Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Scritti a mano. Otto storie di capolavori italiani da Boccaccio a Eco, Matteo Motolese (Garzanti, 2017) a cura di Greta Cherubini

3 giugno 2017
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Sono alcune tra le opere più celebri della nostra letteratura. Capolavori senza tempo, testi destinati ad incidere in modo irreversibile nelle epoche successive.
Eppure tutti sono passati di qui: per pergamene smunte e fascicoli sciolti; per abbozzi, cancellature e riscritture; per appunti di taccuino e fogli di quaderno sparsi.
In “Scritti a mano” Matteo Motolese ci guida in un affascinante viaggio tra biblioteche italiane e collezioni private alla ricerca dei manoscritti che hanno segnato una svolta fondamentale nel campo della lingua e della letteratura italiana.
Dalla pergamena economica su cu un Boccaccio ormai anziano copia il Decameron al taccuino di poche lire in cui Montale annota, tra un appuntamento e un numero di telefono, i suoi Xenia; dagli schemi preparatori utilizzati da Eco per Il nome della Rosa ai “grappoli di sinonimi” segnati a margine delle Operette Morali da Leopardi.
Sono gli albori di opere monumentali, le testimonianze preziosissime di un modo di vivere e di intendere la lingua e la letteratura. Sono le tappe di un instancabile cammino verso la perfezione, i segni tangibili dei dubbi e dei ripensamenti, il risultato di una concezione finanche “fisica” dell’opera.
Con la consueta capacità divulgativa, in grado di coinvolgere specialisti e non, Matteo Motolese ci catapulta dentro e dietro al testo, direttamente nell’officina dell’autore, permettendoci di osservare, attraverso «i segni della lotta», la lenta e progressiva conquista dell’italiano.
Una ricerca lunga e meticolosa (Petrarca lavorerà alla sua opera fino alla morte) di cui questi oggetti fragili e preziosi sono la straordinaria testimonianza.

Matteo Motolese (Roma, 1972) insegna Linguistica italiana all’Università «La Sapienza» di Roma. Dirige, insieme con Emilio Russo, il più importante censimento dei manoscritti autografi degli scrittori italiani. Collabora con il supplemento domenicale del «Sole 24 Ore».

Source: pdf inviato al recensore dall’ufficio stampa Garzanti.

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:: Tra nevi ingenue, Paola Baratto, (Manni Editore 2016) a cura di Viviana Filippini

3 giugno 2017
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“Tra nevi ingenue” è l’ultimo libro di Paola Baratto edito da Manni editore. Più che un romanzo, il libro è una galleria letteraria composta da tanti piccoli quadri di parole che raccontano pezzi di vita, spazio e tempo. Leggere il libro di Paola Baratto è entrare dentro a degli scatti istantanei delle vite dei diversi personaggi che caratterizzano tutta il testo. Se dovessi fare un elenco quello che si trova tra le pagine ecco sono persone, ambienti diversi, ricerca di un senso e di pace descritti con uno stile essenziale, elegante e comunicativo. Paola Baratto ha un linguaggio diretto, che non si perde in fronzoli descrittivi, perché quello che intende fare è carpire l’attenzione del lettore e trascinarlo all’interno del frame narrativo presente nella pagina. Si potrebbe dire che è uno stile minimalista, ma il minimalismo della Baratto è carico di colori ed emozioni alle quali è impossibile rimanere indifferenti. Dodici brevi racconti e cinque poesie nei quali gesti, colori, suoni, aromi e condizioni atmosferiche si mescolano alla perfezione trascinando il lettore dentro a vite altrui che, proprio grazie all’atto della lettura, rivivono e permettono al fruitore di ritrovare un po’ di se stesso nei diversi personaggi presenti nell’impianto narrativo. Sei donne e sei uomini, lì pronti a prenderci per mano e portarci con loro nei luoghi dove hanno trovato la propria condizione ideale di esistere, perché ognuno di loro ha un personale paesaggio dove si sente davvero in pace e a casa, anche se in alcuni casi si ha come la sensazione che il panorama sia una vera e propria ossessione. Per esempio c’è Mara innamorata degli altipiani e delle brughiere, perché spazi sconfinati e immensi. Arriva poi Bruno che calamita il suo interesse in un piccolo cortile (casa di parenti) delimitato da alti muri che lo rendono una sorta di locus amoenus protetto dalla caotica città. Ben diversi i bisogni di Emilia, che ama camminare sulle strade irte, non tanto per vedere il verde dei boschi, ma per sentire la consistenza della Terra Madre sotto i piedi. Se ci sono personaggi alla ricerca di luoghi specifici, ci sono quelli che come Vittoria partono in vero e proprio pellegrinaggio in tutti i posti che le ricordano i libri più amati che ha letto. Altri, come Camilla, trovano conforto solo passeggiando nei chiostri (portoghesi, spagnoli, bretoni o francescani) o Viola, che usa Google Maps per andare a cercare i tanti territori dove è stata, ma che ha lasciato per sempre. In “Tra nevi ingenue” Paola Baratto dipinge, perché leggendo del personaggio e della sua storia, essi prendono forma nella mente del lettore come un rapido schizzo. Quella della Baratto è un’umanità umile che ama e le piccole cose del vivere di ogni giorno, animata allo stesso tempo da un concentrato di sentimenti ed emozioni che ribollono nei cuori e negli animi del genere umano che trova pace nei propri luoghi del cuore.

Paola Baratto nasce a Brescia, in una famiglia con radici in più regioni d’Italia. All’inizio degli anni Ottanta comincia, come tanti, a scrivere poesie. L’idea di quello che sarà il primo romanzo nasce durante un viaggio in Irlanda nell’estate del 1989 e sboccerà in “La cruna del Lago – Tír na n Og” (1994, Ermione). Nel 1995 Paola Baratto inizia una collaborazione con la pagina culturale del “Giornale di Brescia”, quotidiano per il quale ancora oggi scrive elzeviri. Diventa giornalista pubblicista. Nel 1998 pubblica la fiaba d’ambientazione gallese “Mac y Moc cantava i sogni”. Nell’ottobre dello stesso anno la Baratto pubblica il suo secondo romanzo, intitolato “Finisterre (Zanetti ed.). Nel novembre 2000 pubblica il terzo romanzo, “Di carta e di luce”, sempre per l’editore Zanetti. 2005 Paola Baratto entra nel catalogo della Manni, editrice che pubblica il suo quarto romanzo intitolato “Solo pioggia e jazz”. Nell’aprile 2007 è sempre Manni a dare alle stampe “Carne della mia carne”, il quinto romanzo. Sempre Manni, nel febbraio 2010, pubblica “Saluti dall’esilio”, il sesto romanzo di Paola Baratto. Alla fine del 2011, il Giornale di Brescia affida a Paola Baratto “Conosci Brescia?” Nell’ottobre 2014, nuovamente per Manni, arriva “Giardini d’inverno”.

Source: autrice Paola Baratto.

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:: Maigret 11, Georges Simenon, (Adelphi, 2015) a cura di Daniela Distefano

1 giugno 2017

2Maigret si mette in viaggio, Gli scrupoli di Maigret, Maigret e i testimoni recalcitranti, Maigret si confida, Maigret in Corte d’Assise.

In questi cinque racconti si articola la fervida immaginazione di Georges Simenon, uno scrittore che alla prolificità della produzione letteraria unisce la qualità di una stesura sempre fresca e avvincente.
Non conta – molto spesso – la trama ma la ragnatela narrativa, l’incastro di pezzi che combaciano con il gusto del lettore avido di arrivare all’ultima pagina senza perdersi in dissertazioni, senza però rinunciare alla meticolosità dei dettagli.
Chi era veramente il personaggio inventato da Simenon? Un commissario, un poliziotto e:

“Un poliziotto, il poliziotto ideale, dovrebbe sentirsi a suo agio in qualunque ambiente..” Era stato Maigret a dirlo, tanto tempo prima, e per tutta la vita si era sforzato di dimenticare le differenze superficiali che esistono tra gli individui, di grattare via la vernice per scoprire, sotto la diversità delle apparenze, l’uomo messo a nudo.

In questa prima storia, Maigret si mette in viaggio, il commissario deve dunque scoprire gli altarini del bel mondo del jet set e non mancano precisioni psicologiche baciate dall’acutezza e penetrazione del ragionare:

Non c’era ancora niente di preciso, ma il commissario aveva la sensazione di stare facendo una scoperta importante. Si trattava di questo, in sostanza: tutta quella gente – e ci metteva dentro i clienti del George V, di Monte Carlo, di Losanna, i Ward, i Van Meulen, le contesse Palmieri, chiunque conducesse un simile genere di vita – , quelle persone dunque, se all’improvviso fossero state gettate nella vita normale, quasi sicuramente si sarebbero sentite perse, indifese, in un certo senso completamente nude, e incapaci, maldestre, fragili come bambini piccoli.

Nel secondo racconto, Gli scrupoli di Maigret, invece, cambia l’acquario delle indagini:

“Di solito prima c’è un delitto, e soltanto quando è stato compiuto dobbiamo cercare il movente. Questa volta abbiamo il movente, ma il delitto ancora no”.

Non mi soffermo a raccontare plot e personaggi di un caleidoscopio umano ritratto con piglio perfetto dall’Autore di questi cinque scrigni; ciò che fuoriesce dal libro è la melodia della suspense, la caparbietà di un tessitore che riesce a mandare in frantumi convenzioni e mentalità stagnanti nei nostri pensieri ristretti. Una società – quella fotografata da Simenon – che rimane chiusa in se stessa, un lago dove galleggiano crimini efferati, testimoni attivi, la vita di una Parigi segreta e misteriosa, autunnale o invernale, la tecnologia di un pensiero capace sempre alla fine di sbrogliare la matassa, o perlomeno di non ingarbugliarla mai. Consiglio di leggere Simenon non solo ai patiti del giallo, ma a tutti coloro che si trastullano con cruciverba, rebus, giochi intellettivi: la sua opera è un monumento all’intelligenza e ci aiuta ad allenarla. Non è poco.

Georges Joseph Christian Simenon (Liegi, 13 febbraio 1903 – Losanna, 4 settembre 1989) è stato uno scrittore belga di lingua francese, autore di numerosi romanzi, noto al grande pubblico soprattutto per avere inventato il personaggio di Jules Maigret, commissario di polizia francese. Tra i più prolifici scrittori del XX secolo, Simenon era in grado di produrre fino a ottanta pagine al giorno. A lui si devono centinaia di romanzi e racconti, molti dei quali pubblicati sotto diversi pseudonimi. La tiratura complessiva delle sue opere, tradotte in oltre cinquanta lingue e pubblicate in più di quaranta Paesi, supera i settecento milioni di copie. Secondo l’Index Translationum, un database dell’UNESCO che raccoglie tutti i titoli tradotti nei Paesi membri, Georges Simenon è il sedicesimo autore più tradotto di sempre e il terzo di lingua francese dopo Jules Verne e Alexandre Dumas (padre) – Wikipedia

Source: Libro inviato dall’Editore. Ringraziamo l’Ufficio Stampa “Adelphi”.

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:: Se una notte d’inverno un narratore. Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino, Gianluigi Pucciarelli/Redhouse Lab (Beccogiallo, 2016), a cura di Maria Anna Cingolo

31 Maggio 2017
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Se una notte d’inverno un narratore. Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino è un graphic novel pensato, scritto ed illustrato in onore di Italo Calvino, considerato oggi l’ultimo degli scrittori classici della letteratura italiana.
Il filone centrale del testo ha come protagonista un uomo dal volto oscurato che rappresenta il lettore, ogni lettore, come me e come te. Il lettore, che durante la storia incontrerà anche la lettrice, vuole leggere la biografia di Calvino ma, proprio come succede nella quasi omonima opera calviniana (Se una notte d’inverno un viaggiatore), il testo che ha davanti si rivela altro da quanto aspettato e spinge la curiosità del protagonista verso una ricerca mai pienamente soddisfatta. Più si ha sete di conoscenza, più il risultato della queste non disseta pienamente. Il lettore si ritroverà a leggere accidentalmente sezioni di altre opere di Calvino, iniziando con Il barone rampante, continuando con Il sentiero dei nidi di ragno, Ti con zero, e Le città invisibili finendo con Il castello dei destini incrociati. Ciascuna di queste parti costituisce un capitolo a sé, intervallato da intermezzi che descrivono l’avventura del lettore e della lettrice alle prese con la loro straordinaria avventura metaletteraria. Ogni capitolo ha un titolo aggiuntivo che lo connota e gli attribuisce una chiave di lettura intelligente: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità, ovvero i cinque titoli delle cosiddette Lezioni americane, un ciclo di conferenze che Calvino fu chiamato a presiedere ad Harvard nel 1984 nell’ambito delle Poetry Lectures ma che per le sue aggravate condizioni fisiche non furono mai tenute, solamente pubblicate postume.
Ideatore di questo bellissimo omaggio ad Italo Calvino è Gianluigi Pucciarelli che, avendo studiato da sceneggiatore, ha avuto fin dall’inizio in mente la congiunzione tra letteratura nel senso più classico ed illustrazione. I disegnatori provengono dal Redhouse Lab, la prima scuola di illustrazione e fumetto lucana e in questo testo si sono divisi equamente il lavoro. Se, infatti, esistono tanti modi di scrivere concentrandosi, per esempio, su uno dei cinque fondamentali sostantivi che danno il titolo ai capitoli del libro, così il disegno può veicolare sensazioni diverse, ponendosi obiettivi precisi e vari. Pertanto, gli stili che avrete modo di incontrare sfogliando queste pagine, sono frutto di un’arte che rimane fedele ai colori del testo, arricchendolo, rendendolo ancora più intellegibile e limpido.
Se una notte d’inverno un narratore è, proprio come afferma il sottotitolo, un vero Viaggio a fumetti nelle opere di Italo Calvino, un percorso senza meta o forse il cui traguardo è il tragitto stesso. La vera conquista, infatti, è non smettere mai di essere curiosi, non saziarsi, non essere satolli di conoscenza perché, senza insuperbirsi come l’Ulisse dantesco, la Verità assoluta è impossibile da raggiungere ma l’avventura che ci avvicina ad essa è un tesoro indescrivibile. Perciò, iniziate a riempire il vostro forziere procurandovi questo volume: se avete già letto l’opera di Calvino, potrete abbracciarla sotto nuove vesti, altrimenti darete inizio al vostro meraviglioso viaggio negli scritti di uno scrittore unico, vero orgoglio della letteratura nostrana.

Gianluigi Pucciarelli vive tra Salerno e Potenza. Tra i suoi libri Gian Maria Volonté sempre per la BeccoGiallo edizioni (2014)

Redhouse Lab è la prima scuola lucana del fumetto e dell’illustrazione che ambisce a costituire un centro di formazione, informazione e produzione nell’ambito della comunicazione per immagini. A questo volume hanno partecipato Gianfranco Giardina, Giulio Giordano, Annamaria Santopietro, Mario Berillo, Rosa Maria Gallone, Alessandra Messina, Marìca Montemurro, Fabio Ponticelli e Carmen Violante.

Suorce: inviato al recensore dall’editore, si ringrazia l’ufficio stampa.

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:: Gli eredi, Wulf Dorn (Corbaccio, 2017)

22 Maggio 2017
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Spesso ci chiediamo che mondo lasceremo ai nostri figli, alle nuove generazioni che seguiranno, e se lo deve essere chiesto, anche seriamente, Wulf Dorn, autore di Gli eredi, (Die Kinder, 2017) edito in Italia da Corbaccio e tradotto da Alessandra Petrelli. Se nei precedenti romanzi la parte thriller si può dire aveva un ruolo predominante, (sebbene molte sfumature horror io le ho sempre notate) questo romanzo è diverso, più horror che thriller se vogliamo, per quanto possa essere horror Il signore delle mosche di William Golding. C’è una parte sovrannaturale (non la si può definire in altri termini) e un messaggio morale piuttosto forte e serio, che mi preme evidenziare non ho trovato moralista, ma autentico e sincero. Questo nuovo Dorn può non piacere, forse alcuni lettori rimpiangeranno il thriller psicologico puro, ma è sicuramente apprezzabile il coraggio di uno scrittore che sperimenta un nuovo stile per dare voce a un messaggio che lui reputa importante. Un’ altra cosa che ci tengo a dire è che per buona parte del romanzo, fino almeno a pagina 199 non avevo assolutamente capito dove l’autore voleva andare a parare. Insomma almeno con me il meccanismo del page-turning ha funzionato a meraviglia. Il romanzo inizia su una strada di montagna stretta e tortuosa, durante un nubifragio. Patrick Landers sta cercando di raggiungere l’ex moglie e la figlia, sentendo che c’è qualcosa che non va. Trova invece la cognata, Laura, svenuta su un’auto incidentata. Ma il peggio arriva quando apre il bagagliaio. Ciò che trova dentro non ve lo dico, mi limito a dirvi che la donna sarà portata in una clinica e affidata a uno psicologo e a un criminologo, che devono scoprire cosa della assurda storia che racconta sia vero o frutto della sua mente sconvolta. Tutti gli abitanti di un piccolo villaggio della zona sono realmente scomparsi in circostanze che nessuno si sa spiegare, quindi qualcosa deve essere accaduto sul serio, ma cosa? Quali mostri minacciano la valle, o è Laura, invece che la vittima, la colpevole. Dire senza non dire non è facilissimo, come non è facile parlare di infanzia, di bambini problematici, delle sofferenze e degli abusi che subiscono ogni giorno in varie parti del mondo che siano civilizzate o meno, secondo i nostri metri di giudizio. Ci sono bambini soldato, bambini vittime di abusi fisici e psicologici, bambini che a causa della povertà sopportano malattie di per sé curabilissime e non possono invece accedere alle cure. Certo il romanzo Gli eredi è una parabola dilatata, ma anche solo pensando per un attimo che quegli eventi si verifichino davvero, credo aiuti a riflettere che qualcosa va cambiato, che è fondamentale che i più piccoli tornino ad essere al primo posto. Che la responsabilità che gli adulti hanno, non è un gioco.

Wulf Dorn è nato nel 1969. Ha studiato lingue e per anni ha lavorato come logopedista per la riabilitazione del linguaggio in pazienti psichiatrici. Vive con la moglie e il gatto vicino a Ulm, in Germania. In Italia Corbaccio ha pubblicato con grande successo «La psichiatra», che è diventato un bestseller grazie al passaparola dei lettori, «Il superstite», «Follia profonda», «Il mio cuore cattivo» e «Phobia».

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo Valentina dell’Ufficio Stampa Corbaccio.

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:: Congiura, Federica Introna (Newton Compton, 2017) a cura di Laura M.

22 Maggio 2017
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La liberta Epicari è alla base di una congiura che vuole eliminare Nerone, il tiranno che dopo aver incendiato mezza Roma ne ha dato la colpa ai cristiani. Tra i tanti crimini commessi da Nerone c’è anche l’assassinio di sua madre Agrippina rea soltanto di farsi notare a corte. Marco Aurelio Mela torna a Roma dal fratello che gli racconta la storia di Epicari, la congiurata. Epicari era la domina della madre di Proculo, ma una notte assistette alla violenza e quindi al suicidio di una ballerina che danzava durante una cena sulla nave di Proculo. Data l’indifferenza di quest’ultimo per il tragico fatto, Epicari fugge con la sua schiava e sbarcata a Roma torna dal suo vecchio padrone al quale racconta le sue peripezie. A casa di Varo Epicari diventa un’ esperta tessitrice tanto da rifornire persino la casa di Nerone, ovvero al sua seconda moglie Poppea. Da qui in poi Marco Aurelio Mela narra i tragici fatti che portarono alla congiura contro Nerone. Per chi conosce la storia, le vicende legate a Epicari, personaggio realmente esistito, sono note, Tacito le narra negli Annales e finanche Boccaccio ne De mulieribus claris, per chi non li conoscesse non voglio anticipare gli accadimenti, rovinandone la lettura. Sta di fatto che questa è una storia di coraggio, lealtà e eroismo, non di meno funestata da tradimenti egoismi, e crudeltà, dove una donna, per lo più una liberta, (nell’ Antica Roma un liberto era uno schiavo affrancato che riacquistava appunto la libertà) è la vera protagonista. Immedesimarsi in Epicari, donna tra l’altro bellissima, non è automatico, ma nel contempo non se ne può non ammirare il coraggio, e la forza che ne fanno un personaggio sicuramente eccezionale. Per chi ama la storia, e i romanzi ambientati nell’Antica Roma, Congiura è sicuramente un romanzo interessante, scritto da una professoressa di materie letterarie e latino, che conosce bene la vicenda e forse come il lettore è indubbiamente affascinata da questo personaggio insolito e singolare. Buona lettura.

Federica Introna è nata a Bari dove si è laureata in Lettere e ha poi conseguito il Dottorato di ricerca in Filologia greca e latina. Ha pubblicato diversi saggi scientifici fra cui La retorica nell’antica Roma. Attualmente insegna Materie letterarie e Latino nei licei e continua la sua attività di ricerca. Per promuovere la lettura e la scrittura partecipa all’organizzazione di eventi e concorsi. La congiura è il suo primo romanzo.

Source: acquisto personale al Salone del libro.

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:: Il grande libro di Neil Gaiman, J. Bolton, P. C. Russell, (Magic Press, 2016), a cura di Elena Romanello

19 Maggio 2017
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La serie American Gods, dal romanzo omonimo, ha confermato il talento visionario e immaginifico di Neil Gaiman, scrittore, fumettista e sceneggiatore tra i più interessanti per chi si occupa di fantastico oggi. Per scoprire al meglio la sua altra produzione, non c’è niente di meglio di buttarsi nelle proposte a fumetti di Magic Press, che sta ristampando le sue graphic novel.
Sandman è il fumetto della vita di Neil Gaiman, ma ci sono anche altre storie interessanti e magari meno impegnative per un primo approccio o per integrare la propria conoscenza su un autore, come Il grande libro di Neil Gaiman, raccolta di sue storie brevi e slegata da universi più complessi ma non per questo meno interessanti.
Neil Gaiman è infatti un autore del fantastico, non ascrivibile ad un solo genere, visto che nelle sue storie ci sono elementi del folklore popolare, della fiaba, del gotico, della fantascienza, del mito, delle leggende, del fantasy: Il grande libro di Neil Gaiman propone storie appunto molto diverse ed eclettiche, realizzate dall’autore in collaborazione con i disegnatori P. Craig Russell, John Bolton e Michael Zulli.
Per cui in Mistero celeste ci si troverà alle prese con degli angeli in chiave molto cruda e realistica, mentre Il San Valentino di Arlecchino si presenta come un fumetto con didascalie come ai primordi per raccontare un’icona del folklore che in origine era un simbolo oscuro delle potenze delle tenebre. Creature della notte racconta due storie distinte, un gatto che difende la sua famiglia dai demoni della foresta e una donna gufo che si vendica di un villaggio in un passato molto vicino a quello delle fiabe più cupe dei Grimm. Si chiude con Le vicende relative al caso della scomparsa di Miss Finch, variante sul tema dei portali verso mondi alternativi, possibili anche quando non si è più ragazzini.
Un’antologia in graphic novel interessante quindi sia per i fan dell’autore sia per i neofiti, per scoprire un talento del fantastico che gioca tra passato e presente, archetipi e modernità, sogni e incubi, universi che sanno incantare e spaventare in un modo che non lascia certo indifferenti.

Neil Gaiman, inglese, classe 1960, è autore di romanzi, graphic novel e sceneggiature. Tra i suoi romanzi più famosi ricordiamo Buona Apocalissi a tutti, scritto a quattro mani con Terry Pratchett, Nessun dove, Stardust, American Gods, I ragazzi di Anansi, L’oceano in fondo al sentiero per adulti e per ragazzi Coraline, Il figlio del cimitero, La regina del bosco. Come fumetti, oltre a Sandman, ha sceneggiato opere come The Books of Magic, La crociata dei bambini, 1602 e lo spin off di Sandman su Death, con L’alto costo della vita e Il grande momento della vita. In tv e al cinema ha fimato tra gli altri MirrorMask, La leggenda di Beowulf e i due episodi di Doctor Who La moglie del dottore e Nightmare in silver.

Source: omaggio al recensore dell’ufficio stampa Magic Press.

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:: La crêuza degli ulivi. Le donne di Bacci Pagano, Bruno Morchio, (Garzanti, 2017) a cura di Elena Romanello

18 Maggio 2017
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Garzanti ripropone il primo giallo di Bruno Morchio, uscito in precedenza per Fratelli Frilli editori, La crêuza degli ulivi, sottotitolo Le donne di Bacci Pagano, per raccontare quella che è stata la prima indagine del suo personaggio, in una versione riveduta e corretta, quindi nuova anche per chi l’ha già letto in precedenza.
Il momento in cui si svolge il romanzo è particolarmente importante, uno di quei periodi che sembra rimosso ma che torna: siamo nell’agosto del 2001, a qualche settimana dal tragico G8 di Genova, che ha segnato un punto di ritorno dal punto di vista politico e sociale.
L’investigatore privato Bacci Pagano si trova da solo in una città desolata e ferita, mentre la sua fidanzata del momento, Mara, è in vacanza in Grecia con un altro uomo. Bacci cerca, per alleviare la solitudine in un momento che non è il massimo né da un punto di vista soggettivo che oggettivo, la compagnia di Valeria, sua vecchia fiamma mai dimenticata, che sembra felice di rivederlo in quello che sarà probabilmente un legame senza un futuro. Ad un certo punto arriva anche un’opportunità di lavoro, anche se non certo entusiasmante, visto che una signora della buona borghesia genovese viene a chiedergli di investigare sul presunto tradimento del marito, il cardiochirurgo Eugenio Amidei. Qualche giorno dopo una giovane donna verrà trovata assassinata nella sua casa fuori città, e Bacci Pagano scoprirà che era proprio l’amante di Amidei, oltre che una cara amica di Mara. Mentre la polizia sospetta del facoltoso amante, Bacci Pagano capisce che la verità è ben diversa e inizia a indagare scoprendo realtà che si preferirebbero tenere nascoste.
Alicia Giménez Bartlett ha detto recentemente che il giallo è l’erede del romanzo realistico ottocentesco, per come sa parlare della società e dei suoi problemi: verissimo, soprattutto quando ci troviamo di fronte ad un buon giallo, come questo, diviso tra una ricerca di verità di un caso di omicidio, un voler dare un nuovo senso e inizio alla propria vita, come capita a Bacci Pagano, diviso tra amori sbagliati o presunti tali, e il dramma di una città dove si è consumato uno dei fatti peggiori della modernità, le cui conseguenze le stiamo scontando ancora oggi e per chissà quanto.
La crêuza degli ulivi piacerà ai cultori del giallo di casa nostra e a chi ama Genova, città interessante e spesso dimenticata, ma anche a chi non vuole dimenticare la contemporaneità e i suoi fatti, perché vita privata e fatti dell’attualità non sono mai scollegati.

Bruno Morchio vive a Genova, dove lavora come psicologo e psicoterapeuta; ha pubblicato articoli su riviste di letteratura, psicologia e psicoanalisi. Il suo romanzo Il profumo delle bugie è stato Premio Selezione Bancarella 2013. È autore di altri dieci libri che hanno per protagonista l’investigatore privato Bacci Pagano. Sono apparsi in edizione Garzanti: Con la morte non si tratta, Le cose che non ti ho detto, Rossoamaro, Colpi di coda, Lo spaventapasseri, Fragili verità.

Source: omaggio dell’ufficio stampa Garzanti, si ringrazia Franco Pugnaloni.

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:: Le lame di Myra, Licia Troisi (Mondadori, 2016) a cura di Elena Romanello

17 Maggio 2017
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La prolifica Licia Troisi, una delle autrici fantasy più amate solo in Italia, inizia una nuova saga, quella del Dominio, di nuovo incentrata su un’eroina in cerca di se stessa in mezzo a vari pericoli e prove da affrontare.
Il mondo del Dominio è stato vittima di un’apocalissi, i Cento Giorni d’Ombra, ed è quasi interamente ricoperto di ghiaccio e neve, tranne che per una piccola porzione di terre al Sud. Ma non è questo il solo problema, il condottiero Acrab ha messo in moto un processo di conquista, per rovesciare il potere dei maghi Camminanti, che hanno messo in schiavitù gli Elementali e cercare di costruire un mondo più giusto, a qualsiasi prezzo.
Con Acrab c’è la giovane Myra, salvata dal comandante dall’arena degli schiavi e cresciuta da lui come una figlia, addestrata nelle arti della guerra: ma un giorno la ragazza scopre che i suoi genitori sono morti non per una disputa sulla terra dove abitavano, cosa comune nel mondo del Dominio, ma per un segreto mortale, che forse riguarda proprio lei e la sua natura. Myra lascia quindi l’esercito di Acrab e parte per un viaggio, con l’unica compagnia del drago rinnegato Icenwarth, scoprendo man mano una verità inquietante e che può davvero distruggere il mondo come è conosciuto, ma forse questa può essere davvero l’unica strada per un nuovo inizio.
Quello di Licia Troisi è un fantasy popolare e rivolto prevalentemente ad un pubblico di adolescenti, ma questo non vuole essere sminuente, anche perché l’autrice sta portando avanti un lavoro interessante sulle sue storie, rendendole man mano sempre più intriganti e interessanti senza venire meno ai suoi punti di forza.
La ragazza guerriera, con echi dei manga, in particolare dei personaggi di Miyazaki, ma anche il mondo in pericolo, sospeso tra post apocalissi e cambiamento che fa paura, sono due dei temi portanti del romanzo, in un universo debitore a Martin ma comunque con una sua originalità. Ma nelle pagine de Le lame di Myra ci sono anche il razzismo, la lotta per la giustizia, l’amicizia tra persone e creature diverse e la quest di un qualcosa, un viaggio iniziatico non per trovare un tesoro ma per risolvere un segreto. Il libro parla anche del rapporto di un padre e una figlia, non legati da vincoli di sangue ma di affetto, con vari lati oscuri da ambedue le parti, perché non è chiaro chi è veramente Myra ma nemmeno cosa vuole Acrab, forse il personaggio più interessante di tutta la vicenda, non eroe senza macchia ma nemmeno cattivo assoluto, forse solo un uomo che vuole un mondo migliore dove vivere.
Un romanzo di formazione e d’avventura, appassionante non solo per i più giovani, di cui a questo punto diventa importante poter leggere il seguito, ricordando che comunque il fantasy non è mai banale e pura evasione, ma fra le righe può dire molte cose sulla realtà e non solo, partendo da mondi e personaggi fantastici.

Licia Troisi, romana, classe 1980, è laureata in astrofisica ed è l’autrice italiana di fantasy più venduta al mondo. Ha scritto le saghe fantasy del Mondo emerso, della Ragazza drago, di Nashira e quella gotica di Pandora, e alterna l’attività di scrittrice con quella di collaboratrice con l’Università di Tor Vergata. Alla sua attività di astrofisica è legato il libro Dove va a finire il cielo. Il suo sito ufficiale è http://www.liciatroisi.it

Source: libro preso in prestito nelle biblioteche del circuito Sbam della cintura di Torino.

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:: Liberi junior – SuperSorda!, Cece Bell (Piemme junior/Il battello a vapore, I vortici, 2017) a cura di Maria Anna Cingolo

16 Maggio 2017
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SuperSorda! è uno dei titoli di esordio della nuova collana del Battello a vapore, I Vortici, dedicata ai ragazzi a partire dai dodici anni. Questo graphic novel, il primo della casa editrice, racconta l’infanzia dell’autrice ed illustratrice Cece Bell, tra elementi puramente autobiografici e alcuni di fiction. Cece è una coniglietta come le altre, è molto carina, ha una bella famiglia e una vita ordinaria, questo finché a quattro anni la meningite non le procura una sordità di un livello tra il grave e il profondo. La sua vita, naturalmente, cambia. La piccola Cece è costretta a portare un apparecchio fonico, una scatoletta ingombrante a cui si legano degli auricolari e senza la quale Cece non distingue le parole. La sordità della protagonista è resa visivamente attraverso i baloon, il cui contenuto è vuoto quando Cece non sente nulla, è sbiadito quando sente molto poco e molto spesso è costituito da parole prive di senso, come il suono che, distorto, arriva alle orecchie lunghe di Cece. 3Queste strategie rappresentative aiutano molto il lettore ad immedesimarsi nella difficoltà vissuta dalla piccola coniglietta e negli sforzi che deve compiere per comunicare. Cece deve osservare sempre il labiale degli altri, frequentare controvoglia lezioni di lingua dei segni, sopportare amiche che le parlano urlando e a rallentatore o fare finta di ridere per quello che dicono alla radio; la coniglietta cerca di nascondere la sua sordità e vuole essere come una qualsiasi delle sue compagne di giochi. Di fronte alle avversità, Cece si immagina in veste di supereroina, SuperSorda che con strabilianti poteri e con il suo apparecchio fonico riesce a risolvere ogni situazione: i litigi con le amichette, la goffaggine di fronte alla prima cotta, le ingiustizie e le lezioni di educazione fisica. Piano piano Cece inizierà a percepirsi come SuperSorda anche nella realtà e non solo nell’immaginazione, scoprendo la differenza che c’è tra sentire bene e sentirsi bene.

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L’autrice da piccola

La piccola coniglietta di SuperSorda! spiega ai ragazzi di oggi, vittime di una società che li intrappola nell’omologazione più ferrea, l’importanza della diversità e dell’inclusione. Come Cece, infatti, tutti siamo diversi ed è questo il nostro superpotere; il compito che ciascuno di noi ha è quello di utilizzarlo a fin di bene, proprio come farebbero gli eroi dei fumetti, impegnandoci affinché le differenze che ci contraddistinguono non siano più percepite come carenze e difetti, ma come quella ricchezza aggiunta che ci rende unici al mondo.
Traduzione di Elena Orlandi

Cece Bell è autrice e illustratrice di libri per ragazzi e con Supersorda! ha vinto numerosi premi come il Newbery Honor 2015 e Eisner Award 2015.

Source: libro inviato al recensore dalla casa editrice. Ringraziamo Federica del web marketing Piemme Junior.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Il cerchio, Dave Eggers, (Mondadori, 2017) a cura di Micol Borzatta

16 Maggio 2017
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Mae ha sempre vissuto in un paesino di provincia, insieme ai genitori, ma sapeva perfettamente che la sua vita non era quella.
Grazie alla sua amica Annie riesce a entrare nella famigerata azienda Il Cerchio, il nuovo futuro.
Il Cerchio infatti è una nuova azienda molto tecnologica che racchiude in un programma unico tutti gli account che una persona, durante la sua vita, crea sui vari Social Network, Home Banking, Posta Elettronica, etc…
Il programma che descrivono è davvero interessante, e inoltre permette a Mae di inserire nella sua assicurazione i suoi genitori che sono sul bordo del lastrico a causa delle cure mediche necessarie al padre che soffre di Sclerosi Multipla.
Tutto è perfetto e a Mae sembra di essere in paradiso, quando le viene fatta una proposta: rinunciare completamente alla sua privacy per entrare a far parte di un regime di trasparenza totale.
Mae accetta, ma inizia anche a farsi domande su quali potrebbero essere le conseguenze di un programma del genere.
Romanzo davvero spettacolare che riesce a portare il lettore a vedere il mondo con occhi diversi.
La bravura di Eggers è quella di descrivere talmente bene e con talmente tanta passione il programma del Cerchio che per due terzi del libro siamo veramente convinti che sia un’idea geniale.
Infatti il programma del Cerchio sembra davvero risolvere tantissimi problemi causati dalla società odierna, creando un luogo lavorativo in cui il lavoratore viene veramente giudicato secondo un concetto di meritocrazia, e la popolazione è aiutata a facilitare la propria vita grazie ai prodotti firmati Il Cerchio.
Andando avanti con la lettura, però, si incomincia a notare che molto probabilmente il detto non è oro tutto ciò che luccica è più vero di quanto ci si possa immaginare.
Un romanzo con tantissimi spunti di riflessione, che narra una storia fantascientifica con uno stile magistrale che sa appassionare anche chi non è portato per il fantascientifico.
Da questo romanzo è stato tratto anche un film con Tom Hanks ed Emma Watson.

Dave Eggers nasce a Boston nel 1970.
Editore della leggendaria rivista e casa editrice McSweeney’s.
Vive a San Francisco dove ha fondato 826 Valencia, una scuola di scrittura creativa per bambini.
Il suo romanzo d’esordio, L’opera struggente di un formidabile genio, è stato un caso editoriale.
Altre pubblicazioni sono: 2003 Conoscerete la nostra velocità, 2005 La fame che abbiamo, 2009 Le creature selvagge, 2010 Zeitoun, 2013 Ologramma per il re, 2014 Il cerchio (prima edizione), 2015 I vostri padri, dove sono? E I profeti, vivono forse per sempre, tutti pubblicati sempre da Mondadori.

Source: libro inviato al recensore dall’ufficio stampa Mondadori, ringraziamo Anna.

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:: L’ultima oasi, Alfonso Zarbo, (Gargoyle, 2016) a cura di Elena Romanello

16 Maggio 2017
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La rinata Gargoyle Books continua le sue pubblicazioni con un nuovo titolo fantasy, opera di un autore già noto in rete per il suo interesse e la sua competenza in materia, che riversa in un blog di riferimento per i cultori.
L’ultima oasi di Alfonso Zarbo porta in un mondo di un futuro remoto, governato da regole particolari, dove Il sole rischia di esplodere, ed è la luce a far paura per la prima volta nella storia, con un caldo che s’insinua negli stracci dei poveri e nelle corazze dei cavalieri, che distrugge i raccolti e la possibilità di sostenarsi, che prosciuga mari e oceani.
L’unico posto dove tutto regge ancora è quello chiamato Ultima Oasi, angolo di vita in mezo alla devastazione: ma il destino di questo posto e del mondo intero è in mano a due ragazzi, che dovranno incontrarsi per poter salvare le loro vite e le vite di tutti.
Da una parte c’è Arkan, che vive in esilio nel deserto, che non ricorda il suo passato di principe di Ultima Oasi, e che si dedica a difendere i confini dell’ultimo impero prima della sabbia dai predoni. Dopo la morte del suo tutore parte per Ultima Oasi per avere dei rinforzi, insieme ad un tuareg, ad una schiava giunta dal nulla e dalla sua tigre. Ma ognuno di loro nasconde un segreto. Dall’altra c’è Dhaki, l’erede legittimo, soldato addestrato che si sente tradito, e forse solo Arkan potrà aiutarlo.
Il fantasy negli anni si è presentato in varie forme e storie, e non sono ancora esaurite le sue posizioni: interessante che Alfonso Zarbo abbia scelto un’ambientazione non in qualche landa stile celtica o nordica, ma vicina al mondo arabo e delle Mille e una notte, tutto da scoprire come immaginario fantastico.
Interessante anche la prospettiva quasi apocalittica, non sempre presente, se si esclude un Terry Brooks, che ha immaginato il mondo di Shannara dopo una catastrofe nucleare, o Jack Vance che ci ha portati su una Terra morente. Qui il pericolo sta incombendo, sta arrivando e bisogna scongiurarlo, in un microcosmo di intrighi non lontano da quelli a cui ci ha abituati il genere.
Una storia interessante per gli amanti del genere, ma anche per neofiti può essere una bella scoperta, soprattutto se si è lettori curiosi e amanti delle infinite variazioni che le storie possono offrire.

Alfonso Zarbo vive a Lenno, sul Lago di Como. Ha cominciato a scrivere fantasy nel 2008 e non ha più smesso, trasformando questa passione nel suo lavoro.
Ha scritto per «Fantasy Magazine» e curato collane e antologie per la piccola editoria. Sua la raccolta di racconti fantasy Schegge illustrata da Paolo Barbieri. Per Gargoyle Books ha pubblicato il romanzo breve Ultima Oasi.
Ora è consulente sulla saga cult Il trono di spade per Mondadori e co-curatore della collana TrueFantasy di Watson edizioni. A questo affianca il lavoro come doppiatore e speaker.

Source: omaggio dell’editore si ringrazia Sergio Vivaldi dell’ufficio stampa.

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