:: La stagione degli scapoli, Vincenzo Monfrecola, (Gargoyle Books, 2014)

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Cover_Scapoli.qxp:Layout 1Maestro indiscusso della commedia tardo ottocentesca, very british, elegante, satira sociale e nello stesso tempo commedia di costume, resta senz’altro Oscar Wilde, con opere come Il marito ideale o L’importanza di chiamarsi Ernesto. Certo Vincenzo Monfrecola non è Oscar Wilde, ma con i suoi romanzi, ambientati in Inghilterra a inizio Novecento, si ricollega a quello spirito, a quel gusto per il paradosso, l’ironia mordace, il disincanto. La stagione degli scapoli, edito da Gargoyle Books, è un romanzo dunque wildiano, scritto da un napoletano che ha vissuto a lungo in Inghilterra e apprezza il suo spirito, la sua pungente ironia. Forse essere napoletani e londinesi non è così differente e la stretta comunanza di questi due popoli (e di due autori come Oscar Wild e Eduardo De Filippo), emerge da questo libro con sfumature impreviste.
Tema centrale del romanzo è il rapporto tra uomini e donne, e come la società di inizio Novecento ne delimitava i ruoli. Il matrimonio era per le donne l’unica forma di ascesa sociale, se non di mera sopravvivenza, e il fulcro della vita sociale anche degli uomini che vedevano nelle donne una compagna, un aiuto, una governante, un’ infermiera e in cambio gli davano quella rispettabilità e quella sicurezza economica difficilmente conquistabile diversamente.
La stagione degli scapoli più che una satira sul matrimonio come unione di affetti, è comunque una satira sulle convenzioni sociali, e sulla stupidità di molti componenti del sesso forte (qui abbondantemente punita, in un finale agrodolce in cui l’eroina del romanzo prende la sua rivincita).
Siamo a Londra, nel 1910, in piena era Edoardiana. La prima guerra mondiale è ancora lontana, se non cronologicamente per lo meno a livello sociale. Le classi elevate si dedicano al lusso, all’eccentricità, al gusto per l’eccesso e club come l’ Eghoist Club, raccolgono la creme della società (maschilista) dell’epoca.
Ed è qui che ha inizio a la nostra storia. Il critico letterario Cyril Billingwest è giunto al brindisi, parte culminante della sua festa di addio al celibato, quando riceve una telefonata. La sua promessa sposa, Vera, è scappata con i regali di nozze e il maggiordomo. Per il povero Cyril è il crollo di tutte le sue aspettative, e lo shock è così forte che decide di fondare un sindacato per difendere gli scapoli di Londra dalle insidie delle donne con aspirazioni matrimoniali, che vendono nell’uomo solo un trofeo.
Con l’aiuto del cugino George, uomo venale e vanesio, anche se fondamentalmente non così malvagio, nasce dunque lo scapolificio Billingwest, ma in tutto questo piano millimetricamente congegnato non avevano previsto Penelope, la segretaria del sindacato giunta a Londra dalla campagna per scompigliare i loro piani.
Tra equivoci, bugie, sotterfugi al limite del grottesco si dipana con gusto nostalgico e nello stesso tempo intento satirico, una storia da Belle Epoque, che con l’intento di divertire, fa anche riflettere su temi non così anacronistici come si potrebbe pensare.

Vincenzo Monfrecola, giornalista napoletano, ha collaborato con Napolinotte, il Roma e l’Avanti! ed è stato responsabile della sede di Londra dell’Osservatorio sui Beni Culturali, Faldbac Trade Union. Attualmente lavora per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha pubblicato Il Decisionista (Cavallo di Ferro 2010) e Lo strano furto di Savile Row (Cavallo di Ferro 2012).

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