Esce in Italia il 14 novembre, sempre per Garzanti, il nuovo fantasy della britannica Joanne Harris, Le parole di luce (Runelight, 2011), seguito di Le parole segrete (Runemarks, 2007), e ve ne parlo essenzialmente perché la Harris è un’ autrice che ho molto amato, soprattutto per Chocolat, forse il suo romanzo più famoso, grazie anche all’eco del film diretto da Lasse Hallström con Juliette Binoche e Johnny Depp. Come sapete leggendo il mio blog non leggo di norma fantasy, non perché la consideri unicamente letteratura per ragazzi, come fanno alcuni, ma perché mi è capitato di accostami al genere e perdere diciamo slancio a causa di ridde di personaggi eccentrici (streghe, stregoni, fate, gnomi, giganti) e trame complicate e appunto fantasiose, o troppo fantasiose, di cui per pigrizia, forse, perdevo molto spesso il filo. Ho provato, lo giuro, in gioventù a leggere Lo Hobbit o Il Signore degli anelli, ma non ce l’ho proprio fatta. Forse mi difetta la fantasia, chissà. Strano però, che con la fantascienza non mi succeda. Tornando a noi, amo la Harris per cui se avrò modo tenterò di avvicinarmi di nuovo al fantasy grazie ai suoi libri. La serie delle Rune comunque andrebbe letta con ordine, quindi se potete procuratevi anche il libro precedente Le parole segrete. Per chi invece attendeva questa uscita segnalo la trama. Buona lettura.
Maddy e Maggie hanno la stessa età, ma non potrebbero essere più diverse. Maddy è coraggiosa e ribelle; Maggie, invece, ama le regole e la disciplina. La sua passione sono i libri antichi. E solo immersa tra quelle pagine che riesce a non sentirsi sola. Eppure c’è qualcosa di misterioso che unisce le due ragazze nel profondo. Un marchio sulla loro pelle: una runa. Un simbolo considerato da tutti una maledizione, un flagello. Perché nel mondo dove vivono Maddy e Maggie la magia è proibita. Giocare è vietato. E sognare è considerato il più terribile dei peccati. Ma c’è qualcuno che non ha paura di quel segno antico. Adam, un sorriso che toglie il fiato e due occhi azzurri impenetrabili dietro cui si nasconde un oscuro passato. All’inizio Maggie cerca di allontanarlo, ma poi non riesce a resistere alla forza sconosciuta che la attira verso di lui: il ragazzo è l’unico a conoscere il segreto scritto nella runa. Un segreto che parla di lei, delle sue origini e della scomparsa della sua famiglia. Un segreto che custodisce una minacciosa profezia che sta per compiersi: il loro mondo e il loro amore sono in pericolo. Maggie è la sola in grado di difenderli. Ma per farlo deve essere pronta ad accettare il suo destino. Un destino che la lega in modo indissolubile a Maddy. Le due ragazze hanno bisogno luna dell’altra. Finalmente sono vicine come non mai, ma allo stesso tempo inesorabilmente lontane.
Joanne Harris è nata, da padre inglese e madre francese, nello Yorkshire, dove attualmente vive. Si è laureata al St Catharine’s College di Cambridge, dove ha studiato francese e tedesco medievale e moderno. Fino al 1999 ha insegnato francese nelle scuole secondarie di Leeds.
I suoi libri sono tutti editi in Italia da Garzanti. Oltre a Chocolat, il suo romanzo d’esordio apparso nel 1998, tradotto in tutto il mondo e da cui nel 2001 è stato tratto l’omonimo film, ha pubblicato Vino, patate e mele rosse (1999), Cinque quarti d’arancia (2000), La spiaggia rubata (2002), La donna alata (2003), Profumi, giochi e cuori infranti (2004), Il fante di cuori e la dama di picche (2005), La scuola dei desideri (2006), Le scarpe rosse (2007), Le parole segrete (2008), Il seme del male (2009), Il ragazzo con gli occhi blu (2010). È anche autrice, con Fran Warde, di Il libro di cucina di Joanne Harris (2003) e di Al mercato con Joanne Harris. Nuove ricette dalla cucina di «Chocolat» (2007).
Dopo il successo di Niente lacrime per la signorina Olga
L’idea è interessante: improvvisamente un giorno “sparisce” dal calendario. Esatto, sparisce. Il 13 marzo 2007 viene cancellato dalla memoria del mondo: in quel giorno nessuno è nato, morto, si è sposato o ferito. Nessuno ricorda quel giorno, nessun giornale è uscito, nessuno ha scritto qualche pagina del suo blog. C’è da uscire pazzi, pensa Valerio Malerba, scrittore e studioso di storie sovrannaturali, che si è reso conto di questa anomalia. L’unico indizio che può aiutarlo a risolvere questo enigma è una videocassetta (indizio vintage, ci verrebbe da dire) che sembrerebbe girata proprio in quella data. Siamo a Roma, ma tutto è molto confuso, sfumato, finché l’immagine si sofferma su una creatura, un uomo che però ha gli occhi quasi bianchi. Poi l’immagine torna sullo sfondo finché appaiono loro. Malerba — che potrebbe benissimo essere uscito da una delle tante trasmissioni sul mistero che si vedono in televisione — si immerge così in un incubo dai contorni sfocati, in un mondo oscuro e misterioso ed arriverà a scoprire una città sotterranea dove gli adepti hanno riportato in vita dei culti antichi, quello di Mitra e soprattutto di Mater Matuta, entità terribile e crudele.
Vi annuncio l’uscita – dal prossimo 7 ottobre – della nuova edizione selleriana di “Luna bugiarda” di Ben Pastor, la prima inchiesta sul fronte italiano di Martin Bora (Veneto, inverno 1943). Si tratta di un romanzo uscito per la prima volta in Italia ormai una decina di anni fa (ma nella cronologia finzionale del ciclo si colloca 3 anni dopo “Lumen” e pochi mesi dopo la fine de “Il cielo di stagno”, quando Martin viene trasferito dal fronte russo a quello italiano); per l’occasione l’autrice ha rivisto il testo, ampliandolo e integrandolo con qualche nuovo passaggio, osservazione e digressione, e con una serie di personaggi che poi ritorneranno ne “La Venere di Salò” (di prossima ri-pubblicazione da Sellerio).
Quando nella nostra routine quotidiana irrompe il “diverso” tutto si scompiglia, ci sentiamo impacciati e non sempre riusciamo a comprendere chi viene da un cultura differente da quella nella quale siamo nati e cresciuti. Lo stesso stato di disagio e anche di paura atavica si sviluppa tra la gente di Bellinacroagh, un piccolo villaggio irlandese, quando nei primi anni ’80 del Novecento arrivano tre ragazze persiane. Marjan, Bahar e Layla sono tre sorelle scappate dall’Iran khomeinista per salvarsi da una vita di soprusi e oppressione. In Irlanda sperano di potersi ricostruire un vissuto nuovo aprendo nell’ex panetteria di Delmonico un ristorantino di cucina persiana: il Caffè Babilonia. Fatica, difficoltà e ostacoli si mettono sul cammino delle tre sorelle che sforneranno –assieme a squisite prelibatezze – tutto il loro coraggio e tenace attaccamento alla vita per sconfiggere i demoni del passato e i tanti preconcetti della gente nel presente. Caffè Babilonia della Mehran è una storia di donne unite da un profondo legame di sangue e da un vincolo di complicità che le rende i tre ingredienti fondamentali di un solo piatto rappresentato dalla voglia di vivere in serenità e riscattarsi. Il romanzo mi ha incuriosito e conquistato fin dalla prima pagina, in quanto non si limita a raccontare i sentimenti delle persone. L’autrice va oltre la superficie e scava dentro alle psicologie delle tre protagoniste e dei loro comprimari dandoci uno sguardo a 360° sui diversi tipi umani che potremmo incontrare sul nostro cammino. Ad esempio c’è Estelle Delmonico, la vedova che vende la ex panetteria alla tre giovani Aminpuor. La donna è l’incarnazione della vedova che vede nelle tre sorelle iraniane le figlie che non ha mai avuto e che ora può aiutare e amare. Significativa è la presenza di Malachy McGuire, figlio del burbero Thomas. Lui è un ragazzo gentile, innamorato di Layla, rispettoso, educato ed è così diverso dal padre che ci si domanda come sia possibile il legame tra loro. Caffè Babilonia è uno sguardo lucido sul piccolo mondo di provincia nel quale le sorelle si sono stabilite per trovare il loro nuovo “paradiso”, solo che il pregiudizio e gli inutili pettegolezzi renderanno l’accesso alla meta un vero e proprio cammino pieno di ostacoli e pericoli. Allo stesso tempo la Mehran scrive una vicenda umana nella quale le tre Aminpuor con la loro onesta semplicità di comportamento provocheranno vere e proprie epifanie in alcuni dei protagonisti che compaiono durante la narrazione. Tra di loro c’è lo scontroso Thomas McGuire Senior, pronto a tutto pur di impedire alle tre ragazze di lavorare nel piccolo paesino della irlandese, dove lui vuole continuare mantenere l’assoluto monopolio sulle attività commerciali. Poi, un imprevisto evento lo porterà a cambiare in modo radicale il suo atteggiamento verso la vita. Il destino riserverà la stessa sorte a suo figlio Tom McGuire Junior. A conseguenza di un‘impulsiva azione e dell’incontro ravvicinato con il poveraccio del paese, il filosofo arrivato dall’Est Europa soprannominato Gatto, lo sbruffone ed irruenta la testa calda cambierà per sempre, comprendendo che la sua vita fatta di eccessi non è la migliore via per relazionarsi agli altri. Poi, nel vorticoso turbine di eventi c’è l’interessante apertura di ogni capitolo costituita da ricette persiane che non sono messe lì a caso, solo per farci conoscere la cucina dell’Iran. Ogni piatto citato entra nella storia e nelle vite di Marjan, Bahar, di Layla e della gente di Bellinacroagh e nella esistenza dei lettori, con l’intento di raccontarci un pezzo di vita altrui e aiutarci ad avere meno paure verso tutto ciò – persone e cose – diverso da noi.
Non si può dire che il buon vecchio Stephen King se ne stia con le mani in mano a vedere moltiplicarsi le percentuali delle royalty al sicuro del suo mito. No signore, il vecchio sovrano (ha più l’aria di un pirata, ma non importa), nato a Portland ormai nel lontano 1947, dopo averci intrattenuto quest’estate con Joyland (Sperling e Kupfer, 2013), storia di fantasmi e luna park, si è messo in testa di pubblicare il seguito di Shining.
Claudio Santamaria legge Georges Simenon
Dal 2 al 6 ottobre Padova apre le porte al Sugarpulp Festival 2013 al Centro Culturale San Gaetano in una tre giorni di incontri, tavole rotonde, feste, proiezioni, presentazioni, mostre, eventi, premi letterari e contest videoludici. Per il terzo anno consecutivo grazie all’Associazione Culturale Sugarpulp (
Visitai Roma un secolo fa, nei tardi anni Ottanta: enorme periferia grigia e desolata, strade congestionate dal traffico, resti di vestigia romane abbandonate all’incuria con scritte spruzzate dalle bombolette, venditori abusivi in unte roulotte senza targa, gente ferita e sanguinante che aspettava alle fermate dell’autobus nell’indifferenza generale. Le cose sono cambiate oggi, migliorate oserei dire, perdonatemi quest’ottimismo, più attenzione ai parchi e al verde, ai monumenti, si potrebbe fare di più, ma è già qualcosa.
Ciao Håkan. Grazie di aver accettato la mia intervista e benvenuto su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Romanziere, giornalista, sceneggiatore. Chi è Håkan Östlundh? Punti di forza e di debolezza.
Ciao Louise. Grazie per aver accettato la mia intervista e benvenuta su Liberidiscrivere. Raccontaci qualcosa di te. Chi è Louise Penny? Punti di forza e di debolezza.
























