Camerata Neandertal, (senza lettera acca specifica l’autore stesso tra le pagine) è il nuovo libro di Antonio Pennacchi, appena uscito per Baldini & Castoldi. Scegliendo un genere al quale associarlo, lo definirei una sincera e disarmante autobiografia di sé, attraverso il lavoro di creazione dei propri libri. Il libro di Pennacchi è caratterizzato da alcuni elementi che tornano in modo costante e che evidenziano come essi costituiscano delle vere e proprie ossessioni per lo scrittore, ma anche il “carburante” necessario a raccontare il suo vissuto tra pubblico e privato. Per esempio, uno degli oggetti che compaiono spesso è il famoso e antico teschio del Circeo attorno al quale studiosi di varie epoche, compreso Pennacchi stesso, hanno posto attenzione, nel tentativo di scoprire se esso appartenga, o no, ad uno degli ultimi uomini di Neandertal. Altro elemento costante sono i diversi malanni, anzi le malattie, che colpiscono il povero Antonio, il quale,nonostante subisca nel corso della narrazione diversi infarti, interventi medici e abbia seri problemi alla spina dorsale e altri acciacchi, non molla mai e continua imperterrito a lavorare, studiare e scrivere. Questo suo volere fare, corrispondente al principio del “prima il dovere, poi il piacere”, è una caratteristica che l’autore ha ereditato dai suoi avi e della quale lui racconta nelle pagine del libro. Pennacchi scrive come un fiume in piena ed è sincero non solo nel raccontare la sua vita e quella delle sue creature letterarie, ma anche nel dire, senza peli sulla lingua, quello cha a lui piace e non piace fare: “Non mi diverto a scrivere. Mi diverto a leggere e studiare, e soprattutto ad andare in giro per Latina – dal barbiere oppure al bar Mimì – a litigare con quelli che incontro. Ma a scrivere no, non mi piace. Scrivo per obbligo e per dovere. Dice «E chi te l’ha imposta questa tassa, l’Agenzia delle Entrate?» No. Peggio. I miei morti, la mia terrà, il mio dàimon”. Già i morti. Di loro ce ne sono tanti nel libro di Pennacchi, perché sono la linfa e le costanti presenze che l’autore percepisce e sente, e sono coloro che lo inducono a scrivere e a raccontare vicende umane di lotta per la vita. C’è Ajmone Finestra – il Federale di Latina, ispiratore dei romanzi Palude e Il fasciocomunista– ;poi si trovano gli operai protagonisti delle azioni di Palude; si incontra il paleontologo Carlo Alberto Blanc, dal quale l’autore eredita la passione e la curiosità verso lo studio relativo all’estinzione dell’uomo di Neandertal (lo si trova in Iene del Circeo) e il giornalista,nonché fratello, Gianni Pennacchi morto per un assurdo incidente domestico, che non riuscì mai a leggere Canale Mussolini. Ognuna di queste voci sostiene Antonio Pennacchi nel suo cammino di formazione da operaio, ad intellettuale a scrittore, coinvolgendo il lettore in uno simpatico cammino dove letteratura e vita si fondono all’unisono. Mentre leggevo il libro dell’autore originario di Latina, spesso mi son venute in mente interviste e suoi interventi dai quali è sempre emersa tutta la sua sana e irruenta (in senso buono) spontaneità nel dire quello che pensa. La stessa pura sincerità quotidiana, la si ritrova in ogni singola pagina di Camerata Neandertal, dove Pennacchi prende per mano il lettore accompagnandolo alla scoperta di tutto il suo caotico e ricco mondo di persone, personaggi e fantasmi.
Antonio Pennacchi è nato a Latina, il 26 Gennaio del 1950. Figlio di coloni della bonifica dell’Agro Pontino, padre umbro e madre veneta. E’ sposato con Ivana, ha due figli e due nipoti. E’ stato operaio per quasi trent’anni, trascorsi per lo più a turni di notte, presso la Fulgorcavi di Borgo Piave. Nel 1994, a 44 anni, – sfruttando un periodo di cassintegrazione – si è laureato in Lettere con una tesi su Benedetto Croce. Nello stesso anno c’è stata la pubblicazione per Donzelli di Mammut. Seguiranno, sempre per Donzelli, Palude (1995) e Una Nuvola Rossa (1998) e, con Vallecchi, L’Autobus di Stalin. Nel 2003 per Mondadori pubblica il romanzo Il fasciocomunista, che vince il Premio Napoli e da cui è tratto il film Mio fratello è figlio unico. Nel 2006, sempre con Mondadori, esce la raccolta di racconti Shaw 150. Storie di fabbrica e dintorni. Nel 2008, per Laterza, viene pubblicato Fascio e Martello. Viaggio per le città del Duce. Nel 2010, per la casa editrice Mondadori, esce Canale Mussolini, con cui Antonio Pennacchi vince il Premio Strega. Sempre nel 2010 esce, per Laterza, Le Iene del Circeo. Collabora a «Limes».
Nelle tradizioni legate al folklore celtico, presente anche nelle valli italiane, sul Piccolo Popolo, le creature non proprio sempre benevole che vivono tra il nostro mondo e una loro dimensione separata dalla nostra da alcuni portali, c’è il tema del rapimento di umani, bambini e non, che vivono per un periodo che a loro sembra breve nel regno di Faerie, salvo poi tornare e scoprire che sono passati anni.
Tutti i bambini hanno gli stessi diritti è il libro scritto da Berstecher Dieter, Delahaye Thierry, con le illustrazioni di Bureau Aline, realizzato in collaborazione con l’Unicef e l’Unesco e pubblicato in Italia da Gallucci Editore, proprio oggi 20 novembre in occasione della Giornata mondiale dei diritti dei bambini. Nel colorato testo sono raccolte le testimonianze di tanti bambini e dei loro diritti violati, in rapporto alla carta dei diritti dell’infanzia, documento universale, i cui principi non sempre vengono rispettati. Tutti i bambini hanno gli stessi diritti è adatto ai piccoli lettori dai 6 anni in su perché, attraverso storie, forme e colori, permette ai bambini di comprendere quanto siano importanti le regole, il loro rispetto e il ruolo che ogni mamma e papà, ma anche ogni Stato e istituzione, hanno nel farle rispettare con il fine di garantire la tutela dei diritti dei più piccoli, troppo spesso vittime innocenti di violenze, povertà, fame e analfabetismo. Immagini semplici e colori vivaci per raccontare episodi, a volte molto dolorosi, ma allo stesso tempo importanti testimonianze di vita per comprendere quanto sia importante il rispetto dei diritti dei più piccoli. Tutti i bambini hanno gli stessi diritti però, non dovrebbe essere letto solo dai bambini con il fine di conoscere le vicende delle quali sono stati protagonisti i loro coetanei, ma dovrebbe essere letto anche dagli adulti, per comprendere come in molte parti del mondo ancora oggi i diritti dei più piccoli vengano violati. Dai sei anni in su.
Dopo un esperimento finito male la dottoressa Emily Loughty si ritrova in un mondo simile al nostro ma diverso dal nostro. Nel laboratorio intanto gli altri scienziati sono scioccati dall’accaduto, non capiscono come sia potuto accadere, specialmente perché si ritrovano un uomo morto da più di cento anni al posto della dottoressa.
Agosto 1917. La Grande guerra infuria e l’Italia è ormai al suo terzo anno bellico contro l’impero austro-ungarico. Mentre al fronte soldati di ogni età ed estrazione sociale sono immersi nella logorante guerra di trincea, Chris Hill ci porta alla scoperta della vita lontana dalla prima linea con il suo romanzo per ragazzi uscito per Einaudi, Il volo dell’Asso di picche. Bepi, Attilio, Ilario e Martino sono quattro ragazzini uniti non solo da una grande amicizia, ma anche dalla voglia di avventura e dalla passione per il volo. Non a caso, questa simpatica combriccola passa le giornate con la testa all’insù a guardare nel cielo di Mordenons (in Friuli) gli aerei da guerra. Ognuno di loro vive con la famiglia e con essa non mancano piccoli screzi che caratterizzano il tipico rapporto conflittuale tra genitori e figli, soprattutto quando questi ultimi si trovano nella fase adolescenziale. Tra una marachella e un rimprovero per il guaio appena compiuto, i ragazzi un giorno si addentrano in una base militare dove fanno un‘agghiacciante scoperta che li lascia di stucco, ma quando il telefono della base comincia a trillare e loro rispondono recependo gli ordini, non possono far altro che obbedire e far volare gli aerei militari per compiere la missione. Tra i quattro amici Bepi è il più impavido e sprezzante del pericolo, oltretutto si ritiene esperto di volo perché suo fratello è un pilota di aerei. Attilio è più equilibrato e razionale nel suo fantasticare. Attilio – figlio del macellaio del paese- è agile e veloce e Martino, il più delicato, è il damerino della situazione. Loro faranno volare il mitico biplano “Asso di picche” (il bombardiere Caproni) carico di bombe da sganciare sui nemici, incrociando durante la missione il mitico pilota Francesco Baracca. L’esordio letterario di Hill è con questo romanzo di formazione ambientato durante la Prima guerra mondiale, dove i quattro amici sperimentano l’adrenalina bellica come se fosse un gioco. In realtà un gioco non è, ma la spensieratezza che caratterizza la giovane età è quella che dà a questi amici il coraggio per compiere l’eroica impresa. Sono dei simpatici piloti in miniatura, magari non conoscono proprio alla perfezione l’arte del volo, ma ci provano per sentirsi dei soldati a tutti gli effetti. La morte c’è, ma è un qualcosa che aleggia e i ragazzi la affrontano con una tale innocenza e semplicità che ci aiuta a capire quanto ancora debbano maturare per diventare uomini. Il volo dell’Asso di picche di Hill è una bella avventura nei cieli d’Italia ai tempi della guerra del 1915-18, dove il coraggio dei clan capitanato da Bepi, unito alla fortunata casualità degli eventi, permetteranno ai quattro amici di uscire indenni dal volo. Da leggere con attenzione anche l’intervento di Frediano Sessi sul primo conflitto mondiale del Novecento, perché in esso si trovano dati, numeri e informazioni sui soldati impiegati al fronte, sul tipo di armi usate e sul dramma di molti giovani – non tanto più grandi di Bepi e Co.- mandati a combattere una guerra non voluta da loro. Illustrazioni Jacopo Bruno. Dai 12 anni.
Maestro indiscusso della commedia tardo ottocentesca, very british, elegante, satira sociale e nello stesso tempo commedia di costume, resta senz’altro Oscar Wilde, con opere come Il marito ideale o L’importanza di chiamarsi Ernesto. Certo Vincenzo Monfrecola non è Oscar Wilde, ma con i suoi romanzi, ambientati in Inghilterra a inizio Novecento, si ricollega a quello spirito, a quel gusto per il paradosso, l’ironia mordace, il disincanto. La stagione degli scapoli, edito da Gargoyle Books, è un romanzo dunque wildiano, scritto da un napoletano che ha vissuto a lungo in Inghilterra e apprezza il suo spirito, la sua pungente ironia. Forse essere napoletani e londinesi non è così differente e la stretta comunanza di questi due popoli (e di due autori come Oscar Wild e Eduardo De Filippo), emerge da questo libro con sfumature impreviste.
La casa editrice romana Castelvecchi sta riproponendo nella collana Ritratti una serie di biografie storiche classiche, uscite nella prima metà del Novecento e assenti anche da decenni dagli scaffali delle librerie italiane.
Ci sono tematiche che attirano irresistibilmente chi ama i libri e la cultura, come la storia di una libreria indipendente di New York in cui si incontrano tanti destini, come è promesso nella presentazione. Ci sono storie che sulla carta sono intriganti, come quella di una ragazza inglese che si trova a New York a fare un dottorato in letteratura, sogno segreto di tanti letterati di tutto il mondo, e ci sono ciambelle che nascono con il buco e altre non.
Il Settecento, secolo affascinante, diviso tra Ancien Régime e aneliti di libertà, rivive in uno dei suoi Paesi più controversi e romanzeschi, la Russia dell’avvento di Caterina II, nelle pagine de Il palazzo d’inverno di Eva Stachniak, romanzo storico insolito e originale, appassionante senza scadere in banalità e stereotipi.
Breve e feroce romanzo, L’appuntamento di Piergiorgio Pulixi, edito da E/O nella collana Originals. Una storia nerissima, densa di crudeltà e brutalità, che non prevede consolanti lieto fine, e nello stesso pone inquietanti dubbi sulle falle della sicurezza informatica. Che la difesa della privacy sia un lusso che nessuno può permettersi in un mondo sempre più virtuale, è una certezza che ormai in molti hanno, e questo romanzo sembra presentare ipotesi e scenari forse un po’ estremi, ma non del tutto fantastici. La manipolazione dei dati, dei flussi informazioni che ogni giorno immettiamo nel web, nei social network, nelle mail, utilizzando un semplice smartphone, sembra il passo successivo alla semplice sorveglianza, e questo romanzo ci presenta le sue estreme conseguenze.
Noi è la storia di un matrimonio. Connie e Douglas sono sposati da venticinque anni. Douglas è un biochimico, tutto lavoro, razionalità e precisione. Connie un’artista, impulsiva ed irrazionale. Si sono conosciuti a una cena a casa della sorella di Douglas. Si sono innamorati, amati e sposati. Hanno avuto un figlio, Albert, che ora si sta preparando per lasciare la casa di famiglia e trasferirsi al college. Il loro è un matrimonio felice, o almeno è quello che ha sempre pensato Douglas fino a quando, in piena notte, Connie lo sveglia per dirgli che il loro matrimonio è giunto al capolinea e che crede che lo lascerà. Inutile dire che da quell’istante la vita di Douglas non sarà più la stessa.
“In un certo senso credo che il virus abbia diritto di vincere. Per anni abbiamo trattato la terra come se fosse un deposito da saccheggiare. Ma la terra, dopo tutto, anch’essa è viva”.
























