Posts Tagged ‘Daniela Distefano’

:: Eva Braun, Nerin E. Gun (Castelvecchi, 2016), a cura di Daniela Distefano

29 luglio 2016
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Come la Germania, Eva si diede a un uomo anormale, come la Germania credette in lui, come la Germania si lasciò guidare totalmente da lui, come la Germania lo venerò come un dio e lo amò come un padre, e come la Germania di quel tempo discese con lui nell’inferno.

Questa biografia della moglie del dittatore Hitler è una testimonianza di quanto poco sia emerso sulle dinamiche che risiedono nel Male umano. Chi era Eva Braun? C’è chi l’ha definita un’oca, una serva, un’attricetta infangata dal Potere, c’è chi l’ha voluta plagiata, corrotta, incurante degli eventi storici, popolana di lusso, soggiogata, incatenata ad Hitler come un cane nella sua cuccia. Forse bisognerebbe partire dal Vangelo, da così lontano e nello stesso tempo vicino. Il Signore ci fa sapere che all’ora destinata i buoni saranno separati dalla sterpaglia, cioè dai cattivi. Prima cresciute insieme le spighe di grano, quando vorrà Dio avrà luogo una divisione,  le spighe buone saranno separate da  quelle impregnate di zizzania. Ovunque ci sarà pianto e stridore di denti. La guerra più sanguinosa di tutti i tempi, quella più dolorosa per le modalità di morte applicate, è stata una dimostrazione di ciò che avverrà alla fine dei tempi. Eva Braun era una spiga non matura, ma di certo non cattiva; amante trascurata, giudicava gli avvenimenti internazionali dal suo punto di vista personale. L’uccisione di Ernst Rohm, il capo delle SA,l’assassinio di Dolfuss, l’incontro fra Hitler e Mussolini a Venezia, avevano un solo denominatore comune per Eva, erano tutti prestesi di Hitler per scaricarla. Era in un perenne stato d’ansia perché in ogni momento temeva di essere abbandonata. Più che amare Hitler, lo adorava come una divinità. Da questo punto di vista, potremmo persino azzardare che sia morte felice: aveva realizzato il suo sogno di sposalizio, non chiedeva altro. Sappiamo, dunque, che ha sbagliato, che è rimasta abbagliata dai fari dell’immondo, però forse non possiamo pensare che si trovi adesso all’inferno con suo marito. Eva era anch’essa vittima, non ha fatto male ad altri, solo a se stessa. Ha pagato con la vita, adesso riposa nella pace del silenzio. I sei milioni di ebrei uccisi da Hitler ululano nel suo sepolcro, lei ebbe la colpa di essersi resa protagonista di un mondo che non capiva. Perché il suo universo era solo lei, solo lui. Grazie alla scoperta di trentatré album di fotografie di Eva braun e di alcune pagine del suo diario privato in un oscuro angolo  degli archivi di Washington, l’autore di questo libro – alla fine degli anni ’60 –  fu in grado di ottenere la collaborazione di membri della famiglia Braun, che dopo ventidue anni di silenzio accettarono di parlare. Da questi colloqui è affiorato un ritratto di Eva Braun umano e non stereotipato: Eva una ragazza come tante, suscettibile, sensibile, attenta, premurosa, dall’anima aggraziata; una predestinata però a divenire stella cadente.

Nerin E. Gun, (1920-1987). Fu un giornalista turco-americano. Corrispondente di guerra a Berlino per la stampa neutrale, fu prigioniero nel campo di  concentramento di Dachau. Dopo la Seconda Guerra Mondiale si stabilì negli Stati Uniti. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Le rose rosse del Texas (1964) e Il carteggio segreto di Mussolini (1970). La biografia di Eva Braun fu pubblicata in America nel 1968.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore.

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:: Serva di Dio. Suor Maria Santina Scribano madre dei sacerdoti, Vincenzo Speziale (Edizioni Segno, 2016), a cura di Daniela Distefano

28 luglio 2016
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Suor Maria Santina Scribano, al secolo Emanuela Giovanna Scribano, nacque il 4 dicembre 1917 a Ragusa. Rimasta orfana di madre, fu affidata alla nonna paterna mentre sua sorella Michelina a quella materna. Tornata dal padre che nel frattempo si era risposato, la giovane visse dai 12 ai 15 anni i tre anni più duri e tristi della sua vita. Purtroppo la convivenza con la matrigna le procurò sofferenza ed umiliazioni. Avrebbe voluto amare Gesù, ma voleva farsi una famiglia. All’età di 15 anni decise di fare tutti i giorni la Santa Comunione in suffragio della sua mamma e ogni settimana si confessava.
Col passare degli anni, Emanuela si sforzò sempre di più nel morire a se stessa per far crescere in lei Gesù, convinta che a ispirarla era  l’amore di Dio. Tra il 1938 ed il 1941, si realizzò il suo sogno di fede, anche se non fu facile né semplice la vita in convento. I disegni divini sono imperscrutabili, però c’è un tracciato netto che separa gli uomini chiamati dal Signore. Una totale abnegazione li contraddistingue, una pena sopportata con lieve timore, la certezza di vivere con gioia il Calvario. Suor Maria Santina ha vissuto la Croce di Cristo con l’umiltà dei Santi e la tenacia degli eroi. Tutta la sua vita è una parabola di speranza, carità, fede, devozione, resilienza.  Ha assaggiato il sangue di Nostro Signore con la vergogna di non esserne degna. Perché esistono i Santi? Perché i miracoli, le profezie, i sogni realizzati? Forse Dio ha pietà di noi, manda suoi ambasciatori per illuminare il cammino verso il Cielo. Non è facile seguire il percorso di un Beato, però non ci sono alternative, il must è : “soffrire e non morire”. La strada verso la Liberazione dai ceppi terreni a volte è tortuosa, lunga, piena di buche, di sterpaglia, di fiori penzolanti, di orme animalesche; il sentiero che conduce a Dio ci fa paura, è un salto nel vuoto, ma è l’unico che può salvarci. “Tu hai parole di vita eterna, Signore”. Cristo è la sola Verità che ci rimane. Senza di lui il mondo è fatuo come un pozzo senz’acqua.

Vincenzo Speziale scrittore, già autore de “Il mistero di una vita beata Anna Biagi Taigi” ,“La Via Crucis dettata da Gesù a suor Josefa Menendez”, “Fatima aveva ragione”.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore.

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:: Donne per il terzo millennio. Problema o risorsa?, Enrica Rosanna (Milella, 2007) a cura di Daniela Distefano

26 luglio 2016
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Questo libro è un’occasione per considerare i valori fondamentali dell’umanità. La Chiesa ringrazia la santissima Trinità per il “mistero della donna”, una cristallina ispirazione evangelica. E’ necessario fondare la “civiltà dell’amore”, seguire la missione nel mondo di un essere che sappia trasformarsi in “genio della donna”. Ma chi incarna questa genialità più di tutti? Ovviamente Maria, madre santissima del Signore. La storia della donna è un cammino sofferto e splendido. I movimenti femminili propugnano una liberazione della donna in quanto risorsa per il genere umano con la sua intelligenza, resistenza, fedeltà: risorsa morale, culturale, che deve sostenere la partecipazione del gentil sesso nei luoghi di potere. Ma non il Potere di dominio, semmai un potere inteso come “servizio”. Il tema della felicità, cioè della libertà e della pace è un traguardo che dev’essere raggiunto nel nostro cosmo oramai globalizzato. Ci vuole più solidarietà universale, specie tra i giovani che devono lottare per la pace, riducendo gli individualismi esasperati. Manca, di fatto, un reale processo di formazione. Don Bosco usava il termine “familiarità” per definire il rapporto tra adulti educatori e giovani. Oggi i ragazzi devono affrontare le problematiche di un mondo in crisi e in guerra perenne. Il drammatico attacco alle torri gemelle è stato macabro e inquietante, un’ombra lunga sull’Occidente. Tutti siamo stati lambiti dal terrore. L’educazione – non solo femminile – alla pace è un tassello imprescindibile per chi voglia seminare grano e non sterpaglia da bruciare. Il Signore chiede molto, ma dà anche molto. “La donna non può ritrovare se stessa se non donando l’amore agli altri”. Quello che Suor Enrica intende sottolineare è che l’uomo e la donna sono membri con pari prospettive per il Cristo Gesù. Non è una questione solo di privilegi o sotterfugi, di stipendi più alti per i maschi, di lavoro più duro per le donne, non è solo un fattore di schiavitù femminile, di casi di femminicidio, di vita beata che non sempre è fattibile. La donna, semplicemente, fa parte – come l’uomo – di un piano divino. Voler negare questo assunto significa non considerare il cammino sulla Terra come passaggio per il Cielo. Tutti dobbiamo lottare per i valori che ci appartengono. La crisi di oggi non è solo di genere, economica, politica, istituzionale, cancerogena per la società. Il fatto è che oggi abbiamo crocifisso Gesù senza neanche saperlo. Buttiamo un sasso nello stagno del benessere, del consumismo, del capitalismo, e cosa ne viene fuori? Il caos della perduta Babilonia. “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti”, dice il Signore: noi stiamo seppellendo i nostri costumi, le nostre tradizioni, i nostri ideali, la fede in Dio, la speranza di salvezza. La competizione, la concorrenza, sono questi i nostri obiettivi. E il prossimo? C’è tra noi ancora un buon Samaritano? Forse sì, non siamo troppo pessimisti, però chi lo ringrazierà per il suo aiuto? Ritornando al tema del libro, cioè la donna, tutti dobbiamo sforzarci di essere grati a Dio per averla creata. Non è solo un fatto di procreazione, o di materna bontà. La donna non deve essere più schiavizzata, deve emanciparsi senza scavalcare nessuno, non è guerra, è libertà. Quali sono i modelli di donna a cui ispirarsi? Naturalmente, le donne del Vangelo, sante e pie mediatrici, esempi di vita consacrata all’eterno gaudio. Il Signore si serve di loro come testimoni della Resurrezione. L’umiltà, il coraggio, la franchezza, la devozione, la sottomissione, la preghiera, sono attributi delle donne del Vangelo. Dobbiamo a loro la fedeltà ai sacramenti del Signore. Assieme agli apostoli, e a tutti i cristiani, eredi di una testimonianza millenaria. Questo libro è un incipit alla riflessione su ciò che siamo e quello che con l’aiuto di Dio possiamo diventare. La donna è completamento del disegno divino, non riconoscere questo compito sarebbe un degradare l’umanità a qualcosa di spezzato e non fecondo.

Enrica Rosanna è Docente Emerito della Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione «Auxilium» di Roma –

Source: libro inviato dall’editore al recensore.

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:: Venezia salva. Un film di Serena Nono, Simone Weil (Castelvecchi, 2015) Daniela Distefano

22 luglio 2016
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Una tragedia in tre atti diventa soggetto di un film assai intrigante. Simone Weil scrisse Venezia salva con il proposito di togliere il velo a certi altarini funerei. E’ un’opera che valica i confini del tempo. Serena Nono ne riprende lo spunto attuale e ne fa un film che prevede pure il coinvolgimento del popolare attore e comico David Riondino. Ma di cosa parla questo capolavoro di perfezione tempistica, dialoghi corti e lunghi, frasi che dilapidano i pensieri? Il marchese di Bedmar, ambasciatore di Spagna a Venezia, nel 1618 elaborò un piano per sottomettere, attraverso una congiura, Venezia al potere del re di Spagna che all’epoca era padrone di tutta l’Italia. Volendo rimanere nell’ombra, per il suo ruolo di ambasciatore, ne affidò l’esecuzione a Renaud, un gentiluomo francese, e a Pierre, un pirata provenzale, capitano e navigatore di fama. Il piano prevedeva un’azione improvvisa, in piena notte, appiccando molti incendi nei vari punti della città, seminando il terrore nei vari quartieri ed uccidendo chiunque tentasse di resistere. Tutto era fissato per la notte della Pentecoste. Jaffier, capitano di vascello, provenzale, provocò il fallimento della congiura confessandola al Consiglio dei Dieci per compassione verso la città. E’ un testo che si rifà al passato della nostra storia, correggendolo con un tocco di speranzosa fatalità. Jaffier il traditore o Jaffier il Liberatore? Il suo è stato un gesto di ineguagliabile coraggio o la resa di fronte ad un piano che minacciava di franare sotto i piedi? Di certo, Venezia è salva grazie a questo atto dalle conseguenze fortuite. Tutto il resto è Bene che vince sul Male: sempre. E se nel testo si legge

La misericordia è un attributo propriamente divino. Non esiste una misericordia umana. La misericordia implica una distanza infinita. Non si ha compassione di ciò che è prossimo, sappiamo che anche la pietà di un uomo può fare molto per la salvezza di tutti.

Simone Weil (1909-1943), ebrea, rappresentante della Sinistra Rivoluzionaria, partecipò alle Brigate Internazionali e, durante la guerra, fu attiva combattente.

Serena Nono, veneziana, classe 1964, diplomata in Belle Arti, ha frequentato la Kingston University di Londra.

Nota: La traduzione è affidata a Domenico Canciani e Maria Antonietta Vito.

Source: libro inviatoal recensore dall’Editore

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:: La lettera, Kathryn Hughes (Editrice Nord, 2016), a cura di Daniela Distefano

18 luglio 2016
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500.000 copie, 4.000 pareri favorevoli, per 130 giorni in testa alle classifiche, diritti di traduzione in 16 Paesi, diritti cinematografici e un successo strepitoso in tutto il mondo.  Quale può essere il segreto del successo di un libro? Una buona combinazione di fluida lettura, lingua non contorta, facile assimilabilità della trama. Anche se parliamo di un libro d’esordio, riscontriamo in esso una maturità che lascia intravedere un lungo esercizio di limatura e propensione al imbastire aneddoti. Insomma, si capisce che la scrittrice si è molto divertita nel raccontare una storia godibile e struggente. Siamo in Inghilterra, una giovane donna è infelice per via dei maltrattamenti subiti. Non ha più la speranza di liberarsi, però ci prova. Va via di casa, il marito però le giura di essere cambiato, lei è sola, si illude che davvero sia una persona migliore. Non è così. Un giorno, trova una lettera ingiallita ed inizia la sua alternativa all’oppressione. E’ una lettera d’amore, scritta nel periodo del secondo conflitto mondiale. Questa protagonista ammaccata dalla vita diventa investigatrice. Vuole sapere perché è finita la storia d’amore tra due giovani. Forse per la guerra? Forse perché non si amavano più? Forse perché dispersi come chicchi di grano? Da brava cantastorie, l’autrice pone il lettore nel processo di immedesimazione, ci si lascia coinvolgere da un narrare denso, molto fresco, intrigante. Ogni pagina contiene una sorpresa, un idillio arcadico di felicità da conquistare. Nasce la gioia di accettare quello che il destino ha in serbo per noi. “Niente è per sempre”, cantano gli Afterhours, ed allora perché non mettere un punto alle sofferenze? La giovane coppia di innamorati, come Romeo e Giulietta, è punita dal fato, ma il loro amore resiste nel tempo, come quei segni sulle pareti delle grotte ultramillenarie. La nostra “investigatrice per caso” scoprirà che il Bene trionfa sempre e comunque e il suo dolore svanirà se avrà coraggio.

Kathryn Hughes è inglese, nata e tuttora residente nel Cheshire. Questo è il suo romanzo d’esordio.

Source: libro inviato dall’Editore al recensore.

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:: L’arte del Rinascimento in Italia, Stephen J. Campbell, Michael W. Cole (Einaudi, 2015), a cura di Daniela Distefano

18 luglio 2016
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Il Rinascimento vide l’origine dell’arte nella mente del  creatore. Quando Raffaello scriveva che cominciava a dipingere con una << certa idea>>, quando Michelangelo descriveva lo scultore come colui che insegue l’<<idea>> contenuta in un blocco di pietra, o quando Vasari riportava la pittura, la scultura e l’architettura al principio del << disegno>>, essi asserivano che il solo lavoro non era  meccanico, ma anche intellettuale, un lavoro di pensiero. L’artista del Rinascimento era spesso apprendista di bottega, nella quale raggiungeva abilità tecniche mirabili. La trattazione comincia nel 1400, è corredata da ben 817 illustrazioni, 703 a colori. Un lavoro immenso.
Questo volume punta alla completezza piuttosto che all’enciclopedismo, un focalizzare l’attenzione sui singoli oggetti e monumenti, sottolineando i limiti di un approccio meramente biografico. E’ una puntigliosa dimensione auto-riflessiva. Il Rinascimento fu una rigogliosa occasione per riprendere le fila di un percorso di contezza delle antichità classiche, un ulteriore declinazione dell’umanesimo che lanciava reti per pescare nel mare della perfezione artistica passata. Fu cerniera tra il presente ed il futuro, come se tutta la vastità di immaginazione greco-latina fosse divenuta il trampolino da cui tuffarsi per immergersi nel fiume della bellezza figurativa. La grandezza del sua eredità è frutto di un cammino intrapreso dai pionieri umanistici che hanno indossato l’armatura classica più congeniale, salvo poi spiccare il volo come rondini che migrano verso porzioni di cielo non contaminate dalla trivialità grottesca o da stereotipi soggetti di un’arte che aveva bisogno di liberarsi. Gli autori di questo poderoso volume sono esperti conoscitori delle vicende artistiche dell’Italia, ma si soffermano anche su influssi culturali esterni. Un libro da leggere, da sfogliare, da meditare, da gustarsi non solo perché parla dell’ orgoglio di una nazione, ma anche del  suo apporto alla civiltà dell’intero Occidente.

Stephen J. Campbell è docente di Storia dell’arte alla Johns Hopkins University

Michael W. Cole è ordinario di Storia dell’arte e archeologia alla Columbia University.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Simonetta dell’Ufficio Stampa Einaudi.

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:: La filosofia di Charlie Brown, Charles M. Schulz (Magazzini Salani, Anno 2015), a cura di Daniela Distefano

11 luglio 2016
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Dopo “Peanuts. E’ dura nascondersi dietro qualcuno che è verticale quando tu sei orizzontale” (2014) e “La filosofia di Snoopy. Era una notte buia e tempestosa” (2014), “La filosofia di Charlie Brown” (2015) è il terzo evento letterario di una trilogia che consacra la maestria di Charles M. Schulz nel far sorridere il lettore di ogni età convergendo la sua simpatia nei confronti di un “adorabile perdente”.
Apparso per la prima volta il 2 ottobre 1950, il buon vecchio Charlie Brown è capitano della peggiore squadra di baseball al mondo, non riesce a trovare il coraggio per parlare con la ragazzina dai capelli rossi, ma continua a sperarci, non si preoccupa mai di come comincia la giornata, è come andrà a finire che lo turba. Se la vita è come un gioco.. a volte si vince, a volte si perde, Charlie Brown sarebbe contento anche di pareggiare. Ecco due perle della sua scalmanata saggezza:

Battuti di nuovo, sono così stanco che non riesco a muovermi, sono perfino troppo stanco per piangere, se mi mettessi a piangere, le lacrime non mi correrebbero giù, scenderebbero camminando.

Una volta cercavo di prendere ogni giorno come veniva.. sai, vivere alla giornata.. la mia filosofia è cambiata… mi sono ridotto a vivere alla mezza giornata!

E’ un universo colorato quello di Charlie Brown, eroe incompreso persino dal suo cane. Vorrebbe trovare il coraggio di esorcizzare  le sue paure, ma  dirige una squadra che lo boicotta ad ogni partita. Il suo personaggio è sempre fedele a se stesso, vive di grandi slanci di amicizia, è pessimista creativo, si allena nella palestra del pensiero come antidoto ai malesseri della sua età. Il segreto del suo perenne successo? La tenacia nell’accettare le sconfitte.

Charles M. Schulz nasce a Minneapolis, nel Minnesota, il 26 novembre 1922. Schulz disegna Snoopy e la sua banda per 50 anni senza interruzione. Muore nel 2000, il giorno prima della pubblicazione della sua ultima striscia, dopo aver realizzato 17.897 strisce quotidiane e tavole domenicali.

Source: inviato al recensore dall’editore.

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:: Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti, Luciano Gallino (Einaudi, 2015) a cura di Daniela Distefano

7 luglio 2016
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Quel che vorrei provare a raccontarvi nelle pagine che seguono, cari nipoti, è per certi versi la storia di una sconfitta politica, sociale, morale: che è la mia, ma è anche la vostra. Con la differenza che voi dovreste avere il tempo e le energie per porre rimedio al disastro che sta affondando il nostro paese, insieme con altri paesi di quella che doveva essere l’Unione europea.
(..) Abbiamo visto scomparire l’idea di uguaglianza e quella di pensiero critico. Ad aggravare queste perdite si è aggiunta, come se non bastasse, la vittoria della stupidità(..) Considerate questo piccolo libro un modesto tentativo volto ad aiutarvi a coltivare una fiammella di pensiero critico nell’età della sua scomparsa.

Luciano Gallino, sociologo di chiara fama, è scomparso lo scorso novembre 2015  a 88 anni. Prima di salire in Cielo, ha lasciato al mondo il suo ultimo lavoro, un testamento in forma di saggio, lungimirante, acuto, senza concessioni alla retorica o al nichilismo. I tempi in cui viviamo lasciano poche porte d’uscita dalla crisi, dilaga la rabbia, il senso diffuso di una discesa inarrestabile, l’età dell’oro vive nei lustrini di una speranza che scema di giorno in giorno. Eppure c’è un rimedio che lo studioso propone, una maggiore analisi, una speculare riflessione su ciò che è stato il capitalismo e che non è più.
Il primo aspetto della crisi del capitalismo riguarda la pauperizzazione del consumatore, vale a dire la condizione di povertà relativa in cui la crisi ha spinto milioni di persone delle classi medie e della classe operaia.
La crisi finanziaria esplosa nel 2008 negli Usa e Ue, e la successiva crisi del debito pubblico nel 2010 nei paesi europei, sono soltanto effetti collaterali di una profonda crisi strutturale dell’intero sistema.
A farne le spese è una figura sociale che tanta parte ha giocato nel campo del mondo capitalistico: il consumatore. Una delle cause di questa decadenza è la compressione generale dei salari reali in atto negli Stati Uniti e in Europa sin dagli anni Settanta. Si è inaugurata altresì l’età in cui la maggior parte delle forze di lavoro appare destinata a essere trasformata in esubero.
Come e perché si è arrivati a questo punto dell’evoluzione umana?                                                 <<La tecnologia crea più posti di lavoro di quanti ne distrugge>>.
Questa affermazione ha cessato di essere vera a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso. In quel periodo ha cominciato ad affermarsi nella produzione di beni e servizi a opera dell’impresa capitalistica un elemento rivoluzionario: la microelettronica abbinata all’informatica. Essa ha permesso di automatizzare  la produzione industriale. Il risultato è stato la riduzione della forza lavoro. Siamo entrati nella terza rivoluzione industriale, e ci siamo ancora dentro.
Paghiamo con la bassa occupazione il privilegio di vedere progredito di un passo consistente il cammino dell’uomo.
Basta leggere le pagine infervorate e insieme analitiche del Capitale di Marx per comprendere il salto storico che abbiamo compiuto degradando lo svilimento di un operaio costretto a massacrarsi di lavoro in nome di uno sfruttamento legale e comunemente accettato. Le sue braccia sono state sostituite da macchine efficienti e non deperibili, eppure sono questi gli effetti paralleli di una esplosione tecnologica non regolata e selvaggia.
La retrocessione è stata portata avanti dal vento di una  finanziarizzazione che contribuisce alla crisi ecologica. Si è cercato di tamponare il disastro, ma
le politiche di austerità si sono rivelate un fallimento.
In un articolo del 2009,  Matthew Richardson e Nouriel Roubini sostenevano l’esigenza di una << distruzione creatrice>>, secondo la ben nota definizione di Joseph Schumpeter. E’ quello che vediamo oggi ancora in modo offuscato e miope.
Il maggior timore di Schumpeter era che la creatività distruttiva portasse all’implosione del capitalismo, con la società incapace di gestire il caos. Aveva ragione ad avere questi timori – sostengono i due esperti.
Luciano Gallino non parla di distruzione creatrice, però lancia un allarme per le nuove generazioni: il declino oramai non solo economico minaccia la civiltà di cui siamo intrisi e tuttora indispensabile per andare avanti.

Luciano Gallino è stato professore emerito, nonché ordinario di Sociologia, all’Università di Torino. Si è occupato per lungo tempo delle trasformazioni del lavoro e dei processi produttivi nell’epoca della globalizzazione.

Source: libro inviato dall’ editore al recensore, ringraziamo Simonetta dell’Ufficio Stampa Einaudi.

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:: L’uomo di Berlino. La prima indagine di Gregor Reinhardt, Luke McCallin (Baldini&Castoldi, 2016) a cura di Daniela Distefano

29 giugno 2016
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Sarajevo nel 1943 non era la “Miss Sarajevo” cantata dagli U2 nel 1995 come protesta contro la guerra in Bosnia ed Erzegovina, ma anche allora, soprattutto allora, era un centro perenne di conflitti armati.
Qualche anno prima, nel 1941, i Nazisti avevano conquistato il Regno di Jugoslavia sia per scongiurare un allineamento a favore degli Alleati,  sia per non venir meno a quel bisogno di Lebensraum che pareva realizzarsi sotto gli occhi del mondo.
Di fatto, l’intera regione bosniaca fu legata mani e piedi alle potenze dell’Asse, divenne Stato Indipendente di Croazia guidato dal fascista ustacia Ante Pavelic.
La brutalità degli ustacia (contro la popolazione serba e ebrea) fu tale che molti serbi furono costretti ad imbracciare le armi contro le forze di occupazione.
Il popolo ebreo e rom originario della Bosnia venne quasi interamente annientato.
Dal 1941, i comunisti jugoslavi di Josip Broz Tito si allargarono a macchia d’olio sviluppando la loro resistenza armata.
Il resto fu barbarie dalle eco medievali.
Questo è l’acquario storico all’interno del quale nuota, respira, si nutre, il racconto sodo di un’indagine contorta;  un caso di doppio omicidio affidato a Gregor Reinhardt, capitano dei servizi segreti militari, già detective della polizia di Berlino.
Perché proprio Reinhardt?
Un giocatore in panchina può far comodo se non si vogliono risultati imprevisti.

Sorseggiando il caffè, Reinhardt tornò ancora una volta col pensiero alla fine del 1938, nei giorni in cui si rimise al servizio della nazione e intraprese quel viaggio che, facendo prima tappa in Norvegia, Francia, Jugoslavia e Nord Africa, lo aveva condotto fin lì.
Reinhardt sapeva di essere stato un bravo poliziotto e il fatto di essere tagliato per quel lavoro, senza contare la tranquillità e il rispetto che questo gli aveva procurato dopo gli anni amari e tumultuosi in coda alla guerra, fu per lui una rivelazione inaspettata(..).
Ma ben presto era uscito dalle grazie dei nazisti, soprattutto dopo il suo duplice rifiuto a un trasferimento nella Gestapo in seguito ai ripetuti attriti con le nuove leve piazzate forzosamente in polizia, ma più spesso con i suoi colleghi di vecchia data che, tutt’a un tratto, dal giorno alla notte, si mettevano a sbandierare la propria simpatia nei confronti di Hitler e dei suoi ideali.

Fu così che questo sbattuto Odisseo venne estromesso dalla Omicidi poi spedito in periferia finché non si ridusse a indagare su miseri casi di persone scomparse, cioè a raschiare il fondo del barile.
Però niente dura in eterno, sul suo cammino una deviazione lo porta a prendere coscienza del suo ruolo nella casella del destino.

Sapeva di essere solo e, alle volte, in quella condizione ci sguazzava pure. Sapeva anche che da lungo tempo aveva smesso di essere sincero, realmente sincero, con se stesso.

Prende fiato Reinhardt e comincia ad indagare sulla morte binaria di una giornalista ben ammanicata e di un ufficiale tedesco:entrambi sono stati trovati senza vita nell’appartamento della donna ad Illidza.
Marija Vukic era  croata bosniaca (ustacia), non solo giornalista, ma anche regista e fotografa, di fatto un’ape regina dentro l’alveare del Male.
Aveva un debole per i soldati, quasi sempre alti ufficiali più vecchi di lei.
Chi aveva interesse a vederla in Cielo se stava così bene in quell’Inferno?
C’è un sospettato che muore. Ci sono bobine, un filmato che potrebbe rivelare la mano che ha lanciato il sasso nello stagno.
Chiunque abbia preso la pellicola preziosa proveniente dalla casa della Vukic ha fatto in modo di distruggerla.
E di questa prova vuole ora impossessarsi la Feldgendarmerie.
Buoni e cattivi si mescolano senza confondersi mai in un romanzo dall’atmosfera decadente, non esistenzialista, infiammabile come un liquido che ha aspettato solo il vento su un cerino per invadere il pozzo dalla bassa acqua del Tempo.
Le pagine si sorseggiano come bibita gradita in una giornata d’estate, forse manca un tocco sull’anima, il personaggio della Vukic si rivela marcatamente disegnato (femmina perduta nel formicaio degli usurpatori etc.), quello di Reinhardt bonariamente smart, però è un thriller solido e di questo ne diamo atto.

Luke McCallin, originario di Oxford, classe 1972, ha vissuto in Africa, ma ha girato il mondo prestando servizio come operatore umanitario e mediatore di pace per conto delle Nazione Unite.
Vive in Francia con moglie e figli, ha una laurea in Scienze politiche e parla francese, spagnolo e un po’ di russo.

Nota: Il libro riporta nella sua parte iniziale una “Tabella comparativa dei gradi militari delle SS, dell’Esercito tedesco e dell’Esercito italiano”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Chiara dell’ Ufficio stampa Baldini&Castoldi.

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