:: Intervista a Marco Buticchi

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Respiro_del_deserto_grande2745_imgGrazie Marco di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Iniziamo con le presentazioni parlaci un po’ di te, i tuoi studi, il tuo ambiente, cosa facevi prima di dedicarti alla scrittura? 

Mi sono laureato in economia e commercio presso la facoltà di Bologna, ma non ho mai “esercitato” la professione di commercialista. Ho infatti incominciato, subito dopo la laurea, a girare il mondo vendendo petrolio, sino a  che non ho dato retta alla voglia di Puerto Escondido che alloggia in ciascuno di noi: chi non ha mai sognato di mandare al diavolo il traffico delle città e i capufficio noiosi e ritirarsi su un’isola deserta? Ecco, io in parte l’ho fatto: più pavidamente, invece di scegliere paradisi caraibici, me ne sono tornato al paese natio, dove ho rilevato uno stabilimento balneare che ancor oggi gestisco.  

Una curiosità  è vero che fai il bagnino in una spiaggia ligure? Ti è mai capitato di salvare qualche bagnante? 

Faccio tutto quello che fa ogni altro imprenditore: dirigo la mia azienda, essendo convinto che, se non la si vive quotidianamente, la stessa azienda può portare solo grattacapi. E siccome vendo vacanze, sole e mare, ogni mattina mi infilo la maglietta rossa con la scritta salvataggio e mi prendo cura che la mia azienda, che conta una trentina di addetti, proceda in maniera soddisfacente. Sì, sebbene la nostra zona non sia eccessivamente pericolosa, mi è capitato, assieme ai miei collaboratori, di effettuare salvataggi: prevalentemente si trattava di persone colte da malore. Ma in mare, anche un banale giramento di testa può risultare estremamente pericoloso.  

la%20nave%20doro%20copertinaSei nato a La Spezia e ora vivi a Lerici una delle perle della liguria. Parlaci della tua città. E’ ancora a misura d’uomo, la preferisci d’inverno o d’estate, cosa pensano del tuo grande successo i tuoi concittadini? 

Lerici è davvero una perla unica e rara e come tale bisogna cercare di trattarla e preservarla. Sebbene l’estate sia per noi un bagno di superlavoro, il Golfo dei Poeti regala acque pulite, spiagge incontaminate, servizi d’eccellenza e musei ricchi di storia e di cultura. Naturalmente io la preferisco d’inverno, quando, mentre scrivo, ogni tanto guardo lontano verso un orizzonte infuocato da tramonti difficilmente immaginabili. Spesso, alle presentazioni, sono costretto a tenere gli occhi bassi: incrociare lo sguardo sincero e commosso degli amici di sempre farebbe commuovere anche me mentre sto raccontando avventure mozzafiato. Ecco che cosa pensa la gente che mi conosce da sempre di Marco che “scrive best seller”…

Hai viaggiato molto Africa, Europa, Stati Uniti, Medio Oriente, raccontaci un episodio insolito che ti è successo, il più  avventuroso. 

Ho vissuto brandelli dell’Africa vera: siamo atterrati in emergenza con un piccolo monomotore a corto di carburante nelle radure dello N’goro N’goro. Siamo stati rincorsi da elefanti infuriati, mentre la nostra Land Rover stava per impantanarsi nelle sabbie del Masai Mara. Ho dovuto dire a imprenditori turchi di pochi scrupoli che il contratto petrolifero che avremmo dovuto siglare era saltato e loro, gentilmente, mi hanno detto che avrebbero provveduto a farmi stampigliare il visto sul passaporto per tornare a casa. Ho rivisto il documento venti giorni più tardi: venti giorni di prigionia “dorata” in uno degli alberghi più belli di Ankara, mentre, sempre con gentilezza, i turchi trattavano con l’azienda per la quale lavoravo, le modalità di annullamento degli accordi. Insomma, per raccontare tutte le piccole avventure di questi anni di vita non so se basterebbero le pagine di un mio romanzo… 

Quando la scrittura è entrata nella tua vita? Avresti mai pensato di farne un mestiere? 

Ho sempre scritto, sin da bambino. Non so se avrei mai pensato di renderlo un’occupazione. Per certo non mi sarei mai immaginato tutto il successo che, da una dozzina d’anni, riscuoto in mezza Europa. 

PietrelunarelaxgHai iniziato autoproducendo i tuoi libri, è  un percorso che consiglieresti ai giovani scrittori? Quale è il consiglio migliore che hai ricevuto all’inizio della tua carriera? 

Autopubblicarsi è quello che consiglio sempre a chi si vuole cimentare con la divulgazione dei propri scritti. Ci sono alcune case editrici che, facendo leva sulla passione di chi scrive, propongono contratti per pubblicare il frutto di anni di lavoro e di fatiche, non garantendo neppure la presenza dello scritto in libreria. Mario Spagnol, editore della Longanesi scomparso nel 1999, mi ripeteva spesso che: «Un autore va pagato. Poco, ma va pagato. Il contrario sarebbe un rapporto contro natura.» Quindi – e mi rivolgo a chiunque abbia voglia di misurarsi col pubblico e non riesca a entrare nella rosa di scrittori di una vera casa editrice – non lasciatevi tentare da sterili promesse: se siete convinti di valere fate un conto attendibile di quanti potrebbero, in prima battuta, leggervi. Subito dopo dirigete verso una stamperia più vicina e pubblicatevi, distribuitevi e vendetevi da soli! Se i vostri scritti sono validi, probabilmente emergerete. In ogni caso i vostri nipoti avranno di che leggere in futuro, garantendovi quella sorta di immortalità a cui ogni “scrittore romantico” anela.

Come ti documenti per i tuoi libri, frequenti spesso biblioteche, centri culturali, archivi storici o usi molto internet? 

Le fonti sono le più disparate. Comunque quelle “ortodosse” sono le migliori: libri, documenti d’archivio polverosi e tanto Internet: il sapere universale a portata di mano. 

Raccontaci una tua giornata tipo dedicata a scrivere, hai assistenti, preferisci la solitudine e il silenzio quando crei? 

Un giorno mia moglie mi chiese se avessi preferito, invece di stare in mezzo al salone con il fracasso delle nostre due bambine, avere uno studio vero e proprio: una stanza lontano da tutte le faccende di casa. Durai 2 giorni, poi tornai in mezzo alla quotidianità del nostro salone. E, nel ringraziare nel primo romanzo edito i miei familiari scrissi: “se attorno a me ci fosse quel magico silenzio ovattato che si pensa circondi chi scrive, non riuscirei a buttare giù nemmeno una lettera d’auguri.”

Quali sono gli scrittori che hai più amato nella tua giovinezza, negli anni di formazione? Posso immaginarti leggere i libri di Emilio Salgari, Giulio Verne, Bruno Tacconi? 

Certo, quelli erano i miei beniamini, ma anche Stevenson, Melville e altri. Ma non so mai quando finisca la “formazione”, tanto che in seguito passai agli Harold Robbins, ai Wilbur Smith, Ken Follet, Clive Cussler e molti altri. Un segreto? Ancora oggi mi pare un sogno che alcuni di questi miei idoli sia “compagno di collana editoriale”. 

Tra i tuoi tanti libri che hai scritto quale è  il tuo preferito e perché? 

Sono tutti figli miei e tutti mi assomigliano: in ciascuno dei personaggi che descrivo c’è un po’ del mio codice genetico. Non ho preferenze per nessuno dei miei romanzi. Ognuno ha la sua storia, il suo palmares di successi, di ricordi e di soddisfazioni. E, per parlare di soddisfazioni, una delle più grandi mi è piovuta addosso recentemente, quando il presidente della Repubblica mi ha nominato Commendatore al merito per aver contribuito alla diffusione della lingua italiana nel mondo.

Sei stato accostato allo scrittore sudafricano Wilbur Smith è un paragone che ti diverte? 

Non prendete questa frase come vanagloriosa: ho già  detto che ancora oggi vivo un sogno. Ma mi farebbe piacere se, prima o poi qualcuno si accorgesse che l’italiano Marco Buticchi, scrive come… Marco Buticchi. 

Ed ora parlaci del tuo ultimo libro “Il respiro del deserto”. 

Nasce da una folgorazione, come ogni mio romanzo. Navigando nel golfo della Spezia, mi sono imbattuto in una vecchia nave quasi in disarmo, ma elegante e fiera come un cigno addormentato. La nave si chiama Williamsburg ed è appartenuta al trentatreesimo presidente statunitense, Harry S Truman. E Truman è stato colui il quale ha posto fine alla seconda guerra mondiale ordinando la distruzione di Hiroshima e Nagasaki, è quello che ha voluto strenuamente il processo di Norimberga con il suo carico mediatico. E’ il presidente che ha inventato la guerra fredda per arginare l’avanzata del blocco sovietico. Insomma è uno tra i presidente statunitensi che più  hanno condizionato il nostro vivere moderno. E, studiandone la vita, mi sono imbattuto in una serie di singolari eventi nell’esistenza di Truman. A quel punto la mia fantasia ha spiccato il volo, sorvolando l’impero più grande di ogni tempo e il tesoro dell’imperatore che aveva conquistato più terra di ogni altro. Sono quindi approdato sul ponte delle navi a vela più veloci nella storia della navigazione dei secoli che furono: i Clipper. E sul ponte di quelle navi la mia immaginazione si è imbattuta in un lupo di mare, inseguito da demoni che volevano divorargli l’esistenza…Insomma, non è facile parlare di oltre seicento pagine di romanzo in poche righe… vi consiglio comunque di leggerlo: mi auguro che proviate le stesse folgoranti emozioni che ho provato io nello scriverlo. 

Senza esagerare sei l’unico italiano tra i grandi della letteratura d’avventura della Longanesi con Clive Cussler, Wilbur Smith, Bernard Corrnwell, quale pensi sia il segreto del tuo successo? Hai un taglio di scrittura internazionale? 

Come ho detto prima, penso di avere un mio stile, fatto di salti nel tempo e nello spazio apparentemente incolmabili, ma che poi vengono riavvicinati dalle gesta di condottieri antichi o moderni salvatori del Pianeta. Una cosa è per me importante: divertirmi mentre scrivo e, alla luce del numero di lettori in costante aumento, mi sembra che riesca a divertirsi anche chi mi legge. 

Stai lavorando ad un nuovo libro? Puoi anticiparci qualcosa? 

Per antica usanza, prima di finire un romanzo, ne inizio un altro. Siamo nelle vie di una metropoli europea, un’anziana clochard avanza a passo lento. Pare quasi che il carrello, carico della sua vita, che la precede la trascini. Quella donna ha un passato singolare, dal quale sta fuggendo… e per meglio fuggire a chi la sta inseguendo ha deciso di vagare senza dimora… ma i suoi nemici ormai sono sulle sue tracce.

Recensione su Corpi Freddi qui

Una Risposta to “:: Intervista a Marco Buticchi”

  1. utente anonimo Says:

    Brava Giulia.
    Mi ripeto: adoro i romanzi di Buticchi.
    E’ uno dei pochi scrittori che ogni tanto riesce a sviarmi dal mio genere preferito.
    E comunque ritengo che non abbia nulla da invidiare ai mostri sacri internazionali (Smith, Cornwell, ecc.); Cussler non lo nomino neppure perchè mi sta indigesto.
    Nei libri di Marco trovo cuore, ricerca e tanta passione per la storia.
    Merita tutto il successo che sta riscuotendo.
    Il killer Mantovano

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