
Il 29 giugno uscirà negli Stati Uniti il nuovo libro di Barry Eisler Inside out.
Lo si può ordinere su amazon a questo link: qui
Se volete leggere l'intervista che ci ha concesso: qui
Antonio Paolacci
Una scrittura solo apparentemente descrittiva, invece pensosa, cogitabonda e densa. Paolacci dimostra una capacità di scrittura che strappa continuamente la giacca troppo stretta del genere.
Con sottofondo di "Son Of Suzy Creamcheese", di The Mothers of Invention
Hai voglia di parlarci del tuo ultimo romanzo "Ridatemi il tempo delle mele" (Newton Compton)?
E’ la storia di Lavinia, una quasi trentenne, gran sognatrice, che vive ancora con una surreale mamma-carceriere, non ha un lavoro e neppure un fidanzato degno di questo nome. Un giorno, per caso, tutto si sblocca: un piccolo quotidiano cittadino le offre un posto da redattore con tanto di mini-stipendio. Andare a vivere con Giorgia, l'amica di sempre, è la scelta più ovvia; meno scontato, invece, è l'incontro con un ex professore di filosofia finito sulla strada dopo aver perso moglie e figlio in un incidente. Ma si tratta davvero di un incidente, o piuttosto di un omicidio commesso proprio da quel barbone che ha scelto di rinnegare l'uomo intelligente e affascinante che era? Forse "L'uomo del tempo" è solo un inguaribile sognatore, la variabile straniante che indurrà Lavinia a intraprendere una ricerca che vale una vita, legando i suoi giorni e le sue speranze a quelli di un uomo dall'oscuro passato.
Savio, il misterioso "uomo del tempo" descritto nel libro, è preso da una figura reale o è frutto della tua fantasia?
Ogni personaggio dei mie libri è la somma delle caratteristiche di più persone osservate con l’aggiunta di un pizzico di fantasia. Non è mai né vero, né inventato dall’inizio alla fine.
Che importanza ha avuto la musica nella stesura di "Facciamo (un) casino?" (Aliberti Editore)?
Be’, “Facciamo (un) casino?” è ambientato nel backstage del mondo della musica e proprio per questo raccoglie tutti i paradossi del settore. Laddove le note quasi non hanno più significato.
Oltre ai divertenti paradossi che accompagnano il romanzo, possiamo leggere nell'idea di mettere su una casa d'appuntamenti on line una critica satirica al Sistema?
Assolutamente sì. La parentesi nel titolo lo trasforma anche in “Facciamo casino?”, un modo per dire che bisogna ribellarsi quando il mondo sembra andare alla rovescia. E poi è anche una critica leggera al falso perbenismo che spesso dilaga. A coloro che predicano bene e razzolano male.
Come reputi la tua opera prima "Dimmi di no" (Graus Editore)?
E’ un libro pieno di cuore, anche se presenta alcune ingenuità tipiche di un’opera prima. E’’ la storia di una donna, Alice che, di fronte a un abbandono, non si perde tra scenari sanguinolenti, mazze da baseball o coltelli, che rappresentano solo palliativi onirici. Sceglie la tastiera di un computer e uno schermo. La storia di Alice e Alberto diventa così un romanzo che regala all’autrice un successo inaspettato, lanciandola verso l'ultimo duello con se stessa e con quella presenza che non vuol saperne di sparire per sempre. Dopo varie peripezie Alice approccia il mondo delle chat, cercando, perdendosi e ritrovandosi irresistibilmente attratta da un utente il cui nick-name è dimmidino.
Il mondo virtuale (chat e ammenicoli vari) in qualche modo ispira i tuoi romanzi?
Sono una donna iper-tecnologica e questa mia caratteristica non può che influenzare tutti i mie scritti.
Quali sono i tuoi cattivi maestri?
Non ho cattivi maestri.
C'è qualche nuovo autore nostrano che ti piace particolarmente?
Mi piace molto Ivan Cotroneo, anche se non è proprio un esordiente…
Hai una giornata creativa tipo? Modalità di lavoro?
Vorrei, dovrei essere più disciplinata, ma purtroppo non lo sono. Cerco di mantenere una certa continuità, ma spesso accade che scrivo dieci pagine e magari, poi, per due giorni, non tocco la tastiera. Oppure mi lascio sedurre da un momento creativo, magari in un bar, e allora comincio a imbrattare tovaglioli, tovagliette o tutto ciò su cui si può scrivere. Se il genio va di pari passo con la sregolatezza, allora sono un GENIO! (ahahahha)
Stai lavorando a qualche nuovo progetto letterario?
Ho da poco consegnato un nuovo romanzo, ma non conosco ancora i tempi di pubblicazione. Questa volta si tratta di una vera storia d’amore dall’inizio alla fine, con tutti i crismi. Visto che gli amici mi rimproveravano sempre di essere l’antiromantica per eccellenza. Speriamo di aver fatto un buon lavoro!
In libreria dal 17 giugno
Buttarsi, il nuovo romanzo di Dan Fante. Torna Bruno Dante alle prese con un service di limousine per VIP ed esibizionisti assortiti nell'infernale paradiso Hollywoodiano.Come sempre intrappolato tra due anime, quella brillante creativa che gli regala pagine grandiose e l'idea di un futuro da scrittore e quella disperata, autodistruttiva che lo riporta nella più bassa depravazione.
con sottofondo di "Talk Talk Talk ", di The Psychedelic Furs .
Hai voglia di parlarci del tuo romanzo "Fuori di cuore" (Enrico Folci Editore)?
Parlare di “Fuori di cuore” per me, non è facile: è un libro in cui credo tantissimo e molto profondo, ma ogni volta che mi chiedono di parlarne, non so mai come iniziare. Forse perché racchiude così tanto, tocca argomenti così diversi e quotidiani, che il loro peso lo conosci solo quando non l’hai più. E’ nato come una trilogia di cui “Fuori di cuore” è solo il primo capitolo: è principalmente una storia d’amore, i cui protagonisti, Simone e Francesca vivono e al culmine non riescono più a gestire; chiudono i loro cuori, scegliendo la via della fuga a quella più difficile di un confronto sulla incapacità di vivere il loro amore. Scegliendo per non soffrire, di vivere fuori di cuore. Ma mentre Simone vive questo momento come qualcosa da cui ripartire, Francesca si chiude in situazioni ancora più difficili; per caso si rincontreranno e capiranno quanto è vivo ancora il sentimento che li lega, sciogliendo insieme quel nodo irrisolto che nella vita di Francesca ha causato le radici del suo cuore andato fuori, grazie all’aiuto inaspettato di qualcuno che aiuterà Simone a rimetterà quel cuore sui binari giusti, perché lui e solo lui ha iniziato il suo deragliamento. L’ho scritto e riscritto più volte, scegliendo con cura l’Editore, perché un libro d’amore è sempre una scommessa, non sai mai il riscontro che avrà su chi lo legge. Enrico Folci è un Editore che pubblica solo storie d’amore: chi meglio di lui? La sua uscita è prevista per il 13 luglio … e ne sono molto fiera.
In passato hai scritto e pubblicato poesie (tra cui la silloge "Quello che non so di te" (Il Filo Edizioni) e racconti apparsi su antologie della Giulio Perrone Edizioni e Aletti Editore. Quale forma di scrittura prediligi?
Ho iniziato componendo poesie e il mio primo libro è stata proprio una silloge di poesie; pur continuando a scriverne, ho scoperto la magia di un racconto che prende forme su di un foglio bianco. Devo dire che non ho modelli a cui mi ispiro: posso solo dire che i miei personaggi sono senz’altro dinamici, vivono le loro difficoltà e momenti di impasse come una spinta per riprendere. Difficilmente un mio protagonista resta quello che è, ha una sua evoluzione e una sua crescita.
Puoi parlarci di "Io vado scalza" con cui hai vinto la I edizione del Concorso Nazionale Letterario "Un Fiorino"?
“Io vado scalza” è stato un sogno realizzato: ha vinto un premio e nell’ultima edizione del Premio Internazionale Penna d’Autore di Torino è stato semifinalista. E’ alla seconda ristampa e ha avuto un buon impatto col pubblico. Rispetto a Fuori di cuore, è senz’altro più introspettivo e personale, seppur non autobiografico nell’accettazione del termine, ci sono spunti del mio vissuto, ma non è la mia vita quella che racconto attraverso le tre protagoniste, Angela, Lory e Miriam, tre donne con tre identità diverse e una sofferenza nell’anima che le porta inevitabilmente a chiudersi in un circolo vizioso da cui non riescono a uscire. Per ognuna, l’unico bagaglio è rappresentato dalla propria forza interiore, l’unico vero sogno è essere amate per quello che si è. Ma a volte quello che si rincorre è quello che se non lo raggiungi ti fa cadere senza avere più la forza di rialzarti. La vita le metterà a confronto e sapranno cogliere quel gancio che unite, le porterà a una rinascita, a un catarsi … ad andar scalza.
Pensi che il romanzo "D'Amore" possa avere un futuro in un mercato "malato" come quello italiano?
Si può scrivere di tutto, si può leggere di tutto: ma a mio avviso, l’amore è e resta il motore principale che muove ogni cosa. Anche in un mercato claudicante come il nostro, il romanzo d’amore troverà sempre il suo spazio.
La componente erotica e/o sensuale ha un peso nel tracciare una storia come quella descritta in "Fuori di cuore" o "Io vado scalza"?
Erotismo e sensualità: non so. Forse nella scrittura sono innati, appartengono a un libro come a una donna. Si ha o non si ha.
Come ti sei avvicinata alla scrittura?
Scrivo da sempre, porto a termine da mai. Ma poi un giorno qualcuno ha avuto più fiducia di me in me e mi ha spinto a portare a termine. Ringrazio di cuore chi l’ha fatto e ringrazio me per averle dato retta.
Quali sono i tuoi maestri letterari?
Adoro Verga, la Mazzantini, Camilleri, Ammaniti, Coelhio e Nicholas Spark.
Qual'è il tuo rapporto con i booktrailer? Li usi per pubblicizzare i tuoi libri?
Adoro realizzare booktrailer e li utilizzo tantissimo per pubblicizzare i miei libri: l’unione di immagini, musica e parole, è un bellissimo lavoro da realizzare che, se ben fatto, ha un impatto immediato e coinvolgente da parte del lettore. E anche su di me.
Hai fiducia nell'evoluzione tecnologica dell'editoria?
Probabilmente la tecnologia avrà il suo spazio anche nel campo dell’editoria: ma per quanto ormai non posso fare a meno di un pc, ancora scrivo su carta e se leggo un libro, preferisco il profumo della carta e l’emozione di aprire una nuova storia con un semplice voltar pagina.
Stai lavorando a qualche nuovo romanzo?
Si, sto lavorando al seguito di “Fuori di cuore”: è nato come una trilogia e sto scrivendo il secondo capitolo. Ho un altro paio di manoscritti a cui sto dando forma, ma altri sono già pronti nel cassetto dei sogni.
– Loredana Frescura Scrivimi solo parole d’amore
– Alison Noël Segreti & sorelle
– Valentina Pattavina La libraia di Orvieto
– Jason Buhrmester La grande rapina ai Led Zeppelin
– Andrew Vachss L’uomo in fuga
– Richard Matheson The box e altri racconti
– Ted Dekker Black
– Robert Jordan La lama dei sogni La ruota del tempo vol. 11
– Robert Jordan Il sentiero dei pugnali La ruota del tempo vol. 8
– Karen ChangeTouch the Dark
Venite a Fjallbacka, un incantevole angolo di Svezia di fronte all’arcipelago, dove regnano pace e tranquillità. Beh forse non d’estate, quando i turisti sciamano a frotte e trasformano il piccolo paesino di pescatori in un villaggio turistico. Ma gli altri nove mesi, ah c’è silenzio, pace , bellezza. Anche se diciamolo Fjallbacka non è più come un tempo, quando la pesca delle aringhe era l’unico mezzo di sostentamento e l’asperità dell’ambiente e la continua lotta per la sopravvivenza aveva forgiato una popolazione temprata e forte.
Certo ora Fjallacka è solo più un luogo pittoresco per turisti danarosi, ma i vecchi sognano come era allora e dopo tutto d’inverno la neve scintilla e l’unico rumore che sentireste sarebbe quello del vostro respiro. Ma come David Lynch ci ha insegnato spesso le piccole città di provincia nascondono un lato oscuro, dietro le tendine inamidate delle simpatiche casette di legno piene di mobili di betulla dipinti di bianco. Spesso vicende strane e inquietanti trovano vie misteriose per manifestarsi e non è sempre facile indagare sui numerosi segreti degli abitanti del luogo.
Certo c’è un mondo di facciata, perfetto, edulcorato, patinato, costruito su misura per ben figurare a servizio del temibile “ quel che dice la gente”.
Erica Falck lo sa bene che queste sono le regole del villaggio, e quando si trova a scoprire il cadavere di Alexandra sua amica di infanzia immersa nel ghiaccio della sua vasca da bagno con i polsi tagliati in una pantomima che dovrebbe far pensare a tutti ad un suicidio beh un po’ della vernice perfetta che ricopre ogni cosa a Fjallbacka inizia a scrostarsi, a rivelare crepe, ragnatele che in controluce non si vedevano, perché niente è come sembra e la polvere che si nasconde sotto il tappeto basta un colpo di vento per farla disperdere. Segreti incofessabili tornano alla luce, e l’acqua limpida del mare che scintilla nell’arcipelago da cartolina diventa ben presto un acquitrino, un pantano di delitti, di odio e di vendetta.
La principessa di ghiaccio folgorante libro di esordio di Camilla Lackberg è ora disponibile in Italia grazie a Marsilio e all’ottima traduzione di Laura Cangemi, primo in patria di una lunga serie di sette titoli, tradotto in più di 24 lingue, vanta già milioni di lettori sparsi per il mondo.
Nell’onda lunga del giallo scandinavo, ormai una vera e propria scuola di pensiero, la Lackberg è accomunata a nomi come Stieg Larsson e Henning Mankell, se non addirittura alla regina incontrastata del giallo inglese dame Agatha Christie, cosa che farà sicuramente sorridere i puristi ma un fondo di verità ci dovrà pur essere se no non si spiegherebbe l’incredibile successo di vendite raggiunto. Innanzitutto è un libro di facile lettura, le pagine scorrono fluide e non si ha la tentazione di saltare capitoli interi per arrivare alla conclusione anche se è da notare che i capitoli in questo libro non ci sono affatto.
C’è molta attenzione nella caratterizzazione dei personaggi, anche quelli minori o che compaiono anche una sola volta, una spruzzata di indagine psicologica per spiegare motivazioni, antefatti, intrecci e un susseguirsi inarrestabile di colpi di scena che rendono la trama tutt’altro che scontata o monotona. A differenza dei succitati Larsson e Mankell la Lasckberg da molto spazio al lato sentimentale della vicenda dedicando pagine intere alla storia d’amore tra la protagonista e Patrick Hedstrom il fascinoso poliziotto, amico di infanzia, con cui porta avanti l’indagine.
A mio avviso la bellezza del libro non risiede tanto nel lato thriller della vicenda, ma soprattutto nel fatto che un romanzo di genere dove il delitto e l’indagine sono più che altro un pretesto per parlare d’altro, per svelare il lato oscuro, il cuore nero, di una società quella svedese solo apparentemente solare e rassicurante.
Ciao Marco, e grazie per aver accettato la mia intervista. Cominciamo subito con le domande. Quando hai iniziato a scrivere e perché? Hai frequentato corsi di scrittura?
Ho iniziato a scrivere per caso. Non ho mai pensato di scrivere romanzi e, sinceramente, non credevo di averne la pazienza. No, non ho frequentato corsi di scrittura perché, come ho scritto sopra, non era nei miei pensieri dedicarmi alla scrittura. Sono sempre stato un bambino ed un ragazzo creativo. All’età di cinque/sei anni dipingevo già e mi piaceva costruire alcuni oggetti di legno. La scrittura è arrivata all’improvviso e mi ha “stregato”. Sin da piccolo ho amato leggere, ma cimentarmi nella stesura di un libro è stata una sorpresa ed una rivelazione.
Come è nata la passione per i gialli?
La passione mi è stata tramandata da mia madre. Lei è da sempre una divoratrice di gialli, mi ha cresciuto con il “Tenente Colombo”, “Jessica Fletcher” e tutti i film di Hitchcock e Agatha Christie. La “dipendenza” dai gialli però è iniziata come una favola. Da piccolo a casa avevamo un volume di “la morte nel villaggio” di Agatha Christie che non avevo mai letto. Un giorno, d’estate, ho preso il libro ed ho iniziato a leggerlo. L’ho finito praticamente nella stessa giornata e da allora ho continuato a leggere tutti i romanzi della Christie, fino a completare la sua intera produzione letteraria. Non per niente la cara “Zia Agatha” è la mia autrice preferita.
Cosa ne pensi del giallo classico, dato che è il genere in cui ti cimenti? Perché lo preferisci agli altri?
Beh, i motivi per il quale prediligo il giallo classico sono molteplici. Primo fra tutti è che il giallo classico è un gioco. Una sfida tra il lettore e il protagonista della storia. lo scrittore fornisce tutti gli elementi necessari a risolvere il caso e sarà poi il lettore più smaliziato a riuscire a interpretarli e soprattutto ad identificarli. Il ruolo dello scrittore, in questo caso, è quello di riuscire a mascherare i veri indizi, sempre nel massimo rispetto del lettore. Chi legge la storia non deve arrivare alla soluzione del caso e accorgersi che lo scrittore ha barato. Gli elementi per risolvere l’indagine devono esserci tutti e soprattutto il lettore deve poter tornare indietro nelle pagine e trovarli. Il mio intento è di far dire al lettore “Caspita! L’indizio era scritto ma non me ne sono accorto. Mi è passato proprio sotto il naso”. Purtroppo, a mio parere, oggi siamo abituati ad assistere a molta violenza, sia nei film che soprattutto nella vita reale che supera di gran lunga la fantasia. Ai telegiornali le notizie di cronaca sono sconvolgenti e non mi sembra il caso di scrivere di serial killer nella società malata in cui viviamo. Il romanzo deve essere una lettura per evadere dalla realtà. Deve essere un modo per immergersi alcune ore in un mondo alternativo e più “pulito”. Nel giallo naturalmente c’è il delitto, ma in questo caso, è un elemento che passa quasi in secondo piano. Come scrisse Van Dine nelle “dieci regole per scrivere romanzi gialli” il delitto nel giallo deve esserci, ma solo perché è l’unico espediente che giustifichi la lettura di un’indagine. Sarebbe quasi banale leggere due/trecento pagine solo per un furto o una truffa. Il delitto è l’unico reato che motivi un racconto. La parte fondamentale, infatti, rimane l’indagine e la soluzione finale (parte alla quale dedica più tempo).
Come è nata l’idea di scrivere il fortunatissimo “Uno di troppo”?
L’idea è nata dopo un viaggio e la reale visita ad un castello medievale. Ero già un accanito divoratore di gialli, ed essermi trovato in un maniero, durante una visita, in compagnia di persone sconosciute e la compagnia di un temporale per me è stato decisivo. Mi sono sentito il personaggio di un film di Agatha Christie e, quando sono tornato a casa, non ho potuto fare al meno di raccontare per iscritto le mie emozioni, sotto forma di un romanzo. Ho iniziato per gioco, non pensando di riuscire a finire il libro. Scrivendo, scrivendo, però, ho notato che mi piaceva e che non riuscivo a smettere, le idee mi affioravano l’una dopo l’altra.
Come nasce l’idea per un libro?
Nel mio caso, come ho raccontato per “Uno di troppo”, tramite le esperienza personali. L’idea per un libro (o anche per un indizio, un particolare) nasce all’improvviso. Capita di guardare una mamma con il passeggino e immagini che dentro c’è un fantoccio e che sotto la copertina che copre il bambino sia nascosta la refurtiva o l’arma di un delitto. Gli spunti per una storia sono nascosti nella quotidianità, arrivano per caso e non tardo ad appuntarli all’istante. Quando scrivo un libro la mia scrivania è ricoperta di tanti pezzetti di carta con appunti scritti sopra. Tovagliolini da bar, post-it, pagine di giornale, di tutto di più. Sono scritti che conservo gelosamente e che rileggo anche a distanza di tempo. Non è detto che li usi tutti, però per la maggior parte sì. La vita quotidiana è una miriade di buone storie non raccontate!
Perché hai scelto di usare personaggi inglesi, ma di ambientare la storia in Italia, a Firenze?
La scelta di Firenze è stata facile, è la mia città italiana preferita dopo la mia adorata Siracusa. Se dovessi trasferirmi, è l’unica città nella quale lo farei con piacere. Per la scelta dei personaggi inglesi, invece, la colpa è della Christie! I suoi romanzi, le atmosfere e l’humor inglese sono stati decisivi. Trovo che le personalità anglosassoni sono inscindibili dal buon giallo classico. Dato che gli inglesi sono i fondatori del genere, scrivere, o leggere, un mistery classico al di fuori del loro ambiente sarebbe come tentare di mangiare una buona pizza italiana in America! Non dico che non ci sono buoni romanzi gialli ambientati in Italia, con personaggi italiani, ma il fascino del buon romanzo dell’età d’oro del giallo è impagabile. A quel punto non parleremmo più un giallo classico inglese, ed invece il mio intento è proprio far rivivere e tramandare questo meraviglioso e appassionante genere letterario che ha estimatori in tutto il mondo.
“Uno di troppo” ti ha dato delle belle soddisfazioni, te lo aspettavi?
Sinceramente no. Tutto mi ha travolto all’improvviso e per me è stata, ed è ancora, una grande gioia. “Uno di troppo” è arrivato da poco alla decima ristampa ed è uno dei libri più venduti dell’editore e, a questo proposito, ringrazio i miei lettori che hanno permesso tutto questo.
Qualche anticipazione?
Posso anticiparti che ho terminato di scrivere il mio secondo romanzo, ancora una volta un giallo classico inglese, ed è in cantiere il terzo. Naturalmente, le idee sono tante e, se avessi tempo, avrei sicuramente scritto almeno sette/otto romanzi.
La surreale vicenda narrata da Stefano Pitino riesce a trascinare il lettore e a catapultarlo sulla scena di un racconto che si sviluppa con una trama semplice ma non banale, carica di suggestioni e simbologia. I dialoghi serrati tra i dodici personaggi, un po’ stereotipati nel tentativo rappresentare le più attuali inclinazioni umane, sono caratterizzati da un linguaggio fresco e giovane. Il romanzo è strutturato come una sceneggiatura, e del teatro riprende anche l’impostazione classica secondo le tre unità di luogo, tempo e tema trattato. Tutti i protagonisti della storia sono chiamati a dare un senso al proprio Destino e alle proprie scelte improvvisamente, in un giorno iniziato come tanti altri, e affrontano in modo differente le domande che l’uomo si pone da sempre: che senso ha la nostra vita? Per cosa vale la pena di lottare e sacrificarsi? Come si affronta la Morte? In poche ore la vicenda arriva al suo epilogo, caratterizzata da un ritmo incalzante che è forse la vera forza di questo romanzo e che ben viene rappresentato anche dal Titolo dell’opera, Strokes (Battiti). Il punto di vista dei personaggi e dell’autore si può anche non condividere, ma è difficile non venir affascinati dalla naturalezza con la quale tematiche complesse e fondamentalmente irrisolvibili sono trattate e proposte al lettore.
STROKES, romanzo di Stefano Pitino, Editrice ZONA, 2010, pp. 134 – euro 13,90
– Il cenacolo delle sorelle – Roger R. Talbot (http://www.sperling.it/scheda/978882004876)
– I diavoli di Zonderwater – Carlo Annese http://www.sperling.it/scheda/978882004884)
– Shopping con Jane Austen – Laurie Viera Rigler (http://www.sperling.it/scheda/978882004877)
– La chiave di svolta – Seth Godin (http://www.sperling.it/scheda/978882004882)
in più uscirà in versione paperback
– Più scuro di mezzanotte – Salvo Sottile (http://www.sperling.it/scheda/978886061658)
Segnalo a tutti i nostri lettori, che oltre alla passione della lettura coltivano l’ambizione magari un giorno di scrivere un libro, un piccolo saggio, non più di un centinaio di pagine, in cui Stefano Di Marino, uno degli scrittori italiani di action thriller più amati, ha raccolto una miniera preziosa di informazioni, suggerimenti, metodi di lavoro alternando consigli pratici a vera e propria teoria della narrazione, e condividendo con noi la sua esperienza, il suo entusiasmo sempre consapevole che per diventare narratori e, vivere di questa professione, è sì utile apprendere delle tecniche ma alla fine quello che conta è il talento e soprattutto la capacità di non farsi demoralizzare da ostacoli e momenti negativi.
Di agile lettura il saggio è suddiviso in sezioni che con semplicità e immediatezza ci guidano in un percorso, Di Marino lo definisce un’ avventura, e ci indicano la strada da percorrere con competenza e praticità . Si inizia con un capitolo dedicato alla documentazione, in cui si espone l’importanza del lavoro di ricerca delle fonti sui fatti, attrezzature, luoghi, si passa all’idea della storia, per poi soffermarsi sulle tre sezioni fondamentali di un racconto: l’inizio, lo svolgimento e la fine. Un capitolo importante è dedicato alla genesi dei personaggi e all’importanza della verosimiglianza e di come sviluppare la capacità di far vivere i personaggi, e soprattutto si delinea il ruolo del cattivo vero personaggio cardine di ogni trama a volte più determinante del protagonista stesso. Poi seguono capitoli più tecnici come quello riguardante la revisione del testo, o quello in cui si discute l’importanza di deciderne la lunghezza. Infine a conclusione della prima parte un capitolo è dedicato alla forma del racconto, ai segreti per stimolare l’attenzione, e alla sperimentazione dei generi.
Dato che niente come l’esempio può essere utile quando si vuole trasmettere un insegnamento, Stefano di Marino completa il volume con un racconto inedito, intitolato Un mestiere difficile, nato con il dupplice intento sia di celebrare i 15 anni di vita del suo personaggio più famoso , il Professionista, Chance Renard, sia di fornire un valido supporto didattico in cui si vedono finalmente in azione le varie tecniche delle sezioni teoriche .
Scrivere da professionisti di Stefano di Marino Delos Books collana I libri di Writers Magazine 2010 143 pagine brossura Prezzo di copertina 10,00 Euro
con sottofondo di "Heretic Pride", di The Mountain Goats
Hai voglia di parlarci del tuo romanzo "La pillola dell'oblio" (edito da Gruppo Albatros Il Filo)?
Non parlo volentieri dei miei romanzi, del resto se pensi che per esprimermi ho scelto la narrativa, diventa facile da capire.
"La pillola dell'oblio" è nata così, da una prima frase buttata lì (sovente mi succede) e si è costruita a livelli poco per volta, guidata da me per le prime pagine (anche questa è una mia caratteristica) e poi,mano a mano che i personaggi si delineavano, acquistavano una loro indipendenza. A quel punto non mi rimane che lasciarli interagire e seguirli, descrivendo nel modo più efficace che mi è possibile.
Per quanto riguarda i contenuti, c'è la vita,le vite,i livelli di coscienza…e una buona parte di suspence.
Oltre che autrice di romanzi e poesie, ti sei cimentata anche con i racconti fantastici nelle raccolte "Il Ladro d'Anime" e "il Gioco di Claude" pubblicati dalla Todariana Editrice. Come ti trovi a lavorare in un ambito "irreale"?
Direi che è casa mia, tanto che non lo definirei irreale. Parlerei piuttosto di diverse realtà, se non fosse abusato le definirei parallele, ma anche paradossalmente incidenti e intersecanti.
Cosa ne pensi della letteratura fantasy in genere?
Una necessità del nostro tempo e quindi ben venga.
Chi sono i tuoi "cattivi maestri"?
I dogmi.
Amo il detto zen "Se vedi Dio uccidilo".
Amo la mistica, non altrettanto la dottrina.
Sei molto influenzata dalle altre arti quando scrivi?
Si. Amo dialogare con musica e arti visive. Amo il cinema.
Cerco nei loro linguaggi espressivi assonanze e sintonie.
Credo che ogni tempo abbia i suoi linguaggi (più d'uno naturalmente) e io tento di esprimermi in una lingua rintracciabile nel nostro. I linguaggi simbolici e le tecniche delle altre arti mi appassionano,mi coinvolgono. Sono echi del mondo in cui voglio essere, quello di tutti noi.
Dai importanza all'aspetto estetico della scrittura?
L'estetica è fondamentale. E' veicolo di suggestioni emozioni e concetti. Credo poco nella parola intesa come mezzo ragionevole di comunicazione, per quello che mi riguarda molto poco artistica e fonte di confusione,polemica
( sarà che vivo in Italia).
L'estetica è un codice interno alle opere dell'artista, mai,assolutamente mai, un codice o un dogma esterno a cui riferirsi. Quindi è un concetto elastico, duttile, ci sta dentro tutto ciò che è compatibile con l'opera e serve a coinvolgere il lettore.
C'è qualche nuovo autore italiano che ti piace particolarmente? Pensi che in Italia ci sia una crisi del libro e/o di lettori?
Il mio percorso mi porta altrove, almeno in questi anni, e abbandonare il sentiero sarebbe un po' come tradire me stessa. Prigione e libertà di questo mestiere :andare avanti sulla propria strada costi quella che costa..e costa. Se mi chiedi cosa sto leggendo ora ti stupiresti perchè sto leggendo "La Bibbia" per la prima volta in vita mia.
La crisi dell'editoria e del libro,ma non solo aggiungerei cinema per lo meno, è totale.
Penso che ci siano molti talenti che vengo lasciati morire di una lunga agonia.
e non penso che i lettori siano responsabili,anzi trovo fra loro-nella mia limitata esperienza-persone vivaci in cerca del nuovo,non della novità, anche loro sedate e narcotizzate dalla povertà di prospettive. Vittime i lettori come gli autori.
Quali sono, secondo te, le qualità per provare a essere una buona scrittrice?
A questa domanda non saprei rispondere.Ognuno ha la sua strada, ma so con certezza che ci vuole una grande dose di coraggio e, nel mio caso, di lucida follia. Spero che rimanga lucida ancora per un po'.
Hai una giornata tipo nei periodi di lavoro creativo?
No, Ho periodi tipo. Il lavoro è totale, mi scopro il dono dell'ubiquità. Vivo nella dimensione di quello che sto scrivendo, compio i gesti quotidiani come fossi in un mondo virtuale. Vivo capovolta.
Stai lavorando a qualche nuovo libro?
Si. Sta per uscire In cartaceo "Sangue del mio sangue" ora su Kindle-Amazon. Ho altro terminato in attesa di pubblicazione e sto lavorando a una cosa nuova…quindi sto per capovolgermi; altro spazio,altro tempo, altre vite.
Grazie, buona giornata e buon lavoro.
Grazie a voi
Claudia