Benvenuti su WordPress

30 novembre 2011 by

Gentili lettori,

ecco il primo post di Liberidiscrivere su WordPress. Il vecchio blog http:// liberidiscrivere.splinder.com sarà ancora visibile almeno fino al 31 gennaio e lo lascio per rendere il passaggio meno disagevole.  Google ancora indicizza i vecchi links per cui ci vorrà tempo per sostituirli con i nuovi.
Da oggi comunque inizierò a postare i nuovi articoli qui.
Buona lettura!

:: Maman Brigitte – Il Web Magazine del Posto Nero

28 novembre 2011 by

Dal 25 novembre è disponibile il primo numero di Maman Brigitte, il nuovo Web Magazine  del Posto Nero, Network dedicato alla cultura di genere. Maman Brigitte non è un nome di fantasia, ma una divinità della affascinante ed esotica mitologia vudù, che ispira e fa da cornice al Magazine. Si tratta di una rivista elettronica aperiodica dedicata alla cultura horror e weird, scaricabile gratuitamente in formato pdf, pubblicata dal Posto Nero Free eBooks a cura di Alessandro Manzetti, Daniele Bonfanti, e Daniele Serra, che ha realizzato anche l’illustrazione di copertina. Ogni numero di Maman Brigitte sarà pubblicato esclusivamente durante i giorni di novilunio. Pur essendo una pubblicazione aperiodica, si prevedono circa tre numeri l’anno.

Il primo numero del Magazine contiene racconti inediti di grandi autori nazionali e internazionali, come John Everson, Lisa Mannetti, Claudio Vergnani e Samuel Marolla, poesie inedite diRain Graves e Corrine De Winter, un articolo di analisidi Ian Delacroix sul suo nuovo romanzo Il Grande Notturno, alcune tavole in anteprima della graphic novelMorbo Veneziano, sceneggiata daDanilo Arona. Per le traduzioni, hanno collaborato Luigi Milani e Luigi Musolino.

Sono poi presenti altri contributi già pubblicati sul Blog Il Posto Nero, come i raccontidi Lisa Morton e Alda Teodorani, l’intervista aNate Kenyon e la recensione di Francesco Dimitri di Horns di Joe Hill. La rivista è poi completata da altri articoli e da rubriche tematiche, ispirate alla mitologia vudù, di presentazione delle opere inedite: I Voli di Azeto di Alessandro Manzetti, per la narrativa e poesia internazionale, ItalWa di Daniele Bonfanti, per la narrativa nazionale, Gli Occhi di Damballa di Daniele Serra, dedicata all’arte dark.

Link per il download del Magazine in formato pdf
http://www.postonero.it/magazine/mb1.pdf

Presentazione online del Magazine con incipit dei racconti sul blog Il Posto Nero
http://postonero.blogspot.com/2011/11/maman-brigitte-in-attesa-del-novilunio.html

Preview  sul sito del Magazine Maman Brigitte
http://www.mamanbrigitte.it/preview.htm

:: Recensione e intervista Prima dell’alba e subito dopo di Rosalia Messina a cura di Diego Di Dio

18 novembre 2011 by

“Prima dell’alba e subito dopo” di Rosalia Messina
(recensione di Diego Di Dio)

Questa antologia di Rosalia Messina, pubblicata inizialmente dalla Giulio Perrone Editore Divisione Lab, e ora riproposta ai lettori in forma di e-book (YouCanPrint), prende il titolo da una frase del terzo racconto, “10520”: «Sai com’è andata? Sono stata, una decina di giorni fa, nelle prime ore silenziose del mattino che amo tanto, prima dell’alba e subito dopo, colpita da un lampo numerico».
Ma partiamo dall’inizio.
Prima dell’alba e subito dopo è l’esordio monografico della Messina, giurista e scrittrice siciliana. La raccolta è divisa in quattro capitoli tematici: crescere, amori dispari, solitudini e la memoria.
Il primo di questi, composto da quattro brevi racconti, è un’analisi puntuale e a volte disincantata della crescita. Fisica, morale, spirituale, sociale. La crescita, in tutte le sue forme. Una diventare grandi, o addirittura un invecchiare, che può passare per i piccoli dissidi famigliari de “Il cane di porcellana”, per il dramma della violenza domestica che esplode nel sottile e ben strutturato “Lottatore pugile sollevatore pesi”, oppure nella drammaticità ponderata di una figlia che scrive una lettera al padre defunto (“10520”) o magari nello scorrere inevitabile della demenza senile del racconto “Parole”.
Nella seconda parte, “Amori dispari”, Rosalia Messina osserva, a volte disincantata, a volte speranzosa, il susseguirsi beffardo e imprevedibile dell’amore, quando l’amore non è pari ma è, appunto, dispari: tradimenti, fughe d’amore, rassegnazioni alla schiavitù domestica, passioni e illusioni che accompagnano la senilità. C’è tutto questo, in “Amori dispari”, capitolo tematico che, in qualche senso, si riallaccia al precedente “Crescere” come suo ideale prosieguo. Per poi raggiungere il climax della raccolta nel terzo grappolo di novelle, “Solitudini”.
Qui la Messina dà il suo meglio: sembra che il suo stile, e la sua padronanza lessicale, siano cresciute all’interno della raccolta, e abbiano raggiunto l’apice in “Solitudini”. Ogni racconto di questo terzo capitolo è un piccolo gioiello di nostalgia, sogni infranti, solitudini. Su tutti, spiccano il tema della pazzia e dei viaggi nel tempo (sì, viaggi nel tempo, ma non in senso fantascientifico, bensì psicologico) de “La casa di Anna Frank” e la tristezza pregnante, dimessa e lucida de “L’età di mezzo”.
La raccolta si conclude con “La memoria”, susseguirsi nostalgico e originale si storie di provincia. Su tutti, stavolta, è il monologo silenzioso e poetico di “Mi sei tornata in mente all’improvviso”, che riassume il concetto chiave del capitolo tematico: il ricordo, le occasioni perse, le occasioni prese al volo, gli amori finiti e quelli mai cominciati. In una parola, l’aver vissuto.

Dal momento che, come tutti sappiamo, la sezione Lab della Giulio Perrone Editore ha chiuso i battenti, è ora possibile acquistare la bella antologia della Messina, in versione ebook, al prezzo di 3,90 euro, sulle seguenti piattaforme:
www.ebokizzati.com, www.ultimabooks.it, http://www.bookrepublic.it

INTERVISTA A ROSALIA MESSINA
(a cura di Diego Di Dio)
Ciao Rosalia, parlaci un po’ di te in generale. Chi è Rosalia Messina?
Rosalia Messina è una persona che ama poco raccontarsi, preferisce raccontare storie. Scrive anche per mestiere, purtroppo in “giuridichese”, una varietà di italiano che spesso fa venire a chi l’adopera la voglia di tornare a scrivere in quella bella lingua che è l’italiano “vero”. Mi scuso se di me riesco a dire poco, ma è uno dei miei tratti caratteristici. Mi apro volentieri nei rapporti personali, in pubblico – come nel caso di un’intervista in rete – mi sembra di non avere cose particolarmente interessanti da dire di me stessa.
D’accordo, come preferisci. Allora passiamo all’opera di cui vogliamo parlare. E partiamo dal titolo: “Prima dell’alba e subito dopo”. Io so che è una citazione di uno dei racconti, ma perché hai scelto proprio quella?
Un accenno alle ore che precedono l’alba si trova in realtà in due racconti. Sono le ore della giornata che preferisco. Prima che il caos invada le strade, prima che i rumori finiscano per soverchiare qualsiasi voce interiore mi dedico – se non sono costretta a mettermi a lavorare – alla scrittura. Sono ore di energie intatte, recuperate col sonno, di riflessione, di preparazione alle battaglie quotidiane. Per tutte queste ragioni le amo e mi è piaciuto farne il titolo della raccolta.
Bene, prima di procedere a andare nel particolare, ho sentito che la tua raccolta ha vinto qualche premio. Ci dici quali, per favore?
Primo posto al premio “Città di Mesagne” 2010, terza classificata ai premi “Le Musa – Pisa” 2010 e al premio “Franz Kafka italia” 2010.
 Be’, complimenti. E ora veniamo alla peculiarità della tua raccolta: sono diciotto racconti, e sono divisi in quattro “capitoli tematici”. Spiegaci quali sono e perché.
Mentre scrivevo i racconti, nell’arco di alcuni anni, non mi ponevo il problema di organizzarli in una raccolta. Poi mi sono accorta che c’erano alcune tematiche ricorrenti: la difficoltà di diventare adulti («e non è senza un prezzo salato diventare grandi», cito Guccini), e da qui la sezione “Crescere” Poi la tematica degli “Amori dispari”, sbilanciati per una ragione o per l’altra, forieri di infelicità; le storie di solitudine (“Solitudini”), e infine il recupero del passato, dei ricordi, che fanno male o salvano la vita (“La memoria”).
Bene. Sarebbe impossibile concentrarsi su tutti i racconti, sono 18. però una parola specifica su qualcuno la voglio dire e, in modo particolare, su quello che mi ha incuriosito di più: “La casa di Anna Frank”. Ci spiegi cos’è la casa di Anna Frank?
Ho visitato qualche anno fa il rifugio della famiglia Frank ad Amsterdam. Ho provato la sensazione descritta nel racconto, di esserci già stata. Questo racconto è un po’ come le coperte patchwork, fatto con frammenti di sogni, di sensazioni, di vite altrui. La sofferenza di chi sopravvive a un incidente in cui un genitore perde la vita l’ho letta negli occhi di un amico di gioventù (ma non gli è andata male come al protagonista del racconto). L’incubo del respiratore è mio. Un giorno tutte queste cose hanno preso forma di storia e ne è venuto fuori “La casa di Anna Frank”. Molta invenzione intorno a un nucleo di cose viste, vissute, ascoltate.

Molto esaustiva, grazie. E ora veniamo a una nota stilistica: la tua scrittura è bella, poetica, ricercata, ma non ampollosa. Originale, anche. Dicci: lavori molto di labor limae? Hai un editor di fiducia o fai tutto da sola? E infine, hai seguito qualche corso di scrittura, o oppure il tuo è talento mescolato a un affinamento da autodidatta?
Ho frequentato un corso di scrittura prima di pubblicare, e continuo a frequentarlo. Per i racconti della raccolta ho fruito dell’editing amichevole del docente del laboratorio di scrittura creativa di cui parlo, Luigi La Rosa, non su tutti i racconti, solo su alcuni: poche dritte ma azzeccate. Mi ha consigliato di cambiare un titolo, mi ha dato suggerimenti stilistici.
Per le cose successive ho contato e conto sull’aiuto di alcuni editor amichevoli, alcuni che scrivono pure e altri che nemmeno ci pensano; preziosi gli apporti di entrambi i gruppi. Di recente mi sono rivolta anche a editor professionali, con grandi vantaggi.
Faccio numerose revisioni, lasciando trascorrere qualche tempo fra l’una e l’altra; ogni rilettura mi fa correggere, eliminare o aggiungere qualcosa. Finché non mi ritengo soddisfatta e chiudo i lavori.
Bene. E adesso dicci dove i nostri lettori possono acquistare la tua antologia.
Ho mandato la raccolta, così com’è adesso, alla casa editrice Perrone, che indiceva periodicamente concorsi vincendo i quali si veniva pubblicati. Gratuitamente, sottolineo, e senza obbligo contrattuale di acquistare copie. Vinsi, e ricordo ancora l’emozione quando, alla serata della premiazione – sapevo di essere finalista, ma nient’altro – fu letto il mio nome come vincitrice del concorso.
Qualche mese dopo la raccolta fu pubblicata da Perrone, col marchio PerroneLAB. Mi dispiace dire che il marchio LAB non esiste più. A luglio di quest’anno il magazzino è stato azzerato e non saranno stampate più copie di questo libro e degli altri pubblicati con lo stesso marchio.
Giulio Perrone e io abbiamo sottoscritto un contratto mediante il quale ci siamo sciolti dagli obblighi nascenti dal contratto editoriale precedente. E così, potendo disporre liberamente dell’opera, ho cercato di pubblicarlo come e-book, cosa che alla fine ho fatto, grazie alla preziosa collaborazione di Giovanni Venturi che ha realizzato l’epub, con Youcanprint.
Quindi, per rispondere alla tua domanda: qualche copia residua del libro probabilmente di trova ancora a Catania e a Palermo.
L’e-book si trova su molti store, per trovarli basta digitare su Google il mio nome e la parola ebook. In ogni caso, questi sono i link:
www.ebookizzati.com/Autore-ebook-12714-Rosalia-Messina.html

www.ultimabooks.it/prima-dell-alba-e-subito-dopo
www.bookrepublic.it/books/authors/Rosalia%
20Messina/
www.webster.it/libreria-ebook/autore/rosalia-messina-p_1.htm
eBookizzati.com – eBook Rosalia Messina
www.ebookizzati.com
Bene. Grazie, Rosalia. Vuoi salutare i nostri lettori con una citazione del tuo libro, “Prima dell’alba e subito dopo”?
Grazie a te.
Scelgo l’incipit di un racconto della sezione dedicata alla memoria, si intitola “Bilanci”:
«A volte la sua vita, ripensandola, mettendola mentalmente in ordine, le sembrava si potesse rappresentare come una linea curva dalle tante giravolte. Altre volte se la raffigurava – sorridendo fra sé – come un vagone di metropolitana, su cui le persone salgono, restano un po’, consumano un più o meno breve momento di vita, e dal quale, prima o poi, scendono. Qualcuno lascia una scia di profumo, qualcuno un odore sgradevole. Di taluno rimane un ricordo sbiadito, e di altri neppure quello.”
Aggiungerei anche un passaggio del racconto “L’età di mezzo”: «Quando ancora la vita non mi si era prosciugata dentro comprai un cuscino con due immagini in bianco e nero di Marilyn Monroe sulle due facce. In una ride, il busto proteso in avanti, la testa gettata indietro. Nell’altra guarda pensosa di lato, verso il basso, la bocca socchiusa. Essere morta a trentasei anni le ha risparmiato l’oscenità della vecchiaia, il senso di inutilità, la consapevolezza che il mondo ti ha lasciato indietro, che sta andando troppo veloce e che tu non lo capisci più. C’è un’età di mezzo in cui ti sforzi di mantenere il ritmo, e se sei bravo o fortunato ci riesci per un po’; infine gli ultimi fuochi si spengono, ed esserci ancora non significa più niente.»
Grazie Rosalia. Alla prossima.

:: Recensione di Imperdonabili di Philippe Djian (Voland 2011) a cura di Giulietta Iannone

15 novembre 2011 by

aRingraziavo il cielo per avermi dato la letteratura. Ringraziavo la letteratura per avermi dato un lavoro, per aver provveduto ai bisogni della mia famiglia, avermi fatto conoscere il brivido del successo, avermi punito, elevato, e oggi la ringrazio per la mano che ancora mi tendeva, ma sarebbe bastata? La letteratura avrebbe avuto il ruolo di sempre nella mia vita, adesso che ero solo e la polvere si posava?

Imperdonabili di Philippe Djian, (titolo originale Impardonnables, traduzione di Daniele Petruccioli), è un romanzo edito nel 2009 in Italia da Voland in quasi concomitanza con l’edizione francese Gallimard, – in Francia è uscito a febbraio, in Italia a ottobre -.
In testa per mesi alle classifiche dei libri più venduti Imperdonabili è sicuramente un libro di grande fascino, dove appunto personaggi e ambientazione gettano un’ ombra lunga sul lettore. Ho letto recensioni di lettori che lo definiscono un romanzo triste, in effetti di aspetti tragici ce ne sono numerosi dall’incidente in cui perde la vita la prima moglie e la figlia maggiore del protagonista, dalle malattie incurabili, all’ uccisione involontaria di un benzinaio durante una rapina, ma l’atmosfera che si respira in questo libro non è affatto opprimente, ho riso in diverse occasioni dove l’ironia si coniugava alla assurdità di certi atteggiamenti o manie.
L’ossessione del protagonista per Hemingway è riversata e dosata come un veleno lento e intossicante e per chi conosce le opere di Ernesto come amichevolmente viene chiamato dal protagonista, noterà molti omaggi nascosti alla sua scrittura, dalle tende gonfiate dal vento che mi hanno ricordato una pagina del Grande Gatsby.
E’ un noir fondamentalmente, dove non ci sono eroi, dove tutti i personaggi mostrano lati sgradevoli se non irritanti. Il protagonista Francis per primo, uno scrittore francese di culto pubblicato dagli editori più importanti, sessantenne, sposato con una moglie di dieci anni più giovane, che vive in una villa di stile andaluso affacciata sull’oceano, battuta da mille intemperie, vento, pioggia, mareggiate che portano a riva le cose più assurde. Marito infedele della prima moglie, tradito dalla seconda, padre odiato dalla figlia superstite, incapace di perdonare, vendicativo, diffidente, orgoglioso cerca salvezza nella letteratura chiedendosi se davvero la scrittura può compiere quel miracolo.
Poi c’è Alice la figlia ribelle, attrice di successo, sempre sulle prime pagine dei giornali più per le sue scorribande sentimentali che per il suo talento, moglie di Roger un banchiere ex drogato e inaffidabile e madre di due gemelle insopportabili alle quali si aggiungerà un maschietto ben oltre la metà del romanzo. Judith la seconda moglie, agente immobiliare consumata dalla mancanza di un figlio che il marito per egoismo non le ha voluto dare, cinquantenne piacente e sempre in viaggio.
Oltre alla famiglia di Francis altri due personaggi emergono dalla storia Anne Marguerite l’investigatrice privata alla quale Francis si rivolge quando Alice scompare, e Jeremie suo figlio, uno sbandato, appena uscito dal carcere, con un cane come unico amico, che odia gli omosessuali e esce sempre malconcio da risse e litigi.
Ecco gli imperdonabili che danno vita al romanzo. Se vogliamo proprio l’incapacità di perdonare, ruggine che corrode nel profondo il protagonista e lo rende incapace di vera umanità anche quando Judith lo prega di farlo, di perdonare la figlia, dicendogli che il perdono eleva, rende migliori, e Francis scorbuticamente le fa capire che lui non ne ha nessun bisogno, è la vera protagonista del romanzo.
Poi c’è la morte che dice l’ultima parola e non lascia adito a scampo. Raccontato in prima persona, è la voce del protagonista che ci accompagna in riflessioni profonde sulla vita, sull’amore, sul tradimento, sulla famiglia, sulla letteratura, sulla morte.
Andrè Techine l’ha trasformato in un film con André Dussollier come protagonista peccato solo che l’abbia ambientato a Venezia e non sulla costa atlantica, una villa stagliata contro il cielo plumbeo con l’oceano in tumulto alle spalle avrebbe reso tutto più di impatto a mio avviso.
In sintesi un noir dell’anima, che fa l’autopsia di una famiglia e parla del male di vivere di uno scrittore con il quale è difficile andare d’accordo ma per il quale non si può non provare comprensione e simpatia.

Nato a Parigi nel 1949, Philippe Djian si impone negli anni ’80 come scrittore non conformista, considerato l’erede francese della beat generation. Autore di culto della scena letteraria francese, Djian è cresciuto a Parigi facendo ogni tipo di lavoro: portuale, magazziniere da Gallimard e anche giornalista.  37°2 le matin è il romanzo che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Da questo libro il regista di J.J. Beineix ha tratto il film Betty Blue, candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1987. Molto apprezzato dalla critica, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra cui il premio Jean Freustié 2009, e per “Oh…” il Prix Interallié 2012.

:: Recensione di Lo scalpellino di Camilla Läckberg

10 novembre 2011 by

Lo scalpellino di Camilla Läckberg titolo originale: Stenhuggaren traduzione di Laura Cangemi edito in Italia da Marsilio terza indagine della serie che vede protagonisti Erica Falck e Patrik Hedström dopo La principessa di ghiaccio e Il predicatore riporta la lontana Svezia e l’amena cittadina di Fjällbacka al centro di una storia davvero terribile, angosciosa in cui la follia e la crudeltà guizzano come fiamme sotto i nostri occhi. Sotto la patina di perbenismo di una comunità all’apparenza irreprensibile davvero il rancore più turpe cova dentro le ordinatissime e graziose case che sembrano uscite da un  cartellone pubblicitario con sotto scritto “Svezia felice” e il male emerge nel suo aspetto peggiore e più inquietante proprio quando si accanisce sui più inermi e indifesi. Frans Bengtssom di professione fa il pescatore di aragoste, si lamenta un po’ del fatto che ormai la pesca non è più quella di una volta per colpa di tanti turisti improvvisatisi pescatori della domenica e tira le sue nasse a bordo, finchè una nassa non vuole salire. Qualcosa non va, con un po’ di impegno trascina il carico a bordo e trova il copro senza vita di una bambina. Patrik fresco padre di Maja una vivace neonata che ha messo scompiglio nella tranquilla routine del poliziotto e della sua compagna Erica viene chiamato sul posto e appena scorge il cadavere si accorge che è quello della piccola Sara, 7 anni, una bambina che abitava non lontano da casa sua. La prima ipotesi è che sia annegata, ma poi l’autopsia rivela che nei suoi polmoni c’è acqua dolce e non salata e tracce di sapone. La bambina non è morta per un incidente è stata uccisa. Iniziano così le indagini più difficili della sua carriera, essendo da poco padre Patrik infatti si sente particolarmente coinvolto e angosciato. Chi può avere commesso un delitto tanto atroce? Per scoprirlo Patrik dovrà indagare nel cuore di una comunità ostile e tesa a tenere nascosti ad ogni costo i suoi segreti. Solo nel passato c’è la risposta. Lo scalpellino dei tre romanzi letti fin’ora della Läckberg è senz’altro quello che mi è piaciuto di più, cosa che denota un fatto abbastanza inconsueto, l’autrice sta crescendo, sta migliorando il suo stile, la capacità di sondare in profondità i personaggi e non si è adagiata sugli allori, cosa che avrebbe anche potuto fare dato il successo che l’ ha proclamata regina del thriller svedese. No, la Läckberg con umiltà si è data da fare a correggere le sbavature, a limare, a fare con coscienza il suo lavoro di scrittrice e questo me la rende automaticamente simpatica. La storia è terribile, coniugata al femminile perché parla di donne, una piccola donna è la vittima, una donna è Erica sebbene in questo romanzo un po’ sottotono, l’indagine è tutta sulle spalle di Patrik, intenta a prendersi cura della piccola Maja un’altra piccola donna e a riprendersi dalla depressione post partum e dal fatto che diventare madre non è esattamente come te lo raccontano, donne sono anche molti altri personaggi che si susseguono nella storia e la rendono appunto terribile. Unico neo forse è che non ostante i depistaggi e lo sforzo di distrarre il lettore la personalità del colpevole è così aberrante che è difficile non capire chi è. Detto questo un’ ultima considerazione che mi pare doverosa, si salva dal diventare morboso, cosa che capita spesso quando ci sono bambini protagonisti, la Läckberg è madre e si sente e scrive per un pubblico che rispetta.

:: Recensione di Città contro di Alessandro Bastasi

9 novembre 2011 by

bastasiSi è discusso a lungo del ruolo sociale del noir, del "noir mediterraneo" quel genere di noir che da ampio spazio agli elementi sociali, politici e criminali che caratterizzano l’humus su cui si basano storie nere, anzi nerissime, di degrado, corruzione, assenza di scrupoli morali, che spesso portano al delitto ma non solo. Tuttavia molto spesso gli esempi concreti valgono più di mille parole, e un noir che parla di immigrazione nel bene, i tanti che si impegnano in prima persona per dare una mano, e nel male, i pochi ma più devastanti che li sfruttano, i racket criminali che li assoldano e li chiudono in prigioni lager, i politici che si gonfiano il petto con leggi per la sicurezza e cavalcando l’onda della “paura” per i loro interessi personali, può essere più utile di tanti saggi seriosi e dotti. L’acre fetore che rende irrespirabile l’aria e ottunde le coscienze spesso grava come una cappa malsana e infetta in questo noir “politico” nel senso socratico del termine, dove la contrapposizione ideologica non è un pretesto per predominare e sovrastare l’avversario, ma uno spunto per essere davvero persone migliori. Città contro di Alessandro Bastasi Eclissi editrice, è un noir con un’ anima, una precisa coscienza critica un po’ denuncia sociale un po’ nitido specchio di una società che cambia, un libro che consiglierei fosse letto nelle scuole come spunto di riflessione quando si discute del diverso, dello straniero, del migrante giunto per nave o container per salvarsi nella ricca e prosperosa Europa, mentre lascia alle spalle paesi in guerra, dilaniati dalla povertà e dalle malattie. I fenomeni dell’immigrazione non sono un male inevitabile, ma un sintomo di realtà più ampie, di realtà socio-politiche che vanno sanate alla radice, dai governi, dalle politiche europee, dalle sovvenzioni allo sviluppo. Gli immigrati è bene che fosse chiaro se ne starebbero felicemente nei propri paesi, con le proprie famiglie, se solo lo potessero. Non sono ospiti mal tollerati, sono fuggiaschi scampati molto spesso alla morte. Bastasi ambienta la sua storia nel nordest, alle porte di Treviso, un tempo ricco e opulento, ora segnato dalla crisi globale, dove i fenomeni della disoccupazione, della povertà, della carenza di alloggi, si sommano all’egoismo, ai pregiudizi, alla paura. Una discussa e chiacchierata associazione religiosa Opus Christi, guidata da un prete di frontiera Don Vittorio, gestisce un campo di immigrati che fornisce un riparo, cure mediche, corsi di italiano, a gente la più disparata, proveniente da luoghi diversi, diversa per religione, usanze, abitudini, etnie, colore della pelle. Una polveriera sul punto di esplodere. Mal tollerato dalla gente del posto, il campo di Sant’Angelo è serbatoio per la criminalità, oggetto di contesa per politici senza coscienza, un microcosmo dove i migranti non sono tutti anime candide, si ubriacano, si picchiano per futili motivi, si tradiscono. A far precipitare tutto la morte di una volontaria e il suicidio del migrante sospettato di averla uccisa. Alberto Sartini, già protagonista de la Gabbia criminale, si trova in mezzo coinvolto assieme alla moglie Valentina anche lei disposta a dare una mano come infermiera assistendo il dottor Candiani, dalla sorella Giovanna, che l’aveva pregato di sostituirla nei corsi di italiano ed educazione civica che si tengono al campo. Il sostituto procuratore incaricato delle indagini si rivolge proprio a Sartini come consulente e ciò che scopriranno sarà ben poco consolante o nobile.           

:: E' arrivato ACTION!

8 novembre 2011 by

Amate l’azione e l’avventura, i racconti scritti da gente con le palle che ama davvero la materia e che unisce alla competenza vera passione, i reportage che spaziano dalla storia della  Corrida, ai Commandos, dal Giappone agli sport da combattimento, dai fumetti alla Tv e ovviamente anche ai giochi? Bene allora avete un grazie bello grosso da dire a Stefano Di Marino il re italiano dell’azione che tra le sue mille attività ha trovato il tempo e l’energia di ideare e curare una rivista digitale davvero innovativa per impostazione e qualità ad un prezzo davvero imbattibile solo 2,90 E . Come è nata ACTION realizzata da dbook edizioni? Stefano dice: “L’idea di creare una rivista dedicata all’avventura, all’azione ma anche a creare un gruppo di collaboratori oggi compagni in quella che Andrea Carlo  Cappi chiama editoria di guerriglia, fuori dai canoni, dalle strategie di marketing di massa ma domani protagonisti, ce l’avevo da un po’. E poi ancora: “Per il primo numero ho voluto con me gli amici e i collaboratori più cari, quelli che sempre sono al mio fianco in tutte le battaglie.” Quello che colpisce è come al solito la professionalità con cui Stefano porta avanti le sue iniziative contagiando con il suo entusiasmo anche tanti amici e supporter. E un’altra cosa che gli rende merito è di dare spazio anche alle donne, non solo quindi azione al maschile, ma anche voci di indubbio fascino come quelle di Cristiana Astori e Francesca Scotti solo per iniziare. Quindi di carne al fuoco ce ne è parecchia per lettori esigenti di nicchia o meno. Quello che è certo l’iniziativa va a coprire un ambito trascurato dalle pubblicazioni tradizionali e può essere d’esempio e apripista per altri progetti del genere. Lunga vita ad ACTION quindi!

Seguite il link :

http://www.dbooks.it/libreria/scheda/105/6/narrativa/action-01.html

:: La ladra della primavera di Marina Fiorato

7 novembre 2011 by

La ladra della primavera thriller storico dell’inglese di origini veneziane Marina Fiorato edito dalla Nord edizioni  è un romanzo che devo ammettere mi ha divertito molto grazie soprattutto alla protagonista un personaggio sanguigno e spontaneo non privo di una buona dose di autentico umorismo tutto toscano. Luciana Vetra detta Ciccina esercita la professione più antica del mondo in una Firenze rinascimentale sfolgorante di ori e velluti e teatro di una congiura che vede addirittura il Magnifico al centro della scena. Può un piano visionario essere racchiuso in un quadro e per di più di un pittore come Sandro Botticelli? Ecco la sfida, ecco lo spunto storicamente accuratamente documentato e in tutto e per tutto credibili e plausibile. Un segreto che sembra portare con sé una scia di sangue, congiurati pronti a tutto, e due poveri fuggiaschi che corrono per l’Italia da nord a sud con il solo intento di svelare il mistero per salvarsi la vita. Il thriller storico fatte le debite eccezioni per i romanzi di Colitto non rientra nel mio genere solito, ma devo ammettere che La ladra della primavera è stato per me una scoperta davvero piacevole innanzitutto per la capacità dell’autrice di affascinare e di trasmettere il suo autentico amore per la storia italiana oltre che di non annoiare con particolari didascalici e divulgativi snocciolati come in un Baedeker difetto che trovo di frequente presente nei romanzi appartenenti a questo genere specifico. Ne La ladra della primavera le interpretazioni legate al dipinto La primavera di Botticelli interessano e appassionano davvero come in un misterioso gioco ad enigma in cui l’intelligenza e l’intuito oltre alla capacità di osservazione sono messi in causa e costituiscono la parte maggiore del divertimento. L’amore impossibile tra una cortigiana e un novizio donano poi  pepe ad una storia che si regge sui personaggi altre che sulla capacità dell’autrice di dare vita ad un affresco storico di notevole bellezza e rigore scientifico. Non dimentichiamo che l’autrice è laureata in storia ad Oxford e unisce la capacità narrativa agli strumenti propri dello storico, l’obbiettività, l’autenticità e l’amore per il vero. Tutto dosato con leggerezza e senza saccenteria. Se volete sapere qualcosa di più della trama posso dirvi che la storia è ambientata a Firenze nel 1482. La bella Luciana Vetra, cortigiana richiesta anche come modella da Botticelli per impersonare Flora ne La primavera come si usava fare in quei tempi dove a volte anche il volto di una Madonna poteva nascondere i tratti di una prostituta, subisce un piccolo sopruso non venendo pagata dal maestro per la sua prestazione. Per ripicca, e per rifarsi del tempo speso a posare, in cambio del pagamento mancato ruba un disegno preparatorio della primavera. Da quel momento Luciana sarà al centro di un inseguimento da parte di loschi figuri decisi a tutto per rimpossessarsi del disegno e aiutata da un novizio, il solo di cui possa fidarsi, girerà tutta l’Italia prima di comprendere che l’enigma è risolto con il quadro. Colpi di scena, agguati, rocambolesche fughe, efferati omicidi, sono all’ordine del giorno e rendono la storia particolarmente vivace e movimentata. Da non perdere, consigliatissimo anche da un’ amante di hard boiled. Traduzione di Claudia Lionetti

:: Recensione di Massacro all’anisette di André Héléna (Aisara, 2011) a cura di Giulietta Iannone

7 novembre 2011 by

anisetteAvevano paura solo dei carabineros, loro sì che avevano l’autorità per chiedere i documenti. Conclusione bisognava evitare i gendarmi. Ma per l’appunto quei tizi arrivano sempre quando non devono. Per ora l’essenziale era superare quella dannata curva. Dopodiché avrebbero probabilmente trovato un paesaggio più aperto e avrebbero potuto vedere cosa conveniva fare. Ma in fondo al suo cuore Justin non vedeva nessuna soluzione. Era convinto che fossero tutti in trappola, come topi. No non avevano nessuna possibilità di cavarsela, ci sarebbe voluto un miracolo e raramente il buon Dio sta dalla parte dei gangster.   

Una partita di cocaina è al centro di un gioco al massacro tra due bande criminali di trafficanti, una francese e una spagnola, sotto il sole rovente di un’ estate barcellonese, in questo bellissimo noir del 1955 di Andrè, Helena tradotto dal francese da Barbara Anzivino, Aisara edizioni.
Gangster story prima di tutto, ma anche affresco di una società uscita dalla Seconda Guerra Mondiale che si divide in gente per bene che si accontenta di un lavoro onesto, vive con un solo abito bello per la domenica, paurosa di infrangere le regole, e gente senza scrupoli pronta a tutto per portare a segno il colpo della vita e guadagnarsi la grana necessaria per fare la bella vita, magari comprandosi un’acienda in America Latina.
Gregoire e Justin, gli anti-eroi protagonisti di Massacro all’anisette, fanno parte di questa seconda categoria di uomini, senza più scrupoli e regole morali, ormai assorbiti dalla legge della Mala che fa abbandonare gli amici pur di salvarsi la vita, uccidere chi tradisce e denuncia alla polizia, vendicarsi di chi per avidità e sete di denaro vuole fare il furbo e prendersi tutto.
Gregoire e Justin oltre che complici sono amici, ma questa amicizia non salverà né uno né l’altro, passerà come un alito di vento sulla storia lasciando in Justin un vago senso di colpa nell’abbandonare l’amico e fuggire con il resto della banda in direzione di Parigi, dopo un’ affare di droga andato a male in cui ha perso la vita Manuel e altri due membri della banda sono scampati quasi per miracolo.
La droga è perduta, l’unica alternativa è la fuga con una jeep verso il confine, senza documenti, senza soldi, con la sola speranza di farla franca.
Gregoire abbandonato a Barcellona, senza la sua donna che l’ha tradito fuggendo con il resto della banda verso Parigi, è pieno di rabbia, di vero e proprio odio, è armato e non può far altro che cercare i suoi nemici della banda rivale e farsi dare quello che gli spetta. Non basta un oscuro presentimento, una morsa allo stomaco per fermarlo e spingerlo ad andare incontro al suo destino, che inevitabilmente ha il sapore della morte.
Quello che sorprende in questo romanzo è la sconcertante modernità di Helena, non solo per l’uso disinvolto del linguaggio, molto libero e fedele testimone del gergo dei delinquenti, ma per la capacità di descrivere un mondo senza falsi pudori, in cui i protagonisti sono assassini e criminali privi di retorica, dove nessuno è innocente.
Helena ci presenta dei personaggi vividi e vitali, umanamente privi di spessore, ma nello stesso tempo per cui è difficile non provare un briciolo di simpatia e in questo sta la grandezza e la peculiarità, se vogliamo, di questo scrittore decisamente fuori dai canoni.
Anche l’ambientazione è parte integrante di questa magia che riesce a creare: l’ambiente del porto disseminato di bistrot dove tutti bevono l’anisette celebrato dal titolo, brulicante di vita notturna, di prostitute pesantemente truccate dagli abiti sgargianti, di marinai, contrabbandieri.

Lì la folla era leggermente diversa. Si mischiavano marinai del mondo intero, turisti e persone assolutamente indefinibili. Si andava dal mozzo cinese al marinaio norvegese, passando per i lupi di mare del commercio americano. Per non parlare della folla di neri raccattati nei locali per marinai di San Francisco o di Port Said. Gli arabi vendevano merce parigina e tappeti. Se ne portavano cinque o sei sulle spalle e c’era da chiedersi come non si beccassero una congestione con quel caldo.

Incredibilmente, e contrariamente ad ogni aspettativa, una vena di lirismo e di poesia impreziosisce una struttura narrativa scarna e ruvida in cui la semplicità disarmante si infrange in uno stile limpido e dalla lucentezza di un diamante.
Considerato uno dei suoi romanzi minori, forse a torto, sicuramente per gli amanti del noir una lettura che riserverà notevoli sorprese. Postfazione di Hervé Delouche.

André Héléna, autore maledetto, dalla personalità controversa, considerato uno dei maestri del noir francese, scrive centinaia di romanzi molti dei quali sotto pseudonimo. Nato nel 1919 a Narbonne, si trasferisce giovanissimo a Parigi, partecipa alla guerra civile spagnola e, sul finire della seconda guerra mondiale, nel 1944 si unisce per un breve periodo alla Resistenza. A causa di una banalissima vicenda di debiti e firme false finisce per qualche mese in carcere, esperienza che avrà una grande influenza nella sua produzione letteraria. Si guadagna da vivere passando da un lavoretto all’altro (non ultimo il rappresentante di insetticidi…) e, a quanto si racconta, vende anche i propri libri porta a porta. Nel periodo a cavallo fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta raggiunge un considerevole successo. Nel 1972, minato dall’alcolismo, muore a 53 anni.

:: Intervista a Paul David Brazill

5 novembre 2011 by

Ciao Paul. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Paul D Brazill? Punti di forza e di debolezza.

Il mio più grande difetto è che sono pigro e non faccio oggi quello che posso rimandare a domani. La mia più grande forza è che non ho illusioni su me stesso, ma a dire il vero può anche essere una debolezza, ovviamente.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono di Hartlepool, nel nord est dell’Inghilterra. La mia famiglia proviene dalla classe operaia, ho due fratelli, e due sorelle, tutti più grandi di me. Ho lasciato la scuola a sedici anni ma non ho trascorso molto tempo lì prima di allora. Ho cambiato casa un sacco di volte quando ero un bambino.

Che lavori hai svolto in passato?

Ho lavorato come impiegato in una fabbrica nei docks, sono stato consulente immobiliare e ho lavorato in un negozio di giocattoli e in un negozio di dischi di seconda mano.

Quando hai capito che volevi diventare scrittore?

Ero solito scrivere già da bambino e ho cullato questa idea tutta la mia vita ma non ho mai voluto fare il primo passo vero e proprio. Fino a tre anni fa, cioè.

Quali sono le qualità tipiche di un buon scrittore?

Volerlo fare, suppongo. La perseveranza e la pazienza, forse.

Cosa ti ha fatto decidere di iniziare a scrivere gialli?

Ho cominciato a scrivere di persone che ho conosciuto e di situazioni che mi sono accadute e le ho vestite con abiti che li hanno fatti sembrare come romanzo poliziesco. Sembra naturale.

Chandler o Hammett?

Chammett.

Chi sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzato?

Beh, ultimamente, alcune persone hanno confrontato le mie storie con quelle di Damon Runyon, e sicuramente credo che sia vero. Bukowski, anche. Vonnegut. Elmore Leonard, Highsmith. Joe R Lansdale. Kinky Friedman. Christopher Brookmyre. .. Alcuni autori che ho scoperto poco tempo fa come Charlie Williams, Dave Zeltserman, Tony Black, Jake Arnott.

Raccontaci qualcosa del tuo debutto. La tua strada per la pubblicazione. Hai ricevuto molti rifiuti?

Sai, non ho avuto troppo rifiuti – e quelli che ho avuto erano ben meritati e mi hanno aiutato.

Puoi dirci qualcosa dei tuoi libri? Quale è il tuo racconto preferito?

Beh, ho scritto una storia chiamata Guns Of Brixton, che era in The Mammoth Book Of Best British Crime l’ho trasformata in una novella che è attualmente in stampa con Pulp, e dovrebbe essere divertente. E nonostante sia un po ‘ruvida intorno ai bordi, credo che Brit Grit sia una collezione abbastanza buona, per la maggior parte.

Qual è stata la parte più faticosa durante la scrittura?

Beh, sono così facilmente distratto …

Parlaci di una tua giornata tipo da scrittore.

Per me scrivere è un piacere non un lavoro e come la maggior parte dei miei piaceri, prima passo periodi di grande attività  e poi perdo interesse per un po’. Quindi non seguo una routine, ho paura. Non sono certamente un buon esempio per gli aspiranti scrittori!

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho da poco finito Knockemstiff di Donald Ray Pollock, Katja From The Punk Band di Simon Logan e l’antologia the Pulp Ink & Deadly Treats. Tutti eccellenti. Sto leggendo Val McDermid The Retribution e Nazione Noir. Poi inizierò molto presto di Keith Rawson, The Chaos We Know, e  i nuovi romanzi di Nick Quantrill e Ian Ayris che sono appena usciti.

Che ruolo ha Internet, nella tua scrittura? Cosa ne pensi dell’editoria elettronica?

Beh, rende la vita più facile e ti fa sentire come se fossi qualcuno, quando non lo sono! E ‘solo parte della maggior parte degli aspetti della vita di oggi, però, non è vero? E l’ editoria elettronica  andrà di pari passo con l’editoria tradizionale, suppongo.

Quali cambiamenti hai notato nel mondo della fiction da quando hai iniziato a scrivere?

Solo alcune cose fastidiose nell’ e-publishing, che sembrano tenere alcune persone sulle punte delle dita!

Ti piacerebbe venire in Italia per presentare i tuoi libri?

Se mai presenterò un libro tradotto in italiano, sarò lì!

Quando uscirà il tuo prossimo libro in Italia?

Per quanto ne so, non ci sono piani di tradurre uno dei miei libri in italiano, che è un peccato. Tuttavia, alcune delle storie nella serie  Drunk On Moon potranno essere tradotte in altre lingue.

Parlaci un po’ di You Would Say That, Wouldn’t You?

Ho creato il blog You Would Say That, Wouldn’t You? prima che iniziassi  a scrivere. Soprattutto come luogo di collegamento tra le storie he avevo trovato in rete. Ora ospito sul blog, interviste e ogni sorta di assurdità.

Hai un agente letterario?

No! Non sono nel loro campionato!

Infine, l’inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Sto terminando Brit Grit Book Two. Si tratta di un’antologia di racconti di alcuni dei migliori e più promettenti scrittori britannici di crime. Spero di fare un altro paio di volumi, anche. Ho appena iniziato un romanzo con protagonista una coppia di criminali che sono apparsi in alcune delle mie storie. E alcune storie più brevi.

:: Recensione di La donna in gabbia di Jussi Adler-Olsen (Marsilio 2011) a cura di Giulietta Iannone

5 novembre 2011 by

La donna in gabbiaLa donna in gabbia edito da Marsilio con traduzione di Maria Valeria D’Avino è il primo romanzo di una serie crime-thriller di uno scrittore danese che vanta singolari record, innanzitutto è il giallista danese più venduto in assoluto capace per intenderci di avere al suo attivo ben 5 milioni di copie vendute, una distribuzione in 30 paesi, e i diritti cinematografici e televisivi acquistati da Network Movie, ZDF Enterprises, ZDF e Nordisk Film, che i più attenti non potranno non ricordare come gli stessi produttori dei film tratti dalla Millennium Trilogy di Stieg Larsson.
Come se non bastasse Jussi Adler-Olsen, questo è il nome dell’autore, ha anche vinto nel 2010 con Flaskepost fra P(Message in a Bottle) il Glass Key Award, il premio per la letteratura gialla più prestigioso della Scandinavia.
Con un tale pedigree un po’ di curiosità viene e sembra che il segreto di cotanto successo sia la vena comica, pensiamo solo che ha esordito con due libri su Groucho Marx, che è riuscito a iniettare nei suoi thriller in cui la suspense e la tensione giocano un ruolo fondamentale.
In La donna in gabbia facciamo la conoscenza con Carl Mørck detective problematico della sezione omicidi della polizia di Copenaghen con un passato familiare e professionale difficile promosso con tanto di ufficio stipato nel seminterrato quasi per toglierselo dai piedi, capo della sezione Q, una nuova sezione presso la Direzione anticrimine della polizia con l’obbiettivo di scavare su casi irrisolti di speciale interesse per la comunità.
Primo caso della sezione Q, che Mørck si trova a trattare con il suo assistente Assad, è la scomparsa nel nulla senza lasciare tracce nel 2002 di Merete Lynggaard, giovane e attraente parlamentare di cui non se ne seppe più nulla mentre era a bordo di un traghetto della Scandlines.
A capitoli alternati saltando dal 2007 al 2002 il romanzo ci porta a conoscere più da vicino Merete e Mørck e il mistero legato alla sua scomparsa. Riuscirà Mørck dopo tutti quegli anni a trovare Merete, se è ancora viva, e a fare luce su quell’intricata vicenda che sembra scaturire da un antico dramma famigliare irrisolto dalle conseguenze imprevedibili? Questo è l’interrogativo che ci accompagnerà nella lettura e terrà viva la suspence per 460 pagine.
E’ un libro godibile, ho sorriso con un po’ di amarezza in diversi punti che hanno reso la lettura scorrevole e mai piatta. Mørck non è tutto quel campione di simpatia ma si impara ad amarlo lo stesso con i suoi difetti, le sue debolezza, la sua astiosità verso un destino che l’ ha portato a sopravvivere quando uno della sua squadra ha perso la vita in un lago di sangue e l’altro è rimasto paralizzato per sempre e tutte le volte che lo va a trovare gli chiede di aiutarlo a morire.
Un po’ di cinismo, un po’ di ironia avvelenata, un po’ di disprezzo per i giochetti dei superiori tutti tesi a scucire finanziamenti più che a lottare veramente per la verità e la giustizia, rendono Mørck un tipo scomodo, complicato, astioso, e nello stesso tempo profondamente umano e variegato.
Dal punto di vita investigativo La donna in gabbia è un romanzo sicuramente interessante, l’indagine scivola verso l’inevitabile conclusione con piglio deciso, il folle responsabile del rapimento di Merete strappa un po’ di compassione anche se la sua vendetta è più che sadica decisamente disumana.
Assad poi – l’assistente di Mørck – è sicuramente un personaggio riuscito, più che una spalla un vero comprimario. Una curiosità che mi piacerebbe soddisfare è sapere se il titolo italiano è la trascrizione letterale del titolo danese, chissà magari un giorno avrò occasione di chiederlo a Maria Valeria D’Avino.

Jussi Adler-Olsen (Copenaghen, 1950), dopo aver svolto i lavori più vari, Jussi Adler-Olsen, è oggi scrittore a tempo pieno. Con la serie della Sezione Q guidata da Carl Mørck, ha ottenuto un immenso successo di critica e pubblico, vendendo oltre venti milioni di copie in quarantadue paesi nel mondo. I suoi libri hanno conseguito importanti riconoscimenti internazionali e ispirato serie tv e film per il grande schermo.

:: Recensione di Vendette di Philippe Djian (Voland 2011) a cura di Giulietta Iannone

4 novembre 2011 by

Marc è un artista, uno scultore di successo, quasi cinquantenne, fondamentalmente egoista, incapace di tenersi una donna, incapace di comunicare con suo figlio, non un fallito questo no, ma un uomo che lascia che la vita lo attraversi senza fare troppa resistenza. Alcool, droghe, donne, anche degli amici, l’importante è stare bene, giocarsi le sue carte. Alexandre, il figlio, è un diciottenne trascurato, cresciuto senza madre, un ragazzo per certi versi fragile che decide di lasciare questo mondo platealmente, sparandosi al centro di una mondanissima festa e crollando sul buffet. Poi c’è Gloria la ragazza di Alexandre che Marc raccoglie ubriaca in una pozza di vomito sul metrò e la porta a casa con il nobile intento di prendersi cura di lei, lui che non ha mosso mai un dito per gli altri, nemmeno per suo figlio. Gloria lo sa, lo conosce e vuole vendetta, come Alexandre che col suo gesto a suo modo voleva la stessa cosa. Marc si interroga, si analizza, cerca di comprendere il gesto del figlio, cerca di assolversi. Marc, Alexandre, Gloria questo è il triangolo al centro di Vendette di Philippe Djian edito in Italia da Voland a pochi mesi dall’edizione francese Gallimard. Djian è un autore di culto in Francia, adorato dalla critica che lo ricopre di premi, uno scrittore di noir che per molti versi ripropone sempre uno schema fisso rivisitato in mille sfumature e celebre soprattutto per 37°2 al mattino portato al cinema come Betty Blue con Beatrice Dalle. Vendette è il primo Djian che leggo e mi sono accostata al libro con notevoli aspettative, sperando di porre l’autore accanto al mio personale pantheon formato da autori come Andrè Helena e Derek Raymond. La prima impressione è piuttosto conflittuale, da un lato mi piace come accosta le parole, il suo stile, la musica che quasi emerge dalle righe e si vede che è frutto di un lavoro ostinato sulla lingua e non di improvvisazione ma la sua scelta di frammentare il tessuto narrativo, passando dalla prima alla terza persona in continuazione con sincopata naturalezza, un po’ mi ha spiazzato, costringendomi a spezzare spesso il pensiero e a ricrearmi la trama quasi prendendo appunti. A parte questo è un libro notevole, interessante, che si legge per il piacere di sentire le parole concatenarsi l’una all’altra con la consapevolezza che l’autore non si è limitato a sporcare la pagina bianca di inchiostro come succede a volte. Leggerò sicuramente Imperdonabili premio Jean Freustie 2009 , Incidenze e terrò per ultimo 37°2 al mattino. Traduzione di Daniele Petruccioli.

Philippe Djian nato a Parigi nel 1949, si impone negli anni ’80 come scrittore non conformista, considerato l’erede francese della beat generation. Autore di culto della scena letteraria francese, è cresciuto a Parigi facendo ogni tipo di lavoro: portuale, magazziniere da Gallimard e anche giornalista.
37°2 le matin è il romanzo che lo ha reso celebre in tutto il mondo. Da questo libro il regista di J.J. Beineix ha tratto il film Betty Blue, candidato all’Oscar come miglior film straniero nel 1987.
Molto apprezzato dalla critica, ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra cui il Premio Jean Freustié 2009, e per “Oh…” ‒ di cui nel 2016 è uscita la trasposizione cinematografica Elle, diretta da Paul Verhoeven e interpretata da Isabelle Huppert ‒ il Prix Interallié 2012.