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:: Recensione di L’analfabeta che sapeva contare di Jonas Jonasson (Bompiani, 2013) a cura di Michela Bortoletto

18 novembre 2013

L'analfabeta che sapeva contareTrad. a cura di Margherita Podestà Heir

Con L’analfabeta che sapeva contare sembra proprio che Jonas Jonasson sia riuscito a trovare un’ottima e gustosa ricetta per un romanzo divertente e travolgente da mangiarsi a grossi e saporiti bocconi.
Gli ingredienti? Eccoli! Prendete una ragazzina tanto intelligente quanto impertinente cresciuta a Soweto , la più grande township del Sud Africa, negli anni Settanta e amalgamatela a tutti i pregiudizi e alle tremende leggi dell’apartheid che vigevano a quell’epoca.
Aggiungete poi un fedele suddito svedese cresciuto nel secondo dopoguerra con il mito del proprio re. Mischiatelo con il sovrano in questione fino ad ottenerne un fervente repubblicano il cui unico scopo della vita sarà eliminare la monarchia svedese dalla faccia della Terra.
A parte fate fondere un ingegnere bianco e ubriacone che ha il compito di costruire un arsenale nucleare per il Sud Africa assieme a tre ragazze cinesi molto intraprendenti ma anche tanto ingenue.
Prendete poi due gemelli, nati dal suddito citato prima, che hanno lo stesso nome e dei quali sono uno è “legalmente” registrato all’anagrafe. Fateli crescere con i poster dei grandi sostenitori della Repubblica, montateli con un po’ di odio verso i sovrani regnanti e otterrete due distinte creme: un tranquillo ragazzo e un pazzo furioso che vuole continuare la missione del padre!
A quest’ultimo aggiungete una ragazzina borghese che odia tutto e tutti tranne il suddetto esemplare da manicomio.
Tagliate a rondelle due agenti del Mossad israeliano  e affettate un giovane e promettente assessore cinese assieme al suo interprete. Non dimenticatevi poi del “più grande terrorista di tutti i tempi” che otterrà il Nobel per la Pace!
Prendete poi un Primo Ministro molto impostato e un re fuori dagli schemi e discendente da quel primo sovrano che segue tutto tranne l’etichetta reale e aggiungente al tutto una bomba atomica che ufficialmente non esiste.
Se gradite potete poi sbattere il composto con della carne essiccata di Antilope e  una vecchietta di nobili origini che vive in campagna coltivando patate.
Non dimenticate infine di aggiungere un pizzico di diamanti, un camion per il trasporto di patate, un pony e una Volvo.
Amalgamate il tutto fino ad ottenere una storia ricca di colpi di scena, imprevedibile, surreale e assolutamente imperdibile.
Infornate per qualche ora, spennellate con una forte dose di umorismo e servite tiepido!
Un consiglio: gustatevelo tranquillamente a grandi fette dalla prima all’ultima pagina: non vi lascerà con un peso sullo stomaco!

Jonas Jonasson è nato in Svezia e vive a Ponte Tresa. Giornalista e consulente media, sta scrivendo il suo secondo romanzo. Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, ai primi posti delle classifiche di vendita in Svezia per oltre un anno, è in corso di traduzione in oltre trenta paesi. È stato “Miglior libro dell’anno 2009” in Svezia; premiato dai librai svedesi con lo Swedish Book Seller Award 2009 (lo stesso che fu di Stieg Larsson) e vincitore dello Swedish Audio Prize 2009. Dal romanzo è in preparazione un film con un cast internazionale.

:: L’ICWA (Italian Children’s Writers Association) nata per la tutela, diffusione e riscoperta della Letteratura italiana per ragazzi a cura di Viviana Filippini

16 novembre 2013

Slide_3Dicono che leggere sia il cibo per la mente, ed è vero, ma secondo me leggere è anche un modo per viaggiare in epoche e mondi tutti nuovi da conoscere e scoprire. E la cosa bella della lettura è che non c’è nessun limite di età e nemmeno di genere, perché ogni persona adulta o bambina che sia può, anzi ha il diritto di leggere quello che desidera e incuriosisce. Leggere è fin dall’infanzia un atto di piacere e per far riscopre l’importanza della Letteratura per bambini è nata l’ICWA (Italian Children’s Writers Association) che troverete al seguente indirizzo www.ICWA.it. L’ICWA, in italiano Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi, è una libera associazione fondata nell’ottobre del 2012 da un folto gruppo di autori per ragazzi con lo scopo di favorire un’ampia e significativa apertura internazionale alla nuova letteratura italiana per bambini e ragazzi. La finalità del progetto è quella di stabilire un produttivo dialogo con gli editori italiani. Uno degli altri impegni del gruppo è scaturito dalla consapevolezza che nelle redazioni straniere del settore editoriale per l’infanzia la lingua italiana costituisce un ostacolo, per la mancanza di lettori d’italiano. Per colmare questo vuoto di comunicazione, che ha raggiunto un arco di tempo ventennale, l’ICWA si propone di tradurre un campione di opere contemporanee da proporre all’estero. Gli autori del gruppo sono consapevoli della difficoltà che comporta l’approccio ad un mercato fino ad ora molto chiuso, ma negli ultimi tempi si sono verificati alcuni cambiamenti. Uno esempio è il fatto che gli editori inglesi stiano prendendo coscienza dell’isolamento culturale in cui si trovano e sentano l’esigenza di cominciare a tradurre testi da altre culture, partendo proprio dal settore per ragazzi. Questa è stata una delle tematiche più affrontate durante la London Bookfair, un interessante dibattito al quale purtroppo gli autori italiani non erano presenti.

Il sogno dell’ICWA è di riuscire a promuovere gli autori nazionali all’estero, un ruolo che negli altri Paesi è svolto dalle istituzioni culturali. I soci dell’ICWA credono che questo obiettivo vada perseguito insieme agli editori, che affrontano le medesime difficoltà, e sono convinti che organizzandosi come associazione di categoria il cammino possa essere meno arduo. Il primo evento pubblico dell’ICWA sarà la presentazione della finalità dell’associazione alla prossima Fiera del Libro per Ragazzi a Bologna, insieme a un E-Book bilingue (italiano-inglese) che presenterà il gruppo di scrittori associati e il progetto completo.

Tra gli altri obiettivi dell’Associazione Italiana Scrittori per Ragazzi ricordiamo:

  • La già citata promozione della letteratura italiana per ragazzi all’estero, e in particolare nei paesi anglosassoni, per recuperare un ruolo internazionale.
  • La volontà di superare in Italia il comune che relega i libri per ragazzi alla “serie B” della letteratura.
  • La costruzione di un dialogo proficuo con gli editori, al fine di superare eventuali squilibri contrattuali e di collaborare alla diffusione della letteratura per ragazzi in Italia.

Inoltre, l’ICWA offre la possibilità di organizzare incontri con gli autori nelle biblioteche, nelle scuole e anche nelle librerie, come indicato sul sito nella sezione “Incontri con gli autori”.

Ad oggi, gli iscritti all’ICWA sono circa 50, diversi tra loro per anzianità editoriale, tematiche, stile, e rappresentano una grossa parte della letteratura italiana per bambini e ragazzi. Tra gli autori associati ricordiamo la presidente dell’associazione Manuela Salvi, la vice-presidente Anna Vivarelli, Anna Lavatelli (addetta all’ufficio stampa), Roberto Piumini, Annalisa Strada, Chiara Lossani (referente per rapporti con le biblioteche), Guido Quarzo (referente per apporti con le scuole) e Annamaria Piccione (referente per Progetto Sud).

:: Recensione di Ancora una volta il mare di Nataša Dragnić (Feltrinelli, 2013) a cura di Valeria G.

16 novembre 2013

ancora una volta il mareNon conosco il rapporto tra fratelli in quanto sono figlia unica. Da piccola non ho mai sofferto la mancanza di altri bimbi in casa, anzi mi sentivo una privilegiata, tutte le attenzioni erano rivolte a me soltanto. Crescendo invece, durante la fase dell’adolescenza, spesso invidiavo le mie amiche che avendo fratelli o sorelle più grandi godevano di maggiori libertà, rispetto a me invece, che dovevo lottare in solitudine per aggirare i divieti imposti dai miei genitori.
Ora invece, da adulta, devo ammettere che questa solitudine un po’ mi spaventa.  Quando dovrò inevitabilmente affrontare la vecchiaia dei miei genitori (e tutto quanto questo comporta), con chi dividerò le mie pene? il rapporto tra fratelli è unico, nessun rapporto di amicizia o amore lo può sostituire.
Quanto accade alle protagoniste di questa storia mi ha dimostrato che questo mio pensiero è alquanto reale.
Le protagoniste di “Ancora una volta il mare” sono tre sorelle toscane. La primogenita Roberta è ambiziosa,  quelli che tutti in famiglia definiscono perfetta, diligente e studiosa. Lucia invece è l’esatto contrario di Roberta, vivace e ribelle ma con un sogno ben preciso: sposarsi e avere dei figli. E poi c’è Nannina, dolce e considerata da tutti la piccolina di casa.
Roberta Lucia e Nannina, sebbene abbiano caratteri molto diversi hanno un denominatore comune: un disperato bisogno di amare.
Per assecondare tale necessità le loro strade si divideranno, si incontreranno, si divideranno ancora, in un turbine di lacrime e sorrisi e il loro rapporto verrà costantemente messo in discussione.
Tuttavia “Ancora una volta il mare” non è solo il racconto di una grande storia d’amore ; vengono toccati altri temi importanti,  come la nascita e la morte.
In particolare quest’ultimo tema viene affrontato in modo diretto e molto profondo. In modo semplice e molto commuovente emergono  tutti i sentimenti che la perdita di una persona cara ci obbliga ad affrontare: impotenza, dolore, rassegnazione,  rabbia.

Nataša Dragnić è nata in Croazia ma vive in Germania dove insegna letterature straniere. “Ancora una volta il mare” è il suo secondo romanzo.

:: Premio letterario: Narratori della Sera

15 novembre 2013

edsLa casa editrice romana Edizioni della Sera bandisce il suo primo premio letterario: “Narratori della Sera” dedicato ad opere di narrativa, esclusa fantasy e gialla. Ai primi due classificati verrà proposto un contratto di pubblicazione, al terzo una targa di partecipazione.
Scadenza 6 dicembre 2013. E’ prevista una tassa di iscrizione di 20,00 Euro.

Ecco di seguito il link al bando completo:

http://www.edizionidellasera.com/wp-content/uploads/2013/10/Premio-Narratori-della-Sera.pdf

Per maggiori informazioni potete contattare:  premi@edizionidellasera.com

:: Il Paradiso degli Orchi al cinema

14 novembre 2013

paradiso orchiEsce oggi nei cinema italiani, Il Paradiso degli Orchi, diretto da Nicolas Bary con Raphael Personnaz, Bérénice Bejo e Emir Kusturica, tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Pennac.  Stavo proprio pensando di inaugurare una rubrica che parlasse di cinema e letteratura, ovvero dei film tratti dai romanzi e questo post mi da la possibilità di iniziare. Vi rimando alla recensione del libro di Diego Di Dio qui e lasciandovi con le parole di Pennac: “Il film è meno noir rispetto al romanzo, è anche meno politico perché in questi trent’anni in Francia sono capitate varie cose, per esempio non c’è più il Partito comunista, non esistono più i sindacati. Tutti gli aspetti sociali sono venuti meno. Ma la famiglia è rimasta. Andate a vederlo“, vi auguro buona visione!

:: Recensione di La musica segreta dei ricordi di Alyson Richman, (Piemme, 2013)

14 novembre 2013

RichnamIl giorno che la presero la prima volta, aveva sognato le ninfee. La calura dell’estate le si appiccicava addosso, e Salomè attribuì quel sogno al fatto che presto i bei gigli d’acqua avrebbero chiuso i petali per arrivare al mare.
La presero che i bambini erano a scuola e Octavio era fuori a cercare lavoro. Vennero con un furgone nero, che imboccò il vialetto e si fermò a metà, parcheggiato accanto alle aiuole in piena fioritura, con l’ortensia che si colorava d’azzurro nella luce estiva.
Quel pomeriggio era in casa da sola. Consuelo era al mercato e Salomè aveva passato la mattina a leggere un romanzo, a sognare le ninfee, a chiedersi quando ci sarebbero tornati lei, e i bambini, al mare.

La musica segreta dei ricordi (Swedish Tango, 2004 – The Rhythm of Memory, 2012) di Alyson Richman, tradotto dall’inglese da Isabella Zani ed edito da Piemme, è un romanzo che ho avuto modo di leggere in anteprima – uscirà in libreria il 19 novembre – grazie a Piemme, che ha proposto ad alcuni siti di critica letteraria, tra cui il mio, di pubblicare una recensione di questo romanzo nei giorni precedenti l’uscita. Ha iniziato ieri Debora Lambruschini per Critica Letteraria, (potete leggere qui la sua bella e dettagliata recensione), oggi è il mio turno, poi toccherà a Sul Romanzo, Sololibri, Gli amanti dei libri e Libreriamo.
Subito leggendone la trama, perchè capita sempre che i libri in qualche modo ti scelgano, ho avuto la sensazione che parlasse di argomenti decisamente inconsueti per un romanzo sentimentale e sebbene non sia un testo autobiografico, l’autrice è troppo giovane per avere vissuto sulla sua pelle i fatti narrati, pur tuttavia conserva un’ attenzione, anche dolorosa, per gli aspetti psicologici e morali legati ai sopravvissuti, che ne fanno un’ opera difficilmente classificabile come un puro romanzo di evasione.
Non ostante lo stile poetico, l’attenzione per i colori, i profumi, la bellezza della natura, (anche un vero poeta apparirà come personaggio nelle pagine luminose di questo scritto), è un libro che tratta temi forti, con derive anche sgradevoli, evidenziando quanto le cicatrici fisiche e mentali della guerra o di una dittatura possano segnare le vite delle vittime, dei sopravvissuti appunto, arrivando anche a distruggere esistenze, sentimenti, famiglie. Sia nella Finlandia della Seconda Guerra Mondiale, che nel Cile di Pinochet, i legami familiari sono i primi a sciogliersi e a disgregarsi quando la violenza si impone come l’unica legge al potere, logorati da un complesso meccanismo di sensi di colpa, risentimenti, ipotetiche mancanze che l’autrice approfondisce attraverso le vite dei personaggi, non solo ombre sullo sfondo, ma reali catalizzatori della vicenda. La sensibilità e il realismo con cui questi temi sono trattati è sicuramente la parte più riuscita di un romanzo oggettivamente complesso, non ostante lo stile ispiri paradossalmente un senso di leggerezza e spontaneità.
Quando la piccola Kaija, lascia la natia Finlandia, sola con una valigia, per diventare una figlia di guerra in Svezia, trovando una nuova famiglia adottiva che non può avere figli, i vecchi legami familiari si rompono, per sempre, come si rompono i legami d’amore tra Octavio e Salomè, ormai esuli politici in Svezia, abbandonato il nativo Cile dopo la terrificante esperienza (di lei) del carcere e della tortura.
Ma le ferite si cicatrizzano e anche i sentimenti hanno questa capacità e i quattro personaggi, (due coppie Salomè e Octavio Ribero e Kaja e Samuel Rudin), al centro di questo romanzo si troveranno proprio a vivere questo lento processo di metabolizzazione.
La musica segreta dei ricordi è dunque una storia di sentimenti e di rinascita. Si sopravvive alla guerra, alle torture degli aguzzini di Pinochet, si sopravvive alla lontananza dalla propria casa, dalla propria terra, all’abbandono, al silenzio di chi no sa o non vuole chiedere aiuto, si sopravvive alla malattia e alla morte delle persone amate e quasi ci si chiede come ciò sia possibile. Ma le capacità di recupero dell’essere umano sono strane e misteriose e spesso la forza è nascosta in gesti minimi, in sfumature della voce, in atti di impalpabile tenerezza quasi fragili come ragnatele, ma nello stesso tempo risanatrici e rigeneranti.
L’ascolto che Samuel presta a Salomè, nelle ore di seduta psicanalitica, quando l’invita a parlare della sua detenzione e dell’orrore che ha vissuto, riporta al centro dell’attenzione il potere della parola e dei ricordi, di quanto il dolore trovi liberazione se condiviso, se privato della solitudine che lo rende tossico e asfissiante. L’autrice porta all’attenzione del lettore questa semplice verità e lo fa con garbo ed equilibrio, senza eccedere in effetti drammatici seppure alcune pagine descrivano in maniera davvero cruda e realistica gli atti di tortura e deprivazione della dignità, prima che della libertà, dei prigionieri. Quando Salomè sarà chiamata a testimoniare in Inghilterra, davanti ad un tribunale istituito contro Pinochet, chiamata a rievocare cose che per tutta la vita ha volontariamnete tenuto nascoste alla sua famiglia e soprattutto a suo marito Octavio, dal quale ha scelto di vivere separata dopo il divorzio, capirà la lezione più importante e sentirà dal marito le parole che aspattava da una vita. Con questo messaggio di speranza e di fiducia nel potere dell’amore si chiude il romanzo lasciando nel lettore la sensazione di aver fatto un viaggio nei sentimenti minimi di gente comune sullo sfondo della Storia. E non è poca cosa.
Venerdì 15 novembre alle 18.00 l’autrice presenterà il romanzo nella libreria Coop Nautilus di Piazza Ottantesima Fanteria, 19 di Mantova. Insieme all’autrice interverrà Edgarda Ferri.

Alyson Richman Americana, vive a Long Island, New York. Ha pubblicato quattro romanzi, tradotti in quindici paesi, molto apprezzati dal pubblico e dalla critica. A fare di lei un’autrice bestseller è stato Un giorno solo, tutta la vita, un vero successo del passaparola. Il suo prossimo libro sarà ambientato ai tempi della Resistenza in Italia, paese cui è particolarmente legata.

:: Segnalazione di Buio. Per i bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni (Einaudi, 2013)

11 novembre 2013

131126 BUIOEsce il 26 novembre il nuovo libro di Maurizio de Giovanni, Buio. Per i bastardi di Pizzofalcone:

Buio, qui dentro. Il buio è sempre pieno di rumori. Il buio non sta mai zitto. Erano i peggiori poliziotti della città. Sono stati riuniti in una squadra con la certezza che avrebbero fallito, e loro hanno sorpreso tutti. Li chiamano i Bastardi di Pizzofalcone.

Nel tepore ingannevole di un maggio malato, il raccogliticcio gruppo di investigatori comandato da Gigi Palma si trova a fronteggiare un crimine terribile: un bambino di dieci anni, nipote di un ricco imprenditore, è stato rapito. Le indagini procedono a tentoni, mentre il buio si impadronisce lentamente dei cuori e delle anime e la morsa di una crisi di cui nessuno intravede l’uscita stravolge le vite di tanti, spegnendo i sentimenti piú profondi. Anche un banale furto in un appartamento può nascondere le peggiori sorprese. I Bastardi dovranno essere piú uniti che mai, per trovare insieme la forza di sporgersi su un abisso di menzogne e rancori dove non balena alcuna luce. Intanto, nel commissariato piú chiacchierato della città, i rapporti di lavoro e quelli personali si complicano, e il vecchio Pisanelli prosegue la sua battaglia solitaria contro un serial killer alla cui esistenza nessuno vuole credere.

Maurizio de Giovanni è nato nel 1958 a Napoli, dove vive e lavora. Ha iniziato a scrivere nel 2005 vincendo un concorso per giallisti esordienti, con un racconto avente per protagonista il commissario Ricciardi. I romanzi con Ricciardi sono tradotti in Germania, Spagna, Francia e Inghilterra e sono in corso di pubblicazione negli Stati Uniti. Per Einaudi Stile Libero è uscito nel 2011 il quinto volume della serie, Per mano mia. Il Natale del commissario Ricciardi.  Nel 2012 è uscito Il metodo del Coccodrillo, di ambientazione contemporanea, per Mondadori. Maurizio de Giovanni ha scritto racconti a tema calcistico sul Napoli, squadra della quale è visceralmente tifoso, e alcune opere teatrali. Nel 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscita la uniform edition del ciclo del commissario Ricciardi – ambientato nella Napoli del fascismo e pubblicato da Fandango tra il 2007 e il 2010 -, composta da Il senso del dolore. L’inverno del commissario Ricciardi, La condanna del sangue. La primavera del commissario Ricciardi, Il posto di ognuno. L’estate del commissario Ricciardi, Il giorno dei morti. L’autunno del commissario Ricciardi. A fine 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscito Vipera. Nessuna resurrezione per il commissario Ricciardi.

:: Recensione di Felici i felici di Yasmina Reza (Adelphi, 2013) a cura di Lucilla Parisi

10 novembre 2013

felici i feliciTraduzione di Maurizia Balmelli

Due persone vivono fianco a fianco e ogni giorno la loro immaginazione li allontana in modo sempre più definitivo. Le donne, nel loro intimo, si costruiscono palazzi incantati. Tu sei lì dentro da qualche parte mummificato ma non lo sai. Nessuna sregolatezza, nessuna mancanza di scrupoli, nessuna crudeltà sono considerate reali. […] Tutto è fraintendimento, e torpore. Gli oggetti si accumulano e diventano inutili. […] Tutto ciò che abbiamo sotto gli occhi è già passato. Non sono triste. Le cose sono fatte per svanire. Me ne andrò senza storia. Non troveranno né bara né ossa. Tutto continuerà come sempre. Tutto se ne andrà allegramente nella corrente.

I personaggi di Yasmina Reza sono l’altra metà di niente: coppie alla deriva, genitori rassegnati, figli spaesati e anziani in attesa della morte. Donne e uomini senza speranza, calati in un presente realisticamente scontato e arenati in un passato perduto.
Ogni racconto è il punto di vista dell’altro: mogli e mariti che vivono, a loro modo, una storia che non ha più niente da raccontare e che aspettano al varco la fine di un calvario amoroso consumato dal tempo; amanti fedeli come cani da compagnia, in attesa delle briciole di un padrone distratto dai doveri familiari; amici di una vita incapaci di raccontarsi la verità dei propri fallimenti.
In tutta questa miseria dove si nasconde la felicità? Nella cinica visione di chi nei sentimenti non ha mai creduto o ha smesso di crederci da un pezzo. L’infelicità è là dove campeggia l’ideale d’amore, destinato irrimediabilmente e penosamente a soccombere tra le pieghe del tempo, soffocato da logiche di mercato (sesso usa e getta) e da politiche economico-amorose più vantaggiose. Per chi ancora si ostina ad amare non rimane che la dannazione dell’anima:

Gli uomini sono di un immobilismo assoluto. Siamo noi a creare il movimento. Ci danniamo ad animare l’amore.

Nel gioco a due delle relazioni non vi sono vincitori, ma solo vinti: colui che rimane saldo ad una scialuppa di salvataggio in mezzo al mare – nell’irrecuperabile naufragio del matrimonio – e chi si abbandona alle continue incursioni esterne di nuove passioni.

Le coppie mi ripugnano. Il loro rattrappimento, la loro vieta connivenza. Non mi piace niente di questo organismo itinerante che attraversa il tempo alla faccia dei solitari.

La scrittrice francese non fa prigionieri, solo vittime del gioco dei sentimenti e della vita. Esistenze segnate dall’incontro-scontro, a volte casuale, con l’altro, con quella metà ancora ignara del potere e dell’influenza che può avere sulle scelte altrui. Un abile intreccio che fa di questi racconti un romanzo a tasselli, un mosaico di storie che prende forma e regala al lettore una visione sempre più ampia delle cose, trasformandolo da spettatore in silenziosa voce narrante delle vicende umane descritte. Una sorta di empatia crescente capace di avvincere fino all’ultima pagina, in attesa della rivelazione.
Il tutto è scandito da un’ironia graffiante, da una descrizione grottesca ma fortemente realistica dei personaggi, capace di far scaturire nel lettore un sorriso, il riso amaro di chi si riconosce inevitabilmente in quelle dinamiche contorte e dolorose proprie delle relazioni umane.

“La vista di quella moglie legittima e trascurata è stata ben più letale di tutte le delusioni, le attese, le promesse non mantenute, le candele e le tavole apparecchiate invano.

In questo libro vi è tutta l’abilità dell’autrice di teatro, che ha reso Yasmina Reza una commediografa di fama mondiale. Una per tutte, tra le sue opere teatrali, Il dio del massacro (Adelphi, 2006), da cui il regista Roman Polanski ha tratto, nel 2011, la versione cinematografica intitolata Carnage.

Yasmina Reza è nata a Parigi nel 1959, da madre ungherese e padre russo di origini iraniane. Ha pubblicato sette testi teatrali, tra cui Art, rappresentati sui palcoscenici di tutto il mondo. Ha ottenuto riconoscimenti prestigiosi, come il Laurence Olivier Award e il Tony Award. È inoltre autrice di diverse opere di narrativa, tra cui Una desolazione e Uomini incapaci di farsi amare, pubblicati da Bompiani.

:: Recensione di Chiuso per lutto, Gianni Simoni, (Tea, 2013) a cura di Viviana Filippini

10 novembre 2013

chiuso_per_luttoLa pubblicità di un noto snack di qualche anno fa recitava: “C’è sempre qualcosa dietro”, ed è quello che ho pensato pagina dopo pagina, mentre leggevo il nuovo giallo di Gianni Simoni, Chiuso per lutto, edito da Tea. Direi che il genere preciso al quale ricondurre il libro con le indagini del giudice in pensione Petri e dell’amico ispettore, mancato pensionato, Miceli è il togato ambiente del legal thriller. Il libro ha un ritmo incalzante e si svolge su due piani. Da un lato, c’è il piano che fa da cornice e rigurda la difficile situazione del commissario Miceli, il quale a causa di un errore di calcolo degli anni lavorativi dovrà, come indicato in una lettera ricevuta dal Ministero, rimandare di un anno il pensionamento e si troverà alle prese con la  convivenza e collaborazione con il nuovo commissario: Grazia Bruni. L’altro piano, quello che ci trascina e ci coinvolge portandoci accanto a Petri, è l’indagine per la risoluzione di due efferati casi di omicidio a Brescia. Le vittime brutalmente assassinate sono un macellaio e un anziano professore. Petri li conosceva entrambi. Dal venditore di carne il giudice andava ogni giorno per comprare tagli più o meno pregiati e salutare l’avvenente moglie dell’uomo. Con il secondo, l’amicizia era nata da poco, dopo essersi incrociati in alcune occasioni nello stesso negozio del macellaio. L’ex giudice in pensione si lascerà coinvolgere sempre più nelle indagini e nella caotica sequenza di eventi dove intrighi, tresche amorose, ritorsioni private, possibili tradimenti e sensi di colpa dovranno essere riordinati come le tessere di un puzzle, per capire se tra i due delitti ci siano legami e cosa li abbia scatenati. In un primo momento gli indizi sembrano condurre chi indaga verso un colpevole preciso, ma piccoli fatti quotidiani, parole e gesti mettono in crisi ogni certezza degli investigatori. Petri vuole capirci qualcosa e decide di continuare la ricerca del colpevole, perché sente un bisogno necessario di comprendere la dinamica degli omicidi. Simoni fornisce a tutti i personaggi presenti – dalle vittime ai carnefici, fino agli ispettori – una dimensione psicologica dalla quale emergono le contorte macchinazioni che animano le menti umane e che spesso portano le persone, comprese quelle che sembrano le più indifese e insospettabili, a compiere gesti impensabili. A rendere serrata e claustrofobica la caccia all’assassino e a incupire l’animo di Petri ci pensa Brescia, la città di ambientazione, che in Chiuso per lutto è permeata in modo costante dalla pioggia, da un’umidità che si insidia ovunque mescolando le prove e da un pungente gelo che penetra nei cuori delle persone indurendole, fino a renderle insensibili al dolore. L’umanità presente in questo legal thriller è ambigua, caratterizzata in alcuni casi da una doppia personalità che vive in corpi unici, nei quali, in alcuni casi, la parte più tetra e cupa prende il sopravvento, portando l’uomo o la donna comune a diventare un brutale carnefice. Chiuso per lutto è un giallo ad alta tensione, scorrevole e dinamico, nel quale il giudice Petri nonostante la pensione e la lunga carriera lavorativa non smetterà mai di stupirsi nello scoprire – per l’ennesima volta – che le persone non sempre sono quello che a prima vista sembrano.

Gianni Simoni, ex magistrato, ha condotto quale giudice istruttore indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e di terrorismo. Con Garzanti ha pubblicato Il caffè di Sindona, in collaborazione con Giuliano Turone. La precedente indagine del commissario Miceli e dell’ex giudice Petri pubblicata da Tea è Commissario, domani ucciderò Labruna.

:: Un’ intervista con Camilla Läckberg

10 novembre 2013

bambino segretoCiao Camilla. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Camilla Läckberg? Punti di forza e di debolezza.

Probabilmente mi piacerebbe che mi descrivessero come una persona determinata che pensa che sia importante avere uno spirito aperto e curioso. Le cose più importanti della mia vita sono i miei figli. La mia forza è probabilmente la mia determinazione, mentre la mia debolezza è che a volte posso essere troppo gentile.

Raccontaci qualcosa del tuo background, dei tuoi studi, della tua infanzia.

Sono nata e cresciuta nella cittadina di Fjällbacka, un vecchio borgo di pescatori lungo la costa occidentale. Sono stata influenzata molto presto dal mondo della letteratura poliziesca, e all’età di otto anni avevo già divorato la maggior parte dei romanzi di Agatha Christie.

Che lavori hai svolto in passato, prima di diventare una scrittrice a tempo pieno? Cosa puoi dirci di questa esperienza?

Per molti anni ho lavorato come economista, ma non era una cosa importante per me. Il mio cuore è sempre stato legato alla scrittura.

Quando hai capito che avresti voluto fare la scrittrice?

Da quando ero molto giovane! All’età di cinque avevo già scritto il mio primo romanzo crime dal titolo ” Babbo Natale”.

Sei l’ autrice della serie poliziesca di Erica Falck e Patrik Hedström, ambientata a Fjällbacka. Dopo La principessa di ghiaccio, Il predicatore, Lo scalpellino e L’uccello del malaugurio, Il bambino segreto è il tuo quinto romanzo pubblicato in Italia da Marsilio. Potresti parlarcene? Qual è stato il punto di partenza nel processo di scrittura ?

La Seconda Guerra Mondiale è sempre stato un argomento rilevante di discussione e volevo esplorare il ruolo neutrale della Svezia in questo periodo. Ho avuto l’ispirazione quando sono passata davanti ad una lapide che era stata contrassegnata con “Tyskungen”, il titolo svedese del romanzo. Traduzione letterale “Il bambino tedesco”.

Che tipo di ricerche hai svolto?

Ho fatto molte ricerche sulla Seconda Guerra mondiale e usando diversi tipi di fonti.

Potresti dirci qualcosa dei protagonisti ?

Erica è una scrittrice ostinata spesso coinvolta nel lavoro della polizia locale, dalla quale a volte non è molto apprezzata. E’ una madre amorevole e premurosa. Patrik, il marito di Erica, lavora presso la locale stazione di polizia. Ha una grande dedizione per il suo ruolo di padre.

Fjällbacka, è uno scenario straordinario per un romanzo. Può descriverci questo paesaggio nordico?

Fjällbacka è un luogo idilliaco, molto influenzato dalla presenza del mare. Il paesaggio nordico può essere molto vario, e non mi azzardo nemmeno a provare a descriverlo. Devi venire e scoprirlo tu stessa!

Quale è la tua scena preferita in Il bambino segreto ?

Questa è una domanda difficile! Davvero troppo difficile.

Eventuali progetti di film tratti dal tuo libro?

The Hidden Child, Il bambino segreto, è ora disponibile come film ed  è stato mostrato questa estate nelle sale cinematografiche di tutta la Svezia. Credo che sia una cosa abbastanza irreale e davvero fantastica!

Leggi altri scrittori contemporanei? Quali sono i tuoi scrittori preferiti? Da chi ti senti maggiormente influenzata?

Leggo molto e tutte le volte che ne ho la possibilità, ma uno dei miei scrittori preferiti è Peter Robinson.

Cosa stai leggendo in questo momento? Chi sono i tuoi scrittori esordienti svedesi preferiti?

Ci sono molti grandi autori là fuori e uno di questi è Martin Melin.

Ti piace fare tour promozionali? Racconta ai nostri lettori qualcosa di divertente su questi incontri.

Le promozioni letterarie, come le fiere del libro e le presentazioni, sono molto importanti per avvicinarsi ai fan. Mi piace molto ascoltare da i fan i commenti sui personaggi principali per esempio. Hanno opinioni diverse circa Erica e Patrik.

Verrai in Italia a presentare i tuoi romanzi?

Non c’è niente di stabilito, ma spero di venire presto a visitare il vostro bel paese!

Qual è il tuo rapporto con i tuoi lettori ? Come possono mettersi in contatto con te?

Cerco di rimanere legata il più possibile ai mie lettori, anche se alcuni di loro vivono dall’altra parte del mondo. I social media, come Instagram, Twitter e Facebook mi hanno aiutato a mantenere un bel dialogo con i miei lettori. Questo è qualcosa di veramente importante per me.

Infine, l’ inevitabile domanda: a cosa stai lavorando ora?

Ora sto lavorando al mio nono romanzo poliziesco, The Lion Tamer, e al mio quarto romanzo per bambini su Super-Charlie.

:: Segnalazione di Sono stato un numero Alberto Sed racconta (La Giuntina, 2009) a cura di Natalina S.

9 novembre 2013

Sono-stato-un-numero“Le pagine più belle non sono di carta, le scrive il cuore”. Parto da questa frase che, insieme a tante altre contenute nel libro, mi è entrata dentro durante la lettura. La mia testimonianza non vuole essere una recensione, semplicemente un consiglio per avvicinarsi ad una narrazione reale, significativa, profonda, oserei dire, catartica di cui solo il cuore può esserne l’autore. Arrivata fino in fondo, con gli occhi carichi di lacrime, la voce interrotta dal singhiozzo e il cuore strozzato dalla crudeltà di cui il genere umano, quello stesso a cui appartengo, si è reso artista maledetto, sento il bisogno di preservare coloro che non sono pronti ad affrontare una lettura tanto forte, così come lo stesso Riccardi raccomanda. Al contrario, se il vostro cuore si sentisse pronto, apritelo, perché oltre al dolore, in questa historia, è contenuta la freschezza della vita. Al signor Alberto, che lo immagino con il volto buono di mio nonno, il mio grazie perché dall’orrore è riuscito a far sgorgare solo amore come lo stesso De Andrè cantava “dal diamante non nasce niente, dal letame può nascere un fiore”. A  Riccardi, la più sincera gratitudine per aver raccolto e fatto giungere a noi quel cuore che l’Olocausto non è riuscito a sporcare ma intingere di sentimenti più puri.

Questo libro racconta la vita di Alberto Sed dalla nascita ai giorni nostri. Rimasto orfano di padre da bambino, Alberto è stato per anni in collegio. Le leggi razziali del 1938 gli hanno impedito di proseguire gli studi. Il 16 ottobre 1943 è sfuggito alla retata effettuata nel ghetto di Roma. E’ stato catturato in seguito, insieme alla madre e alle sorelle Angelica, Fatina ed Emma. Dopo il transito da Fossoli, la famiglia è giunta ad Auschwitz su un carro bestiame. Emma e la madre, giudicate inabili al lavoro nella selezione condotta all’arrivo, sono finite subito nella camera a gas. Angelica, un mese prima della fine della guerra, è stata sbranata dai cani per il divertimento delle SS. Solo Fatina è tornata, segnata da ferite profonde: ha assistito alla fine di Angelica ed è stata sottoposta agli esperimenti del dottor Mengele.
Alberto è sopravvissuto a varie selezioni, alla fame, alle torture, all’inverno, alle marce della morte. Ha partecipato per un pezzo di pane ad incontri di pugilato fra prigionieri organizzati la domenica per un pubblico di SS con le loro donne. Dopo essere scampato a un bombardamento, è stato liberato a Dora nell’aprile 1945. Tornato a Roma, superate le difficoltà di reinserimento, ha iniziato a lavorare nel commercio dei metalli e si è sposato. Ha tre figli, sette nipoti e tre pronipoti.

Roberto Riccardi (Bari, 1966), colonnello dell’Arma e giornalista, dirige la rivista Il Carabiniere. Ha esordito per Giuntina con Sono stato un numero. Alberto Sed racconta (2009), che ha vinto il Premio Acqui Storia ed è arrivato in finale al Premio dei Ragazzi dell’Adei-Wizo. Con Legame di sangue (Mondadori, 2009) si è aggiudicato il Premio Tedeschi, annuale del Giallo Mondadori. Ha pubblicato racconti per il Giallo Mondadori e per Hobby & Work Publishing.

:: Recensione di La notte di Praga di Philip Kerr (Piemme, 2013) a cura di Giulietta Iannone

9 novembre 2013

la notte di pragaC’era poca birra in giro, spesso non ce ne era affatto. Taverne e osterie iniziarono a chiudere un giorno alla settimana, poi due, a volte tutte assieme, e dopo poco ci furono solo quattro localini in città dove si potesse regolarmente trovare un boccale di birra. Quell’acqua acida, marroncina e salmastra che sorseggiavamo tristi dai nostri bicchieri mi ricordava più che altro il liquido dentro i buchi delle granate e le pozzanghere stagnati della Terra di Nessuno, dove a volte eravamo stati costretti a cercare riparo. Per un berlinese era quella la vera disgrazia. Era difficile trovare i superalcolici e questo significava che era impossibile ubriacarsi e sfuggire a se stessi. Ecco perché a tarda notte finivo spesso a pulire la pistola.     

La notte di Praga (Prague Fatale, 2011), tradotto da Elena Orlandi ed edito da Piemme, è l’ottavo romanzo dedicato dallo scrittore scozzese di Edimburgo, classe 1956, Philip Kerr, al personaggio di Bernhard “Bernie” Gunther, investigatore nella Germania nazista.
Tutto cominciò con una trilogia Berlin Noir composta da tre romanzi: Violette di marzo (March Violets, 1989), Il criminale pallido (The Pale Criminal, 1990), Un requiem tedesco (A German Requiem, 1991) portati in Italia da Passigli editore.
Ma naturalmente un personaggio come “Bernie” Gunther meritava altro spazio e quindici anni dopo Kerr riprese la serie con L’uno dall’altro (The One From the Other, 2006),  A fuoco lento (A Quiet Flame, 2008), Se i morti non risorgono (If The Dead Rise Not, 2009), tutti editi da Passigli, l’inedito Field Grey del 2010, appunto La notte di Praga, e l’ultimo, ancora anch’esso inedito in Italia, A Man Without Breath del 2013.
Se avete amato la serie di Martin Bora di Ben Pastor troverete di sicuro interesse anche questa serie caratterizzata forse da una maggiore crudezza e durezza.
Siamo a Berlino nell’autunno del 1941, e il commissario della polizia criminale di Alexanderplatz “Bernie” Gunther, di ritorno dall’Ucraina in cui ha partecipato a veri e propri stermini di massa, vive tormentato dal rimorso e dall’avversione sempre più crescente per il regime nazista, meditando ogni sera il suicidio, smontando e rimontando la sua Walther automatica.
La vita a Berlino è fatta di grandi ristrettezze. Manca tutto e quello che resta è razionato: le patate, la carne,

in teoria ognuno di noi aveva diritto a mezzo chilo di carne alla settimana, ma anche a patto di trovarla era più probabile riceverne solo cinquanta grammi per un buono da cento, il latte, il pane, sapeva di segatura e molti giuravano che fosse fatto proprio con quella. Difficile trovare vestiti, o scarpe, non si poteva compare un paio di scarpe ed era impossibile trovare un calzolaio,

o qualsiasi altro oggetto di consumo se non prodotti di imitazione e di scarsa qualità

i lacci si spezzavano quando cercavi di stringerli. I bottoni nuovi si rompevano tra le dita mentre ancora tentavi di cucirli. Nessuno si lavava quasi più se non con un misero pezzo di sapone sbriciolato grande come un biscotto(…) un pezzo per un mese intero.

La propaganda sui giornali titola: La nostra disgrazia sono gli ebrei e intanto le bombe della RAF si abbattono su cose e persone tra un coprifuoco e l’altro.
Tutto manca a Berlino tranne i furti e i delitti e “Bernie” Gunther, ritornato a lavorare alla Kripo, si trova a indagare su un presunto suicidio che ben presto si rivela un omicidio.
Geert Vranken, un operaio di ferrovia volontario, trentanovenne nato in Olanda, viene rinvenuto ai lati di una ferrovia dopo essere stato investito da un treno. Profonde ferite di coltello evidenziano successivamente che è stato assassinato.
Mentre indaga su questo delitto (che sembra scollegato ma che ritroveremo connesso alle indagini successive) Bernie salva una ragazza, Arianne Tauber, da una apparente tentativo di violenza. E qualcosa di molto simile all’amore entra nella sua vita. Arianne lavora come guardarobiera in un night club e forse non è niente altro che una prostituta, ma per Bernie è soprattutto l’occasione di distrarsi, di vivere una storia che abbia qualcosa di umano per non pensare continuamente al suicidio.
Poi una vecchia conoscenza del passato, il generale delle SS Reinhard Heydrich, ora promosso governatore del Protettorato di Boemia e Moravia, lo chiama a Praga con la scusa di aver bisogno di una guardia del corpo, dopo una serie di recenti attentati alla sua vita. Il vero motivo è ben diverso e Bernie lo scoprirà, a caro prezzo, indagando sull’omicidio di un assistente di Heydrich.
Omaggio sicuramente a L’assassinio di Roger Ackroyd di Agatha Christie, La notte di Praga è un romanzo interessante sia per la parte storica, la ricostruzione di un’epoca, che per la parte puramente investigativa e deduttiva. In fondo è anche una spy story classica, narrata con tinte noir e arricchita da un protagonista come Bernie Gunther difficilmente paragonabile al classico eroe positivo di tanta letteratura gialla.
E’ stato strumento di atti di pulizia etnica, e sebbene non condivida l’ideologia nazista, anzi ritenga tutti i nazisti, Hitler in testa, semplici criminali, e sfrontatamente dichiari la sua avversione al potere anche a rischio di ritorsioni, è pur tuttavia colpevole di aver ubbidito a ordini che tormentano la sua coscienza di poliziotto e di soldato. E proprio la sua coscienza lo rende un osservatore quasi imparziale dei meccanismi che regolano il potere nazista.
Sicuramente è difficile immaginare che un poliziotto potesse avere tutta l’autonomia e la sfrontatezza del personaggio creato da Kerr, immagino che nella realtà sarebbe finito ben presto accusato di alto tradimento e giustiziato, pur tuttavia è difficile non provare simpatia sia per questo personaggio che per Arianne Tauber, donna con cui vive una breve parentesi sentimentale e che si rivelerà ben diversa da come la immaginava.
Bernie Gunther resta comunque un buono, per quanto le condizioni lo rendano possibile, in un mondo dove il Male governa indisturbato.
Da recuperare i romanzi precedenti.

Philip Kerr, nato a Edimburgo, vive tra Wimbledon e la Cornovaglia. Dopo la laurea in Legge, ha cambiato completamente ambito e ha lavorato per anni come copywriter in alcune delle più importanti agenzie pubblicitarie inglesi. Ha all’attivo numerosi romanzi, i più famosi dei quali compongono la serie noir in cui compare il detective Bernie Gunther, indimenticabile protagonista de La notte di Praga. Autore bestseller in Gran Bretagna e in Francia, Philip Kerr è amatissimo tanto dal pubblico quanto dalla critica, che gli ha tributato numerosi riconoscimenti, tra cui l’Ellis Peters Historical Award.