una sola, quella dell’autrice stessa, ma si sdoppia, mostrando a noi lettori due mondi che convivono nella stessa persona. Da una parte, c’è la dimensione di vita della giovane immigrata arrivata da lontano che lotta per farsi accettare senza dover mai rinunciare alle proprie origini. Questo spirito di ribellione permetterà alla Brežná di evitare il tipico processo di assimilazione, rimanendo legata alla cultura della sua patria d’origine e sentendosi una straniera ingrata. Dall’altra parte, c’è la voce della scrittrice che lavora come interprete pronta ad ascoltare gli emigranti per mediare con le autorità svizzere, nella speranza che qualcuno riesca a trovare rifugio. La Brežná agisce in questo modo, perché conosce bene la grande afflizione di chi scappa dal proprio paese d’origine devastato dalla guerra, dalla povertà o da una politica repressiva. Lei stessa si diede alla fuga dalla Cecoslovacchia (oggi è la Slovacchia) nel 1968 per rifugiarsi in Svizzera, ma appena arrivata qui non le fu semplice inserirsi e farsi accettare dal nuovo mondo elvetico. Straniera ingrata sembra un diario scritto dall’autrice per se stessa e per gli altri. Gli “altri” sono da intendere come i tanti migranti dei quali lei stessa ci narra le vicende, perché lavorando come traduttrice negli uffici per l’immigrazione, negli ospedali e nelle carceri, la donna ha la possibilità di entrare in contatto con l’umanità più umile e disperata. Non a caso le parti del libro nel quale la Brežná ci parla delle persone che incontra durante il suo lavoro sono le più toccanti, in quanto emergono storie di famiglie distrutte dalla povertà e dalla guerra. Il lettore conoscerà storie di immigrati gravemente malati, consapevoli che la loro vita sarà breve, ma pronti a tutto per garantire ai figli l’inserimento in una società nuova che permetta loro di vivere meglio, rispetto al proprio paese natale. Non mancano delinquenti che tentano la fortuna e ogni escamotage possibile per sfuggire all’arresto, però sono tante le voci che l’autrice ascolta e traduce e tutte sono in cerca di vero aiuto. L’immagine è quella di una umanità derelitta, alla ricerca della salvezza, della redenzione e della pace. Attraverso la propria storia, la scrittrice cecoslovacca ci racconta le diverse sfumature del mondo dell’immigrazione ed evidenzia il difficile rapporto e convivenza tra culture diverse, temi molto attuali. Inoltre, questo libro porta chi legge a riflettere sul valore dell’identità personale e nazionale, ma quello che fa pensare ancora di più è la piena consapevolezza di Irena Brežná, autrice di Straniera ingrata, che non sempre il nuovo Paese scelto per salvarsi, sia migliore del tetro incubo che ci si è lasciati alle spalle. Traduzione di Scilla Forti.

Irena Brežná è nata nel 1950 in quella che un tempo era Cecoslovacchia e oggi Slovacchia ed è emigrata in Svizzera nel 1968 dove tuttora vive e lavora. Dopo gli studi di slavistica, filosofia e psicologia s’impegna nella mediazione interculturale e a favore dei diritti umani. Dal 1981 è scrittrice e giornalista. I suoi articoli, pubblicati in Svizzera, Germania e Repubblica Slovacca, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti. Le sue opere letterarie affrontano principalmente i temi dell’esilio e della patria.

Source: libro del recensore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

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