Archive for the ‘Recensioni’ Category

:: Mostri e streghe della mitologia classica di Alessandra Pagano (Newton Compton Editori 2024) a cura di Valentina Demelas

8 marzo 2025

Fin dall’antichità, le storie di creature terrificanti hanno aiutato l’uomo a dare una forma alle proprie paure, trasformandole in figure mitologiche potenti e suggestive. La mitologia greco-romana è ricca di mostri e incantatrici, esseri straordinari che hanno plasmato l’immaginario occidentale: dal Minotauro intrappolato nel labirinto di Cnosso al ciclope Polifemo, dalla letale chioma di serpenti di Medusa, all’Idra dalle teste che ricrescono, fino alle enigmatiche figure di Circe e Medea, celebri per il loro dominio sulla magia e per le loro azioni crudeli.

Nel suo libro Mostri e streghe della mitologia classica, edito da Newton Compton, Alessandra Pagano accompagna il lettore alla scoperta di queste figure leggendarie, proponendo una rassegna esaustiva delle creature più inquietanti dell’antichità. Con un approccio chiaro e coinvolgente, l’autrice esplora le origini, le caratteristiche e i significati di queste entità mitologiche, attingendo alle principali fonti classiche per ricostruire le diverse versioni dei racconti che le vedono protagoniste.

Ogni capitolo è dedicato a una figura specifica, arricchito da una prosa semplice, scorrevole, ma accurata e minuziosa ricca di approfondimenti, ricostruzione delle genealogie, caratteristiche e vicende narrate nei testi antichi. La narrazione permette di seguire l’evoluzione dei miti attraverso il tempo, grazie a un’attenta analisi delle interpretazioni fornite dagli autori classici. Il risultato è un libro accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta alla mitologia, ma al contempo dettagliato e ricco di informazioni per chi ha già familiarità con l’argomento.

Sfogliando le pagine, si incontrano figure emblematiche come Argo, il gigante dai cento occhi, la ninfa Scilla, i selvaggi Centauri, il serpente Pitone e la “madre di mostri” Echidna, oltre ai già citati Polifemo e Minotauro. Un ruolo significativo è riservato anche alle donne della mitologia dotate di poteri straordinari e non mancano riferimenti a creature meno conosciute, esplorate in un’appendice dedicata ai miti meno noti, che permette di scoprire figure spesso dimenticate.

L’autrice offre un quadro completo, evitando di spettacolarizzare le leggende, ma al contempo mantenendone intatta la forza evocativa con uno stile fluido e mai eccessivamente accademico, rendendo la lettura piacevole senza sacrificare l’accuratezza storica. Ogni racconto è supportato da riferimenti letterari e citazioni tratte direttamente dalle opere di autori antichi, come Omero, Eschilo e Diodoro Siculo, per dare maggiore profondità al discorso e permettere ai lettori di entrare in contatto diretto con le fonti.

Più che una semplice raccolta di storie, questo magnifico saggio invita a riflettere sul significato simbolico delle figure mitologiche: i mostri rappresentano il caos e l’ignoto, la minaccia all’ordine imposto dagli dèi e dagli uomini, mentre le streghe incarnano il timore dell’arcano e della trasgressione delle leggi naturali. Questi racconti non solo affascinavano gli antichi, ma servivano anche a trasmettere insegnamenti morali, ammonendo, ad esempio, contro l’arroganza, la sete di potere e l’eccesso di fiducia nelle proprie capacità.

Un’opera generosa di spunti di riflessione che si rivolge sia a chi desidera avvicinarsi per la prima volta a questo universo narrativo, sia a chi è già appassionato di miti antichi e vuole approfondire la conoscenza di figure straordinarie. Perfetto per chi ama le storie senza tempo e il fascino dell’immaginario mitologico.

Alessandra Pagano è nata a Cosenza nel 1982 e si è laureata in Conservazione dei beni culturali presso l’Università della Calabria. Insegnante nei licei, è anche giornalista pubblicista dal 2011. Collabora, tra gli altri, con «Storica National Geographic». Si interessa di storia dell’arte, ricerca genealogica e storia della Chiesa. La Newton Compton ha pubblicato 1001 quiz sulla storia dell’arte, La storia d’Italia in 100 opere d’arte e Mostri e streghe della mitologia classica.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton Editori.

:: Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda di Paolo Gulisano (Newton Compton Editori 2024) a cura di Valentina Demelas

6 marzo 2025

Tra boschi incantati e pietre intrise di leggenda, nel cuore dell’Inghilterra medievale, Paolo Gulisano ci conduce nel regno di Camelot con il suo saggio Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda, edito da Newton Compton. Nel seguire le gesta di Re Artù e dei suoi fedeli cavalieri, il lettore viene coinvolto da una sapiente ed emozionante narrazione. C’è la meraviglia pura di fronte alle imprese eroiche di Lancillotto e Galahad, l’ammirazione per la saggezza di Mago Merlino e per il coraggio incrollabile dei cavalieri. Ogni capitolo è un viaggio emotivo: dalle esultanze per vittorie nelle battaglie feroci fino alla commozione per i sacrifici compiuti in nome dell’onore e dell’amicizia. Le pagine scorrono con un ritmo avvincente, facendo riecheggiare nel cuore del lettore il clangore delle spade, il battere degli zoccoli e i sussurri di segreti custoditi nei boschi di Avalon.

La bellezza di questo libro risiede nella sua potenza evocativa. Gulisano infonde nuova vita alla leggenda di Artù, presentandola con una freschezza che fa risplendere personaggi e luoghi come se si rivelassero per la prima volta. Le descrizioni sono vivide e poetiche: si può avvertire il profumo dell’erba bagnata nei giardini di Camelot all’alba e si può vivere la trepidazione dei cavalieri in partenza per un’impresa rischiosa. Il racconto, pur rispettando il sapore epico della tradizione, tocca corde intime dell’animo umano, affrontando sentimenti universali: il tradimento che lacera il cuore, l’amore che redime e consola, l’amicizia che perdura oltre il tempo e le avversità.

Tuttavia, Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda non è solo un’opera narrativa, ma anche un vero e proprio saggio. Attraverso un’analisi dettagliata, l’autore inserisce la leggenda arturiana nel suo contesto storico e geografico, offrendo una panoramica affascinante sulla Britannia pre e post romana. Gulisano ci guida attraverso le antiche radici della leggenda, partendo dalla resistenza dei Britanni contro gli invasori sassoni e arrivando alla mitica corte di Camelot.

L’opera ripercorre la storia di Re Artù con attenzione, soffermandosi sugli autori che hanno contribuito alla sua immortalità nel tempo, come Goffredo di Monmouth, autore dell’Historia Regum Britanniae, e Sir Thomas Malory, che con La Morte di Artù ha consolidato il mito nella letteratura occidentale. Ogni episodio chiave viene trattato con precisione e passione: dall’ascesa di Artù alla sua ultima battaglia contro Mordred, dalla ricerca del Santo Graal ai tormenti d’amore tra Lancillotto e Ginevra, senza dimenticare la storia di Tristano e Isotta.

Alla fine del viaggio, il lettore chiude il libro con la sensazione di aver vissuto un’avventura straordinaria. Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda è molto più di un semplice resoconto storico o di una narrazione epica: è un’opera che cattura l’anima della leggenda, rendendola accessibile a tutti e davvero coinvolgente. Gulisano riesce a far rivivere il mito con una scrittura avvincente, capace di trasportare chi legge in un’epoca di eroi e di valori senza tempo. Il risultato è un tributo splendido a una delle saghe più amate della storia, capace di ispirare generazioni e di mantenere viva la fiamma della cavalleria e dell’onore.

Paolo Gulisano è saggista, scrittore, profondo conoscitore della cultura celtica, autore di numerosi saggi biografici e storici dedicati a personaggi e temi della cultura britannica, è considerato uno dei maggiori esperti italiani di letteratura fantasy. Ha scritto oltre 40 libri su figure come Tolkien, Lewis, Chesterton, Wilde, Melville, Newman, Thomas More, Stevenson e Conan Doyle, oltre che testi storici sulla Scozia e l’Irlanda. Molti dei suoi libri sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Vice presidente della Società Chestertoniana italiana, collabora con diverse riviste e siti web. La Newton Compton ha pubblicato Re Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton Editori.

:: SeGreta Garbo La prima diva queer di Stefano Mastrosimone (Love – Compagnia Editoriale Aliberti 2024) a cura di Valentina Demelas

5 marzo 2025

Pubblicato sotto il marchio Love della Compagnia Editoriale Aliberti, SeGreta Garbo. La prima diva queer di Stefano Mastrosimone offre un ritratto inedito e affascinante di una delle più grandi stelle del cinema mondiale, un’icona senza tempo. Il libro non si limita a raccontare l’ascesa artistica di Greta Garbo, ma ne svela il lato più autentico e rivoluzionario, restituendole il ruolo di pioniera queer in un’epoca che ancora non aveva parole per definirla.

Pagina dopo pagina si va oltre la storia conosciuta dell’attrice, oltre la sua immagine: si scopre e si abbraccia un simbolo di libertà, eleganza, modernità e ribellione. Greta Garbo fumava, guidava, indossava pantaloni e giacche maschili con disinvoltura e parlava di sé stessa al maschile, scardinando le convenzioni di genere già alla fine degli anni Venti. Mastrosimone ricostruisce con precisione e passione il percorso di questa donna straordinaria, nata in una famiglia operaia di Stoccolma nel 1905 e diventata, nel giro di pochi anni, una diva inarrivabile. Il libro segue la sua carriera fulminante: dagli esordi in Svezia alla scoperta da parte del regista Mauritz Stiller, fino alla consacrazione a Hollywood grazie alla casa di produzione cinematografica Metro Goldwyn Mayer, di cui divenne rapidamente l’attrice di punta fra gli anni Venti e gli anni Quaranta.

Oltre alla carriera, il libro illumina la sua complessa vita sentimentale, raccontandola senza morbose curiosità, mostrando la sua inclinazione affettiva al di là delle etichette. Ne emerge un ritratto di donna libera, poco incline ai compromessi e determinata a rimanere padrona della propria esistenza. È proprio nell’indagine della sua identità e della sua immagine pubblica che questa biografia trova il suo punto di forza. L’autore sottolinea come il fascino androgino della Garbo fosse al tempo stesso il segreto del suo successo e la causa di una certa diffidenza da parte dell’industria cinematografica maschilista. Con straordinario anticipo sui tempi, la Garbo incarnò un’idea di genere fluida e un’identità che oggi definiremmo non binaria, anticipando molte battaglie contemporanee.

Un passaggio molto interessante dell’opera è l’analisi delle ragioni del ritiro dalle scene della Divina,avvenuto nel 1941 quando aveva solo 36 anni. Mastrosimone analizza le ragioni di questa scelta: la disillusione nei confronti di Hollywood, il desiderio di sottrarsi alle pressioni dello star-system e il bisogno di autenticità. Dopo due decenni di successi, l’attrice scelse il silenzio, rifiutando offerte milionarie e lasciando dietro di sé un’aura di mistero che alimentò il suo mito.

SeGreta Garbo. La prima diva queer è una biografia avvincente e rigorosa, capace di restituire la Garbo non solo come leggenda del cinema, ma come donna moderna, anticonformista e coraggiosa. Un libro imperdibile per chi vuole riscoprire un’icona che ha sfidato il suo tempo e continua a ispirare ed emozionare ancora oggi.

Stefano Mastrosimone è autore/ideatore di programmi televisivi, ha lavorato con alcuni dei volti più amati della televisione: Fabrizio Frizzi, Lorella Cuccarini, Amadeus, Antonella Clerici, Gerry Scotti, Enrica Bonaccorti, Alberto Castagna e Al Bano. Ha pubblicato i libri: “Una specie di follia” (Aliberti editore, 2010) e “Donne dell’altro mondo”. È ideatore e sceneggiatore dei due film documentario “Conversazioni con Alda Merini” e “Valentina Cortese. L’ultima Diva”.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Love – Compagnia Editoriale Aliberti.

:: Uccidi i ricchi di Sandrone Dazieri (Rizzoli 2025) a cura di Patrizia Debicke

5 marzo 2025

Mai come in questo momento par diventare d’attualità questo intrigante romanzo  di Sandrone Dazieri: “Uccidi i ricchi”  il mondo in cui deve confrontarsi , l’ex vicequestore Colomba Caselli rassegnate le dimissioni di servizio e riciclatasi come detective privato.
Una Caselli coinvolta in un’apparentemente cervellotica indagine da Donatella Sermonti, vicedirettrice del Dis – il Dipartimento informazioni per la sicurezza, che coordina l’attività delle agenzie dei Servizi segreti per conto del governo –  in cui sarà costretta a confrontarsi con “I Ricchi” quelli che ormai sembrano avere tutto il potere e peggio, perché possono davvero tutto in  questo mondo. Proprio contro i Super Ricchi (qui si parla di una specie di cerchio magico dei 400) i componenti di quell’oligarchia che governano l’economia e gli equilibri mondiali. I primi venti poi dispongono di  assoluto potere. E naturalmente comandano su tutto. E ciascuno di noi contribuisce ad accrescere la loro disumana ricchezza . Chi di noi  non si serve di un qualche loro servizio? Web, farmaci, armamenti.  Proprio così : ci siamo, eh direte, e  lo viviamo ogni giorno sulla nostra pelle in questa epoca che fa da scenario ai Trump,  ai Musk, al business condotto dai colossi del web nell’arroventato scacchiere geopolitico dove le superpotenze decidono la vita e la morte di popoli  e giocano pericolosissime  sulle teste di noi tutti ? Un’altra guerra è cominciata, quante ce ne saranno ancora per appagare la loro fame di volenza e predominio?
Un titolo geniale poi : UCCIDI I RICCHI. Un invito alla rivolta? Beh senza dubbio visto le mostruose  disuguaglianze tra l’1 per cento dei super ricchi e il resto della popolazione mondiale, costantemente sbattute in faccia al resto della popolazione  schiacciata dalle immani  prepotenze , di cui ormai godono pochissimi. I nuovi duchi, re , imperatori del ventunesimo  secolo smaniosi solo di monarchia assoluta, che giocano  con il potere e la vita di tanti sudditi inermi.
Lei Colomba Caselli, per questioni non facili da superare ovverosia: “sopravvissuta a due attentati e a un coltello nella pancia” pareva scomparsa dalle scene. Io però, sono sicura che ve la ricorderete, Si vero? Una   bella donna, capelli corti neri, colore degli occhi verde cangiante, spalle larghe da nuotatrice, zigomi alti, armoniosi. Nella sua nuova veste di detective privato, dovrà indagare su uno strano incidente che acquisterà presto le nette caratteristiche di un omicidio.  
A Milano, il multimiliardario ex calciatore Jesús Martínez è atterrato appena il giorno prima con il suo Dassault Falcon 2000lxs a Milano, dove possiede un favoloso appartamento al venticinquesimo piano della Jungla Urbana . In uno di quei grattacieli di cristallo che schiaffeggiando i normali cittadini  con le loro facciate coperte di rigogliose piante,  rimandano alle città abbandonate del Pianeta delle scimmie. Jesús Martínez, quarantanove anni, da giovane giocava nel Paris Saint-Germain, ora invece (cioè, poco prima di esser ritrovato morto sotto i nostri occhi nelle prime pagine di Uccidi i ricchi) è un colosso nel settore delle macchine per il fitness e degli integratori. Tanto, ma tanto denaro guadagnato a palate.. E infatti è atteso a cena dagli amici al ristorante del Bulgari. Una cena  in suo onore  visto che  “Forbes” l’ha appena inserito tra i 500 uomini più ricchi del mondo.
 Nella Jungla Urbana non troverete mai una foglia fuori posto, un filo di polvere  e tutto è sempre sotto il  costante controllo di telecamere.  Ma la mattina Martinez, dopo aver fatto colazione, un’ora di esercizi con i pesi e mezz’ora di meditazione,  entrerà  nella sua spettacolare  criosauna, di ultima generazione, fabbricata dalle sue aziende: un cubo di cristallo di tre metri per lato e  avvierà  a voce il trattamento,  ma quel comando sarà  il suo ultimo segno di vita.
Il  suo cadavere infatti verrà rinvenuto congelato  nella criosauna dalle guardie del corpo alle nove del mattino. Un incidente?  Un guasto? Effettivamente parrebbe,  ma poiché Martinez è  uno dei cinquecento uomini più ricchi al mondo, bisogna far piena luce su quella morte, anche se la ferrea privacy garantita ai proprietari fin dai suoi primi passi nell’ambiente non trasparente e vischioso dei multimilionari finisce con rendere l’indagine molto più impegnativa, intricata e pericolosa del previsto. Ma Colomba che, dopo  il sopralluogo a casa della vittima dove  troppi particolari non  tornano, ha accettato lo stesso  l’incarico, deve  darsi da fare e cominciare a superare uno a uno gli ostacoli davanti a sé , pur appoggiata e spronata dal fratello ed erede dell’impero del morto,Glenn Martinez . E per riuscirci davvero avrà bisogno anche dell’indispensabile aiuto del suo amico e  socio, Dante Torre, uomo dalle intuizioni geniali e mago delle tecnologie digitali , ma affetto da  claustrofobia  traumatica  e semiparalizzante  che ha vissuto e subito con lei i tempi di un  difficile  passato. Un passato che ha regalato loro una particolare complicità affettiva che li tiene praticamente in  collegamento mentale, anche quando sono lontani l’uno dall’altra.
I due, dopo avere appurato che l’incidente della sauna nasconde un omicidio, si renderanno  conto che la morte  di Martínez non è l’unica sospetta tra quelle verificatesi  tra  i membri del ristretto gruppo di multimilionari. E peggio perché una serie di comunicati online, a firma A. Train, gridano lo slogan: “Uccidi i ricchi”. Nascondendosi infatti dietro l’ipotetico intervento della mano di un diabolico vendicatore sociale, oppure  del  machiavellico intento di un gruppo di anarchici e  complottisti, il killer sembra inafferrabile.
Altre atroci e imprevedibili azioni di sangue ci saranno e  verranno rivendicate,   e Colomba e Dante, mentre la suspence  vola in  vertiginosa ascesa,  dovranno battersi contro un fantomatico assassino seriale,  districandosi  in una girandola di false piste, colpi di scena e inattese scoperte.
Ma  qualcosa si muove, qualche plausibile indizio salta fuori. Ci siamo, è il  momento di stringere i tempi e  mettere finalmente in trappola l’assassino.
Grazie  alla  penna di Sandrone Dazieri, un thriller implacabile, che senza concedere scuse,  ci spiega cosa potrebbe  accadere  attorno a noi e con noi  in un prossimo futuro, molto prossimo? Brrr….
Creatore della serie del Gorilla, Dazieri ci regala oggi questo super thriller interpreto dai due personaggi altrettanto super che i suoi lettori hanno già potuto apprezzare: Colomba Caselli e Dante Torre.

Sandrone Dazieri è uno dei maggiori interpreti italiani del noir e del thriller. Inventore della serie di culto del Gorilla, ha pubblicato la Trilogia del Padre tradotta in più di venticinque Paesi. Per Nero Rizzoli ha pubblicato La danza del Gorilla (2019). Il suo ultimo romanzo è Il male che gli uomini fanno (HarperCollins, 2022).

:: Il Giubileo di Papa Francesco Riflessioni sull’Anno Santo e sul suo significato di Antonio Preziosi (Newton Compton Editori 2024) a cura di Valentina Demelas

3 marzo 2025

Il saggio Il Giubileo di Papa Francesco: Riflessioni sull’Anno Santo e sul suo significato di Antonio Preziosi, pubblicato da Newton Compton Editori, rappresenta una guida affidabile per una riflessione profonda, un punto di riferimento per l’approccio a un percorso significativo di preparazione spirituale e culturale. L’autore, rinomato giornalista e scrittore, invita il lettore a considerare il Giubileo non solo come un evento liturgico, ma come un’occasione per il rinnovamento interiore. Il testo intreccia la tradizione giubilare con il messaggio universale della Misericordia, proponendo spunti di riflessione capaci di elevare il pensiero e l’anima.

Il volume si apre con una prefazione firmata da Monsignor Rino Fisichella, figura di grande autorevolezza incaricata dal Santo Padre dell’organizzazione dell’Anno Santo. Questo intervento iniziale, caratterizzato da solennità e rigore teologico, conferisce al libro una forte valenza istituzionale e incoraggia il lettore ad intraprendere con fiducia un cammino di evoluzione. Preziosi, con una prosa chiara e misurata, analizza il significato del Giubileo, evidenziando la continuità tematica tra l’evento straordinario della Misericordia del 2015 e l’attuale Anno Santo del 2025.

Il cuore del saggio è appunto il tema della misericordia, presentata dall’autore non solo come un valore etico, ma come un invito a una sincera apertura del cuore. La misericordia si configura come una forza trasformatrice che ha attraversato i secoli, manifestandosi costantemente nei pontificati di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Il percorso del penitente, l’accesso all’indulgenza e la speranza nel perdono vengono descritti come atti elevanti, capaci di arricchire la dimensione spirituale dell’individuo.

Un altro elemento rilevante del volume è l’analisi dei riti tradizionali legati al Giubileo. L’autore guida il lettore alla scoperta del significato dell’apertura della Porta Santa e del pellegrinaggio verso Roma, illustrando le radici storiche e le implicazioni morali di queste pratiche. Con un approccio critico e appassionato, Preziosi collega i vari momenti pontifici, dimostrando come il tema della misericordia abbia rappresentato, sin dal Concilio Vaticano II, un fil rouge nella storia della Chiesa moderna.

Questa visione integrata rende l’opera uno strumento importante non solo per i fedeli che intendono prepararsi con consapevolezza all’Anno Santo, ma anche per studiosi e appassionati di teologia e non solo, per chiunque senta il desiderio di approfondire ogni aspetto di questo evento così speciale.

Attraverso una lettura attenta e meditata, il saggio guida il lettore lungo un percorso che unisce storia, fede, tradizione e speranza. Questo testo rappresenta un punto di vista chiaro e stimolante della Fede contemporanea ed è un invito a riflettere e a ritrovare la propria strada con convinzione.

Antonio Preziosi è giornalista, saggista e scrittore. A lungo corrispondente del servizio pubblico da Bruxelles, ha svolto per anni l’incarico di inviato speciale seguendo i principali avvenimenti di politica interna e internazionale. Ha diretto Radio Uno, Giornale Radio e Gr Parlamento. Studioso di questioni religiose e vaticane, è stato anche Consultore del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. Tra le sue pubblicazioni: Il papa doveva morire (San Paolo, 2021).

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ufficio stampa Newton Compton Editori.

:: Tiro di sponda di Donald E. Westlake (Fanucci, 2025) a cura di Valerio Calzolaio

28 febbraio 2025

IMPEDIBILE. New York. Inizio anni Settanta. Dopo una ventina di premiati romanzi hard-boiled noir con vari pseudonimi o con il proprio nome, l’immenso Donald Edwin Edmund Westlake (1933 – 2008) firma “Tiro di sponda”, secondo della serie degli “ineffabili cinque”, principale protagonista il mesto geniale pessimista ladro John Archibald Dortmunder, alto, spalle curve, capelli diradati e senza vita, volto da cane bastonato; poco fortunato e capace raramente di sorridere, anche con la solerte fidanzata May. Lo troveremo complessivamente in 14 romanzi e 11 racconti pubblicati fino al 2009, qui ancora insieme ai competenti pressapochisti amici e colleghi Kelp (furti d’auto) e Murch (madre tassista, indispensabile se si vuole fuggire nella Mela), che tornano, Victor ed Herman X, che s’aggiungono. Il titolo fa riferimento a quella preziosa vecchia banca trasferitasi temporaneamente su una casa mobile, potremmo provare a portarcela via tutt’intera, chissà, il piano è perfetto, come al solito.

::Enrico Fermi. Il genio atomico, Andrea Pau (Gallucci 2024) A cura di Viviana Filippini

25 febbraio 2025

Enrico Fermi, lo consociamo perché fu padre del primo reattore nucleare e protagonista del “Progetto Manhattan”, ossia  un piano di studio, ricerca e sviluppo in ambito militare dal quale presero forma le prime  bombe atomiche durante la Seconda guerra mondiale. A condurlo ci furono Stati Uniti d’America, Regno Unito e Canada. In realtà, Enrico Fermi lo conosciamo anche perché ricevette il Nobel per la fisica nel 1938 e il suo fare ebbe una forte influenza sul mondo e sulla sua storia, tanto è vero che grazie a Fermi, l’Italia provinciale dei primi anni del XX secolo si trovò ad essere nota a livello internazionale. A raccontarci la figura di Enrico Fermi ci pensa Andrea Pau con il libro “Enrico Fermi. Il genio atomico” edito da Gallucci con consulenza scientifica del professor Vincenzo Barone. Attraverso quattro punti di vista diversi, con un perfetto mix di realtà e fantasia, il lettore scopre al meglio la figura del grande fisico italiano, naturalizzato in America. Accanto ai grandi scienziati con i quali Fermi lavorò, l’autore decide di fare narrare lo scienziato a persone del tutto quotidiane che nella trama si incorciano le loro vite co quella di Fermi. Per esempio, nella prima parte il libro ha il punto di vista di Gertrude e va dal 1900 al 1922, anno della Marcia su Roma, che avrebbe cambiato la vita a molti italiani. In questa fase è grazie agli occhi della vicina di casa di Fermi, che lo vediamo crescere giorno dopo giorno, e così scopriamo come in casa il piccolo Fermi fosse soprannominato dalla madre “Piccolo fiammifero”, per quel suo stare zitto zitto per giorni interi ed esplodere poi all’improvviso. Il secondo periodo di vita di Fermi ha il punto di vista di Giuseppe, giovane inventore che dal 1923 al 1938 fu al  fianco di Fermi in via Panisperna  e i due si dividevano tra l’affermarsi sempre maggiore del del Fascismo e del Nazismo, gli studi universitari, i primi amori per qualcuno  e gli esperimenti per qualcun altro. Poi arriva Anthony, scienziato e soldato italoamericano ai tempi della Seconda guerra mondiale e della bomba atomica vicino a Fermi dal 1939 al 1946, che osservò lo stupore di coloro che ascoltavano Fermi e che venivano rapiti dalla passione che ci metteva nello spiegare i concetti della fisica, compresa la termodinamica. L’ultima che ci racconta un po’ lo scienziato ed è anche la più giovane, è la piccola Sarah (dal 1946 al 1954) che conosce Fermi perché giocava con Laura e Judd, i suoi figli. In “Enrico Fermi. Il genio atomico”, Andrea Pau riunisce quattro punti di vista diversi, grazie ai quali possiamo conoscere nel tempo la figura dei Enrico Fermi e quelle sue scoperte scientifiche che cambiarono per sempre il mondo del XX secolo.

Andrea Pau ingombra la Sardegna dal 1981. Dopo la laurea in Scienze politiche comincia, astutamente, a fare tutt’altro: scrive fumetti, romanzi per ragazzi, cartoni animati. Collabora con diversi editori e con la Fondazione Sardegna Film Commission. Appena ne ha la possibilità, passeggia per il mondo, ascolta concerti, assume carboidrati (dal sito di Gallucci).

Source: inviato dall’editore Gallucci.

:: “Ustica, ultimo volo”, il libro di Daniele Biacchessi (Jaca Book – Collana Contastorie) di Patrizia Debicke

23 febbraio 2025

“Ustica, ultimo volo”, il libro di Daniele Biacchessi (Jaca Book – Collana Contastorie) si fa carico di riprendere le  fila  e di riordinare i tanti tasselli di una storia mai davvero finita, mai del tutto chiarita.
“Ustica, ultimo volo” è anche e soprattutto un libro che Biacchessi,  nella sua inquietante rappresentazione, ha voluto dedicare  alla memoria di  un amico e grande  giornalista Andrea Purgatori.  Ma anche la puntuale ricostruzione di una tragedia che mira a  riportarne  minuziosamente i  fatti, proponendosi di incasellare le scottanti  tessere di un puzzle reso caotico da  depistaggi, occultamenti di prove, strane morti di testimoni, verità storiche e giustizia incompleta.
Spiega Biacchessi nella sua introduzione: l’unico collega che fin dall’inizio non si lasciò mai ingannare dalla versione ufficiale, ovverosia: cedimento strutturale dell’aereo, fu Andrea Purgatori, perché la sera stessa della tragedia, il 27 giugno, 1980  quando il DC-9 Itavia si inabissò tra Ustica e Ponza, un suo amico militare di Ciampino intorno alle 22:00 gli telefonò dicendo: «Andrea, hai sentito? È caduto un aereo. Non farti fregare, è stato abbattuto un areo civile.» Non si trattava quindi di un incidente ma il fortuito e disgraziato coinvolgimento di un aereo di linea in uno scenario bellico. Purgatori perciò sapeva e lo scrisse nel suo primo articolo pubblicato sul Corriere già la mattina  del 28 giugno 1980.
Oggi, ben  45 anni dopo, Daniele Biacchessi con minuziosa puntualità e accurato rigore riparte da quelle prime valutazioni  e le conferma, avvalendosi del corposo  materiale in suo possesso documenti giudiziari, sentenze civili e penali, perizie, controdeduzioni, relazioni delle varie commissioni d’inchiesta, e molto altro ancora. Ma soprattutto fa con questo suo libro una meticolosa ricostruzione punto per punto dell’esatto percorso dell’ultimo volo del DC-9 IH870 da Bologna a Palermo, via Firenze, Grosseto, lago di Bolsena, Roma, Ponza, Ustica, fino al “Punto Condor”, il luogo aeronautico in cui l’aereo è stato colpito. 
Già 25 anni fa,  nel 2000, Biacchessi e l’amico e collega Fabrizio Colarieti, avevano deciso di mettere in rete il primo sito su Ustica stragi80.it.
Il loro scopo era raccogliere e  pubblicare tutto ciò che sarebbe emerso dalle indagini, a partire  dalle registrazioni audio dei colloqui tra piloti e i vari centri di controllo, valutando accuratamente le riprese video delle successive operazioni di salvataggio e recupero  dei pezzi dell’aereo nei fondali del mar Tirreno, e tenendo conto  delle fitte telefonate tra operatori di Ciampino, Marsala, Licola e lo stato maggiore dell’Aeronautica e dell’ambasciata americana, conseguenti al disastro aereo.
Da questo materiale risulta chiaramente il fatto: tutti loro conoscevano la verità ma erano coinvolti in un’azione di depistaggio per nascondere le reali motivazioni di quella  strage. Quindi già precise prove, non indizi. 
I successivi capitoli ripercorrono il lungo cammino dell’inchiesta sulla strage di Ustica condotta da  Rosario Priore,  nella sua autorevole veste di Magistrato di cassazione. Priore  per le finalità di quell’inchiesta, aveva costituito ben  tre reparti di Ufficiali di Polizia Giudiziaria, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza (circa venticinque persone), che operavano alle sue dirette dipendenze  e hanno stilato dall’agosto del 1990 3.681 rapporti, hanno sentito 3 050 persone, hanno eseguito 576 decreti di esibizione, 411  di sequestro e quasi altrettante perquisizioni, oltre ad aver dato appoggio in 138 commissioni rogatorie internazionali e per circa 400 missioni in Italia. L’inchiesta ha totalizzato 1.600.000 fogli, avvalendosi di 120 perizie e consulenze di parte. L’80% degli atti a contenuto tecnico-scientifico a disposizione sono in inglese e la maggior parte delle riunioni peritali sono state in inglese, come gli incontri con la NATO a Bruxelles e Glons per le necessità di indagini radaristiche. Il tutto riportato alla fine in ben 5mila pagine, oltre a migliaia di allegati.
Un’ inchiesta che ha messo insieme un corposo atto di accusa sulle cause dell’abbattimento del DC-9, sul ritrovamento del Mig libico sulla Sila, sulla gravità dei depistaggi, delle omissioni.  Le indagini di Rosario Priore si conclusero il 31 agosto 1999, con l’ordinanza di rinvio a giudizio-sentenza istruttoria di proscioglimento. Priore escludeva le ipotesi di una bomba a bordo del DC-9 e di un cedimento strutturale, circoscrivendo le cause della sciagura a un evento esterno al velivolo civile. Non si indicava tuttavia un quadro certo. E purtroppo mancavano gli elementi per individuare  con sicurezza i responsabili.  
Il libro riporta anche il relativo processo del 2005 a Roma contro i vertici dell’Aeronautica, dei servizi, terminato con l’assoluzione perché “il fatto non sussiste”.
Ma dopo altre sfibranti e negative vicende giudiziarie – e Biacchessi cita, esaltandone il costante impegno: l’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica presieduta da Daria Bonfietti, significativo e commovente modello di importante impegno civile  che ha avuto il suo peso-  finalmente il 10 settembre 2011 arrivò invece una vera svolta. La sentenza del giudice civile di Palermo, Paola Proto Pisani, condannò i ministeri della Difesa e dei Trasporti al pagamento di centinaia di milioni di euro in favore di 81 familiari delle vittime della strage. Le conclusioni del giudice di Palermo escludevano l’esplosione di una bomba a bordo del DC-9, affermando invece che l’aereo civile era stato abbattuto durante un’azione di guerra. «Tutti gli elementi considerati consentono di ritenere provato che l’incidente occorso al DC-9 si sia verificato a causa di un intercettamento realizzato da parte di due caccia, che nella parte finale della rotta del DC-9 viaggiavano parallelamente a esso, di un velivolo militare precedentemente mimetizzato nella scia del DC-9 al fine di non essere rilevato dai radar, quale diretta conseguenza dell’esplosione di un missile, lanciato dagli aerei inseguitori contro l’aereo nascosto, oppure di una quasi collisione verificatasi tra l’aereo nascosto e il DC-9», Un sentenza  quindi a conferma di ciò che già si sapeva: l’aereo fu abbattuto in uno scenario di guerra… 
Ma in Italia la verità storica non sempre viene accompagnata da una verità giudiziaria. “Ustica ultimo volo” ci spiega che pur conoscendo  la verità, la giustizia civile, nel 2013 nonostante i ricorsi ministeriali , ha condannato definitivamente il ministero dei Trasporti e della Difesa a risarcire i parenti delle vittime perché  “non hanno visto, hanno depistato e hanno distrutto le prove”. 
 Ma per la  vera verità  forse «Manca l’ultimo miglio»  come diceva Andrea Purgatori in una puntata di Atlantide.  E manca anche il coraggio . Dopo le dichiarazioni  infatti di Giuliano Amato  nel 2023 alla Repubblica su  una responsabilità francese della strage non risultano nuove rogatorie presentate dal Governo di Giorgia Meloni rivolte al suo omologo Emmanuel Macron.
Ci sarebbero nuovi indizi che portano a ipotizzare anche una mano francese, nell’incidente.  Ma spesso in Italia per arrivare alla verità… È ancora tutto sempre troppo in salita”.

:: La notte ha il suo profumo di Marco Azzalini, (Editore Laurana, 2025) a cura di Massimo Ricciuti

23 febbraio 2025

Il 12 dicembre del 1974, nel quinto anniversario della strage di Piazza Fontana, una bomba esplode nell’Aula Tre dell’Università di Padova, provocando parecchie vittime, fra cui l’attentatore stesso. Quasi 50 anni dopo, una runner trova, lungo l’argine di un canale, il cadavere di quello che sembra essere un clochard. L’uomo, in realtà, si chiama Piergiuseppe Gallini e ha lasciato un testamento che lo ricollega all’attentato del 1974. Del caso viene incaricata la squadra diretta dal vicequestore Carlo Oriani, professionista serio e tenace, abituato a non mollare di un centimetro. L’inchiesta si rivela subito complicata, perché sono tanti a non voler riesumare il passato, in particolare un gruppo di ex studenti del prestigioso collegio universitario Patavium, di stampo cattolico. Oriani si trova davanti a un vero e proprio muro di gomma e, inoltre, riceve pressioni da parte di un ambiguo funzionario del Ministero dell’Interno. Neppure un viaggio lampo in Sardegna, dove Gallini aveva aperto un ristorante, serve a qualcosa. Il vicequestore si focalizza allora sul Patavium e sugli ex frequentanti, coadiuvato da Sara, giovane e ambiziosa giornalista.

Fra passato e presente si snoda questo bel romanzo di Marco Azzalini, vincitore del Premio NebbiaGialla 2024 nella categoria degli inediti. La morte ha il suo profumo non è un giallo politico, come precisa in una nota l’autore stesso. Contiene sì elementi del genere crime, ma è incentrato soprattutto sulle esistenze dei personaggi e su come un avvenimento possa cambiare i destini di tante figure. Padova è ben più di un semplice sfondo: una città di provincia che non riesce a scendere a patti con il passato, in particolare con i cosiddetti anni di piombo. L’Università locale è stata un laboratorio, una fucina d’idee, alcune non proprio meritorie, anzi spesso dannose. Quella in cui si trova a indagare Oriani è una Padova svuotata dall’esodo estivo, ma non per questo meno oscura e pericolosa. Si verificano strani “incidenti” e vengono a galla tradimenti, di cui è vittima lo stesso vicequestore. La verità, o meglio le verità non possono non lasciare di stucco il lettore e ciò grazie alla bravura dell’autore. Quanto al titolo del romanzo, non dovrebbe essere difficile riconoscere un verso del meraviglioso brano Cara del compianto Lucio Dalla.

Marco Azzalini vive a Treviso con la sua famiglia. Professore all’Università di Bergamo, è autore di numerose pubblicazioni e di racconti gialli e noir. Ha vinto i premi I sapori del Giallo 2023 e Spoleto Noir 2023, ha ottenuto il secondo posto al premio Scerbanenco Lignano 2023, il secondo posto al premio Spoleto Noir 2024, ed è stato finalista al premio Gran giallo città di Cattolica. La notte ha il suo profumo ha vinto il premio NebbiaGialla 2024, sezione romanzi inediti.

:: La ragazza dei Tarocchi di Anna E. Pavani (Mondadori 2025) a cura di Patrizia Debicke

19 febbraio 2025

Con Verona  in festa per la ricorrenza  del patrono e  Piazza San Zeno  invasa dai banchetti della Fiera, in un vicolo del centro viene ritrovato il cadavere di Carlo Bonfati. Bonfati  è un industriale e  un nome noto  per aver rilevato salvato dalla bancarotta una storica azienda di dolciumi cittadina. A prima vista la sua morte parrebbe un infarto, ma i successivi accertamenti medico legali sul cadavere diranno che l’industriale è morto  per avvelenamento da digossina, un farmaco derivato dalla digitale, usato da  chi soffre di insufficienza cardiaca.
La faccenda è misteriosa, le circostanze del crimine appaiono poche, avvolte nella nebbia e a prima vista difficilmente interpretabili. Anche e soprattutto perché dall’alto tutti pretenderebbero una rapida soluzione del caso. Bonfati infatti era un caro amico del Questore.  Avrebbe dunque assunto una dose fatale di digossina un farmaco destinato ai malati di cuore. Ma lui non aveva di questi problemi e allora come e perché?
Il caso,  che si sta rapidamente  trasformando in un’insidiosa patata bollente, verrà affidato  al commissario Giovanni Russo della Squadra Mobile di Verona.
Russo dovrà impegnarsi per  seguire  e portare avanti un’indagine che presenta molti punti oscuri,  nonostante i problemi domestici  che gli gravano sulle spalle. Sua moglie Claire infatti, un tempo persona acuta, brillante e  l’anima della sua vita,  da anni è vittima di una progressiva e inarrestabile sintomatologia  legata alle depressione. E per di più reagisce male, accetta malvolentieri  l’aiuto medico e psicologico,  e dimentica di prendere le medicine, tenendolo in costante apprensione sulle sue mosse spesso imprevedibili e che teme pericolose. Il commissario che l’ama, rendendosi conto di questo suoi progressivi isolamento e  allontanamento,  si addolora e si colpevolizza.
Per sua fortuna, almeno sul lavoro può contare su un’ottima squadra  composta da  fedeli  collaboratori che l’appoggiano in tutto e per tutto. E sarà soprattutto con il loro aiuto che riuscirà a rintracciare l’ultima persona ad aver visto vivo Bonfati. L’industriale  infatti aveva in tasca della giacca un volantino pubblicitario con il nome di  una cartomante: Madame Ambra  e  un indirizzo di posta elettronica, che aveva piegato e conservato. Cosa poteva voler dire?  Intanto  con la Fiera in corso per la festa del patrono vale la pena di controllare se quell’indovina  stia lavorando in Piazza San Zeno.  
Il commissario  proverà a passare  di là di prima mattina e troverà subito  il suo stand. È ancora chiuso ma esposto fuori dalla tenda un cartello recita; INTERROGA I TAROCCHI DI MADAME AMBRA e il proprietario dello stand  di dolciumi poco lontano gli dirà che abitualmente la cartomante  arriva in mattinata e poi tiene aperto fino a sera.   Al suo ritorno,  nel pomeriggio, scoprirà che questa madame Ambra, non è, come pensava, una prosperosa donna di mezz’età vestita da zingara. Si troverà invece davanti  a  una ragazza dal trucco pesantemente dark che pare quasi uscita dal film Il corvo.  Si chiama  però davvero Ambra, ha ventun anni  ed è una studentessa universitaria che si mantiene agli studi con la sua capacità di leggere i tarocchi.  Lei, interpellata in merito,  ricorderà  subito il signore alto bene vestito che era venuto a farsi leggere le carte. Ignorava la sua identità che aveva scoperto solo più tardi, quando avevano annunciato alla televisione il suo ritrovamento  per strada, ormai privo di vita . Ricordava bene che le carte,  lette su sua richiesta,  erano assolutamente  negative e  indicavano: Tradimento, Inganno, Morte.  Ma al commissario riferirà soltanto di avergli detto: che lo aspettava un cambiamento drastico. Riferirà anche che, come fa  sempre con  i clienti, gli aveva offerta una tazza della sua  solita tisana alla menta. Lui l’aveva bevuta con piacere,  pareva…
Carlo Bonfati aveva, un padre Arturo Bonfati, un anziano signore ancora vivace e in piena attività lavorativa, era sposato con Veronica  una vecchia amica d’infanzia  con la quale da tempo i rapporti si erano guastati e aveva una figlia adolescente.  Aveva anche un socio in affari, Fabio Busso, che di recente aveva scoperto essere l’amante della moglie e con il quale negli ultimi giorni  secondo la segretaria aveva cominciato a  discutere sempre più spesso e  animatamente. E poco prima di morire aveva preso appuntamento con il suo avvocato. Pare  volesse cambiare il suo testamento.
Si appurerà presto  che Ambra, l’ultima persona a incontrarlo, ha seri problemi cardiaci e assume abitualmente la digossina. Dunque avrebbe  avuto il mezzo e la possibilità di uccidere.
Ma perché e per quale motivo, una ragazza normale, una studentessa, avrebbe dovuto avvelenare uno sconosciuto?
Ambra ha un padre che la adora, mentre con sua madre i rapporti sono freddi. La donna  appare stranamente  e crudelmente indifferente nei suoi confronti, cosa che da sempre la fa soffrire. Cosa ha mai fatto di male? Perché  sua madre non riesce ad amarla?
A conti fatti tuttavia poiché  nella storia tutti  i personaggi  si trincerano dietro un vortice di non detto e di segreti, la situazione si complica, fino al punto di precipitare, tanto che  al Commissario  basterà solo grattare via il velo di bugie  dalla vita di Bonfati per rendersi conto cosa nasconde  e  che  in tanti, forse troppi hanno solo guadagnato con la sua morte…
Un giallo tradizionale a tratti indolente con  molti accenti  che evidenziano la  competenza  di un vero professionista, il commissario Giovanni Russo, uomo intelligente e capace, solo angustiato  dai suoi problemi.
Ci sono le  indagini, le diverse piste,  i sospetti, i sospettati,  i cambi di direzione con tutti i personaggi  che risultano plausibili  e  vengono descritti minuziosamente.  Una trama strutturata, per una storia complessa , ingarbugliata ma  mai violenta e che  si evolve continuamente in un’intrigante incastro a scatole cinesi.

Anna E. Pavani, veronese, ama la natura e gli animali. Appassionata di pittura, nel tempo libero dipinge e realizza quadri e trompe-l’oeil con soggetti ispirati ai paesaggi che la circondano e al mare, che ama sin da bambina. È autrice di romanzi d’avventura, pubblicati sotto pseudonimo. Voci nella nebbia (2020) è il suo romanzo d’esordio con la Narrativa Italiana Mondadori.

:: Note di lettura di Patrizia Baglione: “Veronika decide di morire” di Paulo Coelho

18 febbraio 2025

“Veronika decide di morire” si apre con la storia di Veronika, una giovane donna che, nonostante abbia una vita apparentemente normale, si sente insoddisfatta e priva di scopo. Dopo un tentativo di suicidio, si risveglia in un ospedale psichiatrico, dove le viene diagnosticata una condizione che le dà solo pochi giorni di vita a causa dei danni causati dal suo tentativo. All’interno della struttura, Veronika incontra vari pazienti, ognuno con le proprie storie e lotte. Attraverso queste interazioni, inizia a esplorare il senso della vita e le pressioni sociali che la circondano. Scopre che molti dei suoi compagni di soggiorno affrontano le proprie crisi esistenziali, e questo la porta a riflettere sulle sue scelte e sul significato della libertà. 

Uno dei temi centrali del romanzo è la relazione tra follia e normalità. Coelho invita il lettore a considerare cosa significhi veramente essere “normale” e come le convenzioni sociali possano influenzare il nostro modo di pensare e agire. Veronika, attraverso il suo percorso di auto-scoperta, si rende conto che la vita è piena di possibilità e che anche nei momenti più bui è possibile trovare una nuova luce e un nuovo scopo. 

Il romanzo è anche una meditazione sulla bellezza e sull’importanza di vivere pienamente, affrontando le proprie paure e abbracciando la vulnerabilità. La trasformazione di Veronika nel corso della storia è un messaggio di speranza e rinascita, mostrando che ogni giorno può portare a nuove scelte.

:: Nella spirale di Fermat di Gianfranco Tondini (Fernandel 2025) a cura di Massimo Ricciuti

17 febbraio 2025

L’improvvisa morte del notissimo artista Reinhard Bohrst mette in moto una serie di avvenimenti che riguardano anche Wainer e Sara, i protagonisti di questo romanzo. Il primo è un piccolo gallerista che ha investito tutti i suoi averi in un’installazione del defunto Bohrst e ora si trova nei guai. Sara, invece, è una funzionaria dell’ICOM, un organismo dell’Unesco che si occupa, fra l’altro, della restituzione di opere d’arte sottratte e rubate, specialmente quelle depredate dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale. I due hanno intrattenuto una lunga relazione, ma poi si sono lasciati a causa di una malattia che ha colpito la donna; nonostante ciò, il legame fra loro è ancora forte. Adesso vivono entrambi un momento difficile in ambito lavorativo. Wainer, in particolare, è sull’orlo del fallimento e si affida a personaggi equivoci che gravitano intorno al mondo dell’arte contemporanea. Dal canto suo, Sara è alle prese con il furto di un quadro di Rembrandt: questa vicenda la destabilizza al punto che decide d’intraprendere un lungo viaggio per tornare nella casa in cui ha vissuto con Wainer. Si ritroveranno oppure no?

Nella spirale di Fermat è il primo romanzo di Gianfranco Tondini. Al centro dell’opera c’è l’arte contemporanea, argomento che l’autore dimostra di padroneggiare. Attraverso le vicissitudini lavorative dei protagonisti, entriamo in contatto con un ambiente pieno di sfumature, non sempre piacevoli. Falsificazioni e contraffazioni sono quasi all’ordine del giorno, così come la presenza di figure alquanto discutibili. Anche le esistenze di Wainer e Sara sono tratteggiate in profondità, con tutte le debolezze, fisiche e non solo, che li contraddistinguono. Nel romanzo si avverte chiaramente il legame che li unisce, attraverso i loro pensieri e alcune loro azioni. Quello che appare soffrire di più è Wainer, anche se poi tocca a Sara compiere qualcosa di concreto che, forse, li aiuterà a ricongiungersi. Per concludere, una curiosità: il titolo del romanzo prende il nome da una scoperta del matematico francese Pierre de Fermat, vissuto nel XVII secolo.

Gianfranco Tondini, pigro per vocazione, ha lavorato per trent’anni come attore, regista e autore. Negli ultimi anni è entrato in confidenza col mondo dell’arte contemporanea. Vive a Ravenna. Nella spirale di Fermat è il suo primo romanzo.