:: Intervista con Luigi Bernardi a cura di Giulietta Iannone

28 ottobre 2009 by

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Grazie Luigi di aver accettato la mia intervista. Innanzi tutto ci racconti qualcosa di lei, ci racconti qualche aneddoto inedito, la cosa più bizzarra che le è successa nella sua carriera.

Ho cinquantasei anni, lavoro in editoria da quando ne avevo la metà. Ho fatto l’editore, il direttore di riviste, il direttore di collane, l’editor, il giornalista, il traduttore. Poco più di dieci anni fa mi sono messo a scrivere, scrivo tutt’ora, anzi ormai faccio solo questo. Di cose bizzarre me ne sono accadute parecchie, ma come spesso succede nei casi in cui diventa obbligatorio ricordarle, non me ne viene in mente neppure una.

Ha iniziato come editore creando case editrici di fumetti come “l’Isola trovata” e “Granata Press”, che ricordi ha di questa esperienza? Ci sono errori che ha commesso che con l’esperienza non rifarebbe?

Difficile rinchiudere quasi vent’anni in una risposta. Le case editrici che ho inventato e diretto appartengono a un’epoca pioneristica: l’editoria pareva essere meno sottomessa alle leggi del mercato di quanto sia adesso. Non era vero, e scoprirlo, quasi sempre troppo tardi, faceva male al cuore. Errori ne ho commessi parecchi, nessuno che tornerei indietro a correggere: senza quegli errori non avrei fatto tutto il resto, dopo.

Ha diretto riviste di settore come “Orient Express”, “Lupo Alberto” e “Mangazine” perché pensa che molte riviste, seppur curate e rimpiante da molti, siano poi costrette a chiudere. Costi troppo alti? Non c’è distribuzione? Le librerie gli dedicano poco spazio?

Le riviste che dirigevo erano distribuite in edicola, a tirature piuttosto alte, e non hanno mai costituito un problema finanziario per le mie case editrici. Il problema al quale ti riferisci, quello delle riviste in libreria, è di natura diversa in quanto queste pubblicazioni nascono spesso intorno a progetti fortemente identitari che, per loro stessa natura, si rivolgono a un pubblico minoritario incapace di garantire la sussistenza economica. C’è inoltre da dire che il pubblico che entra in libreria va alla ricerca di un determinato titolo o di un autore preciso: difficile che si faccia sedurre dalle riviste, anche da quelle molto interessanti come “L’accalappiacani”, “Il primo amore” o “Lo straniero”.

Poi da quando non fa più l’editore ha iniziato a scrivere le sue prime opere di narrativa, esordendo con un libro di racconti Erano angeli, poi Tutta quell’acqua, Musica finita, quale libro consiglierebbe di leggere per primo ad un lettore che si avvicinasse per la prima volta alle sue opere?

Di sicuro l’ultimo, Senza luce: è il mio romanzo migliore e quello che mi ha dato maggiori soddisfazioni.

Quali autori l’hanno maggiormente influenzata?

Difficile rispondere. Non credo di avere maestri di riferimento. Ma se devo fare un paio di nomi, allora sono Jean-Patrick Manchette e Magnus, il fumettista. Erano entrambe persone dotate di grande curiosità, capaci di sfide enormi e guidati da un perfezionismo formale che non ho più ritrovato in altri. Nessuna influenza diretta mi lega a loro, quanto un desiderio azzardato di emulazione, umana e artistica.

Oltre che scrittore, consulente editoriale, giornalista lei ha tradotto maestri del noir francese come Jean-Patrick Manchette, il compianto Thierry Jonquet, Patrick Raynal, o Maurice G. Dantec. Ci parli del mestiere del traduttore, quale libro l’ha divertita di più, quale le ha richiesto più fatica?

Tradurre è entrare nelle stile di un altro. Ci vuole molta concentrazione, bisogna scoprire come pensava quello scrittore, scrivere come scriveva lui. La traduzione non è un problema di dizionario, quanto di rispetto. Tradurre Manchette era una sfida che mi piaceva affrontare.

Ha sicuramente svolto anche un ottimo lavoro di talent scout segnalando all’attenzione autori che poi hanno avuto enorme successo come Marcello Fois, Leo Malet o Carlo Lucarelli. Come si riconosce il talento, quali sono le doti in un esordiente che apprezza di più?

La voce. Un testo mi deve parlare con la propria voce. Se lo fa è un buon testo. Non è la storia, non sono le trovate, un testo è fatto di scrittura e la scrittura è stile, voce che racconta e che pretende di essere ascoltata.

Come saggista si è occupato di indagini sul mondo del crimine con opere come “A sangue caldo, criminalità, mass media e politica in Italia”, “Macchie di rosso, Bologna avanti e oltre il delitto Alinovi” facendo un bilancio la società italiana è una società violenta?

Le società, orientali e occidentali che siano, hanno livelli di violenza non troppo diversi le une dalle altre. In Italia accade un caso per certi versi paradossale: la presenza sul territorio di molte articolate criminalità organizzate funge da calmiere per la criminalità spicciola, che è quella che spesso si concede i gesti più estremi. In alcune regioni italiane è come se ci fossero due polizie, una statale e l’altra mafiosa. Questo, per esempio in Sicilia dove il controllo di Cosa nostra è decisivo, fa sì che la violenza sia in qualche modo trattenuta. Il rovescio della medaglia è che quando si accendono guerre all’interno delle organizzazioni criminali, i morti aumentano. Ma sono, per così dire, cadaveri di servizio, che non intaccano la prospettiva generale.

Nei suoi libri tra saggi e romanzi ha analizzato l’essenza del gesto omicida; è poi così facile uccidere, cosa scatta nella mente dell’assassino, che barriere vengono superate per lei?

Se c’è una disciplina scientifica che non mi convince è la criminologia: troppe parole e sempre a posteriori. Per rispondere alla tua domanda, dovrei uccidere io stesso. Se uccidessi, saprei dire cosa scatta e che barriere si superano. Lo saprei e potrei raccontarlo. Siccome non ho mai ucciso, la mia risposta sarebbe imprecisa e assomiglierebbe troppo a quella che darebbero certi criminologi che non stimo e vanno a Porta a porta. A ogni modo, credo molto nella casualità del gesto omicida: data la stessa situazione e gli stessi protagonisti, non sempre il gesto omicida si verifica. Il problema è che quando avviene è per sempre.

Ha realizzato laboratori di scrittura, parlando di corsi di scrittura creativa pensa che realmente servano, il mestiere di scrittore si può insegnare?

Si può insegnare la disciplina dello scrivere, non certo l’ispirazione. Le scuole di scrittura, se sono buone, servono a organizzare meglio le singole attitudini, che però devono preesistere. Magari pasticciate, arroganti, imperfette, ma preesistenti.

Da buon bolognese amerà sicuramente la buona cucina. Da giornalista la sua città l’ha spesso descritta arrabbiandosi spesso come un’amante ripudiato. Ci parli un po’ di Bologna, colori suoni, sapori che l’accompagnano da una vita.

Bologna è una città stanca, che vive di una rendita che pian piano si esaurisce. Una città debole, senza orgoglio, che si lascia fare dai poteri forti che hanno investito molto sul suo territorio. Assomiglia sempre più a una città del sud, senza peraltro averne il calore, il sole e i sapori di una cucina genuina. Già, perché di Bologna è molto sopravvalutata anche la cucina: troppo grassa, pastosa e prepotente per deliziare davvero il palato.

Quali libri sta leggendo attualmente? Quale libro non si stancherebbe mai di rileggere?

Sto scrivendo, e quando scrivo non leggo, per non mescolare la mia voce di scrittore a quella di altri. Per la seconda domanda non saprei rispondere in senso assoluto. In questo momento avrei voglia di rileggere la Trilogia della città di K, di Agota Kristof, le vecchie strip dei Peanuts e alcune tragedie greche.

Ha mai letto i libri delle inchieste del commissario Sanantonio di Dard? Apprezza il suo umorismo, il suo giocare con le parole?

Sì, li leggevo parecchi anni fa, quando uscivano in edicola. Non tutti. Mi divertivano ma li trovavo un po’ troppo fini a se stessi. Meglio, molto meglio, il Frederic Dard scrittore di romanzi noir di minor fortuna editoriale, soprattutto in Italia, dove sono quasi sconosciuti.

Si è anche dedicato al teatro, che emozioni le ha dato? che emozioni pensa si possono trasmettere ?

In teatro tutto avviene in presa diretta. Lo si capisce subito se una battuta ha colto il segno, se la storia che stai raccontando interessa oppure annoia. L’emozione è immediata e produce una scarica di adrenalina lenta a disperdersi. Non è un caso se ogni volta che esco da un teatro dove si è rappresentato qualcosa di mio, mi viene subito voglia di scrivere.

Cosa pensa del movimento di solidarietà per Cesare Battisti che ha coinvolto scrittori come Serge Quadruppani, Daniel Pennac, Gabriel Garcia Marquez? Ha avuto modo di conoscerlo? Crede nella sua innocenza?

Credo di essere stato uno dei primi a firmare a favore di Cesare Battisti. E sono stato anche uno dei primi a pubblicarlo. Lo conosco e non è colpevole di gran parte degli atti per cui lo hanno condannato. Questo forse non fa di lui un innocente, ma di sicuro un uomo che ha diritto di vivere la propria vita.

La letteratura e internet. Pensa che da quando internet è così diffuso anche il mondo della scrittura sia cambiato?

È cambiato moltissimo. Prima per definirsi scrittori bisognava almeno pubblicare un libro, oggi basta postare un racconto su una pagina web. È aumentata quella che qualcuno ha definito democrazia della scrittura. Quanto poi la letteratura abbia bisogno di democrazia è tutto da dimostrare.

Attualmente sta scrivendo? Può anticiparci qualcosa sulla sua prossima opera?

Sto scrivendo un romanzo nuovo, alcune sceneggiature di fumetti e un testo teatrale, che per la verità non ho ancora cominciato.

:: Intervista a Marco Buticchi

27 ottobre 2009 by

Respiro_del_deserto_grande2745_imgGrazie Marco di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Iniziamo con le presentazioni parlaci un po’ di te, i tuoi studi, il tuo ambiente, cosa facevi prima di dedicarti alla scrittura? 

Mi sono laureato in economia e commercio presso la facoltà di Bologna, ma non ho mai “esercitato” la professione di commercialista. Ho infatti incominciato, subito dopo la laurea, a girare il mondo vendendo petrolio, sino a  che non ho dato retta alla voglia di Puerto Escondido che alloggia in ciascuno di noi: chi non ha mai sognato di mandare al diavolo il traffico delle città e i capufficio noiosi e ritirarsi su un’isola deserta? Ecco, io in parte l’ho fatto: più pavidamente, invece di scegliere paradisi caraibici, me ne sono tornato al paese natio, dove ho rilevato uno stabilimento balneare che ancor oggi gestisco.  

Una curiosità  è vero che fai il bagnino in una spiaggia ligure? Ti è mai capitato di salvare qualche bagnante? 

Faccio tutto quello che fa ogni altro imprenditore: dirigo la mia azienda, essendo convinto che, se non la si vive quotidianamente, la stessa azienda può portare solo grattacapi. E siccome vendo vacanze, sole e mare, ogni mattina mi infilo la maglietta rossa con la scritta salvataggio e mi prendo cura che la mia azienda, che conta una trentina di addetti, proceda in maniera soddisfacente. Sì, sebbene la nostra zona non sia eccessivamente pericolosa, mi è capitato, assieme ai miei collaboratori, di effettuare salvataggi: prevalentemente si trattava di persone colte da malore. Ma in mare, anche un banale giramento di testa può risultare estremamente pericoloso.  

la%20nave%20doro%20copertinaSei nato a La Spezia e ora vivi a Lerici una delle perle della liguria. Parlaci della tua città. E’ ancora a misura d’uomo, la preferisci d’inverno o d’estate, cosa pensano del tuo grande successo i tuoi concittadini? 

Lerici è davvero una perla unica e rara e come tale bisogna cercare di trattarla e preservarla. Sebbene l’estate sia per noi un bagno di superlavoro, il Golfo dei Poeti regala acque pulite, spiagge incontaminate, servizi d’eccellenza e musei ricchi di storia e di cultura. Naturalmente io la preferisco d’inverno, quando, mentre scrivo, ogni tanto guardo lontano verso un orizzonte infuocato da tramonti difficilmente immaginabili. Spesso, alle presentazioni, sono costretto a tenere gli occhi bassi: incrociare lo sguardo sincero e commosso degli amici di sempre farebbe commuovere anche me mentre sto raccontando avventure mozzafiato. Ecco che cosa pensa la gente che mi conosce da sempre di Marco che “scrive best seller”…

Hai viaggiato molto Africa, Europa, Stati Uniti, Medio Oriente, raccontaci un episodio insolito che ti è successo, il più  avventuroso. 

Ho vissuto brandelli dell’Africa vera: siamo atterrati in emergenza con un piccolo monomotore a corto di carburante nelle radure dello N’goro N’goro. Siamo stati rincorsi da elefanti infuriati, mentre la nostra Land Rover stava per impantanarsi nelle sabbie del Masai Mara. Ho dovuto dire a imprenditori turchi di pochi scrupoli che il contratto petrolifero che avremmo dovuto siglare era saltato e loro, gentilmente, mi hanno detto che avrebbero provveduto a farmi stampigliare il visto sul passaporto per tornare a casa. Ho rivisto il documento venti giorni più tardi: venti giorni di prigionia “dorata” in uno degli alberghi più belli di Ankara, mentre, sempre con gentilezza, i turchi trattavano con l’azienda per la quale lavoravo, le modalità di annullamento degli accordi. Insomma, per raccontare tutte le piccole avventure di questi anni di vita non so se basterebbero le pagine di un mio romanzo… 

Quando la scrittura è entrata nella tua vita? Avresti mai pensato di farne un mestiere? 

Ho sempre scritto, sin da bambino. Non so se avrei mai pensato di renderlo un’occupazione. Per certo non mi sarei mai immaginato tutto il successo che, da una dozzina d’anni, riscuoto in mezza Europa. 

PietrelunarelaxgHai iniziato autoproducendo i tuoi libri, è  un percorso che consiglieresti ai giovani scrittori? Quale è il consiglio migliore che hai ricevuto all’inizio della tua carriera? 

Autopubblicarsi è quello che consiglio sempre a chi si vuole cimentare con la divulgazione dei propri scritti. Ci sono alcune case editrici che, facendo leva sulla passione di chi scrive, propongono contratti per pubblicare il frutto di anni di lavoro e di fatiche, non garantendo neppure la presenza dello scritto in libreria. Mario Spagnol, editore della Longanesi scomparso nel 1999, mi ripeteva spesso che: «Un autore va pagato. Poco, ma va pagato. Il contrario sarebbe un rapporto contro natura.» Quindi – e mi rivolgo a chiunque abbia voglia di misurarsi col pubblico e non riesca a entrare nella rosa di scrittori di una vera casa editrice – non lasciatevi tentare da sterili promesse: se siete convinti di valere fate un conto attendibile di quanti potrebbero, in prima battuta, leggervi. Subito dopo dirigete verso una stamperia più vicina e pubblicatevi, distribuitevi e vendetevi da soli! Se i vostri scritti sono validi, probabilmente emergerete. In ogni caso i vostri nipoti avranno di che leggere in futuro, garantendovi quella sorta di immortalità a cui ogni “scrittore romantico” anela.

Come ti documenti per i tuoi libri, frequenti spesso biblioteche, centri culturali, archivi storici o usi molto internet? 

Le fonti sono le più disparate. Comunque quelle “ortodosse” sono le migliori: libri, documenti d’archivio polverosi e tanto Internet: il sapere universale a portata di mano. 

Raccontaci una tua giornata tipo dedicata a scrivere, hai assistenti, preferisci la solitudine e il silenzio quando crei? 

Un giorno mia moglie mi chiese se avessi preferito, invece di stare in mezzo al salone con il fracasso delle nostre due bambine, avere uno studio vero e proprio: una stanza lontano da tutte le faccende di casa. Durai 2 giorni, poi tornai in mezzo alla quotidianità del nostro salone. E, nel ringraziare nel primo romanzo edito i miei familiari scrissi: “se attorno a me ci fosse quel magico silenzio ovattato che si pensa circondi chi scrive, non riuscirei a buttare giù nemmeno una lettera d’auguri.”

Quali sono gli scrittori che hai più amato nella tua giovinezza, negli anni di formazione? Posso immaginarti leggere i libri di Emilio Salgari, Giulio Verne, Bruno Tacconi? 

Certo, quelli erano i miei beniamini, ma anche Stevenson, Melville e altri. Ma non so mai quando finisca la “formazione”, tanto che in seguito passai agli Harold Robbins, ai Wilbur Smith, Ken Follet, Clive Cussler e molti altri. Un segreto? Ancora oggi mi pare un sogno che alcuni di questi miei idoli sia “compagno di collana editoriale”. 

Tra i tuoi tanti libri che hai scritto quale è  il tuo preferito e perché? 

Sono tutti figli miei e tutti mi assomigliano: in ciascuno dei personaggi che descrivo c’è un po’ del mio codice genetico. Non ho preferenze per nessuno dei miei romanzi. Ognuno ha la sua storia, il suo palmares di successi, di ricordi e di soddisfazioni. E, per parlare di soddisfazioni, una delle più grandi mi è piovuta addosso recentemente, quando il presidente della Repubblica mi ha nominato Commendatore al merito per aver contribuito alla diffusione della lingua italiana nel mondo.

Sei stato accostato allo scrittore sudafricano Wilbur Smith è un paragone che ti diverte? 

Non prendete questa frase come vanagloriosa: ho già  detto che ancora oggi vivo un sogno. Ma mi farebbe piacere se, prima o poi qualcuno si accorgesse che l’italiano Marco Buticchi, scrive come… Marco Buticchi. 

Ed ora parlaci del tuo ultimo libro “Il respiro del deserto”. 

Nasce da una folgorazione, come ogni mio romanzo. Navigando nel golfo della Spezia, mi sono imbattuto in una vecchia nave quasi in disarmo, ma elegante e fiera come un cigno addormentato. La nave si chiama Williamsburg ed è appartenuta al trentatreesimo presidente statunitense, Harry S Truman. E Truman è stato colui il quale ha posto fine alla seconda guerra mondiale ordinando la distruzione di Hiroshima e Nagasaki, è quello che ha voluto strenuamente il processo di Norimberga con il suo carico mediatico. E’ il presidente che ha inventato la guerra fredda per arginare l’avanzata del blocco sovietico. Insomma è uno tra i presidente statunitensi che più  hanno condizionato il nostro vivere moderno. E, studiandone la vita, mi sono imbattuto in una serie di singolari eventi nell’esistenza di Truman. A quel punto la mia fantasia ha spiccato il volo, sorvolando l’impero più grande di ogni tempo e il tesoro dell’imperatore che aveva conquistato più terra di ogni altro. Sono quindi approdato sul ponte delle navi a vela più veloci nella storia della navigazione dei secoli che furono: i Clipper. E sul ponte di quelle navi la mia immaginazione si è imbattuta in un lupo di mare, inseguito da demoni che volevano divorargli l’esistenza…Insomma, non è facile parlare di oltre seicento pagine di romanzo in poche righe… vi consiglio comunque di leggerlo: mi auguro che proviate le stesse folgoranti emozioni che ho provato io nello scriverlo. 

Senza esagerare sei l’unico italiano tra i grandi della letteratura d’avventura della Longanesi con Clive Cussler, Wilbur Smith, Bernard Corrnwell, quale pensi sia il segreto del tuo successo? Hai un taglio di scrittura internazionale? 

Come ho detto prima, penso di avere un mio stile, fatto di salti nel tempo e nello spazio apparentemente incolmabili, ma che poi vengono riavvicinati dalle gesta di condottieri antichi o moderni salvatori del Pianeta. Una cosa è per me importante: divertirmi mentre scrivo e, alla luce del numero di lettori in costante aumento, mi sembra che riesca a divertirsi anche chi mi legge. 

Stai lavorando ad un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa? 

Per antica usanza, prima di finire un romanzo, ne inizio un altro. Siamo nelle vie di una metropoli europea, un’anziana clochard avanza a passo lento. Pare quasi che il carrello, carico della sua vita, che la precede la trascini. Quella donna ha un passato singolare, dal quale sta fuggendo… e per meglio fuggire a chi la sta inseguendo ha deciso di vagare senza dimora… ma i suoi nemici ormai sono sulle sue tracce.

Recensione su Corpi Freddi qui

::Intervista a Sergio Maffucci di Michele Ciardelli

26 ottobre 2009 by

Caro Sergio, raccontami com’è nata la tua passione per la scrittura?

Non può definirsi una vera e propria passione, perché  manca il connotato essenziale di essa e cioè: il sacro fuoco che ti divora all’interno e ti spinge a perseguirla sempre e comunque. La chiamerei più un’inclinazione naturale a scrivere che non ho assecondato in modo più organico, distratto, com’ero e sono, in tante altre “passioni” che mi rendono, talvolta, dispersivo ed inconcludente. Certo è, che lasciato il mondo del lavoro è venuta meno la causa d’impedimento più grande, e così quella flebile fiammella che ha sempre albergato nel profondo del mio animo, si è ravvivata ed ha cominciato a brillare con più decisione, accompagnandosi ad una discreta dose di creatività che mi ha consentito di scrivere racconti di varia lunghezza e diversa natura e, contemporaneamente, il libro.

 Hai scritto molti racconti, com’è nata l’esigenza di scrivere un romanzo?

I racconti sono oltre 60, di lunghezza dalle 2 alle 20 cartelle. A questi devono aggiungersi una diecina che fanno parte di un progetto autobiografico dal titolo “Frammenti di una vita qualunque” che non so se vedrà mai la luce, fermo com’è da quattro anni. Vi sono, infine, altri dieci episodi della saga dei filosofi napoletani: personaggi da me inventati anni fa, in seguito ad un’intuizione mattutina, durante uno dei miei numerosi dormiveglia creativi. Essi rappresentano due napoletani (io sono di origini napoletane da parte di entrambi i genitori) che hanno cognomi altisonanti, Gennaro Platone e Ciro Aristotele, retaggio degli antenati cui il popolo napoletano affibbiò questi soprannomi, poi consolidatisi in cognomi, per la loro propensione a ragionare e discutere di tutto e su tutto, con i risultati comici che presumibilmente provocavano, come succede ancora ai loro discendenti. Forse questa raccolta di racconti sarà  il prossimo tentativo di stampa, visto il consenso che questi “filosofi” hanno trovato nei numerosi lettori che hanno avuto la compiacenza di leggere le loro disquisizioni. Per il “romanzo”, l’occasione, più che l’esigenza, è stata determinata da un episodio accessorio al racconto originale, divenuto poi il primo capitolo.

A questo punto parlami del tuo romanzo, “Accadde un giorno”.

 

Appunto! Tutto è avvenuto così: la bozza del racconto, con questo titolo, fu da me consegnato a mia moglie Patrizia, era quasi definitiva, solo alcuni particolari erano da perfezionare, tra cui i nomi dei protagonisti. Quando Patrizia rientrò a casa la sera dall’ufficio (lei ancora lavora tuttora), rispose alle mie domande piuttosto ansiose, si trattava del primo racconto ponderoso, diciannove cartelle, rispose con frasi pronunciate a mezza bocca e senza guardarmi in volto. Preoccupato per quest’atteggiamento, dietro il quale temevo ci fossero delle contestazioni sulla forma, sulla costruzione delle frasi e su eventuali incongruenze, lei affermò che non era questo il problema, ma che, nonostante fosse stata avvertita che la storia, originata da un sogno, fosse del tutto immaginaria, la considerava un espediente per confessare a posteriori un mio tradimento pregresso! Io rimasi stupefatto e lusingato, perché  non dando peso a quella che considerai una battuta, mi compiacqui di essere stato così convincente e realistico! Invece lei insistette e capii che, allora, lo pensava sul serio e non mi parlò  per oltre quindici giorni e non voleva che nessuno dei nostri amici leggesse il racconto! Questo suo comportamento mi stimolò, per reazione a continuare la storia fino a trasformarla in un “romanzo”!

Il libro è una metafora della tua vita: da lavoratore a pensionato. In sostanza dici che la vita migliora. Adesso sei sempre dello stesso avviso?

Questo libro narra di una storia d’amore. Una storia che coinvolge un uomo di cinquantasette anni e una donna prossima ai quaranta. Sposato ed appena andato in pensione lui, divorziata lei. L’incontro avviene durante una sua gita in moto, nel suo agriturismo “Oasi”, vicino a Montalcino. Un incontro occasionale ed imprevedibile che in poche ore si trasforma in un’attrazione fisica e mentale travolgente. Vivranno quattro giorni intensi a Siena e dintorni, scoprendo sempre più  la quantità di affinità intellettuali, artistiche, di pensiero e fisiche in comune. Una vera e propria esplosione di sentimenti e di passione che li coinvolge in maniera assoluta. Lui, ciononostante, fa prevalere la sua parte razionale, enunciando i seri motivi, ad iniziare dalla differenza d’età, che devono indurli a considerare quei giorni solo una parentesi splendida, che dovrà essere chiusa. E così  sarà… Dopo due mesi, quel fuoco che si era tentato d’imbrigliare, si ravviva… per non più spegnersi. Da questo momento il legame riprende e si alimenta ancor di più, finché  lui, non abbandonerà gradualmente tutte le riserve e le remore che gli avevano consigliato di troncare questo sentimento. In un crescendo, anche veloce, dopo aver a lungo meditato e rimeditato da solo e con lei (che non esercita alcuna pressione in proposito, lasciando che sia lui, solo lui, a decidere), il protagonista stabilisce di fare il grande passo: separarsi ed andare a vivere con lei. Una serie di avvenimenti collaterali ruota intorno a questi mesi di ansia e di affanno, che, a modo loro, serviranno a delineare il futuro dei protagonisti: le nuove amicizie, l’immergersi nella realtà sociale e culturale di Siena, Palio dell’Assunta compreso, con l’apparentamento per simpatia alla contrada della Lupa, l’impegno nell’affiancare la gestione dell’agriturismo Oasi ed altri eventi ancora.Tutto prosegue nel migliore dei modi nell’attesa del divorzio. Alcuni episodi, fanno da corollario a questo periodo, come il viaggio in Venezuela a trovare il figlio di lui ed a visitare quel magnifico paese già conosciuto qualche anno prima con la moglie. Seguirà  il matrimonio… e continua la storia… L’epilogo che chiude questa storia, credo contenga, a mio avviso e senza presunzione, una certa originalità. Più  che una metafora è, quindi, la proiezione di un sogno, di un’intima aspirazione: la realizzazione di un rapporto completo, appagante e talmente solido da sfidare qualsiasi ostacolo. Una fuga dalla realtà attraverso la scrittura, cui tutto è consentito, grazie alla sua capacità creativa che può riuscire a dare corpo e vita a qualunque cosa un autore abbia in animo di esprimere e di condividere con il lettore. La vita può sempre migliorare: basta volerlo e profittare della giusta occasione… non c’è un limite d’età per questo!
 

So che leggi molto. Le tue letture influenzano i tuoi scritti, oppure no?

Sì, leggo abbastanza e di tutto, dai due quotidiani giornalieri, ai libri di autori attuali e alle opere di autori del passato. Ho ampliato la biblioteca anche con l’opera completa della letteratura italiana del Ricciardi edita da Treccani e se vivrò 120 anni, come dicono alcuni medici, forse riuscirò a leggerne buona parte (sono solo 45 volumi!). Non disdegno Topolino (la mia prima lettura a meno di cinque anni, di cui posseggo oltre 2.500 numeri, il più  vecchio è del 1956, i precedenti, per prestarli agli amici non sono mai tornati indietro) e Tex. Le letture influenzano gli scritti certamente, anche perché io prendo spesso nota delle parole che scopro e mi soffermo sul costrutto delle frasi. La lettura è certamente propedeutica allo scrivere, anche se ritengo più importante ciò che si scriva, perché se le parole si modulano nel giusto verso e riescono a produrre emozioni che scuotono il lettore ed è questo ciò che conta. Come il musicista che conosce bene le sette note e la tecnica della musica e riesce a comporre delle melodie che emozionano di più di altri che hanno analoghe conoscenze musicali.

Quali libri ti sono rimasti nel cuore?

Nel cuore… non saprei dire, perché la mia memoria è sempre stata fallace, in ogni caso quelli che mi sono piaciuti e sono stati tanti, mentre è più facile che mi ricordi di quelli che non sono riuscito a finire, non tanti, ma ce ne sono stati: ognuno di noi ha le sue preferenze ed i suoi limiti. Sono ancora molti, troppi quelli che dovrei leggere!

Oltre al romanzo “Accadde un giorno”, hai pubblicato altro?

No! 

Come sei arrivato a pubblicarlo. Hai faticato molto prima di trovare la casa editrice che credesse in te?

Questa è una bella e subdola domanda! Quando uno sconosciuto come me e come gli altri nelle mie stesse condizioni, è lusingato da una proposta che comporta un congruo contributo per le spese di stampa, è difficile affermare che “credano” nelle tue capacità. Nel mio caso mi sono recato presso la sede dell’editore a Viterbo, non molto lontano da me, che vivo a Tivoli, per parlare di persona della proposta contrattuale ed ingenuamente gli ho chiesto quale fosse il discrimine tra l’attività editoriale e quella più propriamente commerciale che anche una casa editrice deve perseguire. Fu come chiedere all’oste se il suo vino fosse buono… Mi dissero che se un manoscritto dopo 20/30 pagine non li convinceva, lo cestinavano. Io, che sono un buono, ho preso nota, firmai e feci il bonifico di 2.887,5€!

Quando scrivi, so che sei un perfezionista. Studi leggi e fai ricerche anche, talvolta, per una sola parola. Come mai nel tuo libro, ti sei lasciato andare, in certi dialoghi, all’eloquio toscano?

È vero, sono un perfezionista, controllo scrupolosamente le parole, i modi di dire i costrutti delle frasi e dei dialoghi. Mi documento se devo trattare di cose che non conosco bene e faccio ricerche sui luoghi, sui monumenti, sulla storia e sulle manifestazioni, nella fattispecie “Il Palio”, quando è necessario. L’eloquio toscano, come lo definisci tu, è appena accennato in diversi dialoghi e non ho potuto ampliarlo perché non ho trovato un sito che mi consentisse di usare le espressioni toscane con precisione, come faccio, per esempio, per i miei due personaggi napoletani. Più  che di eloquio, infatti, parlerei di calata toscana, accento, nulla di più. Ho ritenuto di usare questo espediente per colorire i dialoghi e renderli più frizzanti e salaci. Il libro si svolge prevalentemente a siena ma parte da Roma, come gran parte della tua vita. Come hanno condizionato la tua vita queste due città? E come hanno influenzato i tuoi racconti? A Roma ci sono nato e vissuto fisicamente sino a venticinque anni fa, quando mi sono trasferito a Villa Adriana, frazione di Tivoli, accanto al mio “amico” Adriano, l’imperatore, la cui dimora è a meno di un chilometro, in linea d’aria, da me. Continuo, ovviamente a vivere Roma sempre, perché lì vi sono quasi tutte le amicizie ed i legami anche materiali della mia quotidianità. Siena è una città che ho visitato più  volte, in una regione che mi piace molto e che è una meta molto apprezzata soprattutto dai motociclisti veri come il sottoscritto. L’idea quindi di fare una gita in Toscana è all’origine della storia del libro: la moto simbolo di libertà, d’indipendenza, di amore per la natura, per il paesaggio e per la storia che in essi si racchiude, ha fatto sì che Giulio scoprisse cosa può sempre offrire la vita, anche inaspettatamente! Parlare d’influenze è, comunque, eccessivo o poco pertinente. 

Hai altri progetti in cantiere?

Sì! Per ora l’antologia dei filosofi napoletani, poi forse anche l’autobiografia redatta per “frammenti”, fotografie di ricordi ed avvenimenti, descritti singolarmente. Un’eventuale antologia dei racconti brevi e poi… non mettiamo limiti alla provvidenza.

Scrivi di giorno, di notte… hai un metodo di lavoro? Oppure scrivi quando ti va?

Nessun metodo. Molte sono le cose di cui mi occupo, quindi, sono discontinuo e scrivo solo quando sono conscio di aver metabolizzato una buona idea, giorno o sera che sia non fa differenza. Qualche volta mi alzo dal letto per fissare degli appunti…Il mio metodo è, quindi, non avere un metodo, ma solo buone idee! Per scrivere questo romanzo, ti sei creato uno schema, ti sei scritto una traccia o cosa? Un canovaccio contenente le situazioni e le scene da rappresentare. Una bozza aggiornata man mano che procedevo e che spesso era modificata dall’intuizione del momento. 

Intraprenderesti mai un corso di scrittura?

Ormai non mi resta che intraprendere l’ultimo corso… della vita! Eh, eh, eh.

Li ritieni utili?

Non avendoli mai fatti, non saprei. Sono molto scettico in proposito. Secondo me, forse, sono utili agli artigiani della scrittura, così imparano un “mestiere” formalmente valido e strutturalmente ineccepibile ma l’emozione dell’anima, il trasporto creativo ed il coinvolgimento fisico che, nel mio caso, spesso si manifesta con sudorazione, mani fredde, e commozione vera fino alle lacrime, non te lo può insegnare nessuno! Tutto questo, per parafrasare il manzoniano don Abbondio: ” la capacità di scrivere se uno non l’ha, non se la può dare!” (se ricordo bene).Forse sono stato un po’ lungo, ma come spesso accade, la penna prende il sopravvento e scorre da sola…

Ciao e grazie 

Ringrazio pubblicamente l’amico Sergio, da cui imparo spesso molti termini, dell’intervista che mi ha rilasciato per Liberi di scrivere…

Alla prossima!!!


Recensione di Emanuele Serra: Try rolling on my wheells di Marisa Cecchetti

24 ottobre 2009 by

copj13Rotoville, un paese situato in un isola sconosciuta a tutto il mondo, abitato da personaggi psicotici con in comune una malattia endemica che li costringe a vivere sulle sedie a rotelle.

Questo è il quadro nel quale ci si imbatte leggendo il romanzo di Marisa Cecchetti: “Try rolling on my whells”, una storia surreale che sembra uscita da un fumetto di Giorgio Cavazzano.

 Rotoville è un’ inedita Paperopoli, popolata da personaggi come Benjamin, il maestro del paese che sente in differita di tredici secondi, Alain, un ragazzo accompagnato dalle visioni di conigli bianchi, Joe il meccanico-inventore, alter ego del buon vecchio Archimede Pitagorico.

 Un paese stravolto dalla nascita di Ninfea, una bambina anormale perché già dalla nascita muove le gambe. Come reagiranno i genitori e i cittadini di fronte a questa capovolta diversità?

L’autrice ci racconta una storia da una prospettiva alternativa, dove le difficoltà architettoniche, i pregiudizi e le problematicità sono vissuti da chi a Rotoville è differentemente abile: Ninfea.

Un romanzo suggestivo, irreale, ironico, di una fantasia esaltante che scorre veloce di pagina in pagina senza fronzoli letterari da parte dell’autrice e il dubbio costante che possa mancare qualcosa, nella narrazione o nella trama, ma in grado di consegnarti una lettura nella sua semplicità disorientante e la consapevolezza sincera che sarebbe stato un peccato non leggerlo.

Autore: Marisa Cecchetti

Editore: MJM Editore

Pagine: 69

Prezzo di copertina: 10 euro

:: Intervista a Luca Foglia Leveque

24 ottobre 2009 by
Come ti sei avvicinato alla scrittura?

Alle elementari, se non ricordo male in terza, la maestra chiese alla classe di scrivere una poesia. Ne scrissi una, per il compito, e poi riempii un intero quaderno. Sentii una scintilla, una vibrazione. Ma è stato verso i 13 anni che decisi  di scrivere , per non smettere più. Ho iniziato con la poesia, passione che coltivo ogni giorno, per poi  scrivere racconti. Al momento ho pronti tre romanzi brevi,Blu, Nessuno e Ishtar (Se Non Credi Alle Streghe Allora Prova A bruciarmi).

Hai pubblicato un libro vuoi parlarcene?

Ho pubblicato il mio primo romanzo breve “Blu” nel 2007 con una piccola casa editrice. In realtà il manoscritto è stato scritto tra il 1997 e il 1999. L‘ho presentato alla libreria Babele di Milano nel marzo 2007. Purtroppo il libro non è più disponibile. Attendo una nuova pubblicazione, dello stesso, con un’altra casa editrice. Spero prestissimo!

Hai fatto fatica a pubblicarlo?

Ho inviato il manoscritto a varie case editrici. Alcuni rifiuti, alcuni silenzi e qualche proposta di pubblicazione a pagamento…Ho accettato. Non per disperazione o poca fiducia nel testo. Semplicemente per darmi un via.

Che rapporti hai con le casi editrici?

Al momento direi nessuno in particolare. Come tanti altri scrittori contatto le case editrici e valuto, tramite il loro catalogo, se inviare o meno i miei scritti.

Ci sono agenzie che fanno editing ti sei mai rivolto a loro?

Non ancora. Anche se ci sto seriamente pensando.

Ti piace concedere interviste?

Questa è la prima in assoluto. Mi piacerebbe avere l’opportunità di parlare dei miei scritti e della scrittura. Su facebook ho una pagina, Blu Il Poeta, dedicata al protagonista del mio primo romanzo breve “Blu”. Ogni tanto inserisco qualche poesia o brano estratto dai miei scritti. E’ il mio modo per parlare di scrittura e interagire con i lettori. Spero di poterne avere presto tanti, tantissimi.

Quali sono i tuoi autori di narrativa preferiti?

Amo molto Marguerite Yourcenar, di cui ho letto molto. Tra i miei preferiti ci sono anche Anne Rice, Marguerite Duras, Annie Messina…Diciamo che preferisco la scrittura al femminile.

Ti piace la poesia cosa leggi?

Amo la poesia. Adoro la grande Emily Dickinson e la sublime Alda Merini.

Sei alla ricerca di una casa editrice con quale ti piacerebbe lavorare?

Assolutamente si. Mi piacerebbe lavorare con una casa editrice pronta a valorizzare i miei testi e che non veda nel manoscritto solo un ricco o misero bottino da spremere. In fondo, molti testi non ritenuti commerciali si sono rivelati con il tempo anche alberi molto fruttuosi. E spesso le case editrici, almeno questa è la mia impressione, scartano ottimi lavori perché nell’immediato non sarebbero produttivi.

Cosa ne pensi delle recensioni dei critici letterari?

E’ utile, sempre, un buon onesto parere. Se onesto ben venga la critica di un recensore. Il nome poi non è importante.

Leggi Moravia?

Ho letto solo due libri di Moravia. Sicuramente un grande scrittore. Ma non è tra i miei preferiti.

Ti piacerebbe fare il giornalista?

Al momento scrivo recensioni letterarie per due riviste. MFL Magazine For Living e Hot Magazine. Spero di poter presto scrivere per altre molte riviste.

Hai frequentato corsi di scrittura creativa?

No.

Hai un agente letterario?

In realtà ho pensato, proprio recentemente, di contattare un agente lettarario…

E’ una figura che in Italia non ha ancora preso piede. Gli italiani sono diffidenti. Di conseguenza, nel nostro paese, se ne sente ancora parlare poco.

Ti piacerebbe scrivere testi teatrali?

Sto adattando uno dei miei tre scritti per il teatro!Incrocio le dita affinché ne venga fuori qualcosa di buono ed emozionante.

Quanto conta per te il successo?

Conta il poter vivere delle mie parole. Questa è la mia ambizione. Molti soldi e notorietà potrebbero essere bellissimi accessori…ma sarei felice anche senza. Anche se non nego che l’idea di essere letto da molte persone mi piace e non poco.

Quali sono gli errori che un giovane scrittore dovrebbe evitare?

Forse il voler pensare alla propria scrittura solo ed esclusivamente come ad un lavoro. Mettendo da parte tutta la passione. Cercare di mantenere viva la passione in modo che collabori con lo scrittore. Questo è l’unico consiglio che mi sento di dare.

Sei mai andato controccorrente impegnandoti anche a costo di rinunce personali?

La mia scrittura è stata spesso giudicata poco vendibile e commerciale. Scrivere per essere felice e rinunciare magari a prodotti di facile inserimento è stata, se volete una rinuncia a qualcosa di più sicuro. Non ho riscritto i miei racconti o cambiato stile cercando così strade più facili. Non rinunciare al mio percorso artistico è una rinuncia gradevolissima.

Quanto pensi conti la fortuna nella carriera di uno scrittore?

Molto. Bisogna proporre un buon lavoro, un lavoro amato e sudato, e avere la fortuna di trovare qualcuno in grado di capirti e capire la tua estensione fatta di parole.

Ti piace il genere noir?

Non particolarmente.

Che progetti hai per il futuro?

Al momento non riesco a vivere di sola scrittura. Il mio più grande progetto per il futuro è quello di impegnarmi, lavorando, per vivere delle mie sole parole.

Che libro stai leggendo attualmente?

Ho appena terminato “No panic” di Rossella Canevari e poi un libro “per ragazzi”…Ebbene si!Un libro che volevo leggere quando avevo dieci anni e che non sono mai riuscito ad avere. The Incredible Tide(Conan il ragazzo del futuro) da cui è stato tratto un cartone animato giapponese famosissimo e che amo. Ieri sera ho iniziato a leggere Metropolis da cui è stato tratto l’omonimo e celebre film. Una scrittura densa ed emozionante.

Hai un blog?

Non ancora.

Ti piacerebbe andare in tv a parlare di scrittura?

Potrebbe essere interessante. Ma preferirei parlare di scrittura semplicemente scrivendo.

Pensi che nel panorama editoriale italiano prevalga il marketing o il talento?

Prevale il marketing senza dubbio. Prevale il prodotto. Bisogna riempire lo scaffale, come al supermercato, il prodotto deve primeggiare e scintillare.

Hai amici scrittori?

Si. Tra le persone che conosco molte amano, come me, la scrittura.

Leggi i romanzi storici?

Si ogni tanto. mi piace leggere di tutto.

Quanto scrivi in media al giorno?

Scrivo molto spesso ma non tutti i giorni. Non voglio che una passione realmente amata diventi costrizione. Comunque ogni giorno butto giù idee e pensieri.

Cosa pensi degli editori a pagamento?

Un editore, così come uno scrittore, deve avere passione e voglia di lavorare per l’arte e la cultura. Certo, mi rendo conto che ogni semplice e minima cosa è legata alle vendite e ai costi. Di conseguenza, anche molti editori seri, propongono allo scrittore esordiente pubblicazioni a pagamento. Vista come trampolino di lancio, la pubblicazione con contributo da parte dell’autore, può rivelarsi comunque utile per farsi conoscere. L’importante, ribadisco, è la buona fede dell’editore.

Hai mai fatto il ghost writer cosa ne pensi?

Non mi è mai capitato.

::Intervista a Massimo Leitempergher

23 ottobre 2009 by

Parlami del tuo libro non ho dormito mai quanto ci hai messo a scriverlo?

Ci ho messo parecchio perchè non ho assolutamente costanza nello scrivere, soffro di momentismo, possono passare mesi senza scrivere una riga, quando sento lo stato d’animo giusto allora scrivo.

C’è molto di autobiografico?

Una parte c’è sempre nei libri che scrivo, anche perchè  mi sentirei un bugiardo a scrivere e descrivere cose che non ho provato, mi sembrerebbe di fregare il lettore e me stesso

Hai fatto fatica a trovare un editore?

Abbastanza, anche se ho fatto un lavoro di cernita in internet,  mi ha aiutato un sito molto valido, il rifugio dell’esordiente. E’ inutile puntare ai grossi editori, non ti cagano per nulla.

Che consigli daresti ad autori in cerca di editore?

Forse è meglio non dare molti consigli, visto che io dopo aver trovato il mio editore non sono ancora riuscitoa a farmi pagare un centesimo di diritti, come da contratto.

Frequenti concorsi premi letterari, sei mai arrivato anche solo in finale?

Ho partecipato solo a due premi letterari, uno l’ho vinto, l’altro non sono trai i finalisti…poco male, ma forse varrebbe la pena partecipare di più…se sei interessato ai soldi è una strada da non scartare.

Ti piacciono le opere cooperative?

Lavoro in una cooperativa….quindi si….si intende solo leggerle, è assai difficile scriverne una, anche se ho provato più volte.

Ti senti un futurista?

Da ragazzo molto di più, adesso che ho compreso qualcosa in più  sulla cultura futurista un po’ meno,.

In una tua intervista on line dici che non ami concedere interviste perchè per noi hai fatto un eccezione?

Non ho detto che non mi piace concedere interviste, non sono così snob, cretino o furbo, scegli tu, ho solo detto che non mi piacciono le interviste, ma forse è perchè sono solo pigro.

Quali sono i tuoi autori preferiti?

Fante, Pasolini, Tondelli, Fenoglio, Palahniuk e Roth

Ti piace leggere in pubblico le tue opere?

Non direi, o meglio, sentirle leggere mi fa piacere e se mi prende la serata giusta e la fancazzaggine giusta mi piace interagire con il lettore

Quale è  il tuo metodo di scrittura?

Il sentimentalismo e la cruna dell’emotività…Solo se sono attraversato da forti emozioni scrivo, nel resto del tempo vivo, alle volte sopravvivo.

Hai un agente letterario?

Ah, ah,ah….tu che dici?

Hai un sito, un blog, quale è il futuro della letteratura su internet?

Questa domanda dovresti rivolgerla ad un rappresentante della generazione successiva alla mia, io scrivo il mio blog per me stesso, se qualcuno legge condivide una stato d’animo momentaneo mio. Così ho conosciuto alcuni “scrittori” veramente bravi.

Quali lettori preferisci?

Quelli che non chiedono di regalare il libro, a parte gli scherzi, non molto poi, quelli che fanno domande, ma non  credo necessariamente che un libro debba far scaturire delle grandi domande all’autore, magari se ogni tanto facesse solo emozionare sarebbe già un gran risultato.

Stai leggendo attualmente?

Sto leggendo America America di Ethan Canin, ma non lo trovo particolarmente interessante.

Ti piace la poesia di Saba?

Non capisco la domanda, ma la poesia la leggevo a scuola, poi sempre più  raramente, non sono capace di trovare un metodo soddisfacente, se leggo una poesia alla volta mi soccio, se le leggo di seguito mi sembra di fare un torto al poeta. Mi imbarazza.

Parlami della tua città che rapporto vi lega?

Ti rispondo con una cosa che avevo scritto tempo fa per un enciplopedia su Torino che cambia:Poi quando scendi e ti vedi tutta quella natura, ti chiedi comunque se sei veramente in città. Il fiume, non il placido Don, ma l’irrequieto Po, che sale per incontrare la sua vecchia amica Dora, ha un colore d’autunno, anche quando è piena estate. Ma sei in mezzo a cani e padroni, tombe e ciclisti, erba e corridori, alberi e vento, passerelle e vecchi e tu cammini attratto da una corrente alternata e rovescia, che ti porta verso un centro così vicino, ma così distante. Vedi di fronte, guardi, ma non distingui, ma che importa? Repubblica perfetta di rappresentanza equa e solidale, dalle prime ore del mattino fino alle ultime della sera, non sei mai solo. Una via abitata da uomini e donne da una parte e pesci dall’altra, pareggio perfetto di una natura sempre più imperfetta, di certo non per sua colpa. Nell’arteria centrale, edilizia anni 50, 60, 70, ma anche “intrusioni” settecentesche, ottocentesche, per poi aprirsi in quelle vene, piccole e grandi, diritte, come tagliate da un preciso coltello. E poi sai, se hai la fortuna del principiante e la stagione del saggio, puoi anche vedere uomini con strani arnesi, immersi nell’acqua fin sotto le spalle, lottare contro gli abitanti anfibi, amanti dell’umido, che se non sei abituato, sei già pronto con la tua tecnologia vocale in mano, per chiamare, ma sei indeciso se formare il numero del pronto soccorso, per quel pazzo, che, poco poeticamente, imita un piccolo povero Ernest Hemingway o quello della polizia, per far soccorrere un mentecatto, che ha deciso di togliersi i dubbi, sulla validità di una vita spesa male. Se decidi di volger lo sguardo verso il ponte Regina, allora puoi dire che alla tua destra, in un percorso poco più lungo di un chilometro, non è presente nessun negozio, nessuno, un solo bar, ma quasi nascosto, una piazza circolare, con un parco nel mezzo, tanto per non smentire l’ideologia del verde che accompagna il tuo cammino, una scuola, che a dirla tutta stona con il resto dei compagni edifici, sarà perché assomiglia ad un vecchio operario, in mezzo ad una serie di colletti bianchi?
Se sei uno che segue la corrente e te ne vai verso il ponte Sassi, potrai vedere che c’è ancora chi si ostina a vivere sull’acqua, ma qualcuno ha detto loro che ci vuole il duro cemento per non essere portati via da quella realtà che noi tutti chiamiamo casa? Canadese con veranda vendesi a modico prezzo…Ah allora hai capito anche tu no?
Se smetti di blaterare su tutta questa falsa filosofia e ti concentri sul terreno, invece, ti accorgi che gli argini segnalano il passaggio quasi costante, anno per anno, dell’acqua a quote elevate e paurose, ma quelli a rimetterci sembrano solo gli alberi, piegati e piagati dalle piene, che han risparmiato quasi sempre agli abitanti un bagno indesiderato.
Si, perché, quando al piccolo grande Po gli girano, è capace di far scappare tutti dal suo letto, anche se fino ad un momento prima di bagnarti i piedi, ti incanta con la sua danza obesa e allora tutti, dai bimbi di quattro anni ai vecchi di cent’anni, magari passati in solitudine, son tutti lì a blandire il vecchio fiume ed a dire “dai che non esce, secondo me, non esce”; poi, in un attimo, è un fuggi fuggi generale, verso i lidi alti, la collina.

Utilizzi nei tuoi libri gerghi, dialetti, slang, linguaggi in codice?

Alle volte, come i Sigur Ros, mi invento delle parole o meglio dire nelogismi, mi diverte.

Ti piacciono i libri di Dan Brown pensi sia un successo orchestrato a tavolino tutto marketing e niente altro?

Non ho mai letto nulla di Dan Brown, forse non so nemmeno chi sia, aspetta cerco su google…ecco il codice da vinci…ho visto a pezzi il film, un film come molti altri….non saprei rispoindere a questa domanda, se ignoro sto zitto, di solito.

Leggi libri gialli, thriller, polizieschi ?

Rarissimamente perchè non sono interessato a quel genere, teso e costruito attorno ad una storia che non deve farsi scoprire fino alla fine…di solito, come ho già detto, ricerco l’emozione nei libri.

Scrivi per rivsite, giornali, siti di letteratura on line?

Non sarei capace, non ho costanza, non ho tempo, cerco di fare il mio lavoro, quello in cooperativa intendo, al meglio, ho una famiglia, riesco solo a scrivere sul blog e anche li di rado

Quali sono le doti di un buon scrittore?

Se riesco a contattarne uno, poi ti faccio avere la risposta.

Quali errori hai fatto che non rifaresti nella tua carriera letteraria?

Non ho fatto nessun errore, vado bene così, soprattutto perchè non ho nessuna carriera letteraria, quindi è facile fare affermazioni come quella precedente.

Cosa ne pensi delle scuole di scrittura creativa come la Holden di Baricco?

Che mi mancano 3000/4000 euro per poterti dire com’è…se citano, nel sito, il dato che oltre l’ottanta percento di persone che si iscrive alla scuola poi trova lavoro mi sembra dia una messaggio preciso, ma non so cos’abbia a che fare con la creatività nello scrivere.

Cosa ne pensi della letteratura punk e underground?

Se parli di musica ti faccio una lezione di due ore, se parli di letteratura, ripeto se ignoro, sto zitto.

Credi nei book trailers?

Si molto, mi piacciono, i miei li giro tutti io,  ne ho visti parecchi, ma devo dire che alcuni li trovo teatrali o caricaturali rispetto ad un trailer cinematografico e questo mi dispiace

Ti piacciono i tour promozionali come si usano fare in America?

Se uno riesce a vivere con quello che scrive è  già tanto, non serve andare in giro a mostrare la faccia, sono solo le tue parole che valgono, non il tuo volto

Che suggerimenti daresti per invogliare la gente a leggere di più?

Togliete il televisore dalla camera da letto, non dico dalla casa, che mi sembra una stupidata, ma dalla camera da letto si, magari fate anche un po’ più l’amore.

Definisciti in tre aggettivi?

Generoso, lunatico, irascibile

Quando scrivi sei felice?

Ci mancherebbe altro, certo che no!  


:: Intervista a Ghonim Mohamed

22 ottobre 2009 by

Nelle sue opere la cultura araba e quella occidentale si incontrano. E’ un incontro felice?

Quando sono giunto in Italia ho incontrato il mio ” primo amore”, non ho trovato alcuna differenza tra di noi perché la cultura che l’uomo acquisisce fin dalla culla, è costituita dall’ambiente, dal clima, da tradizioni, patrimoni filosofico-storico-sociale che si incontrano in un punto tra due estremi di un’equazione o più: l’io e l’altro, il sonno e la veglia, la lontananza e l’avvicinamento, il primo giorno e l’ultimo, la fame e la sazietà. Ci sono molte equazioni che formano la struttura umana e si incontrano nel punto focale fra le due parti per realizzare un impellente necessità di completamento. A questo punto, se noi guardiamo a Occidente o ad Oriente dobbiamo riconoscere il punto di congiungimento perché a est corrisponde ovest; a ovest corrisponde est, perché a nord corrisponde sud; e a sud corrisponde nord. Questo punto non è altro che la distanza tra il confine che oltrepassiamo alla ricerca della conoscenza e all’acquisizione di una sapienza e di una consapevolezza che permetta di raggiungere la felicità.
Io non sono venuto qui a mani vuote, ma trasportando la mia cultura che mi ha permesso di incontrare il mio primo amore: quindi di aprirmi un varco all’interno della comunità, tra il mondo intellettuale, politico e giornalistico: non ho trovato preoccupazione, disturbo, stato d’ansia e agitazione che abbiano diminuito la mia felicità. Al termine del discorso voglio aggiungere che la cultura deve essere un atto di fedeltà, diretta verso il luogo dove l’uomo intende vivere e per la durata della sua vita. Avrei potuto dialogare, in questo contesto, in modo accademico ispirato a testi, libri, opinioni, studi mediatici che sono all’ordine del giorno ma che però confondono il pensiero umano, la sua immagine e la disperdono dato il divario tra Nord e Sud o Est e Ovest. La prova di ciò è la disparità tra Nord e Sud anche se il paese ha un unico confine. Tuttavia, come ho affermato all’inizio del discorso, il luogo e l’ambiente determinano la differenza dal punto di vista culturale, degli stati d’animo e delle abitudini: il fatto di riuscire ad integrare in maniera corretta e sincera questi fattori  produrrebbe come effetto il fatto di creare un’orchestra melodiosa che, con la sua dolcezza e con la sua musicalità porterebbe ad un “incontro felice”, dove il fattore determinante è dettato dalla fedeltà al luogo e nel tempo.

Il suo mondo letterario è un mondo poetico e fiabesco, quali autori l’hanno maggiormente influenzata?

La lettura mi ha sempre appassionato fin dalla mia adolescenza; mi ricordo quando mio padre ripeteva ossessivo di studiare con diligenza e di non smettere mai di leggere per questo mi sono avvicinato al mondo della letteratura e della poesia :mi hanno sempre entusiasmato le letture dei testi di Dostoevskij, Shakespeare, Tolstoj, Dante, Boccaccio, Voltaire, Baruch Spinoza, Umberto Eco,Ariosto, Petrarca,Pirandello,Goethe e per quanto riguarda gli arabi Yehia Haqy, Taha Hussein,  Tawfiq Al-hakim, Youssef Idris, ect. Ect (è il mondo globale della scrittura che mi ha influenzato, non un genere o un altro)


Il suo primo libro è il segreto di Burhume pubblicato per la prima volta nel 1994 dall’associazione Les Cultures, ci parli dei temi da lei trattati.

Il tema trattato in questo libro viene racchiuso in una rappresentazione allegorica della condizione umana; dove viene descritto in termini filosofici un repertorio di conflitti interiori ed esteriori che appartengono alle figure umane in esso rappresentate;c’è il barbiere, lato oscuro del libro;c’è una maga, rappresentante esoterica,Agolungo l’uomo allampanato ricco di saggezza anche se considerato lo “scemo del villaggio”, l’uomo giallo identikit dello stato tecnocratico del ventesimo secolo e un ‘infinità di personaggi che ci permettono un viaggio in interiore homine.


Nel libro “il Ritorno” affronta tematiche più drammatiche come la perdita dell’identità, la schiavitù, lo sfruttamento, i pericoli di una società tecnocratica, è più pessimista di dieci anni fa?

Non è questione di pessimismo è anche un fatto di essere realisti perché per me l’umano ha in se una miriade di sentimenti che determinano delle scelte di vita ben precise e che si ripetono nei secoli; l’uomo è sempre uomo e determinate situazioni fanno parte di esso. Il punto bianco, il filo conduttore non sono altro che la speranza che nutre l’umanità, la chiave per raggiungere la felicità e la pace interiore. (Non parlerei assolutamente di pessimismo). 

Ha anche scritto piéces teatrali ce ne vuole parlare?

L’esperienza teatrale che mi vede coinvolto è di vecchia data, più precisamente corrisponde al periodo adolescenziale dove mi ritrovo a mettere in scena opere di Shakespeare dirette da mio fratello in un teatro paesano; successivamente ho interpretato le grandi opere teatrali classiche di Pirandello e altre. Dopo la mia esperienza ho scritto diverse pieces come l’Immigree-Il ritorno dall’assenza, l’Asino di paglia, e altre.”Dammi un teatro e ti darò un popolo”(Shakespeare) è il motto che da sempre mi accompagna.

E’ nato in Egitto sul finire degli anni 50. Che ricordi ha della sua infanzia? Sogna di tornare a vivere in Egitto?

Sono nato in un villaggio dove la maggior parte della popolazione è formata da brava gente; un paese di nome Il Milliten (Milla più Milla corrisponde a Milliten) che significa le due religioni. Non ho capito, da giovane, il vero significato di tale parola anche se vivevo e frequentavo una scuola circondata da abitazioni di cristiani, da chiese, professori e studenti cristiani che insieme a noi musulmani formavamo un unico tessuto e nessuno ha mai distinto questo dualismo. Il rintocco della campana si fondeva con il richiamo dei minareti; in questi ultimi tempi ho capito il vero significato di Milliten dopo aver visto mani invisibili tramare in quel tessuto e aver creato uno scontro tra umani. Il mondo per me è un paese dove non ci devono essere confini geografici.

La verità è  un tesoro prezioso da tramandare alle nostre nuove generazioni, pensa ci sia spazio e rispetto nel nostro mondo per la verità o siamo troppo influenzati dalle distorsioni dei mezzi di informazione? 

La verità, a mio avviso, è la somma del miscuglio cosmico e il perno di essa è l’uomo, che si differenzia e si distingue dal punto di vista cerebrale. L’intelletto rende esuberante l’uomo e trascina a se una parte di questo mix; trascorre il tempo tra contrasti, conflitti, sentimenti di paura, speranza, convinzione, avidità, amore, odio, attività, inattività, pigrizia, difficoltà: il conflitto che si pone tra due opportunità ha sottratto all’uomo stesso la capacità di concentrazione ed egli si ritrova da un estremo all’altro del conflitto.
All’universo è indifferente il fatto che l’uomo si trovi con una schiera o con un’altra perché non è limitato nel tempo: ma l’umano sa bene quanto breve sia la sua esistenza e il fatto di venire sostituito da un altro essere vivente; come una generazione verrà sostituita da un’altra ( sa’ di questa verità) e una civiltà ergersi su di un’altra. Il nocciolo della questione è che una visione è diversa da un’altra; quello che io credo verità non è condiviso da altri poiché i tempi, le epoche trascorrono; nel passato l’accordo su qualche verità era inferiore al disaccordo e la causa di ciò sono stati i conflitti tra i due estremi di ciò che è stato fatto per una classe di ideali d’amore, di bontà, di bellezza, di giustizia, e una dinamica d’odio, di cattiveria, di avidità. Il conflitto tra due squadre è esistito in vita fin dall’origine, ha cementato il miscuglio cosmico e trattato con esso la guerra fredda in corso. La verità sincera è che l’umano è nato con l’attitudine di scoprire le contraddizioni dentro di se’ e avere la forza del libero arbitrio nella vita.
Il messaggio alle generazioni future è quello di fare uno sforzo mentale, compiere un percorso di riflessione, ovunque e comunque, nonostante la varietà di lingue, in modo che la nuova generazione riesca a migliorare le sue scelte: che non attenda “ il sole” in presenza di dense nubi; essa deve cercare il calore attraverso l’ intreccio di una trama e di un ordito multietnico che percorra una via migliore. Questo sguardo sognante fa parte di quella verità considerata tesoro sepolto sotto la coscienza umana; bisogna rispolverare la sua energia per un lavoro inter- homine. La politica ha una grande influenza sui mass-media che sono diretti da chi li sovvenziona e che rimarranno in tale direzione; che siano diretti verso la zona A o verso la zona B. Per zona A intendo gli assetati, gli affamati, i desiderosi d’amore, di bellezza, di giustizia,ovvero del bene; per la zona B, i desiderosi di fama, di lussuria,e di danaro.
Finchè comparirà “il mass-media” che porterà l’equilibrio tra le due parti e formerà un recinto per proteggere l’umanità da se stessa. 

Quale è il libro più bello che ha letto e quali preziosi insegnamenti le ha dato?

E’ approssimativo affermare di aver letto un libro più bello di tutti; ma posso confermare che la raccolta di novelle “Le mille e una notte” appartengono ad un libro che spesso rileggo volentieri perché in esso prodigio e normalità si intrecciano e si disciolgono l’uno nell’altra, e dove la magia diventa il perno attorno al quale ruota il racconto e l’essenza delle cose. Questo è ,secondo me, un libro di un certo spessore che ti propone un viaggio in un mondo dove vi è una netta distinzione tra il Bene e il Male; dove vengono tramandati messaggi spirituali, soprannaturali attraverso delle allegorie che altro non sono che immagini fantastiche di altri mondi, trionfo di incontaminazione, purezza, spontaneità, ingenuità, e spontaneità di cuore, cose che io bramo nei miei racconti e poesie.

Lei vive in Lombardia la regione più internazionale di Italia, il processo di integrazione tra culture a che punto è?

La Lombardia ha raggiunto un buon sviluppo industriale, tecnico, tecnologico e per questo si ritiene la regione più internazionale d’Italia ma per quanto riguarda la regionalizzazione degli stranieri essa non può avvenire completamente affinchè l’individuo residente non sia in grado di permettere l’integrazione stessa: ciò perché quest’ultimo nel suo bagaglio culturale è ricco di pregiudizi, di preconcetti e di arroganza inoltre non tiriamo in ballo il discorso religioso che in modo più assoluto non deve venire considerato l’eterna causa di atti immorali che vengono compiuti. Il processo di integrazione è ancora rudimentale, c’è ancora molto da fare però con parsimonia e con diligenza si può ancora raggiungere lo scopo.

Lei ha pubblicato “Cento memorie per il futuro millennio”, quanto incide la memoria sulla sua creatività?

La memoria è tutto; è l’individuo: la sua storia, la sua coscienza, la sua conoscenza che è indispensabile perché se non sai chi sei non saprai dove andrai-  cosa vale un individuo senza memoria? La memoria per la mia creatività è tutto, senza di essa non potrei scrivere perché non avrei coscienza e opinioni, sarei un burattino. Per quanto riguarda il libro esso ha voluto congelare delle folgorazioni di artisti, poeti, fotografi e musicisti sotto forma di aforismi, graffianti sberleffi, disegni e concetti seri e non. In questo contenitore sono stati raccolti alcuni manufatti artistici che trovano valore e fascino nella loro imprevedibilità. La cosa più importante è che  con esso sono stati finanziati progetti sociali e umanitari.
Anche questo significa “memoria”.

Ha pubblicato la raccolta di poesie “Il canto dell’amore” contro il razzismo e la xenofobia, cos’è per lei l’amore?

Ho cantato l’amore in tutte le mie poesie e ho scritto un inno all’amore nel testo “Il canto dell’ amore” ovazione di amore e di pace. Nella silloge “Colombe raggomitolate” tratto da IL MIO CANTO:

/io non intendo linguaggi oltre quello che comprendo.

Lo esprimo con parole, incise tra i margini del foglio

lo leggo dalla prima nascita,

da quando sono nato la mia bocca ha conosciuto

il capezzolo del seno

l’ho abbracciato tra le mie labbra../

Un amore del quale mi sono nutrito dalla nascita; l’amore significa vita, di conseguenza colui che ne è privo è un essere morto; l’amore è  un conforto per l’anima che ci dà un equilibrio psichico e ci permette di vivere la vita intensamente, un termine letterario che lo riveste: fine affascinante,dolce, fresco, melodioso, luminoso che rende esplicito la bellezza della vita e che mi rende amalgama d’amore; se tu mi chiedessi quale fosse il mio desiderio in questa vita, ti risponderei che sarebbe l’augurio di venire amato fini all’ultimo respiro.

Ha curato “Siamo venuti a cantarvi le nostre canzoni”, opera che fa dialogare con la poesia ragazzi stranieri della scuola media Tito Livio di Milano. Che impressioni ha avuto da questa esperienza?

Questa è una tra le innumerevoli esperienze del genere nell’ambito scolastico avvenute a Lecco, a Como, a Milano, a Rimini, ect . Le impressioni sono molto positive come esprimono i ragazzi stessi nei miei confronti, nell’interesse nutrito in tali esperienze dove taluni commenti affermano che le mie parole hanno una forza vitale, donano amore con la A maiuscola; altri ribattono che l’utilizzo della poesia per sottolineare l’uguaglianza di tutti, al di là delle apparenti differenze è un valore inestimabile. Altri ancora descrivono le mie parole come un vero e proprio atto d’amore che “silenziosamente” vengono sparse, perché germoglino in noi il seme della tolleranza. Che altro aggiungere? 

E’ direttore del giornale egiziano News of the World. Si può fare ancora “buona” informazione? 

Penso di aver risposto, riflettendoci bene, con l’analisi dettagliata compiuta nella risposta numero7

Ci sono autori esordienti che l’hanno particolarmente colpita?

Io amo la lettura, soprattutto quella classica ma credo che anche autori esordienti abbiano il diritto di esprimere i loro sentimenti e a questo proposito vorrei aggiungere che sono in contatto con diversi scrittori e per questo motivo mi sembra irriverente fare un nome piuttosto di un altro.

E’ una persona religiosa? Chi è per lei Dio? Quale suo volto le è più  vicino?

Dio è colui che mi ha plasmato; a Lui sono sottomesso come ognuno di noi: beviamo della sua acqua, respiriamo la sua aria, camminiamo sulla sua terra, ci esponiamo al suo sole e Lui è il Creatore…noi creiamo? Il volto a me più vicino corrisponde a quello della pace, del perdono,dell’amore,della misericordia,della nascita, della morte sono alcune tra una miriade di sfaccettature che gli appartengono perché Egli è il Tutto.

Ha scritto un bellissimo libro di fiabe dal titolo “L’aquila magica”. E’ indirizzato prevalentemente ai bambini o si rivolge anche agli adulti?

I miei libri sono rivolti a chi ama leggere; non esiste una fascia d’età prestabilita; principalmente scrivo perché ho delle cose da dire e non mi pongo il problema di chi si appresta a comprare i miei testi.

Pensa come la Sherazahde della “Mille e una notte” che raccontare fiabe ci salvi la vita?

Io credo di si, perché do un grande valore alla parola, come dimostrano i versi della mia poesia:
La parola non e’ un gioco

nè un divertimento

la parola è il pegno della vita

la parola e’ una spada di cui si cinge il cavaliere

sguainata davanti agli occhi dell’ingiustizia

svelle le radici dei morti. (Colombe raggomitolate)

In principio era la Parola …la parola può essere la salvezza se noi sapessimo raccontare ai nostri figli le novelle come quelle di Sherazahde…cosa accadrebbe se li nutrissimo con del cibo avariato? E se invece porgessimo loro del cibo sano?

Quale poeta occidentale preferisce?

Potrei citare un’infinità di artisti come Leopardi, Malarmé, Baudelaire, ma quello che spesso mi ritrovo a leggere è Dante Alighieri degno rappresentante degli artisti italiani.

A che opera sta lavorando attualmente , può anticiparci qualcosa sulle tematiche che tratterà?

Una fiaba per bambini “La dimora incantata” contro il razzismo e la xenofobia; “Il mio amore Barbara” storia d’amore tra un egiziano e una italiana, per l’incontro di due civiltà; una novella sulla circoncisione femminile e sto per portare a termine un libro di poesie.

.: Intervista a Valentina Maran

20 ottobre 2009 by

uomo che mi lavaValentina benvenuta su Liberidiscrivere. Presentati ai nostri lettori. Chi è Valentina Maran?

Ciao! Valentina Maran è una copywriter (una cioè che scrive per la pubblicità), che vive tra Varese e Milano e si dedica, tra le altre cose, alla letteratura erotica. 

Parlaci del tuo lavoro di copywriter, ti appassiona, ti concede tempo libero per scrivere, ti permette di incontrare persone interessanti?

Il mio lavoro è bellissimo e difficile al tempo stesso: è un mestiere inebriante perché ti permette di parlare a tantissime persone mostrando il tuo talento… quello che di solito sfugge ai pubblicitari, però, è che è un mestiere che si fa con i soldi degli altri. E bisogna capire che i veri obiettivi non sono quelli personali ma sono quelli in funzione del successo del cliente. Questa è una questione che i pubblicitari travisano, sbagliando obiettivi, mettendo prima l’interesse personale rispetto a quello del cliente. E’ comunque un lavoro privilegiato che ti mette in contatto con tantissime persone interessanti: cantanti, registi, scrittori… spesso si arriva ad avere contatti con gente di altissimo livello senza meritarselo davvero. Per quel che riguarda la scrittura nuda e cruda, dipende dai periodi: se uno ha voglia di scrivere il tempo lo trova indipendentemente dal lavoro. Certo è che- facendo un lavoro creativo che ti occupa la mente 12 ore al giorno, una volta arrivati a casa è difficile aver voglia ancora di scrivere. 

Parlaci dei tuoi esordi perché hai iniziato a scrivere?

 

Ho iniziato a scrivere per pura necessità: scrivo per gli altri, per farmi ascoltare, per avere un pubblico. E’ un desiderio innato. La necessità del racconto. Insieme c’è anche la presunzione di raccontare le cose come nessuno ha ancora fatto. 

“L’uomo che mi lava” come è nato? Nove racconti accomunati dall’obbiettivo di stupire, intrigare far riflettere? Quali scrittori ti hanno particolarmente influenzato?

 

Il libro ha una strana gestazione: un amico si trovava in Germania e non aveva con sé nulla da leggere… mi ha chiesto un racconto lungo “di quelli che so scrivere io”. Quasi per scherzo mi ha dato delle consegne mensili e da lì è nato un libro. Diciamo che uscito dal piacere di far leggere qualcun altro. Non ha l’obiettivo di far parlare… non ho scelto l’erotismo come facile soluzione alle vendite: semplicemente è stato un bel banco di sfida. Era un argomento che mi interessava. Per il resto non ho scrittori di riferimento. Leggo molti autori italiani contemporanei, quello si. 

Hai fatto fatica a trovare un editore? L’hai proposto a molte case editrici? Raccontaci il percorso che hai seguito per arrivare alla pubblicazione.

 

Degli amici autori mi hanno dato un paio di contatti per alcune case editrici che però hanno risposto picche. Poi Raul Montanari mi ha segnalato quella che poi è diventata la mia validissima agente: Agnese Incisa. Lei all’inizio è stata molto dura, mi ha detto che sarebbe stato difficile, poi per fortuna la PIEMME si è innamorata del libro… ed eccomi qui! C’è voluto quasi un anno. Mi rendo conto che comunque sia molto difficile.  

Su Tina di Matteo Bianchi c’è il racconto Diritto alla meta che ha vinto il premio chiara della narrativa per autori giovani, scrittura veloce, folgorante, un pizzico di ironia, è questa la ricetta per un buon racconto breve?

Come in tutte le cose, più  che l’ironia credo che sia il talento la vera chiave per un buon racconto. E’ importante stupire, scavare sotto la soglia della realtà, andare dove gli altri non si spingono. Scardinare l’ovvio e trovare nuovi punti di vista.  
 
 
Abbiamo letto le recensioni dei lettori su ibs per “L’uomo che mi lava” niente mezze misure o ti amano o ti odiano, perché pensi di suscitare reazioni così nette e contrastanti?

E’  un libro difficile che tratta argomenti “fastidiosi”: alcuni hanno visto una scorciatoia per la pubblicazione… in realtà per me è stata una sfida raccontare le cose in un modo così saturo di carne e sudore. Ho voluto calare i lettori in una realtà palpabile. Quando vai a far leva in maniera così forte sulla sensibilità, è normale che capiti. 
 
Chi preferisci tra Charles Bukowski e Banana Yoschimoto?

Bukowsky. Amo la gente sporca 
 

Valentina e l’erotismo. Cosa ti intriga di più, sei consapevole che spesso il non detto ha valenze erotiche maggiori che il palese. Perché hai scelto un genere così controverso per il tuo libro d’esordio?

Perché era un bel banco di sfida: il sesso è un argomento che tutti conoscono. Non puoi barare: scrivi di cose che tutti fanno, sanno e praticano. Se riesci a far vedere cose nuove, a far percepire le cose come nessuno ha ancora fatto… beh, allora hai fatto un buon lavoro. L’importante è che non diventi una gabbia. Se succede, un genere ti può anche soffocare. E io vorrei evitarlo.

Valentina e Facebook. Cosa pensi dei social network?

Mi divertono. Sono la soglia di inizio di relazioni di qualsiasi tipo. Sono dei bacini di trame pazzeschi. Hanno annullato le distanze tra le persone, ma allo stesso tempo stanno mettendo alla prova il livello di intimità e di consapevolezza di ciascuno.Mi incuriosiscono. 
 
Sul tuo blog c’è un post sul caso di Roman Polaski, uno stupro è un crimine a prescindere da chi lo commette, essere artisti non è un alibi perché pensi ci sia tanta opinione pubblica innocentista?

Credo che sia dovuto soprattutto all’immagine che il regista porta con sé: lo si vive molto come vittima, prima per i trascorsi della famiglia ebrea perseguitata, poi per il massacro della moglie incinta… in più c’è anche l’inattaccabile talento filmico. Questo però secondo me non deve alleviare il punto di vista della colpa. Non si va a credito con quello che ti capita nella vita. Se hai sbagliato devi pagare. E’ un uomo che da trent’anni sfugge alla giustizia in modo pubblico. Questo mi fa orrore. Non mi interessano i giochi di potere che ci sono tra Svizzera e America. Questi sono solo fatti a traino della situazione. E’ sbagliato il principio primo: un uomo commette un delitto, scappa all’estero e non viene punito. Non va bene. 

Cosa stai leggendo attualmente?

Trilogia di K. 

Sei di Varese, parlami della tua città cosa ti piace e cosa invece ti rattrista?

Varese è una sorta di paesone: non ha ancora deciso che identità avere. Soffre la vicinanza con Milano e non riesce a trovare gli spazi per ritagliarsi un diritto alla notorietà. Vedo troppo spesso i soliti noti alla guida di iniziative autoreferenziali e poche idee nuove.Le cose più interessanti capitano invece dalle aggregazioni spontanee: il centro città  sta riscoprendo la movida… chissà che da quella non si riesca a far nascere un fenomeno come Torino… ma per quello servono più artisti affermati, capaci di dare nuovi stimoli, aggregare persone che arrivano dall’estero.Ho molta fiducia nei musicisti e nei graffitari. Vedremo. 

Che consigli daresti ai giovani narratori in cerca di editore?

Di non aver paura nel cestinare i lavori. Un buon lavoro trova sempre un editore, prima o poi. Il vostro scopo deve essere prima di tutto scrivere. E’ inutile intasare le case editrici con plichi di carta stampata. Affidatevi ad agenti e agenzie letterarie. E quello che ripeto sempre è di fare un’attenta analisi critica verso sé stessi: la voglia di scrivere spesso non coincide con un vero talento. E’ importante capire se si hanno le carte per diventare un narratore oppure no. Io, nonostante abbia già pubblicato, continuo comunque a chiedermelo.

Hai una scrittura personalissima, cosa ti ispira, usi spunti autobiografici, fai molte stesure?

Una sola stesura e una correzione definitiva. Uso di tutto: spunti personali, racconti sentiti, storie rubate ai tavolini del bar. 

Fai parte di una generazione di trentenni, affermata, consapevole informata, cosa ami di più della tua generazione e quali sono i suoi limiti?

Quello che amo nella mia generazione è la caparbietà. Stiamo attraversando un periodo difficile è il momento giusto per mettere alla prova le persone. Credo più ai momenti di stenti perché aiutano a tirare fuori il meglio e il tragico in ogni persona. Sono i momenti di dramma e non quelli di quiete, quelli che innescano i sistemi creativi migliori. Mi aspetto grandi artisti dalla mia generazione.

Stai scrivendo? Sempre racconti? Quando inizierai la stesura di un romanzo?

In realtà scrivo molto poco. Sto lavorando alla stesura di un romanzo, ma in genere sono molto avara: tendo a scrivere poco, con parsimonia e solo quando sono certa che sto scrivendo la cosa giusta.  

Pensi siano più  brave le donne o gli uomini a parlare e scrivere di erotismo?

Le donne. Abbiamo per natura un tipo di approccio multisensoriale al sesso. Gli uomini sono molto visivi. Il nostro percorso d’ascesa dell’erotismo è più complicato. Siamo in un periodo dove stiamo rimettendo in discussione i nostri ruoli, i nostri nuovi obiettivi.

Ti piacciono i libri di Anais Nin?

Ne ho letto qualcuno, ma come ti dicevo non ho autori di riferimento. 

Hai un innato talento comico hai pensato di scrivere sceneggiature per cortometraggi, chi immagineresti come regista?

No. Scrivo già spot, che in un certo senso sono delle microstorie. Amo molto Tarantino e Gondry. Ma non credo di avere nulla nelle loro corde. 
 

Ti piace la poesia? Quale è il tuo poeta preferito?

Onestamente non ne capisco molto, ma un po’ di tempo fa ho letto la raccolta “Tema dell’addio” di Milo de Angelis e l’ho trovato meraviglioso. 

“Contare i secondi, i vagoni dell’Eurostar, vederti 
scendere dal numero nove, il carrello, il sorriso, 
il batticuore, la notizia, la grande notizia. 
Questo è avvenuto, nel 1990. È avvenuto, certamente è avvenuto. E prima ancora, il tuffo nel Ticino, 
mentre il pallone scompariva. È avvenuto.” 

Bello, no? 

:: Intervista ad Alafair Burke a cura di Giulietta Iannone

18 ottobre 2009 by

Alafair BurkeBenvenuta Alafair e grazie di aver accettato la mia intervista. Parlaci un po’ di te.

Sono l’autrice di cinque romanzi composti da due serie una che ha per protagonista la detective della polizia di New York Ellie Hatcher e l’altra il procuratore di Portland Samantha Kincaid. Sono anche professore alla Hofstra Law School dove insegno diritto penale.

Quale è il tuo background?

Sono cresciuta in Kansas che si trova nel Midwest americano. Mi sono laureata in psicologia presso il Reed College di Portland Oregon e poi sono andata alla Stanford Law School. Ho praticato per un giudice federale e poi ho servito come procuratore legale per circa cinque anni prima di passare all’insegnamento e alla scrittura.

Quando hai iniziato a scrivere?

Scrivevo già da ragazzina ma non ho iniziato il mio primo romanzo che nel 1999. Avevo appena lascito l’ufficio del procuratore distrettuale e avevo già una trama in mente. Mi sono presa una pausa estiva dal lavoro e ho iniziato a scrivere.

Parlaci delle tue due serie di romanzi polizieschi.

I romanzi di Ellie Hatcher portano i lettori direttamente nel cuore dell’azione e descrivono come Ellie e la sua partner J. J. Rogan passano da indizio a indizio, da testimone a testimone, nella città di New York. Ellie ha anche un istinto naturale per la mente criminale. Suo padre era un detective della polizia che trascorse la sua intera carriera a caccia di un serial killer che sfuggiva dalla polizia da 30 anni. Ellie è proprio ossessionata dalla misteriosa morte di suo padre. Samanta Kinkaid rispetto a Ellie è una persona relativamente normale il cui lavoro la porta in luoghi oscuri. Lavora sui casi con il Major Crime Team del dipartimento di polizia. Uno dei poliziotti è il suo saltuario fidanzato.

Cosa ne pensi delle eroine nei romanzi polizieschi contemporanei. Sono ancora relegate al ruolo di famme fatal o di vittima?

Alcuni dei miei personaggi contemporanei preferiti sono donne multidimensionali create da scrittrici donne di grande talento: Sue Grafton, Sara Paretsky, Laura Lippman, Karin Slaughter, SJ Rozin, più recentemente Lisa Unger. Anche quando le donne sono vittime o amanti gli scrittori sia maschi che femmine hanno imparato a dargli carne, ossa e anima perché i buoni personaggi anche nei ruoli minori fanno i romanzi migliori. Ci sono semplicemente troppi personaggi fantastici.

La violenza domestica è una piaga. Nella tua esperienza c’è una soluzione a questo problema?

Le donne non possono difendersi dalla violenza domestica per conto proprio. Hanno bisogno di un sostegno legale, culturale, economico e sociale.

Sei la figlia del grande James Lee Burke. Racconatci qualcosa di divertente su tuo padre.

Ama gli animali. Noi lo chiamiamo il dottor Dolittle dal personaggio dei libri per bambini che parla agli animali.

Quali sono i tuoi autori contemporanei preferiti e chi ti ha più influenzato?

Michael Connelly, Lee Child, Harlan Coben, Dennis Lehane, Laura Lippman, George Pelecanos, che costantemente scrivono romanzi fantastici. Linda Fairstein è stata un vero e proprio modello per me poiché i suoi romanzi nascono da una seria carriera legale. Michael, Lee, Linda, e Laura sono stati dei maestri straordinari.

La colpa e la redenzione sono temi importanti nei tuoi libri?

I miei libri sono in fin dei conti definiti dai personaggi. Sia Ellie che Samantha condividono un irresistibile desiderio di perseguire la giustizia. Per Samantha la giustizia è sempre la verità. Ellie ha una visione più oscura della giustizia che qualche volta giustifica una bugia. Ma infondo entrambe cercano di dimostrare il loro valore attraverso la giustizia.

Ti piace Flanney O’Connor?

Si.

Ti piacerebbe insegnare scrittura creativa?

Non so se potrei insegnare scrittura. Io insegno diritto che è una materia molto analitica. Scrivere è più organico. Si tratta almeno per me di un amore per i libri e di molta lettura. Mi chiedo se davvero possa essere insegnata. Immagino che insegnerei più scrittura creativa come un alleantore che come un’ insegnante.

Il cinema e la scrittura sono una strana coppia. Cosa ne pensi?

I libri sono intrinsecamente diversi dai libri. Un lettore non può essere passivo con un libro. Deve leggere le parole, girare le pagine, immaginarsi le scene e i personaggi con gli occhi della sua mente. Il cinema fa tutto il lavoro per lo spettatore.

Credi nel potere evocativo delle parole? Tipiace la poesia?

Si moltissimo ma non mi considero una poetessa. Se il contesto è poetico, io mi perdo. Ma so evocare l’umore, la scena, i caratteri.

Usi la tua esperienza personale e professionale nei tuoi libri? Usi casi reali?

Ho trattato alcuni casi reali, alcuni presi dalla mia esperienza nell’ufficio del procuratore distrettuale, quando ero pubblico ministero, altri li ho presi da articoli di giornale. Però li ho sempre romanzati.

Ti piace scrivere racconti?

Ho pubblicato un solo racconto intitolato “Winning” che è stato appena pubblicato in un antologia del The Best American Mystery Stories.

Qualche consiglio per gli aspiranti scrittori?

Leggere, leggere, leggere. E poi scrivere quando si ha qualcosa da dire. Non smettere di scrivere finchè non si ha finito.

Cos’è l’amicizia per te?

L’amicizia è ciò che dà senso alla mia vita.

Ti piace l’Italia? Quando vieni a trovarci?

L’estate scorsa ho fatto il mio primo viaggio in Italia. Mi piacerebbe tornarci al più presto.

Su quali progetti letterari stai lavorando ora?

Ho appena finito 212, un nuovo romanzo con Ellie Hatcher.

:: “Pozzoromolo” di Luigi Romolo Carrino (Meridiano Zero 2009)

17 ottobre 2009 by

carrino2grandePresentiamo ai lettori di Liberidiscrivere il nuovo secondo romanzo di Luigi Romolo Carrino “Pozzoromolo” (Meridiano Zero 2009) l’ultimo nato di una casa editrice di Padova diretta dal simpatico Marco Vicentini che ci ha spesso regalato gradite sorprese. Ambientato in un manicomio criminale, all’ombra di una gigantesca quercia dall’aria materna e protettiva descrive con un linguaggio decostruito e nello stesso tempo poetico una discesa nell’inferno della follia. Il protagonista non solo racconta in prima persona una storia di abusi, di sofferenza, di delitto, ma tenta di ricostruire la sua memoria frammentata e interrotta. Carrino utilizza versi di poesie, frasi spezzate di canzoni, alternandoli a nitide descrizioni di squarci di vita vissuta confusa e dolente. Un percorso che porta verso una possibile guarigione, agognata, desiderata e nello stesso tempo irraggiungibile. La solitudine della malattia, la gentilezza dell’ infermiera Anna, i pazienti del manicomio troppo disturbati per scontare le loro pene in carceri normali, tutto viene raccontato senza reticenze o ipocrisie. C’è chi ha ucciso la moglie perché il sugo non era abbastanza salato, chi ha ucciso il figlio, la sorella, la madre, persone pericolose per sé e per gli altri accomunate da un destino di detenzione e di separazione dalla gente così detta normale. In questo ambiente disperato il protagonista tenta con angoscia di riappropriarsi della sua identità anche sessuale, della sua memoria, di capire il mistero della sua detenzione, di ricordarsi i motivi che l’hanno portato al delitto. E’ anche una storia d’amore tragico e malsano un amore che non porta felicità ma costringe a vendere il proprio corpo sulla tangenziale tra travestiti e viados. Carrino non giudica, non condanna, trascrive con umana compassione gli sbalzi di una mente malata, corrosa, devastata e ci conduce per mano  a provare sentimenti di simpatia, di commozione e infine di perdono.

:: Intervista con Laura Iuorio

17 ottobre 2009 by

laura_iuorioInnanzitutto benvenuta Laura su Liberidiscrivere. Passerei subito alle presentazioni. Chi è Laura Iuorio? Parlaci del tuo lavoro, dei tuoi studi, del tuo background.

Be’, diciamo che ho un doppio lavoro. La mattina mi dedico alla mia passione: scrivere. Il pomeriggio mi occupo di rassegne stampa di telegiornali. Dunque, passo bruscamente dalla pura evasione alla dura realtà. Per quanto riguarda i miei studi, sono laureata in lingue e letterature straniere moderne, facoltà che ho scelto per il mio interesse nel romanzo inglese e americano.

Parliamo della trilogia composta da il Sicario, la cui prima edizione fu pubblicata nel 2001 dopo aver vinto il premio Solaria, e La Caccia e Nel Profondo. Hai unito noir e fantascienza in un connubio originale e personale. Bene e male non hanno più confini netti. Eroi e antagonisti si fronteggiano combattendosi con le stesse armi. Questa ambivalenza rispecchia un po’ di pessimismo per l’epoca in cui viviamo?

Direi di sì. Il mio pessimismo è proverbiale, stando all’opinione di chi mi conosce, ma non sottovaluterei il fatto che mi piace creare personaggi sfaccettati, che rispecchino il più possibile la vera natura umana.

C’è un po’ dell’atmosfera anarchica e sovversiva di “Arancia Meccanica”e di critica sociale? Vuoi fare riflettere oltre che intrattenere sui mali del sistema, sullo strapotere della tecnologia quasi divinizzata e mal utilizzata?

Questo è tipico della fantascienza: estremizzare la realtà attuale per spingere a riflettere sui vantaggi del progresso tecnologico e sociale, ma anche sul possibile scotto da pagare per raggiungerli.

Parlaci del protagonista della trilogia. Chi è Sol Maio: un uomo innocente accusato dell’omicidio della moglie Oriane che si trasforma in una macchina per uccidere. A che personaggio letterario si ispira ? Come hai costruito il personaggio?

Non si ispira a un personaggio letterario in particolare. Si può dire che sia l’archetipo dell’uomo comune posto in una situazione non comune, dalla quale può uscire schiacciato oppure trasformato. In parte, per la costruzione del personaggio mi sono ispirata al Fox Mulder di David Duchovny, ironico e un po’ ombroso.

Sulla sua strada incontra molti personaggi minori a cui tu presti molta cura. Vuoi parlarcene, quali ti sei più divertita a caratterizzare?

Tutti i personaggi per me sono importanti, e dedico particolare attenzione a quelli minori proprio perché non restino delle macchiette, ma contribuiscano a creare un sottofondo vivo e reale.

In un’intervista hai detto “Il sicario è un romanzo a episodi con personaggi ricorrenti, una specie di noir anni ’40 trasportato nel futuro.”Come hai avuto l’idea di un romanzo ad episodi e ti sei ispirata a qualche fumetto degli anni 40 o 50?

E’ stata una scelta quasi obbligata. Il romanzo è nato come racconto, “Giustizia esemplare”, che poi è diventato il primo capitolo del libro. L’avevo scritto nella primavera del 1997 per partecipare a un concorso. Man mano che mi venivano nuove idee, sfornavo altri racconti, alternandoli a volte ad altre cose che stavo scrivendo. Nel giro di un anno, avevo in mano i sette episodi che avrebbero composto il libro, storie indipendenti legate dall’ambientazione comune e dalla presenza di personaggi ricorrenti. Il filo conduttore principale, naturalmente, è il protagonista, che si evolve nel corso della vicenda. Si tratta di una struttura a me congeniale, dato che sono sempre stata un’appassionata di telefilm. Quando ho saputo che l’editore Fanucci aveva indetto il Premio Solaria 2000 per romanzi di fantascienza, mi sono limitata a rendere più fluido il passaggio da un episodio all’altro, togliendo le brevi spiegazioni che non mancavo mai di inserire, una specie di “riassunto delle puntate precedenti”.

Sempre in un’intervista parlando di “La Caccia” citi James Ellroy. E’ un autore che ami? Quale suo libro ti è piaciuto di più?

La sua autobiografia, “I miei luoghi oscuri”. E’ uno dei miei libri preferiti in assoluto, disperato e sincero, noir come i suoi romanzi, con tanto di indagine sull’assassinio di una seducente rossa, sua madre.

Il tuo stile ricorda William Gibson il padre del cyberpunk. Ti lusinga l’accostamento? Fa parte delle tue letture? O preferisci maestri della fantascienza come Asimov?

L’accostamento è sicuramente lusinghiero, ma credo che i miei libri si avvicinino a quelli di Gibson per atmosfere e ambientazione, più che per lo stile. Asimov è sicuramente fra i miei scrittori preferiti, e fra i suoi libri apprezzo in particolare il ciclo dei robot. Prevedibile, vista la mia passione per il noir.

Pensi di continuare la Trilogia? Hai già nuove idee?

Be’, il Sicario è sempre nel mio cuore, sicuramente il mio prediletto. Anche se da un po’ di tempo mi dedico ad altro, ho qualche idea nel cassetto, e non è detto che prima o poi non decida di svilupparle. Non si può mai sapere cosa riserva il futuro!

Hai pubblicato un saggio “Una scrittrice in ascolto: Daphne Du Maurier e la famiglia Bronte”. Vuoi parlarcene?

Mi sono laureata con una tesi sulle biografie dei Bronte, e mi è stato chiesto di trarne un saggio da pubblicare sulla rivista della facoltà. Fra le quattro romanziere-biografe di cui mi sono occupata, mi è sembrato giusto scegliere Daphne Du Maurier, un’autrice in cui mi riconosco e di cui ammiro la grande passione, l’immaginazione e il carattere volitivo e anticonformista.

Sempre per l’editore Fanucci hai pubblicato il romanzo “Il destino degli Eldowin”, primo di una trilogia fantasy. Ce ne vuoi parlare?

Non avevo mai pensato di dedicarmi a questo genere. Infatti, a differenza del Sicario, è un libro che mi è stato commissionato, e all’inizio ero quasi spaventata dalla mole di lavoro richiesta da un’opera di così ampio respiro, ma alla fine è riuscito comunque a coinvolgermi. Ancora una volta, mi sono affezionata ai miei personaggi, e spero di aver creato una storia originale, ma che possa comunque piacere agli appassionati del genere. L’intreccio si fonda su due piani temporali distinti. In uno, seguo le drammatiche vicende di una famiglia reale elfica, ispirata ai Romanov, nell’altra le avventure di un’eterogenea congrega a caccia di un misterioso tesoro. Solo alla fine, viene rivelato ciò che unisce le due linee narrative. La storia non è ancora conclusa, e il secondo libro della saga, “La leggenda degli Eldowin” è in uscita proprio il prossimo novembre.

Hai spaziato in vari generi: minimalista, fantasy, libri per ragazzi, storie d’amore, d’orrore, thriller, fan fiction quale ti diverte di più scrivere?

Be’, direi che se sono ispirata posso entusiasmarmi per qualsiasi tipo di storia. Se riesco a creare dei buoni personaggi e una trama avvincente, sono la prima a trarne divertimento, e poi è sempre bello sperimentare.

C’è qualche autore esordiente italiano o straniero che ti ha particolarmente colpito e ne consiglieresti la lettura?

Devo ammettere che al momento mi sto dedicando più che altro alla lettura dei classici, ma mi sono capitate per le mani alcune opere autoprodotte che sembrano interessanti, e forse meriterebbero attenzione da parte delle case editrici.

In un’intervista hai detto che il tuo genere preferito è il noir perché permette di indagare negli abissi dell’animo umano. Quali sono per te le caratteristiche di un buon noir? E quali autori di noir italiani ami di più?

L’ambientazione e l’atmosfera sono importanti, ma anche la personalità e il carisma del protagonista. Meglio se la trama non è del tutto scontata, anche se è facile cadere nel clichè. Se dovessi consigliare un buon noir italiano, sceglierei “La donna della domenica”, di Fruttero e Lucentini. Non so se possa essere considerato un noir classico, ma credo che gli elementi ci siano tutti: il delitto, il poliziotto filosofo, la donna enigmatica e seducente, le indagini, il colpo di scena finale…

:: Intervista a Brent Ghelfi

16 ottobre 2009 by

coverRaccontaci qualcosa di te e del tuo background.

Sono l’autore di Volk’s Game, nominato dall’International Thriller Writers (ITW) come migliore opera prima del 2007 e dalle riviste “Mystery News” e “Deadly Pleasures” per il Barry Award per il miglior thriller e dell’acclamato dalla critica Volk’s Shadow, pubblicato in America nel 2008 e di The Venosa Cable, pubblicato in America nel 2009. I miei romanzi sono stati tradotti in sette lingue e ci sono diverse opzioni per il cinema. Il quarto romanzo della serie di Volk sarà pubblicato nel 2010. Sono un avvocato ed un uomo d’affari e vivo a Phoenix e San Diego.

Raccontaci qualcosa sul tuo debutto.

Volk’s Game uscì nel 2007 e ricevette recensioni straordinarie, con mio grande sollievo. E’ scritto in prima persona, è violento e veloce e ha riscosso molta attenzione dalla critica. Lo stile del libro riflette la violenza che intossica la Russia contemporanea e il mio personaggio principale, corrotto, rovinato e appesantito dal passato, è una metafora della Russia di oggi.

Come è iniziato il tuo interesse per la scrittura?

Sono sempre stato un lettore. Pile di libri nella biblioteca, romanzi popolari, qualsiasi cosa su cui potevo mettere le mani. La lettura ha portato alla scrittura.

Scrivi a tempo pieno, adesso? Che lavori hai fatto in passato?

No, gestisco ancora diverse imprese nel settore immobiliare, per cui lavoro a tempo pieno con loro e scrivo alla mattina presto o alla sera. Sono stato avvocato per otto anni, poi ho gestito una grande azienda per sette. Quando ho venduto l’azienda, diversi anni fa, ho deciso di iniziare a scrivere, ma ho continuato a tenermi occupato con diverse opportunità di affari.

Raccontaci qualcosa del tuo paese.

Vivo nel sud ovest. Trascorro la maggior parte del tempo nel deserto dell’Arizona, le tonalità del deserto sono di un rosa tenue, arancione e rosso al tramonto, piove poco, un sacco di spazi aperti. Durante l’estate vivo a San Diego, perché fa fresco con il vento che soffia dall’oceano e riesco a rilassarmi e a scrivere di più.

Ti ispiri a fatti reali, quando crei le tue trame?

Sono drogato di notizie. Molte delle mie storie sono strappate dalle pagine del “Times” di Mosca e da altri giornali russi. Poiché i miei libri sono ambientati nel presente, cerco di scrivere trame aggiornate ai fatti più recenti. Ad esempio una delle trame per il romanzo su cui sto lavorando adesso si basa sugli omicidi della giornalista russa Anna Politkovskaya e di Natalya Estemirova che lavorava per una associazione in difesa dei diritti umani.

Quali scrittori ti hanno influenzato?

Hammett e Chandler naturalmente. Altri di quel periodo comprendono Chester Himes, David Goodes, Jim Thompson e James M. Cain. Scrittori come Ed McBain, e Alistair McClean mi hanno molto influenzato. Tra gli scrittori più moderni includo James Lee Burke, Alan Furst, Robert Wilson, James Ellroy, James Sallis, e naturalmente Martin Cruz Smith. Potrei anche continuare, amo leggere.

Cosa stai leggendo in questo momento?

Ho appena finito uno straordinario libro intitolato The Last War di Ana Menendez e Blood’s A Rover di James Ellroy. Attualmente sto leggendo di Arturo Perez Reverte The Painter of Battles.

Qualche progetto di film tratto dai tuoi libri?

C’è un opzione per un film tratto da Volk’s Game e lo Studios sta sviluppando una sceneggiatura. Tengo le dita incrociate, ma penso stiano aspettando di assumere un regista importante o una star prima di iniziare a girarlo. Se la loro opzione decade, altre compagnie di produzione hanno manifestato il loro interesse. Diverse compagnie stanno cercando di opzionare Venosa Cable, ma dovrei avere più notizie nei prossimi mesi.

Scrivi anche racconti o solo romanzi?

Ho scritto diversi racconti brevi, ma non sono soddisfatto di nessuno di essi. Mi piace la forma perché uno scritto ha bisogno di essere quasi perfetto perché la storia funzioni.

Scrivi della non fiction?

Bloggo sul mio sito web www.brentghelfi.com articoli sulla scrittura e gli affari in Russia. Ma non prevedo di scrivere libri. Amo troppo il romanzo.

Cosa pensi della letteratura crime contemporanea?

Sono fermamente convinto che alcuni dei migliori scritti nel mondo siano stati fatti nel genere crime. E’ un modo sicuro per osservare la vita e la società ai margini, per educare, illuminare e portare nuovi mondi ai lettori.

Ti piace James Lee Burke?

E’ uno dei miei scrittori preferiti. Ogni volta che esce un suo nuovo libro interrompo qualsiasi cosa stia facendo per leggerlo immediatamente. Dave Robicheaux è uno dei più dinamici e complessi personaggi della letteratura poliziesca.

Nei tuoi romanzi preferisci usare la prima o la terza persona?

La maggior parte sono scritti in prima perchè mi piace l’intensità che genera. Quando scrivo da un punto di vista diverso da Volk uso la terza persona.

Che tipo di ricerche hai fatto per i tuoi libri?

Leggo, leggo, leggo. Ho sempre una pila di libri non fiction da leggere per i progetti in corso. Faccio ricerche su riviste e quotidiani per scavare in quello che sta succedendo. Ho anche viaggiato in quasi ogni località descritta nei mie libri. Ho amici e confidenti sparsi in tutta la Russia con i quali corrispondo regolarmente. Altri amici e familiari mi aiutano con le questioni mediche o altre cose specifiche e tecniche.

A quale progetto stai lavorando adesso?

Sto lavorando al mio prossimo romanzo, The Burning Lake. Ho completato la prima stesura del manoscritto alcuni giorni fa e sono molto entusiasta. In questo libro Volk indaga sull’omicidio di una importante giornalista russa, una donna che era stata la sua amante.