Posts Tagged ‘Viviana Filippini’

:: Olga di carta. Il viaggio straordinario di Elisabetta Gnone (Salani, 2015) a cura di Viviana Filippini

4 gennaio 2016
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Lo scorso anno ho viaggiato tra le storie di tanti libri, ma scegliendone uno su tutti, il migliore del 2015 senza dubbio è Olga di carta. Il viaggio straordinario, di Elisabetta Gnone, edito da Salani. Chi è la strana ragazzina? Olga Papel, questo il nome della bambina minuta come un ramoscello, ha una particolare dote che le permette di distinguersi dai tanti personaggi che la circondano. Lei è abile a raccontare storie e, queste vicende mirabolanti, Olga afferma di averle vissute davvero. Il problema sta nel fatto che qualcuno le crede, mentre altri son molto sospettosi, perché a loro sembra impossibile che una bambina, così esile e fragile, possa aver fatto quelle cose che racconta. Tra le tante storie, Olga ne narra una davvero speciale all’amico Bruco, nella quale una bambina fatta di carta che compie un avventuroso viaggio per raggiungere l’isola dove abita la maga Ausolia e chiederle di trasformarla in una bambina in carne ed ossa come tutti gli altri. Bruco ascolta rapito la voce di Olga, ma attorno a lui si riuniscono tutti i compaesani della piccola protagonista che, incuriositi, vogliono scoprire il destino della bambina di carta. La protagonista narratrice racconta quindi la vicenda di Olga e dei tanti personaggi, più o meno strambi, che lei incontrò nel suo avventuroso cammino: dalla bambina diventata di pietra, passando per il ragazzino della mongolfiera, fino agli acrobati che si staccavano le teste, appartenenti ad un bizzarro circo che accolse la bambina. In Olga di carta, La Gnone crea un vortice di situazioni fantastiche che stupiscono il lettore, adulto e bambino, per gli imprevedibili e inaspettati colpi di scena presenti fino alla fine quando, finalmente, l’eroina protagonista della vicenda raccontata da Olga arriva davanti alla maga. Il romanzo edito da Salani è appassionante, perché ha la capacità di stupire e, allo stesso tempo, di fare riflettere. Leggendolo scatta il richiamo ad altri importanti libri per ragazzi che hanno al centro il tema della crescita e del disagio che la diversità dagli altri può creare. Olga mi ha ricordato Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol (vedi il riferimento al bosco e agli strampalati personaggi che lo abitano) il collodiano Pinocchio e, anche il più recente, Gaspare Torrente di Una barca nel bosco, di Paola Mastrocola. Olga di carta è un perfetto romanzo di formazione e ogni avventura, narrata e vissuta dalla protagonista, può essere identificata con le prove (tipi che del Bildungsroman) che ogni ragazzino/na in fase di crescita deve affrontare per trovare il proprio posto e ruolo nel mondo. Olga arriva alla fine del suo viaggio tutta stropicciata e rappezzata, perché la carta che la compone si è più volte rovinata e più volte è stata da lei stessa rattoppata con carte diverse. Certo è che le avventure narrate in Olga di carta di Elisabetta Gnone, sono importanti per la piccola Olga, per i suoi amici e anche per noi lettori, perché ci aiutano a capire quanto sia importante essere unici.
A rendere ancora più coinvolgente la storia ci son le immagini fatte da Linda Toigo con la tecnica del paper cut. Immagini di carta che ci fanno sentire Olga ancora più vicina.

Elisabetta Gnone è nata a Genova e vive sulle colline del Monferrato. È stata direttore responsabile delle riviste femminili e prescolari della Walt Disney, per la quale nel 2001 ha creato la serie a fumetti W.I.T.C.H., destinata a un successo mondiale. Nel 2004 ha pubblicato il primo libro della fortunatissima saga di Fairy Oak, che ha conquistato il cuore di milioni di giovani lettori nel mondo. Negli ultimi anni Elisabetta si è dedicata alla scrittura del suo nuovo romanzo Olga di carta,una storia sull’importanza di raccontare le storie, che fra risate, commozione e tenerezza affronta i temi della fragilità, della vulnerabilità e dell’imperfezione che ci rendono umani.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Salani.

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:: La scomparsa di De Paoli. Un caso di Petri e Miceli, Gianni Simoni, (Tea 2015) a cura di Viviana Filippini

29 dicembre 2015
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Nono appuntamento per Petri e Miceli con un nuovo caso di morte misteriosa da risolvere, in La scomparsa di De Paoli. Un caso di Petri e Miceli, scritto dall’ex magistrato Gianni Simoni. Il libro, edito da Tea, è ambientato a Brescia e l’incipit conquista da subito il lettore portandolo ad assistere al ritrovamento di un cadavere, abbandonato in un fosso, lungo una delle stradi provinciali sulle quali si muove il traffico in entrata e in uscita dalla città. Da subito la polizia riscontra evidenti problemi nell’attuare il riconoscimento del corpo a causa dell’avanzato stato di decomposizione. A determinare gli imprevisti il lavorio dell’acqua, delle intemperie e dei vari animaletti che si aggirano nelle campagne. L’ex giudice Petri vorrebbe restare fuori dall’indagine per lasciare campo libero a Grazia Bruni, il nuovo commissario, ma non può rimanere estraneo al caso, quando si scopre chi è la vittima. Il corpo senza vita appartiene al medico Emilio De Paoli, amico e medico di Petri, scomparso da casa da qualche giorno. Il caso sconvolge molto la città, e Petri stesso che, dopo un iniziale senso di spaesamento, si getta a capofitto nell’indagine. Il suo intento è preciso: scoprire chi e perché ha determinato la morte del medico molto conosciuto e rispettato da tutti. Ancora una volta Gianni Simoni riesce a orchestrare una trama avvincente nella quale, accanto all’indagine (nella quale ad un certo punto ci si rende conto che forse certe verità è meglio non emergano) presenta ai lettori un vero e proprio viaggio, o meglio, un’ indagine psicologica nelle menti dei diversi personaggi protagonisti. In questo modo chi legge può conoscere alcune delle creature letterarie nate dalla penna di Simoni. Petri è un giudice che agisce sempre con coraggio, ha ben chiaro cosa fare e come muoversi sulla scena del delitto per ottenere le informazioni di cui ha bisogno. Vicino a lui troviamo Grazia Bruni che, fin dal suo arrivo, si dimostra una donna forte, decisa, tutta d’un pezzo, anche lei con l’obiettivo ben preciso di trovare la verità. Accanto a loro ci sono gli aiutanti di sempre come l’esperto Maccari, l’abile Esposito, la coppia inseparabile di Grasso e Tondelli, il procuratore Martinelli e il e nuovo vice ispettore Armiento. In realtà, dentro alla narrazione, Simoni dà maggiore spazio anche a personaggi che potrebbero sembrare semplici figure secondarie, ma in realtà, nel corso nella storia, con le loro azioni e parole, dimostreranno di avere una precisa personalità. Tra di loro è interessante Anna, la moglie di Petri, perché lei e il marito sono la dimostrazione che esistono ancora persone che, dopo tanti anni di matrimonio, si amano come fosse il primo giorno. Curiosa è la figura di Eleonora, all’apparenza la tipica segretaria svampita, la quale dimostrerà di avere una personalità tenace e forte. E che dire di Roberta, la domestica del medico De Paoli. Leggendo la sua vicenda capiremo quanto sia stato importante per lei l’incontro con il dottore. La trama narrativa è molto cupa, ma l’ironia usata da Simoni riesce a rendere meno gravosa e opprimente la cappa di tenebre presente nell’intreccio. Il nuovo libro di Gianni Simoni è un giallo avvincente, caratterizzato da un linguaggio scorrevole, nel quale non c’è solo la ricerca del colpevole, perché in La scomparsa di De Paoli. Un caso di Petri e Miceli, l’autore spinge i vari personaggi, e un po’ anche a noi lettori, a riflettere sul rapporto con gli altri e al fatto che non sempre la realtà è quello che sembra.

Gianni Simoni, ex magistrato, ha condotto quale giudice istruttore indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e di terrorismo. Con Garzanti ha pubblicato Il caffè di Sindona, in collaborazione con Giuliano Turone. Nelle edizioni TEA son pubblicati I casi di Petri e Miceli e Le indagini del commissario Lucchesi.

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa TEA.

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:: Di impossibile non c’è niente, Andrea Vitali, (Salani 2015), a cura di Viviana Filippini

18 dicembre 2015
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Di impossibile non c’è niente di Andrea Vitali, edito da Salani, è un libro per bambini, ma anche per adulti che, grazie a questa divertente e curiosa storia, potranno recuperare quella spensieratezza fanciulla, troppo spesso dimenticata una volta diventati grandi. La vicenda, narrata dallo scrittore nato sul lago di Como, ha come sfondo una tranquilla, ma allo stesso tempo originale, casa di riposo per anziani, nota con il nome di Ospizio Vistalago. Qui si è ritirato Babbo Natale e, accanto a lui, ci sono i tanti altri amici e personaggi della tradizione: i Sette Nani, il Topolino dei Denti, la Cicogna che Porta i Bambini e la Befana. Perché sono in questo posto? Semplice. La vita delle persone si è trasformata a tal punto che, certe abitudini del passato sono cadute nel dimenticatoio per sempre. A smuovere Babbo Natale e i suoi compagni dall’armonioso, ma anche un po’ monotono, torpore della casa di riposo, è l’arrivo di una letterina. A scriverla il bambino Gelso, il quale chiede aiuto a Babbo Natale, perché lo stupendo boschetto davanti a casa sua rischia di essere abbattuto. Motivo? L’intento dei grandi è di eliminare il bosco fatto di alberi sui quali nascono fragoline meravigliose per costruirci case, altri palazzi e ancora case. Leggendo le parole del bambino Gelso, Babbo Natale sente rinascere in lui la voglia di agire e di fare il bene per il prossimo. Questa forza rinnovata, un poco alla volta, coinvolgerà anche tutti gli altri ospiti dell’ospizio, che metteranno da parte i loro acciacchi per aiutare il piccolo Gelso. Recuperando la vitalità di un tempo, Babbo Natale e i suoi amici, con le loro eroiche gesta, dimostreranno che bastano pochi, semplici gesti per rendere davvero felici i bambini. Andrea Vitali crea una favola per i piccoli lettori nella quale la magia e la fantasia faranno sognare i bambini, portandoli in un mondo nel quale tutto è possibile se lo si desidera con tenacia. Allo stesso tempo, l’intreccio narrativo creato dall’autore ha la potenza comunicativa tipica del romanzo per adulti, perché spinge il lettore (adulto o bambino che sia) a riflettere sul valore delle tradizioni e su quanto sia importante mantenerle vive, trasmettendole nel tempo. Di impossibile non c’è niente di Andrea Vitali è una storia di Natale dove ci si diverte e si ride in compagnia di Babbo Natale e dei suoi compagni ma, allo stesso tempo, il libro ci invita a non dimenticare quegli usi e costumi tramandati di generazione in generazione. Illustrazioni Fabiana Bocchi

Andrea Vitali da ragazzo voleva fare il giornalista, ma poi suo padre l’ha convinto e, dopo aver fatto lavoretti come andare a leggere i contatori dell’acqua, consegnare i certificati elettorali, lo scrutatore nei seggi elettorali e il contadino, ha finito per fare il medico. È nato a Bellano, sul Lago di Como, ed è proprio lì che, ispirato dal denso odore di spezie dell’acqua immobile e scura, ha cominciato a scrivere romanzi, e non si è più fermato. Ha scritto più di venti libri per adulti che hanno venduto oltre tre milioni di copie, ma è solo da qualche anno che ha cominciato a dedicarsi anche ai ragazzi, imparando a farsi amare da intere generazioni. Il successo però non gli ha dato alla testa e continua a vivere, sognare e scrivere nella sua Bellano, inebriato dall’aria del lago di cui profumano tutti i suoi romanzi. Il suo sito ufficiale è: www.andreavitali.info

Source: libro inviato dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Salani.

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:: Nonostante tutto, Francesca Vignali Albergotti, (Fazi 2015) a cura di Viviana Filippini

14 dicembre 2015
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Nonostante tutto è il titolo del romanzo d’esordio di Francesca Vignali Albergotti, pubblicato da Fazi editore. La storia ha una trama che paragonerei ad un gustoso e sfizioso minestrone, perché quello che l’autrice mette sulla carta, non è una vicenda dove il protagonista è uno solo. Quello della scrittrice, originaria di Verona, è un romanzo corale. Dodici sono i personaggi che caratterizzano la dozzina di storie presenti in questo libro e, tutti, sono lo stereotipo, o forse sarebbe meglio dire, la “macchietta” dei tanti comportamenti che caratterizzano la nostra specie umana. Le diverse creature letterarie sembrano essere le une indipendenti dalle altre, invece, la Albergotti costruisce un impianto narrativo nel quale tutti i suoi personaggi, apparentemente slegati tra loro, diventano protagonisti di un’unica storia, nella quale sottili fili, quasi invisibili, informano noi lettori dei legami esistenti tra i vari attori narrativi. Tanto per farvi un esempio, il romanzo si apre con Susy, una donna di mezza età che si mantiene in forma e al passo con i tempi. Accanto a lei, il nuovo marito Carlo, un tipo che dimostra di essere infallibile con il gentil sesso. Quest’ultimo ha un figlio, Leonardo, depresso e abbattuto, pronto a guarire grazie all’aiuto di Paola, una psicologa professionista, innamorata persa del paziente omosessuale. Paola è sposata, ha due figli (Camilla e Gianmaria) che, all’apparenza, non dimostrano problemi e un marito, Edoardo, perfetto ingegnere. Potrei fermarmi qui, ma è giusto che vi faccia conoscere anche gli altri protagonisti. Così, Edoardo, non abbastanza soddisfatto della propria vita coniugale, ha un amante, Rebecca, ex fidanzata di Andrea, che si è già pentito di averla lasciata per Irina. La straniera Irina pensa con nostalgia a Peppe, un ricco imprenditore, pure lui sposato con Gloria. Più ci si addentra nella storia, più l’autrice porta chi legge dentro a vite che, dietro una superficie di luccicante perfezione, dimostrano una fragilità estrema e incombente. Si viene a sapere come certe donne di mezza età pensino più al botulino, che al marito (fardello) malato di demenza senile. Ci son adolescenti infelici di se stessi e del proprio fisico, pronti a tutto pur di raggiungere il peso perfetto. Vicino a loro, futuri padri pronti ad amare il proprio pargolo, ma pentiti di essersi innamorati di una donna che è pura forma e zero sostanza. E che dire dei furbetti che si sono arricchiti con giochetti loschi, senza rendersi conto che, come ricorda un noto detto popolare: “le bugie hanno le gambe corte”? Questo romanzo di vita si inoltra nella profondità dell’animo umano e ci spiazza mostrandoci le paure, le ossessioni, la voglia di riscatto da una vita non felice e la fragilità caratteriale che contrassegna tutti i diversi personaggi. I protagonisti sono “tipi” umani minati dalla solitudine, dall’incapacità di essere sinceri con se stessi e con il mondo che li circonda. Ognuno di loro è come bloccato e incapace, non si sa per colpa di chi o cosa, a comunicare e ad esternare il proprio malessere. In Nonostante tutto, le creature della Albergotti sono lontane tra loro e sono individui così strambi da sembrare quasi surreali, ma se provassimo a metterli in relazione alla nostra vita reale, ci renderemmo contro che, forse, nonostante tutto, tanto diversi da noi non sono.

Francesca Vignali Albergotti, nata a Verona, ha vissuto a Bologna e negli Stati Uniti prima di trasferirsi ad Arezzo, dove vive in una grande dimora-albergo risalente al 1100, dopo aver sposato un uomo che è anche un marchese. Amante della musica, legge molto e dorme poco, cucina e scrive ossessivamente.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Fazi.

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:: Si chiamava Tomoji, Jiro Taniguchi, (Rizzoli Lizard 2015) a cura di Viviana Filippini

8 dicembre 2015
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In Si chiamava Tomoji, il disegnatore Jiro Taniguchi affronta un’epoca del Giappone (l’era Taisho che va dal 1912 al 1926) finita oggi un po’ nel dimenticatoio. In questo periodo rurale prendono forma le avventure di vita di due giovani ragazzi, i cui destini si intrecceranno per sempre. Da una parte, i disegni di Taniguchi ci mostrano Tomoji Uchida, una ragazzina di tredici anni sulla strada di casa dopo la scuola. Dall’altra parte, mentre lei cammina immersa nella natura, a casa Uchida c’è in visita Fumiaki Itô, un diciannovenne appassionato di fotografia che, poco dopo aver scattato qualche immagine, riprende il suo cammino. Sarà il verso di un falco a richiamare la loro attenzione e a far capire a noi lettori che le vite dei due ragazzi si uniranno presto. Tomoji continua a vivere la sua vita di adolescente, ma la spensieratezza verrà messa da parte presto a conseguenza di una serie di drammatici eventi che colpiranno lei e la sua famiglia. La ragazzina maturerà presto e si dividerà tra studio e lavoro, fino a quando Fumiaki Itô ricomparirà nella sua vita per restarci. Taniguchi utilizza il fumetto non solo per raccontare un’epoca storica, ma per narrarci gli amori, i dolori, i desideri e le preoccupazioni di una giovane donna che cresce in un Giappone antico, dove i ritmi della vita non son scanditi dall’orologio, ma dall’alternarsi delle stagioni. L’autore prende spunto da personaggi realmente vissuti -Tomoji Uchida e il marito Fumiaki Itô, fondatori di un’importante branca religiosa del buddismo- per fare un fumetto storico biografico ricco di sentimenti e di speranza per il futuro. Traduzione Vincenzo Filosa.

Jiro Taniguchi nasce a Tottori, Giappone, nel 1947. Nel corso della sua carriera vince numerosi premi, tra cui l’Osamu Tezuka Culture Award (1998), l’Alph’Art al Festival del fumetto di Angoulême e, nel 2010, il riconoscimento come “Maestro del fumetto” nell’ambito del Lucca Comics and Games. Tra i libri dell’autore pubblicati in italiano, Al tempo di papà, In una lontana città e, per Rizzoli Lizard, i due volumi de Gli anni dolci, La montagna magica, Uno zoo d’inverno, Un anno – Primavera, Furari – Sulle orme del vento e la serie La vetta degli Dei – tratta da un romanzo di Baku Yumemakura. Vive e lavora a Tokyo.

Source: prestito bibliotecario.

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:: Radio Imagination, Seikō Itō, (Neri Pozza 2015) a cura di Viviana Filippini

1 dicembre 2015
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Dj Ark è il protagonista di Radio Imagination, il romanzo di Seikō Itō, pubblicato da Neri Pozza. Lo speaker parla dalla sua strana emittente radiofonica che ha sede su una pianta di cryptomeria, molto simile ad una conifera. Da questo albero l’uomo improvvisa la sua trasmissione, sempre e solo in diretta, alternando parole, buona musica e i tanti messaggi che gli arrivano dagli ascoltatori, sottoforma di mail o di telefonate. Dj Ark in realtà si chiama Akutagawa Fuyusuke, è completamente solo sul suo albero, ma questo stato al protagonista non fa paura anzi, sembra essere il motore ideale che gli dà la carica per diffondere la sua voce tra la gente. Il romanzo di Seikō Itō è curioso e allo stesso tempo affascinante, perché grazie ad una scrittura fluida, Dj Ark condivide con chi legge e, nella narrazione con chi lo ascolta, quella che è la sua vita. Non a caso, si scopre che la vicenda è ambientato poco dopo il tremendo terremoto avvenuto nel Tōhoku, che scatenò lo tsunami e il terribile incidente alla centrale di Fukushima.  Veniamo a conoscenza del fatto che il protagonista ammette di essere stato un musicista rock di scarso successo, un manager musicale e che ha sempre avuto rapporti un po’ contrastati con il padre e il fratello. Inoltre, Dj Ark è alla ricerca disperata di notizie della sua dolcissima e comprensiva moglie Misato e del figlio Sōsuke, andato a vivere lontano da loro. La speranza dell’uomo è che moglie e figlio sentendolo alla radio, decidano di mettersi in contatto con lui. Leggendo le parole di Dj Ark, capiamo che lo speaker sta vivendo una situazione strana, ed è come se lui si trovasse nel momento di passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Forse Dj Ark si sta sognando il tutto, o forse, è morto e quello che ci parla non è il suo copro, ma il suo spirito che vaga nel Giappone colpito dal terremoto, alla ricerca dei familiari con i quali non è riuscito a parlare prima del disastro. Dj Ark continua nella sua impresa grazie alla forza dell’immaginazione, perché essa, oltre a permettergli di trasmettere, lo aiuta ad affrontare il dramma del quale la vita lo ha reso protagonista. In Radio Imagination oltre al simpatico e logorroico personaggio principale, ci sono anche le storie dei soccorritori che dopo lo tsunami si aggirano nella zone colpite del terremoto per portare aiuto a chi ne ha bisogno e che captano, anche se lontana, la voce di  Dj Ark. Il libro di Seikō Itō è un romanzo sulla vita e su come a volte non sia facile accettare e comprendere quello che il destino ci riserva. Radio Imagination è un libro curioso e interessante che spinge il lettore a riflettere sul senso del vivere e a quanto esso possa essere precario. Seikō Itō riesce a creare un perfetto equilibrio narrativo, all’interno del quale i personaggi vivono nella modernità, ma allo stesso tempo con quello che dicono, fanno e pensano, dimostrano di avere un profondo legame e ampia conoscenza delle tradizioni ancestrali giapponesi, dove gli insegnamenti di buddhismo e shintoismo si fondono alla perfezione, rendendo Radio Imagination una vicenda umana e spirituale. Traduzione Gianluca Coci.

Seiko Ito è nato a Tokyo nel 1961. Il suo primo romanzo No−raifu kingu divenne nel 1989 un noto film diretto da Ichikawa Jun. Ha pubblicato raccolte di racconti, saggi e numerosi romanzi. Il primo romanzo tradotto in Italia, Radio Imagination, è edito da Neri Pozza nel 2015 e in Giappone è stato pubblicato nel 2103 in occasione del secondo anniversario del disastro di Fukushima.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo Daniela dell’Ufficio Stampa Neri Pozza.

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:: Piove cenere, Luciano Modica, (Todaro editore 2015), a cura di Viviana Filippini

25 novembre 2015
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Piove cenere è il giallo di Luciano Modica pubblicato da Todaro Editore. La scena narrativa prende vita a Catania, dove il pm Biondi e il commissario Miceli devono risolvere l’ennesimo caso di omicidio che ha ferito la città. La vittima è Orazio Rapisarda, un giovane studente di venticinque anni, trovato morto poco distante da casa. Indagando nella vita del ragazzo, le forze dell’ordine scopriranno che Rapisarda era un militante di estrema destra e, proprio per questa ragione, i sospetti sui presunti colpevoli si concentreranno da subito attorno ai centri sociali della sinistra antagonista. Gli investigatori sembrano aver imboccato la via giusta per incastrare il colpevole ma, in breve tempo, questa pista iniziale lascerà spazio ad una realtà molto più inquietante nella quale la mafia, l’imprenditoria e la politica dimostreranno di andare di pari passo. Il giallo di Luciano Modica è un romanzo corale nel quale si possono individuare da subito coloro che lottano per la giustizia e quelli che, sotto sotto, agiscono in modo costantane e continuo per farla fallire. Il magistrato Biondi con la figlia Silvia, il commissario Miceli, la dottoressa Mignemi faranno il possibile per scovare i colpevoli, mettendo assieme dati, indizi, interrogatori e tutto quello che possa essere utile per la risoluzione del caso. A loro si opporranno, in modo più o meno evidente, coloro che da subito si impongono come antagonisti. Ci saranno il Serpente, un mafiosetto che sta cercando di farsi strada nella delinquenza locale. Accanto a lui Francesco Sanfilippo Rubini, un picchiatore violento, figlio di Ignazio Sanfilippo Rubini, detto il Duca, ex senatore con intrighi di potere vari a Roma e con alcune – una in particolare una- delle potenti famiglie mafiose locali. Accanto a queste figure spunteranno un pentito e l’innocua, almeno all’apparenza, Giulia, figlia del Duca, ricercatrice universitaria, fidanzata per interessi familiari con Salvo Ribera, adorato dal Sanfilippo senior e in grande ascesa nelle file della destra politica. Il mondo creato da Modica è un universo retto dal perfetto equilibrio tra potere politico e delinquenza. L’atmosfera è caratterizzata da una cappa di cupezza e di pesantezza resa ancora più concreta dalla costante presenza della cenere del vulcano Etna che ammanta, nasconde e copre tutto. Questo sistema di corruzione per avere guadagni facili che caratterizza Piove Cenere di Modica, sembra essere intoccabile ma, a spiazzare tutti (personaggi del libro e i lettori stessi) sarà la ribellione di una delle voci protagoniste che, stanca dei soprusi e di sottostare alle regole della delinquenza gratuita, compirà un gesto impensabile che guasterà la macchina della corruzione.

Luciano Modica nasce a Siracusa nel 1967. Accantonato il diploma di pianoforte si laurea in Economia e diventa amministratore giudiziario di aziende confiscate  a Cosa Nostra dalla magistratura. Dada sempre tra le città di Catania e Siracusa, dilapida i suoi guadagni per comprare libri. Mara non gioca a dadi è il suo primo romanzo uscito nel 2011.

Source: inviato al recensore dall’editore.

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:: Letterine a Papa Francesco, a cura di Alessandra Buzzetti, (Gallucci, 2015) a cura di Viviana Filippini

23 novembre 2015
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Letterine a Papa Francesco è il libro curato da Alessandra Buzzetti, giornalista del Tg5, che racchiude alcune delle migliaia di lettere che ogni giorno il Papa riceve dai bambini di tutto il mondo. Ogni lettera e biglietto viene archiviato dagli aiutanti del pontefice e, in breve tempo, i piccoli che si sono rivolti al Papa ricevono una risposta dalla Santa Sede. Il materiale scelto per il libro edito da Gallucci è stato raggruppato in dodici capitoli a diverso argomento, dove le lettere dei bambini sono precedute da brevi testi pronunciati in varie occasioni proprio dal Papa. Tre le pagine sono riportate porzioni delle lettere scritte a mano dai bambini, i loro colorati disegni e la cosa che stupisce è come da questo materiale emerga la tanta curiosità che i piccoli hanno nei confronti di Bergoglio. Dal chiedergli se preferisce Totti o Messi, al perché ci sono la cattiveria e la sofferenza nel mondo, al come si sentiva lui nel momento della prima comunione. Non mancano lettere nelle quali i giovani autori chiedono informazioni su come prendere i voti o diventare Papa, o scritti dove i piccoli chiedono a papa Francesco una preghiera per i propri cari malati e per chi soffre nel mondo. Quello che conquista di questo libro sono le parole pure, innocenti, simpatiche e anche le mature riflessioni che le bambine e i bambini rivolgono a Francesco. Allo stesso tempo sono importanti le parole del Papa che racconta di sé da adulto, ma anche da bambino, dimostrando un’umile umanità che porta il mittente e il destinatario profondamente allo stesso livello. Letterine a Papa Francesco è un libro che fa sorridere e allo stesso tempo commuove, perché ci si accorge che i bambini riescono a vedere il mondo attraverso una sguardo innocente e maturo, scovando il nocciolo delle questioni da subito, senza perdersi nei meandri dei ragionamenti, come spesso accade a noi adulti. Da ricordare, che il testo ha uno scopo solidale, in quanto tutti i proventi del diritto d’autore delle Letterine a Papa Francesco saranno interamente devoluti a favore dei “bambini del Papa”, assistiti nel Dispensario Santa Marta, situato proprio accanto alla residenza del pontefice. Il Dispensario fa capo all’Elemosiniere incaricato di gestire la beneficenza di Papa Bergoglio a Roma, e ogni giorno l’ente offre aiuto e ospitalità a circa cinquecento bambini e alle loro famiglie in difficoltà.

Alessandra Buzzetti è nata a Varese nel 1969. Giornalista e inviata in Italia e all’estero, oggi racconta le cronache vaticane sui diversi tg Mediaset. Ha conosciuto da vicino tre pontefici: Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Papa Francesco. Per Gallucci ha curato Letterine a Papa Francesco.

Source: inviato al recensore dall’editore.

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:: I pesci non hanno gambe, Jón Kalman Stefánsson, (Iperborea, 2015), a cura di Viviana Filippini

16 novembre 2015
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I pesci non hanno gambe e questo lo sappiamo tutti, ma la stessa frase è il titolo del libro dello scrittore Jón Kalman Stefánsson, pubblicato in Italia da Iperborea. Nelle pagine del romanzo emerge tutto il fascino delle grandi terre islandesi e del mondo della cittadina di Keflavik, dove si sviluppa la trama narrativa, in un equilibrato gioco alternato di passato e presente. La voce narrante (un amico del protagonista) ci porta dentro alla storia che ha al centro Ari, un poeta di vocazione diventato, nel corso degli anni, un editore di fama internazionale. Non si capisce cosa o chi abbia scosso nel profondo l’animo di Ari, ma lui ad un certo punto scapperà in Danimarca, abbandonando la moglie e i figli. Qui riceverà una lettera del padre, le cui parole potrebbe portare Ari a tornare nella terra nera di Keflavik. Dalle vicende di questo singolo uomo prende il via un viaggio a ritroso nel tempo che condurrà il lettore a scoprire, da un lato, la storia familiare di Ari e, dall’altro, ad avere un quadro sul mondo islandese nel corso dei secoli. Come Ari, anche sua nonna Margrét, un secolo prima di lui, abbandonò il Canada e tornò a Keflavik, sposando l’uomo che aveva scelto fin dalla sua prima infanzia ma, poco dopo il matrimonio, la donna si accorse che la sua vita sarebbe stata caratterizzata da una profonda solitudine, perché il marito pescatore l’avrebbe lasciata spesso sola per lavorare. Da questo piccolo cosmo si tratteggia una Keflavik dove gli abitanti del passato – e anche quelli del presente- vivevano principalmente di pesca. Nel villaggio, diventato cittadina, ogni giorno è uguale a se stesso, chi non esce in mare a pescare, lavora nelle industrie che puliscono e fanno essiccare il pesce mettendolo su appositi tralicci, seguendo un ciclo continuo che rende la vita monotona e ripetitiva. L’unico elemento che portò a Kelfavik un momento di spumeggiante vitalità, ma anche molti dubbi e perplessità, fu l’arrivo degli americani che, in mezzo a quelle dure rocce di basalto, costruirono un aeroporto, un fatto che a noi potrebbe sembrare cosa da poco, ma che per la cittadina segnò un vero cambiamento. Ari e i suoi amici entrarono in contatto con realtà, mode usi e costumi del tutto nuovi. Coca-cola, caramelle gommose, cibi in scatola, jeans e musica, come quella dei Pink Floyd e Beatles, divennero dei veri e proprio oggetti da collezione, per i quali i giovani del paese erano pronti a tutto per averli, pure a mettersi nei guai. Tutto questo accade in un mondo affascinante e allo stesso tempo brullo, dove chi legge ha la sensazione di essere vicino, emotivamente e fisicamente, ai personaggi protagonisti. I pesci non hanno gambe è il primo capitolo di una saga che ha al cuore dell’intreccio Ari, la sua famiglia e il territorio islandese caratterizzato dal quel senso di deserta solitudine che, al posto di tranquillizzare, inquieta gli animi di chi vi è nato e vissuto. Onnipresente è il mare, quella massa blu che a volte dona e a volte toglie, nella quale i pesci, che non hanno le gambe, nuotano seguendo o opponendosi alle correnti delle acque. Ne I pesci non hanno gambe di Stefánsson il protagonista non è solo, ma è circondato da più voci, che creano un vero e proprio coro di storie, testimonianze, sentimenti, paure,emozioni e desideri di riscatto umano che spingono tutti i personaggi, proprio come i pesci del titolo, ad affrontare – spesso controcorrente – le insidie che la vita riserva. Traduzione Silvia Cosimini.

Jón Kalman Stefánsson (Reykjavík, 1963), ex professore e bibliotecario, è passato alla narrativa dopo tre raccolte poetiche. I suoi romanzi sono stati nominati più volte al Premio del Consiglio Nordico e pubblicati dalle più importanti case editrici europee. Luce d’estate ed è subito notte ha ricevuto nel 2005 il Premio Islandese per la Letteratura. Paradiso e inferno, primo volume della sua trilogia, è stato definito il miglior romanzo islandese degli ultimi anni.

Source: libro inviato al recensore dall’editore, ringraziamo l’ Ufficio Stampa Iperborea.

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:: Diario di Vlad, aspirante vampiro, Fabrizio Casa, (Rizzoli 2015), a cura di Viviana Filippini

12 novembre 2015
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Vlad è il ragazzino di Diario di Vlad, aspirante vampiro, di Fabrizio Casa edito da Rizzoli. Però, e c’è un però, Vald non è come gli altri ragazzini. Lui è orfano, vive con genitori adottivi, è un asso nella matemagika e ha capito di non essere come gli altri. Vlad sa di essere un vampiro. Questo non gli impedirà di vivere mirabolanti avventure con i suoi compagni di classe e di affrontare con coraggio i soliti bulletti pronti a fare i guastafeste. Vlad è simpatico, a volte scapestrato, ma in lui ci sono tante qualità come la passione per l’enigmistica, per i giochi di parole. Il nostro amichetto dai canini a punta è spensierato come tutti i ragazzi della sua età: ascolta musica, legge fumetti e nelle parole dove compare il “ch” mette la “K”. Allo stesso tempo Vlad dimostra di essere anche maturo e responsabile, quando prende posizione contro i prepotenti di turno o cerca il suo amico Tariq misteriosamente scomparso. A rendere il libro coinvolgente ci sono le illustrazioni di Tuono Pettinato che, con il rosso e il nero, riesce a far entrare ogni lettore nella vita del simpatico e geniale Vlad. Diario di Vlad, aspirante vampiro di Fabrizio Cosa è una storia per bambini dai 10 anni in su, ma allo stesso tempo credo possa essere visto come un romanzo di formazione, perché il piccolo protagonista sta diventando grande cercando di comprendere al meglio la sua natura e le conseguenze che da essa derivano. Vlad vive la sua diversità rendendosi conto che alcuni suoi comportamenti riesce a comprenderli solo lui e i tormenti che lo animano possono essere visti come tutti i travagli provati dagli adolescenti alla ricerca di se stessi. Dolori necessari per comprendere il proprio io, nella speranza che anche gli altri che lo circondano, lo accettino per quello che è.

Fabrizio Casa è autore di trasmissioni TV, ideatore di giochi da tavolo, cura la rubrica RAGAZZI di RAITelevideo (pag. 586), organizza per il Consiglio Nazionale delle Ricerche Scienziati e studenti un concorso di video divulgativi premiati al Festival della Scienza di Genova. Ha pubblicato il fantasy Le metamorfosi di Ghinta (Fanucci 2001), il romanzo per adolescenti Batte forte il cuore(Sinnos 2007). Ha tradotto e adattato Il richiamo della forestaZanna biancaIl giro del mondo in 80 giorniRobinson Crusoe (Biancoenero 2008). Pioggia sporca (Sinnos 2011) è stato adottato come testo di lettura da oltre 500 studenti delle scuole medie e superiori

Tuono Pettinato è lo pseudonimo di Andrea Paggiaro, fumettista e illustratore italiano. Inizia a pubblicare fumetti autoprodotti durante la frequentazione del DAMS nel corso della prima metà degli anni duemila. Dal 2005 collabora con la casa editrice Campanila, illustrando vari libri per l’infanzia. Ha realizzato le biografie a fumetti di Galileo Galilei, Giuseppe Garibaldi e del matematico inglese Alan Turing. Insieme ai fumettisti Ratigher, LRNZ, Dr. Pira e Maicol & Mirco ha creato il collettivo Super Amici, con cui ha pubblicato le riviste Hobby Comics e Pic Nic. Il gruppo cambia nome nel 2013, diventando Fratelli del cielo, e l’anno successivo LRNZ si allontana per dedicarsi ai propri lavori. Dal 2013 collabora con il sito Fumettologica, per cui cura la rubrica Tippy Tuesday. Nel 2014 è stato premiato come “Miglior Autore Unico” a Lucca Comics & Games. Ha inoltre collaborato con le riviste XL, Animals e Linus.

Source: libro del recensore, richiesto all’editore.

Disclosure: questo post contiene affiliate link di Libreriauniversitaria.

:: Dal 6 all’8 novembre Microeditoria di Chiari (Brescia) a cura di Viviana Filippini

5 novembre 2015

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Nutrire la mente, nutrire la gente” è il motto della tredicesima edizione della Microeditoria di Chiari (www.microeditoria.it ) che prenderà il via Venerdì 6 novembre. Per tre giorni la storica Villa Mazzotti della cittadina in provincia di Brescia, sarà animata dalla presenza di piccoli e medi editori italiani, alternati ai grandi nomi della cultura e letteratura nazionale, alle tante presentazioni di libri e ai vari appuntamenti artistici e musicali in calendario. Saranno 100 le piccole case editrici presenti, oltre 80 eventi e 10 ospiti d’eccezione, per una tre giorni di cultura a 360°, dove libri, parole scritte e parlate, intrattenimento e divertimento si mescoleranno alla perfezione. Tra gli ospiti in scaletta ricordiamo: Sabato 7 novembre, alle 16.30, Andrea Vitali. Domenica 8 novembre, viaggio letterario Inghilterra, alle 17, con Antonio Caprarica che presenterà il suo ultimo saggio Tanto sesso, siamo inglesi. Domenica 8 novembre alle 16 sarà la volta di Carlo Giuseppe Gabardini, già Olmo di Camera Cafè e ora conduttore del programma di attualità serale “Si può fare”, in onda tutti i giorni su Radio 24, che alla Microeditoria, in veste di scrittore, presenterà il suo libro Lettera a mio padre sulla vita ancora da vivere. E non mancheranno tanti laboratori per i bambini. La rassegna è promossa dall’Associazione Culturale l’Impronta, in collaborazione con il Comune di Chiari e il patrocinio della Provincia di Brescia, della Regione Lombardia e della Consigliera provinciale di Parita’. Sede della manifestazione la bellissima cornice di Villa Mazzotti. I tanti visitatori delle passate edizioni L’edizione (nel 2014 sono state 10.000 le presenze) testimoniano il successo crescente di un evento che, di anno in anno, incuriosisce sempre di più il pubblico grazie alle proposte particolari, raffinate e di nicchia, che vengono offerte durante la tre giorni. Gli stand saranno aperti con orario continuato sabato e domenica dalle 10 alle 20. Ingresso libero. Il taglio del nastro è fissato per venerdì 6 novembre alle 17.30.
Per raggiungere Villa Mazzotti, in viale Mazzini 39, a Chiari trovi le informazioni qui http://www.microeditoria.it/come-arrivare

:: La somma delle nostre follie, Shih-Li Kow (Metropoli d’Asia, 2014) a cura di Viviana Filippini

3 novembre 2015
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Lubak Sayong è un mondo a tratti surreale, posizionato nella penisola di Perak, in Malesia. In esso si mescolano vite e personaggi diversi, come sono differenti le storie protagoniste narrate nel romanzo La somma delle nostre follie della scrittrice Shih-Li Kow, edito in Italia da Metropoli d’Asia. L’universo umano raccontato dalla Kow è un misto di realtà e stramberie, perché i diversi personaggi si trovano catapultati in situazioni e ambienti che hanno sì tratti reali ma, spesso, le condizioni nelle quali i vari protagonisti si trovano sembrano essere fuori dalla norma. Tra le diverse voci compaiono quella di Auyong, un ex direttore di supermercato che accetta il trasferimento a Kuala Lumpur per fare il dirigente di un’azienda che produce litchi in scatola. Accanto a lui ci sono altri comprimari bizzarri come Mami Beevi, una donna anziana che ha perso tutto (compreso il suo enorme pesce preferito) a causa di una tremenda alluvione, e questo non le ha impedito di trasferirsi in una nuova casa – enorme- che trasformerà in una sorta di albergo per turisti. Nelle loro vite, in modo inaspettato, arriverà Mary Anne, un’adolescente miracolosamente scampata ad un tremendo incidente, nel quale hanno perso la vita la sorellastra di Beevi e il marito. La ragazzina era appena stata adottata dalla coppia che l’aveva prelevata dalla Casa per Fanciulle St. Mary, un orfanotrofio dove tutte le ragazzine ospitate hanno nel nome Mary. A dirigerlo suor Tan, una religiosa molto truccata e con abiti appariscenti. Per quanto riguarda l’originalità non sono da meno i tipi umani dell’espansivo transessuale Miss Boonsidik che lavora per Mami Beevi;oppure c’è Ismet, un interessante mastro vasaio; e che dire degli assurdi turisti stranieri giunti in Malesia alla ricerca di forti emozioni. Poi ci sono misteriosi ed enormi pesci assassini che non si fermano davanti a niente e nessuno, fagocitando tutto quello che trovano sulla loro strada. Questo gruppo di esseri viventi si ritrova a Perak, la località sviluppatasi in un avvallamento chiuso tra un fiume e una montagna, e qui si intrecciano, tassello dopo tassello, situazioni e rapporti umani dove l’iniziale diffidenza lascerà il posto a sentimenti e a nuovi legami affettivi. Il mondo descritto dalla Kow è composto da un’umanità messa a dura prova dal destino e dagli strani imprevisti della vita, ma ogni uomo e donna presenti ha un’innata energia interiore che li aiuterà a trovare la forza per essere combattivi. In queste pagine i diversi personaggi si incontrano e le loro esistenze sono un divenire in formazione, nel senso che tutte le relazioni presenti porteranno a dei cambiamenti nelle vite di Auyong, Mami Beevi, Mary Anne e di tutti gli altri comprimari della narrazione. Ogni vita continuerà a svilupparsi in modo stravagante, ma nonostante questo senso di follia imperante, ognuno dei protagonisti riuscirà, a volte in modo rocambolesco, a trovare il proprio equilibrio esistenziale. La somma delle nostre follie è un romanzo ironico, avvincete, curioso con situazioni inaspettate che ci mostrano le diverse sfumature, come quelle di un arcobaleno, che la vita può assumere. Traduzione Monica Martignoni.

Shih-Li Kow è nata a Kuala Lumpur nel 1968. È considerata uno dei nuovi talenti della letteratura malese. La sua raccolta di racconti Ripples and Other Stories (2008) è stata candidata a prestigiosi premi: il Commonwealth Writers’ Prize (nella categoria “Opera prima”) e il Frank O’ Connor Short Story Award. Attualmente vive a Kuala Lumpur. La somma delle nostre follie è il suo romanzo d’esordio.

Source: libro inviato al recensore dall’editore.

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